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Cosmogonia, cosmologia, uomo, anima e natura secondo Platone.


I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini, il niente nel tutto.
Leopardi, Zibaldone.

Nel Timeo si parla in modo particolare del rapporto idee-cose e Platone si occupa del mondo fisico a tal punto che non è sbagliato definire il Timeo libro fisico. Infatti Platone non si era mai praticamente occupato del mondo sensibile (la natura) se non per affermare che è una pallida copia del mondo delle idee e per evidenziare la sua inferiorità rispetto al mondo intellegibile. Dato che era un argomento meno importante e che il "filosofo" si muove tra le idee, Platone dedicò solo un'opera al mondo sensibile, che ci viene presentato come "il mondo in cui si muove l'uomo". Il Timeo ci viene presentato da Platone come una continuazione della Repubblica. E' come se dopo aver parlato dello stato ideale, Platone si cimentasse a descrivere il mondo fisico in cui lo stato debba operare.Va poi ricordato che il Timeo e il Crizia sono i dialoghi del mito di Atlantide, città nemica dell'Atene preistorica che era vista come realizzazione dello stato ideale. Chiaramente Atene è collocata in un tempo senza tempo, è vista come città partecipante al mito di Atlantide. Questo mito tutto platonico serve a far conoscere qualcosa che non è pienamente comprensibile con il raziocinio (le idee sono l'essere pieno e quindi effettivamente conoscibili con la ragione : il mondo sensibile è in continua mutazione e di conseguenza non è un essere pieno e non può essere conosciuto con la ragione). Questo mito viene presentato in un contesto pitagorico (il protagonista, Timeo, è di Locri, nell'attuale Calabria; non si sa però se Timeo sia realmente esistito o sia un' invenzione; fatto sta che Timeo rappresenta il pitagorico) e presenta una cosmogonia (come è nato il mondo) e una cosmologia (come è fatto il mondo); tuttavia egli non é il solo protagonista del dialogo: accanto a lui infatti troviamo Socrate, Crizia ed Ermocrate.
Descrivendo la nascita del mondo Platone si serve di una metafora biologica: il mondo in cui viviamo ha un padre e una madre: il padre è il mondo delle idee, mentre la madre è la materia (notare che la parola materia deriva dal latino mater = madre). Secondo Platone il padre fornisce la forma mentre la madre la materia (a quei tempi si dava per scontato che l'aspetto più nobile della riproduzione fosse paterno, la madre aveva solo la funzione di ricettacolo e protezione del feto).
Dunque esistono questi due elementi, il padre e la madre (Platone per definirla non usa la parola materia, in greco ule, che verrà poi introdotta da Aristotele, ma "concausa", per il fatto che la madre ha un ruolo secondario rispetto al padre, o "causa necessaria", per il fatto che la materia è la condizione per la realizzazione di qualcosa). Tuttavia chiama la madre anche "ricettacolo delle forme" per il fatto che la materia è il luogo in cui vengono ricevute le forme, calate nello spazio (in greco kora = regione , ma con valore astratto = spazio ). La parola kora dà proprio l'idea dell'estensione pura, senza alcuna forma (il che comporta il fatto che può assumerle tutte). Sappiamo che le idee sono fuori dal tempo e dallo spazio: quando un'idea è compartecipata dal mondo sensibile si cala nello spazio. Tutto il Timeo è incentrato sulla necessità di spiegare il mondo fisico e la sua compartecipazione alle idee: le idee sono perfette, le cose no. Da un lato si predica il bene (le cose tendono alla perfezione ideale) dall'altro il male (le cose non riescono ad imitare perfettamente le idee): si crea così una sorta di ambiguità; si può accettare la frase non platonica "viviamo nel migliore dei mondi possibili" in quanto il nostro mondo si avvicina più che può a quello intellegibile. Platone era del parere che il nostro fosse un mondo buono, ma tuttavia era consapevole della sua imperfezione. Per Platone ciò che impedisce al mondo sensibile di essere perfetto è la materia; perchè il mondo si realizzi e si plasmi occorre che si realizzi in qualcosa privo di forma : è come un metallo che deve essere lavorato: se avesse già una sua forma immutabile non lo si potrebbe lavorare. Quindi la caratteristica della materia è non avere caratteristiche. La materia non ha forma. Non potrebbe essere "ricettacolo delle forme" se avesse una forma definita. Se affermiamo che la materia per ricevere le forme non deve avere forme cogliamo simultaneamente un aspetto positivo e uno negativo: è di fondamentale importanza ma soffrirà sempre di una deficienza. Consente alla materia di avere forme, ma le riceverà sempre imperfettamente perchè è priva di forme, disordinata: le si darà una forma, ma manterrà sempre una componente priva di forma: è proprio questa componente a rendere il mondo sensibile imperfetto. Quindi la materia è contemporaneamente un aiuto perchè fa calare le idee nel mondo sensibile e un ostacolo perchè, per inclinazione naturale, mantiene una componente di disordine.
