Ali Khamenei è stato trovato sotto le macerie di un compound centrato dai bombardamenti israeliani e americani.
E tantissimi iraniani ballano, piangono di gioia, bruciano i ritratti di chi li ha oppressi per decenni.
Gente che ha conosciuto la tortura, la censura, le esecuzioni pubbliche, le donne ammazzate perché un velo scivolava dalla testa.
Chi può biasimarli? Chi oserebbe dire loro di non esultare?
Nessuno.
Il problema è un altro.
Il problema sono quelli che da casa nostra, col telecomando in una mano e il telefono nell’altra, festeggiano come se fosse la finale dei Mondiali.
Quelli per cui la morte di Khamenei è la prova che Trump è un genio, che la forza bruta funziona, che bastano le bombe giuste sulle persone giuste e il mondo diventa un posto migliore.
Quello che è successo è qualcosa di molto più grande e molto più pericoloso.
Due Paesi, da soli, senza consultare nessuno, senza un voto alle Nazioni Unite, senza uno straccio di mandato internazionale, hanno deciso di bombardare uno Stato sovrano, eliminarne la leadership e ridisegnare gli equilibri di un’intera regione.
Uno di questi due Paesi è governato da un uomo che si comporta da padrone del pianeta. L’altro è guidato da chi, negli ultimi due anni, ha accumulato un catalogo di orrori nei confronti della popolazione civile di Gaza che farebbe impallidire diversi capitoli della storia che studiamo a scuola giurandoci “mai più”.
E insieme, questa notte, hanno stabilito un principio semplicissimo: chi ha la potenza di fuoco decide chi vive e chi muore. Fine.
Nessuna regola, nessun tribunale, nessun limite. Solo la legge del più armato.
Ora, Khamenei era un tiranno sanguinario? Sì.
Il mondo è un posto migliore senza di lui? Forse.
Ma il precedente che è stato appena scritto nella storia è un veleno lento che ci attraverserà tutti.
Perché se oggi puoi bombardare Teheran perché il bersaglio lo meritava, domani la stessa logica varrà per chiunque altro.
Varrà domani per la Cina quando deciderà che Taiwan va “riunificata”.
Varrà dopodomani per qualunque potenza nucleare che avrà un pretesto sufficientemente presentabile.
E noi, l’Europa, l’Italia, il cosiddetto Occidente dei diritti e delle regole, abbiamo perso per sempre la facoltà di obiettare qualunque cosa, siamo ininfluenti. Perché il diritto internazionale o esiste per tutti o non esiste per nessuno.
E stanotte è stato sepolto sotto le stesse macerie di Khamenei.
1 marzo 2026
NDR Faccio notare che anche in Afghanistan si pratica la dura Shaari'a, nè più nè meno, che in Iran, ma l'occidente si guarda bene dall'attaccare i talebani dai quali sono stati, più volte ferocemente massacrati. Ricordiamoci che neanche l'impero mongolo ebbe ragione degli afghani. Le forti contestazioni giovanili, in Iran, sono state accese dai soliti infiltrati della CIA.

IL CORDOGLIO DI PUTIN
"Signor Presidente,
La prego di accettare le mie più sentite condoglianze per l'assassinio della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei.
Questo perfido crimine, commesso in cinica violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale, ha provocato profonda indignazione in Russia. L'uccisione di un leader religioso e statale di tale levatura, unitamente ai membri della sua famiglia, è un atto di barbarie che non può avere alcuna giustificazione.
Nel nostro Paese, l'Ayatollah Khamenei sarà ricordato come un eccezionale statista che ha dedicato la sua vita al servizio del suo popolo e che ha dato un contributo personale inestimabile allo sviluppo delle relazioni di amicizia tra Russia e Iran, elevandole al livello di un partenariato strategico globale.
In questo momento tragico per l'Iran, Le chiedo di trasmettere le mie parole di sincera solidarietà e sostegno alla famiglia e ai cari del defunto, nonché a tutto il popolo iraniano.
Auguro a voi tutti fermezza di spirito di fronte a questa durissima prova."
Vladimir Putin.
BIG MAMA ALLA DIFESA
Marco Travaglio 02 marzo 2026
Ci scusiamo per aver scritto che né l’Ue né i governi europei né i ministri meloniani né i loro reggipalle “riformisti” hanno detto una parola chiara sull’attacco criminale di Usa e Israele all’Iran. Quando il Fatto era già in stampa, i suddetti tartufi hanno scandito parole chiarissime: ma a favore dell’aggressione a uno Stato sovrano, spacciata per “attacco preventivo” (per prevenire non si sa cosa);e contro le legittime rappresaglie del Paese aggredito. Ecco la presidente del Parlamento Ue, tal Metsola: “Gli attacchi del regime iraniano contro i paesi del Golfo sono ingiustificabili e imperdonabili. Il regime iraniano deve astenersi da qualsiasi ulteriore escalation contro Stati del Golfo, Israele o cittadini europei o statunitensi”. Quindi, se Usa e Israele, violando l’abc del diritto internazionale, sterminano un capo di Stato e centinaia di civili, incluse 148 bambine e ragazze nella loro scuola per liberare le donne iraniane dal velo, è cosa buona e giusta; se invece il Paese aggredito risponde con una rappresaglia pienamente legittimata dal diritto internazionale contro gli aggressori e i loro complici, è un peccato mortale. Alle giovani trucidate dai liberatori pensa però una dei tanti vicepresidenti del Parlamento europeo, tal Picierno, ovviamente del Pd: “Viva l’Iran libero… Quando viene deposto un dittatore (le hanno detto che Khamanei è stato deposto, ndr), è sempre un giorno di festa per il mondo libero… nel nome delle bambine, delle ragazze e delle donne minacciate, torturate e assassinate da un regime criminale” (par di sentirle, le loro urla di giubilo da sottoterra).
Poi naturalmente tutti a sanzionare l’aggressore Putin perché ha imparato da noi; e ad armare l’Ucraina aggredita (non a caso Zelensky plaude entusiasta agli aggressori dell’Iran, con le stesse parole che Putin usa per lui). A proposito: quando parte la prima fornitura di armi e missili a lunga gittata all’esercito iraniano aggredito? Vorremmo tanto chiederlo al ministro Crosetto, ma purtroppo è impegnato a rientrare da Dubai, dove villeggiava durante l’attacco senza avvertire i servizi segreti, cosa peraltro inutile visto che né quelli né la Meloni erano stati avvertiti dall’alleato privilegiato (che pare si sia scordato persino di Di Maio, “inviato speciale della Ue nel Golfo”). Si conferma così il ruolo fondamentale dell’Italia come ponte fra Trump e Ue, grazie anche alla decisiva presenza di Tajani nel Board of Peace in veste di osservatore-finanziatore, cioè di guardone-pagante. Purtroppo le migliaia di italiani bloccati nei Paesi del Golfo, fra cui la cantante Big Mama, non hanno la fortuna di chiamarsi Crosetto e restano lì, sotto i droni e i missili iraniani, grazie alla squisita premura degli “alleati”. Con amici così, che bisogno abbiamo di nemici?
2 marzo 2026
Qual è la cosa che accomuna Benjamin Netanyahu e Donald Trump?
Il bisogno costante di un nemico.
Il bisogno della guerra come strumento politico.
Il bisogno della paura per governare.
Quando il consenso vacilla, quando le leadership sono sotto pressione, quando le inchieste, le divisioni interne o le difficoltà economiche erodono il potere, la guerra diventa una distrazione perfetta.
Unire il fronte interno contro un nemico esterno. Spostare l’attenzione. Silenziare il dissenso.
In mezzo ci sono sempre gli stessi interessi: controllo strategico, petrolio, occupazione territoriale, equilibri di potere. La sicurezza viene evocata, ma la geopolitica è il vero motore.
E l’Europa?
L’Europa resta immobile. L’Europa tace, trasformando l’assenza di posizione in complicità.
E chi paga sono sempre i civili. Sempre.
In tutto ciò il nostro Ministro Crosetto bloccato a Dubai la dice lunga sulla considerazione che hanno di noi i nostri "alleati", o meglio "i nostri padroni". Il nostro governo non è neanche "degno" di essere avvisato.
E allora la domanda resta sospesa e necessaria: chi sono i veri terroristi? Chi semina instabilità permanente per consolidare potere e controllo? Chi alimenta conflitti invece di costruire soluzioni?
La guerra permanente è una scelta politica. E come ogni scelta politica, ha dei responsabili che hanno nomi e cognomi noti a tutti e tutte.

NON ESISTE CRIMINE AL MONDO CHE NON SIA GIA' STATO FATTO DALLA "COALIZIONE EPSTEIN"
Bombardare un'ambasciata è sempre un crimine. Segnalo a chi condanna (giustamente) l'attacco iraniano all'ambasciata USA a Riad che non esiste crimine al mondo che non sia già stato realizzato dalla Coalizione Epstein (USA+Israele). Nessuno! La presunta moralità delle presunte democrazie (chi realizza un genocidio e chi lo arma non è certo una democrazia) è la più grande fake new del secolo.
Gli USA durante i bombardamenti illegali su Belgrado (al governo in Italia c'era D'Alema, il servilismo di oggi è senza precedenti ma c'era servilismo anche allora) colpirono deliberatamente l'ambasciata cinese di Belgrado uccidendo 3 giornalisti cinesi. Era il 7 maggio del 1999. Qui la propaganda USA ce l'ha fatto dimenticare, in Cina se lo ricordano eccome. Il 1 aprile del 2024, in pieno genocidio, con l'intento di allargare il conflitto (il caos serve a questi fanatici sionisti ad occupare nuove terre e creare la Grande Israele) Israele ha bombardato il consolato iraniano a Damasco uccidendo diplomatici iraniani e civili siriani. Nessun paese europeo ha condannato questi crimini.
Ripeto, non c'è orrore al mondo che non sia già stato fatto (a volte nel peggiore dei modi) da USA e Israele e non è un'opinione. E' un fatto.
Alewssandro Di Battista
4 marzo 2026
. L’Iran sapeva molto bene che sarebbe stato attaccato e sapeva anche che gli USA non avrebbero mosso un dito per difendere i paesi del Golfo a discapito di Israele e quindi aveva già previsto di bombardare anche siti “civili” per spingere gli emiri a fare pressioni su Trump. Infatti, dopo 72 ore di lanci ininterrotti di missili e droni iraniani, Paesi finti ed elevati al rango di Stato come Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar stanno facendo pressioni sul POTUS per porre fine alla campagna di bombardamenti contro l'Iran. Questo perché, dopo tre giorni di blocco di tutti i voli e dei trasporti marittimi, si registrano già gravissimi danni economici. Basta considerare solo che tutta l'acqua potabile disponibile in Qatar, Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti è importata e l'acqua potabile disponibile si sta esaurendo molto rapidamente. Dal punto di vista “militare”, si prevede che gli Emirati Arabi Uniti esauriranno gli intercettori entro una settimana, e il Qatar entro quattro giorni. Se non interverranno gli USA, li vedo molto, ma molto male. L’Iran non è né l’Iraq di Saddam Hussein, né la Libia di Gheddafi e né la Siria di Assad, ma un osso durissimo da mandare giù! Oltretutto, se sono arrivati a colpire la base britannica di Cipro, potrebbero anche dirigere i droni verso Sigonella. Mala tempora currunt…!!
5 marzo 2026

