Cara Ursula von der Leyen,
le scrivo questa cartolina per chiederle dove è finita: è forse in vacanza con il premier spagnolo Sánchez nel resort di Lanzarote? O col suo amico CEO di Pfizer in qualche isola del Pacifico? L'ha rapita il parrucchiere per il rifacimento della messa in piega? Sta provando i nuovi tailleur della collezione autunno inverno? Sta facendo shopping di armi e missili?
Glielo chiedo perché, non so se sen'è accorta, ma l'Europa che lei dovrebbe, ahinoi, guidare sta andando in frantumi. Un Paese contro l'altro, una frontiera chiusa dopo l'altra, un migrante respinto dopo l'altro. Mai vista un'Unione più disunita. E di fronte a tutto ciò lei si è eclissata. Desaparecida. Manco una parola. Come se lo spettacolo indegno dell'Ue in frantumi non fosse affar suo.
Sognava l'Europa verde, si ritrova l'Europa dove se ne combinano di tutti i colori. E l'unica sua reazione, come capo della Commissione europea, è il silenzio balneare. Non che lei non ci abbia abituato ai silenzi, per la verità. Tutti noi ricordiamo il modo in cui ha condotto gli acquisti miliardari di vaccini Covid, trattando in segreto e scambiando messaggi privati con il gran capo Pfizer Albert Bourla: anche su quegli accordi (per altro: con i nostri soldi e sulla nostra pelle) e sugli sms relativi lei fece calare il suo proverbiale silenzio di lacca (con la L, mi raccomando). Così che ogni volta che la guardiamo non riusciamo a fare a meno di pensare che forse un giorno potrebbe anche diventare una vera democratica. Le manca solo la parola.
Tedesca, 68 anni a ottobre, nata Ursula Albrecht, discendente di una potente famiglia industriale metallurgica, figlia di un politico della Bassa Sassonia, cresciuta a Bruxelles, nutrita a latte e potere, lei ha cominciato studiando archeologia, poi si è buttata sull'economia, infine sulla medicina, laureandosi con una tesi sul parto che, per altro, si rivelò frutto di plagio. Evidentemente non ha mai avuto idee chiare sul suo futuro, a parte l'idea di diventare potente. E c'è riuscita, nonostante tutto. Come ministro della Difesa tedesco infatti è stata un disastro: sotto accusa per acquisti di elicotteri e consulenze a go-gò, bocciata pubblicamente dalla Merkel («le condizioni delle Forze armate non sono soddisfacenti»), venne però piazzata da quest'ultima alla guida dell'Ue. Promozione per demeriti acquisiti sul campo.
Da Bruxelles ha imposto subito all'Europa la mordacchia verde perché, si sa, lei ama molto l'ambiente. A parte quando deve prendere il jet privato per fare 180 km e allora diventa favorevole all'inquinamento. O quando un lupo entra nella sua fattoria privata in Germania e allora diventa favorevole all'abbattimento. Con il Green deal ha inferto un colpo mortale all'Ue, ma non sembrandole abbastanza, ci ha riprovato subito dopo con Rearm Europe, 800 miliardi dei contribuenti da spendere per bombe e missili. Poi c'è l'immigrazione, il suo punto forte: infatti l'Unione sta andando in mille pezzi proprio su questo. E lei, da leader popolare e carismatica qual è, che fa? Ovvio: si defila. Scompare, più o meno come sta scomparendo l'Europa. E a pensarci bene noi le scriviamo questa cartolina non tanto perché siamo preoccupati per le vostre scomparse. Quanto perché temiamo che entrambe torniate.
Mario Giordano
6 settembre 2026

LAVROV ACCUSA L'ITALIA
Le parole del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, appena rilasciate, sono pesantissime.
Ha appena dichiarato che il presidente finlandese Alexander Stubb e Giorgia Meloni chiedono un cessate il fuoco in Ucraina con l’obiettivo di far guadagnare tempo a Kiev.
