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La crisi economica vista dalla BCE


Saggio Ŕ colui che non si lascia ingannare dalla stabilitÓ apparente, ma che prevede in quale direzione andrÓ il prossimo mutamento.
A. Shopenhauer. Pererga e Paralipomena

Nel giorno in cui i numeri dicono che il prodotto interno lordo tedesco Ŕ sceso dello 0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente, mentre in Francia l'economia si Ŕ fermata per il secondo trimestre consecutivo, la Bce abbassa le sue stime sull'inflazione nell'Eurozona nel 2014 e 2015. Le ultime previsioni, come si legge nel Bollettino mensile di agosto, la collocano allo 0,7% nel 2014, all'1,2% nel 2015 e all'1,5% nel 2016, leggermente in ribasso rispetto allo 0,9% e all'1,3% inizialmente stimate per quest'anno e per il prossimo e invariata per il 2016. La previsione media di lungo termine Ŕ all'1,86%, in aumento dello 0,02% rispetto alla precedente indagine.
I rischi per le prospettive economiche dell'area "restano orientati al ribasso". In particolare, "i maggiori rischi geopolitici nonchŔ gli andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti sui prezzi dell'energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall'area dell'euro".
Un altro rischio al ribasso "Ŕ connesso - secondo la Bce - a riforme strutturali insufficienti nei Paesi dell'area nonchŔ a una domanda interna inferiore alle attese".
Il Consiglio direttivo della Bce "manterrÓ un elevato grado di accomodamento monetario" e i tassi di interesse di riferimento della Bce "si attesteranno sui livelli correnti per un prolungato periodo di tempo, in considerazione delle attuali prospettive di inflazione". Inoltre, "il Consiglio direttivo Ŕ unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato qualora si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato".
Le riforme strutturali nell'Eurozona "dovrebbero mirare innanzitutto a promuovere gli investimenti privati e la creazione di posti di lavoro" e il risanamento di bilancio "va impostato in modo da favorire l'espansione economica" dicono dalla Bce spiegando che sul fronte delle finanze pubbliche, "un complessivo risanamento ha contribuito in anni recenti alla riduzione degli squilibri di bilancio. Importanti riforme strutturali hanno potenziato la competitivitÓ e la capacitÓ di aggiustamento dei mercati nazionali del lavoro e dei beni e servizi".
"╚ ora necessario - sostiene la Bce - che questi sforzi acquisiscano slancio per incrementare il potenziale di crescita dell'area dell'euro. Al fine di ripristinare finanze pubbliche sane, i Paesi dell'area dell'euro dovrebbero procedere in linea con il Patto di stabilitÓ e crescita senza vanificare i progressi conseguiti nel riequilibrio dei conti pubblici". La piena e coerente applicazione dell'attuale quadro di sorveglianza macroeconomica e dei conti pubblici dell'area dell'euro, conclude la Bce, "Ŕ indispensabile per ridurre gli elevati rapporti debito/pil, aumentare la crescita potenziale e rafforzare la capacitÓ di tenuta dell'area agli shock".

Andea Telara
Dapanorama.it
18 agosto 2014

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Tratto da panorama.it

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