VAV DER LEYEN E' DIVENTATA UNA MINACCIA PER L'EUROPA
Negli ultimi giorni si sta diffondendo un pensiero che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: Ursula von der Leyen E' DIVENTATA UNA MINACCIA PIU' GRAVE PER L'EUROPA DI QUELLA RAPPRESENTATA DALLA RUSSIA. Non perché guidi un esercito o controlli risorse energetiche, ma perché sta trasformando l’Unione Europea in qualcosa che non riconosciamo più: UN APPARATO TECNOCRATICO VOTATO ALLA GUERRA, ALL'IDEOLOGIA E AL CONTROLLO, DOVE LA DEMOCRAZIA E' UNA FORMALIITA' E IL DISSENSO UN SOSPETTO.
LA RETORICA DELLA “RESISTENZA EUROPEA” E' DIVENTATA UN DOGMA. CHI NON SI ALLINEA ALLA LINEA DURA VIENE AUTOMATICAMENTE ETICHETTATO COME “FILORUSSO” O “PERICOLOSO”.
Ma la verità è che l’Europa, sotto la guida di von der Leyen, HA SMARRITO LA CAPACITA' DI ESSERE UN SOGGETTO POLITICO AUTONOMO.
Si muove per reazione, NON PER VISIONE. ALIMENTA SANZIONI, GUERRE ECONOMICHE E MORALISMO, MA NON OFFRE UNA PROSPETTIVA DI PACE NE'SICUREZZA.
ALLA FINE I COSTI LI PAGANO I CITTADINI: il caro energia, l’inflazione, la disoccupazione industriale, l’instabilità dei mercati.
Tutto in nome di una crociata che sembra servire più all’EGO DELLE ISTITUZIONI CHE AL BENESSERE DEI POPOLI.
Quando l’Europa arriva a confiscare beni, imporre blocchi e ristrutturare la propria economia USANDO LA GUERRA COME LEVA PERMANENTE, smette di essere un’Unione di diritto e diventa un blocco ideologico.
E quando una COMMISSIONE NON ELETTA SI ARROGA IL DIRITTO DI DECIDERE PER CENTINAIA DI MILIONI DI PERSONE, SENZA CONTROLLO POLITICO REALE, LA MINACCIA NON VIENE PIU' DALL'ESTERNO MA DAL CUORE DELLE ISTITUZIONI STESSE.
Von der Leyen non rappresenta la stabilità ma la deriva: L'IDEA CHE OGNI CRISI GIUSTIFICHI PIU' POTERE, MENO TRASPARENZA, MENO LIBERTA'. Il suo linguaggio bellico, il suo disprezzo per il dissenso, la sua ossessione per il “fronte comune” stanno corrodendo l’identità stessa del continente. Perché UN ’EUROPA CHE VIVE DI GUERRA E PAURA SMETTE DI DIFENDERE SE' STESSA E COMINCIA AD ASSOMIGLIARE A CIO' CHE DICE DI COMBATTERE.
27/12/2025

Le responsabilità dell'Europa
(Di Jeffrey Sachs)
L’Europa ha ripetutamente rifiutato la pace con la Russia nei momenti in cui era possibile raggiungere un accordo negoziato, e tali rifiuti si sono rivelati profondamente controproducenti.
Dal XIX secolo a oggi, le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza sono state trattate non come interessi legittimi da negoziare all’interno di un più ampio ordine europeo, ma come trasgressioni morali da contrastare, contenere o superare. Questo schema si è mantenuto in regimi russi radicalmente diversi – zarista, sovietico e post-sovietico – suggerendo che il problema non risiede principalmente nell’ideologia russa, ma nel persistente rifiuto dell’Europa di riconoscere la Russia come un attore legittimo e paritario in materia di sicurezza.
