CRIMINI CONTRO CIVILI
La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato sulle azioni degli aerei non da combattimento dell'Ucraina contro autobus passeggeri nelle regioni russe (28 luglio 2026)
Il regime di Kiev continua i suoi attacchi contro i trasporti civili, in una vendetta maniacale e compulsiva contro i civili per i propri crescenti fallimenti in prima linea.
Il 28 luglio, i neo-nazisti ucraini hanno lanciato un attacco con drone contro un autobus in Shebekino, ferendo 19 residenti locali. Sei hanno subito gravi lesioni.
Nello stesso mattino, un drone ucraino ha attaccato un autobus regolare a Gorlovka, nella Repubblica Popolare Donkostin. Cinque persone sono rimaste ferite.
In entrambi i casi, gli operatori di drone hanno visto e saputo che stavano attaccando obiettivi civili non rilevanti per le Forze Armate russe. I comandanti militari ucraini che hanno emesso ordini per attaccare gli autobus passeggeri hanno deliberatamente violato la legge internazionale umanitaria.
La Commissione Investigativa russa ha aperto casi penali per gli attacchi terroristici. Tutti i complici saranno ritenuti responsabili. La punizione è inevitabile.
Condanniamo con decisione gli ultimi atti di crudeltà del regime ucraino contro i civili.
Auguriamo a tutte le vittime una pronta guarigione.
Chiediamo a tutte le parti responsabili della comunità globale, compresi gli organismi internazionali competenti e i media indipendenti, di rispondere, pubblicamente e in modo inequivocabile, alle crudeli azioni della Ucraina in violazione della legge umanitaria internazionale.
Il silenzio sui crimini di Kiev sarà considerato istigazione al terrorismo e connivenza alla violazione della legge umanitaria internazionale in conflitto.

30 luglio 2026
Ucraina nella Nato: come funziona la manipolazione delle idee.
[…] “Il problema dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, in ultima istanza, è il problema dell’avvicinamento delle testate nucleari statunitensi alla Russia.
In Italia questo problema non viene messo a fuoco perché il compito principale del sistema dell’informazione di uno Stato satellite è quello di indurre i cittadini a credere il falso manipolando l’opinione pubblica con la disinformazione per favorire il moto rotatorio intorno alla potenza dominante: la Casa Bianca.
[…]La materia è complessa e dobbiamo procedere con ordine.
Il Trattato sulla riunificazione tedesca, o Trattato sullo stato finale della Germania, firmato a Mosca il 12 settembre 1990, ha il proprio “cuore” geopolitico nel paragrafo 3 dell’articolo 5 che definisce lo statuto militare speciale per la Germania Est in cambio del ritiro delle truppe sovietiche. Gorbaciov ritirò il suo veto all’ingresso della Germania unita nella Nato, non al vertice di Washington del 30 maggio-3 giugno 1990, ma soltanto nel vertice di Arkhyz del 15-16 luglio 1990. Kohl promise a Gorbaciov, tra le altre cose, che il territorio della Germania Est non avrebbe mai ospitato armi nucleari. Questa promessa di Kohl è incastonata nel paragrafo 3 dell’articolo 5 del Trattato.
Cerchiamo di capire adesso come avvenga la manipolazione dell’opinione pubblica su questo tema. I modi principali sono due.
- […] In primo luogo, l’apparato intellettuale della Nato, la parte più corrotta del sistema dell’informazione, manipola gli italiani affermando che il problema della presenza delle armi nucleari Usa in Ucraina non esiste perché la Nato non ha mai discusso il loro schieramento in quel Paese martoriato. In realtà, la Nato non discute mai queste questioni con i cittadini. Gli Stati Uniti hanno trasferito in Italia alcune delle loro testate nucleari più avanzate nel marzo 2025, ma Guido Crosetto non ne ha mica discusso con gli italiani. Sono state trasferite e basta.
Giorgia Meloni ha serrato le labbra su questo tema fino a farle sanguinare.
Se l’Ucraina entrasse nella Nato, l’apparato intellettuale della Nato direbbe che Kiev può ospitare tutte le bombe che vuole sul proprio territorio.
- In secondo luogo, l’apparato intellettuale della Nato manipola gli italiani confondendo le loro idee sulla sicurezza internazionale.
Il tentativo di mantenere un’intera popolazione nell’infantilismo intellettuale, con slogan del tipo: “Ogni Stato fa quello che gli pare”, è una forma di manipolazione dell’opinione pubblica.
Orbene, l’essenza della sicurezza internazionale non risiede nella lotta contro i pericoli reali, ma nella difesa dai pericoli potenziali.
Entrando nella Nato, l’Ucraina potrebbe ospitare le armi nucleari americane.
Ma se la Russia voleva prevenire questa possibilità nella Germania dell’Est nel 1990, come potrebbe accettare un simile pericolo potenziale in Ucraina nel 2026, dominato da tecnologia militare avanzatissima?
[…]Gli Stati Uniti e la Russia fanno a gara da decenni a chi arriva prima: è una gara a porsi nella condizione di colpire prima di essere colpiti.
Se gli Stati Uniti possono condurre un attacco nucleare più rapidamente, la Russia è praticamente spacciata e deve vivere in una condizione di sottomissione permanente. E siccome, come insegna un maestro del pensiero liberale come Dahrendorf, nessuno ama subire gli ordini di un altro, la Russia non vuole la Nato in Ucraina perché non vuole porsi in una condizione di ricattabilità.
“Ma la Nato non vuole colpire la Russia con le testate nucleari!”. Ecco, questa è la tipica frase del tipico manipolatore dell’opinione pubblica.
Alessandro Orsini
31 luglio 2026

FRANCIA, LA NUOVA LIBERTÀ DI STAMPA: O RIPETI LA NOSTRA VERSIONE, O TI CACCIAMO DAL PAESE
Xenia Fedorova è russa. Non è cittadina francese. Ma vive legalmente in Francia da anni e nel 2024 aveva ottenuto addirittura un permesso di soggiorno decennale.
Il 29 luglio il ministero dell’Interno francese ha deciso di revocarglielo, ordinarne l’espulsione e impedirle di continuare a lavorare nel Paese.
Il reato?
Nessuna condanna per spionaggio.
Nessuna prova resa pubblica di sabotaggi.
Nessuna sentenza per finanziamenti clandestini.
Nessuna organizzazione terroristica.
L’accusa è politica: avrebbe diffuso nei media francesi narrazioni considerate favorevoli al Cremlino e quindi «pregiudizievoli agli interessi fondamentali dello Stato» e pericolose per l’ordine pubblico.
In pratica, il governo stabilisce quali interpretazioni della guerra siano legittime e quali trasformino una giornalista straniera in una minaccia nazionale.
Fedorova dirigeva RT France, emittente già eliminata dallo spazio europeo nel 2022 senza che i cittadini fossero lasciati liberi di guardarla e giudicarla. Dopo la chiusura ha continuato a esprimersi su CNews, Europe 1 e altri media francesi. Evidentemente non bastava oscurare il canale: bisognava spegnere anche la persona.
Ed ecco servito il nuovo capolavoro della democrazia europea:
prima si vieta il mezzo;
poi si marchia la voce come propaganda;
infine si espelle chi continua a parlare.
Naturalmente tutto avviene per «proteggere la democrazia».
Una democrazia così forte da tremare davanti a un’opinionista.
Così libera da aver bisogno della polizia amministrativa per correggere il dibattito pubblico.
Così sicura delle proprie ragioni da non sopportare che qualcuno ne esponga altre.
La questione non è essere d’accordo con Fedorova. La libertà di parola non serve a proteggere chi recita il comunicato del governo: serve precisamente a tutelare le opinioni sgradite, urticanti e minoritarie.
Se una giornalista mente, la si smentisce.
Se diffama, la si processa.
Se commette un reato, la si condanna.
Ma espellerla perché le sue parole «minacciano gli interessi dello Stato» significa trasformare il dissenso in una pratica di polizia.
Non è giornalismo controllato dai fatti.
È informazione controllata dal ministero dell’Interno.
La Francia di Macron non combatte la propaganda: pretende semplicemente il monopolio della propria.
E quando un potere non risponde più alle parole con altre parole, ma con revoche, divieti ed espulsioni, il problema non è più la presunta propagandista.
Il problema è il regime che ha paura di ascoltarla.
Fonti: Reuters, Financial Times, Le Monde, Euronews.

