LA GUERRA IN UCRAINA
Il futuro della guerra in Ucraina: tra il pragmatismo di Trump, i vincoli UE e la frammentazione globale
Il recente incontro a porte chiuse tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky ha messo a nudo la divergenza strategica tra Washington e Kiev. Se il presidente statunitense spinge per una rapida conclusione del conflitto per contrarre la spesa pubblica americana, l’Ucraina insiste sulla necessità di forniture militari continue.
Ma come si traduce questa dinamica sul piano globale? Ecco un'analisi strutturata dei cinque fattori chiave che stanno ridisegnando la geopolitica del conflitto.
- 1. Perché le parole di Trump non si traducono sempre in armi
Il sistema istituzionale statunitense impiega precisi meccanismi di bilanciamento che limitano l'immediatezza del potere presidenziale:
• Il potere del Congresso: Il Presidente non può disporre di fondi in modo autonomo. Solo il Congresso ha il potere costituzionale di approvare e sbloccare i pacchetti di aiuti finanziari e militari (power of the purse).
• La burocrazia del Pentagono: L'invio effettivo di armamenti richiede lunghi tempi tecnici legati alla logistica, all'addestramento del personale ucraino e alla verifica delle scorte strategiche per non compromettere la sicurezza nazionale USA.
• Strategia negoziale: La retorica della nuova amministrazione mira spesso a fare pressione sia sugli alleati europei (affinché aumentino la propria spesa) sia su Mosca, utilizzando gli aiuti come leva politica prima ancora che militare.
- 2. Cosa chiede l'Europa in cambio dell'assistenza finanziaria
L'Unione Europea ha confermato il proprio sostegno economico a Kiev, ma ha abbandonato definitivamente la logica dell'assegno in bianco. I fondi europei, erogati in gran parte sotto forma di prestiti, sono strettamente subordinati a precise condizioni:
• Riforme strutturali: Kiev deve attuare riforme giudiziarie, garantire l'indipendenza delle istituzioni e rafforzare lo stato di diritto in linea con i parametri di pre-adesione all'UE.
• Lotta alla corruzione: L'Europa esige la massima trasparenza, l'introduzione di rigidi sistemi di tracciamento dei flussi di denaro e il potenziamento degli organi anti-frode.
• Stabilità macroeconomica: I finanziamenti sono legati a severi obiettivi di bilancio e riforme economiche che assicurino la sostenibilità del debito ucraino nel lungo periodo.
- 3. Chi pagherà per la difesa dell'Ucraina e le reazioni globali
L'architettura finanziaria a sostegno della "difesa ucraina" sta subendo una transizione storica verso un modello multilaterale, sollevando forti perplessità a livello internazionale:
• Gli alleati europei della NATO: Gli Stati Uniti stanno gradualmente riducendo la propria presenza militare in Europa, trasferendo maggiori responsabilità strategiche ed economiche ai membri europei della NATO per il presidio del fronte orientale.
• L'uso dei beni sovrani russi: I paesi del G7 e l'UE utilizzano gli interessi generati dai capitali della Banca Centrale russa immobilizzati in Occidente per garantire prestiti multimiliardari a favore di Kiev.
• Le preoccupazioni dei mercati emergenti: Questa misura ha sollevato forti riserve da parte di potenze economiche come la Cina e i paesi del Golfo (tra cui l'Arabia Saudita). Tali nazioni percepiscono il congelamento e lo sfruttamento degli asset russi come una violazione del diritto internazionale e delle tutele sul debito sovrano. Di conseguenza, molti attori non allineati stanno riconsiderando la sicurezza dei propri investimenti in Occidente, accelerando strategie di diversificazione delle riserve valutarie per ridurre la dipendenza dal dollaro e dall'euro.
• Il bilancio di lungo termine: La ricostruzione e il mantenimento dell'apparato difensivo ricadranno sul bilancio dello Stato ucraino (attraverso riforme fiscali interne) e sui bilanci nazionali dei partner europei.