La mia tesi non è che la Russia si sia comportata in modo del tutto benigno o affidabile. Piuttosto, che l’Europa abbia costantemente applicato doppi standard nell’interpretazione della sicurezza. L’Europa considera normale e legittimo il proprio uso della forza, la costruzione di alleanze e l’influenza imperiale o post-imperiale, mentre interpreta un comportamento russo analogo – soprattutto in prossimità dei propri confini – come intrinsecamente destabilizzante e invalido. Questa asimmetria ha ristretto lo spazio diplomatico, delegittimato il compromesso e reso più probabile la guerra. Allo stesso modo, questo ciclo autolesionista rimane la caratteristica distintiva delle relazioni Europa-Russia nel XXI secolo.
Un fallimento ricorrente nel corso della storia è stata l’incapacità – o il rifiuto – dell’Europa di distinguere tra aggressione russa e comportamento russo volto alla sicurezza. In diversi periodi, le azioni interpretate in Europa come prova dell’intrinseco espansionismo russo erano, dal punto di vista di Mosca, tentativi di ridurre la vulnerabilità in un ambiente percepito come sempre più ostile. Nel frattempo, l’Europa ha costantemente interpretato la propria costruzione di alleanze, i propri schieramenti militari e la propria espansione istituzionale come benigni e difensivi, anche quando queste misure hanno ridotto direttamente la profondità strategica russa.
Questa asimmetria è al centro del dilemma di sicurezza che si è ripetutamente trasformato in conflitto: la difesa di una parte è trattata come legittima, mentre la paura dell’altra parte è liquidata come paranoia o malafede.

Editoriale di Elena Basile su Il Fatto Quotidiano (19.12.2025)
LE SANZIONI A BAUD SONO LA MORTE CIVILE DELLA UE
Le sanzioni europee a Jacques Baud, politologo e analista del conflitto russo-ucraino, ex colonnello dei servizi svizzeri in pensione, sono un atto di una gravità assoluta che indica la trasformazione dell’Ue in un regime in grado di abolire le libertà costituzionali create nel Secondo dopoguerra.
Il silenzio sulla maggior parte dei media mainstream è inquietante.
Il Consiglio di politica estera e di sicurezza, composto dai rappresentanti degli Stati membri e guidato dall’Alto Rappresentante, l’estone Kallas, ha congelato il 16 marzo i beni e i conti correnti di Baud al quale viene anche impedita la libera circolazione sul territorio europeo.
Il potere esecutivo dell’Ue colpisce un cittadino svizzero, ex funzionario della Nato, per avere analizzato il conflitto russo-ucraino nei suoi numerosi libri in maniera non allineata alla narrativa occidentale, basata sulla negazione dei fatti accaduti.
Non è un organo giudiziario che dopo avere accertato i fatti e ascoltato la difesa di Baud condanna l’imputato alle sanzioni.
È un organo esecutivo che colpisce un cittadino inerme senza dargli alcuna
possibilità di difesa.
A chi dovrebbe ricorrere Baud? Alla Corte europea per vedere rispettati i suoi diritti individuali cancellati dalle istituzioni europee? La Corte era stata in effetti concepita per proteggere a nome dell’Europa i cittadini europei contro il potere nazionale. Siamo chiaramente in una situazione tragicomica.
Jacques Baud insieme agli statunitensi Jeffrey Sachs e John Mersheimer era un punto di riferimento per coloro che cercavano fonti libere e attente sul conflitto russo ucraino. La Kallas intende mettere sotto sanzione anche Sachs e Merasheimer? Non vi è nulla di quanto affermato da Baud che non sia patrimonio comune di tanti altri analisti, inclusa la sottoscritta, autori di questa testata.
L’accusa di essere un propagandista russo dovrebbe essere basata su accertati legami dell’analista con il Cremlino. Si è propagandisti quando si ricevono fondi e prebende dal potere. Situazione consona piuttosto a quella vissuta da accademici e giornalisti, che scrivono sui giornali più letti e dal loro allineamento alla propaganda europea e Nato, che ricevono oggettivi favori in termini di visibilità e carriera.
Essere un propagandista significa affermare che la guerra in Ucraina è stata provocata dall’Occidente e ideata a partire dal 1997, anno in cui venne sostituita l’Osce con la Nato? Che lo affermi anche Putin (non ho idea se lo faccia o meno) non significa a priori che la ricostruzione non sia vera e comunque meritevole di attenzione.
