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Italia: vizi e virtù. Alla vigilia dell'autunno caldo



In copertina: Annibale Carracci "il vizio e la virtù"

Italia: vizi e virtù
Eugenio Caruso
Impresa Oggi Ed.

copertina 3

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8. Alla vigilia dell'autunno caldo
I risultati del 19 maggio 1968 dànno ragione alla Dc che vede ridimensionati i partiti di destra (Pli 5,8%, monarchici 1,4%, Msi 4,8%), accresciuti i propri voti (39,1%) e sconfitti i socialisti unificati (14,5% rispetto a un ipotetico 16,5%, somma delle percentuali prima della riunificazione); Pci e Psiup raggiungono un buon 31,4%. Ora la Dc ha un Pli indebolito, alla sua destra, e non deve temere un forte partito socialista, alla sua sinistra, e, pertanto, può trattare da una posizione di forza. Dopo le elezioni, il partito socialista unificato non ritiene opportuna la ricostituzione immediata del centro-sinistra, cosicché, nella Dc tranquillizzata dai risultati elettorali si aprono le ostilità per la sostituzione di Moro alla presidenza del consiglio. Nel crogiolo delle trattative, degli accordi e delle lotte più o meno palesi, nascono l'intesa De Martino-Rumor, con l'obiettivo di aprire al primo la leadership nel Psu e al secondo la presidenza del consiglio e un accordo tra dorotei e fanfaniani, che dovrebbe portare Fanfani alla presidenza della repubblica.
Si approssima, intanto, una fase politica convulsa e violenta, innescata dal maggio francese: l’esplosione della furia studentesca a Parigi. In Italia non ci fu una fiammata violenta come quella francese «ma ci fu una lenta combustione. I ”rivoluzionari” del Movimento studentesco, che a Milano avevano trovato un leader in Mario Capanna, si esercitarono per anni nel punzecchiare un potere debole e sfuggente come gelatina» (Montanelli, 2000). Nell’autunno 1969 la protesta studentesca si salda con le rivendicazioni dei lavoratori per rinnovi contrattuali che riguardano 5 milioni di dipendenti. Nelle Università regna l’anarchia e l’indisciplina, nelle fabbriche si nobilita il sabotaggio. I Comitati unitari di base (Cub) scavalcano i sindacati e diffondono il verbo pseudo-maoista «… i salari devono essere uguali, perché gli stomaci sono uguali»; peccato che i maestri di quella folle teoria non abbiano visto che cosa è la Cina. Queste spinte estremistiche intossicheranno la vita politica italiana per anni, finchè, nel 1980, la marcia dei quarantamila quadri della Fiat non porrà uno stop alle intimidazioni nelle fabbrice e all’arroganza dei sindacati.
Il monocolore "balneare" del secondo Leone (24/6/68-12/12/68), nasce con il compito di estromettere Moro. Le trattative tra Dc e Psu portano al primo ministero Rumor (Dc, Psu, Pri; 12/12/68-10/8/69). De Martino è vice-presidente, Nenni ottiene il ministero degli esteri, Mancini i lavori pubblici, Tanassi l'industria, cosicché tutti i più importanti capicorrente socialisti sono nel governo. Fanfani è presidente del Senato. Rumor ritiene di aver costituito una coalizione a prova di correnti. Ha sottostimato però la possibilità di collegamento tra Moro, in cerca di rivincite e la sinistra, ostile al patto tra dorotei e fanfaniani. Al consiglio nazionale della Dc, del gennaio 1969, il comportamento critico di Moro indebolisce i dorotei, che riescono, in ogni modo, a far eleggere segretario, Flaminio Piccoli; ne esce l'immagine di una Dc debole e divisa, proprio mentre sta avviandosi la stagione cosiddetta dell’autunno caldo.
A Roma, nel giugno '69, al Congresso della Dc, come ricorda Giorgio Galli, Moro «Parte all'attacco con una decisione che dimostra soltanto quando non si tratta di governare», accusa i dorotei di utilizzare il partito e lo stato solo per tenere in piedi gli equilibri di potere. Tra i due schieramenti, quello di sinistra, guidato da Moro e la maggioranza di Rumor, Piccoli, Colombo e Andreotti, i fanfaniani diventano l'ago della bilancia e consentono la rielezione di Piccoli, con l'intesa che il prossimo segretario possa essere il fanfaniano Arnaldo Forlani e Fanfani presidente della repubblica (Galli, 1993).
