MALAFEDE DELLA LEADERSHIP EUROPEA
Meloni ha fatto diramare una nota in cui, con un meschino giro di parole, avalla e legittima l'attacco statunitense contro il Venezuela in quanto parte di una strategia difensiva contro il narcotraffico. Crede di avere a che fare con degli idioti ma non lo siamo e sappiamo benissimo che si tratta di un'aggressione motivata dalla ricchezza di petrolio che vanta il Venezuela. Lì dovrà andare a governare un fantoccio amico di Trump. Questa è la cruda verità al netto di ciò che si pensa di Maduro che di certo non è uno statista illuminato. Ricordiamo alla Presidente sovranista a chiacchiere che ci sono state anche delle vittime civili. Il procuratore Gratteri afferma che il Venezuela non è l'epicentro della produzioni di droga ma lo sono Ecuador, Bolivia e Perù. Meloni ci può dire, dato il suo rapporto privilegiato con Trump, se verranno bombardati e destabilizzati anche questi altri paesi? Il narcotraffico è senz'altro la prima voce del fatturato delle mafie. In Europa, quindi anche in Italia, la cocaina arriva dalla Colombia, Ecuador, Brasile, Argentina e anche Venezuela. Li bombardiamo, Meloni? L'eroina arriva in Italia soprattutto dalla Turchia attraverso l'Albania. Si aggrediscono anche loro, Meloni? Sarebbe per legittima difesa come afferma lei? Le droghe sintetiche arrivano in Italia essenzialmente dal Belgio e dai Paesi Bassi. Meloni è pronta a colpire? Bisogna tutelarsi. Non c'è stata una sola volta da quando è al Governo in cui Meloni sia stata capace di dimostrare autonomia dagli USA. Mai una volta! Il prezzo da pagare per essere accettati nella disonesta leadership europea.
Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’IDIOZIA ed esalta l’ignoranza.
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: SEMPLIFICANO. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.
Umberto Eco

LA DONNA MADRE E CRISTIANA, UN TAL PUCCI E LA DISTRAZIONE DI MASSA
Il governo italiano è responsabile del fallimento europeo in Ucraina. Il governo italiano (e la maggioranza) è responsabile della conferma di Ursula von der Leyen (un pericolo pubblico) a Presidente della Commissione europea. Il governo italiano è complice dello sterminio dei palestinesi a pochi km dalle nostre coste (non ha approvato un solo pacchetto di sanzioni nei confronti dello Stato genocida di Israele). La sicurezza in Italia è ai minimi storici. I reati nel 2024 sono aumentati rispetto al 2023. Le accise sui carburanti non solo non le ha tagliate ma con la rimodulazione (aumento di quelle sul gasolio e diminuzione di quelle sulla benzina) lo Stato incassa 600 milioni di euro in più all'anno dalle tasse sui carburanti. Che significa? Che hanno applicato più tasse. Questo si trasforma, tra l'altro, in aumento dei prezzi dei generi alimentari tra le altre cose. Il gas costa l’ira di Dio, ma i nostri governanti hanno preferito sostituire il gas russo (più economico e di maggiore qualità) con il gas naturale liquefatto made in USA (più caro e più inquinante) dimostrando un servilismo assoluto.
Ad oggi le politiche sull'immigrazione sono un fallimento. I centri in Albania vuoti mentre sono sbarcate centinaia di migliaia di persone da quando è al governo la sedicente sovranista. La crisi democratica è totale. Sempre più cittadini disertano le urne. Alle ultime elezioni europee (prima volta nella storia) ha votato meno del 50% degli aventi diritto. La crisi sociale è totale. E' più facile rimediare una dose di coca che farsi una tac. La crisi demografica è totale. Mediamente in Italia negli ultimi anni sono nati 365.000 bambini e sono morte quasi 700.000 persone. Ogni anno! Fatevi due conti. Il popolo italiano sta scomparendo e non a causa di un'invasione russa. Nel 2025 (i dati ancora non ci sono) è probabile che siano nati meno di 350.000 bambini. Mai un numero così drammatico negli ultimi anni. Rammento che la Meloni era quella del “popolo delle culle”.
