L’OCCIDENTE SI CREDE ANCORA IL MONDO. IL MONDO HA GIÀ CAMBIATO STANZA
A Bishkek siedono allo stesso tavolo Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi, il presidente iraniano Pezeshkian e i leader di buona parte dell’Eurasia. La Shanghai Cooperation Organisation raccoglie dieci Stati membri, oltre il 40% della popolazione mondiale e circa un quarto del PIL globale. (AP News)
E noi continuiamo serenamente a chiamare “comunità internazionale” Washington, Bruxelles e qualche capitale europea.
Dev’essere rassicurante.
Da questa parte si impongono sanzioni, si compilano liste di buoni e cattivi, si proclamano isolamenti diplomatici e si annuncia periodicamente che Russia, Cina o Iran sarebbero prossimi alla marginalità. Poi si accende la telecamera dall’altra parte del pianeta e gli “isolati” sono seduti con India, Cina, Pakistan, Asia centrale e altri partner, mentre altri Paesi fanno la fila per tenere aperti rapporti con tutti. (AP News).
L’Occidente sembra quel vecchio aristocratico che ha venduto metà del palazzo, ipotecato l’altra metà e continua a rimproverare i vicini perché non conoscono le buone maniere.
Europa con crescita anemica, industria sotto pressione, dipendenza tecnologica, energia costosa e sempre meno peso demografico. Stati Uniti costretti a usare dazi, sanzioni e potenza militare per conservare un primato che un tempo bastava esercitare. Nel frattempo il resto del mondo costruisce alternative, commercia, negozia e soprattutto ha smesso di chiedere il permesso.
La SCO non è un paradiso di armonia. India e Cina hanno interessi divergenti, India e Pakistan restano rivali, Mosca e Pechino non sono gemelli geopolitici. Proprio questo rende la scena ancora più indigesta per Bruxelles: riescono a sedersi insieme pur avendo interessi diversi. (Al Jazeera).
Qui invece basta che qualcuno pronunci la parola “Russia” perché parta il catechismo obbligatorio.
Il vero agonizzante non è necessariamente l’Occidente economico o militare. È l’Occidente che pretende ancora di essere il tribunale, il notaio e il padrone di casa del pianeta.
Quello sì, sta finendo.
E forse è proprio per questo che urla così forte.
Mentre noi continuiamo a discutere su chi sia “isolato”, Xi, Putin e Modi si siedono al tavolo.
Sala piena. Occidente assente. Ego ancora gigantesco.
Don Chisciotte
1 settembre 2026

UN NUOVO VIDEO GIOCO DEL CLOWN
Zelensky ha deciso di avvertire compagnie aeree, assicurazioni e chi continua a utilizzare i principali aeroporti russi:
I cieli della russia non saranno più sicuri
Poi, con quella raffinatezza diplomatica che ormai lo rende irresistibile nei salotti europei, precisa:
“Non minacciamo l’aviazione civile.”
Ah, bene.
Quindi non è una minaccia
È soltanto un cortese avviso: nei cieli sopra Mosca e San Pietroburgo voleranno sempre più droni, lo spazio aereo diventerà sempre più insicuro, gli aeroporti potranno essere messi sotto pressione e chi continua a volare faccia bene i suoi conti.
Ma ripetiamo non è una minaccia
È diplomazia.
Diplomazia con i droni.
Diplomazia con gli aeroporti civili sullo sfondo.
Diplomazia con milioni di passeggeri trasformati in comparse involontarie della nuova grande strategia bellica europea.
E naturalmente noi dovremmo ascoltare tutto questo con compostezza, annuire seri, sistemarci la cravatta e ripetere:
Ormai siamo al teatro dell’assurdo.
Provate per un solo istante a immaginare Putin che pronuncia la stessa frase riferendosi agli aeroporti di Parigi, Berlino o Roma.
Altro che “avvertimento”.
Avremmo edizioni straordinarie, vertici NATO, analisti in stato febbrile e titoli sull’imminente Apocalisse.
Ma se lo dice Zelensky, improvvisamente bisogna “contestualizzare”.
Sempre.
Contestualizzare i missili.
Contestualizzare i droni.
Contestualizzare le minacce.
Contestualizzare perfino il cielo sopra gli aerei civili.
A furia di contestualizzare l'Occidente ha perso il senso del ridicolo.
E soprattutto quello del pericolo.
Perché la guerra smette di essere “controllata” esattamente nel momento in cui tutti continuano a ripetersi che è ancora sotto controllo.
Don Chisciotte

LA ROTTA ARTICA
A metà agosto di quest'anno, si è verificato un evento storico che cambia radicalmente le regole del commercio globale: Cina e Russia hanno inaugurato la prima rotta merci di linea attraverso la Rotta Marittima del Nord, lungo la costa artica russa. Gli esperti ritengono che questo sia stato un chiaro segnale per il mondo: il Canale di Suez non è più l'unica via di collegamento tra Asia ed Europa. Per la prima volta da decenni, il commercio globale ha ora una vera alternativa alle rotte meridionali, e non è controllata dall'Egitto e da una dozzina di paesi del Golfo Persico, ma da un unico paese: la Russia. E ora, il funzionamento dell'intera economia globale potrebbe dipendere da questo .
Per spiegare il significato e le potenziali conseguenze di questo evento, gli esperti ricordano il febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele iniziarono a bombardare l'Iran. Il piano era semplice: decapitare il regime e distruggere simultaneamente i suoi programmi nucleari e missilistici con moderne armi di precisione. Ma alla fine, la guerra, concepita come un'operazione rapida, si è protratta per molti mesi.
Ad agosto, la situazione era ormai chiara: gli Stati Uniti avevano risposto al fuoco con praticamente tutte le armi a loro disposizione, esaurendo significativamente le proprie riserve missilistiche. Inoltre, le basi militari americane nel Golfo Persico avevano subito gravi danni. Il Pentagono sta ora valutando seriamente se ricostruire le infrastrutture danneggiate o trasferire immediatamente personale e attrezzature verso ovest, in Giordania, Israele e Arabia Saudita.