Dunque il mondo fisico deriva da un padre (il mondo delle idee) e da una madre (la materia , che è la condizione per l'esistenza del mondo fisico stesso ma che mantiene comunque una componente di indeterminazione): ma cos'è che fa da madiatore tra il mondo delle idee e la materia? Cos'è che fa sì che le idee si calino nel mondo sensibile? Platone mette a questo punto in gioco la figura del Demiurgo (dal Greco "demos" ,popolo, + "ergon" , opera, = artigiano). Il Demiurgo è un divino artigiano: è colui che contemplando le idee plasma la materia sul modello delle idee stesse. Platone introduce quindi una divinità a tutti gli effetti. Il concetto che l'artigiano guardi a un modello è tipicamente platonico (e aristotelico): mentre gli artigiani umani guardano a un modello che hanno nella loro testa, il Demiurgo guarda a un qualcosa che è fuori da lui. Dato che le idee sono il bene per la loro categoria, anche il mondo sensibile dev'essere buono, sebbene indeterminato. Che rapporto intercorre tra le idee, la materia e il Demiurgo? Tutti e tre sono coeterni , sono sempre esistiti. A differenza della divinità cristiana, che crea il mondo, quella platonica si limita a plasmarlo e non è onnipotente: ha infatti due limiti: la materia , che gli impedisce di costruire un mondo perfetto, e le idee, che sono il modello a cui deve attenersi. Il Demiurgo guarda sì al meglio, ma il suo comportamento è dato da qualcosa a lui esterno e indipendente. Nel Medioevo vi fu un grande dibattito teologico: le cose sono sante perchè piacciono alla divinità o piacciono alla divinità perchè sono sante? In altre parole: la divinità è colei che riconosce le cose buone e le sceglie, o è colei che fa le cose buone? Per Platone le cose sono buone intrinsecamente e non perchè c'è chi decide che lo siano : il bene in sè è il criterio per giudicare tutte le cose che possono essere buone; è buono ciò che partecipa all'idea di bene, come è bello ciò che partecipa all'idea di bellezza. Le idee sono il modello per gli uomini e per la divinità. Chiaramente la divinità vale di più rispetto all'uomo: essa riconosce facilmente il bene, mentre gli uomini hanno delle difficoltà e non sempre ci riescono.
E' corretto affermare che la divinità per Platone è il Demiurgo solo entro certi limiti: se la divinità per definizione è il principio supremo, allora la divinità platonica dovrebbe essere il bene in sè. Se la divinità è principio della realtà, è evidente che non deve dipendere da nulla: ma il Demiurgo dipende dalla super-idea del bene e dalle altre idee che è costretto a imitare: ne consegue che non è indipendente ma è al contrario limitato. Il bene in sè, invece, è illimitato ed è lui stesso il principio della realtà. Il concetto di divinità nella tradizione ebraico-cristiana attinge un po' dal Demiurgo e un po' dalla super-idea del bene. Non a caso nel Medioevo il Timeo, a differenza degli altri dialoghi platonici, continuò a essere letto e non cadde in disuso. Questo perchè il Timeo è l'opera platonica più vicina al Cristianesimo: c'è l'idea della plasmazione della materia, piuttosto vicina a quella della creazione, inoltre la divinità in un certo momento crea il mondo. Va poi ricordato che il Demiurgo è un dio-persona come quello dei Cristiani. Dietro a questo amore cristiano per il Timeo, probabilmente c'è un fraintendimento: le interpretazioni del Timeo sono due e i Cristiani scelsero probabilmente quella sbagliata. Se si legge il Timeo alla lettere si incontra questo "plasmatore" divino: sembra che il mondo prima non ci sia e che ci sia solo la materia. Si ha l'impressione che ci sia un tempo prima e un tempo dopo.