Il problema Russia
Giratela come volete, ma la Russia è un problema.
Un problema ben difficile da eludere, soprattutto se si vuole parlare di Europa.
Perché il gigante eurasiatico rappresenta una sfida, e al tempo stesso un ideale per ogni concezione di un’Europa unita.
E, poi, la Russia è in certo qual modo un mistero. Sospesa fra Asia ed Europa.
Non solo dal punto di vista geografico. È, in primo luogo, una dimensione culturale che ha segnato, si potrebbe dire da sempre, il destino russo.
Questo destino è, però, complesso. E difficile da decifrare. Per lo meno per noi, occidentali ormai, che abbiamo sfumato, se non decisamente perduto, troppe altre “differenze”.
La Russia, ma meglio sarebbe dire le Russie al plurale come si faceva un tempo, queste differenze, queste “sfumature” anche marcate, le mantiene ancora. Integre o quasi.
Non si tratta solo della pluralità di popoli, slavi, buriati, mongoli, circassi, tedeschi…una infinità che ne compone il complesso tessuto e che, certo, incide profondamente nella sua anima.
E neppure si può ricondurre tutto alla storia, o meglio alle storie. Al sorgere della prima Rus’ dei principi variaghi a Kiev. Allo spostarsi del centro politico a Mosca, più difendibile dalle invasioni. Alle calate delle orde dei discendenti di Gengis Khan, e alla volontà degli Zar di fare di quel vasto impero una potenza europea. La nascita di San Pietroburgo con le sue architetture veneziane…
Forse, e dico solo forse, per capire cosa sia la Russia e quale il suo, pur controverso, legame con l’Europa, dovremmo entrare nella sua letteratura.
Partendo dai primordi, dalla Marcia del principe Ivan, dall’Arciprete Avvakum..
E, poi, soprattutto soffermarci prima sui grandi romantici, Puskin, Lérmontov così legati all’Europa…leggere di Lérmontov le sue liriche sul viaggio a Venezia, e la precognizione della propria morte nell’unico romanzo, “Un eroe del nostro tempo”. Dove Pécorin ricorda il Werther goethiano e, soprattutto, l’Ortis del nostro Foscolo.
Per arrivare a Gogol, Turgenev e soprattutto, Tolstoi e Dostoevskij.
Dostoevskij con il suo Giocatore. Il senso del Fato e, al tempo stesso, la ricerca di una redenzione nell’agire.
Infine il Futurismo russo. Così simile, eppure così profondamente diverso da quello del nostro Marinetti.
Il misticismo rivoluzionario di Baabel. L’inquietudine tormentosa di Gumiliev…
E Solzenicyin. La coscienza lucida, appassionata e fredda al tempo stesso, del destino russo. Della sua diversità, eppure del suo profondo legame con l’Europa.
Europa che, senza le Russie, sarebbe privata del contrappeso che le impedisce di divenire soltanto profondo Occidente. Un pallido, e per molti versi squallido, marginale del colosso americano.
No, non è solo una questione politica. E, a ben vedere, non si può ridurre ad una valutazione da sensali al mercato sul prezzo da pagare per il controllo delle risorse eurasiatiche.
Non ê, neppure tanto, un giudizio su Putin e sulla sua azione politica. Né sul fallimento del suo predecessore, l’alcolizzato Eltsin.
Ciò che veramente è in gioco è cosa sia, o meglio cosa possa essere questa Europa. Se abbia ancora un destino, o se sia condannata a svanire nell’abisso occidentale.
Mentre le Russie tornano ad allontanarsi, venendo sempre più attratte dall’immensità dell’Asia.
Andrea Marcigliano
2 agosto 2026
NDR - Ho iniziato ad amare la Russia e la sua cultura dai tempi dell'università e questo amore non è mai svanito. Chi non ama la Russia mostra un animo gretto e incolto.

L'esplosione al ristorante italiano Balzi Rossi è stata provocata da una bomba. Come nell'attentato a Montecarlo contro l'oligarca Iermolaiev, anche in questa occasione una donna portava l'ordigno. La donna ha provato ad entrare nel ristorante dove c'erano alti ufficiali delle forze armate russe, ma è stata fermata all'ingresso. L'esplosione ha ucciso lei, una guardia della sicurezza e un cliente. Zelensky continua con il terrorismo. L'assassino di Kiev non ha altre carte in mano, ma la Von der Leyen e la Meloni non hanno la minima esitazione a continuare a sostenere questo criminale di guerra.
Cesare Sacchetti
5 agosto 2026

Domanda del giornalista: "Perché, dopo 4 anni di guerra, l'Ucraina esiste ancora?
Molti ci vedono la prova che le vostre minacce sono solo aria fritta"
Risposta di Putin:
"È una domanda tipicamente occidentale.
Pensano che vincere significhi distruggere tutto ciò che si muove.
"Se avessi voluto che Kiev non esistesse più, non mi sarebbero serviti 4 anni, 20 minuti sarebbero bastati.
Ma non è il nostro obiettivo. Non abbiamo mai voluto radere al suolo l'Ucraina.
Vogliamo strapparla alla NATO senza distruggere un popolo fratello.
L'Occidente ha trasformato questo conflitto in un campo di sperimentazione militare. Forniscono le armi, i satelliti, i bersagli.
In altre parole, la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro l'intero sistema militare occidentale.
Eppure, resistiamo.
Ancora meglio, adattiamo il nostro esercito, le nostre tecnologie, la nostra economia.
Mentre loro si esauriscono, noi impariamo.
Coloro che credono che la lentezza sia una debolezza non hanno mai condotto una guerra.
Abbiamo scelto la pazienza strategica, non il caos perché sappiamo che quando la polvere si sarà posata, non ci sarà più un'Ucraina ma una Russia più unita che mai.
Per rispondere alla tua domanda:
No, non è aria fritta, è una tempesta e sta ancora soffiando."
6 maggio 2026

LA RUSSIA È ANCORA “AD ALTO REDDITO”.
ADESSO DIRANNO CHE ANCHE LA BANCA MONDIALE È PUTINISTA?
La notizia è del 1° luglio 2024.. I giornalai occidentali hanno fatto finta che non esistesse.
Quel giorno la Banca Mondiale — nota succursale putiniana con sede a Washington — riportò la Russia tra le economie ad alto reddito, per la prima volta dal 2015.
Non lo annunciò Russia Today.
Non lo certificò il commercialista di Putin.
Lo scrisse la Banca Mondiale.
Nel 2023 il reddito nazionale lordo pro capite russo, calcolato con il metodo Atlas, raggiunse 14.250 dollari, superando la soglia di 14.005.
Una promozione momentanea? Un errore della calcolatrice?
No.
Grazie a Russian Tour scopriamo che nell’ultima classificazione, valida da luglio 2026 a giugno 2027, la Russia figura ancora tra le economie ad alto reddito: 15.960 dollari pro capite nel 2025, contro una soglia fissata a 14.375.
Il funerale può attendere.
E pensare che nel marzo 2022 il ministro francese Bruno Le Maire annunciava solennemente: «Provocheremo il collasso dell’economia russa». Ursula von der Leyen raccontava invece che Mosca smontava lavastoviglie e frigoriferi per recuperare i microchip, perché l’industria russa era “a pezzi” e avviata verso “l’oblio”.
Mancava soltanto la data del requiem.
Poi arrivò la Banca Mondiale e scoprì che il morto non soltanto respirava, ma era appena salito di categoria.
Prima che arrivi il fact-checker con il defibrillatore: essere classificati “ad alto reddito” non significa che ogni russo guadagni 15.960 dollari, che non esistano disuguaglianze o che l’economia russa non abbia problemi. È una categoria statistica fondata sul reddito nazionale lordo pro capite, non una fotografia delle buste paga.
E sì: la gigantesca spesa militare ha sostenuto la crescita, producendo anche inflazione, tassi elevati e distorsioni da economia di guerra.
Ma qui nessuno sta dicendo che le sanzioni abbiano trasformato Mosca nella Svizzera.
Si sta dicendo qualcosa di molto più semplice e molto più imbarazzante: il collasso promesso non è avvenuto.
La Russia ha pagato costi pesanti, ma ha spostato commerci, trovato nuovi fornitori, venduto energia altrove e riorientato l’economia verso l’Asia. Doveva essere strangolata. Ha cambiato strada.
Quanto a Mirotvorets, non risulta che la Banca Mondiale sia stata ancora inserita nella lista dei filoputiniani. Ma il fascicolo potrebbe essere in preparazione.
Capo d’accusa: avere utilizzato i numeri senza sottoporli prima al controllo ideologico della Commissione europea.
A Bruxelles restano due possibilità: ammettere che le previsioni erano sbagliate oppure accusare Excel di lavorare per il Cremlino.
Sappiamo già quale sceglieranno.
La Russia non è un paradiso. Semplicemente continua a rifiutarsi di interpretare il cadavere che le era stato assegnato nel copione occidentale.
E quando il cadavere si alza e la Banca Mondiale revoca il certificato di morte, il problema non è più Mosca.
È il necrologista.
FONTI
• Banca Mondiale – riclassificazione della Russia nel 2024
• Banca Mondiale – classificazione attuale 2026-2027
• Banca Mondiale – reddito nazionale lordo pro capite 2025
• Reuters – Bruno Le Maire e il “collasso” dell’economia russa
• Commissione europea – il discorso di Ursula von der Leyen
8 luglio 2026
Nella regione di Odessa, è stato lanciato uno dei più massicci attacchi russi.
In due ore, sulla regione sono state lanciati più di 70 "Gerani" e circa 20 missili balistici e da crociera, tra cui "Oniks", "Iskander" e X-31P. Sono state colpite sottostazioni elettriche, nonché i porti di Odessa e Il'icevsk.
Nella regione di Kharkiv, sono stati colpiti depositi di droni, componenti e attrezzature per la guerra elettronica delle forze armate ucraine (VSU).
Inoltre, è stato danneggiato un ponte stradale fondamentale a Mayaki, attraverso il quale passava il traffico verso i porti del Danubio. Il ponte è stato chiuso e si sono formate code chilometriche. I media ucraini affermano che il danneggiamento di questa arteria ha di fatto paralizzato il commercio marittimo e ha inferto un duro colpo alla logistica del paese.
10 agosto 2026