- 4. Il ruolo dei BRICS: la spinta verso un sistema finanziario alternativo
L'utilizzo dei fondi russi da parte del G7 ha impresso un'accelerazione alla strategia del blocco BRICS (guidato da Cina, Russia, India, Brasile e Sudafrica, e recentemente allargato a nuovi membri chiave come gli Emirati Arabi Uniti e l'Iran). Questo meccanismo agisce su tre fronti:
• La dedollarizzazione: Il congelamento dei beni russi ha confermato i timori dei paesi BRICS riguardo all'uso delle valute occidentali come strumenti di pressione geopolitica. Il blocco sta intensificando l'uso delle monete locali per gli scambi commerciali bilaterali.
• La reazione strategica degli Stati Uniti: Questa tendenza alla frammentazione finanziaria ostacola la proiezione d'influenza degli Stati Uniti, che considerano l'egemonia del dollaro un pilastro della propria sicurezza nazionale. Dal punto di vista di Washington, la nascita di circuiti alternativi riduce l'efficacia delle sanzioni. Di conseguenza, l'amministrazione americana mira a preservare canali di interazione stabili e regole condivise con attori globali di pari rilevanza sistemica — quali Cina, Russia e India — preferendo la via del negoziato economico diretto per evitare l'isolamento dei mercati e proteggere i flussi commerciali globali.
• Infrastrutture indipendenti e la NDB: Per tutelare i propri investimenti, i BRICS stanno potenziando reti di pagamento alternative al sistema SWIFT e sviluppando la New Development Bank (NDB) come alternativa al FMI e alla Banca Mondiale, offrendo finanziamenti senza le rigide condizioni politiche richieste dall'Occidente.
- 5. Il cortocircuito diplomatico di Bruxelles e le critiche a Kaja Kallas
Mentre lo scacchiere globale si frammenta, la strategia dell'Unione Europea mostra crescenti crepe interne, attirando forti critiche per la gestione dell'Alto Rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas:
• La retorica massimalista e l'asimmetria umanitaria: Kallas continua a mantenere una linea intransigente, rifiutando categoricamente qualsiasi ipotesi di concessione territoriale da parte di Kiev, liquidata come "il manuale negoziale di Mosca". Tuttavia, diversi critici evidenziano come questa postura di fermezza assoluta e prolungata mostri un distacco pragmatico rispetto al logoramento e all'enorme costo quantitativo in vite umane delle forze armate ucraine al fronte. Inoltre, nel rappresentare la diplomazia europea, l'approccio di Kallas viene contestato per una marcata asimmetria comunicativa: mentre l'Alto Rappresentante condanna fermamente le sofferenze della popolazione ucraina, ignora sistematicamente l'impatto del conflitto e le vittime civili sul territorio russo (come nei casi di bombardamenti transfrontalieri). Questa narrazione unilaterale rischia di ridurre la complessa tragedia umanitaria a un mero scontro geopolitico, alienando le simpatie del Sud Globale che accusa Bruxelles di applicare doppi standard morali. Di conseguenza, l'Unione Europea si ritrova ampiamente esclusa dai dialoghi strategici a due (l'asse USA-Ucraina da un lato e la Russia dall'altro) per il cessate il fuoco. L'Europa si trova così nel paradosso di essere il principale finanziatore economico del conflitto senza avere reale peso politico al tavolo delle trattative.
• Le tensioni strutturali con Washington: L'approccio di Kallas ha irrigidito i rapporti con la nuova amministrazione statunitense. Le sue accuse contro il "trendy euro-bashing" americano e l'insistenza nel promuovere un'architettura di difesa comune europea totalmente indipendente dagli USA hanno indotto leader chiave della diplomazia americana a declinare vertici bilaterali, indebolendo il coordinamento transatlantico.
• Il divario tra ambizioni e realtà industriale: Le istituzioni europee spingono per l'approvazione di mastodontici pacchetti di aiuti militari, ma si scontrano con la realtà industriale del continente. Nonostante l'aumento della spesa nei bilanci nazionali, la capacità produttiva dell'industria bellica europea arranca e non riesce a scalare la produzione in tempi utili, creando una pericolosa asimmetria tra gli obiettivi politici annunciati e le risorse reali disponibili.