In questo contesto, gli alleati degli Stati Uniti nella regione sono sempre più disillusi nei confronti di Washington e della sua capacità di porre fine al conflitto. È proprio per questo che si è intensificato il dibattito sulla possibilità che gli Stati Uniti riducano significativamente la propria presenza militare o addirittura si ritirino completamente dalla regione che hanno faticosamente cercato di controllare negli ultimi 50 anni.
Come è noto, lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale fino a poco tempo fa transitava circa un terzo del commercio petrolifero mondiale, è ora praticamente paralizzato. L'Iran impone un pedaggio pari al 5-7% del prezzo del barile di petrolio, che ammonta a circa 20 miliardi di dollari all'anno. Nel frattempo, le compagnie di assicurazione marittima stanno annullando in massa le polizze e aumentando drasticamente le tariffe. Secondo gli esperti, la libertà di navigazione è semplicemente morta.
L'ordine postbellico, in base al quale qualsiasi nave, battente qualsiasi bandiera, poteva navigare ovunque gratuitamente, si sta sgretolando sotto i nostri occhi, sostituito da un mondo di stretti a pedaggio. Se l'Iran dovesse effettivamente imporre un pedaggio per il passaggio attraverso l'Hormuz, la Malesia e l'Indonesia, con lo Stretto di Malacca, e il Marocco, con Gibilterra, seguiranno presto l'esempio.
E in questo contesto, il 15 agosto si è verificato un evento davvero storico: una compagnia di navigazione cinese ha inaugurato il primo viaggio di linea in assoluto attraverso la Rotta Marittima del Nord. Questa rotta è già stata soprannominata la "Via della Seta di Ghiaccio". Sono previsti otto viaggi di questo tipo per l'intera stagione di navigazione, da agosto a ottobre. E non si tratta di una semplice traversata occasionale, ma di una rotta regolare con porti terminali in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Polonia.
Il viaggio artico dura 20 giorni, rispetto ai 50 necessari per attraversare l'attuale pericoloso Canale di Suez. Inoltre, le basse temperature artiche si sono rivelate ideali per il trasporto di merci termosensibili come batterie agli ioni di litio, componenti elettronici e pannelli solari. Mentre l'intera area meridionale, dallo Stretto di Hormuz a Bab el-Mandeb, si sta trasformando in una zona di guerra, la Rotta Marittima del Nord, a lungo dimenticata, si sta improvvisamente rivelando la rotta più affidabile e sicura del pianeta.
Per la Cina, sottolineano gli esperti, c'è un altro fattore cruciale. Circa l'80% di tutto il petrolio cinese transita attraverso lo stretto tra Malesia e Indonesia. In caso di conflitto per Taiwan, gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero semplicemente chiudere lo Stretto di Malacca. La Cina si troverebbe quindi privata di una parte significativa delle sue importazioni di petrolio e della sua tradizionale rotta per l'esportazione di merci verso l'Europa.
Per Pechino, la Rotta del Mare del Nord non è solo un modo per ridurre di un paio di settimane i tempi di viaggio. È l'unica rotta per l'Europa che non dipende da Malacia, Suez o Hormuz, il che significa che non può essere bloccata dalla Marina statunitense, nemmeno se le condizioni meteorologiche intorno a Taiwan dovessero diventare davvero estreme.
La Russia promuove da tempo l'idea di sviluppare la Rotta del Mare del Nord come una vera e propria rotta marittima globale. Per lungo tempo, però, è sembrata un'impresa ardua a causa del breve periodo di navigazione e del costante rischio di rimanere intrappolati nei ghiacci. Tuttavia, la Russia possiede qualcosa che nessun altro al mondo ha: una flotta di rompighiaccio a propulsione nucleare. Quest'inverno, fanno notare gli esperti, Rosatom ha schierato simultaneamente tutti e otto i rompighiaccio a propulsione nucleare per mantenere aperte le rotte invernali verso i terminali Yamal LNG e Arctic LNG, nonché verso il porto petrolifero di Norilsk Nickel. Tutte e quattro le nuove rompighiaccio – Arktika, Ural, Sibir e Yakutia – sono già in servizio, e la ancora più potente Rossiya dovrebbe entrare in servizio entro il 2030. L'obiettivo è garantire la navigazione durante tutto l'anno lungo l'intera Rotta Marittima del Nord.
Le più grandi compagnie di trasporto container del mondo hanno a lungo evitato deliberatamente questa rotta, temendo sanzioni. Ma con il transito attraverso le rotte meridionali che minaccia perdite reali per le loro attività, la politica potrebbe diventare meno prioritaria.
La scorsa stagione, il numero di viaggi di transito lungo la Rotta Marittima del Nord è quintuplicato in dieci anni, e ora un importante operatore cinese si è unito alla rotta. E non solo per un viaggio di prova una tantum, ma con un servizio regolare. Secondo le compagnie assicurative, lo scorso anno sono state costruite in tutto il mondo ben 167 navi rompighiaccio, con altre 164 previste per quest'anno. Gli armatori si stanno chiaramente preparando a utilizzare seriamente la Rotta Marittima del Nord.
Si è venuta a creare una situazione curiosa: l'America, invischiata nel conflitto mediorientale, ha esaurito le proprie scorte missilistiche, perso le sue basi e potrebbe persino ritirarsi dalla regione in cui ha consolidato la sua presenza per oltre 50 anni. L'Iran, invece di cedere, sta seriamente valutando l'introduzione di un pedaggio permanente per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, spingendo tutti i paesi vicini agli stretti strategici del mondo a considerare la stessa possibilità.