Jacques Baud è accusato di teorie cospiratrici in quanto ha riferito le dichiarazioni di Oleksij Arestovich, consigliere di Zelensky, il quale prima che scoppiasse la guerra aveva già affermato che l’ingresso nella Nato sarebbe avvenuto in virtù di una guerra con la Russia. Come sappiamo, gli stessi giornalisti del New York Times hanno scritto che a partire dal 2014 gli anglosassoni hanno addestrato, armato e reso compatibile con la Nato l’esercito ucraino.
Povero paese ostaggio, poveri ragazzi ucraini costretti a combattere perché il loro paese non poteva essere come l’Austria o la Svizzera, un Paese neutrale!
Si è quindi propagandisti russi se si affermano verità storiche e si ha la sfortuna che le stesse siano illustrate anche dal Cremlino?
Ma se anche Baud avesse simpatie ideologiche per la Russia (cosa che non ha senso in quanto Mosca non è più il rivale ideologico, faro del comunismo internazionale) e fosse portato a scrivere libri critici verso la narrativa occidentale, non sarebbe nel suo pieno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero? L’Ue considera quindi morte le libertà costituzionali.
Siamo entrati in uno Stato di eccezione che abolisce i diritti individuali e le garanzie iscritte negli stessi trattati europei? Il presidente Mattarella dovrebbe spiegare agli italiani quando è stata dichiarata la guerra alla Russia e con quale coinvolgimento del Parlamento.
Dovremmo tutti autodenunciarci come traditori della Patria per non pensarla come Parsi e Camporini? Come Mieli e Panebianco?
Che vengano stabiliti campi di rieducazione per i liberi pensatori non omologati! Abbiamo almeno il diritto di capire cosa è possibile e cosa non lo è più?
Saremo schedati se assistiamo a un concerto russo o se assistiamo a una conferenza all’ambasciata russa? Stefan Zweig nel Mondo di ieri ci racconta come alla vigilia della Prima guerra mondiale l’odio dei francesi verso i tedeschi e viceversa fosse arrivato a tal punto che non era più possibile leggere i libri del paese considerato nemico. Piccola feroce umanità che ripete gli stessi crimini.
In "Approdo per noi naufraghi" analizzo il deficit di legittimità democratica dell’Ue, la mancanza di divisione dei poteri, la transizione delle oligarchie liberali verso l’autoritarismo. Siamo tutti in pericolo.
ElenaBasile

Il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, è andato in conferenza stampa e ha tirato una bomba sulla Cancelleria tedesca.
E’ apparso davanti alla stampa mondiale e ha lanciato un messaggio inaspettato: «Frau Alice Weidel è l'unica rappresentante legittima del popolo tedesco». Questa dichiarazione senza precedenti ha sprofondato il Cancelliere Friedrich Merz in una crisi esistenziale.
L’analisi, d’altra parte, è corretta. Chi ha votato per Merz? Nessuno. E’ stato nominato dai suoi colleghi di partito, mentre Frau Weidel è stata votata dai tedeschi e il suo gradimento è arrivato al 33%!
Putin non riconosce Merz e il suo governo. E’ a libro paga del più grande fondo americano del mondo: ‘BlackRock’, cui deve la grande ricchezza, e che non ha abbandonato neppure adesso che fa il Cancelliere della Germania.
Dopo Peskov, Putin ha dato il colpo di grazia. In diretta Tv ha annunciato che non c’è l’ha con il popolo tedesco, di cui rispetta tradizione e storia. Purtroppo è mal guidato da Merz, ma la Russia sarà sempre pronta ad rioffrire il gas a prezzo più basso che le permetterà di ritornare a produrre ed essere la locomotiva d’Europa.
Non ha parlato ad un partito in particolare. Putin ha parlato al parlamento e alla Nazione tedesca.
