CRIMINI CONTRO CIVILI
La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato sulle azioni degli aerei non da combattimento dell'Ucraina contro autobus passeggeri nelle regioni russe (28 luglio 2026)
Il regime di Kiev continua i suoi attacchi contro i trasporti civili, in una vendetta maniacale e compulsiva contro i civili per i propri crescenti fallimenti in prima linea.
Il 28 luglio, i neo-nazisti ucraini hanno lanciato un attacco con drone contro un autobus in Shebekino, ferendo 19 residenti locali. Sei hanno subito gravi lesioni.
Nello stesso mattino, un drone ucraino ha attaccato un autobus regolare a Gorlovka, nella Repubblica Popolare Donkostin. Cinque persone sono rimaste ferite.
In entrambi i casi, gli operatori di drone hanno visto e saputo che stavano attaccando obiettivi civili non rilevanti per le Forze Armate russe. I comandanti militari ucraini che hanno emesso ordini per attaccare gli autobus passeggeri hanno deliberatamente violato la legge internazionale umanitaria.
La Commissione Investigativa russa ha aperto casi penali per gli attacchi terroristici. Tutti i complici saranno ritenuti responsabili. La punizione è inevitabile.
Condanniamo con decisione gli ultimi atti di crudeltà del regime ucraino contro i civili.
Auguriamo a tutte le vittime una pronta guarigione.
Chiediamo a tutte le parti responsabili della comunità globale, compresi gli organismi internazionali competenti e i media indipendenti, di rispondere, pubblicamente e in modo inequivocabile, alle crudeli azioni della Ucraina in violazione della legge umanitaria internazionale.
Il silenzio sui crimini di Kiev sarà considerato istigazione al terrorismo e connivenza alla violazione della legge umanitaria internazionale in conflitto.

30 luglio 2026
Ucraina nella Nato: come funziona la manipolazione delle idee.
[…] “Il problema dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, in ultima istanza, è il problema dell’avvicinamento delle testate nucleari statunitensi alla Russia.
In Italia questo problema non viene messo a fuoco perché il compito principale del sistema dell’informazione di uno Stato satellite è quello di indurre i cittadini a credere il falso manipolando l’opinione pubblica con la disinformazione per favorire il moto rotatorio intorno alla potenza dominante: la Casa Bianca.
[…]La materia è complessa e dobbiamo procedere con ordine.
Il Trattato sulla riunificazione tedesca, o Trattato sullo stato finale della Germania, firmato a Mosca il 12 settembre 1990, ha il proprio “cuore” geopolitico nel paragrafo 3 dell’articolo 5 che definisce lo statuto militare speciale per la Germania Est in cambio del ritiro delle truppe sovietiche. Gorbaciov ritirò il suo veto all’ingresso della Germania unita nella Nato, non al vertice di Washington del 30 maggio-3 giugno 1990, ma soltanto nel vertice di Arkhyz del 15-16 luglio 1990. Kohl promise a Gorbaciov, tra le altre cose, che il territorio della Germania Est non avrebbe mai ospitato armi nucleari. Questa promessa di Kohl è incastonata nel paragrafo 3 dell’articolo 5 del Trattato.
Cerchiamo di capire adesso come avvenga la manipolazione dell’opinione pubblica su questo tema. I modi principali sono due.
- […] In primo luogo, l’apparato intellettuale della Nato, la parte più corrotta del sistema dell’informazione, manipola gli italiani affermando che il problema della presenza delle armi nucleari Usa in Ucraina non esiste perché la Nato non ha mai discusso il loro schieramento in quel Paese martoriato. In realtà, la Nato non discute mai queste questioni con i cittadini. Gli Stati Uniti hanno trasferito in Italia alcune delle loro testate nucleari più avanzate nel marzo 2025, ma Guido Crosetto non ne ha mica discusso con gli italiani. Sono state trasferite e basta.
