MALAFEDE DELLA LEADERSHIP EUROPEA
Meloni ha fatto diramare una nota in cui, con un meschino giro di parole, avalla e legittima l'attacco statunitense contro il Venezuela in quanto parte di una strategia difensiva contro il narcotraffico. Crede di avere a che fare con degli idioti ma non lo siamo e sappiamo benissimo che si tratta di un'aggressione motivata dalla ricchezza di petrolio che vanta il Venezuela. Lì dovrà andare a governare un fantoccio amico di Trump. Questa è la cruda verità al netto di ciò che si pensa di Maduro che di certo non è uno statista illuminato. Ricordiamo alla Presidente sovranista a chiacchiere che ci sono state anche delle vittime civili. Il procuratore Gratteri afferma che il Venezuela non è l'epicentro della produzioni di droga ma lo sono Ecuador, Bolivia e Perù. Meloni ci può dire, dato il suo rapporto privilegiato con Trump, se verranno bombardati e destabilizzati anche questi altri paesi? Il narcotraffico è senz'altro la prima voce del fatturato delle mafie. In Europa, quindi anche in Italia, la cocaina arriva dalla Colombia, Ecuador, Brasile, Argentina e anche Venezuela. Li bombardiamo, Meloni? L'eroina arriva in Italia soprattutto dalla Turchia attraverso l'Albania. Si aggrediscono anche loro, Meloni? Sarebbe per legittima difesa come afferma lei? Le droghe sintetiche arrivano in Italia essenzialmente dal Belgio e dai Paesi Bassi. Meloni è pronta a colpire? Bisogna tutelarsi. Non c'è stata una sola volta da quando è al Governo in cui Meloni sia stata capace di dimostrare autonomia dagli USA. Mai una volta! Il prezzo da pagare per essere accettati nella disonesta leadership europea.
Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’IDIOZIA ed esalta l’ignoranza.
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: SEMPLIFICANO. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.
Umberto Eco

LA DONNA MADRE E CRISTIANA, UN TAL PUCCI E LA DISTRAZIONE DI MASSA
Il governo italiano è responsabile del fallimento europeo in Ucraina. Il governo italiano (e la maggioranza) è responsabile della conferma di Ursula von der Leyen (un pericolo pubblico) a Presidente della Commissione europea. Il governo italiano è complice dello sterminio dei palestinesi a pochi km dalle nostre coste (non ha approvato un solo pacchetto di sanzioni nei confronti dello Stato genocida di Israele). La sicurezza in Italia è ai minimi storici. I reati nel 2024 sono aumentati rispetto al 2023. Le accise sui carburanti non solo non le ha tagliate ma con la rimodulazione (aumento di quelle sul gasolio e diminuzione di quelle sulla benzina) lo Stato incassa 600 milioni di euro in più all'anno dalle tasse sui carburanti. Che significa? Che hanno applicato più tasse. Questo si trasforma, tra l'altro, in aumento dei prezzi dei generi alimentari tra le altre cose. Il gas costa l’ira di Dio, ma i nostri governanti hanno preferito sostituire il gas russo (più economico e di maggiore qualità) con il gas naturale liquefatto made in USA (più caro e più inquinante) dimostrando un servilismo assoluto.
Ad oggi le politiche sull'immigrazione sono un fallimento. I centri in Albania vuoti mentre sono sbarcate centinaia di migliaia di persone da quando è al governo la sedicente sovranista. La crisi democratica è totale. Sempre più cittadini disertano le urne. Alle ultime elezioni europee (prima volta nella storia) ha votato meno del 50% degli aventi diritto. La crisi sociale è totale. E' più facile rimediare una dose di coca che farsi una tac. La crisi demografica è totale. Mediamente in Italia negli ultimi anni sono nati 365.000 bambini e sono morte quasi 700.000 persone. Ogni anno! Fatevi due conti. Il popolo italiano sta scomparendo e non a causa di un'invasione russa. Nel 2025 (i dati ancora non ci sono) è probabile che siano nati meno di 350.000 bambini. Mai un numero così drammatico negli ultimi anni. Rammento che la Meloni era quella del “popolo delle culle”.
Di fronte a questo disastro la Meloni (complice un'opposizione inconsistente) ha scelto una strada: quella dell'influencer o dell'opinionista. Ricordo che non è pagata per commentare tutto lo scibile umano. E' pagata per risolvere i problemi. Invece lei chiacchiera e commenta qualsiasi cosa non potendo commentare leggi che abbiano davvero avuto un impatto sulle nostre vite. Oggi ha messo il becco sulla conduzione di Sanremo tentando, ancora una volta, di fare propaganda su una questione (la rinuncia di un comico che io personalmente neppure conoscevo) della quale al 99% degli italiani non frega una benemerita mazza.
Distrazione di massa, si chiama distrazione di massa. E' una roba vecchia come il mondo in politica. Non lasciatevi distrarre!
9 febbraio 2026