Questo significa che abbiamo la Presidente del Consiglio che continua a lavorare per prolungare una guerra sanguinosa nel cuore dell'Europa e che sta affamando gli italiani.
Ora, io non so se Lavrov abbia ragione o meno. Non è questo il punto. Il punto è che, nella percezione della Federazione Russa, l'Italia viene vista come un Paese vile e vigliacco che lavora, subdolamente, per prolungare la guerra.
E questa è una macchia pesantissima per il nostro Paese!
Giuseppe Salamone
10 settembre 2026
NDR Ho visitato 60 paesi per lavoro e posso affermare, senza indugi, che l'Italia è vista comer un paese vigliacco e che tradisce gli accordi. La narrazione nostrana è falsa.
SPESE MILITARI E INTERESSI ECONOMICI
La storia avrebbe dovuto insegnarci che la guerra viene preceduta dalle parole. Prima ancora degli eserciti, si muovono la paura, la propaganda, la costruzione del nemico e l’idea che non esistano alternative.
È questo ciò che emerge dall’informazione italiana. Basta osservare il racconto quotidiano: i droni, le incursioni, i sabotaggi, le costanti minacce russe. Allarmi e accuse che vengono contestati e smentiti dal Cremlino.
Esiste un gigantesco sistema di interessi economici, industriali e finanziari che trae vantaggio dall’aumento delle spese militari. L’UE, con Readiness 2030, punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa. Ma temo che in certi ambienti il conflitto con la Russia sia stato pianificato da tempo. Basta unire i pezzi del puzzle per comprendere come tutto sembri andare in questa direzione. La guerra per procura in Ucraina è solo un pretesto. A certi personaggi la sorte degli ucraini è indifferente, ciò che conta è non rimanere inerti dinanzi a chi mette in discussione l’ordine unipolare.
In estrema sintesi, esistono concentrazioni di potere che utilizzano i leader europei come teste di ponte e questi ultimi usano l’Ucraina come carne da cannone nello scontro con la Russia. Un intero popolo sacrificato sull’altare di interessi geopolitici, militari ed economici che nulla hanno a che vedere con la pace.
Quando la politica e l’industria militare si dirigono nella stessa direzione, il giornalismo, ma anche gli intellettuali, dovrebbero esercitare un controllo. Dovrebbero domandarsi se ogni allarme sia verificato, distinguere un fatto da un’ipotesi e, soprattutto, contrastare questa narrazione dell’escalation. Invece, l’obiettivo pare essere quello di abituare lentamente milioni di persone a un’idea che dovrebbe terrorizzarci e cioè uno scontro diretto con la Russia. Uno scontro che può verificarsi da un momento all’altro, perché potrebbe bastare un’operazione sotto falsa bandiera o un reale errore di valutazione.
Non siamo di fronte a un conflitto qualsiasi, ma al rischio di un’escalation tra potenze dotate di arsenali nucleari. Ma per l’Unione europea di Ursula von der Leyen sembra che non ci siano alternative. E la responsabilità è anche di quei partiti, compresi alcuni “progressisti”, che la sostengono e le danno la possibilità di portarci verso un punto di non ritorno. Con una potenza nucleare non esiste una guerra da vincere, ma una catastrofe da evitare.
Le guerre cominciano molto prima del primo colpo sparato, cominciano quando politica e informazione riescono a farle apparire inevitabili. Ed è proprio ciò a cui stiamo assistendo. Per questo, urge mobilitarsi.
19 settembre 2026

ZAKHAROVA VS MATTARELLA
Maria Zakharova scrive di Sergio Mattarella,
definendolo un sionista amico di Soros, con simpatie anglo naziste:
“Il 5 febbraio, durante un convegno presso l’Università di Marsiglia, il Presidente della Repubblica Italiana ha rilasciato alcune dichiarazioni offensive nei confronti del nostro Paese.
