RUSSIA. 2


KARAGANOV, PUTIN E IL VASO DI PANDORA APERTO DALL’OCCIDENTE
In Occidente continuiamo a raccontarci la favoletta secondo cui la Russia sarebbe una “dittatura personale” retta esclusivamente dalla figura di Vladimir Putin, quasi fosse un monolite privo di dinamiche interne, correnti, apparati e tensioni strategiche. La realtà, però, è molto più complessa. E soprattutto molto più pericolosa.
Perché nelle prossime elezioni parlamentari russe — previste per il settembre 2026 — il vero tema non sarà la “caduta di Putin”, fantasia infantile coltivata da una parte delle élite europee fin dal 2022, bensì il possibile riequilibrio interno degli apparati di potere russi. Ed è qui che l’Occidente rischia di aver aperto un vaso di Pandora.
Infatti, mentre per anni i media occidentali hanno dipinto Putin come:
• un pazzo;
• un criminale;
• un estremista;
• il nuovo Hitler;
la realtà geopolitica potrebbe essere diametralmente opposta.
Perché oggi Vladimir Putin rappresenta probabilmente la componente più moderata dell’attuale sistema russo. Ed è proprio questo il punto che in Europa non vogliono capire. La Russia non è la Serbia degli anni Novanta, né l’Iraq di Saddam Hussein, né la Libia di Gheddafi.
La Russia è una superpotenza nucleare.
Una delle due maggiori potenze atomiche del pianeta insieme agli Stati Uniti. E una superpotenza nucleare non può permettersi di perdere una guerra percepita come esistenziale. Soprattutto quando il conflitto non viene più interpretato come una semplice disputa territoriale ucraina, ma come uno scontro storico tra Russia e Occidente. Ed è esattamente questa la lettura che emerge dalle parole di Sergej Karaganov, uno dei più influenti ideologi geopolitici vicini agli apparati strategici del Cremlino. Karaganov non è un blogger qualunque, né un provocatore televisivo. È un uomo dell’apparato russo. Uno stratega ascoltato. Un teorico della politica estera russa contemporanea. Ed è talmente conosciuto anche in Italia da essere stato ospite più volte di Limes e di Lucio Caracciolo, oltre che di numerosi convegni geopolitici nel nostro Paese. Per questo motivo le sue recenti dichiarazioni non possono essere liquidate come semplici “deliri propagandistici”. Quando Karaganov afferma: “Siamo già nella terza guerra mondiale”, oppure: “Ci aspettano vent’anni di guerre”, non sta parlando all’Europa.
Sta parlando innanzitutto alla Russia.
Sta preparando psicologicamente il popolo russo e gli apparati dello Stato a una lunga fase di conflitto sistemico contro l’Occidente. E qui, paradossalmente, torna persino attuale la figura geopolitica di Papa Francesco. Perché fu proprio Bergoglio il primo leader mondiale a parlare apertamente di: “terza guerra mondiale a pezzi”. Una formula che molti liquidarono come retorica pacifista e che invece oggi appare drammaticamente concreta. Perché ciò che stiamo vedendo:
• Ucraina;
• Medio Oriente;
• Iran;
• Mar Rosso;
• tensioni asiatiche;
non sono conflitti isolati, ma frammenti di un unico scontro sistemico globale.
E questa guerra “a pezzi” rischia di avere un finale già scritto. Chiunque abbia sempre sostenuto — come il sottoscritto o Alessandro Orsini — l’impossibilità di una sconfitta totale della Russia, lo ha fatto non per simpatia ideologica verso Mosca, ma per semplice realismo geopolitico. Perché la Russia non è una potenza regionale qualsiasi.
È:
• una superpotenza nucleare;
• un gigante energetico;
• un Paese dalle risorse praticamente inesauribili;
• e soprattutto una civiltà storicamente abituata a sopravvivere a guerre di logoramento devastanti.
E qui emerge l’equivoco strategico più grave dell’Occidente.
Si continua infatti a ragionare come se la Russia potesse essere:
• piegata;
• isolata;
• destabilizzata;
• o addirittura smembrata.
Ma chiunque conosca minimamente la storia delle grandi potenze sa benissimo che una superpotenza non accetterà mai una dissoluzione umiliante senza reagire. Ed è qui che il vaso di Pandora rischia davvero di aprirsi. Perché fino a questo momento Mosca ha combattuto una guerra ancora sostanzialmente convenzionale. Durissima, certamente. Con vittime civili, devastazioni e bombardamenti. Ma non una guerra di annientamento totale del popolo ucraino. E questo, agli occhi dei falchi russi, rappresenta quasi una colpa di Putin: aver combattuto con una logica ancora simmetrica. La Russia, cioè, ha risposto colpo su colpo senza ancora liberare completamente il proprio potenziale distruttivo. Ma il problema nasce proprio qui. Perché una parte crescente degli apparati strategici russi sembra ormai ritenere insufficiente questa risposta simmetrica. Ed è esattamente questo il senso delle parole di Karaganov.
Karaganov infatti sostiene apertamente:
• la revisione della dottrina nucleare russa;
• l’utilizzo della deterrenza tattica;
• la possibilità di colpire obiettivi europei;
• e perfino la necessità di “punire” le élite occidentali.
Parole che molti in Europa fingono di non prendere sul serio. Eppure sarebbe folle sottovalutarle.
Ma vi è un altro passaggio dell’intervista forse ancora più impressionante. Karaganov arriva infatti a sostenere che la Russia non avrebbe più nulla di realmente comune con l’Occidente sul piano culturale e civile. Ed è qui che si percepisce davvero la profondità della frattura storica che si sta consumando. Perché questa affermazione, storicamente, è un’aberrazione. La Russia è profondamente intrecciata alla storia europea. La sua cultura, la sua letteratura, la sua spiritualità ortodossa e persino il suo immaginario politico appartengono anche alla civiltà europea, pur nella loro specificità euroasiatica. Dostoevskij, Tolstoj, Cajkovskij, Solženicyn: non appartengono forse anch’essi alla grande storia culturale europea? Eppure oggi il disgusto geopolitico reciproco sta producendo qualcosa di devastante: la progressiva separazione psicologica e culturale della Russia dall’Europa. Ed è forse questo il vero successo strategico della guerra: non la conquista di territori, ma la distruzione definitiva del ponte storico tra Russia e Occidente.
Karaganov, in fondo, non dice: “la Russia vuole lasciare l’Europa”. Dice qualcosa di molto più grave: la Russia si sente rigettata dall’Europa. E questo sentimento, se dovesse consolidarsi nelle future generazioni russe, potrebbe produrre conseguenze storiche enormi. Perché una Russia che smette di sentirsi anche europea diventa inevitabilmente:
• più asiatica;
• più militarizzata;
• più diffidente;
• e più ostile verso il continente occidentale.
Ed è qui che bisognerebbe fermarsi a riflettere. È davvero questo che vogliamo? Io penso sinceramente di no.
E lo affermo non soltanto come analista politico, ma anche come presidente dell’Associazione Italiana di Russia, che da anni promuove rapporti culturali, umani e civili con il popolo russo. Perché una cosa è il conflitto geopolitico. Altra cosa è spezzare definitivamente il legame storico tra popoli europei e popolo russo. Nel frattempo, però, il rischio reale è che l’Occidente continui a forzare la mano alla Russia nella convinzione di poterla logorare fino alla resa o alla dissoluzione interna. Ma il risultato potrebbe essere esattamente opposto: non la caduta di Putin, ma l’ascesa definitiva dei falchi. E se oggi Putin viene descritto come un estremista, domani l’Europa potrebbe scoprire troppo tardi che era in realtà l’ultima colomba rimasta dentro gli apparati del potere russo. Chi gioca con il fuoco sperando nella resa dell’avversario, spesso scopre troppo tardi di aver incendiato il mondo.