Messaggio di Aisha Gheddafi… figlia di Muammar Gheddafi.
Popolo iraniano orgoglioso e inflessibile!
Vi avverto!
Non credete alle dolci parole e agli slogan degli imperialisti occidentali.
Sono le stesse persone che dicevano a mio padre: “Se chiudete i vostri programmi nucleari e missilistici, le porte del mondo si apriranno per voi”.
Mio padre ha aperto la porta alla riconciliazione con buona volontà e fede nel dialogo…,hanno mentito perché abbiamo visto come i bombardamenti della NATO hanno trasformato la Libia in polvere e in un mare intriso di sangue, e come hanno condotto il nostro popolo alla schiavitù, alla povertà..
Fratelli dell’Iran!
La vostra resistenza, il vostro orgoglio e la vostra determinazione contro le sanzioni, le bugie dei media e gli attacchi economici sono segni di vita e dignità della vostra nazione.
Avrete solo distruzione, divisione e dolore se vi piegate agli " imperialisti " ( pedofili, satanisti ..,) .
I negoziati con il lupo non salvano le pecore, ma determinano solo il prossimo pasto.
Abbiamo visto nazioni che hanno resistito — come Cuba, Venezuela, Corea del Nord, Palestina — scrivere la storia con onore.
E abbiamo visto come coloro che si sono inchinati sono scomparsi nella cenere.
Con amore e solidarietà
Aisha Gheddafi
Questo è un inno alla resistenza
Ed è un avvertimento storico.
Chi resiste paga un prezzo, ma continua a esistere.
Chi si inchina viene prima elogiato e poi cancellato.
L’Occidente lo chiama “ordine internazionale”.
Chi l’ha vissuto sulla propria pelle lo chiama, semplicemente, INGANNO.
5 marzo 2026
MESSAGGIO DI AISHA GHEDDAFI
https://www.impresaoggi.com/it2/2697-liran/
Messaggio di Aisha Gheddafi… figlia di Muammar Gheddafi.
Popolo iraniano orgoglioso e inflessibile! Vi avverto! Non credete alle dolci parole e agli slogan degli imperialisti occidentali. Sono le stesse persone che dicevano a mio padre: “Se chiudete i vostri programmi nucleari e missilistici, le porte del mondo si apriranno per voi”. Mio padre ha aperto la porta alla riconciliazione con buona volontà e fede nel dialogo…,hanno mentito perché abbiamo visto come i bombardamenti della NATO hanno trasformato la Libia in polvere e in un mare di sangue, e come hanno condotto il nostro popolo alla schiavitù, alla povertà.. Fratelli dell’Iran! La vostra resistenza, il vostro orgoglio e la vostra determinazione contro le sanzioni, le bugie dei media e gli attacchi economici sono segni di vita e dignità della vostra nazione. Avrete solo distruzione, divisione e dolore se vi piegate agli " imperialisti " ( pedofili, satanisti ..,) . I negoziati con il lupo non salvano le pecore, ma determinano solo il prossimo pasto. Abbiamo visto nazioni che hanno resistito — come Cuba, Venezuela, Corea del Nord, Palestina — scrivere la storia con onore. E abbiamo visto come coloro che si sono inchinati sono scomparsi nella cenere.
Con amore e solidarietà Aisha Gheddafi
Questo è un inno alla resistenza Ed è un avvertimento storico. Chi resiste paga un prezzo, ma continua a esistere. Chi si inchina viene prima elogiato e poi cancellato. L’Occidente lo chiama “ordine internazionale”. Chi l’ha vissuto sulla propria pelle lo chiama, semplicemente, INGANNO.
5 marzo 2026

La sconfitta americana e quella sionista
"L’aggressione illegale all’Iran potrebbe rappresentare la fine dell’impero americano e del sionismo.
O perlomeno è questa la speranza del mondo intero. Girare pagina dopo decenni di guerre assurde e il ritorno al diritto internazionale e alla pace.
Perfino i militari americani sono contro l’aggressione all’Iran, la definiscono una guerra per conto di Israele e sono imbestialiti perché avevano votato Trump proprio per non ripetere certi tragici errori.
Ma si sa, il sistema è marcio.
I politicanti promettono a vanvera per raccattare poltrone e poi ubbidiscono a chi comanda davvero dietro le quinte. Vale per la politica come per il giornalismo. I media mainstream fanno propaganda per conto dei loro padroni, ma in rete gli esperti militari anche americani ritengono che la guerra all’Iran sia già persa.
Perché la Casa Bianca non ha una strategia, mentre l’Iran prepara la sua minuziosamente da vent’anni.
Perché gli americani combattono controvoglia per conto altrui, mentre per l’Iran è una questione di vita o di morte. Perché gli americani sono a corto di munizioni e di soldi mentre l’Iran ha un arsenale low cost infinito e la Cina alle sue spalle.
Perché siamo nell’era del videogioco e l’Iran ha sviluppato missili balistici e ipersonici che gli invasori si sognano. Perché con la chiusura dello Stretto di Hormuz la crisi diventerà globale. Perché Teheran ha alle spalle il suo popolo, mentre Washington solo la lobby sionista.
Ma la guerra è persa in partenza soprattutto perché il “cambio di regime” è una bufala epocale.
Quello attraverso bombe dal cielo non esiste, mentre quello via terra è una illusione.
Per arrivare a Teheran gli americani dovrebbero sconfiggere milioni di iraniani tra le loro montagne e anche se avessero la meglio, non risolverebbero nulla.
Gli americani sono entrati a Baghdad e hanno ammazzato Saddam ma dal giorno dopo gli iracheni hanno cominciato a ribellarsi fino a costringerli a scappare a gambe levate.
E che dire dell’Afghanistan dove americani e servi europei al seguito sono scappati come ladri dopo vent’anni di occupazione rilasciando Kabul in mano ai Talebani. Puoi sottomettere uno Stato con la forza, ma non un popolo che prima o poi torna sempre padrone a casa sua. E a maggior ragione un paese vasto, potente e dalla complessa cultura come quella persiana.
E se gli americani corrompessero i Kurdi o chi per essi per fare il lavoro sporco, sarebbe ancora peggio.
Il cambio di regime è una bufala, un’arma di distrazione di massa con cui hanno infinocchiato per decenni i telespettatori occidentali.
Il vero obiettivo in Iran non è la fine del regime degli Ayatollah, ma la distruzione di quel paese. Devastare le sue infrastrutture, rovinare la sua economia e destabilizzare la sua società in modo da renderlo debole e quindi innocuo e quindi succube al dominio americano globale e a quello sionista nella regione.
Se la Repubblica Islamica dell’Iran fosse una serva della Casa Bianca e disposta a chiudere occhi ed orecchi davanti alla pulizia etnica palestinese, l’Ayatollah sarebbe ricevuto a Washington coi tappeti rossi come fanno con tutti gli sceicchi corrotti e liberticidi degli emirati arabi. E non finisce qui. Perché perfino la distruzione di un paese è una bufala epocale. Paesi come il Libano sono massacrati dai sionisti da decenni, non solo li hanno invasi e bombardati infinite volte ma alle spalle li hanno ridotti sul lastrico finanziariamente e infiltrati politicamente. Eppure sono ancora lì che combattono in queste ore.
E che dire dei palestinesi perseguitati e tenuti sotto assedio da decenni. Non solo non hanno ceduto di un millimetro, ma la loro resilienza si è rafforzata.
Nemmeno un genocidio li ha piegati ed anzi, non sono mai stati politicamente così forti perché la loro causa si è diffusa nel mondo intero mentre Israele è considerato uno stato canaglia. È così. Decenni di operazioni occulte dello stato profondo, decenni di violenze e di crimini impuniti in tutto il Medioriente, hanno solo favorito il sorgere di una resistenza sempre più estremista allontanando l’unico modo per risolvere i problemi che è ragionare tra persone ben intenzionate e di buonsenso.
La novità storica di questi mesi è che dopo decenni di dominio militare assoluto, americani e sionisti si trovano difronte una potenza militare come l’Iran che si sta preparando da decenni a questo conflitto specifico e che per ironia della sorte ha i popoli del mondo dalla sua parte e alleati potentissimi alle sue spalle. Mentre la sostanza è sempre la solita, quella di una guerra invincibile dato che il cambio di regime ma anche la distruzione altrui sono delle bufale epocali.
L’aggressione illegale all’Iran non la vogliono nemmeno gli americani e gli esperti la considerano una guerra già persa mentre il mondo intero spera nella fine dell’impero americano e del sionismo. In modo da ricominciare ad investire risorse ed energie per costruire un mondo migliore invece che per distruggerlo."
8 marzo 2026

Donald Trump e Netanyahu sono caduti in una trappola organizzata da strateghi iraniani e russi. America e Israele hanno lanciato un attacco con almeno 400 aerei degli 800 pronti a distruggere l'Iran.
La sorpresa è stata che l'Iran li stava aspettando, i suoi cieli erano pieni di difese aeree e bombe digitali, costringendo gli aerei americani a lanciare attacchi indiscriminati dall'esterno dello spazio aereo iraniano.
Un'ora dopo aver respinto l'attacco aereo, l'Iran ha lanciato un contrattacco diverso da qualsiasi cosa gli Stati Uniti avevano mai assistito: un'enorme, simultanea e ad ampio raggio di attacchi aerei sulle sue basi militari all'estero, come quello lanciato oggi dall'Iran.
Un ufficiale americano ha detto al Wall Street Journal che l'esercito americano è rimasto scioccato dalle capacità dell'Iran, che ha preso di mira tutte le sue basi nella regione. Finora, gli iraniani hanno attaccato le basi americane in Giordania, Iraq, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait.
Ma qual è l'obiettivo militare più importante dell'Iran nel bombardare le basi americane negli stati del Golfo?
L'obiettivo primario era la distruzione dei radar americani nel Golfo e nel nord di Israele, e questo obiettivo è stato effettivamente raggiunto. Tra gli obiettivi distrutti c'era il più grande radar americano della regione, un radar FP-132 con una portata di 5.000 chilometri, situato in Qatar. Era equipaggiato con attrezzature uniche utilizzate per tracciare i missili balistici ed è stato completamente distrutto
Il radar è costato 1,1 miliardi di dollari ed è stato usato da Israele per intercettare missili che mirano a Israele durante la guerra di giugno Dopo che i radar furono distrutti, portaerei e navi americane furono esposte e in uno stato di totale confusione. L'Iran ha colto l'iniziativa e ha lanciato i suoi missili verso Israele come segnale di partenza, e questo non era il pacchetto principale di missili da attacco.
Nonostante questo, almeno 18 sistemi di difesa aerea THAAD e Patriot non sono riusciti a intercettare gli attacchi missilistici iraniani su Israele, le cui difese aeree sono state rese inefficaci dalla guerra elettronica iraniana.
La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha continuato i suoi attacchi missilistici contro città israeliane, porti, edifici governativi e strutture di intelligence. Di nuovo, questi non sono i missili principali.
I missili più accurati e pericolosi sono sistemi a carico liquido, altamente precisi, a carico pesante, progettati per il lancio al momento opportuno.
Trump ora è sotto shock. L'orgoglio dell'esercito americano è andato in frantumi e i suoi aerei stealth, dotati di radar digitale, sono diventati facili bersagli per i missili iraniani.
In un momento come questo, le guerre non si misurano dal numero di aerei o dalla dimensione dei missili, ma da chi controlla il ritmo. Quello che è successo non è stato solo uno scontro militare, ma una rivoluzione nell'equazione della deterrenza. Ha lasciato in silenzio la Casa Bianca, alla ricerca di un contrattacco per ripristinare un po' del suo prestigio.
Oggi non solo è stato distrutto un sistema radar da miliardi di dollari, ma è cambiata anche la carta geopolitica. La Cina, monitorando i movimenti dei beni militari americani e trasmettendo queste informazioni all'Iran, è diventata parte della guerra in un momento in cui l'intelligence è più preziosa dei missili.
La Cina capisce che l'Iran è solo un pretesto, e l'obiettivo principale americano è circondare Pechino e tagliare la rotta terrestre attraverso la quale la Cina mira a raggiungere l'Asia occidentale attraverso l'Iran e l'Afghanistan. Allo stesso tempo, i concetti vengono ridisegnati. Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, hanno ufficialmente perso il proprio appello come rifugio sicuro per il capitale.
Quale miliardario vorrebbe vivere a Dubai o Abu Dhabi dopo che i missili iraniani hanno distrutto le loro città di vetro?
I prezzi degli immobili crolleranno per almeno cinque anni. Buona fortuna al sovrano degli Emirati, patrono delle fedi abramitiche e architetto del Trattato di Ciro.
Sul fronte russo: l'Ucraina ora affronterà attacchi su larga scala dello zar Putin. Anche Taiwan è diventata un palcoscenico aperto per la Cina in un momento in cui l'America sta lottando per evitare di essere inghiottita dallo stretto di Hormuz.
8 marzo 2026