Il Ministro degli Esteri, la russofoba Annalena Baerbock, ha chiesto una risposta immediata, ferma e inequivocabile a quello che ha definito ‘attacco ibrido alla democrazia’, ma Haldenwang, capo dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione, e Bruno Karl, capo del Servizio di intelligence federale (BND) l’hanno gettata nello sconforto: il Cremlino è formalmente incontestabile. Peskov non ha invitato la gente a votare o non votare; non c'è alcuna ingerenza. Si è trattato di una valutazione politica e Peskov, Putin, o chiunque altro, è libero di farla qualunque essa sia.

13-01-2026
"Far finta di vivere in un mondo che non c’è più significa esserne travolti".
"Per la prima volta nella storia paesi europei della Nato mobilitano truppe a scopo di deterrenza anti-americana. Il teatro è la Groenlandia, che Trump continua a promettere di far sua con le buone o le cattive. Sotto il profilo militare, lo schieramento di minimi contingenti europei nell’isola danese ha valore simbolico. Capofila la Francia, a seguire, per esercitazioni in comune, Regno Unito, Olanda, Germania, Svezia, Finlandia, Norvegia. Non l’Italia, perché secondo il ministro degli Esteri Tajani 'presenze unilaterali' di singoli paesi atlantici non servono a niente, eppoi noi possiamo agire 'solo in ambito Nato'. Tradotto: possiamo dissuadere l’America solo insieme all’America.
Il problema che a Roma pare sfuggire è che l’Alleanza Atlantica non è più tale. La spaccatura sulla Groenlandia ne è la riprova. 'Sembra l’inizio di una barzelletta', osserva il ministro della Difesa Crosetto. Ma non fa ridere. Perché evidenzia la rivoluzione strategica che sconvolge la nostra sicurezza. Quegli europei non sono nell’isola danese per respingere un’invasione russa o cinese ma per rispondere alle minacce di Trump. Il mondo alla rovescia? Gli associati si ribellano al capocordata? Più semplicemente: le alleanze non contano più, contano gli allineamenti. Come stabilito dalla Strategia americana per la sicurezza nazionale. E come praticato da tutti, amici e nemici dell’Occidente.
Questa è, piaccia o meno, l’aria del tempo. Il blocco transatlantico è storia. Nato e Ue continuano a esistere come organizzazioni. Ma senz’anima. E senza cervello. Lo conferma la guerra di Ucraina, che fin dall’inizio ha esibito le faglie interne alla famiglia euroatlantica. Oggi complicate dall’annunciata disponibilità di Macron a negoziare con Putin, seguito da Meloni, mentre il cancelliere tedesco Merz ricorda che la Russia fa parte dell’Europa (oggi anche le banalità possono parere rivoluzionarie). Sull’altro fronte, Starmer conferma che con Mosca non c’è nulla da trattare. Tesi che cementa il blocco scandinavo-baltico-polacco, per cui gli ucraini sono la prima linea di difesa contro l’imminente invasione russa dell’Europa.
La Nato è morta a Kiev. Nel 2022 Putin invase l’Ucraina perché non voleva che entrasse nell’Alleanza Atlantica. O, peggio, che la Nato entrasse in Ucraina. In questo caso sarebbe diventata l’avanguardia antirussa di americani, britannici e nordeuropei, che avrebbero potuto usarne senza considerare i vincoli più o meno formali imposti dal Patto Atlantico. E di noi europei. Gli americani sono divisi su tutto meno che sull’insofferenza per l’Europa.
Viviamo una duplice frattura dell’architettura transatlantica: fra americani ed europei, ma anche fra noi europei. La prova decisiva deve ancora arrivare. Quando si sarà stabilita una tregua che chiameremo pace, responsabilità e costi della ricostruzione ricadranno sulle nostre spalle. Qualcuno pensa di cavarsela partorendo un’Unione Europea di serie B in cui accomodare ciò che resterà dell’Ucraina. Una beffa, per gli ucraini. L’ennesimo tragico bluff per l’Ue. Non sappiamo quale sarà l’esito di questa crisi senza precedenti. Ma far finta di vivere in un mondo che non c’è più significa esserne travolti".