Nel maggio del '69 nel partito socialista unificato si forma una maggioranza attorno alla linea Mancini-De Martino, critica nei confronti del centro sinistra e Ferri si dimette da segretario. Nel luglio, si assiste all'ennesima scissione dei socialisti; i socialdemocratici e alcuni dirigenti del vecchio Psi, escono dal partito per dissensi contro la nuova leadership e fondano il partito socialista unitario (Psu), che, il 6 febbraio 1971, prende il vecchio nome di Psdi con Ferri segretario, mentre il partito di Mancini-De Martino riprende il nome di Psi, richiudendosi il circolo perverso delle unificazioni e delle scissioni. I socialisti escono dal governo e viene costituito il secondo gabinetto Rumor (10/8/69-27/3/70), un ministero "di transizione" (monocolore Dc e voti esterni di Psi e Psu). Siamo alla vigilia dell'autunno caldo, stagione che sarà molto calda anche nella Dc, ove si assisterà per mesi a scontri di bande, accordi e imboscate, che condurranno all'estinzione del correntone doroteo. L'oggetto politico degli scontri nella Dc sono relativi a possibili aperture al Pci: i dorotei sono contrari, Moro è favorevole, Fanfani possibilista, Andreotti è pronto a cogliere ogni occasione.
Nel settembre '69, De Mita e Forlani, che rappresentano la generazione nuova della Dc, stringono il patto di San Ginesio, allo scopo di insediare un gruppo dirigente nuovo, di limitare il potere dei cosiddetti cavalli di razza della Dc (in particolare Moro e Fanfani) e di ostacolare i tentativi di alleanze politiche con il Pci. I dorotei, Bisaglia, Rumor, lo stesso segretario Piccoli, aderiscono all'iniziativa, sciolgono la storica corrente Iniziativa democratica e portano, il 6 novembre 1969, Forlani alla segreteria, allo scopo di rassicurare l'elettorato moderato. Vicesegretario è nominato De Mita, al quale viene affidato il ruolo di avviare un nuovo "patto costituzionale" tra Pci e Dc, al fine, sia di non esasperare i contrasti con Moro e Fanfani, sia di ammorbidire l'opposizione e consentire alla Dc di governare con maggiori spazi di manovra. Si tenta un “virtuale” spostamento a sinistra del partito attraverso un passaggio di potere di tipo generazionale sommato a un attivismo di stampo fanfaniano, mirato a una stabilizzazione del sistema politico.
8.1 Si apre la stagione dello stragismo
Il 12 dicembre 1969, una bomba uccide sedici persone e ne ferisce cento nella Banca dell'agricoltura a Milano: inizia la stagione delle stragi, che alcuni chiameranno stragi di stato, perché esse si rivelano utili per tenere viva la strategia della tensione (impiegata con successo dai colonnelli in Grecia) e mostrare la necessità del principio di contrapposizione tra sinistra e governo. La polizia e il ministro degli interni annunciano che i responsabili della strage sono da ricercare tra gli anarchici: il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli muore, precipitando, dal quarto piano della questura di Milano, il ballerino romano Pietro Valpreda trascorre tre anni in carcere, in attesa di giudizio, per essere prosciolto da ogni accusa solo nel 1985 . Ci vorranno anni perché la rete di menzogne intessuta dai servizi si sfaldi ed emergano le responsabilità di un gruppo neo-fascista del Veneto, che fa capo a Franco Freda e Giovanni Ventura, che ha un rapporto stretto con Guido Giannettini, colonnello del Sid (servizio informazioni della difesa) e sostenitore del Msi. Il processo si trascinerà interminabilmente - le istituzioni cercheranno di insabbiare le indagini, ai magistrati verrà impedito l'accesso agli schedari del Sid, sulle attività di Giannettini - fino alla condanna all'ergastolo di Freda, Ventura, Giannettini e Pozzan, a due e quattro anni, rispettivamente del generale Maletti e del capitano La Bruna, nel 1981 a Catanzaro, e alla loro successiva assoluzione presso la corte d’assise di Bari. Successivamente il magistrato Guido Salvini ha indicato in Delfo Zorzi (già membro di spicco di Ordine Nuovo in Veneto, ora ricco imprenditore che opera in Giappone con cittadinanza giapponese), in Carlo Maria Maggi, all'epoca capo di Ordine Nuovo nel Triveneto (in carcere) e in Giancarlo Rognoni, leader dell'organizzazione di estrema destra La Fenice, i maggiori responsabili.
