E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: "Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?".
Ed elli a me: "Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli".
Questa parte dell'inferno non mi è mai piaciuta; Dante condanna coloro che non intervengono nelle dispute o nelle guerre ma se ne "stanno per i fatti loro". Essi non sono degni di entrare nemmeno nell'inferno (né lo profondo inferno li riceve) e Dante crea per loro l'antinferno.
Secondo Dante a esempio, gli angeli avrebbero dovuto tutti o seguire spade in pugno l'arcangelo Michele (dove Michele
fé la vendetta del superbo strupo) e le milizie celesti o combattere con Satana e le sue schiere, non concepisce il concetto di non belligeranza.
D'altra parte, all'epoca di Dante le guerra tra i vari comuni, tra ghibellini e Guelfi, Bianchi e Neri erano frequentissime e chi non si univa alla propria fazione era considerato un traditore; il "pacifismo" non sapevano cosa fosse, nella continuità della storia dell'uomo fatta di un susseguirsi di guerre. Dante partecipò alla Battaglia di Campaldino come cavaliere di prima fila.
Inoltre nella Commedia sono citate spesso armi e armature, come segno distintivo di potere.
Canto IV Mira colui con quella spada in mano,
che vien dinanzi ai tre sì come sire:
quelli è Omero poeta sovrano;
Canto IV I’ vidi Eletra con molti compagni,
tra ’ quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con li occhi grifagni.
Come oggi in Europa, chi non si schiera è un traditore, e i decerebrati leader europei cercano di spingersi fino alle estreme conseguenze. Oggi, chi non si accoda alle indicazioni di governi e media è: no vax, putiniano, antisemita, nemico dell'occidente, inquinatore, terrapiattista, omunista.
Tra il viver senza infamia e senza lodo esiste l'OTIUM romano come afferma Cicerone
«Io nel principio, da adolescente, così come la gran parte, fui trascinato dalla passione per lo Stato, e allora ebbi molte delusioni. Infatti al posto del rispetto, del disinteresse e del merito, vigevano la sfrontatezza, l’avidità e la corruzione. Allora, quando il mio animo trovò sollievo dopo sventure e pericoli, e decisi che il resto della vita l’avrei trascorso lontano dalla politica, non fu mia intenzione di lasciar consumare il tempo nella pigrizia e nella inoperosità, ma neppure trascorrere il resto della vita intento alla coltivazione dei campi, alla caccia, o a lavori umili; ma, ritornato alla primitiva occupazione, ossia lo studio, dal quale la nefasta ambizione politica mi aveva allontanato».
- L'Antinferno nella Divina Commedia di Dante è il Vestibolo, un luogo che precede l'Inferno vero e proprio, destinato agli ignavi, cioè coloro che in vita non presero mai posizione, ritenuti indegni sia del Paradiso che dell'Inferno. Qui subiscono una pena di contrappasso: corrono senza sosta dietro un'insegna vuota, punti da vespe e mosconi, simbolo della loro inazione e mancanza di ideali. Dante li disprezza profondamente, considerandoli inferiori persino ai dannati, e li incontra nel Canto III, dove Virgilio lo esorta a non badare a loro, dicendo «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

19 gennaio 2026

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