Non commetere errori in Ucraina.


Se vogliamo essere sempre onesti nel giudicare le cose dobbiamo prima convincerci che nessuno è senza colpa.
Seneca, De ira

Un negoziato serrato e lunghissimo. Ore ed ore attorno a un tavolo per Angela Merkel, François Hollande (in posizione di comparsa, anche perchè gli altri parlavano tutti in russo), Vladimir Putin e il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko.
Il grande assente al tavolo, i ribelli filorussi del Donbass, che dettano le regole e rifiutano un cessate-il-fuoco senza "garanzie". Gli Stati Uniti che dall'esterno minacciano di intevenire direttamente nella crisi e - probabilmente - sperano che venga raggiunto un accordo prima che si renda necessario passare dalle minacce ai fatti. La Nato mostra i muscoli al Cremlino e l'Europa, in ordine sparso, sta a guardare, temendo l'esplodere di un nuovo, terribile conflitto. La crisi in Ucraina è uno "spettacolo" in cui recitano tanti attori e tutti sembrano voler occupare il ruolo da protagonista.
È giusto che la Nato intervenga in Ucraina in chiave anti-russa? È pensabile, nel 2015, che l'Europa prenda nuovamente le armi per combattere contro un "nemico" dai contorni sfocati, in una situazione che appare sempre più caotica e ingestibile come quella nei Balcani a fine anni '90? Panorama.it lo ha chiesto al Generale Dino Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare e presidente della fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis).

Generale Tricarico, come interpreta la situazione in Ucraina? Come si è arrivati alla soglia della guerra?
Quando parliamo di Ucraina dovremmo guardare sia all'hardware che al software della situazione. L'hardware è il seguente: con i negoziati 4+2 per la riunificazione delle due Germanie fu promesso a Gorbaciov che la Nato non si sarebbe spinta un centimentro oltre la Germania dell'Est. Una promessa non scritta e che non è stata mantenuta dall'Alleanza Nordatlantica. L'Ucraina è percepita dalla Russia come l'ultimo baluardo alla sua sicurezza. Una sorta di cuscinetto per la Federazione russa. E questo si legge in tutti i verbali e nei documenti della Nato, nei quali viene descritta a chiare lettere la probabile reazione russa in una situazione di questo genere e le conseguenze a cui si sarebbe arrivati.
Sta dicendo che la reazione di Putin era già stata prevista dalla Nato?
Certo. Oggi, chi ha incoraggiato l'Ucraina a migrare nella Nato ha fatto un errore che stiamo scontando tutti. Detto questo, bisogna capire quali sono i motivi che spingono Putin ad agire così.
Ecco, Putin cosa vuole?
Se Putin dovesse porre come precondizione alla fine delle ostilità che l'Ucraina non entri né nella Nato nè nell'Europa, credo che vada rassicurato. Su questo, qualora l'Italia volesse avere un ruolo, potrebbe imporre il suo veto all'ingresso dell'Ucraina sia nell'Alleanza Nordatlantica che in Europa. Esiste già un precdente con la Turchia, che è nella Nato ma le è stato sbarrato l'ingresso nell'Unione europea. E questa, per l'Italia e per tutti, è un'opzione a costo zero. Sembra, però, che la strada per l'ingresso dell'Ucraina nella Nato sia ormai segnata, e forse anche quella in Europa, visto che il Fondo Monetario Internazionale ha appena deciso di stanziare 40 miliardi di euro di maxi prestito a Kiev. Entrare nella Nato significa poter garantire determinati standard a livello di armamenti ed equipaggiamenti militari che l'Ucraina oggi non ha e non può permettersi.
Però gli Stati Uniti sostengono di essere pronti a dare armi all'Ucraina per combattere i ribelli del Donbass
Dare armamenti all'Ucraina è inutile e dannoso. Inutile, perché la capacità militare di un Paese non si crea da un giorno all'altro, né oggi, né domani e né dopo domani. Anche in Italia, chi compie le scelte questo elemento deve averlo ben chiaro in testa. Poi, dare armi a Kiev sarebbe anche dannoso, perché innescherebbe un'ulteriore escalation e una reazione a catena da parte della Russia, mentre l'argomento andrebbe archiviato in modo definitivo, a mio avviso con il recupero delle aspettative di Putin, tradite da tutti quelli che oggi lo additano come un dittatore che non rispetta i patti. Mi sembra che la comunità internazionale abbia smarrito il senso delle priorità.
Cosa intende? La crisi ucraina non è prioritaria?
Oggi chi soffia su questa crisi è la banda dei Paesi del Nord, con le Repubbliche Baltiche comprensibilmente in testa. Ma questa è una crisi che rispetto alle altre ha un peso assolutamente minore. Basti pensare al massacro dei Cristiani in Medio Oriente e all'avanzata dello Stato islamico. Cose di cui la Nato farebbe bene a preoccuparsi.
Crede che la Russia abbia intenzione di "ridisegnare" i confini dell'Europa?
La Russia, proprio come la Turchia, è un Paese che quando viene cacciato nell'angolo cerca altri equilibri. Se si fosse proseguito nello spirito di Pratica di Mare con Vladimir Putin ora non saremmo a questo punto. Silvio Berlusconi può aver sbagliato tante cose in politica estera, ma sul dare una mano a Putin è stato lungimirante.
Allora perché gli Stati Uniti insistono in questo modo in chiave anti-Putin?
Credo che un'Europa unita e pacifica non faccia comodo agli Usa. Forse mi sbaglio, ma è l'unica ragione che mi riesco a dare.
Il ministro Gentiloni ha detto che l'Italia non darà armi all'Ucraina, ma che rispetterà ogni decione presa dagli alleati. Significa che se la Nato dovesse intevenire in Ucraina saremmo obbligati a farlo anche noi?
Assolutamente no. La Nato si fonda sull'articolo 5, che prevede l'intervento dell'Alleanza qualora uno dei suoi membri venga aggredito. Questo è un principio, ma non un obbligo. A parte il fatto che l'Ucraina non è un membro Nato, vorrei ricordare che durante la guerra nei Balcani la Grecia si rifiutò di partecipare alle operazioni militari. Nessun Paese Nato è obbligato a intervenire se non lo ritiene opportuno. L’articolo 5 della Nato, così come è formulato parrebbe dare per implicita la solidarietà solo in caso di attacco a un Paese membro, anche dal punto di vista militare. Ciò non toglie che ognuno partecipi secondo quanto ritiene appropriato e le proprie possibilità. In Afghanistan non parteciparono tutti. Va quindi sfumato il criterio del disimpegno o dell’obbligatorietà.
Quindi potevamo dire di no anche quando si sono alzati i caccia verso la Libia?
Certo, potevamo rifiutarci di partire e - personalmente - credo che avremmo dovuto farlo.
Crede che un cessate-il-fuoco in Ucraina possa essere duraturo?
Sì, ci credo. Continuo a essere uno di quelli che preferisce gettare acqua sul fuoco piuttosto che benzina.

Anna Mazzone da panorama.it - 15-02-2015

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