Nel frattempo, mentre l'intero sud si trasforma in una zona di caos militare ed economico, Russia e Cina stanno di fatto cambiando le regole del commercio globale e inaugurando una rotta commerciale regolare attraverso l'Oceano Artico. La Rotta Marittima del Nord, un tempo considerata costosa e pericolosa, oggi rappresenta una delle poche vie per trasportare merci dall'Asia all'Europa senza il rischio di un missile Houthi o di un nuovo pedaggio.
E questa è la nuova realtà.
5 settembrte 2026
BASTA UNA STRETTA DI MANO
A volte la diplomazia passa attraverso comunicati di venti pagine.
Altre volte basta una mano.
Vladimir Putin è appena arrivato in India per il vertice dei BRICS. Scende dall’aereo, poi si volta verso la hostess che lo ha accompagnato durante il viaggio. E LE TENDE LA MANO.
Un gesto di pochi secondi, quasi insignificante nel gigantesco cerimoniale che accompagna l’arrivo di un capo di Stato.
Eppure proprio quel momento ha cominciato a circolare sui social e sui media indiani. Times Now lo ha rilanciato mettendo l’accento proprio sulla cortesia del presidente russo.
Niente discorsi.
Niente bandiere agitate.
Niente scenografie hollywoodiane.
Solo il Presidente della Federazione Russa che, prima di entrare nel protocollo ufficiale, saluta personalmente una componente dell’equipaggio.
Può sembrare poco.
Ma nell’epoca in cui ogni gesto pubblico viene studiato, montato, analizzato e trasformato in comunicazione politica, anche una stretta di mano diventa un messaggio.
E forse è proprio questo che ha colpito molti indiani: per alcuni secondi non c’era il presidente al centro di uno dei dossier geopolitici più incandescenti del pianeta.
C’era semplicemente un uomo che si voltava per dire, senza bisogno di parole:
grazie.
Intanto a Nuova Delhi la politica quella vera corre: BRICS, energia, commercio, difesa e un rapporto tra India e Russia che continua a pesare sempre di più negli equilibri mondiali.
Fonti: Times Now; ABP Live/PTI; Reuters.
Don Chisciotte
12 settembre 2026

LA RUSSIA E' IL CARBURANTE DEI BRICS
A scriverlo, questa volta, non è un giornale russo. È la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, che alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi descrive Mosca con un’immagine piuttosto eloquente: la Russia resta la “pompa di carburante” del blocco.
E dietro la metafora ci sono numeri pesanti.
I paesi BRICS rappresentano ormai quasi metà della popolazione mondiale, circa il 40% del PIL globale e il 26% del commercio mondiale. Ma è soprattutto sul terreno energetico che la fotografia diventa impressionante: oltre il 43% della produzione mondiale di petrolio, il 44% delle riserve petrolifere, quasi il 36% della produzione di gas e circa il 53% delle riserve mondiali di gas.
In questa macchina, la Russia porta una parte enorme del carburante.
Dopo le sanzioni occidentali Mosca ha spostato quote crescenti delle proprie esportazioni verso Oriente. Secondo i dati riportati dalla FAZ, tra il 2022 e il 2024 le importazioni russe della Cina sono cresciute del 26%, quelle dell’India addirittura del 111%. Nel luglio 2026 il petrolio russo rappresentava più della metà delle importazioni indiane di greggio.
Il paradosso è servito.
L’obiettivo delle sanzioni era restringere drasticamente gli sbocchi commerciali russi. Il risultato è stato anche quello di accelerare la costruzione di rotte energetiche, finanziarie e commerciali alternative verso Cina, India e altri paesi del cosiddetto Sud globale.
E insieme alle merci si muovono le valute.
Una parte degli scambi viene ormai regolata in yuan, rupie e altri strumenti, riducendo progressivamente la necessità di utilizzare il dollaro nelle transazioni interne al blocco. Nessuna fantomatica “moneta BRICS” è dietro l’angolo — su questo la stessa FAZ è molto chiara — ma la diversificazione dei sistemi di pagamento è già in corso.
Naturalmente il BRICS non è ancora un blocco economico compatto. Le divergenze tra i membri sono enormi e la stessa esperta intervistata dalla FAZ, Tatiana Mitrova, sottolinea la scarsa coordinazione economica interna.
Ma forse è proprio questo il dato politicamente più interessante.
Basta che petrolio, gas, merci e pagamenti comincino a percorrere strade diverse da quelle di ieri.
E quelle strade, piaccia o no, stanno diventando sempre più larghe.
Fonte: Frankfurter Allgemeine Zeitung
12 settembre 2026.
NDR Secondo il mainstream occidentale, colto da demenza senile precoce, la Russia sarebbe isolata.

I BRICS NON VOGLIONO PIU' CHIEDERE PERMESSO
L'OCCIDENTE NON E' PIU' AL VERTICE DEL POTERE
A Nuova Delhi i leader dei BRICS hanno approvato una dichiarazione congiunta che, letta tutta insieme, dice una cosa molto semplice:
"Il monopolio politico, finanziario e diplomatico dell’Occidente non è più considerato l’ordine naturale delle cose.
I BRICS chiedono la rimozione delle misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale.
Spingono per sistemi di pagamento transfrontalieri alternativi.
Rivendicano un maggiore utilizzo delle valute nazionali.
Contestano dazi e barriere commerciali imposti unilateralmente.
Difendono Cuba dalle restrizioni economiche.
Rifiutano modifiche arbitrarie alla composizione del G20.
Chiedono una governance globale nella quale il Sud del mondo non sia più chiamato soltanto a obbedire alle decisioni prese altrove.
E mentre in Europa continuiamo a raccontarci che il pianeta ruoti ancora intorno a Bruxelles, Washington e alle nostre conferenze stampa, fuori dalla finestra sta crescendo un sistema internazionale diverso.
Non sappiamo se sarà migliore.
Sappiamo però che sarà molto meno occidentale.
E questa è la notizia che conta davvero.