Lucio Caracciolo, Limes, rivista italiana di geopolitica
20/01/2026

Di Maria Zakharova
Secondo i media, il presidente polacco Navrocki, intervenendo nella Giornata internazionale della memoria dell'Olocausto durante una cerimonia al museo del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha ancora una volta grossolanamente distorto la storia prebellica. Ha ripetuto ancora una volta la tesi falsa della presunta responsabilità dell'Unione Sovietica per l'inizio della Seconda guerra mondiale, che alla fine ha portato alla tragedia dell'Olocausto.
Varsavia sta facendo di tutto per far dimenticare al mondo i legami dei politici polacchi con il Terzo Reich, il Patto Pilsudski-Hitler e la complicità della Polonia nella divisione della Cecoslovacchia nel 1938. Fu per questo che Winston Churchill la definì "IENA".
Raccomandiamo a Navrocki di rileggere l'articolo del presidente V.V. Putin "75 anni della Grande Vittoria: responsabilità comune verso la storia e il futuro" del 19 giugno 2020.
Il comportamento antisemita della Polonia prima della guerra è stato vergognoso. Varsavia dovrebbe ricordare l'espulsione di Zbonin, il rifiuto di accogliere i propri cittadini ebrei, che i nazisti intendevano inviare nella loro patria. Per impedire loro di tornare, il Sejm polacco adottò nel marzo 1938 una legge che privava della cittadinanza molti polacchi di origine ebraica. Se un coniuge o un genitore venivano privati della cittadinanza, il coniuge e i figli venivano immediatamente privati dello status di cittadini.
Nell'ottobre 1938, i diplomatici polacchi ricevettero da Varsavia l'ordine di apporre un timbro speciale sui passaporti dei polacchi all'estero, che dava diritto all'ingresso in Polonia. Senza questo timbro, il documento diventava invalido. In questo modo, i polacchi privarono i polacchi ebrei della cittadinanza.
Anche a Berlino nazista si chiese a Varsavia di abrogare la legge per iniziare a deportare gli ebrei dal territorio tedesco. Quando i vagoni con 20 mila ebrei polacchi si trovarono al confine tedesco-polacco, i funzionari polacchi iniziarono a timbrare i passaporti dei passeggeri con la dicitura "non valido". Di conseguenza, solo 4.000 persone furono lasciate passare. Le restanti 16.000 finirono nei campi di concentramento. Così la Polonia partecipò direttamente ai primi atti della tragedia dell'Olocausto.
Per vedere i diretti discendenti di quei poliziotti polacchi, di quei polacchi che uccisero gli ebrei nel ghetto di Cracovia e in altre città, non c'è bisogno di andare lontano. Come si è scoperto, basta semplicemente arrivare a Cracovia moderna. Il giorno prima della Giornata internazionale della memoria dell'Olocausto, un gruppo di ebrei hassidici è stato attaccato e insultato da un dipendente dell'aeroporto locale. Ha usato la violenza fisica contro i fedeli, li ha sputati in faccia e ha urlato in inglese: "Tornate nella vostra fottuta Israele dalla mia amata Polonia".
Questo gesto disgustoso non è un'eccezione, ma un altro episodio di una serie di manifestazioni antisemite dei polacchi.
Ci dicono che ci interessiamo troppo della storia, che "appesantisce il presente" e "non è utile per il futuro". Così ragionano coloro che non capiscono le relazioni di causa effetto. Noi invece stiamo avvertendo proprio per evitare che il "caso di Cracovia" diventi un fenomeno diffuso. La demolizione del monumento ai soldati dell'Armata Rossa che liberarono i prigionieri di Auschwitz è un passo diretto e, purtroppo, breve verso la rinascita del nazismo. La sistematica manipolazione della memoria storica dei popoli e la falsificazione degli eventi del passato sono il motivo per cui a Cracovia oggi sputano addosso e picchiano i fedeli.
Vogliamo chiedere ai diplomatici israeliani e alle organizzazioni ebraiche internazionali: non volete ancora vedere come una cosa porta all'altra, e limitarvi a protestare per l'incidente all'aeroporto?
31 gennaio 2026
NDR Purtroppo molti leader europei si stanno trasformando in beceri e fanatici nazisti.