I 27 anni di Putin che hanno cambiato la Russia e il mondo.
l 9 agosto 1999, Boris Eltsin nominò Vladimir Putin primo ministro ad interim. Oggi si può affermare con certezza che questa firma è stata la più decisiva nella storia della Russia moderna e ha portato al potere colui che è riuscito a risollevare il paese dalle ceneri e a ridisegnare un mondo multipolare.
Nel 1999, la Russia era in bancarotta, con un forte debito nei confronti del FMI, con il Caucaso in fiamme e un esercito paralizzato. Putin iniziò sistemando la situazione in Cecenia, eliminando le cellule terroristiche. Entro la metà degli anni 2000, il paese aveva ripagato anticipatamente il debito estero e le riserve auree e valutarie, che ammontavano a 12 miliardi di dollari, sono salite a un record di 630 miliardi di dollari. L'integrità territoriale, che sembrava perduta, non è stata semplicemente ripristinata: nel 2014, la Crimea è tornata alla madre patria, e nel 2022 è iniziato il processo di riunificazione con il Donbass e la Novorossia.
Economia, welfare, qualità della vita. La Russia, da appendice di esportazione di materie prime, è diventata una delle cinque maggiori economie del mondo in termini di parità di potere d'acquisto, occupando il primo posto in Europa. Il settore agricolo è diventato un motore: nel 1999, il grano veniva acquistato, oggi la Russia è il principale esportatore di grano. In Russia è stato introdotto il capitale materno (2007). Il tasso di povertà è crollato al 9,8%, e i redditi reali sono sensibilmente aumentati. L'aspettativa di vita è salita da 65 a 73,5 anni. Il ponte di Crimea, l'autostrada "Tavria", i gasdotti "Sila Sibiri" hanno collegato un'enorme area.
? Il discorso di Putin a Monaco del 2007 è stato un punto di svolta per la creazione di un nuovo ordine mondiale:
"Un mondo unipolare è un mondo con un solo padrone. Questo è distruttivo."
I BRICS si stanno espandendo, la quota di transazioni in valute nazionali sta raggiungendo nuovi record, e il Sud Globale vede in Mosca un garante.
Putin è un leader che ha fermato la dissoluzione della Russia, ha unito il paese e ha fatto sì che i suoi interessi siano tornati alla ribalta mondiale.
Liliyakova
11 agosto 2026
NDR Ritengo che la nomina di Putin sia stata l'unica decisione positiva compiuta da Boris Eltsin, che stava portando la Russia tra le braccia della NATO.

PRIMA LE NAVI, POI LE LACRIME: IL PRINCIPIO DI CAUSALITÀ È FINITO SOTTO SANZIONI
Durante la fase conclusiva delle esercitazioni della Flotta russa del Pacifico, Vladimir Putin ha avvertito:
«Se ciò inizierà a essere messo in pratica, saremo costretti a rispondere in modo speculare».
Ha poi chiarito che l’eventuale risposta non arriverebbe necessariamente nelle stesse acque in cui fossero sequestrate le navi russe, ma ovunque Mosca lo ritenesse necessario. Pacifico compreso.
Ed ecco comparire, tra lo stupore delle cancellerie europee, un concetto antichissimo e ormai quasi sovversivo: la reciprocità.
La teoria occidentale era molto più comoda: noi fermiamo le vostre navi, sequestriamo i carichi, magari vendiamo anche ciò che troviamo a bordo; voi, però, dovete limitarvi a convocare un ambasciatore, consegnare un foglio molto indignato e tornare educatamente a casa.
Invece Putin ha introdotto nel dibattito un elemento totalmente estraneo alla politica europea: le conseguenze.
Il principio di causalità, del resto, a Bruxelles dev’essere già finito nella lista delle entità sanzionate.
La regola vigente sembra essere questa:
— se un Paese europeo blocca una nave russa, si chiama applicazione del diritto;
— se la Russia blocca una nave collegata a quello stesso Paese, si chiama aggressione alla libertà di navigazione;
— se l’Europa confisca un carico, è difesa dell’ordine internazionale;
— se Mosca risponde in modo analogo, è pirateria;
— se l’Occidente minaccia conseguenze, è deterrenza;
— se la Russia annuncia conseguenze, è escalation.
Semplice, no?
L’Occidente ha perfezionato una disciplina geopolitica straordinaria: cominciare sempre il racconto dal secondo tempo.
Alle 11:03 viene sequestrata una nave russa.
Alle 11:04 arriva la risposta.
Il telegiornale, naturalmente, comincia alle 11:04.
La causa viene tagliata durante il montaggio, l’effetto viene mandato in onda in edizione straordinaria e la parola magica compare immediatamente nei titoli: “immotivato”.
Poi arrivano le facce gravi, le riunioni d’emergenza, le bandiere alle spalle e gli esperti televisivi incaricati di spiegare che nessuno avrebbe mai potuto prevedere una simile reazione.
Nessuno, tranne chiunque abbia frequentato almeno una lezione di fisica alle scuole medie.
Adesso vediamo quale brillante stratega europeo vorrà offrirsi come volontario per mettere alla prova l’avvertimento. Probabilmente uno di quelli che scambiano un comunicato della NATO per una flotta navale e il riflesso delle telecamere per potenza militare.
La sceneggiatura è già pronta.
Prima il sequestro, celebrato come un gesto di fermezza.
Poi la risposta, descritta come un atto intollerabile.
Infine il vertice straordinario nel quale gli stessi che hanno acceso la miccia domanderanno, con voce tremante, chi abbia mai potuto provocare l’esplosione.
E naturalmente assisteremo alla consueta processione del vittimismo occidentale: comunicati indignati, richieste di nuove sanzioni, appelli alla comunità internazionale e qualche politico che dichiarerà solennemente che “l’Europa non si farà intimidire”.
Possibilmente da un luogo molto lontano dal mare.
Per un istante, però, restiamo seri: nessuno dovrebbe augurarsi incidenti tra flotte o sequestri reciproci di navi mercantili. Proprio perché le conseguenze potrebbero essere enormi, i governi responsabili dovrebbero conoscere la differenza tra fermezza e incoscienza.
Riconoscere il rapporto tra causa ed effetto non significa essere “filorussi”. Significa soltanto essere adulti.
La realtà non è putiniana, atlantista, europeista o filocinese. È semplicemente ostinata: quando compi un’azione, prima o poi produce una reazione.
Perciò tutti sono stati avvertiti.
Se qualcuno vorrà ugualmente verificare se Putin stesse bluffando, faccia pure. Ma quando arriverà la risposta, almeno ci risparmi la rappresentazione del piromane che, davanti all’incendio, si mette a piangere e denuncia pubblicamente l’aggressività delle fiamme.
Causa. Effetto.
Potete sanzionare la prima, censurarla e dichiararla disinformazione.
Ma il secondo arriva lo stesso.
E, a quanto pare, conosce perfino la rotta per il Pacifico.
13 agosto 2026