Di fronte a questo disastro la Meloni (complice un'opposizione inconsistente) ha scelto una strada: quella dell'influencer o dell'opinionista. Ricordo che non è pagata per commentare tutto lo scibile umano. E' pagata per risolvere i problemi. Invece lei chiacchiera e commenta qualsiasi cosa non potendo commentare leggi che abbiano davvero avuto un impatto sulle nostre vite. Oggi ha messo il becco sulla conduzione di Sanremo tentando, ancora una volta, di fare propaganda su una questione (la rinuncia di un comico che io personalmente neppure conoscevo) della quale al 99% degli italiani non frega una benemerita mazza.
Distrazione di massa, si chiama distrazione di massa. E' una roba vecchia come il mondo in politica. Non lasciatevi distrarre!
9 febbraio 2026

L’Italia è l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990
La variazione percentuale dei salari annuali medi tra il 1990 e il 2020, nei paesi Ue Ocse.
9 febbraio 2926

Con 429 imprese italiane cedute a capitali stranieri in un solo anno – un record da 36,2 miliardi di euro – il nostro patrimonio industriale e artigianale viene sistematicamente smantellato. Marchi storici, eccellenze manifatturiere, pezzi di cuore del Made in Italy finiscono sotto controllo estero, mentre la produzione industriale italiana perde terreno e competitività. Eppure, nel 2022, con grande clamore, i sovranisti ribattezzarono il Ministero dello Sviluppo Economico in Ministero delle Imprese e del Made in Italy, proprio per tutelare e rafforzare le nostre aziende simbolo.
Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: un’accelerazione impressionante delle cessioni all’estero, con fondi di investimento che fanno shopping e poi rivenderanno chissà dove, spesso delocalizzando know-how e posti di lavoro. A cosa è servito cambiare la targhetta sulla porta se il saldo è questo disastro? Un cambio di nome non sostituisce la politica industriale, la difesa strategica delle filiere, il blocco selettivo delle acquisizioni ostili su asset sensibili, il sostegno concreto alle PMI che altrimenti vendono per sopravvivere.
La responsabilità diretta di questo disastro ha un nome e un cognome: Adolfo Urso. Zero misure concrete, zero difesa strategica delle imprese chiave, zero politica industriale degna di questo nome. Eppure Giorgia Meloni continua a mantenerlo al suo posto.
Il Made in Italy va difeso con i denti, con misure vere, con una visione che metta al primo posto l’interesse nazionale. Le imprese italiane meritano azioni, non targhe ridipinte.
Il tutto si coniuga con l'articolo precedente che mostra come l'Italia sia l'unico paese OCSE che in trenta anni ha visto calare il valore degli stipendi

ISRAELE CONTINUA AD UCCIDERE E LA MELONI CERCA SCEMENZE SUI GIORNALI DA COMMENTARE PUR DI NON PARLARE DEL TERRORISMO ISRAELIANO
Stanotte i terroristi israeliani, quelli ai quali la Meloni ha dato copertura politica, mediatica e militare hanno bombardato nuovamente Gaza. Quest i demoni uccidono praticamente ogni giorno in Palestina e in Libano. Oggi hanno ucciso altri 4 palestinesi. Le vittime cercavano rifugio in un edificio parzialmente distrutto a Gaza city. Quante altre volte nella Storia abbiamo assistito a tutto questo? Rifugiati uccisi tra le macerie delle case distrutte da precedenti bombardamentI oltretutto durante quella che nel mondo occidentale viene chiamata “Tregua a Gaza”. Vi ricordo che il cosiddetto “cessate il fuoco a Gaza” (600 civili palestinesi assassinati e oltre 2000 feriti) è stato benedetto dalla Meloni. Il capogruppo alla Camera di FdI ebbe il coraggio di dire: “il piano di Trump su Gaza è anche merito della Meloni”.
Adesso mi immagino la Meloni alla ricerca di qualche stronzata sui giornali da commentare. “Oggi su cosa usciamo per distrarre la pubblica opinione e non parlare delle stragi fatte dagli israeliani in Palestina?”
(Parliamo di un comico sconosciuto ai più?). Andrà così. Da oltre due anni va così. Piuttosto che dire una parola sulle infinite stragi fatte da uno Stato genocida che il governo italiano non ha osato sfiorare neppure con un straccio di sanzione, la Meloni commenta la qualunque. I manifestanti che (giustamente tra l'altro) manifestano contro le olimpiadi dell'ipocrisia e degli sprechi (dovevano essere a costo zero già sono costate 7 miliardi di euro); l'autocensura di un tal Pucci fatta passare per censura; le scelte bizzarre di un restauratore. Tutto fa brodo del resto, tutto distrae, tutto consente a chi uccide di uccidere impunemente a pochi km dalle nostre coste.