L’Italia è l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990
La variazione percentuale dei salari annuali medi tra il 1990 e il 2020, nei paesi Ue Ocse.
9 febbraio 2926

Con 429 imprese italiane cedute a capitali stranieri in un solo anno – un record da 36,2 miliardi di euro – il nostro patrimonio industriale e artigianale viene sistematicamente smantellato. Marchi storici, eccellenze manifatturiere, pezzi di cuore del Made in Italy finiscono sotto controllo estero, mentre la produzione industriale italiana perde terreno e competitività. Eppure, nel 2022, con grande clamore, i sovranisti ribattezzarono il Ministero dello Sviluppo Economico in Ministero delle Imprese e del Made in Italy, proprio per tutelare e rafforzare le nostre aziende simbolo.
Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: un’accelerazione impressionante delle cessioni all’estero, con fondi di investimento che fanno shopping e poi rivenderanno chissà dove, spesso delocalizzando know-how e posti di lavoro. A cosa è servito cambiare la targhetta sulla porta se il saldo è questo disastro? Un cambio di nome non sostituisce la politica industriale, la difesa strategica delle filiere, il blocco selettivo delle acquisizioni ostili su asset sensibili, il sostegno concreto alle PMI che altrimenti vendono per sopravvivere.
La responsabilità diretta di questo disastro ha un nome e un cognome: Adolfo Urso. Zero misure concrete, zero difesa strategica delle imprese chiave, zero politica industriale degna di questo nome. Eppure Giorgia Meloni continua a mantenerlo al suo posto.
Il Made in Italy va difeso con i denti, con misure vere, con una visione che metta al primo posto l’interesse nazionale. Le imprese italiane meritano azioni, non targhe ridipinte.
Il tutto si coniuga con l'articolo precedente che mostra come l'Italia sia l'unico paese OCSE che in trenta anni ha visto calare il valore degli stipendi

ISRAELE CONTINUA AD UCCIDERE E LA MELONI CERCA SCEMENZE SUI GIORNALI DA COMMENTARE PUR DI NON PARLARE DEL TERRORISMO ISRAELIANO
Stanotte i terroristi israeliani, quelli ai quali la Meloni ha dato copertura politica, mediatica e militare hanno bombardato nuovamente Gaza. Quest i demoni uccidono praticamente ogni giorno in Palestina e in Libano. Oggi hanno ucciso altri 4 palestinesi. Le vittime cercavano rifugio in un edificio parzialmente distrutto a Gaza city. Quante altre volte nella Storia abbiamo assistito a tutto questo? Rifugiati uccisi tra le macerie delle case distrutte da precedenti bombardamentI oltretutto durante quella che nel mondo occidentale viene chiamata “Tregua a Gaza”. Vi ricordo che il cosiddetto “cessate il fuoco a Gaza” (600 civili palestinesi assassinati e oltre 2000 feriti) è stato benedetto dalla Meloni. Il capogruppo alla Camera di FdI ebbe il coraggio di dire: “il piano di Trump su Gaza è anche merito della Meloni”.
Adesso mi immagino la Meloni alla ricerca di qualche stronzata sui giornali da commentare. “Oggi su cosa usciamo per distrarre la pubblica opinione e non parlare delle stragi fatte dagli israeliani in Palestina?”
(Parliamo di un comico sconosciuto ai più?). Andrà così. Da oltre due anni va così. Piuttosto che dire una parola sulle infinite stragi fatte da uno Stato genocida che il governo italiano non ha osato sfiorare neppure con un straccio di sanzione, la Meloni commenta la qualunque. I manifestanti che (giustamente tra l'altro) manifestano contro le olimpiadi dell'ipocrisia e degli sprechi (dovevano essere a costo zero già sono costate 7 miliardi di euro); l'autocensura di un tal Pucci fatta passare per censura; le scelte bizzarre di un restauratore. Tutto fa brodo del resto, tutto distrae, tutto consente a chi uccide di uccidere impunemente a pochi km dalle nostre coste.
Io mi domando come faccia una politica che si definisce “donna, madre e cristiana” a guardarsi allo specchio sapendo di avere alcuni strumenti per mettere quantomeno un bastone tra le ruote agli assassini israeliani e di aver scelto per viltà, sudditanza a Washington e Tel Aviv e osceno carrierismo di non utilizzarli.
12 febbraio 2026