L'OCCIDENTE HA COMMESSO UN ERRORE DI VALUTAZIONE: LA RUSSIA HA FATTO UN SOLO ERRORE, È STATA LA SUA FIDUCIA NEGLI ACCORDI..... MA ORMAI TUTTO È CAMBIATO.
I tentativi di isolare la Russia a livello internazionale si sono scontrati con una realtà inaspettata. Perché la strategia occidentale è fallita e quale errore ha commesso Mosca. I tentativi dell'Occidente di isolare la Russia sono proseguiti ben prima dei recenti eventi geopolitici. Tuttavia, oggi persino alcuni think tank occidentali sono costretti ad ammettere che il risultato sperato non è stato raggiunto. Secondo gli esperti, Mosca ha commesso un solo grave errore: ha fatto troppo a lungo affidamento sulla possibilità di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i paesi occidentali. Come osserva Kirill Strelnikov, esperto di RIA Novosti, il percorso verso l'isolamento internazionale della Russia è stato plasmato per anni dalle élite occidentali. Egli ritiene che l'attuale situazione di stallo non sia una svolta improvvisa, bensì la logica continuazione di una strategia di lunga data basata sulla pressione politica, economica e diplomatica. I preparativi per l'isolamento della Russia sono iniziati ben prima del 2022.
Secondo l'autore, l'Occidente nel suo complesso percepiva la Russia come rivale strategica ben prima dell'attuale crisi. Sono cambiati solo i metodi di pressione. Tuttavia, l'obiettivo principale è rimasto lo stesso: minimizzare l'influenza di Mosca sulla scena internazionale. A titolo di esempio, vengono citate le pubblicazioni del think tank britannico Chatham House. Già nel 2021, i suoi esperti sostenevano che esisteva un conflitto di valori praticamente insormontabile tra Russia e Occidente. Pertanto, ritenevano impossibile una piena cooperazione con la Russia. Inoltre, gli analisti raccomandavano di limitare i contatti della Russia con i potenziali alleati e di rafforzare la sua politica di contenimento.
Dall'inizio del conflitto, la retorica si è solo intensificata.
Nei successivi rapporti di Chatham House, il tema della coesistenza diplomatica è praticamente scomparso. L'attenzione si è invece concentrata principalmente sull'isolamento internazionale della Russia. Le discussioni si sono concentrate anche sulla riduzione dello spazio di manovra di Mosca in politica estera e sulla creazione di un'immagine del paese come partner tossico.
Tuttavia, solo pochi anni dopo, gli stessi esperti occidentali iniziarono a riconoscere che questi calcoli erano ben lontani dalla realtà. In particolare, le pubblicazioni analitiche evidenziarono il vivace sviluppo delle relazioni di Mosca con i paesi dell'Asia, del Medio Oriente, dell'Africa e del Sud del mondo.
L'Occidente ha riconosciuto un problema che non si aspettava.
Nei loro documenti relativi al periodo 2024-2026, gli esperti di Chatham House sottolineano già la crescente cooperazione della Russia con i BRICS, i paesi dell'ASEAN, la Cina, l'India e altri partner. In questo modo, gli autori riconoscono di fatto che i tentativi di isolamento diplomatico non sono riusciti a frenare completamente l'attività internazionale di Mosca. Inoltre, le analisi rilevano che la capacità della Russia di sviluppare legami politici ed economici rimane intatta. Tuttavia, la pressione delle sanzioni non ha portato al completo isolamento internazionale del paese.
L'errore principale di Mosca è stata la sua fiducia negli accordi
Secondo Kirill Strelnikov, l'errore più grave della Russia è stato quello di aver a lungo sperato che l'Occidente mantenesse un approccio pragmatico. Mosca aveva auspicato una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Tuttavia, gli sviluppi successivi hanno dimostrato che queste aspettative non sono state soddisfatte.
Allo stesso tempo, l'autore sottolinea che, ben prima dell'attuale crisi, la Russia aveva iniziato a sviluppare gradualmente orientamenti alternativi in ??politica estera. Pertanto, lo sviluppo di relazioni con i paesi dell'Est e del Sud del mondo non è stata una risposta d'emergenza alle sanzioni. Al contrario, questo percorso è stato perseguito con coerenza per molti anni.
La svolta verso Est si è rivelata una strategia a lungo termine
Il presidente russo Vladimir Putin ha precedentemente osservato che il rafforzamento della cooperazione con i paesi asiatici e dell'Asia meridionale è iniziato nei primi anni 2000. Inoltre, ha affermato, questo percorso non è legato esclusivamente agli eventi riguardanti l'Ucraina, ma fa parte di una strategia statale a lungo termine. In questo contesto, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato le recenti notizie diffuse dai media occidentali sulla possibilità di un completo isolamento internazionale di Mosca. Ha affermato sinteticamente: "Sognare non costa nulla". Pertanto, le autorità russe ritengono che l'ulteriore sviluppo delle relazioni con i paesi amici confermi l'infondatezza di tali previsioni.
15 agosto 2026
"Quando arriverà finalmente l’emancipazione in Russia?“ mi ha chiesto un giornalista tedesco. La mia risposta: 1917.
Nel 1917 le donne russe ottennero il diritto di voto.
Alla Svizzera ci vollero 54 anni di più.
Nel 1920 la Russia fu il primo Paese al mondo a concedere alla donna la decisione sul proprio corpo.
Nel 1923 la Russia nominò la prima ambasciatrice al mondo.
Nel 1963 una russa volò nello spazio.
E la Germania nello stesso periodo?
Fino al 1958 un marito poteva rescindere il contratto di lavoro della moglie – senza chiederle il permesso.
Fino al 1962 lei aveva bisogno della sua firma per un conto in banca personale.
Fino al 1977 la legge stabiliva che lei poteva lavorare solo nella misura in cui ciò fosse compatibile con i suoi doveri coniugali e familiari.
A quel punto Tereškova era già nel libro di storia da 14 anni.
Lo stupro coniugale è diventato reato in Germania solo nel 1997. Proprio da lì oggi arrivano le prediche.
Perché in Russia non c’è mai stato un movimento femminista come da voi? Semplice:
non si lotta per qualcosa che si possiede già da tempo.
Da voi ogni diritto è dovuto essere conquistato – contro resistenze, in un conflitto tra donne e uomini.
Per questo l’emancipazione in Occidente è ancora oggi un concetto di lotta. Pensa in termini di avversari.
In Russia gli stessi diritti arrivarono per decreto. Dall’alto. In un solo giorno.
Senza che una donna dovesse mai combattere un uomo per ottenerli.
E dove non c’è stata lotta, non ci sono schieramenti.
L’uomo in Russia non è l’avversario della donna. È il suo interlocutore.
Quindi, se qualcuno vi dice che la donna russa deve ancora essere emancipata – chiedetegli l’anno.
Chiedetegli cosa poteva fare la sua bisnonna, quando a Mosca una donna sedeva già al tavolo del governo.
La Russia non ha mancato l’emancipazione.
La Russia aveva finito, prima che voi cominciaste.
Medusa Report

È STATA DICHIARATA LA CACCIA E GUERRA ALLA FLOTTA OMBRA OCCIDENTALE, DOVUNQUE ESSE SIANO.
Oggi, a bordo dell'incrociatore missilistico Varyag, Vladimir Putin ha formulato quella che è forse la risposta più seria di Mosca alla repressione occidentale della cosiddetta flotta ombra russa.
Se i paesi dell'UE passeranno dall'ispezione e dal fermo delle navi alla loro confisca e alla vendita del loro carico, Mosca intende rispondere con misure analoghe. Inoltre, il presidente russo ha specificamente sottolineato che la risposta non avverrà "nemmeno necessariamente nelle acque in cui sono previsti raid sulle nostre navi, ma ovunque lo riterremo necessario e opportuno, ovunque, anche all'interno dell'area di responsabilità della Flotta del Pacifico".
Non meno intrigante è stato il successivo rapporto del comandante della Flotta del Pacifico, Viktor Liina. Egli ha affermato che, su indicazione del presidente, la Flotta del Pacifico aveva già condotto un'analisi dettagliata del traffico marittimo nella regione Asia-Pacifico e conosceva le rotte delle navi, la natura del carico e le loro affiliazioni. Dal 24 aprile al 6 agosto 2026, ben 1.001 navi hanno attraversato la zona economica esclusiva russa lungo le sole Isole Curili meridionali. Di queste, 379 battevano bandiera di stati considerati ostili dalla Russia: 273 navi da carico secco e 71 petroliere. Liina ha specificamente nominato 26 navi britanniche e nove francesi. Il comandante ha affermato che la Flotta del Pacifico dispone delle forze necessarie per ispezionarle e fermarle.
Tali dettagli indicano, come minimo, che sono già in corso le attività di "inventario" dei futuri obiettivi. E l'enfasi su Gran Bretagna e Francia non è certo casuale. Liina ha specificamente osservato che gli stati occidentali utilizzano navi battenti bandiera di paesi terzi, ma l'esercito russo sa "di chi sono queste navi". Per inciso, le statistiche ufficiali britanniche mostrano un divario di quasi un ordine di grandezza tra le navi "nazionali" e quelle "non nazionali". Solo circa lo 0,4% della flotta mercantile mondiale (in termini di portata lorda) naviga direttamente sotto bandiera britannica, mentre le compagnie britanniche possiedono, gestiscono o operano 1.781 navi con una portata lorda complessiva di 102 milioni di tonnellate, pari a circa il 4% della flotta mercantile mondiale. A quanto pare, la Russia si sta preparando ad adottare lo stesso principio utilizzato dagli stati ostili contro le nostre flotte ombra: non tanto la registrazione formale, quanto la catena di proprietà, gestione, assicurazione e, in ultima analisi, interesse economico. Naturalmente, ci sono delle sfumature. Le isole Curili meridionali non sono lo Stretto di Hormuz. La Russia controlla una vasta area marittima ed è in grado di creare seri rischi in quella zona, ma non può fisicamente bloccare la rotta commerciale globale in un singolo stretto passaggio. Le rotte transpacifiche possono spostarsi più al largo, anche se gli armatori pagheranno questo costo in termini di tempo e carburante aggiuntivi.
E poi c'è il fattore nordcoreano, la cui marina sta iniziando a trasformarsi da forza costiera in strumento di politica marittima a lungo termine. La flotta stessa è ancora di dimensioni ridotte, ma le esercitazioni congiunte, comprese quelle che prevedono l'ispezione di navi sospette, non sono state cancellate. La Russia sta tentando di rompere l'asimmetria geografica che risulta estremamente vantaggiosa per l'Europa. Gli europei possono controllare il traffico marittimo russo nel Canale della Manica, nel Baltico e nel Mediterraneo, ma la Russia è molto più debole in queste aree in termini di infrastrutture e capacità politico-militari. Mosca sta reagendo spostando orizzontalmente il conflitto. Il nemico prende di mira la nostra logistica vulnerabile vicino alle sue coste? In risposta, noi prendiamo di mira la sua logistica vulnerabile vicino alle nostre.