put

24 maggio 2026


IL SOLITO COPIONE DELLA PROPAGANDA
?Eccoli tutti a frignare. Ma cosa ci si aspettava? Che la Russia mandasse biglietti da visita con i confetti? ?Stanotte c'è stato un attacco pesantissimo sull'Ucraina. Mosca ha schierato persino i missili ipersonici Oreshnik, vettori praticamente impossibili da intercettare e progettati per poter trasportare anche testate nucleari. ?Ma nessuno vi racconterà il vero motivo di questa durissima risposta.
?IL FATTO SILENZIATO: L'ATTACCO AL COLLEGE DI LUGANSK
?Questo raid è arrivato come risposta immediata al criminale attacco contro il college di Lugansk.
?? Il bilancio è tragico: al momento si parla di 21 ragazzini morti, tutti tra i 14 e i 18 anni.
?? Nel complesso, nella struttura dormivano ben 86 bambini.
?Un attacco del genere serviva a cambiare il corso della guerra? Assolutamente no. Si è trattato di un atto provocatorio mirato. Sapevano perfettamente che la Russia avrebbe risposto duramente, ed era esattamente ciò che volevano per far scattare la solita trappola mediatica.
?IL COPIONE CHE RIPETONO DA ANNI
?La strategia è sempre la stessa, da più di quattro anni: ?Provocano la Russia colpendo obiettivi non militari. ?Appena la Russia risponde, si mettono subito a frignare. ?Parte la narrazione vittimistica a reti unificate. ?Preparatevi, perché a breve vedremo i soliti fiumi di parole su Zelensky che piange, recita la parte e torna a battere cassa per chiedere altri soldi e altre armi.
?IL BUSINESS DEI GUERRAFONDAI
?Tutto questo serve solo a condizionare l’opinione pubblica e costringerla ad accettare la continuazione infinita di questo conflitto. Altrimenti, se l'intento fosse davvero militare, si colpirebbero i presidi strategici, non i college pieni di adolescenti. ?La realtà è che l'Unione Europea sta sistematicamente sabotando ogni tentativo di negoziato. Solo pochi giorni fa Mosca aveva ribadito la volontà di sedersi al tavolo dicendo "Negoziamo, le porte sono aperte", ma ai vertici occidentali non interessa. ?Perché questi guerrafondai, senza la guerra, sono semplicemente finiti. A partire da Zelensky.