Marco Rizzo
Negli anni Novanta ci dissero che con l’euro saremmo diventati più ricchi, più forti e più moderni. Lo spiegò Romano Prodi con tono rassicurante: crescita garantita, stabilità assicurata, futuro radioso. Oggi sappiamo com’è andata davvero: salari reali stagnanti, squilibri territoriali ampliati, vincoli sempre più stretti e crisi cicliche pagate dai cittadini.
La storia non si ripete per caso: cambia il linguaggio, non il copione.
Oggi ci vendono l’“euro digitale” come progresso inevitabile, autonomia strategica, innovazione al servizio delle persone. La realtà è più netta: è un progetto politico di centralizzazione del potere monetario nelle mani di BCE e istituzioni europee, presentato come modernità per evitare un dibattito democratico serio.
Non nasce da una domanda popolare, ma da una scelta delle élite tecnocratiche; non è stato sottoposto a referendum né a reale consultazione pubblica; e sposta semplicemente il controllo dai grandi circuiti privati a un’autorità pubblica sovranazionale. Non è liberazione: è un cambio di padrone.
Ci assicurano che il contante resterà. Lo dicevano anche delle banche di quartiere, dei servizi pubblici e delle tutele sociali, poi sono arrivate deroghe, emergenze e restrizioni “necessarie”. Quando uno strumento permette più controllo, prima o poi quel controllo viene esercitato: è la logica stessa delle istituzioni, non una fantasia.
Come con Prodi, ci raccontano una promessa luminosa per giustificare una trasformazione strutturale che riduce spazi di libertà economica. Domani potremmo trovarci in un sistema più sorvegliato, più rigido e meno autonomo per i cittadini.
La domanda politica vera resta: vogliamo davvero consegnare la nostra vita economica a un’infrastruttura monetaria centralizzata e potenzialmente programmabile?
Io dico di no, e lo dico sulla base dei fatti, non delle favole.
14 febbraio 2026