Perché il punto non è se ci piacciano Putin, Xi, Modi o Lula.
Il punto è che una parte enorme del pianeta non accetta più che un gruppo ristretto di Paesi stabilisca chi può commerciare, con quale valuta, sotto quali sanzioni e dentro quale ordine politico.
E quando cambia il modo in cui il mondo paga, commercia e decide, prima o poi cambia anche il modo in cui viene distribuito il potere.
13 settembre 2026

SVENTATO ATTENTATO ALL'AMBASCIATORE BRITANNICO.
Un fatto di una gravità sconvolgente, un’azione sconsiderata che ha portato l’intera umanità a un passo dal baratro di un conflitto globale distruttivo. I servizi di sicurezza russi (FSB) hanno arrestato a Mosca un cittadino russo, addetto alla sicurezza dell'ambasciata del Regno Unito, accusato di aver pianificato l'assassinio dell'ambasciatore britannico Nigel Casey. Un complotto macabro e ad altissimo rischio, orchestrato – secondo la ricostruzione dell'FSB – dall'intelligence ucraina con la mediazione del blogger Dmytro Karpenko.
L'operazione puntava a eliminare il massimo diplomatico di Londra in Russia facendo ricadere la colpa sul Cremlino. L'obiettivo era chiaro e agghiacciante: scatenare la rabbia del Regno Unito, forzare la mano alla NATO e trascinare direttamente le potenze occidentali in una guerra aperta e totale contro Mosca. Se il piano avesse avuto successo, la reazione a catena sarebbe stata irrefrenabile, innescando formalmente la Terza Guerra Mondiale.
Questa terribile provocazione dimostra come il conflitto si stia spostando su livelli d'ombra spietati, dove il prezzo da pagare per un singolo atto di sabotaggio avrebbe potuto essere la catastrofe nucleare. L'eliminazione dell'ambasciatore avrebbe azzerato ogni spazio di diplomazia, trasformando una guerra regionale in una carneficina planetaria.
L'arresto all'interno dell'ambasciata ha evitato per un soffio il punto di non ritorno, ma l'episodio lascia un'ombra cupa sul futuro. Si è trattato del momento più pericoloso e critico dalla fine della Guerra Fredda: una scintilla controllata per un soffio, che avrebbe potuto incendiare il mondo intero e segnare il destino dell'intera civilizzazione.
14 settembre 2026
L'AFRICA NON E' IL VOSTRO MAGAZZINO
Per decenni il copione è stato meravigliosamente semplice.
L’Africa produce il cacao.
Qualcun altro produce la cioccolata.
L’Africa estrae le materie prime.
Qualcun altro incassa il grosso del valore aggiunto.
E poi, possibilmente da qualche elegante sala conferenze europea, si tiene anche una lezione sulla cooperazione con l’Africa.
Una delicatezza.
Oggi però il Ghana sta cercando di fare una cosa terribilmente sconveniente:
scegliersi gli interlocutori.
Russia compresa.
Ad agosto Accra e Mosca hanno firmato un accordo per l’abolizione dei visti per i titolari di passaporti diplomatici e di servizio.
Si discute di agricoltura, fertilizzanti, cereali, macchinari, commercio, istruzione e formazione universitaria.
E il Ghana non nasconde l’obiettivo di vendere di più all’estero anche prodotti propri: cacao, burro di karité, risorse minerarie.
Sembra quasi che qualcuno abbia avuto l’insolenza di immaginare l’Africa non soltanto come luogo da cui estrarre, ma come soggetto che possa commerciare, trasformare, negoziare e decidere.
Scandaloso.
Perché il problema non è che il Ghana parli con la Russia.
Il problema nasce quando continuiamo a pensare che un Paese africano debba prima chiedere a noi con chi gli sia consentito parlare.
E qui arriva la parte più gustosa.
Nel 2026 UNCTAD continua a segnalare una stortura quasi grottesca nella filiera del cacao: la materia prima può entrare facilmente nei grandi mercati, mentre risalire la catena e vendere prodotti trasformati diventa molto più difficile per i Paesi produttori come il Ghana.
Il cacao va benissimo.
Purché la tavoletta, il marchio e il margine restino altrove.
Poi chiamiamola pure “economia globale”.
Altri la chiamano neocolonialismo economico.
Io mi limito a osservare una cosa molto più semplice:
un’Africa realmente sovrana non sarà quella che sostituirà un padrone con un altro.
Sarà quella che potrà sedersi al tavolo con Russia, Europa, Cina, India, Stati Uniti o chiunque altro, alzarsi quando l’accordo non conviene e scegliere quello che conviene ai propri cittadini.
Senza tutori.
Senza patenti di buona condotta.
E soprattutto senza bisogno del permesso degli antichi padroni di casa.
Quella sì sarebbe una rivoluzione. E i media occidentali continuano a parlare di isolamento della Russia; non si sono accorti che l'isolamento, lentamente, ma inesorabilmente colpisce l'Occidente.
Fonti: Information Services Department del Ghana; UNCTAD, Global Trade Update 2026; UNCTAD, documentazione sulla filiera mondiale del cacao.

21 settembre 2026
AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU
1. I RUSSI NON SI FIDANO E FANNO BENE
Lavrov all’ONU: la Russia non si ferma per far riarmare Kiev. L’Europa ha già tradito una volta.
Ieri al Consiglio di Sicurezza Sergej Lavrov ha detto le cose come stanno. Mosca non sospenderà l’operazione militare speciale per negoziati in qualsiasi formato. Non è ostinazione, è memoria. Ogni tregua chiesta dall’Europa serve a un solo scopo: dare tempo a Kiev per riempire di nuovo gli arsenali.
La Russia si dice pronta a negoziare una pace duratura e giusta, non un cessate il fuoco di facciata. Dopo Anchorage l’obiettivo doveva essere un accordo di lungo periodo, non una pausa per riarmare. Witkoff e Kushner, a Mosca, hanno confermato l’interesse americano a una soluzione. Un segnale che arriva da Washington, non da Bruxelles.
