IL COMUNISTA - UNA STORIA VERA
Ero dirigente di una multinazionale, avevo molti collaboratori e mi capitava spesso di avere contatti con dipendenti di altre divisioni.
Periodicamente, sulla bacheca sindacale appariva qualche filastrocca politica in rima, del tipo dei racconti dei cantastorie. Il tema era sempre lo stesso: la lotta degli operai contro il sistema capitalistico, lo sfruttamento, i privilegi dei dirigenti e dei capetti, la routine quotidiana, la sveglia mattutina, l’autobus per raggiungere il posto di lavoro, la pausa pranzo, l’attesa per la busta paga, con il perverso rapporto salario lavoro che
ti leva rispetto e ti toglie decoro, la durezza del lavoro, e la tristezza di non vivere nell’URSS, descritta come una sorta di eden paradisiaco; firmato Sergio Brambilla (non mi erano chiare le sue mansini, sembrava un fattorino).
Un giorno stavo leggendo nella bacheca sindacale questo "poema"
Scrive la Gazzetta "Non c'è pace sociale"
e che gli operai son sempre a scioperare
"Fabbriche occupate, scuole picchettate
qui non si produce più"
I giornali dei padroni
gridan "rossi sovversivi"
ci vuol ordine
c'è troppa libertà.
"Ci vuole repressione, ordine sociale
bisogna eliminare la lotta sindacale"
"Ci vuole l'uomo forte con la dittatura
e il manganel bisogna usar".
Ma questo è l'ordine fascista
non si può chinar la testa
chi non vuol chinar la testa è comunista.
Ordine vuol dire combattere i fascisti
ordine vuol dire no alla violenza
ordine vuol dire la lotta di classe
e alla destra dire no.
E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista.
Ordine vuol dire poter lavorare
ordine vuol dire non dovere emigrare
ordine vuol dire aver la dignità
di non partire e di star qua.
E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista.
Ordine vuol dire combattere la mafia
ordine vuol dire no allo sfruttamento
ordine vuol dire lotta per la terra
e agli agrari dire no.
E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista.
quando mi si avvicinò, con circospezione, Brambilla: disse che la poesia non era sua. L'avevano cantata alla Festa dell'Unità e lui si era fatto dare il testo per appenderlo nella bacheca dove lavorava. Dopo quel primo incontro avemmo modo di fare quattro chiacchiere quando casualmente ci incontravamo. Mi chiamava professore e io Brambilla e fu sempre così. Era convinto che il Comunismo avrebbe trionnfato, mi considerava un nemico della classe operaia, ma inspiegabilmente, mostrava una certa simpatia nei miei riguardi, anche se avevo la falsa nomea di essere molto duro con i dipendanti.
A quei tempi i sentimenti di “comunismo” e “liberalismo” erano trasversali alle classi sociali, alcuni dirigenti dell'impresa avevano fatto carriera nel partito e da esso ne trassero benefici. Tra i miei collaboratori c'erano molti comunisti, ma io non mi accorsi mai di alcuna differenza tra loro, dal punto di vista lavorativo, (solo quando c'erano gli scioperi si vedeva la diversità della posizione politica). Con l’autunno caldo del 1969 iniziò il periodo delle dure contestazioni dei lavoratori che si protrasse per quasi tutti gli anni settanta.
Avevo capito che tra il Brambilla e gli operai della mia divisione esisteva un rapporto odio/amore, odio perché grazie a una serie di “malattie” riusciva sempre a evitare i lavori più gravosi, amore perché quelle filastrocche in rima raccontavano parte della verità operaia.
Brambilla, grazie al partito era riuscito, finalmente ad andare in Russia, nell’ambito di un viaggio organizzato; al suo ritorno gli altri operai lo prendevano un po’ in giro perché l’aspetto della Russia che più lo aveva colpito era che nei ristoranti indicati dal partito, le cameriere gli servivano i piselli versando nel piatto davanti a lui la lattina di quei piselit che erano tanto squisiti. In ogni caso trascorreva gran parte del suo tempo narrando delle meraviglie della Russia; giova notare che tutta la stampa di sinistra ricamava molto sul principio che l'Europa dell'Est fosse un eldorado di benessere. Sono stato spesso in Russia, per lavoro, dove ho conosciuto l'inefficienza del collettivismo e, dopo la caduta dell'URSS, la corruzione occidentalizzante del regime sotto Nikoláevič Él'cin, il cui unico merito fu designare Putin come suo successore. I russi mi apparvero amichevoli e sereni, anche se non vivevano nel lusso. A proposito del collettivismo socialista devo raccontare un episodio: ero in viaggio con un diplomatico russo da Mosca a Minsk (per visiare la Minsk Motor Plant, il più grande produttore al mondo di trattori) e mi meravigliai che sull'aereo eravamo gli unici uomini. Mi spiegò che alle signore moscovite conveniva prendere, per pochi copechi, l'aereo e andare a fare la spesa a Minsk; al ritorno notai che l'amico diplomatico aveva fatto scorta di mele. Restava l'inconveniente che per prendere l'aereo occorreva fare code di 3/4 orte. Noi, grazie al diplomatico, avevamo evitato di passare per il gate e avevamo due posti riservati.