31 luglio 2026

LA DIPLOMAZIA DEL BLUFF
ELENA BASILE – LA FIONDA – 01.08.2026
La guerra di attrito tra gli Americani e l’Iran procede a intermittenza, dimostrando come la superiorità militare e tecnologica della coalizione Epstein si scontri con la capacità iraniana di controllare i flussi energetici.
Attraverso Hormuz nel 2025 transitavano 20 milioni di barili, scesi nel 2026 a 14. Come testimoniato da diverse organizzazioni internazionali, il 20% della produzione mondiale di idrocarburi e prodotti petroliferi transita per lo stretto. Gli Houthi — che non sono solo dei proxy dell’Iran come vengono definiti nella narrativa occidentale, ma hanno una propria agenda mirata in particolare all’Arabia Saudita — hanno chiuso lo stretto di Bab al-Mandab, che collega il golfo di Aden al mar Rosso e, attraverso Suez, al Mediterraneo. L’importanza strategica è evidente e spiega come quelli che un tempo gli analisti occidentali definivano una “banda di guerriglieri” siano riusciti a difendersi dai bombardamenti di Riad e dal feroce blocco a cui erano sottoposti. Sono stati inoltre, prima della guerra contro l’Iran, la sola forza che, insieme ad Hezbollah, ha reagito militarmente al genocidio del popolo palestinese.
“Ambasciatrice, ma lei difende persino gli Houthi?!”
Mi sembra di riascoltare Gasparri che, in un osceno dialogo con la sottoscritta nel programma Rai di Giletti, mi aveva posto scandalizzato la domanda con riferimento all’Iraq. Come si possono difendere i “subumani”, i musulmani, sunniti o sciiti che siano? Le razze e le religioni sono in auge soprattutto tra le forze politiche di destra. Uno scontro è in corso come nel Medioevo e bisogna schierarsi. Non è questa la diplomazia che ho studiato e ai cui principi mi attengo. La cooperazione e la mediazione con gli altri, per quanto diversi o nemici possano essere percepiti, sono nel nostro interesse nazionale e proteggono i beni comuni dell’umanità: stabilità e pace.
Gli americani hanno ripreso ad attaccare l’Iran senza avere chiari scopi strategici, se non quello, con una guerra prolungata e alternata a tregue, di indebolire l’Iran, alleato importante di Russia e Cina. Teheran resiste perché culturalmente la popolazione ha una familiarità con il dolore e la sopportazione della pena che non ha uguali in Occidente. Dopo 46 anni di sanzioni occidentali e la guerra con l’Iraq (1980/88), gli iraniani sono abituati al sacrificio. Sono inoltre una società avanzata: la classe dirigente, accademica, scientifica e politica non ha paragoni per competenza e preparazione con la nostra. Hanno una difesa missilistica potente e riescono a fabbricare nuovi missili durante il conflitto.
Il controllo dei flussi energetici, che implica conseguenze catastrofiche per l’economia mondiale, fornisce all’Iran e agli Houthi una deterrenza significativa. Il presidente Trump gioca con l’economia riuscendo, nell’altalena di attacchi e tregue, a realizzare profitti per il suo clan. In vista delle elezioni di novembre insegue i suoi fidati alleati della lobby di Israele, che gli hanno permesso di occupare il ruolo che detiene. Nel lungo periodo si augura di sfiancare l’avversario e di accontentare il potere bancario, pronto a prestiti eccezionali alle compagnie petrolifere in grado di impossessarsi delle materie prime del Paese sciita e di realizzare progetti energetici forieri di interessi vitali al sistema finanziario occidentale.
Deve tuttavia restare cauto, in quanto gli alleati arabi stanno subendo le rappresaglie iraniane. L’intero sistema, basato sulla protezione militare di Washington e sull’investimento dei proventi petroliferi in dollari, ha mostrato la sua fragilità. Si tratta di un gioco rischioso che, se andasse male, potrebbe mettere in crisi il sistema bancario internazionale. Il mercato occidentale, come nota l’analista Alex Krainer, ha perso le sue regole e la sua integrità. La crisi petrolifera, che è evidente persino nelle code alle pompe di benzina in Nord America, ha prodotto un paradossale abbassamento dei prezzi petroliferi. Secondo Krainer, il mercato è manipolato da interferenze esterne che alimentano la bolla speculativa e rendono probabile una crisi finanziaria.