Io mi domando come faccia una politica che si definisce “donna, madre e cristiana” a guardarsi allo specchio sapendo di avere alcuni strumenti per mettere quantomeno un bastone tra le ruote agli assassini israeliani e di aver scelto per viltà, sudditanza a Washington e Tel Aviv e osceno carrierismo di non utilizzarli.
12 febbraio 2026

Marco Rizzo
Negli anni Novanta ci dissero che con l’euro saremmo diventati più ricchi, più forti e più moderni. Lo spiegò Romano Prodi con tono rassicurante: crescita garantita, stabilità assicurata, futuro radioso. Oggi sappiamo com’è andata davvero: salari reali stagnanti, squilibri territoriali ampliati, vincoli sempre più stretti e crisi cicliche pagate dai cittadini.
La storia non si ripete per caso: cambia il linguaggio, non il copione.
Oggi ci vendono l’“euro digitale” come progresso inevitabile, autonomia strategica, innovazione al servizio delle persone. La realtà è più netta: è un progetto politico di centralizzazione del potere monetario nelle mani di BCE e istituzioni europee, presentato come modernità per evitare un dibattito democratico serio.
Non nasce da una domanda popolare, ma da una scelta delle élite tecnocratiche; non è stato sottoposto a referendum né a reale consultazione pubblica; e sposta semplicemente il controllo dai grandi circuiti privati a un’autorità pubblica sovranazionale. Non è liberazione: è un cambio di padrone.
Ci assicurano che il contante resterà. Lo dicevano anche delle banche di quartiere, dei servizi pubblici e delle tutele sociali, poi sono arrivate deroghe, emergenze e restrizioni “necessarie”. Quando uno strumento permette più controllo, prima o poi quel controllo viene esercitato: è la logica stessa delle istituzioni, non una fantasia.
Come con Prodi, ci raccontano una promessa luminosa per giustificare una trasformazione strutturale che riduce spazi di libertà economica. Domani potremmo trovarci in un sistema più sorvegliato, più rigido e meno autonomo per i cittadini.
La domanda politica vera resta: vogliamo davvero consegnare la nostra vita economica a un’infrastruttura monetaria centralizzata e potenzialmente programmabile?
Io dico di no, e lo dico sulla base dei fatti, non delle favole.
14 febbraio 2026

NEGOZIATI INCONCLUDENTI DI UN’ÉLITE SENZA REGOLE
di Elena Basile
Non si può negare la percezione di una realtà elaborata ad hoc, artefatta e teatrale, della creazione estemporanea di un film hollywoodiano che le notizie fabbricate da quattro agenzie di stampa internazionali, molte volte su input dell’intelligence, e rimbalzate dai media occidentali, provocano in modo diffuso nei cittadini.
Ogni giorno leggiamo sui giornali e ascoltiamo in radio e tv che i negoziati tra Russia e Ucraina guidati da Trump fanno passi da giganti. Eppure non è chiaro su cosa stiano negoziando dato che le cause profonde della guerra non sono state ammesse da Kiev né dagli sponsor occidentali. Sembrerebbe evidente all’osservatore dotato di comune buonsenso che Mosca, che ha la meglio sul campo di battaglia, non si fermerà se non quando la neutralità dell’Ucraina, non sarà certa,. Ogni dichiarazione europea e ucraina va invece verso un’ulteriore demonizzazione della Russia, e con toni bellicosi, minacce di attacchi globali ed esecuzione di atti terroristici, si pretende di portare la Russia a più miti consigli.
La strategia ha già dimostrato la sua inefficacia. Sebbene leggiamo ogni giorno che il “dittatore”, “zar”, “criminale” (questi gli epiteti rivolti al nemico col quale bisognerebbe mediare) comprenderebbe solo il linguaggio delle armi, di fatto sanzioni e toni bellicosi, la guerra per procura ha reso la Russia maggiormente rigida nei negoziati, inducendola, man mano che il tempo doloroso della guerra aumentava, a sempre maggiori richieste territoriali. Restiamo pertanto impotenti ad ascoltare dichiarazioni politiche e analisi che appaiono fuori dalla realtà. Un teatro scadente.