Ogni domenica mattina andavo a visitare i miei genitori e all'angolo Buenos Aires - viale Tunisia (Milano) da un certo giorno, ogni domenica, ci trovavo il Brambilla con un fascio di Unità sotto il braccio, giornale che cercava di vendere ai passanti. Mi fermavo facevamo quattro chiacchiere, qualche volta gli compravo l'Unità e lui era felice. Il rapporto fu sermpre "Professore", "Brambilla" anche se lo pregai sovente di chiamarmi Caruso.
Ma accadde un fatto che mi avvicinò a lui. Un giorno l'AD dell'impresa mi chese un favore: prendere nella mia divisione il Brambilla e cercare di utilizzarlo al meglio, in cambio non sarebbe stato inserito nel budget della mia direzione. Accettai e lo affidai al responsabile dell'officina, persona molto intelligente e capace di trattare i collaboratori. Brambilla avrebbe dovuto imparare a usare il tornio, ma i risultati furono deludenti; capii, però, che non c'era malizia nel suo comportamento, semplicemnte, non riusciva. I gabinetti erano un po' distanti e lui, che soffriva di cuore, non se la sentiva di fare spesso quel percorso; installammo, allora, un bagno da cantiere. Mi si affezzionò e io lo ricambiai cercando in incoraggiarlo in ogni modo. Un giorno venne nel mio ufficio e mi disse: "Professore, so che lei sta facendo molto per me e la ringrazio; ma mi sento inutile e nel vedere i miei compagni lavorare e produrre mi porta a una forte depressione. La prego di farmi tornare alle mie vecchie mansioni". Lo accontentai, ma considerai quell'episodio una mia personale sconfitta.
Molti anni dopo, quando avevo intrapreso una carriera di piccolo imprenditore, all'angolo tra Buenos Aires e Tunisia, trovai Brambilla che mi aspettava, ci abbracciammo mi chiamò Caruso e mi regalò il brano di una filoastrocca che aveva sentito cantare alla Festa dell'Unità; mi disse di quanto fosse dispiaciuto che il suo PCI fosse diventato PDS e mi sembrò di vedere i suoi occhi luccicanti, ci lasciammo consapevoli che non ci saremmo mai più visti.
Il brano era:
La sveglia…
…poi cerchi in un angolo
della tua mente la voglia…
…ti guardi allo specchio
e sai che non potrai trovarla
perché sollevare quei pesi
ti sfianca le membra al passare dei mesi,
perché quel rapporto salario lavoro
ti leva rispetto ti toglie decoro,
perché respirare lo zinco ed il ferro
t’ammazza i polmoni…
…e ingrassa il “verro”!
Tuta blu…
motore economico
asse portante
di questo paese
sei tanto importante
e ne sei cosciente
però non arrivi
alla fine del mese
rischiara la mente
riaccendi un cervello
assuefatto al calcio
ed al grande fratello
insegna ai tuoi figli
quel po’ di cultura
di memoria storica
senza paura.
La rabbia…
è un piccolo fuoco
che poi si trasforma in incendio…
…perché aumenta tutto
tranne il tuo stipendio?
Un calcio a un pallone che vale un milione
mentre il tuo sudore non vale più niente
s’accentua il divario a formare un burrone
in cui scivola il povero e sale il potente
e ai bordi di questa voragine
siede il politico ozioso…
…e indifferente…!
Tuta blu…
tu sei il monumento
dai piedi alla testa
in Italia l’esempio
di cos’è amor patrio
sei il padre famiglia
la lotta e l’antitesi
a questo scempio
politico a salvaguardare
una casta
di destra o sinistra
ma coi soldi in tasca
tu senza progetti
tu senza risparmio
tu l’equilibrista sul filo
del senso precario.
7 luglio 2026

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