Nel Timeo, Platone a un certo punto si pone un quesito: che cos'è il tempo? Il Demiurgo tra le varie cose plasma anche gli astri, il cui movimento regolare si identifica con il tempo, anzi si può dire che per Platone gli astri non sono altro che strumenti del tempo. Il tempo viene definito " immagine mobile dell'eternità ": come il mondo sensibile è imitazione di quello intellegibile (il primo mutevole, il secondo eterno), così il tempo è imitazione dell'eternità. Non a caso il tempo viene identificato con il movimento circolare: se si vuole rappresentare l'eternità con il movimento, senz'altro ciò che meglio la rappresenta è il cerchio, il movimento circolare in cui si compie un giro per poi tornare al punto di partenza: infatti il tempo di Platone è caratterizzato dal non essere eternità, ma di tornare sempre su se stesso. La cosa più simile a ciò che non si muove mai è quella che torna sempre su stessa, così come la cosa più simile che l'uomo possa fare per eternarsi è il riprodursi ciclicamente. Dunque il tempo è la plasmazione dell'eternità ideale da parte del Demiurgo. La conseguenza è che non c'è un tempo prima del mondo perchè è solo con la nascita del mondo sensibile che il Demiurgo ha calato nella realtà sensibile il tempo. Questa è una visione ben diversa da quella cristiana nella quale la divinità in un certo momento decide di creare il mondo. Va poi ricordato che Platone stesso all'inizio del Timeo dice che si tratta di un mito: di conseguenza i Cristiani hanno preso per vero qualcosa che Platone stesso dice non essere vero, ma solo un'immagine che rappresenta la relazione tra mondo intellegibile e materia. Quindi Platone non credeva nella figura del Demiurgo e il suo vero dio resta il bene in sè. Oltre ad esprimere la relazione tra idee e materia, il mito del Demiurgo esprime anche il finalismo: Kant direbbe "è come se" il mondo fosse stato elaborato da un artigiano. Il mondo sensibile è da sempre e per sempre un' immagine temporale del mondo delle idee.
Ho citato gli astri: Platone quando volgeva gli occhi al cielo non poteva che restare sbalordito dalla bellezza del cielo e dei suoi astri, tant'é che era arrivato alla conclusione che gli astri fossero non solo viventi, ma anche intelligenti, perchè il loro moto era, ai suoi occhi, troppo preciso e ordinato per essere frutto del caso. Platone nel Timeo si allontana un pò dalla concezione dell'Iperuranio presente nel Fedro e sostiene che gli astri siano le abitazioni delle anime, le quali, una volta morto il corpo nel quale erano imprigionate, tornano a vivere ciascuna nell'astro a lei più affine; nel caso però abbia condotto una vita ingiusta sarà condannata a reincarnarsi in un corpo e questo processo andrà avanti finchè l'anima non riuscirà finalmente a vivere una vita giusta. A questo punto Platone coglie l' occasione per illustrare minuziosamente la struttura del corpo umano e le sue funzioni (vedendo il tutto, chiaramente , in una concezione finalistica ): abbiamo le orecchie per sentire, la voce per comunicare e la vista per vedere; quest' ultima , poi , secondo Platone, é causa per l'uomo della più grande utilità perchè é proprio grazie alla vista che a suo avviso si può ragionare: il ragionamento, infatti, incomincia sempre a partire dall' osservazione di qualche fenomeno (inoltre é proprio grazie alla vista, come diceva nelle opere della giovinezza, che cogliamo l' idea del bello, stimolo per sforzarsi a scoprire l' intero mondo delle idee).
Platone dice che la prima cosa che si crea nello spazio sono 4 solidi geometrici fondamentali: si tratta dei 4 solidi regolari (costituiti da facce uguali tra di loro). Platone è convinto che si possano ottenere tutti e 4 partendo da un triangolo rettangolo isoscele: ricombinandolo si possono ottenere vari tipi di figure (se ne creerebbero 5, ma Platone una la scarta). Essi sono il cubo, l'ottaedro , il tetraedro , l'icosaedro (quello che scarta è il dodecaedro). Questi 4 solidi stanno a rappresentare i 4 elementi fondamentali di Empedocle (terra, acqua, aria fuoco, che verranno poi anche ripresi da Aristotele): ognuno dei 4 elementi di Platone è costituito da parti minime, non ulteriormente divisibili. Dice Platone "Tutte queste forme occorre pensarle così piccole da risultare invisibili a noi ..., quando invece se ne aggregano molte, la loro massa risulta visibile"; questa visione si avvicina all'atomismo di Democrito. Ciascun elemento è caratterizzato da una forma: per Platone la terra è il cubo, che suggerisce l'idea di regolarità , materialità, stabilità e compattezza. Il fuoco è invece rappresentato dal tetraedro perchè, dal momento che brucia , deve essere particolarmente spigoloso (il tetraedro è il più spigoloso) e la forma stessa della fiamma è simile a quella del tetraedro. Platone ancora una volta prende spunto dalla filosofia dei suoi precedessori mescolando in questo caso Empedocle e Democrito (che tra le varie cose riteneva che a stimolare i nostri sensi fossero le determinate forme degli atomi) e ai Pitagorici (Timeo è pitagorico e le forme degli elementi sono geometriche). (Ricordo che, anche oggi, nella geometria, il termine solido platonico è sinonimo di poliedro convesso regolare, definito come la figura solida che ha per facce poligoni regolari congruenti - cioè sovrapponibili esattamente - e che ha tutti gli spigoli e i vertici equivalenti. Ne consegue che anche gli angoloidi hanno la stessa ampiezza).