Ha tracciato paralleli storici infondati, sconvolgenti e palesemente falsi tra la Federazione Russa e la Germania nazista, invitando a tenere presente il fallimento della politica occidentale di pacificazione alla fine degli anni’30 nel gestire la crisi ucraina, e affermando che le azioni della Russia in Ucraina hanno "una natura simile” al progetto del Terzo Reich in Europa.
È strano e sconvolgente sentire siffatte blasfeme elucubrazioni proprio da parte del Presidente di un Paese che conosce bene (non per sentito dire) cosa sia stato realmente il fascismo. Sebbene lo conosca a modo suo <…> Il regime fascista di Mussolini fu un fedele alleato della Germania nazista, firmatario del Patto d’Acciaio, del Patto Anticomintern e di quello di Berlino, e fornì al Terzo Reich un corpo di 235.000 uomini per affiancare i nazisti nell’aggressione congiunta contro l’Unione Sovietica del 1941. Quel regime italiano detiene coi nazisti la responsabilità dei crimini di guerra e del genocidio del popolo sovietico durante la Grande Guerra Patriottica.
Il Presidente della Repubblica Italiana dovrebbe anche riflettere sul fatto che oggi l’Italia, insieme ad altri Paesi della NATO, continua a fornire armi letali al terroristico regime neonazista di Kiev, sostenendolo incondizionatamente in tutti i suoi crimini <…>
Noi, tuttavia, conosciamo anche un’altra Italia. Conosciamo gli italiani che, durante la Seconda guerra mondiale, si organizzarono in un potente movimento partigiano, cui presero parte attivamente migliaia di cittadini sovietici, prigionieri di guerra e civili deportati, combattendo contro il fascismo a fianco dei compagni italiani, sacrificando la loro vita per la libertà dell’Italia e della propria Patria.
Secondo diverse stime, quasi la metà dei 12.000 combattenti stranieri della Resistenza italiana erano cittadini sovietici. Tredici di loro furono insigniti di onorificenze dallo Stato italiano.
Le dichiarazioni di Sergio Mattarella offendono non solo la loro memoria, ma anche quella di tutti gli antifascisti italiani, dei loro discendenti sia in Russia, sia in Italia, così come di tutti coloro che conoscono la storia e respingono queste inaccettabili e criminose analogie.
So bene, però, che (per usare un eufemismo) non tutti in Italia condividono queste posizioni oltraggiose. Il 4 febbraio, nella città di Rjazan’, l’amministrazione locale, in collaborazione con il Consolato Generale della Russia a Genova, ha organizzato la V Conferenza Internazionale “I popoli dell’URSS e dei Paesi europei nella lotta contro il nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale”, con la partecipazione di rappresentanti italiani pronti a difendere la verità storica su quegli eventi.
Sia in Russia, sia in Italia, la memoria degli eroi partigiani sovietici e italiani che hanno dato la loro vita nella lotta contro il nazismo e il fascismo viene onorata e custodita con riconoscenza.”
Questa notizia è di qualche mese fa, ma vale la pena ricordare come siamo visti, ormai, da coloro che, nel bene o nel male, usciranno più potenti da questa vergognosa ed evitabilissima guerra “europea”! ""
25 settembre 2026
Di Francesco CaputoDue
BASTA CON LA RUSSIA COLPEVOLE DI TUTTO: LE ACCUSE DEVONO ESSERE DIMOSTRATE!
C'è una cosa che dovrebbe essere elementare in una società democratica: quando si accusa un Paese di un atto grave, bisogna portare le prove.
Non basta ripetere ogni giorno «è stata la Russia».
Non basta un titolo di giornale.
Non basta una dichiarazione politica.
Non basta creare paura tra i cittadini.
SERVONO FATTI, ELEMENTI CONCRETI, INDAGINI E PROVE VERIFICABILI.