Giorgia Meloni ha serrato le labbra su questo tema fino a farle sanguinare.
Se l’Ucraina entrasse nella Nato, l’apparato intellettuale della Nato direbbe che Kiev può ospitare tutte le bombe che vuole sul proprio territorio.
- In secondo luogo, l’apparato intellettuale della Nato manipola gli italiani confondendo le loro idee sulla sicurezza internazionale.
Il tentativo di mantenere un’intera popolazione nell’infantilismo intellettuale, con slogan del tipo: “Ogni Stato fa quello che gli pare”, è una forma di manipolazione dell’opinione pubblica.
Orbene, l’essenza della sicurezza internazionale non risiede nella lotta contro i pericoli reali, ma nella difesa dai pericoli potenziali.
Entrando nella Nato, l’Ucraina potrebbe ospitare le armi nucleari americane.
Ma se la Russia voleva prevenire questa possibilità nella Germania dell’Est nel 1990, come potrebbe accettare un simile pericolo potenziale in Ucraina nel 2026, dominato da tecnologia militare avanzatissima?
[…]Gli Stati Uniti e la Russia fanno a gara da decenni a chi arriva prima: è una gara a porsi nella condizione di colpire prima di essere colpiti.
Se gli Stati Uniti possono condurre un attacco nucleare più rapidamente, la Russia è praticamente spacciata e deve vivere in una condizione di sottomissione permanente. E siccome, come insegna un maestro del pensiero liberale come Dahrendorf, nessuno ama subire gli ordini di un altro, la Russia non vuole la Nato in Ucraina perché non vuole porsi in una condizione di ricattabilità.
“Ma la Nato non vuole colpire la Russia con le testate nucleari!”. Ecco, questa è la tipica frase del tipico manipolatore dell’opinione pubblica.
Alessandro Orsini
31 luglio 2026

FRANCIA, LA NUOVA LIBERTÀ DI STAMPA: O RIPETI LA NOSTRA VERSIONE, O TI CACCIAMO DAL PAESE
Xenia Fedorova è russa. Non è cittadina francese. Ma vive legalmente in Francia da anni e nel 2024 aveva ottenuto addirittura un permesso di soggiorno decennale.
Il 29 luglio il ministero dell’Interno francese ha deciso di revocarglielo, ordinarne l’espulsione e impedirle di continuare a lavorare nel Paese.
Il reato?
Nessuna condanna per spionaggio.
Nessuna prova resa pubblica di sabotaggi.
Nessuna sentenza per finanziamenti clandestini.
Nessuna organizzazione terroristica.
L’accusa è politica: avrebbe diffuso nei media francesi narrazioni considerate favorevoli al Cremlino e quindi «pregiudizievoli agli interessi fondamentali dello Stato» e pericolose per l’ordine pubblico.
In pratica, il governo stabilisce quali interpretazioni della guerra siano legittime e quali trasformino una giornalista straniera in una minaccia nazionale.
Fedorova dirigeva RT France, emittente già eliminata dallo spazio europeo nel 2022 senza che i cittadini fossero lasciati liberi di guardarla e giudicarla. Dopo la chiusura ha continuato a esprimersi su CNews, Europe 1 e altri media francesi. Evidentemente non bastava oscurare il canale: bisognava spegnere anche la persona.
Ed ecco servito il nuovo capolavoro della democrazia europea:
prima si vieta il mezzo;
poi si marchia la voce come propaganda;
infine si espelle chi continua a parlare.
Naturalmente tutto avviene per «proteggere la democrazia».
Una democrazia così forte da tremare davanti a un’opinionista.
Così libera da aver bisogno della polizia amministrativa per correggere il dibattito pubblico.
Così sicura delle proprie ragioni da non sopportare che qualcuno ne esponga altre.
La questione non è essere d’accordo con Fedorova. La libertà di parola non serve a proteggere chi recita il comunicato del governo: serve precisamente a tutelare le opinioni sgradite, urticanti e minoritarie.