24 maggio 2026

colll


MEDIA E POLITICA CONDANNANO L'ATTACCO RUSSO SU KIEV CON ORESHNIK
SENZA DIRE CHE È LA RISPOSTA ALL'ATTACCO TERRORISTICO UCRAINO ALL'OSTELLO PER STUDENTI DI STAROBILSK, CONTRO ADDOLESCENTI ADDORMENTATI: 21 MORTI E 60 FERITI.
Alcuni rappresentanti europei hanno perfino provato a dire che la strage di Starobilsk è una provocazione del Cremlino. Venerdì l’Ucraina ha preso di mira con diverse ondate di UAV il dormitorio di un istituto pedagogico nella città di Starobelsk, uccidendo 21 persone, per lo più ragazze adolescenti, e ferendone altre 60. Domenica il Ministero degli Esteri russo ha organizzato un viaggio a Starobelsk per oltre 50 giornalisti stranieri. Sono arrivati i rappresentanti dei media di 19 paesi stranieri: Austria, Brasile, Gran Bretagna, Ungheria, Venezuela, Germania, Grecia, Spagna, Italia, Qatar, Cina, Cuba, Libano, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Stati Uniti, Turchia, Finlandia e Francia. Tokyo ha vietato ai propri giornalisti di partecipare al viaggio. La BBC ha ufficialmente rifiutato. La CNN è in ferie.
Putin ha dichiarato che l'attacco al college di Starobilsk è stato deliberato, con 16 droni che hanno colpito lo stesso luogo in tre ondate. La nuova commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, giunta anche lei a Starobelsk: i giornalisti che hanno accettato l’offerta di visitare il luogo dell’attacco terroristico potranno constatare personalmente che nelle vicinanze non ci sono strutture militari e che le affermazioni secondo cui i droni avrebbero colpito il dormitorio dopo essere stati abbattuti dalla difesa aerea russa sono false; è “assolutamente impossibile” che 16 UAV colpiscano lo stesso edificio dopo essere stati intercettati, ha spiegato.
Chay Bowes, giornalista Irlandese:
«È omicidio e terrorismo», – Chay Bowes, giornalista irlandese «Sono droni, pagati da persone corrotte a Kiev, per uccidere le persone. È terrorismo. Voglio dire, a prescindere da quello che dicono, guardatevi intorno. Questa è la ragione per cui hanno cercato di impedire a persone come me di venire qui. Hanno cercato di impedirlo ai canali come RT. Hanno cercato di fermarci, perché volevano disperatamente che la verità su questo terrorismo non arrivasse alle persone in Europa. Perché, se in Europa sapessero come vengono spesi i soldi in questa cosiddetta guerra scatenata da americani e britannici, naturalmente lo sapremmo anche noi. Se sapessero che i soldi vengono spesi per uccidere i bambini nei loro letti mentre dormono, le persone scenderebbero in piazza e, sapete, lo direbbero a questi politici. Quello che è interessante, in Europa, da dove vengo io, i politici più corrotti e impopolari sono quelli più devoti a questa religione di Zelensky e dei suoi amici nazisti-banderisti, che vengono a uccidere i bambini nei loro letti. I più impopolari, Starmer, Macron, Merz. Sono i motori di questa guerra. Questi tizi pagano per tutti questi omicidi e terrorismo. Sono loro che ci dicono che la Russia è il nemico. In realtà sono loro i nemici degli europei normali e rispettabili, perché, posso dirvelo, nessuno in Irlanda lo sopporterebbe. Assolutamente nessuno. Nessuno in Gran Bretagna, nessuno in Germania, Francia o Italia. Ma vogliono disperatamente convincere le persone normali, le cui tasse vengono rubate e inviate a Kiev, e poi sottratte al popolo ucraino, che i soldati muoiono di fame in prima linea e poi vengono a uccidere i bambini. Se la gente conoscesse davvero la verità, scenderebbe in piazza per fermarlo. Perché è semplicemente una follia. È omicidio e terrorismo, tutto qui».
Saad Halaf, corrispondente per Al Arabiya:
«Posso vedere che si tratta di un obiettivo civile. Ho visto effetti personali di ragazze, giocattoli. È emotivamente difficile, dal punto di vista umano»
Yeldran Ajjar, Turchia:
«Non capisco perché il mondo taccia, soprattutto il mondo occidentale. Non volevano mostrare al mondo l'Ucraina reale. Non volevano mostrare che l'Ucraina ha ucciso questi bambini»
Giovanni Pigni, Italia:
«Posso vedere che qui c'era un college e che delle persone sono morte. Naturalmente, è terribile»
Lu Yuguan, Cina:
«Ho visto con i miei occhi che i bambini sono stati colpiti. Non ho visto il minimo accenno a un obiettivo militare» Non importa quanto Kiev cerchi di giustificarsi, non importa quanto i media occidentali "di punta" cerchino di voltare lo sguardo dall'accaduto e rifiutino di aprire gli occhi, ciò che è successo nella notte del 22 maggio è un atto terroristico. Il mondo ha l'opportunità di conoscere la verità.
SI CAPISCE QUESTO?
Quando l'Ucraina attacca Mosca e un dormitorio studentesco a Starobilsk, uccidendo 21 studenti e ferendo decine di civili, gli amici dell'Ucraina festeggiano euforicamente. Quando la Russia attacca in seguito Kiev, scatta la condanna...