Secondo Platone, i numeri erano a metà strada tra mondo sensibile e mondo intellegibile ; qui vengono utilizzati come collegamento tra mondo ideale e materiale. Il Demiurgo plasma quindi l' Universo e il Sistema (non è molto chiara la struttura astronomica che attribuisce al Sistema: pare che Platone abbia superato la teoria geocentrica; non ammette il movimento di rivoluzione, ma sembra ammettere quello di rotazione: è la Terra che gira). Quindi , ricapitolando , la causa dell' origine del mondo per Platone sono il bene e la bontà del Demiurgo (che plasma le cose per via della sua benevolenza, senza costrizioni): il Demiurgo é buono e da ciò che é buono non può nascere nulla che non sia buono; il disordine che vi era in un primo tempo, quindi, il Demiurgo lo trasformò in ordine (che é appunto sinonimo di bene): Platone dice testualmente : "Dio, volendo che tutte le cose fossero buone, e che nulla fosse cattivo, prendendo quanto era visibile e che non stava in quiete, ma si muoveva confusamente e disordinatamente, lo portò dal disordine all'ordine, giudicando questo assolutamente migliore di quello". Il Demiurgo, poi, diede intelligenza a tutte le cose, perchè tutto ciò che é dotato di intelligenza é superiore a ciò che non lo é: tuttavia é impossibile che l' intelligenza si trovi in cose senz'anima (le pietre, per esempio), e così il Demiurgo diede all'intero universo un'anima e non é quindi sbagliato dire che le pietre sono animate, in quanto facenti parte di questo grande organismo vivente che chiamiamo " mondo ", che per Platone é l'unico.
Platone introduce quindi il concetto di "anima del mondo": il mondo delle idee abbiamo detto che è movimentato, intelligente, vitale. Il mondo sensibile, nella misura in cui il Demiurgo lo plasma, non può che essere simile a quello intellegibile: ha un'anima sua. L'Universo è un grande essere vivente permeato interamente da un'anima. Tutto quindi è vitale , sebbene in diverse misure. L'osso è vivo perchè fa parte di un essere vivente, ma anche la pietra è viva perchè fa parte di questo grande essere vivente (l'Universo). E' una sorta di panteismo principio che era stato sviluppato, precedentemente da Talete e Parmenide.
Platone insiste poi particolarmente sul finalismo (il cavallo è nato per essere veloce, il cane per fare la guardia...) e sulla stretta parentela tra uomo e animali (gli animali sono il frutto di incarnazioni infelici delle anime nell'aldilà: di tutte le incarnazioni, Platone sostiene che la peggiore, dopo quella di donna e di animale , sia quella dei pesci). Da sottolineare che il Demiurgo non ha creato prima l' universo e solo in un secondo tempo la sua anima: é proprio il contrario. Prima di tutto ha creato l' anima.

Secondo alcuni autori la filosofia platonica costituisce una tappa fondamentale dell'intera storia della filosofia occidentale che si riconosce di lui debitrice. Come disse Ralph Waldo Emerson: «In lui trovate ciò che avete già trovato in Omero, ora maturato in pensiero, il poeta convertito in filosofo, con vene di saggezza musicale più elevate di quelle raggiunte da Omero; come se Omero fosse il giovane e Platone l'uomo finito; eppure con la non minore sicurezza di un canto ardito e perfetto, quando ha cura di avvalersene; e con alcune corde d'arpa prese da un più alto cielo. Egli contiene il futuro, pur essendo uscito dal passato. In Platone esplorate l'Europa moderna nelle sue cause e nella sua semente, il tutto in un pensiero che la storia d'Europa incarna o dovrà ancora incarnare.» Sempre a questo proposito, Alfred North Whitehead ha sostenuto che «tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone». Il fatto che Platone, nell'ampiezza dei suoi interessi etici e metafisici, abbia assunto i numeri e le forme geometriche come enti reali ha indotto matematici moderni a condividerne il realismo relativo alla matematica e ai suoi oggetti. Si tratta della corrente chiamata "platonista" della matematica, che vede aderirvi anche matematici di indirizzo filosofico non platonico, come Bertrand Russell e Kurt Gödel. Secondo alcuni autori perciò si deve a Platone e alla sua scuola anche lo sviluppo della matematica e la fondazione del pensiero scientifico.

Eugenio Caruso

LOGO 31 ottobre 2014

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