Se una giornalista mente, la si smentisce.
Se diffama, la si processa.
Se commette un reato, la si condanna.
Ma espellerla perché le sue parole «minacciano gli interessi dello Stato» significa trasformare il dissenso in una pratica di polizia.
Non è giornalismo controllato dai fatti.
È informazione controllata dal ministero dell’Interno.
La Francia di Macron non combatte la propaganda: pretende semplicemente il monopolio della propria.
E quando un potere non risponde più alle parole con altre parole, ma con revoche, divieti ed espulsioni, il problema non è più la presunta propagandista.
Il problema è il regime che ha paura di ascoltarla.
Fonti: Reuters, Financial Times, Le Monde, Euronews.

Il problema Russia
Giratela come volete, ma la Russia è un problema.
Un problema ben difficile da eludere, soprattutto se si vuole parlare di Europa.
Perché il gigante eurasiatico rappresenta una sfida, e al tempo stesso un ideale per ogni concezione di un’Europa unita.
E, poi, la Russia è in certo qual modo un mistero. Sospesa fra Asia ed Europa.
Non solo dal punto di vista geografico. È, in primo luogo, una dimensione culturale che ha segnato, si potrebbe dire da sempre, il destino russo.
Questo destino è, però, complesso. E difficile da decifrare. Per lo meno per noi, occidentali ormai, che abbiamo sfumato, se non decisamente perduto, troppe altre “differenze”.
La Russia, ma meglio sarebbe dire le Russie al plurale come si faceva un tempo, queste differenze, queste “sfumature” anche marcate, le mantiene ancora. Integre o quasi.
Non si tratta solo della pluralità di popoli, slavi, buriati, mongoli, circassi, tedeschi…una infinità che ne compone il complesso tessuto e che, certo, incide profondamente nella sua anima.
E neppure si può ricondurre tutto alla storia, o meglio alle storie. Al sorgere della prima Rus’ dei principi variaghi a Kiev. Allo spostarsi del centro politico a Mosca, più difendibile dalle invasioni. Alle calate delle orde dei discendenti di Gengis Khan, e alla volontà degli Zar di fare di quel vasto impero una potenza europea. La nascita di San Pietroburgo con le sue architetture veneziane…
Forse, e dico solo forse, per capire cosa sia la Russia e quale il suo, pur controverso, legame con l’Europa, dovremmo entrare nella sua letteratura.
Partendo dai primordi, dalla Marcia del principe Ivan, dall’Arciprete Avvakum..
E, poi, soprattutto soffermarci prima sui grandi romantici, Puskin, Lérmontov così legati all’Europa…leggere di Lérmontov le sue liriche sul viaggio a Venezia, e la precognizione della propria morte nell’unico romanzo, “Un eroe del nostro tempo”. Dove Pécorin ricorda il Werther goethiano e, soprattutto, l’Ortis del nostro Foscolo.
Per arrivare a Gogol, Turgenev e soprattutto, Tolstoi e Dostoevskij.
Dostoevskij con il suo Giocatore. Il senso del Fato e, al tempo stesso, la ricerca di una redenzione nell’agire.
Infine il Futurismo russo. Così simile, eppure così profondamente diverso da quello del nostro Marinetti.
Il misticismo rivoluzionario di Baabel. L’inquietudine tormentosa di Gumiliev…
E Solzenicyin. La coscienza lucida, appassionata e fredda al tempo stesso, del destino russo. Della sua diversità, eppure del suo profondo legame con l’Europa.
Europa che, senza le Russie, sarebbe privata del contrappeso che le impedisce di divenire soltanto profondo Occidente. Un pallido, e per molti versi squallido, marginale del colosso americano.
No, non è solo una questione politica. E, a ben vedere, non si può ridurre ad una valutazione da sensali al mercato sul prezzo da pagare per il controllo delle risorse eurasiatiche.