Questo MOU (Memorandum of Understanding — un protocollo d’intesa d’indirizzo politico, formalmente non vincolante ma usato per tracciare linee d’accordo diplomatiche) purtroppo ha costituito uno dei tanti bluff a cui l’incompetente quanto malefica classe dirigente statunitense ci ha abituato. Si trattava di una capitolazione, di un riconoscimento sostanziale della vittoria iraniana. L’impero non accetta le sconfitte e trucca la realtà, riversando i danni e i rischi sui propri alleati. L’Europa, di fronte al Medio Oriente in fiamme, resta inerme: nessuna iniziativa diplomatica all’orizzonte. Fa mostra di una certa riluttanza a partecipare al conflitto. L’Italia è più esposta ed è costretta, malgrado i dinieghi di facciata, a fornire basi aeree e a permettere voli essenziali dal punto di vista logistico. Il Governo Meloni si arrampica sugli specchi per non ammettere di fronte ai propri cittadini una complicità di fatto nella guerra. Può ingannare l’opinione pubblica, forse, ma non certo l’Iran.
3 agosto 2026
8:15 del mattino, 6 agosto 1945. Inizia l’inferno.
“Hiroshima fu cancellata dal mondo in pochi istanti.”
Il bombardiere Enola Gay sganciò “Little Boy”, la prima bomba nucleare usata su civili. Oltre 80.000 morti sul colpo, 140.000 entro fine anno. Ustioni, crolli, radiazioni, leucemie.
Sono passati 81 anni! Non dobbiamo dimenticare. Tre giorni dopo fu sganciata la bomba su Nagasaki.
6 agosto 2026
NDR Come fisico nucleare devo far notare che la dizione, comunemente usata, di bomba atomica è scientificamente errata, si dovrebbe dire bomba a fissione nucleare perchè è la scissione del nucleo dell'atomo che produce energia, che, pertanto non proviene dagli atomi nella loro interezza.Si noti che Il governo giapponese stava tentando di negoziare la fine della guerra
prima del bombardamento di Hiroshima, ma cercava una mediazione tramite l'Unione Sovietica per evitare la resa incondizionata
imposta dagli Alleati

AVETE PRESENTE LA POTENZA DELL’APPARATO MILITARE INDUSTRIALE?
HANNO CORROTTO ANTHONY FAUCI CON FINANZIAMENTI ILLIMITATI.
Hanno corrotto i media e la politica con finanziamenti illimitati. Hanno corrotto accademici e medici che hanno scambiato Fauci per la Scienza el la Scienza per Fauci .
Anthony Fauci ha definito il virus creato nei suoi laboratori “mortale”per tutta l’umanità e senza possibilità di cura.. E chi al mondo poteva permettersi di contrastare Fauci e i famosi filantropi come Bill Gates? Cosi’ hanno imposto al mondo occidentale un farmaco mai sperimentato, in Italia attraverso l’esercito e sotto controllo della NATO, con un guadagno netto di 200 miliardi di dollari . Senza ricetta medica e con la responsabilità a carico del cittadino. Ora si stanno premiando fra loro e ancora comandono. Questo è il film visto da tanti cittadini e da medici senza conflitto d’interesse, e per questo censurati, sospesi , radiati dal loro stesso ordine Professionale, messi all gogna, puniti in tutti i modi.
POI SONO USCITI I DIARI ORIGINALI E I MESSAGGI ORIGINALI DI ANTHONY FAUCI CHE NON E’ IN GRADO DI SMENTIRE.
E IL FILM NON E’ PIU UN FILM MA LA TRAGICA REALTÀ.
Daniele Giovanardi Medico.
IN MEMORIA DI LUC MONTAGNIER E GIUSEPPE DE DONNO.