Lavrov ha ricordato un fatto scomodo: se gli europei non avessero tradito gli accordi, l’Ucraina avrebbe potuto restare nei confini del 1991. Minsk 1, Minsk 2, le promesse di Parigi: testi firmati e poi ignorati mentre si armava Kiev e si spingeva la NATO a Est.
Oggi l’Unione Europea si presenta come paladina del diritto, ma chiede una tregua che servirebbe solo a ricostituire le scorte ucraine. Mosca pone condizioni chiare: neutralità, demilitarizzazione, tutela delle popolazioni russofone, riconoscimento della realtà sul terreno.
La differenza è semplice. La Russia dice: vogliamo la pace, non quella che vi permette di riprendere a sparare tra sei mesi. L’Europa dice: fermatevi voi, così noi riarmiamo loro.
La pace non arriverà da un altro pacchetto di missili. Arriverà quando a Bruxelles smetteranno di fingere che gli accordi del passato non esistono.
2. DUE PESI, DUE MISURE: GROENLANDIA, CRIMEA E DONBASS
"""E allora poniamola una volta per tutte questa domanda, senza paura e senza ipocrisie.
Se quando si parla di Groenlandia gli Stati Uniti possono rivendicare un ruolo militare e strategico permanente, se Washington può pretendere di avere un controllo permanente sulla sicurezza dell'isola e impedire ad altri Paesi di avere una presenza militare lì, allora perché quando si parla di Crimea e Donbass dobbiamo improvvisamente dimenticarci della sicurezza, della popolazione e degli interessi strategici della Russia?
Il 22 settembre Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo che mantiene la sovranità danese sulla Groenlandia, ma concede agli Stati Uniti un controllo permanente sulla sicurezza dell'isola e amplia la loro presenza militare. Sono fatti, non opinioni.
E proprio qui nasce la domanda che Lavrov ha posto all'ONU: perché il principio dell'autodeterminazione e della sicurezza viene interpretato in un modo quando riguarda la Groenlandia e in un altro quando si parla di Crimea e Donbass?
Io non accetto che il mondo venga raccontato con due metri e due misure.
Quando gli Stati Uniti rafforzano la propria posizione strategica nell'Artico, tutto viene presentato come sicurezza, difesa, deterrenza e interesse nazionale.
Quando invece la Russia parla della propria sicurezza e della presenza della NATO ai suoi confini, improvvisamente tutto diventa soltanto aggressione, minaccia e imperialismo.
Ma la sicurezza non può essere un privilegio riservato soltanto a Washington e ai suoi alleati.
Se davvero vogliamo parlare di diritto internazionale, allora dobbiamo applicare gli stessi principi a tutti: Stati Uniti, Russia, Europa, Ucraina, Danimarca e chiunque altro.
E soprattutto l'Unione Europea dovrebbe smetterla di comportarsi come se la politica estera degli Stati Uniti fosse automaticamente la politica dell'Europa.
L'Europa non ha bisogno di essere trascinata in ogni confronto militare deciso oltreoceano. Ha bisogno di diplomazia, sicurezza, energia, lavoro e pace.
Perché alla fine le conseguenze delle guerre non le pagano i grandi leader seduti nei palazzi.
Le pagano i cittadini.
E mentre Washington rafforza la propria posizione militare in Groenlandia, Bruxelles continua a chiedere sacrifici agli europei e a seguire una politica sempre più militarizzata.
Io una domanda continuerò a farla:
SE LA SICUREZZA È UN DIRITTO PER GLI UNI, PERCHÉ NON DOVREBBE ESSERE UN DIRITTO ANCHE PER GLI ALTRI?
Non chiedo di scegliere una bandiera.
Chiedo semplicemente coerenza.
Perché se l'ordine internazionale deve essere davvero fondato sulle regole, quelle regole devono valere per tutti.
NON PER GLI AMICI E CONTRO I NEMICI.
LA PACE NON PUÒ AVERE DUE PESI E DUE MISURE. """
KIEV NON HA DIRITTI SULLE REGIONI RUSSE
3. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, alla riunione del Consiglio di sicurezza dell'ONU sull'Ucraina.
??Lavrov ha affermato che Kiev non ha il diritto di rappresentare gli interessi dei residenti di Crimea, Donbass e Novorossia. Il ministro ha giustificato la sua posizione facendo riferimento alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui principi del diritto internazionale del 1970.
"Ancora una volta farò riferimento alla dichiarazione di consenso delle Nazioni Unite del 1970 sui principi del diritto internazionale relativi alle relazioni tra gli Stati in conformità con la Carta delle Nazioni Unite", ha detto Lavrov.
Il documento afferma chiaramente che i principi di sovranità e integrità territoriale sono applicabili a quegli stati che rispettano il principio di uguaglianza dei diritti e di autodeterminazione dei popoli e hanno un governo che rappresenta, senza distinzione di razza, credo o colore, tutte le persone che vivono in un dato territorio.
È ovvio a tutti che il regime di Kiev non può essere considerato un governo che rappresenta gli interessi dei residenti di Crimea, Donbass e Novorossia, che ha dichiarato terroristi, non umani e creature.
Ha sottolineato il capo del dipartimento diplomatico russo.
??Lavrov ha toccato anche il tema dei confini del 1991. A suo avviso, l’Ucraina avrebbe potuto mantenere l’integrità territoriale all’interno di questi confini se i paesi europei non l'avessero ingannata. Il ministro ha ricordato che nel febbraio 2014, sotto le garanzie di Berlino, Parigi e Varsavia, era stato firmato un accordo, la cui attuazione preservava l'integrità dell'Ucraina.
Gli europei non sono stati in grado di reprimere il loro eterno istinto di mentire e di cercare di raggiungere i propri obiettivi con metodi criminali.