I negoziati con l’Iran appaiono surreali. Gli Stati Uniti spostano la loro potenza bellica nel Golfo persico e impongono aut aut: zero arricchimento di uranio, riduzione dei missili balistici, disarmo degli alleati dell’Iran… e la chiamano mediazione. Siamo di fronte a una richiesta di capitolazione di un Paese sotto minaccia di attacco e regime change.
Il governo Meloni e la maggioranza degli analisti si compiacciono della tracotanza di Washington contrabbandata per attenzione al popolo iraniano sofferente a causa dei terribili “pretacci islamici” e non per 46 anni di sanzioni e assedio militare occidentale. Naturalmente i media accompagnano con una patetica propaganda l’ennesima guerra per l’esportazione della democrazia, assumendo per vere le notizie dei media e delle Ong finanziate da Washington.
Lo Stato profondo Usa e i suoi vassalli europei fanno allegri girotondi accanto alla diaspora che sostiene il figlio del dittatore Pahlavi, lo stesso che ha terrorizzato il popolo con la sua famigerata polizia segreta. Intanto il film horror di Epstein entra nelle case della gente che non sa come riconciliare la notizia data dal Dipartimento della Giustizia statunitense che i 3 milioni di file non sono stati accompagnati dagli altri tre milioni di documenti, mail e filmati, perché questi ultimi conterrebbero “morti, torture, feriti” e l’affermazione sempre del Segretario alla Giustizia Usa che non vi saranno ulteriori incriminazioni.
Sbalorditi ascoltiamo anche che Epstein era un agente del Mossad e della Cia e teneva i suoi traffici pedofili, i suoi crimini di eugenetica su minori, coperto da una fitta rete di poteri invisibili senza la quale non avrebbe potuto condurre per decenni tale attività criminale e ricatti estesi a gran parte dell’establishment politico, economico e artistico.
La nebbia cala grazie alle manipolazioni dei media mainstream che si soffermano sull’amicizia con Chomsky o con Bill Gates, con il laburista Mandelson, sdrammatizzando le torture, gli assassini, i rapimenti di bambini, come atti di libertinaggio diffusi tra i potenti. Insomma dei cattivelli come i soliti noti Allen e Spacey o l’immancabile Clinton.
Non è il tracollo morale dell’establishment a spaventare, ma il dubbio che la politica, lo Stato, siano sotto ricatto dei servizi deviati e che Epstein, sponsorizzato dai Rockefeller e dai Rothschild, con una rete nella finanza, nelle istituzioni geopolitiche, Council on Foreign Relations e Trilateral di cui era membro, Onu e Ue, fosse stato creato come centralino di operazioni finanziarie, politiche, internazionali, digitali, di cooperazione allo sviluppo, attività che dopo la morte o scomparsa, sono state trasferite all’infrastruttura istituzionale formale.
Non si tratta di complottismo, ma di analisi razionale dei documenti. La logica di Epstein, suprematista, razzista, basata sulla disumanizzazione del debole, apice di una struttura estesa, è la stessa della finanza capitalista e delle lobby delle armi che decidono le nostre guerre e i nostri nemici, è la stessa del genocidio di Gaza.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, Sabato 14 Febbraio 2026

Sapete con chi siederà l’Italia di Giorgia Meloni?
Con la Bielorussia di Lukashenko. Con l’Egitto di al-Sisi. Con l’Azerbaijan di Aliyev. Con l’Ungheria di Orbán.
Al Board of Peace di Donald Trump, presidente a vita, con potere di veto assoluto, la Francia ha detto no, la Germania ha detto no, il Regno Unito ha detto no. Norvegia, Svezia, Irlanda, Spagna: no.
L’Italia, invece, sarà l’unica democrazia dell’Europa occidentale presente. Tra dittatori e autocrati, come se fosse il nostro posto naturale.
Il 7 febbraio, il ministro Tajani aveva detto che il limite costituzionale è “insormontabile”.
Dieci giorni dopo, Meloni ha sormontato l’insormontabile. Il trucco? Ci entreremo come “osservatori”. Una parola che nello statuto non compare nemmeno.
