Caos è l’immenso spazio da cui nascono tutte le cose; infatti per fare ordine nella mente, a volte, si provoca un certo disordine nell’animo.
Percorsi tortuosi
A quattro anni avevo numerosi amici: Pennarelli, Pastelli a Cera, Tempere e Matite Colorate. Ogni giorno noi creavamo un mondo variopinto, abitato da animali che sembravano persone o forse viceversa.
A undici anni ho conosciuto Tela e Tempera a Olio, ma litigavamo spesso, perché io volevo fare ritratti e loro non collaboravano, con la conseguenza che i prodotti finali sembravano un ibrido tra caricatura del reale e cubismo.
A dodici anni mi sono imbattuta in Acquerello, così delicato e trasparente… è stato amore a prima vista. Stavamo insieme giorno e notte, eravamo fatti l’uno per l’altra, purtroppo data la mia giovane età, nessuno prendeva seriamente in considerazione i miei sentimenti, ritenuti una fugace passione e come tale destinata a spegnersi presto. I Più, essendo imprenditori, erano pratici e non vedevano nel nostro rapporto prospettive future, sostenendo che lui non avrebbe potuto mantenermi agiatamente.
A quattordici anni gli stessi mi avevano spinto a vedere oltre, a cercare qualcuno di più adatto a me, una forma con sostanza, come Liceo Linguistico; difatti lui mi ha insegnato molto ma non mi piaceva perché parlava in francese e lo trovavo buffo, a tratti noioso.
A quindici anni l’ho lasciato e, per non perdere un anno, ho fatto di tutto per poter frequentare Liceo Socio-Psico-Pedagogico così, dopo un attento esame, ci sono riuscita; tuttavia ciò è stato complicato soprattutto per una come me che non aveva mai sentito parlare di lui.
Ci siamo voluti bene, ho appreso molto da Psico e, conseguendo il diploma, mi ha fatto diventare insegnate.
In quegli anni però il tiepido sentimento che nutrivo per lui non mi bastava così, contemporaneamente, vedevo Braille. Questo mi ha insegnato a leggere e a scrivere per le persone cieche e pluriminorate, sensibilizzandomi nei confronti delle difficoltà altrui.
In ogni modo non ho mai lasciato Acquerello. Lui c’era ma nella clandestinità, nell’oscurità dominata dal pallore lunare.
Ero diventata una sorta di Dottor Jekill e Mr Hide, poiché, di giorno, con Psico e Braille ero la riflessiva, controllata e affettuosa Marie, mentre di sera ero la disinibita, passionale Clair e, grazie ad Acquerello, ogni fantasia prendeva forma e colore.
A diciannove anni finalmente potevo portare alla luce del sole il mio amore segreto, anche se mancava l’approvazione de I Più, che avrebbero preferito persino che amministrassi la ditta di autotrasporti piuttosto che dedicarmi a lui!
Però, in quel momento, avevo la libertà di decidere sul mio futuro, ma ero dubbiosa circa la scelta da intraprendere; perché conoscevo bene Psico e Braille, infatti li avevo studiati per anni, ma non potevo dire altrettanto di Acquerello, di cui ignoravo il corretto impiego e le sue origini.
Avevo dunque deciso di conoscere i suoi parenti: Computer Grafica e poi Illustrazione all’Istituto Europeo di Design.
In quel tempo eravamo felici, ma io avevo visto altre persone che amavano il mio Acquerello, alcune davvero molto più brave di me; così sono nati i primi interrogativi: “Se io non fossi alla sua altezza? Lui sarebbe sprecato con me, se non diventassi altrettanto capace?”
A ventidue anni le domande erano diventate affermazioni: ”Lo sto rendendo infelice, lui mi offre un mondo di colori, tutto rose e fiori, ma io non riesco a rendergli giustizia, con i miei mezzi e i miei limiti.” Tutti i giorni mi lambiccavo il cervello per districare le crisi in cui era aggrovigliato il nostro rapporto, ma ne ricordo una in particolare, in cui migliaia di persone negli U.S.A. avevano perso la vita: l’undici settembre 2001. Al momento l’ingiustizia di quelle morti mi aveva colpito come un pugno violento che, sferrato alla bocca dello stomaco, mi aveva spinto a vomitare tre parole: «Non è giusto!»
Ero uscita frettolosamente da casa e, mentre percorrevo le vie del centro di Milano, mi ero accorta che la città era sempre la stessa di sempre, nulla era apparentemente cambiato in relazione all’evento, se non il mio stato d’animo. Quasi inconsciamente le mie gambe mi avevano condotto in Via Festa del Perdono, all’Università degli Studi, dove ho tradito e lasciato Acquerello; difatti sono stata attratta da un altro: Legge.
Lui era affascinante, giusto, equo e dotato di una dialettica vincente, tale da persuadermi a essere sua; inoltre I Più avrebbero approvato questa scelta perché lui mi avrebbe garantito un certo agio economico: era una forma con sostanza.
Nel tempo Legge mi ha conferito una laurea e quindi l’ho conosciuto bene; proprio per questo ho capito che la realtà era diversa dalle mie aspettative iniziali, che il mio concetto di giustizia era differente rispetto a quello di Legge. Erano nati i primi screzi.
A ventisei anni ho rivisto casualmente Acquerello. È bastato un solo sguardo per farmi rivivere le emozioni che avevamo condiviso e che ora stavano nuovamente impadronendosi di me. In quell’attimo ho capito che, nei quattro anni di separazione, ero stata vuota senza di lui: ero una forma senza contenuto. Euforica e decisa ho confessato a Legge di voler tornare con il mio primo amore. Lui mi ha compresa ma, per il mio bene, ha deciso di starmi vicino affinché potessimo conoscerci più approfonditamente.
Finalmente ero sicura di ciò che desideravo per me e, l’incontro con Eugenio Caruso, ne ha dato conferma; infatti lui ha creduto nella storia tra Acquerello e me a tal punto che, dopo aver visto il mio primo genito: “July e il Regno di Sìmbolia”, mi ha offerto la possibilità di scrivere con lui: “L’imprenditore che è in ciascuno di noi”. Poco tempo dopo, incoraggiati dal Mentore Eugenio Carusaurus Rex, io e Acquerello abbiamo dato alla luce: “Il giallo di Istanbul” (vedi recensione) .
A ventisette anni, vivo nel mondo mio e di Acquerello, mi sto specializzando in Legge e aiuto a gestire l’impresa di autotrasporti.
Oggi nonostante abbia l’approvazione de I Più, ho una grossa certezza: non sono una forma ben definita, ma sicuramente sono sostanza.
Marie Clair
E-mail: mariecf@libero.it
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