Nel giugno 2005, al termine dell'ultimo processo su piazza Fontana, riaperto negli anni '90 a Milano per trovare i complici di Franco Freda e Giovanni Ventura, la Corte di Cassazione conferma la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage . Secondo la Cassazione, così come per le corti d'appello, anche "la cellula veneziana di Maggi e Zorzi" nel 1969 organizzava attentati, ma "non è dimostrata la loro partecipazione alla strage del 12 dicembre". Anche se successiva in ordine di tempo, giova parlare anche della strage di Brescia e di quella dell’Italicus che vede indagati esponenti degli stessi ambienti dell’estrema destra e dei servizi.
Il 28 maggio 1974 nella centrale piazza Della Loggia di Brescia, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti viene fatta esplodere mentre è in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista. L'attentato provoca la morte di otto persone e il ferimento di altre novantaquattro. La prima istruttoria della magistratura porta alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Uno di essi, Ermanno Buzzi, in carcere in attesa d'appello, viene strangolato da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, le condanne del giudizio di primo grado sono commutate in assoluzioni, le quali vengono confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione. Un’altra istruttoria viene avviata presso la Procura di Brescia. Il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione conferma la richiesta di arresto per Delfo Zorzi per il coinvolgimento nella strage di Piazza della Loggia. Il 15 maggio 2008 sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. I rinviati a giudizio Zorzi, Maggi e Tramonte erano all'epoca militanti di spicco di Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1956 da Pino Rauti e più volte oggetto di indagini, pur senza successive risultanze processuali, in merito all'organizzazione ed al compimento di attentati e stragi.
Ordine Nuovo fu sciolto nel 1973 per disposizione del ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani con l'accusa di ricostituzione del Partito Fascista. Gli altri rinviati a giudizio sono l'ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca responsabile - con il grado di capitano - del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia, e Giovanni Maifredi, ai tempi collaboratore del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani. Gli oscuri intralci di provenienza istituzionale manifestatisi durante le indagini verranno definiti dal giudice istruttore ulteriore "riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell'esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo".
Il 4 agosto 1974 una bomba ad alto potenziale esplode nella vettura 5 dell'espresso “Italicus” Roma-Monaco di Baviera via Brennero. Nell'attentato muoiono 12 persone e altre 48 restano ferite. La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi se l'ordigno fosse esploso all'interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro, come avverrà dieci anni dopo nella Strage del Rapido 904. Aldo Moro si sarebbe dovuto trovare a bordo del treno, quella sera ma lo perse poiché venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero e fatto scendere all'ultimo momento per firmare documenti importanti. L'attentato venne rivendicato dall'organizzazione “Ordine Nero” attraverso un volantino che dichiarava.
«Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.». I colpevoli della strage non sono mai stati individuati, ma la Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 ha dichiarato in merito: « Tanto doverosamente premesso ed anticipando le conclusioni dell'analisi che ci si appresta a svolgere, si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell'Italicus è ascrivibile a una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale.»

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Eugenio Caruso 12 agosto-2018


Tratto da

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www.impresaoggi.com