Il Board of Peace non ha nulla a che fare con la pace. Il suo statuto non nomina Gaza, non nomina i diritti umani. È un club di affaristi e tiranni.
Noi diciamo no. No alla partecipazione dell’Italia, in qualsiasi forma, a un organismo che calpesta il diritto internazionale e legittima regimi che imprigionano e torturano i propri cittadini.
No a un comitato di affaristi costruito sulle macerie di Gaza.
La sovranità non si difende con gli slogan. Si difende dicendo no quando serve. Ma Meloni, ancora una volta, ha preferito obbedire.
NDR. IL NO DEI PAESI EUROPEI NON E' DOVUTO A UN SUSSULTO DI INTELLIGENZA MA ALLA VOLONTA' DI NON VOLERE LA PACE.
19 febbraio 2026

Non guardo Sanremo perché non mi piace (NDR Lo consiodero uno show demenziale).. Però stamattina i quotidiani si sono scambiati la velina sulla top model russa Irina Shayk.
Le hanno fatto la solita domanda ‘intelligente’ sulla guerra Russia-Ucraina e lei – bella e brava – li ha messi a tacere: «Siamo qui per celebrare l’amore, la musica, l’unità, l’energia positiva che creiamo. Vorrei evitare commenti di carattere politico».
Toh … ce lo doveva dire una ragazza russa che cos’è Sanremo? Poveri pennaioli di regime: ci sono rimasti male da destra a sinistra.
‘Il Giornale’: “Irina ha perso un’occasione”.
‘La Repubblica’: “Irina non risponde sulla guerra. Glissa”.
E allora? L’Itala è piena di gonzi ‘espertissimi’ di geopolitica. Perché si deve rompere le scatole anche a una modella, tra l’altro tanto intelligente da mostrare a tutti la sua prudenza?
Immaginate se la stessa domanda ieri sera l’avessero fatta ad una top model ucraina … stamattina staremmo ancora tutti qua a sentire il pippotto storico-politico imparato a memoria. Non perché è scema, ma perché il nazinano drogato obbliga tutti gli ucraini famosi a rompere i coglioni all’estero.
Brava e bella, Irina!
Giuseppe sardini
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C’è una frase attribuita a Henry Kissinger che oggi suona come una sentenza: “Può essere pericoloso essere nemici degli Stati Uniti, ma essere loro amici è fatale.”
Quello che è accaduto in queste ore lo dimostra in modo plastico.
L’Italia, alleato storico, partner NATO, paese che ha impegnato decine di miliardi nel riarmo e nella proiezione strategica comune, non è stata nemmeno informata dell’imminente offensiva militare contro l’Iran.
Non informata.
Non consultata.
Non considerata.
Eppure, 300 militari italiani erano presenti in una base in Kuwait che è stata colpita. Militari che si sono salvati non grazie a un sistema informativo nazionale, non grazie alla nostra intelligence, ma grazie agli alert automatici di emergenza.
Questo significa una cosa sola: non siamo parte del processo decisionale. Siamo parte del teatro operativo.
Per anni ci è stato raccontato il valore dell’“amicizia” personale tra Giorgia Meloni e Donald Trump, il valore dell’alleanza privilegiata, della relazione speciale.
Ma la geopolitica non è amicizia. È gerarchia.
E nella gerarchia, chi decide non avvisa. Agisce.
Le dichiarazioni di Antonio Tajani, l’ammissione pubblica che l’Italia non fosse stata preavvisata, e il fatto che il Ministro della Difesa Guido Crosetto si trovasse all’estero senza informazioni operative, non sono dettagli.
Sono indicatori di posizione.
Questo episodio solleva una domanda fondamentale:
L’Italia è un alleato strategico o semplicemente una piattaforma geografica?
Perché uno Stato sovrano che investe nella propria difesa ma non riceve le informazioni essenziali sulla sicurezza dei propri militari non è un decisore.
È un esecutore.
La verità, per quanto scomoda, è che gli Stati Uniti non hanno amici.
Hanno interessi.
E la differenza, oggi, è diventata evidente.

Ovviamente in Italia ci stiamo davvero distinguendo.
I nostri giornali, la nostra stampa (fatico, nella maggior parte dei casi, a definirla “informazione”, comprenderete) enfatizzano il gravissimo attacco iraniano a Cipro. Un Paese dell’Unione Europea, insistono a ricordarci gli augusti commentatori.