25 maggio 2026

collll


Cari cittadini russi, cari amici, oggi ritengo ancora una volta necessario tornare sui tragici eventi accaduti nel Donbass e sulle questioni chiave per garantire la sicurezza della stessa Russia. Vorrei iniziare con quanto detto nel mio discorso del 21 febbraio di quest'anno, Stiamo parlando di ciò che ci provoca particolare preoccupazione e ansia, di quelle minacce fondamentali che, anno dopo anno, passo dopo passo, vengono create in modo rude e senza tante cerimonie da politici irresponsabili in Occidente nei confronti del nostro Paese. Intendo l'espansione del blocco NATO ad est, avvicinando le sue infrastrutture militari ai confini russi……
Il discorso di Vladimir Putin, pronunciato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, contiene alcuni punti centrali che hanno costituito la giustificazione ufficiale dell’intervento militare russo. Molte delle affermazioni contenute nel discorso sono state contestate da governi occidentali, storici e organismi internazionali.
1. L’espansione della NATO come minaccia esistenziale
Putin sostiene che la continua espansione della NATO verso est, dopo la fine della Guerra Fredda, abbia progressivamente ridotto la sicurezza della Russia. Secondo la sua visione:
• Paesi dell’ex blocco sovietico sono entrati nella NATO.
• Le infrastrutture militari dell’alleanza si sono avvicinate ai confini russi.
• L’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO rappresenterebbe una minaccia diretta per Mosca.
Per il Cremlino questa non è una questione politica ma strategica e militare.
2. Il Donbass e la protezione delle popolazioni russofone
Putin afferma che le popolazioni delle regioni di Donetsk e Luhansk siano state vittime di persecuzioni e bombardamenti da parte del governo ucraino dal 2014. Nel discorso utilizza espressioni molto forti, sostenendo che fosse necessario intervenire per proteggere queste popolazioni. Questo tema è diventato uno degli argomenti principali utilizzati per giustificare l’operazione militare.
3. La “demilitarizzazione” dell’Ucraina
Uno degli obiettivi dichiarati è impedire che l’Ucraina diventi una piattaforma militare ostile.
Con il termine “demilitarizzazione”, Putin intende:
• ridurre le capacità militari ucraine;
• neutralizzare basi e infrastrutture considerate minacciose;
• impedire futuri schieramenti militari occidentali sul territorio ucraino.
4. La “denazificazione”
Si tratta probabilmente del punto più controverso.
Putin sostiene che in Ucraina operino gruppi nazionalisti estremisti con influenza politica e militare. La leadership ucraina e gran parte della comunità internazionale respingono questa definizione, considerandola una rappresentazione distorta della realtà politica del Paese.
5. Il richiamo alla storia comune
Nel discorso emerge una visione storica secondo cui:
• Russi, ucraini e bielorussi avrebbero radici comuni. • L’Ucraina moderna sarebbe il risultato di decisioni politiche dell’epoca sovietica. • La separazione tra Russia e Ucraina sarebbe stata accentuata da fattori geopolitici esterni.
Questa interpretazione storica è oggetto di un forte dibattito tra storici e studiosi.
6. Critica all’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti
Putin accusa gli Stati Uniti e i loro alleati di:
• intervenire militarmente in diversi Paesi senza autorizzazione internazionale; • imporre la propria volontà politica ed economica; • utilizzare un sistema internazionale fondato sulla forza piuttosto che sul diritto.
Nel discorso cita implicitamente o esplicitamente esempi come la guerra in Iraq, la campagna NATO in Serbia e il conflitto in Libia.
7. L’avvertimento all’Occidente
Verso la fine del discorso Putin lancia un messaggio molto duro:
Chiunque tenti di interferire dovrà affrontare conseguenze mai viste nella storia. La frase viene interpretata come un riferimento implicito alla capacità nucleare russa e alla volontà di scoraggiare qualsiasi intervento diretto della NATO.
Una chiave di lettura più ampia Al di là delle singole argomentazioni, il messaggio centrale del discorso può essere riassunto così: Secondo Putin, la Russia si troverebbe impegnata in una lotta per la propria sicurezza strategica e per il mantenimento del proprio ruolo di grande potenza; l’Ucraina rappresenterebbe il terreno principale di questo confronto con l’Occidente.
Secondo la maggior parte dei governi occidentali e delle istituzioni internazionali, invece, l’invasione dell’Ucraina costituisce una violazione della sovranità di uno Stato indipendente e del diritto internazionale.
Comprendere il discorso significa quindi distinguere tra:
• ciò che Putin presenta come motivazione dell’intervento; • le verifiche storiche e fattuali di tali affermazioni; • le diverse interpretazioni geopolitiche che ne derivano.