"Abbiamo sostenuto il tuo Consiglio di Pace, e hai gettato la nostra regione nel caos! "
Khalaf Ahmad Al-Khabtur, miliardario, capo della Compagnia Nazionale di Assicurazioni di Dubai: i Paesi del Medio Oriente hanno dato a Trump miliardi di dollari per il "Consiglio della Pace", e lui ha trasformato la loro regione in un campo di guerra che non hanno scelto
Chi vi ha dato il diritto di trascinare la nostra regione in guerra con l'Iran? E su quali basi è stata presa questa pericolosa decisione?
Hai calcolato gli effetti collaterali prima di premere il grilletto? E voi pensavate che i paesi della regione saranno i primi a soffrire di questa escalation?
Anche i popoli di questa regione hanno il diritto di chiedere: è stata esclusivamente una vostra decisione? O è stato il risultato delle pressioni di Netanyahu e del suo governo?
Avete messo al centro del pericolo i paesi del Consiglio di cooperazione arabo e altri Stati arabi, che non hanno scelto. Chi ti ha permesso di trasformare la nostra regione in un campo di guerra?
Le iniziative che avete annunciato in nome della pace e della stabilità hanno portato a un'escalation militare che mette a repentaglio il Consiglio di Pace. Che fine hanno fatto le promesse fatte in nome della pace?
La maggior parte dei finanziamenti previsti da queste iniziative proveniva da paesi della regione, inclusi gli Stati arabi del Golfo Persico.
E questi Stati oggi hanno il diritto di chiedere: dove sono finiti i nostri soldi? Stiamo finanziando iniziative pacifiche o una guerra che ci mette in pericolo?
Avete persino infranto le promesse di non fare guerre e di concentrarvi esclusivamente sull'America.
Durante il tuo secondo mandato, hai ordinato interventi militari stranieri, inclusi in sette paesi: Somalia, Iraq, Yemen, Nigeria, Siria, Iran e Venezuela, nonché operazioni navali nei Caraibi e nel Pacifico orientale.
Nel tuo primo anno di mandato, hai guidato più di 658 attacchi aerei stranieri, il numero totale durante l'intero mandato di Biden.
La tua decisione minaccia anche il popolo americano a cui hai promesso pace e prosperità. Oggi gli americani si vedono coinvolti in una guerra finanziata dalle loro tasse.
La loro economia e il loro futuro non sono giudicati dalle loro soluzioni alla guerra, ma dalla loro saggezza, dal rispetto per gli altri e dal desiderio di pace.
Tutto è proprio come pensavamo. Ogni giorno di guerra in Iran cresce l'opposizione a Trump.
Perché tutti sanno perfettamente chi esegue gli ordini Donnie.
Lo capiscono negli Stati Uniti, dove non a tutti piace quello che sta accadendo, e ci sono altre conseguenze che potrebbero verificarsi man mano che il conflitto si aggrava.
8 marzo 2026

DICHIARAZIONI DEL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI IRANIANO
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha appena concluso una lunga conferenza stampa. Ecco alcuni dei suoi punti chiave:
• Le discussioni su possibili sforzi di mediazione per un cessate il fuoco sono “irrilevanti” fintanto che continua il confronto militare
• L’Iran continuerà a difendersi.
• L’Iran non ha avviato alcuna azione offensiva contro Turchia, Cipro e Azerbaigian nell’ultima settimana. Al contrario, alcuni attacchi potrebbero essere stati “inscenati”.
• Gli Stati Uniti hanno “silurato” i colloqui diplomatici che erano in corso prima dei loro ultimi attacchi contro l’Iran.
• Gli attacchi aerei USA-Israele sul paese hanno messo a rischio tutte le leggi internazionali.
• Stati Uniti e Israele vogliono frammentare il paese e prendere il controllo delle sue “ricchezze petrolifere”.
• L’Iran è “irremovibile nel mantenere relazioni buone e amichevoli” con i paesi della regione, ma ha anche il “diritto di difendersi” se i territori di altri paesi vengono utilizzati per lanciare attacchi contro di lui.

LA MASCHERA È CADUTA: IL DISASTRO DI TRUMP IN IRAN!
?L’avevo detto. Puntualmente, è successo proprio come previsto. Mentre la Casa Bianca canta vittoria, la realtà è un’altra: gli Stati Uniti stanno scappando dal Medio Oriente. Dicono di aver "devastato" l'Iran, ma la verità è che il regime è più forte e più determinato che mai.
?
I NUMERI DEL FALLIMENTO (Dati Washington Post)
??6 MILIARDI di dollari bruciati in munizioni in soli due giorni.
?10 MILIARDI di danni a basi e radar americani (ci vorranno 10 anni per ricostruire!).
?DETERRENZA ZERO: Le basi USA continuano a essere colpite e Israele è più in pericolo che mai.
? IL PATTO TRUMP-PUTIN?
?Ieri, dopo un'ora al telefono con Putin, Trump ha dichiarato: "Obiettivi raggiunti, la guerra finisce qui".
MA CHI CI CREDE? I fatti dicono il contrario:
Lo Stretto di Hormuz è SIGILLATO. Non passa una goccia di petrolio per i nemici dell'Iran.
I bombardamenti contro gli americani non si fermano. La guerra non finisce quando lo decide Trump, ma quando lo decidono loro!
? IL CROLLO DI UN IMPERO
?Il Wall Street Journal conferma: i consiglieri di Trump sono disperati. Cercano una via d'uscita da un disastro totale. La verità è che Washington ha perso il controllo.
?"Oggi ci svegliamo in una giungla: il mondo è un posto pericoloso dove chiunque può attaccare e vincere contro un'America che non fa più paura."
?Povero Trump: se la suonano e se la cantano da soli, ma la realtà bussa alla porta. Il petrolio tornerà mai a circolare o siamo davanti al tramonto definitivo dell'influenza USA?
12 marzo 2026

IL DESTINO DEI BULLI
“Ecco Tel Aviv, è un cumulo di polvere, l'IRAN HA VINTO, le difese aeree Israeliane sono state polverizzate, i cittadini sono rinchiusi nei bunker, le case di Netanyahu sono ridotte in cenere. È la cruda realtà, non è finita come prevedeva Trump (pochi giorni, poi una settimana, poi qualche settimana e ora non c'è data).
L'Iran ora sta preparando la seconda fase del piano che prevede la distruzione di infrastrutture civili, economiche e militari e non cede alle richieste di trattare, anzi il suo piano prevede di passare ai missili più potenti, a meno di una resa incondizionata. Trump e Netanyahu non hanno scelta, devono farsi carico di una terza guerra mondiale o voltare pagina con la resa e con la fine dei loro altarini davanti alle Corti Internazionali per i crimini di guerra commessi avendo ammazzato un Leader, anche guida religiosa, avendo bombardato una scuola ammazzando quasi 200 bambine ed avendo ammazzato migliaia di innocenti cittadini.
Trump sta cercando di mediare tramite Putin ma il pasticcio è fatto, per loro la questione ora è seria. Molto seria”.
9 marzo 2026

PRIMO GIORNO DI MOJTABA KHAMENEI COME GUIDA SUPREMA: LANCIA UNA ONDATA DI MISSILI CONTRO ISRAELE
Non ha aspettato nemmeno 24 ore. Appena nominato Guida Suprema, Mojtaba Khamenei ha ordinato quella che la televisione di Stato iraniana ha descritto come “la prima ondata di missili sotto il comando dell’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei verso i territori occupati”.
La Guardia Rivoluzionaria (IRGC) ha pubblicato video del lancio di missili Khorramshahr, Fatah, Khyber e Qadr diretti verso Israele. I proiettili portavano un’iscrizione che dice tutto: “Al tuo servizio, Seyyed Mojtaba”. Non è solo un attacco militare: è un messaggio religioso, politico e personale.
Bisogna capire chi è l’uomo che ha appena dato quest’ordine. Il 28 febbraio, l’attacco che ha ucciso suo padre gli ha portato via anche sua madre, sua moglie, suo figlio, sua sorella, suo cognato e i suoi nipoti. Lui è sopravvissuto ferito. Non è più apparso in pubblico da allora. Ma la sua prima decisione come leader non è stata chiedere negoziati né accettare la “resa incondizionata” richiesta da Trump. È stata lanciare missili. Trump aveva avvertito che chiunque fosse succeduto a Khamenei “non sarebbe durato a lungo” senza la sua approvazione. Israele aveva promesso che il nuovo leader sarebbe stato “un obiettivo inequivocabile da eliminare”. La risposta dell’Iran è stata comunque eleggerlo e sparare verso Tel Aviv nella sua prima ora di comando.
Chi pensava che assassinare il padre avrebbe prodotto un successore docile non ha capito nulla. Stati Uniti e Israele non hanno creato un leader disposto a negoziare. Hanno creato l’uomo più pericoloso del Medio Oriente: uno che non ha più nulla da perdere e ora ha tutto il potere.
13 m,arzo 2026
L’IRAN RESISTE ALL’ASSA LTO LA RUSSIA RIMANE PAZIENTE
ELENA BASILE – IL FATTO – 13.03.2026
I l mondo senza gli Ayatollah sarà migliore”: la frase risuona in Europa grazie alla Von der Leyen, la Metsola, la Kallas ed è ripetuta dai politici di tutti gli Stati membri e, cosa più grave, da diplomatici, giornalisti e accademici. La demonizzazione di un Paese non cessa mentre le bombe israelo-americane si concentrano su scuole, ospedali, creano disastri ambientali e sanitari a Teheran, colpiscono villaggi densamente popolati, anche lontani da obiettivi strategici, utilizzano il cosiddetto doppio colpo, la bomba cade e quando dopo un po’ i soccorritori escono, ne cade una seconda. Crimini di guerra verso gli iraniani non vengono condannati. L’Iran come Gaza, come il Libano. I cittadini sono tutti terroristi perché di fronte all’assassinio del Papa sciita, Khamenei, sono usciti in strada incuranti delle bombe, non per sovvertire il regime ma per celebrare la guida spirituale, morta per libera scelta, da martire. Nessuno si sorprende delle dichiarazioni di Netanyahu, di Trump, del ministro della Guerra Hegseth, che promettono punizioni collettive. Abbiamo disumanizzato i palestinesi, ora tocca agli iraniani. Nessuno sembra accorgersi della barbarie, dell’affossamento della nostra civiltà umanistica. I mostri pullulano, inconsapevoli, ballano intorno a noi con le mani sporche di sangue. L’Iran, la Russia, Gaza combattono una guerra esistenziale che richiama valori ignoti all’Occidente della classe Epstein. Combattono per la salvezza di un popolo sotto attacco, per la loro storia e identità. Non possono accettare un cessate il fuoco che rafforzerebbe soltanto i loro nemici, i quali riprenderebbero fiato per ritentare il regime change e il loro annientamento. Russia, Iran, i palestinesi sono stati presi in giro dalla diplomazia occidentale. Gli iraniani attaccati due volte mentre i negoziati erano in corso; la Russia imbrogliata con le promesse relative alla non espansione della Nato, con gli accordi di Minsk, con i negoziati con Trump, paralleli all’attacco alla residenza di Putin organizzato dalla Cia; i palestinesi col numero di risoluzioni Onu rimaste inapplicate, con l’impunità di Israele. In Iran tuttavia Washington paga un prezzo economico insostenibile. Fallito il regime change , senza un piano B, sorpresi dalla difesa missilistica iraniana e dalla caparbietà di un popolo, sebbene il Pentagono avesse più volte avvertito circa l’insostenibilità dell’impresa, gli Usa cercano una strategia di uscita e si rivolgono a Putin come mediatore. Non rimpiangono i crimini di guerra, 175 bambine trucidate, rimpiangono i costi economici. Le monarchie del Golfo, famiglie corrotte in Paesi che vivono del lavoro dei poveri migranti, sono furiose. Le basi militari Usa non proteggono, li rendono vulnerabili. Le raffinerie di petrolio sono obiettivi indifesi così come gli impianti di desalinizzazione. Gli intercettori e le munizioni occidentali finiscono mentre i 57 siti di missili sparsi in territorio iraniano con un comando decentralizzato resistono. Dalla Seconda guerra mondiale avremmo dovuto imparare che la Germania non è stata sconfitta dai nostri criminali bombardamenti ma dal sacrificio di 27 milioni di Russi, dall’invasione di terra dei sovietici che hanno scoperto loro, (avvertite Benigni e la Kallas), i campi di concentramento. L’Iran resisterà ai crimini di guerra israelo-americani e vorrà dettare le condizioni per la pace. L’intelligence russa e cinese aiuterà la resistenza iraniana. Secondo Scott Ritter, Trump dovrebbe dichiarare che lascia il Medio Oriente perché è un uomo di pace, elimina le basi statunitensi nella regione accontentando l’elettorato Maga, e potrebbe riproporsi candidato al Nobel con l’aiuto della presidente del Consiglio. Intanto i servizi inglesi continuano a colpire la Russia in profondità come a Brjansk e cercano di trascinare Putin in un’escalation. Il ” killer ” rimane invece stabile nella sua strategia di logoramento dell’Ucraina, nella sua lenta avanzata, rafforzato dai prezzi del petrolio e dai margini di profitto, sa che Starmer, Macron e Trump, sono spettri che tra poco scompariranno. Molti falchi in Russia vorrebbero che il presidente attaccasse le basi inglesi da dove partono gli assalti sul suo territorio. Sarebbero atti di legittima difesa tutelati dal diritto internazionale. Mostrerebbero la capacità di deterrenza. Alcuni consiglieri auspicano, a imitazione dei crimini di Trump e Netanyahu, la decapitazione del regime ucraino. “Il macellaio” resiste e mostra pazienza strategica. Intanto le destre e tutta la maggioranza Ursula organizzano girotondi per il trionfo della nostra democrazia in Russia, in Iran. Censurano atleti, artisti russi e, non sazi del pensiero unico che occupa tutti i media, inquisiscono l’esiguo e marginale dissenso. Ci attende la militarizzazione dell’Europa, la società della sorveglianza. Trionfa l’anticristo di Thiel.
14 MARZO 26