Un fatto gravissimo, inaudito, inconcepibile.
Peccato solo per un piccolissimo dettaglio: la distruzione del NordStream ad opera degli ucraini del pianista magico, una delle più importanti infrastrutture energetiche d’Europa, che ci avrebbe consentito peraltro di acquistare più agilmente il gas russo a un prezzo molto inferiore rispetto a quello statunitense. E ancor più lo pagheremo.
Il nostro Presidente del Consiglio è riuscito a dare la colpa a Putin. Trump e Netanyahu attaccano Teheran e "ha stato Putin". Perché avrebbe rotto l’argine: avrebbe dato il via alla violazione del diritto internazionale.
Datemi pure del putiniano, come fa qualche disagiato pellicano pelato, però, a me la replica dell’ambasciata russa sembra impeccabile: «A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'ONU: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro ll’Iran (2026)».
Sublime, ancora una volta, il nostro Capo dello Stato, Mattarella. A caldo, subito dopo l’aggressione all’Iran, dichiara che «la guerra sia tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia». Adesso la guerra si muove da sola, ha quattro ruote motrici. Torna così, autonomamente, non si sa come.
Quando si tratta dei russi, facciamo un bel paragone con i nazisti, nonostante abbiano lasciato sul terreno decine di milioni di morti per arrivare a Berlino. Quando si tratta di Israele, viceversa, la guerra diventa impersonale: come un’auto senza conducente. E se non c’è il conducente, a chi la dai la colpa? Bella trovata.
5 marzo 2026
Meloni "La guerra in MO? Ha stato Putin"
L’ITALIA STA RISPETTANDO la propria Costituzione?
Quando un Paese mette a disposizione basi militari, quando consente l’utilizzo del proprio territorio per operazioni belliche, quando invia navi e assetti militari in un’area di guerra, quel Paese non è più un semplice spettatore. Diventa parte del conflitto. Diventa, nei fatti, un Paese cobelligerante. L’articolo 11 della nostra Costituzione non va interpretato. Non sancisce che l’Italia limita la guerra, non dice che la usa solo in alcune circostanze. In esso si afferma qualcosa di molto più forte e cioè che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Secondo il costituente, l’Italia non dovrebbe mai considerare la guerra come uno strumento della politica internazionale . Il governo Meloni sostiene, con la consueta sudditanza, l’azione militare di Stati Uniti e Israele contro un Paese sovrano. L’attacco all’Iran è una clamorosa violazione del diritto internazionale. Persino il ministro Crosetto ha dovuto ammetterlo, eppure il governo continua a sostenere questa aggressione, che ha causato la morte di oltre 150 bambine, sulla morte delle quali la “madre cristiana” non ha proferito parola. In questi anni Mattarella è intervenuto molteplici volte per denunciare l’aggressione russa all’Ucraina. Ha espresso parole molto chiare di violazione del diritto internazionale. Ha persino equiparato l’attacco di Putin al nazismo dimenticando i 25 milioni di russi periti per sconfiggere Hitler. Ma perché di fronte all’attacco contro l’Iran il presidente della Repubblica tace? Perché non c’è la medesima fermezza nel richiamare il rispetto del diritto internazionale? Nel 1999 l’Italia partecipò ai bombardamenti della Nato contro la Serbia, un intervento avvenuto senza mandato delle Nazioni Unite e quindi in violazione del diritto internazionale. In quel governo Mattarella era ministro della Difesa. Oggi, da garante della Costituzione, a mio modesto avviso dovrebbe ricordare e sottolineare l’impronta marcatamente pacifista della nostra Carta. Il diritto internazionale e la Costituzione non sono un menu da cui scegliere le regole che si preferiscono di volta in volta. Se esiste un ordine basato sulle regole, quelle regole devono valere per tutti. Senza sudditanza.