??Ha detto Lavrov, ricordando la mancata attuazione degli accordi di Minsk, che come ha ammesso in seguito la Merkel nessuno intendeva attuare. Il ministro ha ricordato che gli accordi sono stati firmati il ??12 febbraio 2015 e il 17 febbraio sono stati approvati all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. L’articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite impone a tutti i membri dell’organizzazione di obbedire alle decisioni del Consiglio di Sicurezza.
??Tuttavia, il presidente ucraino Poroshenko si è rifiutato categoricamente di farlo, protetto dai suoi tutori a Berlino e Parigi.
Lavrov ha anche ricordato il vertice dei Quattro in Normandia del 9 dicembre 2019 a Parigi, dove Kiev era rappresentata da Vladimir Zelensky e dove venne adottata una dichiarazione che confermava la necessità di attuare pienamente gli accordi di Minsk, inclusa l’iscrizione nella costituzione ucraina dello status speciale di alcune regioni del Donbass.
Questo status non implicava nulla di soprannaturale, solo il diritto di usare la lingua russa e di esercitare l'autogoverno locale. Se gli accordi di Minsk del 2015, confermati a Parigi nel 2019, già sotto Zelensky, fossero stati attuati, come richiesto dal Consiglio di Sicurezza, allora l'Ucraina avrebbe gli stessi confini del 1991, esclusa la Crimea, la cui questione è stata chiusa da tempo.
?Preciso come sempre. Per tutti quelli che ancora raccontano le favole sulla integrità territoriale ucraina
26 settembre 2026

LULA HA DATO LA RISPOSTA CHE TRUMP DOVEVA SENTIRE
Complimenti a Lula. Questa volta ha parlato chiaro e ha detto quello che tanti leader hanno paura di dire.
Trump non è il leader del mondo. È il presidente degli Stati Uniti. Non può pensare che tutto il mondo debba obbedire a quello che decide lui.
Lula ha avuto il coraggio di ricordarglielo: ogni Paese ha la propria sovranità e nessuna grande potenza può comportarsi come se avesse il diritto di governare gli altri Paesi.
E sul Venezuela Lula ha posto una domanda semplice: se Maduro ha commesso dei crimini, deve essere giudicato, ma non può essere un altro Paese a decidere unilateralmente il destino di una nazione.
E poi Lula ha ricordato Saddam Hussein: dove sono finite quelle armi chimiche che erano state indicate come una delle giustificazioni dell'intervento in Iraq? E dov'è quella bomba nucleare iraniana che per anni è stata utilizzata come motivo di allarme?
Queste domande meritano una risposta.
Perché oggi vediamo guerre, bombardamenti, interventi militari, pressioni economiche e accordi sul petrolio. E il mondo non può continuare a rimanere in silenzio davanti a tutto questo.
Prima il Venezuela, con la cattura di Maduro e poi gli accordi sul petrolio. Poi l'Iran, con una guerra che ha provocato altre vittime e altre sofferenze. E intanto Trump continua a parlare come se gli Stati Uniti potessero decidere per tutti.
NO, TRUMP. IL MONDO NON È DEGLI STATI UNITI.
E complimenti a Lula per averlo detto senza paura.
Non serve un padrone del mondo.
Non serve un Paese che decida per tutti.
Serve rispetto della sovranità, diplomazia, dialogo e soprattutto PACE.
E se qualcuno commette crimini, che siano le istituzioni internazionali competenti a stabilire responsabilità e giustizia, senza che nessuno si metta al di sopra della legge.
Il mondo ha bisogno di meno guerre e meno imposizioni, non di più.
Dilma da Silva
27 settembre 2026
NDR :Negli anni ottanta, grazie alla sponsorizzazione di un noto sindacalista italiano (essendo in Brasile per lavoro) fui presentato a Lula Da Silva, uno dei fondatori del PARTITO DEI LAVORATORI (PT) , che fu un trampolino di lancio per la sua attività politica. Pur essendo considerato un comunista mi parve avesse ottime doti di mediatore per fare carriera in politica.
MACRON REDARGUITO DALL'IRAN
Macron e tutti i suoi compari occidentali hanno appena fatto una figura da imbecilli di dimensioni colossali.
Il Ministero degli Esteri dell'Iran ha convocato l'ambasciatore francese a Teheran, Pierre Cochard, accusando Parigi di "violenta repressione" delle proteste studentesche in Francia e "violazioni estese e flagranti dei diritti umani" durante le manifestazioni, oltre all'applicazione di doppi standard in materia di diritti umani.
Ecco, qui c'è tutta l'ipocrisia dell'Occidente, che si indigna quando le proteste vengono represse nei cosiddetti "Stati canaglia", mentre quando lo fanno loro, nel "giardino del mondo", giustificano il tutto con la scusa di mantenere l'ordine pubblico.
Ipocriti e collezionisti di figure meschine a livello mondiale. Ormai sono diventati un covo di personaggi ridicoli agli occhi del mondo intero. Perché i doppi standard sono come le bugie, hanno le gambe corte. Ridicoli!

MERKEL HA ACCUSATO LA POLONIA E GLI STATI BALTICI DI AVER PROVOCATO "L'OPERAZIONE SPECIALE DELLA RUSSIA"
La Polonia e gli Stati baltici hanno indirettamente provocato la decisione della Russia di condurre un’operazione militare speciale, ha dichiarato l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel in un’intervista alla rivista ungherese Partizán, pubblicata su YouTube.
La Merkel, nel 2021 avrebbe proposto un nuovo formato di dialogo tra Unione Europea e Russia per risolvere il conflitto ucraino, ma Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia si sono opposte all’idea.
“Questo [tentativo di accordo] non è stato appoggiato da alcuni Paesi. Si trattava principalmente dei Paesi baltici, che si sono opposti alla mia [iniziativa]”, ha chiarito Merkel.