LA FISICA QUANTISTICA DELLA PROPAGANDA
Il vero capolavoro si raggiunge sulla narrazione bellica, dove i nostri strateghi hanno involontariamente inventato l’Iran di Schrödinger. Secondo la vulgata ufficiale, l'Iran è un paese contemporaneamente distrutto e invincibile. Da una parte ci rassicurano che la loro capacità militare è annientata, il regime è in ginocchio, e, come ci ricordava Trump non molto tempo fa, il loro programma nucleare è stato "portato indietro di dieci anni", il che, per le volte che è stato detto adesso non sanno neanche cosa sia un “nucleo”. Dall’altra, ci dicono che dobbiamo continuare la guerra oggi, sùbito, perché Teheran è a un millimetro dal possedere la bomba atomica ed è una minaccia esistenziale globale. La logica aristotelica è morta e sepolta. Se sono stati disarmati, perché li temiamo? Se li temiamo, le dichiarazioni di vittoria imminente sono solo squallida propaganda da campagna elettorale. Nel frattempo, dal mondo reale, l'Iran continua a rispondere militarmente come se il promemoria della propria "distruzione" non gli fosse mai stato recapitato.
Tutto questo non serve a santificare il regime di Teheran. Serve a fare una psicanalisi a noi stessi. Noi, i portatori sani di Democrazia. Noi, i fari della civiltà e della trasparenza. Jean Baudrillard diceva che viviamo in un simulacro, dove la rappresentazione della realtà ha sostituito la realtà stessa. E qui risiede il dramma filosofico del nostro tempo: può esistere una democrazia senza verità?
Il pilastro della democrazia rappresentativa è il consenso informato. Il cittadino vota, sceglie e giudica in base ai fatti che conosce. Ma se i fatti vengono continuamente distorti, se l'informazione è una bolla schizofrenica in cui i giornali si smentiscono da soli nel giro di 48 ore pur di assecondare le veline americane, allora il cittadino non è più un elettore. È il prigioniero del mito della caverna di Platone. Solo che le nostre ombre sul muro sono proiettate in 4K e hanno il bollino del fact-checking.
Continuiamo pure a vantarci della nostra superiorità morale. Ma un sistema che si regge su una percezione della realtà artificialmente falsata non è una democrazia, ma solo un Truman Show con un budget molto più alto.
14 marzo 2026

GLI ITALIANI SONO DIVISI E LA STESSA DIVISIONE DOVREBBE APPARIRE ANCHE IN PARLAMENTO
Il punto di vista del Prof. Orsini: "le opposizioni non devono unirsi al governo Meloni nella gestione della guerra con l'Iran per le tre seguenti ragioni:
1) La prima ragione è che l'aggressione contro l'Iran è anche una responsabilità di Guido Crosetto, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, i quali hanno costituito un blocco nell’Unione europea per impedire di adottare misure punitive contro Netanyahu. Crosetto, Tajani e Meloni hanno sempre lavorato per porre Netanyahu nella condizione di sterminare i palestinesi senza impedimenti e di bombardare qualsiasi Paese del Medio Oriente senza dover pagare per i propri crimini, come ho documentato nelle mie ricerche confluite in “Gaza-Meloni. La politica estera di uno Stato satellite”. Mentre scrivo, Netanyahu sta sterminando i bambini libanesi e palestinesi senza freni, perché sa di poter contare sulla protezione dei tanti Crosetto, Meloni e Tajani. Meloni, sotto pressioni di Trump, è entrata persino nel "Board of Peace" per la pulizia etnica di Gaza: Meloni è seduta accanto a Netanyahu in quel Board della vergogna. Crosetto può fare tutte le querele ridicole che vuole: nel luglio 2025 Crosetto, Meloni e Tajani, le tre vergogne della Repubblica italiana, hanno rinnovato la cooperazione militare con Israele per altri cinque anni. Altro che misure punitive per frenare Netanyahu. Il risultato è quello che avete davanti agli occhi: e un'escalation nucleare non può essere esclusa né logicamente, né strategicamente. Se ci sarà, verrà da Israele, da Netanyahu, che Crosetto, Meloni e Tajani hanno sempre protetto.
2) La seconda ragione è che la società italiana è divisa. Questa divisione deve ripercuotersi in Parlamento; deve essere rappresentata e non nascosta né soffocata. Le società liberali funzionano così: il conflitto è istituzionalizzato, disciplinato da regole e rappresentato nelle assemblee elettive dai partiti politici.
3) La terza ragione è che qualunque alleanza tra chi ha sostenuto Netanyahu durante il genocidio del popolo palestinese, cioè Tajani, Meloni e Crosetto, e chi lo ha avversato, è un abominio che spingerebbe milioni di italiani a non votare".
15 marzo 2026
La chiamata per l'ultima guerra.
Quando vedono arrivare la sconfitta,
chiederanno rapidamente una mediazione,
dicono che possono porre fine alla guerra.
Ma questo non è un appello alla pace...
spesso solo una pausa per aprire di nuovo la porta alla guerra.
Passato il tempo
verranno di nuovo,
con nuove giustificazioni,
con nuovi inganni,
con nuovi attacchi.
Quindi, questa guerra
non deve essere semplicemente terminata...
Dev'essere l'ultima guerra.
Una guerra in cui deve vincere la giustizia, una guerra in cui devono vincere i diritti, una guerra in cui deve vincere l'onestà.
Una guerra perchè la gente possa vivere con il proprio orgoglio,
con la propria dignità a testa alta.
Una lotta perché i paesi possano vivere senza paura,
con la propria libertà e
diritti.
Un appello per un nuovo mondo in cui
nessuno può sottomettere
qualcuno,
nessuno può attaccare
chiunque.
Perché nessuno può ingiustamente togliere alle persone e alle nazioni il diritto di vivere dignitosamente.
16 marzo 2026

LA MILITE IGNAVA
Editoriale di Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano - 15 Marzo 2026
Il manifesto chiama la Meloni “milite ignara” da quando ha detto di “non avere gli elementi necessari per condannare o approvare” la guerra criminale di Usa e Israele allo Stato sovrano dell’Iran. Poi però la premier ha detto in Parlamento che è meglio pagare bollette più care che “rischiare un Iran nucleare” (versione 2.0 del “Volete la pace o i condizionatori accesi?” di quell’altro genio di Draghi). Quindi ha persino più elementi di Trump, che a giugno giurava di avere neutralizzato per sempre il programma atomico iraniano; e della sua Cia e del suo Pentagono che, come pure l’Aiea, escludevano qualsiasi pericolo dall’Iran per Usa e alleati. Quindi o ci dice dove ha saputo che l’Iran ha pronta la Bomba, o è anche una “milite ignava”, perché continua a non condannare la guerra che lei stessa e Crosetto definiscono “fuori dal diritto internazionale”. Ed espone l’Italia alle rappresaglie degli aggrediti, pienamente lecite per il diritto internazionale. Poi arriva il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto da Mattarella, con le solite supercazzole su “via negoziale” e “sistema multilaterale” e una sola certezza: la “condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni”, nonché del “rischio di realizzazione di armi nucleari” a scapito della “sicurezza di Israele” (balle totali: è Israele ad avere l’atomica, e da oltre mezzo secolo). Quindi Mattarella e il governo condannano l’aggredito perché attacca gli aggressori: come se condannassero l’Ucraina perché attacca i russi. Invece la armiamo e finanziamo anche dopo che ci ha distrutto i gasdotti Nord Stream e ora che ci fa rischiare un disastro ambientale sulle nostre coste col sabotaggio della petroliera russa.
Ma così – come nota Gaiani su Analisi Difesa – mettiamo sempre più in pericolo i nostri soldati: i 6-700 nelle due basi in Kuwait e in Iraq per difendere Baghdad dalla buonanima dell’Isis (non per fare da bersaglio alle rappresaglie di Teheran); e i 1000 Caschi blu della missione Unifil in Libano, intrappolati tra i due fuochi di Israele e di Hezbollah. Che ci facciamo ancora nel Golfo, ora che il Daesh è distrutto, e in Libano, ora che Israele lo invade per l’ennesima volta e il peacekeeping della fu Onu è un lontano ricordo? L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, scrive che la rappresaglia sulla base di Erbil “dimostra come il regime iraniano, insieme ai suoi proxy, rappresenti una minaccia diretta per l’Italia e per l’intera comunità internazionale”.
Un governo non dico sovranista, ma almeno decente, tapperebbe la bocca a questo provocatore: i soldati italiani vengono colpiti perché stanno nelle basi con gli americani, che insieme agli israeliani sono gli aggressori. Ma già la parola “governo”, a proposito di questi camerieri, appare eccessiva.