11 febbraio 2026
Il professore di Sociologia: "A Stati Uniti e Israele serve un accordo sul nucleare con l'Iran per poter sterminare i palestinesi e rubare la loro terra"
Cosa vuole querelare Crosetto? Ad Accordi & Disaccordi ho spiegato che Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Guido Crosetto, se inviassero i Sam-T in Iran diventeranno corresponsabili dello sterminio dei bambini iraniani. Io rido delle loro minacce”. In una sala gremita ben oltre la capienza nella libreria ‘Feltrinelli’ a Roma, il professor Alessandro Orsini commenta, per la prima volta, l’annuncio di querela che gli giunge dal ministro della Difesa del governo Meloni, Guido Crosetto. Orsini poi commenta le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio italiano che non condivide e non condanna l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti ed Israele. “Tipico comportamento del presidente di uno Stato satellite della Casa Bianca. Giorgia Meloni sta a Trump come Lukashenko sta a Putin, Giorgia Meloni ha paura di dire qualcosa che la Casa Bianca non gradisce e sa benissimo Meloni di poter essere distrutta dalla casa Bianca”. Per Orsini l’obiettivo della guerra è chiaro. “Stati Uniti ed Israele vogliono sbarazzarsi del governo di Teheran perché l’Iran finanzia la resistenza palestinese e per rubare la loro terra, Israele ha bisogno di fare fuori il regime di Teheran. In questo momento – continua Orsini – Gaza è stata distrutta ed è diventata una proprietà di Donald Trump ma c’è ancora una resistenza palestinese, quindi il bombardamento dell’Iran è un mezzo per raggiungere un fine”. Ma il segretario di Stato americano Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti non mirano al cambio di regime ma ad un’altra leadership per gestire il Paese. “Questo non mi sorprende e gli Stati Uniti hanno già incassato la prima sconfitta in Iran perché Trump era partito per il cambio di regime e poi si è reso conto che non è possibile”
12 marzo 2026

L’altra sera, chez Mentana, la mentitrice seriale che chiamiamo presidente del Consiglio, oltre alla sua dose quotidiana di menzogne su tutto lo scibile umano, si è permessa di buttare me e il Fatto nella sua indecente campagna elettorale: “Molti di quelli oggi schierati per il No in passato sostenevano questa riforma. Il Pd era per la separazione delle carriere, M5S e Gratteri sostenevano il sorteggio, Marco Travaglio sosteneva tutti e due… Adesso sono tutti per il No”. Càpita, a chi è abituato a mentire e a smentirsi ogni volta che respira: accise, blocco navale, tagli alle tasse, legge Fornero, asili nido gratis, governo in Ue coi socialisti, Patto di Stabilità, spese militari, Putin, sanzioni alla Russia, vittoria militare ucraina, Usa, Gaza, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Pnrr, dazi zero, Superbonus, chiusure per Covid, Web Tax, agenzie di rating, tassa sugli extraprofitti, trivelle in mare, Regioni, elezione diretta del capo dello Stato, legge elettorale con le preferenze e così via.
Finché i suoi elettori si bevono tutto e la lasciano fare, buon per lei e peggio per noi. Ma Giorgia Meloni deve rassegnarsi: non siamo tutti bugiardi in malafede come lei. Le rarissime volte in cui le è capitato di avere ragione, gliel’abbiamo riconosciuto. Giudichiamo tutti dai fatti, non dalle appartenenze. Quindi non si permetta di dire che abbiamo cambiato idea sulla “riforma” solo perché l’ha proposta lei: intanto perché è falso e poi perché così si comportano lei e i suoi, non noi. Il Fatto, da quand’è nato nel 2009, è sempre stato fermamente contrario alla separazione delle carriere e anche delle funzioni. Ha proposto e continua a sostenere un sorteggio per i membri del Csm a una condizione: che valga per tutti, laici e togati, o meglio ancora che vengano aboliti i laici, cioè gli emissari dei partiti, per un vero organo di autogoverno dei magistrati. Invece la sua “riforma” (fatta in fretta e furia l’anno scorso, quindi nessuno poteva essere pro o contro prima) prevede un sorteggio puro per i togati e uno finto per i laici, estratti da una lista di fedelissimi dei partiti (quasi tutti o tutti – dipenderà dalla legge attuativa che farà lei – scelti dalla maggioranza di governo). Siccome ho avuto occasione di spiegarglielo di persona, lo sa benissimo: quindi mente sapendo di mentire. E ancor di più mente sul fatto che io fossi pro carriere separate: io cominciai a demolire l’idea gellian-craxian-berlusconiana nel 1994, sulla Voce, quando lei era appena entrata in politica dietro al feretro di Paolo Borsellino, radicalmente contrario anche lui a quella sconcezza (infatti la Meloni è passata da Borsellino a Nordio, dalla lotta antimafia a B. e alla mozione “Ruby nipote di Mubarak”).