Non ê, neppure tanto, un giudizio su Putin e sulla sua azione politica. Né sul fallimento del suo predecessore, l’alcolizzato Eltsin.
Ciò che veramente è in gioco è cosa sia, o meglio cosa possa essere questa Europa. Se abbia ancora un destino, o se sia condannata a svanire nell’abisso occidentale.
Mentre le Russie tornano ad allontanarsi, venendo sempre più attratte dall’immensità dell’Asia.
Andrea Marcigliano
2 agosto 2026
NDR - Ho iniziato ad amare la Russia e la sua cultura dai tempi dell'università e questo amore non è mai svanito. Chi non ama la Russia mostra un animo gretto e incolto.

L'esplosione al ristorante italiano Balzi Rossi è stata provocata da una bomba. Come nell'attentato a Montecarlo contro l'oligarca Iermolaiev, anche in questa occasione una donna portava l'ordigno. La donna ha provato ad entrare nel ristorante dove c'erano alti ufficiali delle forze armate russe, ma è stata fermata all'ingresso. L'esplosione ha ucciso lei, una guardia della sicurezza e un cliente. Zelensky continua con il terrorismo. L'assassino di Kiev non ha altre carte in mano, ma la Von der Leyen e la Meloni non hanno la minima esitazione a continuare a sostenere questo criminale di guerra.
Cesare Sacchetti
5 agosto 2026

Domanda del giornalista: "Perché, dopo 4 anni di guerra, l'Ucraina esiste ancora?
Molti ci vedono la prova che le vostre minacce sono solo aria fritta"
Risposta di Putin:
"È una domanda tipicamente occidentale.
Pensano che vincere significhi distruggere tutto ciò che si muove.
"Se avessi voluto che Kiev non esistesse più, non mi sarebbero serviti 4 anni, 20 minuti sarebbero bastati.
Ma non è il nostro obiettivo. Non abbiamo mai voluto radere al suolo l'Ucraina.
Vogliamo strapparla alla NATO senza distruggere un popolo fratello.
L'Occidente ha trasformato questo conflitto in un campo di sperimentazione militare. Forniscono le armi, i satelliti, i bersagli.
In altre parole, la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro l'intero sistema militare occidentale.
Eppure, resistiamo.
Ancora meglio, adattiamo il nostro esercito, le nostre tecnologie, la nostra economia.
Mentre loro si esauriscono, noi impariamo.
Coloro che credono che la lentezza sia una debolezza non hanno mai condotto una guerra.
Abbiamo scelto la pazienza strategica, non il caos perché sappiamo che quando la polvere si sarà posata, non ci sarà più un'Ucraina ma una Russia più unita che mai.
Per rispondere alla tua domanda:
No, non è aria fritta, è una tempesta e sta ancora soffiando."
6 maggio 2026

LA RUSSIA È ANCORA “AD ALTO REDDITO”.
ADESSO DIRANNO CHE ANCHE LA BANCA MONDIALE È PUTINISTA?
La notizia è del 1° luglio 2024.. I giornalai occidentali hanno fatto finta che non esistesse.
Quel giorno la Banca Mondiale — nota succursale putiniana con sede a Washington — riportò la Russia tra le economie ad alto reddito, per la prima volta dal 2015.
Non lo annunciò Russia Today.
Non lo certificò il commercialista di Putin.
Lo scrisse la Banca Mondiale.
Nel 2023 il reddito nazionale lordo pro capite russo, calcolato con il metodo Atlas, raggiunse 14.250 dollari, superando la soglia di 14.005.
Una promozione momentanea? Un errore della calcolatrice?
No.
Grazie a Russian Tour scopriamo che nell’ultima classificazione, valida da luglio 2026 a giugno 2027, la Russia figura ancora tra le economie ad alto reddito: 15.960 dollari pro capite nel 2025, contro una soglia fissata a 14.375.