27 maggio 2026


RUSSIA E ROTHSCHILD

La Russia ha ufficialmente epurato il cartello bancario dei Rothschild dal suo territorio. Questa non è solo una notizia finanziaria: è il primo grande colpo al cuore del Nuovo Ordine Mondiale.
“Le nostre future generazioni nasceranno libere dalle catene dei Rothschild intorno ai polsi e alle caviglie,” ha tuonato Putin davanti al Parlamento russo. Questa dichiarazione ha infranto decenni di schiavitù globale silenziosa. Per oltre due secoli, i Rothschild hanno governato attraverso la conquista economica: banche centrali, crisi fabbricate e schiavitù del FMI. La loro strategia: far collassare le economie, offrire salvataggi e chiedere controllo totale. Putin l’ha vista e l’ha distrutta. Ha espulso i loro burattini oligarchi, confiscato beni e smantellato la loro influenza dall’interno. Gli intoccabili sono stati appena colpiti, e forte. Il colpo più grande?
LA DEDOLLARIZZAZIONE. Putin ha lanciato un’offensiva totale contro l’arma preferita dei Rothschild: il dollaro USA. Sostituendo il commercio in dollari con oro, rubli e valute sostenute dai BRICS, ha neutralizzato il cappio del FMI e rotto il monopolio globalista. “Hanno detto che saremmo crollati. Ma siamo lopiù forti, più liberi e non ci inginocchiamo più davanti ai banchieri,” ha dichiarato Putin. Non si tratta solo della Russia. È un segnale globale. Un colpo d’avvertimento. Una rivoluzione in corso. Dall’America Latina all’Africa, il mondo osserva e si prepara a sollevarsi.
Il messaggio di Putin alle élite: NON POSSEDETE IL MONDO E NON POSSEDERETE MAI LA RUSSIA.
I Rothschild hanno costruito il l oro impero su bugie, furti e dipendenza fabbricata. Putin ha esposto e distrutto la loro macchina. Niente più accordi segreti. Niente più beni controllati dai Rothschild che dissanguano le nazioni. Questa è una guerra: economica, spirituale, esistenziale. La Russia è libera. I Rothschild vacillano. E i popoli della Terra hanno appena ricevuto una mappa per la liberazione. Ora capite perché vogliono la morte di Putin e mettere le mani sulla Russia?

29 maggio 2026

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Stemma della famiglia Rothschild