Ero talmente contrario che demolii su Micromega e sull’Espresso la bozza Boato sulla giustizia nella Bicamerale D’Alema del 1997-’98, che prevedeva soltanto la separazione delle funzioni fra pm e giudici (io renderei obbligatori i passaggi dall’una all’altra) e un solo Csm diviso in due sezioni (se vuole documentarsi, le consiglio il mio articolo “La bozza Boato tradotta in italiano”, Micromega, n.5/1997). Quando poi B. tentò il colpaccio per passare in Parlamento alla separazione delle carriere, lo fermarono Scalfaro, l’Anm, Mattarella (allora nel Ppi) e il suo leader Fini affiancato dal consigliere Mantovano e da La Russa. Persino Delmastro è sempre stato contrario, come tutti gli attuali separatisti: Nordio e Di Pietro in primis. Io, diversamente da loro, non ho mai cambiato idea: che la porcata venisse da sinistra o da destra. Se cerca dei voltagabbana, la Meloni guardi intorno a sé e magari si trovi uno specchio: al Fatto non ce ne sono.
Marco Travaglio

URNE DA PAURA
Non cercate i vincitori del referendum.
Non cercate i capri espiatori della sconfitta.
Non ha vinto il cartello delle opposizioni, la sinistra o i magistrati.
Non è stato un voto in difesa della Costituzione. Per dare una prima impressione a caldo, ha prevalso il clima di sfiducia, una diffusa paura indotta dalle guerre e dai loro effetti.
Quando si è insicuri, spaesati, si resta fermi, non si cambia. E la gente ha preferito restare dove sta, temendo ogni spostamento.
Voto conservatore, voto di paura, voto di chi non si fida. È un segnale per il Governo Meloni,
il consenso non può reggere solo sulla comunicazione, un po’ di fuffa, euforia e simpatia, e poi quasi nulla di concreto e di significativo (con due terzi di governo non all’altezza).
E poi se destra vuol dire guerra, Trump e Netanyahu, meglio non seguirla.
Non ci sono credibili alternative politiche all’orizzonte, quindi nessun preavviso di sfratto per la Meloni. Ma in un clima così, pericoloso all’esterno, paludoso all’interno, non si può giocare la partita politici-magistrati in chiave berlusconiana pensando che il paese ti segua… Piovono bombe, si vedono sfracelli, non possiamo pensare ai sorteggi e alle separazioni delle carriere: così avrà pensato chi ha votato no senza aderire alla campagna faziosa che diceva: “se Meloni vota sì, allora noi siamo per il no”.
Il voto è mobile, qual piuma al vento, tenetelo presente…

Vince il NO. In realtà vince il Sì, mascherato da NO in un referendum che personalmente non mi ha mai attratto più di tanto, poiché pretendo una spianata sulla giustizia e non un palliativo. Le considerazioni possono essere tante, più o meno interessanti. Quella che più mi preme è che in Italia un qualsiasi referendum non ha motivo di esistere perché, più che in altri Paesi, la tematica sociale viene assorbita da quella ideologica, in quanto ogni aspetto della vita inevitabilmente verrà associato al fascismo. Una tematica proposta dalla destra riceve il marchio "fascista" il giorno stesso. Una tematica proposta dalla sinistra riceve il marchio di "resistenza" il giorno stesso. Quale miglior dimostrazione di una riforma voluta e rinnegata dall'attuale opposizione che ha portato il suo popolo di marionette a passare mesi a declinare il voto referendario in una battaglia di partigiani arroccati nei vicoli del paesello di montagna? Manifesto il mio rispetto per chi ha votato NO a seguito di una ponderata analisi critica, ma sappiamo tutti che parliamo di una minoranza non rumorosa. Il resto è uno spettacolo costruito sul niente che vedrà milioni di italiani convinti di aver portato a casa un risultato, tra lo sghignazzare di una maggioritaria fetta della magistratura che mantiene intatto lo status quo, inebriata dall'essere riuscita a farsi tutelare dalle stesse ipotetiche future vittime delle proprie impunite decisioni. Dunque, che festeggino i finti "buoni", perché nel "far credere" essi troveranno sempre la ragione unica della loro vita

Impresa Oggi
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