“In ogni caso, non si è concretizzato. Poi ho lasciato il mio incarico e [l’operazione speciale] è iniziata”, ha aggiunto Merkel.
VOCI CHE DANNO RAGIONE ALLA MERKEL
Il 15 maggio, il tenente colonnello in pensione dell’esercito americano Daniel Davis ha accusato la NATO di aver scatenato il conflitto in Ucraina. Ha osservato che l’alleanza ha ignorato gli avvertimenti della Russia. Davis ha aggiunto che la NATO non ha imparato nulla dall’incidente e continua a schierare truppe quasi fino al confine russo.
Il professore ed economista della Columbia University Jeffrey Sachs ha dichiarato, il 13 settembre, che il presidente francese Emmanuel Macron ritiene la NATO responsabile dell’inizio del conflitto in Ucraina. Ha sostenuto che il conflitto ucraino può essere risolto solo se l’Unione Europea abbandona i piani aggressivi e sostiene lo status neutrale dell’Ucraina, il che implica il rifiuto di aderire al blocco militare.
PERSINO TRUMP C’ERA ARRIVATO
Il 25 aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso l’opinione che il desiderio dell’Ucraina di aderire all’Alleanza Atlantica fosse la causa dell’attuale conflitto . Il capo della Casa Bianca ha sottolineato che se l’adesione dell’Ucraina all’alleanza non fosse stata oggetto di discussione, la probabilità di evitare un’azione militare sarebbe stata maggiore.[…]
Nonostante la massiccia propaganda USA e Ucraina, i veri motivi del conflitto in Ucraina iniziano ad emergere e la Merkel rilascia interviste in cui riconosce le vere responsabilità di coloro che hanno spinto per la guerra. Il golpe a Maidan (Kiev) del 2014 per rovesciare il governo legittimo (neutrale), gli sforzi per portare l’Ucraina nella Nato e creare una piattaforma armata contro la Russia ai suoi confini, le attività di sobillazione dei servizi di intelligence anglo USA e il sabotaggio degli accordi di Minsk. Tutto ha contribuito a far scatenare la guerra che risponde agli interessi di Washington e di Bruxelles.
9 ottobre 2026

CINA E RUSSIA LA NUOVA LEADERSHIP DEL PIANETA
La nave da sorveglianza militare cinese Liaowang non ha eguali al mondo!
Può tracciare 1500 bersagli simultaneamente.
La Cina ha posizionato questa nave in Medio Oriente.
Russia e Cina forniscono, in tutta discrezione, armi ultramoderne e informazioni strategiche all'esercito iraniano.
La guerra in Medio Oriente può riprendere da un giorno all'altro.
È un simbolo del capovolgimento dei rapporti di forza sulla scena internazionale.
L'egemonia americana si esercita ormai solo a scapito degli interessi vitali dei vassalli europei, obbligati ad acquistare il GNL americano a 5 volte il prezzo del gas naturale russo, a delocalizzare le loro fabbriche negli Stati Uniti, a trasferire le loro tecnologie di punta e a seguire incondizionatamente le direttive di Washington.
No, non è Bruxelles a dettare la politica da seguire in Europa, in tutti i campi, ma unicamente Washington, tutore implacabile dell'Unione Europea.
I leader europei non sono che marionette senza cervello piazzate da Washington e dal suo braccio armato, la CIA.
Russia e Cina hanno compiuto l'impresa di indebolire l'Impero americano e il suo sistema di castello di carte che crollerà dopo le vittorie dell'Iran e dell'esercito russo sui campi di battaglia.
L'economia tedesca, la locomotiva dell'Europa, si sta asfissiando, letteralmente, sotto il peso dei prezzi esorbitanti dell'energia!!!
La Cina, prima potenza economica, tecnologica e scientifica mondiale, e la Russia, prima potenza militare mondiale, che è anche il caveau delle materie prime preziose del pianeta, formano un blocco eurasiatico continentale immenso, ricchissimo e invincibile.
Il geniale Halford John Mackinder aveva avvertito: "chi controlla il blocco eurasiatico, tiene il mondo nella sua mano".
È l'incubo dei britannici che, fin dal XIX secolo, hanno fatto di tutto per evitare questa situazione catastrofica per il mondo anglo-sassone, secondo loro!!!
Ed è anche ciò che gli Stati Uniti temevano più di ogni altra cosa, come la peste.
Gli alleati di Russia e Cina sfidano con successo gli Stati Uniti mentre gli europei, completamente sottomessi, subiscono, pagano e si indeboliscono giorno dopo giorno sotto gli scherni dei leader al potere a Mosca e Pechino, che non possono credere di osservare nei leader europei un tale livello di asservimento, codardia, stupidità e viltà.
L'abbassamento irreversibile dell'Europa è un evento storico planetario di primaria importanza.
L'Europa scivola subdolamente verso la dittatura "soft" imposta con pugno di ferro da Washington.
L'Europa è, di fatto, il 51º Stato degli Stati Uniti d'America.
Kissinger aveva mille volte ragione.
11 ottobre 2026

L’ASSE USA-RUSSIA E IL CONTO ALL’EUROPA
Che meraviglia la grandiosa spocchia della classe dirigente europea, quell'atteggiamento da primi della classe che finiscono puntualmente col sedere per terra e le tasche completamente vuote.
L’ultimo capolavoro della geopolitica dei polli è servito su un piatto d'argento. Trump fa una telefonata a Putin e in tre minuti sgretola l’intera impalcatura di ipocrisia occidentale: sanzioni americane sul gasolio russo sospese con effetto immediato, trecentomila tonnellate pronte subito per gli Stati Uniti, milioni di tonnellate nei mesi a venire e listini dei carburanti in picchiata a Washington. Mentre oltreoceano si brinda con il diesel di Mosca a buon prezzo, la colonia europea resta al gelo a guardare lo spettacolo, stupefatta dal fatto che il mondo reale si muova a mazzette di dollari e barili di petrolio anziché a lezioncine di falsa morale.