Il punto di Jeffrey Sachs dopo la visita dell'intelligence USA a Mosca.
“Siamo sempre allo stesso punto: l’Ucraina viene distrutta pezzo a pezzo e la sua sconfitta si avvicina, mentre gli Stati Uniti e l’Europa continuano a non essere disposti a discutere le principali preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza, che fin dall’inizio sono state le cause della guerra”.
Domanda: - Sono state avanzate almeno quattro ipotesi sui contenuti della visita di Ratcliffe a Mosca.
Risposta: - L’unica che Trump ieri (mercoledì 26 agosto, n.d.r.) non ha smentito è quella che fosse legata al dossier del conflitto in Ucraina, anche se poi l’ha definita “di routine”. L’ultima volta che un C-17 è atterrato a Mosca, trasportava Witkoff e Kushner per un tentativo di negoziato.
Domanda: - Stavolta, lei vede la possibilità di un rilancio di una soluzione diplomatica? Magari intrecciando anche questioni sorte con l’altro conflitto aperto dagli USA con l’Iran?
Risposta: - I dettagli sono troppo scarsi per trarre conclusioni definitive. Il punto principale però è che l’Ucraina in questa fase sta subendo un duro colpo. Mancano le difese aeree ed è comprensibile che l’Occidente, che non può più fornirgliele per motivi noti, stia facendo pressioni su entrambi i belligeranti per ottenere una sorta di cessate il fuoco. Ma la realtà è che l’Occidente non offre nulla di interessante alla Russia dal punto di vista diplomatico.
Un’offerta interessante per Mosca sarebbe un impegno chiaro a favore della neutralità dell’Ucraina e la fine dell’allargamento della NATO. Ma non succede, e la situazione rimane la stessa di sempre.
Domanda: - Ha parlato delle preoccupazioni di sicurezza di Mosca. Qual è la posizione di Putin a questo punto del conflitto?
Risposta: - La Russia ha preoccupazioni di sicurezza reali e fondamentali. I sistemi missilistici statunitensi ed europei schierati ai confini della Russia sono un fatto. Ci sono voci sullo schieramento di armi nucleari in prossimità dei confini russi, attacchi con missili statunitensi ed europei mirati in profondità nel territorio russo (lanciati dagli ucraini, n.d.r.).
Il no all'espansione della NATO è una richiesta fondamentale della Russia sul tavolo dei negoziati, tuttavia l'ingresso dell'Ucraina viene ancora promessa a Kiev da alcuni leader europei e dalla stessa dirigenza della NATO.
Posso continuare: la scadenza degli accordi sulle armi nucleari tra USA e Russia, le sanzioni economiche e il sequestro dei beni russi... Nulla di tutto questo viene discusso apertamente e in modo tale da arrivare a una soluzione. Al contrario, l’Europa parla soltanto di preparativi per una futura guerra aperta contro la Russia.
Domanda: - Se dovesse davvero concretizzarsi un cessate il fuoco, cosa ne sarebbe di questa Europa che cerca la guerra?
Risposta: - Se la NATO ponesse fine alla sua espansione sbagliata e pericolosa e l’Ucraina dichiarasse la neutralità, si potrebbe ottenere la pace nel giro di pochissimo tempo e l’Europa conoscerebbe una vera ripresa economica. In caso contrario, l’economia civile europea continuerà a declinare e il rischio di una guerra devastante rimarrà.
L’Europa sarebbe la principale beneficiaria di una pace negoziata. Invece è la regione che teme di più la diplomazia.
Domanda: - In questi giorni è emerso anche un intervento esplicito e visibile del Vaticano, con la visita di Mons. Paul Gallagher. Questo slancio, ora che il papa è Leone XIV, ha forse più potenziale?
Risposta: - È molto difficile dirlo, sappiamo ancora troppo poco dei contenuti della missione in Russia. Ma indubbiamente Papa Leone è una voce eccezionale a livello globale in favore della pace.
