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Il governo Dini (1995)


In copertina: Annibale Carracci "il vizio e la virtù"

Italia: vizi e virtù
Eugenio Caruso
Impresa Oggi Ed.

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39. L'assetto politico dal 1994 al 1998

39.4 Il governo Dini nel 1995
All'inizio del 1995, l'affermazione che il cardinale Angelo Sodano, ha rilasciato in un'intervista «...il mondo ci guarda sbalordito per le divisioni, gli odi e i desideri di vendetta» fotografa molto bene la situazione politica italiana che ha le caratteristiche di resa dei conti tra gruppi di potere, più che di una rigorosa azione volta al bene del Paese.
Per il secondo anno consecutivo, il rapporto sui "Diritti umani" del dipartimento di stato degli Usa, è fortemente critico nei riguardi dell'Italia: razzismo, antisemitismo, violenza e discriminazione contro gli immigrati, maltrattamento dei bambini e delle donne, abusi del sistema carcerario e giudiziario sono i peccati che ci vengono ancora attribuiti.
L'analisi complessiva della situazione politica mette in evidenza, inoltre, una pietrificazione, che ostacola ogni sforzo nella direzione del cambiamento; i nuovi amministratori non riescono a rompere i lacci della burocrazia e del continuismo, che imprigionano in una gabbia di inefficienza e di scontento tutta l'amministrazione pubblica, dal centro alla periferia. Il collasso della partitocrazia ha incancrenito la situazione perché i poteri centrali e periferici sono rimasti orfani dei referenti politici, che con l'approvazione di leggi ad-hoc o con l'intervento diretto nei ministeri, insufflavano ossigeno in un corpo malato, creando una parvenza di salute. Si dimostra vera l'affermazione di Douglass North, che quando la funzione pubblica genera inefficienza è la corruzione che, surrogando la legge, genera efficienza. La debolezza dell'esecutivo ha rafforzato la politicizzazione dei poteri neutrali, in particolare magistratura e presidenza della repubblica, che tengono sotto tutela l'operato del governo. Oramai dal 1992, con tangentopoli e con i governi del presidente (Amato e Ciampi), i poteri neutrali sono entrati nel vivo dell'agòne politico, prima, a causa della delegittimazione del Parlamento, successivamente, a causa della delegittimazione dell'esecutivo e del suo presidente.
Le logiche spartitorie non sono state sradicate; alla lottizzazione di sinistra il governo Berlusconi non ha saputo che rispondere con una lottizzazione di destra. Il 1995, come il 1994, secondo il destino circolare della vita politica italiana, si apre con le dimissioni del governo e con le discussioni sulla data delle elezioni politiche; la spinta al cambiamento si è risolta con il ritorno al punto di partenza. Le suggestioni ideologiche e le contrapposizioni storiche, comunismo e anticomunismo, fascismo e antifascismo, progressismo e conservatorismo, hanno sterilizzato e vanificato ogni tentativo di sviluppare un organico progetto di gestione dello stato. Il 13 gennaio 1995, Lamberto Dini, indicato a Scalfaro da Berlusconi, riceve l'incarico di formare un governo "di tregua"; il mandato è rigoroso, costituire un governo tecnico senza alcuna coloritura politica (Zavoli, 1999); Berlusconi accetta a condizione che il governo Dini sia a tempo e che il suo programma si limiti a tre punti: nuova legge elettorale regionale, manovra economica e par condicio nel settore della televisione. All'annuncio dell'incarico esultano le opposizioni, poiché sono riuscite a scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi, esultano le destre perché il governo "a termine" dovrebbe consentire di andare presto alle elezioni, ma più di altri sono euforici gli operatori finanziari che hanno visto immediatamente la borsa e la lira recuperare. Ma bastano ventiquattro ore per raffreddare gli entusiasmi; il Polo dichiara di volere una pubblica dichiarazione da Scalfaro che si terranno le elezioni nel mese di giugno e il presidente della repubblica respinge l'invito come anticostituzionale. Scalfaro viene accusato da Berlusconi di essere un potenziale eversore: «O Dini e Scalfaro ci dànno l'assoluta certezza che si vota a giugno, o non daremo la fiducia. Siamo in una situazione grave, una situazione eversiva», anche su Dini iniziano a piovere da destra accuse di tradimento. Fini minaccia Scalfaro «Se ne deve andare». Il 17 gennaio 1995, Dini annuncia la composizione del governo (17/1/95-17/5/96) che include soltanto tecnici; i ministri sono solo diciannove.
Il 25 gennaio, Dini, quello che era stato contestato duramente per la proposta di legge sulle pensioni, visto ora benevolmente dal sindacato e dalla sinistra, ottiene la fiducia dalla Camera con 302 voti a favore (Progressisti, Ppi e Lega), 39 contrari (Rc) e 270 astenuti; la maggioranza di Forza Italia era per il voto a favore, ma Berlusconi ha preferito appiattirsi sulla decisione di Fini, consegnando il governo Dini alla sinistra. L'azionista di riferimento del governo Dini avrebbe potuto essere Berlusconi, invece diventa D'Alema.

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Eugenio Caruso - 27 giugno 2019


Tratto da

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www.impresaoggi.com