Il generale francese Michel Yakovleff ha appena paragonato l'adesione alla guerra in Iran di Trump a "comprare biglietti economici per il Titanic" dopo che è già stato colpito dall'iceberg.
Yakovleff non è una testa parlante a caso. È un generale a tre stelle, ex comandante della leggendaria Legione Straniera francese, e ha ricoperto posizioni di alto livello all'interno della NATO. È una delle voci militari più rispettate in Francia.
Così quando gli è stato chiesto delle disperate richieste di Trump affinché l'Europa si unisca alla sua catastrofe in Iran, la sua risposta ha avuto un peso serio.
Lui non ha usato le parole. Ha esposto cinque motivi distinti per cui ogni nazione europea dovrebbe rifiutare definitivamente.
Primo, Trump non capisce come funziona davvero la NATO. Non puoi lanciare la tua campagna di bombardamenti unilaterali e poi invitare gli alleati a condurre un'operazione separata sotto di te. Le alleanze non funzionano così.
Se Trump vuole coinvolgere la NATO, la NATO prende il comando. Un'operazione, una bandiera, una catena di comando. "Non credo che l'abbia capito", ha detto Yakovleff. Solo questa è un'accusa devastante contro un uomo che dice di essere il più grande venditore sulla terra
.
Secondo, nessuno sa quali siano gli obiettivi strategici reali. Oltre a forzare l'apertura dello stretto di Hormuz, qual è il finale? Cambio di regime? Contenimento? Un accordo negoziato? Trump non l'ha detto. A quanto pare non può dirlo, perché non conosce se stesso.
Terzo, e questo è particolarmente brutale, non si può coordinare una campagna militare multinazionale attraverso tweet che cambiano ogni due minuti. Se le nazioni alleate vogliono mettere in pericolo i loro soldati, hanno bisogno di obiettivi scritti espliciti dagli Stati Uniti. Come ha detto Yakovleff, "Sarà necessario che Trump stesso sappia cosa vuole..
Quarto, c'è il problema fondamentale della fiducia. Trump ha abbandonato gli alleati in passato e tutti sanno che lo rifarebbe senza esitazione nel momento in cui è diventato politicamente utile. I curdi lo sanno. Gli afgani lo sanno. L'Europa lo sa. "Ci delude ogni volta che gli conviene", ha detto il generale. Perché una nazione dovrebbe mettere truppe in gioco per un leader con quel record?
E quinto, il pugno KO. Yakovleff ha citato un principio che ha detto di aver imparato al College di guerra dell'esercito degli Stati Uniti: "Non si rinforza il fallimento. Trova qualcos'altro. "Un generale francese decorato sta usando la dottrina militare americana, insegnata nei college di guerra americani, per spiegare al mondo perché seguire questo presidente americano in battaglia sarebbe negligenza strategica.
La risposta globale è stata altrettanto schiacciante. Il Giappone ha detto di no. L'Australia ha detto di no. Il Regno Unito ha detto no. L'Unione Europea ha detto no. Nel frattempo, missili e droni iraniani hanno reso lo stretto di Hormuz così pericoloso che le compagnie assicurative non copriranno le petroliere che lo attraversano.
Il 20% del petrolio mondiale scorre normalmente attraverso quello stretto. I prezzi del petrolio sono alle stelle e i consumatori ovunque lo sentono.
18 marzo 2026

Il missile ipersonico dell'Iran penetra tre strati di difesa
ISRAELE e colpisce Haifa, 43 morti, 200 feriti.
Per 20 anni Israele ha detto al mondo che erano intoccabili. Erano protetti da Iron Dome, David's Sling, Arrow 3. I sistemi di difesa missilistica più avanzati del mondo. miliardi di dollar di. tecnologia americana. Decenni di sviluppo.
Oggi, il missile ipersonico iraniano ha penetrato TUTTI E TRE gli strati di difesa e ha colpito Haifa. 43 morti. 200 feriti.
L'intera dottrina di sicurezza di Israele - il motivo per cui hanno potuto bombardare Gaza per un anno, invadere il Libano due volte, assassinare i leader a Teheran e iniziare una guerra con una nazione di 93 milioni di persone - si basava su un'ipotesi: "Possiamo colpirli, ma loro non possono colpirci. '
Quella supposizione è morta oggi ad Haifa.
L'Iran, nazione sotto sanzioni da 45 anni, senza accesso alla tecnologia occidentale, e senza il pacchetto di aiuti militari annuali da 3,8 miliardi di dollari, ha costruito con successo un missile capace di penetrare nel sistema di difesa più costoso della storia umana.
Ed ecco cosa nessuno dice: se l'Iran può farlo sotto sanzioni, cosa succede quando la Russia inizia a inviare armi avanzate? Perché è iniziato oggi. La Russia ha confermato che stanno inviando sistemi di difesa aerea e attrezzature da guerra elettronica in Iran.
Israele ha appena scoperto ciò che ogni impero nella storia alla fine impara: puoi bombardare una nazione, ma non puoi bombardare la volontà di una nazione di reagire.
E ora quella nazione può contrattaccare.
L'era dell'invincibilità di Israele è finita, e non attraverso risoluzioni o negoziati ONU.
19 marzo 2026
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CONDIZIONI UFFICIALMENTE DICHIARATE DALL'IRAN PER LA FINE DEL CONFLITTO REGIONALE: Primo: Consegna di Benjamin Netanyahu alla Corte Penale Internazionale. Secondo: Ritiro dalla Striscia di Gaza e dal Libano meridionale fino ai confini del 7 ottobre 2023 e cancellazione del progetto di pace di Donald Trump.
Terzo: Rimozione del blocco, rimozione delle sanzioni all'Iran e sblocco dei fondi congelati. Quarto: Il mondo riconosce il programma nucleare pacifico dell'Iran.
Quinto: Cessazione delle violazioni della sovranità libanese via terra, mare e aria da parte dell'entità occupante e ritiro dalla Siria.
Sesto: Risarcimento dell'Iran per i danni subiti a causa di sanzioni, blocco e aggressioni ingiustificate e in violazione delle leggi del cielo e della terra.
Settimo: La revoca del blocco sullo Yemen, il pagamento dei necessari risarcimenti e il ritiro dalle aree occupate dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.
Ottavo: La rimozione delle basi americane dai territori arabi.
Nono: Le scuse formali e pubbliche di Donald Trump, dell'amministrazione statunitense e del governo israeliano per aver preso di mira:
?? Ali Khamenei
?? Hassan Nasrallah
?? Hashem Safieddine
?? Ismail Haniyeh
perché prenderli di mira ha violato il diritto internazionale e le regole di ingaggio e ha messo a repentaglio la pace globale.
19 marzo 2026
Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. ""Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati ;;al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai"".
Fonti del Golfo hanno riferito al Telegraph che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di "tradimento" a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. JD Vance, il vicepresidente rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto, è ora indicato come principale negoziatore in caso di nuovi colloqui a Islamabad. La presunta trattativa per chiudere la guerra del Golfo non porta alla de-escalation. I missili iraniani hanno bucato l'Iron Dome nel cuore di Tel Aviv e l'esercito israeliano ha risposto con bombardamenti anche su Teheran. Al minimo storico nei sondaggi, Trump tenta la strada della trattativa. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato oggi di aver lanciato missili in direzione di Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania. Vittime in Libano per attacchi israeliani nella notte.
25 marzo 2026
"Abbiamo prima di tutto difeso il diritto internazionale" – Sergei Lavrov ha risposto alla domanda del giornalista francese se la Russia abbia difeso l'Iran e perché lo faccia.
"Come sapete, non abbiamo tanto difeso l'Iran, anche se è davvero il nostro partner strategico. Non un alleato, ma un partner strategico, c'è un corrispondente trattato interstatale. Abbiamo prima di tutto difeso il diritto internazionale. E non credo che i francesi, che tradizionalmente hanno sempre dichiarato di stare dalla parte del diritto internazionale, non vedano cosa stia succedendo. Anzi, in realtà, non c'è bisogno di vedere. Lo osserviamo quotidianamente, in tempo reale.
Quando il Presidente degli Stati Uniti dice che non gli interessa il diritto internazionale e che si guiderà secondo i suoi principi e istinti morali, beh, probabilmente questo non può essere approvato.
E abbiamo più volte inviato agli Stati Uniti un segnale che sarebbe opportuno avviare un dialogo per risolvere tutti i problemi del Golfo Persico e in generale della regione del Medio Oriente, dove ogni volta che gli Stati Uniti e i loro alleati intervengono nei processi, la situazione diventa sempre più preoccupante.
L'Iraq è stato distrutto, la Siria è stata distrutta, la Libia è stata distrutta. Ora la stessa cosa potrebbe accadere con la Repubblica Islamica dell'Iran. E, inoltre, per la seconda volta consecutiva, l'aggressione, inizia in pieno svolgimento dei negoziati.
Tutti ne parlano, e ovviamente questo non può non sollevare interrogativi nei confronti dei negoziatori che hanno condotto questo processo politico e diplomatico per conto degli Stati Uniti.
29 marzo 2026

I fantasmi del Vietnam e dell'Afghanistan incombono minacciosi sull'America.
Khamenei Jr. si trova a Mosca, nell'ospedale del Cremlino, dove è stato curato dopo essere rimasto gravemente ferito. Quindi, eliminare il leader iraniano è molto, molto difficile, per quanto alcuni lo desiderino. Ma stiamo divagando. In realtà, Trump ha ancora 30 giorni per fare qualcosa di significativo, e poi tutto dipenderà da cos'altro farà. Ed è qui che le cose si fanno interessanti.
La Persia è uno dei teatri di guerra più difficili del pianeta sotto questo aspetto. L'Iran meridionale e noi siamo interessati alla costa del Golfo Persico e allo Stretto di Hormuz, dove gli americani intendono sbarcare è uno dei luoghi più caldi della Terra. Persino un soldato sano e addestrato, completamente equipaggiato, rischia un colpo di calore dopo soli 30-40 minuti di combattimento attivo.
Inoltre, l'aria salata e umida accelera i processi di corrosione, danneggiando armi, ottiche ed elettronica. Quindi, il caldo, l'umidità, ma l'umidità è nell'aria, non sotto i piedi, i fitti cespugli impenetrabili sui pendii delle montagne... Qualcosa di familiare, vero? Sì, lo spettro del Vietnam si ripresenta in tutto il suo orrore.
Ma l'Iran può ancora offrire qualcosa che al Vietnam manca. Mentre il Vietnam ha avuto la sua dose di piogge monsoniche, l'Iran ha le tempeste di sabbia. Questo perché l'Iran si trova nella cosiddetta "fascia di polvere". Questo affascinante fenomeno naturale si estende dal deserto del Sahara attraverso la penisola arabica fino all'Asia centrale.
La polvere abrasiva finissima prodotta dalla silice purissima delle sabbie del Sahara, il peggior nemico di qualsiasi equipaggiamento. Non c'è scampo da questo problema, la polvere di sabbia è un danno per tutti: ostruisce i filtri dell'aria dei motori, disabilita ottiche e mirini e penetra nelle centraline di controllo.
Inoltre, l'Iran non è una superficie piana come l'Iraq o il Kuwait, dove è così facile schierare formazioni di carri armati supportate da aerei ed elicotteri. L'Iran è montuoso.
Ci sono notevoli dubbi sul fatto che il 6 aprile segnerà l'inizio di una vittoria americana. C'è molto scetticismo, motivato da ovvie ragioni. Un'operazione di terra contro l'Iran potrebbe trasformarsi non solo in un secondo Vietnam per gli Stati Uniti, ma anche nel completo crollo del mito del "primo esercito del mondo", e sarà molto difficile replicare presto "vittorie" così brillanti come quella in Venezuela.
I fantasmi del Vietnam e dell'Afghanistan si stanno ripresentando con tutta la loro forza, e i soldati americani che si dirigono ad affrontarli potrebbero tornare a casa proprio come i loro colleghi che "ristabilirono l'ordine" in quei paesi.
E questo sarà un risultato del tutto naturale.
1 aprile 2026