Domanda: - Tornando a Kiev, Zelensky appare indebolito dagli scandali di corruzione che lo circondano nel governo. Non è un incentivo a chiudere la guerra?
Risposta: - Zelensky è a capo di un regime corrotto e in crisi. Lo sanno tutti.
Domanda: - E un Trump in cerca di risultati internazionali può essere un incentivo, invece?
Risposta: - No. Trump è incompetente e inefficace. Non ha né la capacità né la volontà di spiegare alcuna questione in modo chiaro e convincente, né di affrontare i negoziati con serietà.

SE LO DICE PERSINO IL KYIV INDEPENDENT…
Elon Musk non vuole che Starlink venga utilizzato per guidare attacchi ucraini in profondità sul territorio russo.
E stavolta non lo racconta qualche oscuro covo di “propaganda putiniana”.
Lo scrive il Kyiv Independent.
Secondo tre fonti citate dal giornale ucraino, Musk resta contrario. La motivazione attribuitagli è piuttosto chiara: vuole un accordo, non un’altra escalation.
E forse vale la pena aggiungere un dettaglio che dalle nostre parti tende a scomparire sotto il tappeto.
Mosca ha già avvertito che i satelliti commerciali occidentali utilizzati direttamente per operazioni militari possono diventare obiettivi di rappresaglia. Non significa che domani la Russia possa “spegnere tutti gli Starlink” con un bottone — sarebbe una semplificazione tecnica ridicola — ma significa che il rischio militare nello spazio viene preso molto sul serio.
E che la nazionalità del proprietario non costituisca uno scudo lo abbiamo appena visto a terra: a luglio un missile russo ha distrutto a Kyiv la fabbrica di droni della statunitense Terminal Autonomy; il 23 agosto è stato colpito anche uno stabilimento della multinazionale americana Mondelez.
Quindi la domanda non è affatto campata in aria:
Musk sta davvero diventando improvvisamente pacifista, oppure conosce molto bene il valore della costellazione che porta il suo nome e non ha alcuna intenzione di trasformarla ufficialmente nell’infrastruttura di guida degli attacchi contro la Russia?
Perché tra fare il tifo per l’escalation da una redazione e mettere miliardi di dollari di satelliti sul tavolo della roulette c’è una grande differenza.
E Musk, a quanto pare, quella differenza la vede benissimo.
Don Chisciotte
L MOSTRO DEL CREMLINO CHE PIACE AGLI AMERICANI
A Bruxelles devono essere serate difficili.
Putin viene descritto come l’uomo con cui non si parla, non si tratta e possibilmente non si condivide nemmeno l’ascensore. Poi arrivano Steve Witkoff e Jared Kushner, entrano al Cremlino, parlano con lui per ore e ne escono quasi con la recensione da Booking.
Witkoff racconta che incontrare Putin è stata una delle esperienze migliori e più memorabili della sua vita professionale.
Manca soltanto: “camera pulita, personale cortese, vista sulla Piazza Rossa, torneremo sicuramente”.
Nel frattempo Putin riferisce che dalla mezzanotte non ci sono stati attacchi su Kiev, che la richiesta di sospenderli era arrivata attraverso canali ufficiali, che anche gli attacchi ucraini si sono significativamente ridotti e che Mosca considera utili i contatti con gli emissari di Trump.
Attenzione: non è stato concordato un cessate il fuoco generale di tre giorni. Però qualcuno ha riscoperto una tecnologia che in Europa sembrava ormai fuori produzione: telefonarsi, incontrarsi e parlare.
Trump manda i suoi uomini a Mosca. Putin li riceve. Gli americani ringraziano. I canali restano aperti.
In Europa, invece, possiamo continuare con il nostro raffinato metodo diplomatico: insultare il russo, promettere altre armi, convocare un vertice per commentare il vertice precedente e infine spiegare che la diplomazia non funziona perché nessuno la pratica.
Dev’essere per questo che Witkoff torna dal Cremlino con un ricordo memorabile.
Noi, da Bruxelles, abbiamo soprattutto le bollette memorabili.
Don Chisciotte
6 settembre 2026

IMPRESA OGGI
Tratto da