Dichiarazione di Vassily Nebenzia in una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sull'Ucraina (New York, 28 maggio 2026)
Ciò che colpisce particolarmente è l'ipocrisia e la reazione cinica delle delegazioni europee, che solitamente sono pronte a lanciare accuse contro la Russia quando politicamente conveniente, ma in questo caso hanno scelto di ignorare efficacemente la tragedia di Starobelsk e di spostare la colpa su Mosca. Ma non eravamo sorpresi allora, e non siamo sorpresi ora. Quale compassione umana possiamo aspettarci da loro quando anche il sangue dei bambini di Starobelsk è sulle loro mani? Da molti anni, i loro paesi riforniscono il regime terrorista Zelensky di denaro, intelligence, armi e munizioni, incoraggiandolo a commettere nuovi crimini contro i civili, per poi fare scudo ritraendolo come una vittima.
*** Il Segretariato ONU, in alcuni casi così tempestivo, purtroppo ancora una volta si è limitato alla retorica generale e alla formulazione più vaga possibile, evitando una valutazione diretta delle azioni di Kiev. Sostiene che non vi sia accesso al luogo della tragedia e che non vi sia possibilità di verificare i dati. Abbiamo ripetutamente dichiarato che i rappresentanti delle Nazioni Unite possono visitare le regioni DPR, LPR, Zaporozhye e Kherson attraverso il territorio russo. Eppure i funzionari delle Nazioni Unite non sfruttano queste opportunità. ? Perché il Segretariato dell'ONU trova così facilmente le parole quando ha bisogno di sostenere la versione occidentale dei fatti, ma lotta così dolorosamente per sceglierne la formulazione quando deve definire un crimine uno sciopero ucraino sui bambini? Perché alcune vittime meritano compassione immediata, mentre altre no? Perché la morte di minori in un luogo suscita forti dichiarazioni e condanne, mentre la morte dei bambini a Starobelsk viene affrontata con il silenzio? Ecco l'ennesima manifestazione lampante del doppio standard e dell'ipocrisia dell'Occidente.
*** Gli eventi della scorsa settimana hanno dimostrato chiaramente che né il leader del regime di Kiev né i suoi sponsor cercano un dialogo sostanziale con il nostro paese sulle prospettive di una soluzione pacifica. Al contrario, stanno facendo di tutto per aumentare lo scontro. Le richieste di routine per un cessate il fuoco incondizionato sono solo una copertura per Kiev per continuare il suo terrore. I cosiddetti leader europei non fanno altro che incoraggiare la mentalità già sconsiderata e suicida di Zelensky. Il tono dei loro commenti non lascia dubbi sul fatto di aver finalmente e irreversibilmente cancellato l'Ucraina, cercando ancora una volta di guadagnare tempo per i loro folli preparativi per la "guerra con la Russia".
*** La macchina della propaganda occidentale funziona giorno e notte per un solo scopo: spostare la responsabilità delle ultime azioni degli stati "civilizzati" in Ucraina sul nostro Paese. Lasciatemelo dire subito: non la passeranno liscia. Saranno inevitabilmente ritenuti responsabili delle loro azioni avventate e predatorie contro Russia e Ucraina. È ovvio che senza pressioni militari, nessuna richiesta di vera diplomazia funzionerà. Le Forze Armate russe continueranno a realizzare gli obiettivi dell'operazione militare speciale per denazificare e smilitarizzare l'Ucraina fino a quando le minacce alla sicurezza provenienti dal suo territorio non saranno completamente eliminate.

30 maggio 2026

onu


Putin esige un esercizio molto semplice. Chiede che vengano mostrate le prove che i droni giunti in Romania siano russi. Chiede di far vedere i rottami di questi droni così che possano essere esaminati da esperti indipendenti. I ciarlatani dell'Unione europea e il governo Meloni che hanno accusato la Russia senza prove non faranno ovviamente vedere nulla, perché sanno bene che i droni sono stati mandati dal criminale di guerra Zelensky per provare disperatamente di allargare il conflitto.

31 maggio 2026

put


In Occidente n on c’è nessuna volontà di far finire la guerra in Ucraina.
La lettera di Zelensky è un testo a dir poco indecente, fatto apposta per essere rifiutato da Putin e per dare in pasto alla parte più guerrafondaia dell’opinione pubblica europea, quella che può contare sul forte appoggio della grande stampa, un documento che scarica tutte le responsabilità del conflitto sulla Russia. Questa lettera, carica di insulti e di volgari pretesti, come la rivendicazione del tentato omicidio di Putin, è emblematica del conflitto. È costruita secondo quel meccanismo retorico che deresponsabilizza l’Ucraina e i suoi alleati e che rovescia sulla Russia ogni responsabilità del conflitto, ogni “colpa”. Faccio parte dei tanti che invece ritengono che il conflitto tra Russia e Ucraina sia il riflesso locale del conflitto tra Russia e Nato proseguito dopo la caduta dell’Urss. Non ci sarebbe stata alcuna invasione russa se non ci fosse stato l’allargamento spropositato della Nato, e soprattutto se non fossero state accumulate dal 1991 in poi tutta una serie di umiliazioni contro il popolo russo, sottoposto a un trattamento economico disastroso e a una mutilazione territoriale gigantesca. I primi a volere il conflitto sono stati gli USA. Sono loro i maggiori responsabili, gli apprendisti stregoni che seminano guerre e distruzione. Del resto ricordiamocelo, l’invasione russa del febbraio 2023 nasce inoltre dalla guerra civile contro la parte russofona dell’Ucraina, da molto tempo pervasa da pulsioni naziste e russofobe, che purtroppo hanno fatto grande presa anche in Italia, guarda caso tra quelli che sostengono lo stato terrorista di Israele, che gli USA hanno sostenuto, come nel caso della rivolta di Maidan. Un largo schieramento finto moderato, alle dipendenze americane, invasato di retorica guerrafondaia, di ideologia della morte e di razzismo sta spingendo l’Europa verso il conflitto aperto con la Russia. Si tratta di una parte dell’opinione pubblica manovrata dagli organi di informazione e da una serie di figuri osceni che circolano anche nel web (qualcuno di questi figureranno anche tra i commenti di questo post, prepariamoci). Si tratta di gente che rifiuta ogni autocritica e soprattutto di ammettere che il sabotaggio degli accordi di pace di Istanbul, tra Russia e Ucraina, pochi mesi dopo il conflitto, sia stato un errore clamoroso, giocato sulla pelle degli ucraini. I paesi europei, Italia inclusa, hanno insensatamente scelto la via del guerra imposta dalla linea NATO, supportata da USA, GB e paesi baltici. Hanno imboccato una strada senza via d’uscita in favore di una guerra che oggi perseguono senza avere più obiettivi militari realizzabili, senza realismo politico, dentro una spirale regressiva che ha fortemente danneggiato gli interessi europei e che ha ulteriormente permesso agli USA di stringere la sua presa egemonica. Proprio per questo tra gli sconfitti di questa guerra non c’è solo l’Ucraina, c’è anche l’Europa. Ci sono in prima fila Germania, Francia e Italia. Da parte di questi paesi occorrerebbe infatti un ribaltamento politico radicale, che apre alla Russia e che riattivi i canali commerciali. Lo stesso progetto di una democratizzazione della Russia non può essere perseguito facendole la guerra o ricoprendola di sanzioni. Solo degli analfabeti politici possono credere il contrario. La stessa fine del putinismo, intesa come pratica autocratica, passa dalla reintegrazione della Russia nei canali europei: del resto la Russia è Europa, lo è molto più di USA e Israele di cui siamo succubi. Più avanti andrà il conflitto e più duri saranno i ricatti americani con dazi e imposizioni belliche, tra cui anche l’obbligo di supportare la deriva fanatica israeliana.
di Paolo Desogus