RISCHIO DI STAGFLAZIONE
Alla quinta settimana di guerra con l’Iran, i principali indicatori economici globali dicono che il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele sta precipitando l’economia mondiale in una crisi sistemica che potrebbe tradursi in una stagflazione globale. Ovvero un mix di inflazione elevata e crescita stagnante che mette all’angolo governi e banche centrali, perché le politiche solitamente adottate per contenere i prezzi tendono a deprimere ulteriormente l’attività economica – peggiorando la situazione – e viceversa.
Il fatto è che in caso di rapida chiusura delle ostilità il boom dei prezzi dell’energia avrebbe potuto restare uno choc geopolitico circoscritto. Ma ora, con il blocco prolungato dello stretto di Hormuz che innesca continui rialzi delle quotazioni al netto dei ritracciamenti determinati dalle giravolte di Donald Trump, i mercati stanno prezzando uno scenario molto diverso. Quello in cui la crisi energetica “più grave della storia” (parola dell’Agenzia internazionale dell’energia) si trasmette pesantemente all’economia reale e alle condizioni finanziarie globali.
Intanto stiamo arrivando alla fase in cui i combustibili non solo sono un salasso, ma scarseggiano. Non a caso tra analisti e istituzioni il dibattito si è spostato sulla necessità di “distruggere domanda” per riequilibrare un’offerta sempre più scarsa. “La crisi non sarà di breve durata. Anche se ci fosse la pace domani, non potremmo tornare alla normalità in un futuro prossimo”, ha avvertito martedì il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen.
Boom di petrolio e gas. E ora serve “distruggere domanda”
Partiamo dai numeri.
Al 31 marzo il traffico nello stretto di Hormuz, snodo da cui passano circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto, si è quasi azzerando crollando di oltre cento navi al giorno rispetto agli almeno 135 transiti medi del periodo pre conflitto. Il gas sul mercato europeo Ttf, dopo lo stop alla produzione da parte del Qatar nella maxi area industriale di Ras Laffan e i gravi danneggiamenti a molti impianti produttivi nell’area del Golfo, è rincarato del 70% circa, fatte salve le oscillazioni giornaliere. I future sul petrolio Brent sono saliti quasi del 50% e i prezzi medi della benzina negli Stati Uniti di oltre il 30%, superando i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’agosto 2022. Linea rossa dolorosissima per i consumatori Usa e segnale d’allarme per la Casa Bianca in vista delle elezioni di Midterm.
Ma l’andamento dei prezzi, come ha fatto notare su Bloomberg Javier Blas, non riflette ancora il reale impatto della carenza di offerta. Siamo in un limbo destinato a finire presto. A breve, prevede lo specialista di commodity, mancherà materialmente il petrolio. Già oggi, per bilanciare i due piatti della bilancia, sarebbe necessaria una “distruzione di domanda” pari ad almeno 8 milioni di barili al giorno, cioè il consumo di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna messe insieme. Concorda l’economista Paul Krugman, che nella sua newsletter su Substack avverte come le consegne ai mercati asiatici siano destinate a terminare questa settimana e quelle all’Europa la prossima.
La Ue: “Misure per ridurre i consumi”
Per “distruggere” – ovvero ridurre – la domanda ci sono più strade. I consumatori tendono ovviamente a farlo in autonomia quando i prezzi continuano a salire. Krugman calcola che anche ipotizzando un’interruzione relativamente contenuta dell’offerta (-8%), il prezzo del Brent possa arrivare fino a 150 dollari se la domanda resta rigida (cioè cala poco). In uno scenario intermedio (-12% di offerta), le quotazioni potrebbero toccare i 230 dollari al barile. E nel caso più severo, con una riduzione dell’offerta del 16%, il prezzo potrebbe spingersi fino a 200 dollari o, nelle ipotesi più estreme di bassa elasticità, sfiorare un’incredibile quotazione di 350 dollari.
Per rendere la situazione più gestibile a livello sociale, in situazioni di emergenza come questa può essere preferibile che i governi suggeriscano o impongano misure di contenimento dei consumi come ai tempi dell’austerity degli anni Settanta dopo la guerra dello Yom Kippur. O, in modo meno drastico, dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. L’Agenzia dell’energia l’ha suggerito già il 20 marzo. Dieci giorni dopo il commissario Ue all’energia Jorgensen ha fatto suoi quei consigli – dalla riduzione della velocità massima in auto all’aumento del telelavoro – “girandoli” ufficialmente ai Paesi membri: ha scritto ai ministri dei 27 invitandoli a “prepararsi tempestivamente” a “un’interruzione potenzialmente prolungata” delle forniture energetiche evitando “misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue” e promuovendo invece il risparmio di petrolio, in particolare nei trasporti, nonché valutando “la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”. In alternativa ci penserà la recessione a far crollare i consumi. Mercoledì, dopo una riunione informale con i ministri competenti, ha spiegato che “30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla già pesante fattura dell’Unione per i combustibili fossili“.
Cosa dice l’andamento dei titoli di Stato
Intanto le Borse globali hanno perso quasi il 9% e il dollaro si è rafforzato del 2,9%, confermandosi bene rifugio quando gli altri asset sono percepiti come meno sicuri. Ancora più significativo è il comportamento del mercato obbligazionario: il rendimento dei Treasury americani a dieci anni è salito nel complesso di quasi mezzo punto percentuale, arrivando a superare il 4,4%. È segno che i mercati si attendono, visto il ritorno di pressioni inflazionistiche, che la Federal Reserve abbia meno margini per ridurre i tassi di interesse, mantenendo una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Più in generale, in una situazione di forte incertezza globale gli investitori tendono a chiedere un premio più elevato per tenere in portafoglio titoli a lunga scadenza.
Per questo i titoli di Stato europei hanno a loro volta visto salire i rendimenti come effetto della guerra. L’Italia, causa peso del suo maxi debito pubblico, è il Paese che ha visto allargarsi maggiormente lo spread (differenziale) tra il tasso offerto dai propri Btp decennali e quello dei Bund tedeschi: è salito dai 63 punti del 27 febbraio a 95, mentre i Bonos spagnoli hanno registrato un aumento limitato (da 41 a 54 punti) come gli Oat francesi (da 57 a 74 punti). La tendenza può avere conseguenze pesanti sui conti pubblici: emettere nuovi titoli a tassi più elevati significa che, man mano che il debito in scadenza viene rinnovato, la spesa per interessi sale. Riducendo lo spazio fiscale disponibile per altre misure, dai sostegni contro il caro energia agli interventi per la crescita.
Gli impatti sull’economia reale
Lo choc energetico si trasmette all’economia reale attraverso diversi canali. Innanzitutto quello diretto dei costi: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas si riflette su quelli di produzione e sulle bollette energetiche, comprimendo i margini e riducendo il reddito disponibile delle famiglie. Le interruzioni dei flussi attraverso Hormuz e il rincaro dei trasporti incidono poi sulle catene di approvvigionamento, aumentando i prezzi lungo tutta la filiera. Intanto la carenza e il conseguente rincaro di fertilizzanti e altri prodotti chimici legati al gas naturale rendere più costosa la produzione agricola con impatti sul costo degli alimentari. Sul fronte finanziario, tassi di interesse più elevati e condizioni di credito più rigide rendono più costosi investimenti e consumi, frenando ulteriormente la domanda. Il risultato è un indebolimento del pil che va di pari passo con il surriscaldamento dei prezzi.
Analisti e istituzioni internazionali hanno già iniziato a quantificare la portata dell’onda d’urto. Il 19 marzo la Bce ha rivisto al rialzo al 2,6% l’inflazione dell’Eurozona e ridotto allo 0,9% le aspettative di crescita del pil. Una settimana dopo l’Ocse ha disegnato un quadro peggiore: ha tagliato le prospettive di crescita globale per il 2026 a +2,9%, cancellando la revisione al rialzo di 0,3 punti percentuali che lo scorso dicembre era considerata probabile, e ritoccato al rialzo le previsioni di inflazione: nei Paesi del G20 è ora attesa intorno al 4%, 1,2 punti percentuali in più sopra le stime precedenti. Negli Stati Uniti la crescita rallenterà al 2% per poi scendere all’1,7% nel 2027, sostenuta ancora dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale ma frenata da consumi più deboli, visto che l’inflazione salirà al 4,2%. L’area euro, più esposta al rialzo dei prezzi dell’energia, vedrà il pil rallentare allo 0,8% prima di una modesta ripresa all’1,2% nel 2027 dovuta in parte alla maggior spesa per la difesa. L’Italia è fanalino di coda, con uno stentato +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027. A pesare soprattutto il calo dei consumi colpiti dall’aumento dei prezzi energetici. Pessime notizie per il governo Meloni, che – reduce dalla batosta referendaria – nei prossimi giorni dovrà decidere se rinnovare il poco utile sconto sulle accise sui carburanti o mettere in campo interventi più muscolari per tamponare l’emergenza. E nel prossimo Documento di finanza pubblica dovrà giocoforza tagliare le stime aggiornata lo scorso autunno.
2 aprile 2026

Il Vicepresidente Javad Zarif ha dato una risposta feroce alla Casa Bianca, dichiarando che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché Washington continuerà le sue "assurde" esibizioni diplomatiche e militari. Questa dichiarazione fa seguito al recente annuncio pubblico del Presidente Trump di un potenziale cessate il fuoco, che Teheran ora respinge come una narrazione manipolativa piuttosto che una proposta seria.
Zarif ha caratterizzato l'approccio degli Stati Uniti come una "performance teatrale" progettata per placare gli elettori nazionali mantenendo una politica di strangolamento economico. Ha sottolineato che la campagna "massima pressione" e i recenti attacchi cinetici sulle infrastrutture regionali hanno solo rafforzato la volontà dell'Iran di controllare i suoi corridoi marittimi sovrani.
Le osservazioni del Vicepresidente hanno messo seri dubbi sull'imminente finestra di de-escalation, in quanto ha ribadito che la riapertura dello Stretto non è negoziabile senza la totale revoca delle sanzioni e la cessazione della "guerra psicologica. " " Questo indurimento della posizione iraniana arriva nonostante l'avvertimento dell'AIEA che il mercato globale dell'energia sta affrontando la sua crisi più potente della storia.
Gli analisti internazionali suggeriscono che questa retorica sia una opposizione strategica contro il vertice dei 35 paesi a Londra, segnalando che Teheran non sarà costretta da sforzi diplomatici multilaterali. Etichettando le esibizioni degli Stati Uniti come "assurdo", l'Iran si sta posizionando come vittima di una crisi fabbricata guidata da "profittatori della guerra occidentale." "
Mentre gli Emirati Arabi Uniti si preparano a unire le forze con gli Stati Uniti per aprire lo Stretto con la forza, il rischio di una catastrofica escalation navale non è mai stato così alto. Il mondo sta guardando per vedere se questo stallo diplomatico si romperà o se l'"assurdità" di cui parla Zarif porterà ad una guerra regionale totale.
2 aprile 2026