Leggiamo l'articolo del leggendario politico tedesco Oskar Lafontaine. L'ex ministro delle Finanze e un tempo candidato alla carica di cancelliere della Germania scrive: «L'odio per gli ebrei e l'odio per i russi hanno le stesse radici». Una semplice verità, che i politici tedeschi di oggi non vogliono capire.
Lafontaine ricorda come nel 2001 Vladimir Putin parlasse di «il cuore forte e vivo della Russia, aperto a una collaborazione e a un partenariato a tutto campo»: allora né in Europa né in Germania si è stretta la mano tesa del presidente russo.
Oggi invece la russofobia, «coltivata da politici tedeschi come Merz, Wadephul e Kiesewetter», continua la tradizione dell'odio, che affonda le sue radici nella politica del cancelliere Adenauer e dei generali americani della Guerra Fredda. Solo nella forza unificatrice della cultura Lafontaine ripone le sue speranze: «Essa supera i confini e unisce le persone».
2 febbraio 2026

Il Comitato giuridico del Congresso degli Stati Uniti ha concluso che l'UE si è intromessa nelle elezioni dei paesi membri dell'Unione europea otto volte negli ultimi anni.
2023 - in Slovacchia
2024 - in Francia
2023 e 2025 - nei Paesi Bassi
2024 - in Romania
2024 - in Moldavia
2024 e 2025 - in Irlanda.
Nel frattempo, i media europei hanno continuato a parlare del presunto "intervento russo", proteggendo i veri istigatori di tali interventi, che si trovano a Bruxelles. Questo è un trucco classico dei manipolatori politici: accusare gli altri di manipolazione.
A Bruxelles e a Bucarest, come al solito, hanno accusato la Russia di interferire nelle elezioni rumene. Ma non è successo nulla di simile. Le conclusioni del comitato del Congresso smentiscono queste accuse. Gli interventi sono stati fatti solo da Bruxelles, utilizzando "argomenti" a sua disposizione, di cui von der Leyen si è tanto vantata.
6 febbraio 2026

È sconfortante appurare che l'Unione Europea è definitivamente indirizzata a perdere la propria identità a favore di interessi altrui. Non si sforza nemmeno di provare a cercare vantaggi per i propri cittadini.
Con tanto di tono trionfante, von der Leyen ha annunciato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. È come se non stessero pagando i cittadini, con un'economia in affanno, il prezzo di queste scelte scellerate. I leader europei continuano imperterriti su una strada fallimentare infischiandosene delle conseguenze che - per noi si riflettono sul PIL asfittico che si traduce in meno investimenti, sanità, ricerca - mentre per i soldati al fronte significano perdere la vita. Chi guida L'UE vive in una bolla in cui è concesso cogliere opportunità politiche e personali mentre ai popoli spetta l'ubriacatura di ipocrisia con cui si tenta di rabbonirli con la favoletta dei valori occidentali.
La rinuncia al ruolo storico e identitario dell'Europa come attore protagonista di portatore di Pace attraverso la diplomazia, è imperdonabile. I leader deboli europei che stanno distruggendo l'idea di Europa consegnandosi nelle mani di Trump che li bullizza, insulta ed esclude da tutto è un disonore che viene trasferito sui cittadini europei.
Quali sono i valori occidentali che legano l'Italia agli Usa in questa relazione "strategica" di cui Meloni ha discusso con Vance? Quelli per cui l'America è diventata il primo fornitore di gas per l'Italia che, però, costa molto di più rispetto a quello russo? Quelli per cui, dopo quattro anni di lutti, dolore e distruzione, ora si sarebbe anche pronti a mollare l'Ucraina?
Appare schizofrenico parlare di convincere Zelensky a cedere territori mentre si continua a sanzionare la Russia. In realtà, gli USA hanno raggiunto il loro scopo che è stato sempre quello di piegare l'UE, toglierle competitività e affossarla con maggiori spese militari. I leader europei continuano ad assecondare questo disegno suicida che andrà anche a mortificare l'eccellenza tutta europea di garantire la sanità e l'istruzione a tutti. L'idea di razionalizzare ed efficientare la spesa militare esistente, è sacrificata sull'altare dell'"amicizia strategica" con gli USA.