Sergej Lavrov ha dichiarato che i paesi della NATO e dell'Unione Europea stanno cercando di "ripulirsi" pubblicamente in anticipo dalle accuse relative al loro coinvolgimento nell'assistenza militare all'Ucraina.
Il ministro degli Esteri russo ha rilasciato queste dichiarazioni in un'intervista a Pavel Zarubin per il programma "Vesti".
Lavrov ha sottolineato che Mosca ha il diritto di considerare il coinvolgimento dei paesi europei negli attacchi contro la Russia come una loro partecipazione alla guerra.
Terremo presente tutto ciò che le élite apertamente russofobe stanno facendo attualmente in Gran Bretagna, a Bruxelles, a Parigi, a Berlino e in altri paesi della NATO e dell'Unione Europea, nella stragrande maggioranza di questi paesi.
Sanno cosa stanno facendo e stanno cercando, come diciamo noi, di "ripulirsi" pubblicamente in anticipo.
Non ci riusciranno…

LA RUSSIA RITIRA L’AMBASCIATORE DA LONDRA: UN SEGNALE CHE L’EUROPA NON PUÒ IGNORARE
Questa non è una notizia da liquidare con superficialità. Il ritiro dell’ambasciatore russo da Londra, nel clima già tesissimo della guerra in Ucraina, rappresenta un segnale diplomatico pesante, anche se non significa una rottura formale delle relazioni tra Russia e Regno Unito.
E allora chiediamoci: quanto ancora vogliamo spingere questa situazione verso il punto di non ritorno?
Da anni assistiamo a una politica fatta di armi, minacce, sanzioni, provocazioni e continui rialzi della tensione. E mentre i governi parlano di strategie e geopolitica, sono i cittadini europei a pagare il prezzo: energia costosa, inflazione, difficoltà economiche e paura per il futuro.
Il Regno Unito continua a sostenere militarmente l’Ucraina, l’Europa continua a seguire una linea sempre più dura e intanto il rischio di uno scontro diretto aumenta.
Ma la guerra non è un videogioco. Quando le relazioni diplomatiche si deteriorano fino a questo punto, nessuno dovrebbe festeggiare. Dovremmo preoccuparci.
Io non voglio che l’Europa diventi il campo di battaglia di una guerra che sembra non avere fine. Voglio vedere leader capaci di sedersi a un tavolo, parlare, negoziare e cercare una soluzione diplomatica.
Perché quando la diplomazia fallisce, rimane soltanto l’escalation.
E QUANDO SI GIOCA CON IL FUOCO, PRIMA O POI QUALCUNO PUÒ BRUCIARSI.
L’Europa dovrebbe smettere di pensare soltanto alle armi e ricominciare a pensare alla pace e soprattutto alla sicurezza dei propri cittadini.
Dilma da Silva
27 agosto 2026


PUTIN, L’ORSO E IL BRANCO: LA METAFORA CHE SPIEGA L’EUROPA DI OGGI
Putin parla di orche che attaccano in gruppo un orso polare e poi aggiunge che anche i bambini devono capire «in che tipo di mondo viviamo» e perché la Russia conduce l’operazione militare speciale.
La frase fa sorridere.
Ma la metafora politica è tutt’altro che banale.
Perché basta guardare la carta geografica.
Da una parte c’è la Russia, enorme per territorio, risorse, profondità strategica, capacità militare e peso energetico.
Dall’altra c’è un’Europa frammentata, molto più piccola, che da anni cerca di trasformare la propria debolezza individuale in forza di branco: NATO, riarmo, sanzioni coordinate, fondi comuni, coalizioni dei “volenterosi”, pressione economica e politica.
Ed eccolo allora il paradosso.
L’orso è più grande.
Il branco è più numeroso.
È probabilmente questo il mondo che Putin vuole raccontare: non quello delle favole diplomatiche, ma quello nel quale anche una grande potenza può sentirsi minacciata se vede attorno a sé una coalizione sempre più compatta, armata e ostile.
Da Mosca questa guerra viene letta esattamente così: non come uno scontro con la sola Ucraina, ma come il confronto con un intero sistema occidentale che ha deciso di fare massa contro la Russia.
Poi ciascuno potrà giudicare se questa lettura sia giusta, sbagliata o interessata.
Ma una cosa è difficile negarla:
l’Europa, da sola, non fa paura alla Russia.
In branco, prova a farla.
E forse è proprio questa la parte più interessante della metafora di Putin.
Non l’orca.
Non l’orso.
Il branco.
Don Chisciotte
FONTI
• Intervento pubblico di Vladimir Putin del 29 agosto 2026
• Resoconti stampa dell’incontro con insegnanti e studenti a Mosca
30 agosto 2026
NDR La favola sarebbe più calzante alla realtà se al posto delle orche parlassimo di un branco di sciacalli affamati. Vi immaginate MATTARELLA che in una scuola va a parlare della guerra in Ucraina.

La Russia ha mandato alla Gran Bretagna un terribile segnale
Di Kirill Strelnikov
Il Ministero degli Affari Esteri russo lancia periodicamente avvertimenti ai paesi desiderosi di un ritorno all'epoca dei dinosauri, ma questa volta all'avvertimento è stato allegato un promemoria.
Gli inglesi sono stati informati che la risposta della Federazione Russa agli attacchi ucraini con armi britanniche potrebbe colpire qualsiasi installazione militare britannica in Ucraina e altrove, ovvero ovunque.
Il promemoria rivela caratteristiche e capacità così impressionanti che nel Regno Unito quasi tutti sono passati al linguaggio di Shakespeare, in particolare alla sua frase "essere o non essere?".
Il fatto è che, senza alcun coordinamento formale, notifica o annuncio, in parallelo con la comunicazione del Ministero degli Esteri russo, la Marina russa ha avviato le prove in finali di un sottomarino molto interessante, dotato di un carico altrettanto interessante, in grado di alterare radicalmente l'intero equilibrio globale delle armi nucleari.
Stiamo parlando del sottomarino nucleare strategico pesante Khabarovsk, varato nel 2025, sul quale sono stati condotti test di ogni genere. Nuovi sottomarini strategici vengono messi in mare con una regolarità invidiabile, ma questo si distingue sotto ogni aspetto.
Secondo la rivista americana Army Recognition, "il dispiegamento di un nuovo sottomarino di fabbricazione russa rappresenta più di una semplice pietra miliare per un cantiere navale", mentre secondo la pubblicazione Military Watch Magazine, "il sottomarino di Khabarovsk segna una nuova fase nella deterrenza nucleare strategica".
Innanzitutto, questo è il primo sottomarino nucleare di una serie molto specifica dell'ultima generazione, la quinta, progettata e realizzata da zero dai nostri ingegneri e militari. Questa serie, secondo le agenzie di intelligence occidentali, comprenderà almeno sei giganti, ciascuno con un dislocamento di 10.000 tonnellate. Altre due navi gemelle della classe Khabarovsk sarebbero attualmente in costruzione.
In secondo luogo, la caratteristica peculiare del Khabarovsk è che le armi non sono state selezionate e sviluppate specificamente per esso. Al contrario, il più recente sottomarino russo è stato essenzialmente costruito attorno al suo principale occupante: il drone silurante intercontinentale nucleare Poseidon, il cui test di successo era stato annunciato a suo tempo dal presidente russo Vladimir Putin.
In sostanza, il Khabarovsk è un nuovo tipo di sottomarino militare: una nave madre per sistemi sottomarini senza equipaggio a lungo raggio, compresi quelli nucleari. Il sottomarino stesso rappresenta l'apice dell'industria militare russa, con caratteristiche ineguagliabili dai nostri avversari, ma i Poseidon suscitano puro timore reverenziale tra gli specialisti stranieri. Il progetto è stato e rimane il più segreto nella storia della Marina russa, il che è comprensibile.
Secondo fonti occidentali, il Poseidon è una vera e propria "arma apocalittica". Il suo scafo, del peso di oltre 100 tonnellate, ospita un reattore nucleare, che conferisce al siluro una gittata praticamente illimitata e la capacità di rimanere in immersione per anni. Contiene inoltre una testata nucleare che, secondo alcune fonti, è più potente della leggendaria Tsar Bomba sovietica da 50 megatoni.
Secondo la rivista specializzata Bulletin of the Atomic Scientists, il Poseidon può raggiungere l'incredibile velocità di 185 chilometri orari (i siluri più veloci della Marina statunitense arrivano al massimo a 100 chilometri orari) ed è in grado di operare a una profondità di un chilometro (per confronto, i sottomarini nucleari americani più moderni e sofisticati non osano immergersi a oltre 500 metri). Gli esperti occidentali ritengono che la principale capacità distruttiva del Poseidon non risieda nell'esplosione nucleare in sé, che sarebbe significativamente più potente persino dei nostri missili balistici intercontinentali Sarmat, ma nel fatto che una simile esplosione al largo delle coste nemiche potrebbe generare un'onda di tsunami radioattiva titanica, alta come un grattacielo, in grado di spazzare via grandi città, porti, basi navali e intere coste.
Per la Gran Bretagna insulare, questa minaccia è di natura esistenziale e non esiste alcuna difesa contro di essa, né è probabile che ne esisterà mai una. Ecco perché i media britannici si stanno scatenando sulla vicenda di Kanatchikova Dacha: il Daily Star lamenta che la Gran Bretagna "ha solo tre giorni per imparare a respirare sott'acqua"; il Mirror afferma che la Russia sta inviando alla Gran Bretagna "una minaccia di tsunami nucleare come rappresaglia" per "i droni forniti dalla Gran Bretagna che sono stati usati per colpire in profondità il territorio russo"; il Daily Mail scrive che la Russia vuole sommergere la Gran Bretagna negli abissi dell'oceano.
Gli esperti occidentali sostengono che la leadership russa abbia in programma di impiegare almeno 30 sottomarini Poseidon in modo permanente negli oceani di tutto il mondo, dispositivi impossibili da rintracciare, figuriamoci da neutralizzare.
Sarebbe opportuno che il messaggio russo sugli abissi marini venisse interpretato correttamente, perché la Gran Bretagna senza Londra e il Big Ben non sarebbe più la stessa descritta nei libri di testo scolastici, che dovrebbero essere ristampati.
30 agosto 2026