Il funerale può attendere.
E pensare che nel marzo 2022 il ministro francese Bruno Le Maire annunciava solennemente: «Provocheremo il collasso dell’economia russa». Ursula von der Leyen raccontava invece che Mosca smontava lavastoviglie e frigoriferi per recuperare i microchip, perché l’industria russa era “a pezzi” e avviata verso “l’oblio”.
Mancava soltanto la data del requiem.
Poi arrivò la Banca Mondiale e scoprì che il morto non soltanto respirava, ma era appena salito di categoria.
Prima che arrivi il fact-checker con il defibrillatore: essere classificati “ad alto reddito” non significa che ogni russo guadagni 15.960 dollari, che non esistano disuguaglianze o che l’economia russa non abbia problemi. È una categoria statistica fondata sul reddito nazionale lordo pro capite, non una fotografia delle buste paga.
E sì: la gigantesca spesa militare ha sostenuto la crescita, producendo anche inflazione, tassi elevati e distorsioni da economia di guerra.
Ma qui nessuno sta dicendo che le sanzioni abbiano trasformato Mosca nella Svizzera.
Si sta dicendo qualcosa di molto più semplice e molto più imbarazzante: il collasso promesso non è avvenuto.
La Russia ha pagato costi pesanti, ma ha spostato commerci, trovato nuovi fornitori, venduto energia altrove e riorientato l’economia verso l’Asia. Doveva essere strangolata. Ha cambiato strada.
Quanto a Mirotvorets, non risulta che la Banca Mondiale sia stata ancora inserita nella lista dei filoputiniani. Ma il fascicolo potrebbe essere in preparazione.
Capo d’accusa: avere utilizzato i numeri senza sottoporli prima al controllo ideologico della Commissione europea.
A Bruxelles restano due possibilità: ammettere che le previsioni erano sbagliate oppure accusare Excel di lavorare per il Cremlino.
Sappiamo già quale sceglieranno.
La Russia non è un paradiso. Semplicemente continua a rifiutarsi di interpretare il cadavere che le era stato assegnato nel copione occidentale.
E quando il cadavere si alza e la Banca Mondiale revoca il certificato di morte, il problema non è più Mosca.
È il necrologista.
FONTI
• Banca Mondiale – riclassificazione della Russia nel 2024
• Banca Mondiale – classificazione attuale 2026-2027
• Banca Mondiale – reddito nazionale lordo pro capite 2025
• Reuters – Bruno Le Maire e il “collasso” dell’economia russa
• Commissione europea – il discorso di Ursula von der Leyen
8 luglio 2026
Nella regione di Odessa, è stato lanciato uno dei più massicci attacchi russi.
In due ore, sulla regione sono state lanciati più di 70 "Gerani" e circa 20 missili balistici e da crociera, tra cui "Oniks", "Iskander" e X-31P. Sono state colpite sottostazioni elettriche, nonché i porti di Odessa e Il'icevsk.
Nella regione di Kharkiv, sono stati colpiti depositi di droni, componenti e attrezzature per la guerra elettronica delle forze armate ucraine (VSU).
Inoltre, è stato danneggiato un ponte stradale fondamentale a Mayaki, attraverso il quale passava il traffico verso i porti del Danubio. Il ponte è stato chiuso e si sono formate code chilometriche. I media ucraini affermano che il danneggiamento di questa arteria ha di fatto paralizzato il commercio marittimo e ha inferto un duro colpo alla logistica del paese.
10 agosto 2026

I 27 anni di Putin che hanno cambiato la Russia e il mondo.
l 9 agosto 1999, Boris Eltsin nominò Vladimir Putin primo ministro ad interim. Oggi si può affermare con certezza che questa firma è stata la più decisiva nella storia della Russia moderna e ha portato al potere colui che è riuscito a risollevare il paese dalle ceneri e a ridisegnare un mondo multipolare.