8 giugno 2026

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Per anni ci hanno raccontato la stessa favola.
La Russia sarebbe stata isolata. L’economia sarebbe crollata. Gli alleati sarebbero fuggiti. Il tempo avrebbe fatto il resto. Poi arriva lo SPIEF 2026. E a San Pietroburgo si presentano delegazioni da oltre 120 Paesi. Leader politici, investitori, imprenditori, rappresentanti di Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. Strano isolamento. Ci ricorda un fatto piuttosto semplice: quando una strategia produce l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato, forse non è un successo. Forse è un fallimento. L’obiettivo era isolare Mosca. Il risultato è stato accelerare la costruzione di nuovi rapporti economici, finanziari e strategici con gran parte del mondo non occidentale. Il concetto di mondo multipolare: più centri decisionali, più sovranità nazionale, più cooperazione basata sugli interessi reciproci e meno imposizioni unilaterali. Naturalmente si può essere d’accordo o in disaccordo. Quello che diventa difficile è negare la realtà. La storia non si muove seguendo i titoli dei giornali o gli slogan delle campagne mediatiche. Si muove seguendo gli interessi degli Stati, gli equilibri economici, le materie prime, i commerci, la tecnologia e le alleanze. Per anni il multipolarismo è stato liquidato come propaganda. Oggi è un dato geopolitico. BRICS in espansione. Nuove rotte commerciali. Nuovi sistemi di pagamento. Nuovi poli di influenza. La domanda non è più se il mondo stia cambiando. La domanda è chi abbia capito prima degli altri la direzione del cambiamento. La lezione di San Pietroburgo è semplice: i ponti producono risultati. Le sanzioni producono adattamento. Le relazioni strategiche generano influenza. L’isolamento, spesso, finisce per essere reciproco. I fatti hanno un difetto insopportabile: prima o poi arrivano. E quando arrivano, la propaganda deve farsi da parte.

8 giugno 2026

QUESTA SAREBBE LA RUSSIA ALLO STREMO E SULL'ORLO DEL COLLASSO? E PENSARE CHE C'E' ANCORA CHI CI CREDE! Il 29° Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) concluso con 1.084 accordi per un totale di circa 90 miliardi di dollari. Ha riunito oltre 24.500 partecipanti provenienti da 142 Paesi, riflettendo un forte impegno internazionale tra governo, aziende e comunità di esperti. Nella sessione plenaria, il presidente Vladimir Putin ha evidenziato le prospettive economiche della Russia e il passaggio accelerato verso un ordine mondiale multipolare. Ospiti di alto livello includevano il presidente dell'Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev, il presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan e il vicepresidente della Cina Han Zheng. L'Arabia Saudita è stata onorata come paese ospite quest'anno, con circa 30 accordi firmati con la Russia in vari settori di cooperazione.