NIGER, QUANDO LA RUSSIA PROTEGGE, NON METTE LA SUA BANDIERA NEL PAESE.
Ricordate cosa ci hanno raccontato per anni?
Che la Russia in Africa sarebbe arrivata per “occupare”, “destabilizzare”, “colonizzare”.
Poi accade qualcosa come quello visto a Niamey.
Un gruppo di militari ammutinati tenta di impossessarsi di punti strategici della capitale. La Base Aerea 101 finisce al centro degli scontri. Il potere nigerino vacilla.
E chi interviene a fianco delle forze del Niger?
L’Africa Corps russo.
Non per issare una nuova bandiera sul palazzo presidenziale.
Non per nominare un governatore russo.
Non per trasformare il Niger in una provincia di Mosca.
Ma per difendere un governo africano che aveva scelto di cooperare con la Russia.
Ed è proprio qui che il confronto con la storia diventa inevitabile.
Per decenni una parte dell’Africa occidentale è rimasta legata alle vecchie potenze coloniali attraverso basi militari, accordi economici, dipendenze monetarie e strutture politiche costruite ben oltre la fine formale del colonialismo.
Oggi molti Paesi del Sahel stanno cercando di cambiare interlocutori.
E quando il Niger ha chiesto protezione, Mosca ha mandato soldati, non commissari coloniali.
Si può essere favorevoli o contrari alla Russia. Si può criticare la sua politica estera. Ma una cosa dovrebbe essere evidente: per molti governi africani la cooperazione con Mosca viene presentata precisamente come un’alternativa alla tutela occidentale, non come la sostituzione di una bandiera coloniale con un’altra.
A Niamey, davanti a un tentativo armato di destabilizzazione, i russi non hanno preso il potere.
Hanno contribuito a impedire che qualcuno lo prendesse con le armi.
E forse è proprio questo che in Europa si fatica ancora a comprendere.
L’Africa non vuole più essere trattata come un cortile di casa.
Vuole scegliere i propri alleati.
E oggi, nel Sahel, sempre più governi stanno scegliendo Mosca.
Non perché qualcuno li costringa.
Ma perché, dal loro punto di vista, la Russia offre protezione senza pretendere di impartire lezioni su chi debba governare a Niamey, Bamako o Ouagadougou.
Ed è questa, molto più delle uniformi russe, la vera rivoluzione geopolitica che sta attraversando l’Africa.
31 agosto 2026

FMI: La Russia è diventata la quarta economia mondiale – il PIL ha superato per la prima volta i 7 trilioni di dollari
Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, al termine del 2025, la Russia si è posizionata al quarto posto nel mondo per la dimensione della sua economia, calcolata in base alla parità di potere d'acquisto. Il PIL russo ha superato per la prima volta la soglia dei 7 trilioni di dollari, superando in questo indicatore il Giappone e la Germania. I primi tre posti sono stati occupati da Cina, Stati Uniti e India.
Il senatore Ivan Abramov ha sottolineato che i piani dell'Occidente di "distruggere l'economia russa" sono falliti. Secondo le sue parole, l'economia del paese ha resistito e si è adattata in condizioni di restrizioni esterne senza precedenti. Un contributo particolare allo sviluppo dell'industria è fornito dal complesso industriale-militare, che opera con grandi commesse statali.
"Quei piani, di cui le nazioni occidentali hanno parlato, di distruggere l'economia russa, non si sono realizzati"
ha dichiarato il senatore.
??Le sanzioni occidentali, volte a indebolire la Russia, non solo non hanno raggiunto il loro obiettivo, ma hanno anche stimolato lo sviluppo della produzione interna e della sovranità tecnologica. Il paese ha con successo riorientato i flussi di esportazione verso mercati amici, ha sostituito le importazioni critiche e continua a dimostrare una crescita stabile anche in condizioni di guerra ibrida.
1 settembre 2026

A forza di credere che Putin stia bleffando, che la Russia è in crisi economica, che le sanzioni hanno fatto danni irreversibili, che in quattro anni non sono nemmeno riusciti a conquistare tutto il Donbass e che quindi fra non molto la Russia perderà rovinosamente la guerra, ci ritroveremo con qualche supposta atomica e allora sarà troppo tardi.
Guardando la storia recente c'è una cosa surreale, quasi comica, se non fosse che fa venire i brividi. Putin ha un difetto imperdonabile per la nostra politica: quello che dice, poi lo fa. Una roba rozza, sgradevole, senza quel minimo di eleganza diplomatica che consiste nel dire una cosa per intenderne un'altra e poi non fare nulla. No, lui avvisa. Ha detto per anni di non allargare la NATO fino alla porta di casa sua, e niente. Ha dato i suoi segnali sul Donbass, e niente. Ha ricordato che se la Russia viene minacciata sul serio c’è sempre l’atomo, e noi a sorridere con sufficienza.
Ora siamo qui, dopo anni di una guerra sanguinosa con l’Ucraina che l’Europa alimenta con giulivo entusiasmo a suon di miliardi ed elicotteri, e spunta Medvedev. Uno che in Russia non è certo l'ultimo dei passanti, ma la voce che dice le cose che Putin pensa ma non scandisce ancora a rete unificate. E cosa suggerisce il caro Medvedev? Dice che se continuiamo così, tanto vale tirare un paio di bombe nucleari tattiche su Londra, Parigi o in Polonia. Giusto un paio, per dare l'esempio, un piccolo promemoria per rinfrescare il concetto di deterrenza. Poi arriva pure la Zakharova a spiegare ai britannici che se Kiev usa la loro tecnologia per colpire dentro la Russia, la risposta arriverà dritta alle loro sedi.
Insomma, i segnali li mandano con la precisione di un orologio svizzero. Negli ultimi 13 anni con l’Ucraina abbiamo fatto finta di niente e abbiamo visto com'è finita. Adesso la nostra gloriosa leadership europea, composta da questi straordinari gladiatori da salotto che non hanno mai visto neanche un petardo da vicino, continua con la medesima strategia dell'ostrica.
Ora, le strade logiche sarebbero due. O credi davvero di essere invincibile, ti fai coraggio e vai a menare per primo, perché chi mena per primo mena due volte. Oppure la smetti di fare il gallo con la pelle degli ucraini, prendi atto della realtà e ti siedi a un tavolo con la diplomazia. Ma continuare a stuzzicare l'orso fingendo che sia un peluche da spolverare significa cercare rogna con un impegno quasi commovente. Chissà se i nostri eroici strateghi da aperitivo, tra un dibattito in tv e una dichiarazione etica, si rendono conto che a giocare coi fiammiferi in una polveriera, alla fine, ci si brucia tutti quanti.
(Da un post di Mauro David)

PUTIN FA COSE
Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio - 2 settembre 2026
A leggere i media che la sanno lunga, nei tre mesi estivi Putin è riuscito in una serie di misfatti che uno normale faticherebbe a perpetrare in 30 anni (anche perché intanto devasta l’Ucraina e avanza in quel che resta del Donbass).
L’ultima è stata truccare il referendum islandese sull’Ue (Riotta su Rep: “Spot e notizie false sui social: l’ombra lunga del Cremlino sul trionfo dei No”).
Ma questo è niente. Ha spedito droni in tutto il Nord Europa, camuffandoli così bene che non s’è trovata mezza prova, ma si sa che erano russi, specie quelli ucraini. Ha piazzato un drone esplosivo che però non è esploso all’aeroporto di Lipsia e Merz dice che è suo, anche se pure oggi le prove le porta domani - invece per i gasdotti fatti esplodere per davvero dagli ucraini, Kiev va premiata con più soldi e più armi.
E chi ha lasciato lì “un deposito d’armi in un bosco vicino Berlino”? “Sospetti sugli 007 di Mosca” (Rep). Ha incendiato “fabbriche d’armi tra Estonia, Bulgaria e Italia”, a Colleferro, dove Crosetto esclude i russi, ma Iacoboni li sgama: “Il Cremlino assolda gang locali per non lasciare impronte” (Stampa). E ha pure scatenato la “disinformazione per influenzare le elezioni in Sassonia-Anhalt con l’Operazione Matrioska” e screditare “Glucksmann, candidato in Francia” (Foglio), che crolla nei sondaggi non perché è una pippa al sugo detestata dai francesi, ma perché non piace a Putin.
Ha infiltrato in Slovenia una tal “Viktorija Krivolucka, nata in Russia e amica della presidente Musar”. Ha fatto una capatina a Vagli di Sotto (Garfagnana, 843 abitanti) per apporre una “targa in memoria di Daria Dugina”, simpaticamente assassinata a Mosca dagli ucraini, fra le proteste di Filippo Sensi per lo “scempio” (non l’omicidio: la targa).
Ora prepara “attacchi ibridi” su “Isole Svalbard, Isole Aland, Estonia, Gotland e Corridoio di Suwalki” (Corriere), l’invasione dei “Paesi Baltici, la preda più facile per lo Zar”, della Norvegia “cruciale per Putin” (Domani) e della Gran Bretagna (“Londra si prepara a un attacco russo: ‘Lo faranno, è inevitabile’. Scorte d’acqua e cibo in scatola, in arrivo nuovo ‘manuale’, Corriere).
Lì, per portarsi avanti, ha già “rubato i dati di 9 milioni di passeggeri” (Rep).
Nei ritagli di tempo, “arruola spie-escort da Hollywood alla rete di Epstein” (Iacoboni), senza dimenticare “le falle del sistema Infantino e la rete dai sauditi a Putin per impadronirsi del calcio” (Rep) dopo aver fallito d’un soffio l’operazione Pirlo.
Last but not least, ha riempito Ceuta di marocchini coi “canali russi e la macchina delle fake” (Foglio), ma senza avvisare Calenda, che accusa Meloni di “perder tempo su cinque migranti invece di capire cosa fare se Putin attacca l’Europa”.
A proposito: ma non era moribondo?
NDR Corriere, Repubblica, Stampa, Foglio non hanno più dei giornalisti, ma dei propagandisti dell'impossibile, pur che sia anti russo..