NEGOZIATI INCONCLUDENTI DI UN’ÉLITE SENZA REGOLE
di Elena Basile
Non si può negare la percezione di una realtà elaborata ad hoc, artefatta e teatrale, della creazione estemporanea di un film hollywoodiano che le notizie fabbricate da quattro agenzie di stampa internazionali, molte volte su input dell’intelligence, e rimbalzate dai media occidentali, provocano in modo diffuso nei cittadini.
Ogni giorno leggiamo sui giornali e ascoltiamo in radio e tv che i negoziati tra Russia e Ucraina guidati da Trump fanno passi da giganti. Eppure non è chiaro su cosa stiano negoziando dato che le cause profonde della guerra non sono state ammesse da Kiev né dagli sponsor occidentali. Sembrerebbe evidente all’osservatore dotato di comune buonsenso che Mosca, che ha la meglio sul campo di battaglia, non si fermerà se non quando la neutralità dell’Ucraina, non sarà certa,. Ogni dichiarazione europea e ucraina va invece verso un’ulteriore demonizzazione della Russia, e con toni bellicosi, minacce di attacchi globali ed esecuzione di atti terroristici, si pretende di portare la Russia a più miti consigli.
La strategia ha già dimostrato la sua inefficacia. Sebbene leggiamo ogni giorno che il “dittatore”, “zar”, “criminale” (questi gli epiteti rivolti al nemico col quale bisognerebbe mediare) comprenderebbe solo il linguaggio delle armi, di fatto sanzioni e toni bellicosi, la guerra per procura ha reso la Russia maggiormente rigida nei negoziati, inducendola, man mano che il tempo doloroso della guerra aumentava, a sempre maggiori richieste territoriali. Restiamo pertanto impotenti ad ascoltare dichiarazioni politiche e analisi che appaiono fuori dalla realtà. Un teatro scadente.
I negoziati con l’Iran appaiono surreali. Gli Stati Uniti spostano la loro potenza bellica nel Golfo persico e impongono aut aut: zero arricchimento di uranio, riduzione dei missili balistici, disarmo degli alleati dell’Iran… e la chiamano mediazione. Siamo di fronte a una richiesta di capitolazione di un Paese sotto minaccia di attacco e regime change.
Il governo Meloni e la maggioranza degli analisti si compiacciono della tracotanza di Washington contrabbandata per attenzione al popolo iraniano sofferente a causa dei terribili “pretacci islamici” e non per 46 anni di sanzioni e assedio militare occidentale. Naturalmente i media accompagnano con una patetica propaganda l’ennesima guerra per l’esportazione della democrazia, assumendo per vere le notizie dei media e delle Ong finanziate da Washington.
Lo Stato profondo Usa e i suoi vassalli europei fanno allegri girotondi accanto alla diaspora che sostiene il figlio del dittatore Pahlavi, lo stesso che ha terrorizzato il popolo con la sua famigerata polizia segreta. Intanto il film horror di Epstein entra nelle case della gente che non sa come riconciliare la notizia data dal Dipartimento della Giustizia statunitense che i 3 milioni di file non sono stati accompagnati dagli altri tre milioni di documenti, mail e filmati, perché questi ultimi conterrebbero “morti, torture, feriti” e l’affermazione sempre del Segretario alla Giustizia Usa che non vi saranno ulteriori incriminazioni.
Sbalorditi ascoltiamo anche che Epstein era un agente del Mossad e della Cia e teneva i suoi traffici pedofili, i suoi crimini di eugenetica su minori, coperto da una fitta rete di poteri invisibili senza la quale non avrebbe potuto condurre per decenni tale attività criminale e ricatti estesi a gran parte dell’establishment politico, economico e artistico.
La nebbia cala grazie alle manipolazioni dei media mainstream che si soffermano sull’amicizia con Chomsky o con Bill Gates, con il laburista Mandelson, sdrammatizzando le torture, gli assassini, i rapimenti di bambini, come atti di libertinaggio diffusi tra i potenti. Insomma dei cattivelli come i soliti noti Allen e Spacey o l’immancabile Clinton.
Non è il tracollo morale dell’establishment a spaventare, ma il dubbio che la politica, lo Stato, siano sotto ricatto dei servizi deviati e che Epstein, sponsorizzato dai Rockefeller e dai Rothschild, con una rete nella finanza, nelle istituzioni geopolitiche, Council on Foreign Relations e Trilateral di cui era membro, Onu e Ue, fosse stato creato come centralino di operazioni finanziarie, politiche, internazionali, digitali, di cooperazione allo sviluppo, attività che dopo la morte o scomparsa, sono state trasferite all’infrastruttura istituzionale formale.
Non si tratta di complottismo, ma di analisi razionale dei documenti. La logica di Epstein, suprematista, razzista, basata sulla disumanizzazione del debole, apice di una struttura estesa, è la stessa della finanza capitalista e delle lobby delle armi che decidono le nostre guerre e i nostri nemici, è la stessa del genocidio di Gaza.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, Sabato 14 Febbraio 2026


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