ULTIM'ORA: il presidente iraniano Pezeshkian pubblica una lunga lettera pubblica indirizzata al popolo americano prima del discorso di Trump alla nazione.
LETTERA COMPLETA:
"Ai popoli degli Stati Uniti d'America, e a tutti coloro che, tra un'ondata di distorsioni e narrazioni, continuano a cercare la verità e aspirare a una vita migliore:
L'Iran, proprio con questo nome, carattere e identità, è una delle più antiche civiltà continue della storia umana. Nonostante i suoi vantaggi storici e geografici in vari momenti, l'Iran non ha mai scelto, nella sua storia moderna, la via dell'aggressione, dell'espansione, del colonialismo o del dominio. Anche dopo aver sopportato l'occupazione, l'invasione e la pressione sostenuta da parte delle potenze globali - e nonostante possegga la superiorità militare su molti dei suoi vicini - l'Iran non ha mai iniziato una guerra. Eppure ha respinto risolutamente e coraggiosamente chi lo ha attaccato.
Il popolo iraniano non nutre alcuna inimicizia verso altre nazioni, inclusi gli americani, l'Europa o i paesi vicini. Anche di fronte ai ripetuti interventi e alle pressioni straniere nel corso della loro orgogliosa storia, gli iraniani hanno costantemente tracciato una netta distinzione tra governi e popoli che governano. Questo è un principio profondamente radicato nella cultura e nella coscienza collettiva iraniana, non una posizione politica temporanea.
Per questo motivo, ritrarre l'Iran come una minaccia non è coerente né con la realtà storica né con i fatti osservabili odierni. Tale percezione è il prodotto dei capricci politici ed economici dei potenti - la necessità di fabbricare un nemico per giustificare la pressione, mantenere il dominio militare, sostenere l'industria degli armamenti e controllare i mercati strategici. In un ambiente del genere, se una minaccia non esiste, viene inventata.
In questo stesso contesto, gli Stati Uniti hanno concentrato il maggior numero di forze, basi e capacità militari intorno all'Iran, un paese che, almeno dalla fondazione degli Stati Uniti, non ha mai iniziato una guerra. Le recenti aggressioni americane lanciate proprio da queste basi hanno dimostrato quanto una simile presenza militare sia veramente minacciosa. Naturalmente, nessun paese che si trova di fronte a tali condizioni rinuncerebbe al rafforzamento delle proprie capacità difensive. Ciò che l'Iran ha fatto - e continua a fare - è una risposta misurata basata sulla legittima autodifesa.
Le relazioni tra Iran e Stati Uniti non erano originariamente ostili, e le prime interazioni tra il popolo iraniano e quello americano non erano segnate da ostilità o tensione. Il punto di svolta, tuttavia, fu il colpo di stato del 1953, un intervento illegale americano volto a impedire la nazionalizzazione delle risorse proprie dell'Iran. Quel colpo di stato ha interrotto il processo democratico dell'Iran, ha ripristinato la dittatura e ha seminato profonda sfiducia tra gli iraniani verso le politiche degli Stati Uniti.
Questa sfiducia si aggravò ulteriormente con il sostegno dell'America al regime dello scià, il sostegno di Saddam Hussein durante la guerra imposta degli anni ottanta, l'imposizione delle sanzioni più lunghe e complete della storia moderna e, infine, l'aggressione militare non provocata - due volte, nel mezzo dei negoziati - contro l'Iran.
Eppure tutte queste pressioni non sono riuscite a indebolire l'Iran. Al contrario, il Paese è cresciuto in molti settori: i tassi di alfabetizzazione sono triplicati, passando da circa il 30% prima della rivoluzione islamica a oltre il 90% oggi; l'istruzione superiore è cresciuta drasticamente; sono stati raggiunti progressi significativi nella tecnologia moderna; i servizi sanitari sono migliorati; e le infrastrutture si sono sviluppate a un ritmo e scala incomparabile con il passato. Queste sono realtà misurabili, osservabili, che si ergono indipendenti da narrazioni inventate.
Allo stesso tempo, l'impatto distruttivo e disumano delle sanzioni, della guerra e dell'aggressione sulla vita del popolo iraniano resistente non va sottovalutato. La continuazione dell'aggressione militare e dei recenti bombardamenti colpiscono profondamente la vita, gli atteggiamenti e le prospettive delle persone. Questo riflette una verità umana fondamentale: quando la guerra infligge danni irreparabili a vite, case, città e futuro, le persone non rimarranno indifferenti nei confronti dei responsabili.
Questo pone una domanda fondamentale: esattamente quale degli interessi del popolo americano è veramente servito da questa guerra? C'era qualche minaccia oggettiva da parte dell'Iran per giustificare un simile comportamento? Il massacro di bambini innocenti, la distruzione di strutture farmaceutiche per la cura del cancro, o il vantare di bombardare un paese "perchè ritorni all'età della pietra" servono a qualsiasi scopo oltre a danneggiare ulteriormente la posizione globale degli Stati Uniti?
L'Iran ha proseguito i negoziati, ha raggiunto un accordo e ha rispettato tutti i suoi impegni. La decisione di ritirarsi da quell'accordo, aggravarsi verso il confronto e lanciare due atti di aggressione nel bel mezzo dei negoziati sono state scelte distruttive fatte dal governo degli Stati Uniti, scelte che sono servite alle illusioni di un aggressore straniero.
Attaccare le infrastrutture vitali dell'Iran, comprese le strutture energetiche e industriali, colpisce direttamente il popolo iraniano. Oltre a costituire un crimine di guerra, tali azioni comportano conseguenze che vanno ben oltre i confini dell'Iran. Generano instabilità, aumentano i costi umani ed economici, e perpetuano cicli di tensione, piantando semi di rancore che dureranno per anni. Questa non è una dimostrazione di forza, è un segno di sconcertazione strategica e di incapacità di raggiungere una soluzione sostenibile.
Non è forse anche il caso che l'America sia entrata in questa aggressione come procura di Israele, influenzata e manipolata da quel regime? Non è forse vero che Israele, costruendo una minaccia iraniana, cerca di distogliere l'attenzione globale dai crimini nei confronti dei palestinesi? Non è evidente che Israele ora punta a combattere l'Iran fino all'ultimo soldato americano e all'ultimo dollaro dei contribuenti americani, spostando il peso delle sue illusioni sull'Iran, la regione e gli Stati Uniti stessi per perseguire interessi illegittimi?
"America First" è davvero tra le priorità del governo degli Stati Uniti oggi?
Vi invito a guardare oltre la macchina della disinformazione - parte integrante di questa aggressione - e a parlare invece con coloro che hanno visitato l'Iran. Osservate i molti immigrati iraniani di successo, educati in Iran, che ora insegnano e conducono ricerche presso le più prestigiose università del mondo, o contribuiscono alle aziende tecnologiche più avanzate in Occidente. Queste realtà si allineano con le distorsioni che vi vengono raccontate sull'Iran e sul suo popolo?
Oggi, il mondo si trova davanti a un bivio. Continuare sulla strada del confronto è più costoso e futile che mai. La scelta tra confronto e coinvolgimento è sia reale che consequenziale; il suo risultato plasmerà il futuro per le generazioni a venire. Nel corso dei suoi millenni di storia orgogliosa, l'Iran ha superato molti aggressori. Tutto ciò che rimane di loro sono nomi macchiati nella storia, mentre l'Iran resiste - resistente, dignitoso e orgoglioso. "
3 aprile 2026

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi risponde alle minacce di morte da parte di Stati Uniti e Israele...
Con una determinazione inflessibile, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi dichiara:
"Siamo saldi nonostante le minacce di morte da parte di Israele e Stati Uniti, i nostri piedi sono saldamente piantati a terra.
Se avessimo temuto la morte, non saremmo entrati in questa guerra, né avremmo offerto i nostri più coraggiosi uomini come martiri. Per noi la morte è un onore, perché combattiamo per la libertà della nostra patria. Preferiamo non respirare piuttosto che vivere sotto la tua tirannia, sotto la tua tutela che porta vergogna.
Nati liberi, moriremo liberi, liberi dalle catene dell'oppressione, rifiutandoci di inchinarci ai malvagi e agli assetati di sangue."

L'IRAN HA APPENA OFFERTO ALL'EUROPA UN AFFARE: IL TRANSITO DELLO STRETTO DI HORMUZ.
L'Iran ha offerto il transito dell'UE attraverso lo stretto di Hormuz. Sembra una piccola mossa diplomatica. Non lo è.
Questa è una bomba nucleare finanziaria.
- Lo stretto di Hormuz trasporta il 20% di TUTTO il petrolio mondiale
- La bolletta energetica europea è salita di 16,2 MILIARDI di dollari in soli 30 giorni
- Il gas naturale in Europa è aumentato del 100%. Olio in aumento del 60%. Diesel a 200 $/barile
- Le riserve di dollari sono già scese dal 70% al 56,9% in 25 anni
- Se l'Europa accetta questo affare, pagano in euro, non in dollari
- Un importante affare petrolifero non-dollaro è tutto ciò che serve per mostrare al mondo che si PUÒ fare.
Il petrodollaro è il sistema finanziario più potente mai creato. Nato nel 1974. Ha costretto ogni nazione sulla Terra a detenere dollari solo per comprare il petrolio. Questa è l'intera base del dominio finanziario americano.
Se quel sistema cracca - BRICS accelera, gli Stati del Golfo ci ripensano, la domanda di dollari crolla e l'America non potrà più finanziare il suo debito di 34 miliardi di dollari in condizioni facili.
Il 2 aprile il membro del consiglio della BCE Panetta ha detto: "Anche se la guerra in Iran finisce, i danni sono stati fatti. "
Vi stanno mostrando una guerra contro le armi nucleari e la sicurezza regionale.
NON vi fanno vedere che la VERA guerra la vincerà chi stamperà la valuta di riserva mondiale.
- L'Iran blocca Hormuz per gli Stati Uniti. Lo apre per l'UE con un accordo.
- Ue, disperata e sanguinante, valuta seriamente di accettare l'accordo.
- L'affare viene fatto in euro o yuan. Non dollari.
- Ogni paese che guarda — BRICS, Sud globale, Stati del Golfo — lo vede accadere.
-
"Se l'UE può bypassare il dollaro, possiamo farlo anche noi. "
- La domanda di dollari cala. Crolla la quota di riserva. L'inflazione statunitense sale.
Se l'America è così potente, perché l'UE sta considerando un accordo con il paese che l'America sta bombardando?
Questa non è più solo una guerra in Medio Oriente.
Questo è un attacco diretto al petrodollaro.
5 aprile 2026

IN IRAN TRUMP È ALL'ULTIMO STADIO DELLA DISPERAZIONE. E MELONI PURE
Alessandro Orsini
Privare l’Iran della corrente elettrica comporta neonati morti nelle incubatrici, sangue marcito per le trasfusioni e molto altro. Le minacce di Trump di riportare l’Iran all’età della pietra sono una sorta di ultimo stadio della disperazione. L’indice di gradimento del presidente americano è sprofondato: è addirittura più basso di quello di Biden dopo avere perso il duello in televisione con Trump mostrando evidenti cedimenti cerebrali. Trump è disperato perché sta passando da un’escalation all’altra. Più Trump aumenta il livello dello scontro, più allontana i suoi obiettivi strategici. La disperazione di Trump non è tanto nel non poter tornare indietro, ma nell’essere costretto ad andare avanti.
Proverò a elencare i principali errori di Trump nella guerra con l’Iran: 1) Trump e Netanyahu hanno ucciso i principali leader iraniani nel primo giorno di guerra. Trump non voleva che Alì Khamenei fosse sostituito da Mojtaba Khamenei, più radicale del padre. Tuttavia, Trump ha spianato la strada a Mojtaba uccidendo i suoi rivali. Quando i giornalisti hanno chiesto a Trump chi volesse al posto di Alì, Trump ha risposto di non poter rispondere perché “abbiamo ucciso tutto il gruppo dirigente”. Trump ha dichiarato di avere ucciso tutti i capi iraniani che gradiva di più. E ha pure aggiunto di non avere la più pallida idea degli iraniani con cui trattare perché non conosceva i sostituti; 2) il 26 febbraio , due giorni prima che Trump avviasse la guerra, il ministro degli Esteri dell’Iran aveva offerto al vicepresidente americano Vance di diluire l’uranio arricchito sotto lo sguardo delle agenzie internazionali. Trump ha rifiutato, preferendo bombardare. E adesso? Nella migliore delle ipotesi, quell’uranio arricchito si trova sotto le rovine della centrale nucleare di Esfahan. Nella peggiore delle ipotesi, si trova in un luogo segreto, facile da trovare come un ago nel pagliaio; 3) Alì Khamenei aveva emanato due pronunciamenti religiosi contro la costruzione della bomba atomica. Il figlio Mojtaba nemmeno una fatwa; 4) Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz era aperto, ora è chiuso; 5) Trump ha bombardato l’Iran per provocare una rivolta popolare, ma il popolo si è compattato intorno al regime; 6) Hamas e Hezbollah sono vivi e vegeti; 7) Zelensky si indebolisce perché gli Stati Uniti devono spostare le armi in Medio Oriente; Putin guadagna miliardi con il rialzo del prezzo del petrolio e diventa centrale nella diplomazia internazionale per mediare con l’Iran; 9) L’Europa boccheggia senza gas e petrolio; 10) Trump crolla nei sondaggi in vista delle elezioni di metà mandato; 11) i Paesi del Golfo Persico sono massacrati tutti i giorni dai missili dell’Iran: le loro economie rischiano di essere cancellate; 12) Crosetto e Meloni non possono più manipolare gli italiani dicendo che il governo Meloni arma gli aggrediti contro gli invasori per ragioni morali.
In conclusione, Meloni aveva spiegato agli italiani che, essendo Trump il capo della sua famiglia politica, i successi di Trump erano anche suoi. Quando Trump annunciò la finta pace di Gaza, Meloni disse che il merito (di quella finzione) era anche suo. Per ribadire la sottomissione di Fratelli d’Italia a Trump, Sangiuliano si era candidato a Napoli indossando il cappellino di Trump Make Naples Great Again. Poi Meloni è entrata nel Board of Peace di Trump con il cappellino Maga tra le mani di Tajani. Adesso Meloni dovrà spiegare agli italiani, con il cappello in mano, che il suo capo politico, Trump, causerà la fame di milioni di italiani e la devastazione di buona parte della loro economia.
Il Fatto Quotidiano