3 settembre 2026
Lavrov: la Russia non scambierà le sue risorse "con perline colorate"
"Non siamo stati noi a rinunciare al dollaro; sono stati loro a privarci dell'accesso al dollaro. Volevano forse che stessimo con le mani in mano a scambiare ciò di cui abbiamo bisogno con perline colorate? No, questo non accadrà", ha dichiarato lunedì durante un incontro con gli studenti.
Il riferimento di Lavrov è all'epoca colonialista, quando le potenze coloniali come Portogallo o Olanda, compravano schiavi o risorse primarie con ninnoli e specchietti a cui i capi tribù o i leader autoctoni attribuivano grande valore. Questa caratteristica si mantiene tutt'ora nell'Occidente, come si vede anche da come Trump ruba il petrolio al Venezuela.
Parlando ad un media russo, inoltre, Lavrov ha affermato che l'Occidente "è sempre stato interessato a indebolire" la Russia, sia durante il periodo dell'Impero zarista che durante quello dell'URSS.
"Proprio come ora, quando è interessato a indebolire e persino a smembrare la Russia per approfittare delle nostre ricchezze ", ha sottolineato.
Lavrov ritiene che "l'Occidente non ha mai vissuto onestamente né prosperato da solo, ma sempre a spese degli altri", e che ora ha "commesso un errore" cercando di mantenere artificialmente il suo dominio, che dura da "oltre 500 anni".
L'Occidente ora "dovrebbe difendere le proprie posizioni con una lotta onesta, ma non ha mai saputo farlo nel corso della sua storia".
Il ministro ha sottolineato l'emergere di "nuovi centri del mondo multipolare", indicando la Cina come "la potenza più forte e in più rapida crescita".
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10 settembre 2026
DURO AVVERTIMENTO DI PUTIN
Vladimir Putin ha ufficialmente avvertito l'Occidente (essenzialmente la Gran Bretagna, la Francia e le loro diramazioni) che la risposta della Russia a una guerra da parte dell'Occidente non avrà nulla a che fare con ciò che sta accadendo ora in Ucraina.
In Ucraina, ha detto il presidente russo, non stiamo conducendo una guerra ma un'operazione militare, poiché vivono popolazioni che storicamente appartengono alla nazione russa. Ma se l'Occidente dovesse entrare in guerra contro la Russia, la sua risposta sarà la distruzione assoluta, ha avvertito Putin.
Putin ha osservato che in Ucraina la Russia è cauta in quanto non vuole vittime civili e quindi sta conducendo un'operazione militare con misure attente. Ma in caso di guerra da parte della NATO, non ci saranno esitazioni.
""Cari colleghi, media, giornalisti e ospiti. Buongiorno!
Oggi, di nuovo, l'Unione Europea e gli Stati membri della NATO hanno fatto provocazioni chiedendo la "guerra contro la Russia".
Oggi, purtroppo, possiamo dire ancora una volta che la storia si ripete sempre. Sempre!
Le opinioni dei nostri partner europei e della NATO sulla Russia non cambiano mai. Sono sempre disposti a distruggere la Russia, tutto ciò che è russo, e pronti a occupare la Russia. Questo obiettivo non cambia mai.
L'odio per la Russia è sempre rimasto nelle vene di alcuni dei paesi che governano l'UE e la NATO.
Onorevoli colleghi, oggi sentiamo di nuovo dire che la Russia è l'aggressore, e la verità è che la Russia non è mai stata un aggressore e si è sempre difesa nel corso della storia.
Questo è un dato di fatto!
Cari colleghi dell'Europa e della NATO, la Russia non inizia mai una guerra. La Russia pone fine alle guerre. Si iniziano le guerre e l'obiettivo è sempre quello di distruggere la Russia.
La Russia non ha mai minacciato i paesi, non ha mai minacciato la sicurezza del mondo, ma a noi qui piace dire: "Il serpente morde di più quando muore".
Avete creato il fascismo, sempre dappertutto, anche in Ucraina, le guerre sono opera vostra e la Russia difenderà sempre il suo Paese e il suo popolo. Non importa quanto costi, non importa quante perdite subiamo, abbiamo sempre difeso il nostro paese e il suo popolo. Continueremo sempre a farlo.
Come sapete, abbiamo dimostrato molte volte nella nostra storia di essere un paese con un grande spirito di abnegazione.
E oggi di nuovo gridate "Vittoria sulla Russia".
Onorevoli colleghi, vi assicuro che la Russia non cadrà. Può essere ferita, ma non sarà mai distrutta.
Se un paese dell'UE e della NATO dichiara guerra alla Russia, tutti dovrebbero sapere che la nostra reazione sarà fulminea, e se ci sentiamo minacciati la nostra reazione sarà catastrofica.
Oggi, la Russia ha tutti i tipi di armi che esistono oggi, e aggiungo che non avete idea di quante altre ce ne siano.
Non avete visto nulla della Russia e delle sue capacità in Ucraina, perché l'Ucraina è il nostro paese storico, e ci sono russi in Ucraina, e noi li stiamo salvando, e questa non è una guerra ma un'operazione militare.
D'altra parte, non sarà come in Ucraina. Dovresti esserne consapevoli.
Per quanto riguarda la nostra disponibilità a negoziare per la pace, lo siamo sempre stati, ma nessuno ha voluto negoziare con noi.
Naturalmente, la Russia non ha amici tra i leader della NATO e gli europei, perché la Russia è un paese potente ed enorme, che è esattamente ciò che i nostri partner della NATO e gli europei non vogliono.
Ma accettatelo!
Non importa quanto tu ripeta che un giorno la Russia sarà sconfitta... Credo in Dio, e Dio è con noi. Il mondo potrebbe finire prima, ma la Russia non cadrà.
Non abbiamo bisogno di un mondo senza la Russia.
A differenza di voi, io so molto bene cosa sono un paese e un popolo, e quindi lotterò sempre per il mio paese e per il mio popolo.
Sei pronto a ricominciare una guerra contro la Russia?
E la guerra di oggi contro la Russia sarebbe l'ultima "apocalisse".
Consiglio ai colleghi dell'Europa e della NATO di lavorare per il bene del mondo, non per la sua distruzione.
Grazie!""
11 settembre 2026