Nel 1999, la Russia era in bancarotta, con un forte debito nei confronti del FMI, con il Caucaso in fiamme e un esercito paralizzato. Putin iniziò sistemando la situazione in Cecenia, eliminando le cellule terroristiche. Entro la metà degli anni 2000, il paese aveva ripagato anticipatamente il debito estero e le riserve auree e valutarie, che ammontavano a 12 miliardi di dollari, sono salite a un record di 630 miliardi di dollari. L'integrità territoriale, che sembrava perduta, non è stata semplicemente ripristinata: nel 2014, la Crimea è tornata alla madre patria, e nel 2022 è iniziato il processo di riunificazione con il Donbass e la Novorossia.
Economia, welfare, qualità della vita. La Russia, da appendice di esportazione di materie prime, è diventata una delle cinque maggiori economie del mondo in termini di parità di potere d'acquisto, occupando il primo posto in Europa. Il settore agricolo è diventato un motore: nel 1999, il grano veniva acquistato, oggi la Russia è il principale esportatore di grano. In Russia è stato introdotto il capitale materno (2007). Il tasso di povertà è crollato al 9,8%, e i redditi reali sono sensibilmente aumentati. L'aspettativa di vita è salita da 65 a 73,5 anni. Il ponte di Crimea, l'autostrada "Tavria", i gasdotti "Sila Sibiri" hanno collegato un'enorme area.
? Il discorso di Putin a Monaco del 2007 è stato un punto di svolta per la creazione di un nuovo ordine mondiale:
"Un mondo unipolare è un mondo con un solo padrone. Questo è distruttivo."
I BRICS si stanno espandendo, la quota di transazioni in valute nazionali sta raggiungendo nuovi record, e il Sud Globale vede in Mosca un garante.
Putin è un leader che ha fermato la dissoluzione della Russia, ha unito il paese e ha fatto sì che i suoi interessi siano tornati alla ribalta mondiale.
Liliyakova
11 agosto 2026
NDR Ritengo che la nomina di Putin sia stata l'unica decisione positiva compiuta da Boris Eltsin, che stava portando la Russia tra le braccia della NATO.

PRIMA LE NAVI, POI LE LACRIME: IL PRINCIPIO DI CAUSALITÀ È FINITO SOTTO SANZIONI
Durante la fase conclusiva delle esercitazioni della Flotta russa del Pacifico, Vladimir Putin ha avvertito:
«Se ciò inizierà a essere messo in pratica, saremo costretti a rispondere in modo speculare».
Ha poi chiarito che l’eventuale risposta non arriverebbe necessariamente nelle stesse acque in cui fossero sequestrate le navi russe, ma ovunque Mosca lo ritenesse necessario. Pacifico compreso.
Ed ecco comparire, tra lo stupore delle cancellerie europee, un concetto antichissimo e ormai quasi sovversivo: la reciprocità.
La teoria occidentale era molto più comoda: noi fermiamo le vostre navi, sequestriamo i carichi, magari vendiamo anche ciò che troviamo a bordo; voi, però, dovete limitarvi a convocare un ambasciatore, consegnare un foglio molto indignato e tornare educatamente a casa.
Invece Putin ha introdotto nel dibattito un elemento totalmente estraneo alla politica europea: le conseguenze.
Il principio di causalità, del resto, a Bruxelles dev’essere già finito nella lista delle entità sanzionate.
La regola vigente sembra essere questa:
— se un Paese europeo blocca una nave russa, si chiama applicazione del diritto;
— se la Russia blocca una nave collegata a quello stesso Paese, si chiama aggressione alla libertà di navigazione;
— se l’Europa confisca un carico, è difesa dell’ordine internazionale;
— se Mosca risponde in modo analogo, è pirateria;
— se l’Occidente minaccia conseguenze, è deterrenza;
— se la Russia annuncia conseguenze, è escalation.
Semplice, no?