La notizia che tutto il mondo voleva sentire è arrivata alla mezzanotte e 34 minuti ora italiana.
Donald Trump ha smentito in modo plateale e imbarazzante sé stesso e con l’ennesimo penultimatum e ha rinviato di due settimane ogni minaccia di “cancellazione di una civiltà”.
Stati Uniti e Iran hanno appena firmato il cessate il fuoco, che durerà per due settimane a partire da stanotte e prevede, tra le altre cose, la sospensione immediata dei bombardamenti da parte di Usa e Israele in Iran e anche in Libano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Doveva essere la notte della “devastazione totale”.
È diventata la notte della fine di un incubo mondiale.
Ma pure della figura più imbarazzante e il più grande fallimento di Donald Trump da quando è alla guida degli Stati Uniti, in quella che la tv di Stato iraniana definisce già una “ritirata umiliante”.
Tutti (o quasi) i punti imposti da Teheran sono stati accettati.
La garanzia che l’Iran non venga più attaccato (e vedremo se e quanto durerà). La fine degli attacchi israeliani in Libano.
La revoca di tutte le sanzioni.
La fine di tutti i combattimenti regionali contro gli alleati iraniani.
Tutto in cambio di Hormuz, per altro riaperto a costo di un salatissimo pedaggio.
La verità è che Trump non aveva la più pallida idea di come uscire dal pantano in cui si è cacciato con le sue mani, e ha finito per accettare le peggiori condizioni possibili e uscirne da sconfitto pur di potersi definire vincitore.
Siamo di fronte alla tragedia di un uomo ridicolo, che per nostra disgrazia tiene il mondo appeso ai suoi deliri e ai suoi capricci.
Per gli Usa è la notte dell’umiliazione nazionale.
Per il mondo è una notizia straordinaria.
In una sola notte è cessata (per ora) la guerra e forse è finito pure Trump e il trumpismo.
Ma non i suoi deliri e le sue catastrofi. Per quello ci vorrà tempo.
Lorenzo Tosa
8 febbraio 20'26

Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi:
"La pazienza strategica dell'Iran ha dei limiti. Il cessate il fuoco non è un assegno in bianco per il regime sionista per continuare le sue aggressioni sotto la copertura della mediazione.
Israele sta usando la pausa nelle ostilità per riposizionarsi per colpire obiettivi strategici, il che costituisce una palese violazione dei termini concordati. Qualsiasi crollo di questa fragile tregua ricadrà direttamente sulla credibilità degli impegni americani nella regione.”
"I termini per il cessate il fuoco Iran-USA sono chiari ed espliciti. Gli USA devono scegliere, cessate il fuoco o continuare la guerra attraverso Israele. Non può avere entrambi.
Il mondo vede i massacri in Libano. La palla è nel campo degli Stati Uniti, e il mondo sta guardando se agirà secondo i suoi impegni. "
9 aprile 2026

Il Presidente iraniano.

Ci rendiamo conto di che cosa minaccia questa canaglia? e ci rendiamo conto soprattutto della inerzia della "comunità internazionale"? ci rendiamo davvero conto di quali responsabiltà, oltre alla coppia di psicopatici Bibi/Donald, abbia l'Unione Europea, fatta di complici o come minimo di servi sciocchi?
Oggi si impongono scelte drastiche:
1) Rompere ogni relazione con l'entità sionista, detta "Stato di Israele"
2) Espellere tutti i militari e funzionari USA dal territorio italiano, chiudendo tutte le basi statunintesi
3) Uscire dalla NATO
4) Uscire dalla UE
5) Ripristinare forniture energetiche della Russia
6) Smettere di fornire armi e denaro all'Ucraina.
Se esistono ancora forze politiche, forze sociali, forze sindacali, degne di questo nome, si uniscano e organizzino presidi in ogni piazza, davanti a ogni fabbrica, davanti a tutti i consolati e ambasciate, e intanto costruiscano una rete di solidarietà con l'Iran, non solo con "le ragazze e i ragazzi", non solo con il popolo, ma con lo Stato iraniano.
E gli intellettuali, i "commentatori", uomini e donne "di cultura" davanti alla rozza e becera minaccia di distruggere una civiltà plurimillenaria, una delle più antiche e importanti della storia umana, scedano in campo, smettano di ripetere formule grottesche perorando l'indifendibile Occidente, l'indifendibile Israele, l'indifendibile Stati Uniti d'America, smettano di riempirsi la bocca con parole ridicole, e ormai senza senso, come libertà, democrazia, diritti umani.... E facciano sentire il loro sdegno, cessino di servire i loro padroni nei giornali e nelle reti radiotelevisive, e gridino: BASTA! Formiamo una catena di menti in parallelo alla catena di corpi, per dire al mondo che noi non saremo complici. Assediamo i luoghi del potere.
Chi è contro l'Iran, chi è dalla parte di Trump e Netanyahu, oggi si assume responsabilità che non potranno essere cancellate nè dimenticate. E il nostro governo finora è stato complice, o succube. Un governo squalificato dagli scandali, un governo di incapaci e di corrotti, un governo di bugiardi seriali: Mattarella, pensaci tu! Sciogli le Camere. Elezioni subito. Questa gentaglia deve lasciare il potere. Ridare la voce all'elettorato. Prepariamoci per resistere e ribaltare la situazione, con le parole d'ordine: NO NATO, NO UE, NO USA, NO ISRAELE, NO MELONI!
E chiediamo alle potenze del mondo non asservito a USA e Israele, di intervenire: Russia, Cina, Pakistan, Turchia, India, Brasile, Messico, Colombia..., fermate l'aggressione, salvate l'Iran e la sua civiltà.
FORZA IRAN! RESISTI ANCHE PER NOI, PER SALVARE ANCHE LA NOSTRA DIGNITA'. A NOI IL COMPITO DI AIUTARE L'IRAN A RESISTERE.
9 febbraio 2026
HORMUZ ANCORA CHIUSO
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato che la fine della guerra in Libano è parte del cessate il fuoco. Tuttavia, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Donald Trump hanno dichiarato che il cessate il fuoco non si applica in Libano.
Almeno 182 persone sono state uccise mercoledì, il giorno più mortale dallo scoppio del conflitto. Al Jazeera ha anche riferito che il numero delle vittime ha raggiunto 254 e altri 1.165 feriti.
Il portavoce del vicepresidente americano JD Vance ha definito l'accordo "fragile" e destinato al fallimento. L'oratore del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha definito i colloqui pianificati "nonsensibili" perché Washington si ritiene abbia violato tre delle 10 condizioni di Teheran.
MAI FIDARSI DEGLI USA
11 aprile 2026

TRUMP ORDINA IL BLOCCO NAVALE TOTALE SULL'IRAN: "QUALSIASI BARCA CHE ENTRA O ESCA DALLO STRETTO DI ORMUZ SARÀ BLOCCATA"
Non è più una minaccia, è un ordine. Poche ore dopo il crollo di 21 ore di trattative a Islamabad, Trump ha pubblicato su Truth Social: "La Marina degli Stati Uniti, la migliore del mondo, inizierà il processo di BLOCCARE qualsiasi nave che tenti di entrare o uscire dallo Stretto di Ormuz".
L'obiettivo: tagliare l'ultima fonte di reddito dell'Iran. Mentre Teheran teneva chiuso lo Stretto per l'Occidente, continuava a esportare il suo stesso petrolio e addebitando fino a 2 milioni di dollari per far passare ogni nave. Trump ha detto su Fox News: "Non lasceremo che l'Iran faccia soldi vendendo petrolio. Sarà tutto o niente".
Trump ha anche ordinato alla Marina di "perlustrare e intercettare ogni nave in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio verso l'Iran". E ha avvertito: "Qualunque iraniano che spari contro le forze americane o le navi pacifiche sarà SPEDITO ALL'INFERNO".
La Guardia Rivoluzionaria ha risposto che lo Stretto è ancora aperto alle navi civili secondo le sue regole, ma ha avvertito che qualsiasi nave militare che si avvicini "verrà trattata con severità" e che ciò costituisce una violazione del cessate il fuoco.
Oltre 600 navi sono ancora intrappolate nel Golfo. Il 60% della flotta navale della Guardia Rivoluzionaria che pattuglia Ormuz è ancora intatta. Gli analisti avvertono che questo potrebbe aggravare la crisi energetica mondiale anziché risolverla.
La diplomazia è morta a Islamabad. Ciò che viene ora si decide in mare.
Prevedo che Trump si prenderà un altro brutto schiaffo.
13 aprile 2026

L'IRAN DIVENTA UNA POTENZA MONDIALE!
LA FINE DELL'EGEMONIA USA È VICINA! Mentre il mondo guarda altrove, una trasformazione radicale sta avvenendo sotto i nostri occhi questo lunedì 13 aprile 2026. Non è più solo una potenza regionale: l'Iran si sta imponendo come pilastro indispensabile dell'ordine mondiale. Il "Big Game" è cambiato, e le regole non vengono fatte dai tempi di Washington!
FONTE STUDI STRATEGICI:
Teheran ha raggiunto un livello tecnologico irreversibile. I suoi missili ipersonici e i droni di nuova generazione hanno dimostrato di poter saturare i più sofisticati sistemi di difesa del mondo. L'Iran non si difende più, impone la sua volontà.
Integrando i BRICS+ e cementando l'"Asse di Ferro" con Mosca e Pechino, l'Iran ha rotto l'isolamento. Questa non è più una nazione sotto sanzioni, è l'incrocio strategico tra strade della seta e energia globale.
Sovranità totale: nonostante decenni di pressione, l'economia iraniana ha subito una drammatica mutazione verso l'autosufficienza tecnologica. Dallo spazio alla nanotecnologia, Teheran sfida i laboratori occidentali.
L'incubo di Trump: questa appariscente ascesa spiega l'attuale aggressione della Casa Bianca. Washington ha capito che ogni giorno che passa rafforza un avversario che non può più sottomettere con la semplice forza.
IL MONDO È PRONTO PER UN ORDINE MULTIPOLARE?
Sicuramente l'IRAN non è più disposta a tollerare le pagliacciate di Trump.
Per alcuni, l'emergere dell'Iran è la garanzia di un equilibrio di fronte all'unilateralismo americano. Per altri, è una minaccia alla stabilità globale.

IMPRESA OGGI

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