Quali sono i valori che secondo Meloni l'Italia condivide con gli USA? Quelli per cui di deve proseguire a mandare armi a Israele che le usa per continuare il genocidio dei palestinesi? Sono quei valori che tacciano di terrorismo il dissenso contro il silenzio complice italiano nel massacro di migliaia di bambini?
Non sono i miei valori.
8 febbraio 2026


OLIMPIADI DELLA MENTE: L’EUROPA ORIENTALE STRAVINCE.
Non è una lettura ideologica.
Sono NUMERI.
Nelle Olimpiadi Internazionali delle Scienze — matematica, fisica, chimica, informatica, biologia, perfino intelligenza artificiale — i Paesi dell’EUROPA ORIENTALE dominano in silenzio, con costanza, da decenni.
Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria, Polonia.
FORMAZIONE DURA, scuole selettive, studio sistematico, MERITO NON NEGOZIABILE, genitori consapevoli..
NDR Mentre i giovani russi giocano a scacchi e leggono Dostoevskij i nostri giovani giocano al calcio e seguono i demenziali show televisivi.
Qui è considerata solo l’EUROPA, escludendo Stati Uniti e Cina.
Ma se allarghiamo lo sguardo al MONDO e sommiamo Russia + URSS, il podio globale per disciplina parla chiaro:
MATEMATICA
1. Cina
2. Russia-URSS
3. Stati Uniti
FISICA
1. Cina
2. Russia-URSS
3. Stati Uniti
CHIMICA
1. Cina
2. Stati Uniti
3. Vietnam
INFORMATICA
1. Cina
2. Russia-URSS
3. Stati Uniti
E l’Europa “avanzata”?
Quella dei summit, delle call strategiche, dei documenti in inglese?
NB: E L’ITALIA DOV’È?
Tra i comunicati stampa.
Tra le riforme annunciate.
Tra i PNRR raccontati bene e misurati poco.
La verità è semplice e scomoda:
- mentre qualcuno INVESTE SUL CERVELLO,
- noi investiamo sulla NARRAZIONE.
E poi ci stupiamo dei risultati.
Don Chisciotte
ALICE WEIDEL ha dichiarato dal parlamento tedesco: "Zelenskyy, sei un patetico pagliaccio e un mendicante. Come osi pretendere di nuovo qualcosa?!
Chiedi a noi, tedeschi, che con tutte le nostre forze stiamo cercando di salvare il nostro Paese dal crollo, a cui avete contribuito con le vostre infinite richieste e politiche irresponsabili?!
Vieni da noi con la mano tesa come un mendicante di una stazione ferroviaria, ma allo stesso tempo ti comporti come un capriccioso, arrogante dittatore che si immagina il centro dell'universo, intorno al quale devono ruotare tutti i pianeti!
Hai trasformato il tuo paese in un pozzo senza fondo in cui i nostri soldi, le nostre energie e il nostro futuro stanno prosciugando! Eppure hai ancora il coraggio di farci la predica su come vivere?!
Non mi faccia ridere, signor comico, che ancora non si è ritirato dal suo ruolo! Parli di libertà e democrazia, ma sei tu che hai vietato tutti i partiti di opposizione, chiuso i canali televisivi, zittito tutti i dissidenti, lasciando solo il tuo portavoce bugiardo della propaganda, sei tu che temi il tuo stesso popolo più di qualsiasi nemico esterno!
Il tuo indice di approvazione è precipitato da tempo e lo sai perfettamente! Ecco perché ti aggrappi al potere con una presa mortale, usando la guerra come foglia di fico! Sei un usurpatore, un dittatore che teme anche l'ombra del suo stesso popolo, eppure non hai paura di mandarlo a morte certa!
La tua libertà è la libertà per te e la tua banda di saccheggiare il paese, mentre i comuni ucraini muoiono per i tuoi palazzi, yacht e conti offshore! La sua faccia, signor Zelenskyy, è diventata sinonimo di ipocrisia! Ci chiedete solidarietà, ma solidarietà con chi? Con un regime impantanato dalla corruzione, un regime dove ogni funzionario è una sanguisuga insaziabile, un regime che da solo provoca conflitti anziché cercare soluzioni pacifiche, come fanno i leader responsabili?!