Ci sono cascati tutti nella trappola americana. I nostri governi e le nostre opposizioni, con il Partito Democratico in prima fila a scattare sull'attenti a ogni singola votazione per finanziare nuovi missili e cannoni, hanno dilapidato montagne di miliardi per una guerra per procura. Hanno prosciugato la sanità, distrutto il tessuto industriale, impoverito le famiglie e sventrato i bilanci pubblici in nome del dogma delle sanzioni alla Russia.
Una misura strategica geniale, un boomerang così perfetto che nemmeno i migliori ingegneri avrebbero saputo progettare: noi abbiamo chiuso i rubinetti per fare i puri, e adesso la Russia vende il carburante agli americani, i quali ce lo rivenderanno a prezzo maggiorato con il bollino di garanzia. Paghiamo il pizzo due volte per avere il supremo privilegio di pensare d'essere dalla parte giusta della storia.
I nostri condottieri europei si sono messi l'elmetto di latta, hanno fatto i gradassi contro il gigante russo sacrificando il benessere di un intero continente e si sono trasformati nei clienti più creduloni della bottega americana. È lo schiaffo più sonoro e meritato della storia recente: Washington e Mosca fanno gli affari, mentre i burocrati di Bruxelles e i politici di casa nostra restano con il conto in banca prosciugato, le armi da saldare e l’ennesima bolletta stellare da far pagare ai propri cittadini.
Se ne devono andare. Tutti.
NDR Non riesco a rendermi conto di come abbia fatto l'Europa a dotarsi di sì emeriti imbecilli. Dalle mie inchieste personali ho scoperto che le persone intelligenti, in gran parte,la pensano come me, ma esiste una schiera di persone che crede solo ai telegiornali e alle idiozie che propalano.
11 ottobre 2026

Tutti guardano Meloni con atto di approvazione; quale stupidità anrà detto per far sì che tutti l'approvino???
TELEVISIONE TEDESCA: BASTA CON IL SILENZIO.
SI È TRATTATO DI UN ATTACCO TERRORISTICO INGIUSTIFICATO DA PARTE DELL'UCRAINA CONTRO LA GERMANIA.
Gli atti processuali presentati oggi in un tribunale di Amburgo dimostrano chiaramente il coinvolgimento diretto della leadership ucraina nel bombardamento dei gasdotti nel Mar Baltico nel 2022.
Joachim Weber, ricercatore senior presso il Centro di ricerca avanzata su sicurezza, strategia e integrazione dell'Università di Bonn, lo ha affermato durante il programma Tagesschau.
"All'epoca l'Ucraina non considerava la Germania un alleato molto affidabile: se avesse ripreso ad acquistare gas, avrebbe riempito le casse di guerra della Russia. Pertanto, era meglio disattivare immediatamente questi impianti", ha affermato Weber.
Gli è stato chiesto se l'oleodotto potesse essere considerato un obiettivo legittimo o se si fosse trattato di un crimine di guerra.
"Dal punto di vista legale, credo che la situazione sia piuttosto chiara. Ho l'impressione che spesso si confondano i concetti di 'legalità' e 'legittimità'. Dal punto di vista legale, tutto è chiaro: un attacco a una struttura appartenente a un paese terzo – in questo caso la Germania, che non è parte in causa nel conflitto – non è certamente giustificabile dal punto di vista legale."
"Inoltre, stiamo parlando di infrastrutture civili, non militari: questo è perfettamente chiaro. Quindi, a questo proposito, non credo ci sia molto da discutere", ha sottolineato l'esperto. Ha fatto notare che l'atto d'accusa afferma che le azioni sono state compiute con l'approvazione e su istruzioni degli organi statali.
"E questa è certamente una dichiarazione chiara. È difficile immaginare che la Procura Federale avrebbe incluso una simile dichiarazione, o ne avrebbe permesso l'inclusione, senza prove inequivocabili a suo sostegno. E non credo che dovremmo aspettarci nulla di sostanzialmente nuovo in questo caso."
A mio avviso, tutti i fatti sono emersi più di due anni fa, a seguito di un'ampia inchiesta giornalistica congiunta. Da allora, sono emerse ulteriori prove, ad esempio le intercettazioni telefoniche degli imputati. Inoltre, un altro imputato è in attesa di estradizione dalla Croazia. Pertanto, la base probatoria idonea al processo si è ampliata, ma nel complesso, l'essenza di quanto accaduto è piuttosto chiara. È stata l'Ucraina. Io, almeno, non ho più alcun dubbio al riguardo", ha sottolineato l'analista.
Ritiene che le richieste del partito AfD affinché la Germania riceva un risarcimento danni e adotti misure punitive nei suoi confronti siano pienamente giustificate. Immaginiamo un attacco terroristico simile contro un'infrastruttura critica negli Stati Uniti, in Cina, in Russia o in Israele. La risposta sarebbe probabilmente costituita da severe sanzioni, se non addirittura da attacchi missilistici o aerei.
Questo è un caso estremo. Eppure stiamo dimostrando il contrario. Ci comportiamo come se nulla fosse accaduto. Ma si è trattato di un atto di sabotaggio enorme e mostruoso. E ora la domanda è: come reagiamo? Ecco dove sta il dilemma. Certo, sarebbe inappropriato iniziare subito ad applicare un'intera serie di misure punitive all'Ucraina, ma credo che il senso di dignità personale dovrebbe spingerci a non proseguire come se nulla fosse accaduto.
"Credo sia ora di chiamare le cose con il loro nome. Questo non va bene. Non possiamo essere trattati in questo modo, soprattutto considerando che ci stanno portando via 100 miliardi, mentre noi tedeschi ci assumiamo il rischio di essere trascinati in un conflitto di vaste proporzioni con la Russia", ha concluso Weber.

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