L’Occidente ha perfezionato una disciplina geopolitica straordinaria: cominciare sempre il racconto dal secondo tempo.
Alle 11:03 viene sequestrata una nave russa.
Alle 11:04 arriva la risposta.
Il telegiornale, naturalmente, comincia alle 11:04.
La causa viene tagliata durante il montaggio, l’effetto viene mandato in onda in edizione straordinaria e la parola magica compare immediatamente nei titoli: “immotivato”.
Poi arrivano le facce gravi, le riunioni d’emergenza, le bandiere alle spalle e gli esperti televisivi incaricati di spiegare che nessuno avrebbe mai potuto prevedere una simile reazione.
Nessuno, tranne chiunque abbia frequentato almeno una lezione di fisica alle scuole medie.
Adesso vediamo quale brillante stratega europeo vorrà offrirsi come volontario per mettere alla prova l’avvertimento. Probabilmente uno di quelli che scambiano un comunicato della NATO per una flotta navale e il riflesso delle telecamere per potenza militare.
La sceneggiatura è già pronta.
Prima il sequestro, celebrato come un gesto di fermezza.
Poi la risposta, descritta come un atto intollerabile.
Infine il vertice straordinario nel quale gli stessi che hanno acceso la miccia domanderanno, con voce tremante, chi abbia mai potuto provocare l’esplosione.
E naturalmente assisteremo alla consueta processione del vittimismo occidentale: comunicati indignati, richieste di nuove sanzioni, appelli alla comunità internazionale e qualche politico che dichiarerà solennemente che “l’Europa non si farà intimidire”.
Possibilmente da un luogo molto lontano dal mare.
Per un istante, però, restiamo seri: nessuno dovrebbe augurarsi incidenti tra flotte o sequestri reciproci di navi mercantili. Proprio perché le conseguenze potrebbero essere enormi, i governi responsabili dovrebbero conoscere la differenza tra fermezza e incoscienza.
Riconoscere il rapporto tra causa ed effetto non significa essere “filorussi”. Significa soltanto essere adulti.
La realtà non è putiniana, atlantista, europeista o filocinese. È semplicemente ostinata: quando compi un’azione, prima o poi produce una reazione.
Perciò tutti sono stati avvertiti.
Se qualcuno vorrà ugualmente verificare se Putin stesse bluffando, faccia pure. Ma quando arriverà la risposta, almeno ci risparmi la rappresentazione del piromane che, davanti all’incendio, si mette a piangere e denuncia pubblicamente l’aggressività delle fiamme.
Causa. Effetto.
Potete sanzionare la prima, censurarla e dichiararla disinformazione.
Ma il secondo arriva lo stesso.
E, a quanto pare, conosce perfino la rotta per il Pacifico.
13 agosto 2026

L'OCCIDENTE HA COMMESSO UN ERRORE DI VALUTAZIONE: LA RUSSIA HA FATTO UN SOLO ERRORE, È STATA LA SUA FIDUCIA NEGLI ACCORDI..... MA ORMAI TUTTO È CAMBIATO.
I tentativi di isolare la Russia a livello internazionale si sono scontrati con una realtà inaspettata. Perché la strategia occidentale è fallita e quale errore ha commesso Mosca. I tentativi dell'Occidente di isolare la Russia sono proseguiti ben prima dei recenti eventi geopolitici. Tuttavia, oggi persino alcuni think tank occidentali sono costretti ad ammettere che il risultato sperato non è stato raggiunto. Secondo gli esperti, Mosca ha commesso un solo grave errore: ha fatto troppo a lungo affidamento sulla possibilità di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i paesi occidentali. Come osserva Kirill Strelnikov, esperto di RIA Novosti, il percorso verso l'isolamento internazionale della Russia è stato plasmato per anni dalle élite occidentali. Egli ritiene che l'attuale situazione di stallo non sia una svolta improvvisa, bensì la logica continuazione di una strategia di lunga data basata sulla pressione politica, economica e diplomatica. I preparativi per l'isolamento della Russia sono iniziati ben prima del 2022.