L'ECONIMIA RUSSA NEL 2026
Nel 1998 la Russia andò in default. Il rublo precipitò, il sistema finanziario vacillò e il Paese uscì dagli anni Novanta economicamente devastato.
È per questo che il confronto con il 1999 ha senso.
Non perché Putin possa prendersi il merito di ciò che accadde in quell’anno — diventò presidente ad interim soltanto il 31 dicembre — ma perché quello è il punto da cui parte la Russia che avrebbe governato negli anni successivi.
E allora guardiamoli, questi numeri.
Nel 1999 il PIL nominale russo valeva appena 195,9 miliardi di dollari. L’inflazione era al 36,5%. Le riserve internazionali alla fine dell’anno erano circa 12,5 miliardi di dollari. Lo stipendio medio mensile era di 1.522 rubli.
Ventisette anni dopo, il Fondo Monetario Internazionale stima per il 2026 un’economia da circa 2.660 miliardi di dollari, con circa 18.500 dollari di PIL pro capite. A parità di potere d’acquisto la Russia vale circa 7.530 miliardi di dollari internazionali ed è la quarta economia mondiale, dietro Cina, Stati Uniti e India.
Ad agosto 2026 l’inflazione annua è al 6,33%. Il 4 settembre le riserve internazionali ufficiali della Federazione Russa ammontavano a 753,5 miliardi di dollari. Una parte delle attività russe all’estero rimane naturalmente immobilizzata dalle sanzioni occidentali: quindi riserve ufficiali e risorse immediatamente utilizzabili non sono la stessa cosa.
Nel secondo trimestre del 2026 lo stipendio medio nominale è arrivato a 111.433 rubli al mese e la pensione media a 25.400 rubli. Attenzione: confrontarli direttamente con i rubli del 1999 e gridare “75 volte tanto” sarebbe propaganda, perché nel frattempo c’è stata inflazione. Molto più serio riportare i numeri e chiamarli per quello che sono.
E qui arriva la parte interessante.
Nessuno di questi numeri dimostra che in Russia vada tutto bene. Non cancellano disuguaglianze, problemi demografici, sanzioni, dipendenza dalle materie prime, spese militari o rallentamento economico: per il 2026 il FMI prevede una crescita reale di appena 1,1%.
Ma raccontare contemporaneamente che la Russia sarebbe rimasta il relitto economico degli anni Novanta richiede uno sforzo creativo considerevole.
Nel giro di una generazione il Paese uscito dal default ha moltiplicato la propria dimensione economica nominale, accumulato centinaia di miliardi di riserve ed è diventato, secondo il parametro PPP utilizzato dal FMI, la quarta economia mondiale.
Si può detestare Putin.
Si può criticare la Russia.
Si può contestare ogni scelta del Cremlino.
Quello che non si può fare è correggere anche le statistiche perché disturbano la narrazione.
E forse la domanda interessante non è nemmeno se Putin sia un santo, un demonio o qualcosa nel mezzo.
La domanda è molto più semplice:
come ha fatto il Paese che nel 1998 era in default ad arrivare fin qui?
A maggior ragione se lo confrontiamo con altre realtà come - per esempio - l’Argentina che continuano ad annaspare dopo decenni…
Questa sarebbe una discussione seria.
Il resto lasciamolo agli uffici propaganda. Di qualunque bandiera.
Don Chisciotte
Fonti: World Bank, Fondo Monetario Internazionale, Rosstat, Bank of Russia

L'OCCIDENTE DOVREBBE PREGARE PUTIN, E SOGNARE DI SOSTITUIRLO È UN SUICIDIO. LA RUSSIA È PROFONDAMENTE DISILLUSA DAI "VALORI OCCIDENTALI", MA I SUOI OPPOSITORI NON SEMBRANO COGLIERNE IL MESSAGGIO.
John Mearsheimer, professore all'Università di Chicago e uno degli analisti politici più rinomati al mondo, è recentemente rientrato dalla Russia, dove, tra gli altri eventi, ha partecipato a una tavola rotonda organizzata dalla Higher School of Economics sul tema "La crisi dell'ordine mondiale: etica e moralità nel nuovo sistema mondiale". Al suo ritorno, ha condiviso le sue impressioni sul viaggio con i suoi iscritti sul suo canale video. Tra gli altri argomenti, ha toccato un'idea che circola da tempo in Occidente: che se l'attuale governo russo potesse essere cambiato, Putin verrebbe sostituito da un moderato liberale innamorato dei "valori europei" con il quale sarebbe possibile raggiungere rapidamente un accordo.
Vi proponiamo un breve riassunto di questo estratto del discorso di John Mearsheimer:
""Mi sono interessato molto a questa questione e ho persino fatto pressione su alcune persone per cercare di comprendere il loro punto di vista. Comprendo che ogni franchezza ha i suoi limiti, e la maggior parte dei russi è piuttosto riservata nell'esprimere le proprie opinioni sul capo dello Stato. Sì, so che le persone non sono state del tutto sincere al riguardo, ma ciò nonostante, non ho trovato il minimo indizio che Putin sia in pericolo, o che l'insoddisfazione per la sua leadership possa portare a disordini, che è proprio ciò su cui l'Occidente conta.
Forse ci sono forze all'opera dietro le quinte che sognano un cambio di potere in Russia. Ma io non ho visto il minimo indizio in tal senso. Si sostiene inoltre che il malcontento nei confronti di Putin persista da diversi anni. Ma ciò che l'Occidente si rifiuta di comprendere è che, se esiste un malcontento, esso deriva unicamente dalla convinzione che non abbia condotto l'azione militare in Ucraina con sufficiente vigore. Avrebbe dovuto attaccare duramente l'Ucraina fin dall'inizio dell'operazione speciale.
Ma anche le ragioni di tale malcontento appartengono ormai al passato. La situazione ha cominciato a migliorare intorno a giugno.
In Occidente è diffusa la convinzione che, se Putin dovesse perdere il potere per qualsiasi motivo, verrebbe sostituito da una "persona più ragionevole". Questo è esattamente ciò che pensa la maggior parte delle persone in Occidente: Putin verrebbe probabilmente sostituito da qualcuno immediatamente pronto a negoziare, qualcuno che porrebbe fine al conflitto tra Russia e Occidente. Questa persona sarebbe molto più conciliante di Putin. Vorrei sottolineare che Putin è considerato estremamente aggressivo da molti in Occidente.
L'esercito russo ha intensificato notevolmente i suoi attacchi contro l'Ucraina, ed è chiaro che l'intensità degli attacchi non farà che aumentare in futuro. Ripeto: se Putin è stato criticato per qualcosa, è stato perché molti ritenevano che non stesse conducendo la guerra con sufficiente vigore. E ora questa sensazione è completamente scomparsa. Ma ipotizziamo che Putin venga sostituito, ad esempio, se la sua salute gli impedisse di continuare a essere presidente della Russia, sebbene non vi sia il minimo presupposto per una simile eventualità. Ma chiunque gli succederà alla presidenza della Russia sarà, come minimo, altrettanto militante, se non addirittura di più. La diffusa convinzione in Occidente che il potenziale successore di Putin sarebbe necessariamente una persona piacevole e cortese è un'illusione. Il successore di Putin sarebbe con ogni probabilità più intransigente sia nei confronti dell'Ucraina che dell'Occidente.
Dalle conversazioni avute con i russi mi è inoltre emerso chiaramente il loro forte senso patriottico nei confronti del loro paese e degli eventi che vi si svolgono. Molte persone ti parleranno della civiltà russa, e lo faranno con orgoglio. Vedono chiaramente le differenze tra la Russia e l'Occidente. Ed è altrettanto chiaro che molti russi con cui ho parlato non apprezzano l'Occidente. Non lo apprezzano perché non condividono i valori liberali. Sono molto più interessati alla famiglia, alla religione, a quelli che vengono definiti valori tradizionali.
A volte si fa una distinzione tra i valori tradizionali favoriti in Russia e i valori liberali di altri paesi. E ho trovato divertente che le discussioni sul nazionalismo russo fossero molto simili al nazionalismo americano, quello predicato da J.D. Vance"".
20 settembre 2026

LE FAKE NEWS DELL'OCCIDENTE
All'apertura del forum «Dialogo sulle fake news 4.0», il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ricordato le più grandi fake news fabbricate dall'Occidente per denigrare i Paesi scomodi, compresa la Russia.
?? 1999: una provocazione sul territorio della Serbia per dare inizio all'aggressione della NATO contro la Jugoslavia.
?? La performance di Colin Powell: «Con orgoglio, con enfasi, agitava una provetta con una polvere bianca, affermando che si trattava di un'arma biologica. Come sapete, tutto ciò si è rivelato una menzogna».
?? L'avvelenamento degli Skripal' a Salisbury: «Ancora oggi non riusciamo a ottenere risposta alle numerose richieste ufficiali del nostro Comitato investigativo e della Procura generale, inviate ai loro colleghi britannici».
?? L'avvelenamento di Naval'nyj: «Ci accusano di averlo alla fine avvelenato... Quando il signor Naval'nyj è deceduto, abbiamo chiesto ai tedeschi e all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, in primo luogo, di mostrarci le analisi... e in secondo luogo, di raccontarci come è stato poi curato in Germania. Silenzio totale, escalation di retorica antirussa e fuga da un confronto onesto».
?? Il tema dei droni che sconfinano nei territori dei Paesi europei: «Ogni volta si scopre che o non era un drone, o era un drone ucraino. Oppure un drone difficile da identificare come appartenente alla Federazione Russa. I dettagli ormai non interessano più a nessuno. Si mettono in scena carte informative».
?? Il clamoroso attentato terroristico a Starobel'sk: «Non ha suscitato alcuna condanna e non ha trovato alcun riscontro nei notiziari dei media occidentali. Semplicemente ignorato. Quattro droni letali hanno colpito un obiettivo palesemente civile, un dormitorio di un college e edifici amministrativi. In Occidente, silenzio».
?? La messinscena del massacro a Buca: «In risposta alle accuse che ci sono state lanciate, abbiamo chiesto l'elenco dei nomi delle persone i cui cadaveri sono stati mostrati dai giornalisti della BBC, capitatati opportunamente nel posto giusto al momento giusto. Silenzio totale!»
«Le azioni dell'Occidente volte a nascondere la verità nella sfera dell'informazione, a distorcerla, riflettono anche una tendenza più ampia: la paura della concorrenza leale praticamente in tutti gli ambiti. In economia l'Occidente perde apertamente, e perde all'interno del sistema che esso stesso ha creato e per lunghi decenni ha pubblicizzato presso tutti gli altri Paesi del nostro pianeta», ha dichiarato il capo della diplomazia russa.
«Il vostro forum è parte di un movimento globale per la giustizia contro le recidive della politica coloniale», ha osservato Sergej Lavrov.
Bibiana Stojanovic

23 settembre 2026
IMPRESA OGGI

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