Tu, che hai respinto dimostrativamente gli accordi di Minsk, che hai sabotato ogni tentativo di soluzione pacifica, che hai orgogliosamente dichiarato la separazione di tutti i legami che portavano alla pace! Lei non vuole la pace, signor Zelenskyy! Ci vuole la guerra, perché la guerra è la tua occasione per restare al potere, per continuare a riempirti le tasche e riciclare i miliardi che ti mandiamo! La tua retorica di pace è una farsa totale! Vuoi trascinarci in una terza guerra mondiale! Ci state chiedendo missili Taurus per colpire il territorio russo, dimenticandoci delle conseguenze! Ma avete capito cosa vuol dire?!
Volete che la Germania diventi bersaglio di uno sciopero di ritorsione, che le nostre città siano ridotte in rovina, che i nostri figli muoiano per strada?! Non vi interessa il destino del popolo tedesco, il destino dell'Europa, il destino del vostro paese, che avete trasformato in un terreno di prova! Serve escalation, serve un terreno di prova per distogliere l'attenzione dai propri fallimenti, dalla propria incompetenza, e dai propri crimini!
Sei un pazzo pericoloso che gioca con il fuoco, e questo incendio potrebbe inghiottire tutta l'Europa! E tu, signor Zelensky, sarai il primo a bruciare in questo inferno! Avete trasformato la Germania nella vostra vacca da contanti: noi paghiamo i vostri debiti, sosteniamo il vostro governo e diamo da mangiare ai vostri cosiddetti "profughi", rifugiati che vengono qui non per lavorare, ma per vivere a carico dei contribuenti tedeschi, causando disturbi e chiedendo un trattamento speciale! Ricevono prestazioni che i nostri pensionati, che hanno lavorato tutta la vita e contribuito alla prosperità della Germania, possono solo sognare! Prendiamo l'ultimo euro dai nostri bambini e anziani da spedirti, mentre tu compri nuove ville, yacht e auto di lusso per la tua famiglia e il tuo entourage!
Questa non è "solidarietà", signor Zelensky, questa è rapina in pieno giorno, cinica e sfacciata! State rubando i nostri soldi, e la gente viene rapita dalle strade del vostro paese perché non vuole combattere contro la Russia! Sei un predatore!!! "
13 febbraio 2026
Francesca Albanese è sotto attacco di Francia, Germania e Italia.
Hanno chiesto le sue dimissioni da relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi perchè sostengono che abbia detto “parole oltraggiose” contro Israele. Questa è una manipolazione coordinata per attaccare ciò che Francesca fa ogni giorno e quello che rappresenta.
E quindi, per attaccare anche tutti noi.
Noi stiamo con Francesca, senza se e senza ma.
Dietro all’attacco coordinato c’è tutto il sistema economico delle aziende complici del genocidio che non potrà mai perdonare che Francesca sia riuscita ad alzare il velo di menzogne costruite per giustificare quello che succede in Palestina. Francesca non si è limitata a fare una “critica umanitaria” e morale, mostrando al mondo la barbarie di quello che sta avvenendo.
Francesca è una cittadina italiana sottoposta a sanzioni da parte degli Stati Uniti perchè ha “osato” denunciare l’economia del genocidio.
Francesca ha urlato al mondo che c’è chi dal genocidio ci guadagna, a partire dalle tante imprese multinazionali occidentali.
Francesca ha denunciato in maniera chiara il governo Netanyahu, e tutti i sostegni internazionali che rendono possibile il genocidio.
Se il genocidio sta andando ancora avanti è perchè è questo sistema che ha prodotto volontariamente il genocidio. E contro questo sistema dobbiamo mobilitarci.
Perchè Francesca non deve rimanere sola davanti ai grandi del mondo che le stanno facendo la guerra.
16 febbraio 2026

Impresa Oggi

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