Secondo l'autore, l'Occidente nel suo complesso percepiva la Russia come rivale strategica ben prima dell'attuale crisi. Sono cambiati solo i metodi di pressione. Tuttavia, l'obiettivo principale è rimasto lo stesso: minimizzare l'influenza di Mosca sulla scena internazionale. A titolo di esempio, vengono citate le pubblicazioni del think tank britannico Chatham House. Già nel 2021, i suoi esperti sostenevano che esisteva un conflitto di valori praticamente insormontabile tra Russia e Occidente. Pertanto, ritenevano impossibile una piena cooperazione con la Russia. Inoltre, gli analisti raccomandavano di limitare i contatti della Russia con i potenziali alleati e di rafforzare la sua politica di contenimento.
Dall'inizio del conflitto, la retorica si è solo intensificata.
Nei successivi rapporti di Chatham House, il tema della coesistenza diplomatica è praticamente scomparso. L'attenzione si è invece concentrata principalmente sull'isolamento internazionale della Russia. Le discussioni si sono concentrate anche sulla riduzione dello spazio di manovra di Mosca in politica estera e sulla creazione di un'immagine del paese come partner tossico.
Tuttavia, solo pochi anni dopo, gli stessi esperti occidentali iniziarono a riconoscere che questi calcoli erano ben lontani dalla realtà. In particolare, le pubblicazioni analitiche evidenziarono il vivace sviluppo delle relazioni di Mosca con i paesi dell'Asia, del Medio Oriente, dell'Africa e del Sud del mondo.
L'Occidente ha riconosciuto un problema che non si aspettava.
Nei loro documenti relativi al periodo 2024-2026, gli esperti di Chatham House sottolineano già la crescente cooperazione della Russia con i BRICS, i paesi dell'ASEAN, la Cina, l'India e altri partner. In questo modo, gli autori riconoscono di fatto che i tentativi di isolamento diplomatico non sono riusciti a frenare completamente l'attività internazionale di Mosca. Inoltre, le analisi rilevano che la capacità della Russia di sviluppare legami politici ed economici rimane intatta. Tuttavia, la pressione delle sanzioni non ha portato al completo isolamento internazionale del paese.
L'errore principale di Mosca è stata la sua fiducia negli accordi
Secondo Kirill Strelnikov, l'errore più grave della Russia è stato quello di aver a lungo sperato che l'Occidente mantenesse un approccio pragmatico. Mosca aveva auspicato una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Tuttavia, gli sviluppi successivi hanno dimostrato che queste aspettative non sono state soddisfatte.
Allo stesso tempo, l'autore sottolinea che, ben prima dell'attuale crisi, la Russia aveva iniziato a sviluppare gradualmente orientamenti alternativi in ??politica estera. Pertanto, lo sviluppo di relazioni con i paesi dell'Est e del Sud del mondo non è stata una risposta d'emergenza alle sanzioni. Al contrario, questo percorso è stato perseguito con coerenza per molti anni.
La svolta verso Est si è rivelata una strategia a lungo termine
Il presidente russo Vladimir Putin ha precedentemente osservato che il rafforzamento della cooperazione con i paesi asiatici e dell'Asia meridionale è iniziato nei primi anni 2000. Inoltre, ha affermato, questo percorso non è legato esclusivamente agli eventi riguardanti l'Ucraina, ma fa parte di una strategia statale a lungo termine. In questo contesto, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato le recenti notizie diffuse dai media occidentali sulla possibilità di un completo isolamento internazionale di Mosca. Ha affermato sinteticamente: "Sognare non costa nulla". Pertanto, le autorità russe ritengono che l'ulteriore sviluppo delle relazioni con i paesi amici confermi l'infondatezza di tali previsioni.
15 agosto 2026

IMPRESA OGGI

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