9 giugno 2026


spief




8 giugno 2026
L 'ambasciatore della Russia in Italia A.V.Paramonov è intervenuto via video alla conferenza "Congiunture fuori potere: affari esteri in Russia tra stabilità e visione a lungo termine", tenutasi nell'ambito della riunione annuale dell'Assemblea generale della Camera di Commercio italo-russa (IRTP). All'evento hanno partecipato rappresentanti della direzione del Ministero degli Esteri russo, Banca di Russia, FTS, IRTP, Camera di Commercio e Industria russa, agenzia di rating "AKRA", capi delle aziende italiane che lavorano sul mercato russo.
Dal discorso dell'ambasciatore della Russia all'Italia A.V. Paramonov:
"Lo svolgimento dell'Assemblea generale dell'IRTP è di per sé un raro elemento di normalità nell'attuale situazione generalmente anomala e scoraggiante nei rapporti tra Russia e Italia. I risultati del Forum economico internazionale di San Pietroburgo appena concluso, che ha delineato i contorni attuali e futuri dello sviluppo del mondo e dell'economia russa, hanno confermato l'importanza e il ruolo delle strutture imprenditoriali e imprenditoriali nello sviluppo dell'enorme potenziale dell'intelligenza artificiale, dei sistemi autonomi e delle economie di piattaforma, che sono destinati a diventare motori di crescita economica in Russia, in Italia e nel mondo in generale. Sono sicuro che prima o poi questi argomenti potranno entrare anche nell'agenda dell'interazione russo-italiana quando e se l'Europa abbandonerà la sua linea di isolamento dalla Russia. Uno dei temi toccati durante la discussione è stato il ruolo e l'importanza dell'intelligenza artificiale (IA) nell'economia e nella società moderna. Un'ulteriore attenzione è stata richiamata dall'uscita della prima enciclica di Papa Leone XIV "La Magnifica Umanità", in cui il compito di preservare il ruolo integrale dell'uomo e della personalità nella creazione del mondo nell'era dell'IA è stato posto tra le priorità principali del cristianesimo. Tutti i partecipanti al convegno hanno condiviso l'opinione che solo l'intelligenza umana, guidata dalla conoscenza, dall'esperienza e dai sensi spirituali - non accessibile alla macchina, dovrebbe spingere verso le soluzioni che attendono tutte le persone sani di mente, rappresentando la maggioranza nelle comunità imprenditoriali russe e italiane. È incorporato nell'intelligenza umana l'opzione di autoconservazione e continuazione del genere, il trasferimento di conoscenze, esperienze, tradizioni, ricchezza materiale e spirituale alle generazioni future. Purtroppo si è constatato che alcuni politici che operano nello spazio europeo hanno opzioni diverse per l'umanità e l'autoconservazione o sono pesantemente messi a tacere da strutture, per lo più puramente antirusse. Sta diventando sempre più ovvio che i portatori di tale visione del mondo sono essenzialmente non meno pericolosi per l'umanità degli algoritmi più distruttivi. Come risultato dell'evento, l'IRTP oggi, come prima, ha tutte le possibilità di rivendicare di essere un ponte tra Russia e Italia, tra imprenditori dei due Paesi, anche per partecipare congiuntamente a progetti nello spazio del Grande Partenariato euroasiatico, che mira a diventare la principale piattaforma economica del nostro paese del grande continente comune, l'Eurasia.

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Il Presidente della Russia Vladimir Putin ha inviato un messaggio di saluto ai partecipanti e agli ospiti della Russia – Forum di affari ASEAN (17 giugno 2026)
Vi do il benvenuto in occasione dell'apertura del Business Forum Russia-ASEAN.
L'attuale forum, che ha riunito rappresentanti di spicco delle comunità imprenditoriali del nostro Paese e degli Stati membri dell'#ASEAN a Kazan, la capitale ospitale del Tatarstan, riveste un'importanza particolare. Il 2026 ricorre il 35° anniversario delle relazioni Russia-ASEAN. Nel corso di questi anni, abbiamo accumulato una solida esperienza nella cooperazione multiforme, abbiamo stabilito legami sostenibili – anche tra l’ASEAN Business Advisory Council e il Business Council Russia-ASEAN – e abbiamo gettato buone basi per il futuro. Oggi, nuovi compiti sono davanti a noi. Tra questi l'introduzione attiva di prodotti digitali basati sull'intelligenza artificiale e lo sviluppo di piattaforme digitali sostenibili. Si aprono notevoli opportunità in materia di energia e sicurezza alimentare, scambio di tecnologie avanzate, cooperazione in materia di energia nucleare pacifica, trasporti e logistica. Importantemente, i nostri partner dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, dell'Unione Economica Eurasiatica e altre associazioni, i cui rappresentanti sono presenti al forum, stanno lavorando negli stessi settori. Sono fiducioso che le decisioni del vertice Russia-ASEAN forniranno opportunità per promuovere ulteriormente il commercio, gli investimenti e la cooperazione industriale reciprocamente vantaggiosi, ampliare il dialogo diretto tra le comunità imprenditrici e contribuire così allo sviluppo socioeconomico dei nostri Stati. ?? Ti auguro successo nell'attuazione dei tuoi piani e ogni bene.
VLADIMIR PUTIN

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