L'Unione Europea, gli Stati Uniti, la NATO e anche il governo ucraino hanno tutto il diritto di denunciare ciò che ritengono minaccioso. Ma proprio perché stiamo parlando di una potenza nucleare come la Russia, la responsabilità delle parole deve essere enorme.
Quando un'accusa viene trasformata immediatamente in una certezza, senza spiegare quali siano gli elementi che la sostengono, si rischia di alimentare una spirale pericolosissima.
E questo vale per tutti.
Non sto dicendo che ogni accusa contro la Russia sia falsa. Sarebbe altrettanto scorretto. Esistono casi nei quali governi e organismi internazionali hanno presentato attribuzioni specifiche, per esempio riguardo ad alcune attività informatiche e operazioni ibride.
Ma proprio per questo bisogna distinguere un caso documentato da un'accusa ancora da dimostrare.
Perché oggi sembra troppo facile costruire una narrazione nella quale, qualunque cosa accada, il primo nome pronunciato è sempre lo stesso: RUSSIA.
E noi diciamo: BASTA.
Se avete le prove, mostratele.
Se un'indagine è ancora in corso, dite che è in corso.
Se esistono elementi riservati che non possono essere divulgati, spiegate almeno chiaramente che si tratta di valutazioni d'intelligence e non di prove che il cittadino possa verificare.
Ma non trasformate ogni sospetto in una verità assoluta.
E soprattutto, non utilizzate la paura della guerra per convincere i cittadini che dobbiamo prepararci continuamente a un nuovo conflitto.
La Russia non è un piccolo Paese che può essere trattato come un bersaglio qualsiasi. È una grande potenza militare e nucleare. Proprio per questo provocazioni, minacce, propaganda e accuse non dimostrate possono diventare pericolosissime.
E qui la responsabilità politica è enorme: Bruxelles, Washington, Kiev, Mosca e tutti gli altri protagonisti devono capire che giocare con la paura di una guerra mondiale non è un gioco.
Non abbiamo bisogno di altre persone che alzino la temperatura.
Abbiamo bisogno di prove quando si fanno accuse, trasparenza quando si parla ai cittadini e diplomazia quando esiste il rischio di un'escalation.
Perché alla fine delle guerre non pagano il prezzo i politici che fanno dichiarazioni davanti alle telecamere.
PAGANO I CITTADINI.
Pagano con i prezzi più alti, con l'energia, con l'economia, con la sicurezza e, nei casi peggiori, con la propria vita.
E allora smettiamola di trasformare ogni episodio in un'altra occasione per alimentare lo scontro.
LE ACCUSE SI DIMOSTRANO.
LE PROVE SI PRESENTANO.
LA PAURA NON PUÒ DIVENTARE UNA POLITICA ESTERA.
E soprattutto: prima di parlare di guerra, bisogna avere il coraggio di parlare di PACE.
Dilma da Silva

ATTENZIONE: VERDI È ENTRATO IN RUSSIA
Pare che sia successo davvero.
Beatrice Venezi andrà a Novosibirsk.
Non come osservatrice OSCE.
Non per consegnare componenti dual use.
Non per negoziare il cessate il fuoco.
Peggio.
Va a dirigere Verdi.
Il 7 novembre alle 17, la direttrice italiana salirà sul podio del NOVAT, il Teatro statale dell’Opera e del Balletto di Novosibirsk, per dirigere La Traviata, spettacolo conclusivo del programma principale del Festival operistico siberiano di Vasilisa Berzhanskaja.
E questa volta non è una voce fatta rimbalzare da qualche canale Telegram: lo scrive oggi NoiTV e lo conferma direttamente il programma ufficiale del NOVAT, che indica Beatrice Venezi come direttrice dell’orchestra.
Ora viene il bello.
Qualche mese fa, quando esplose la polemica perché non intendeva aderire al boicottaggio culturale della Russia, Venezi rispose:
«Dirigo dove voglio».
Quattro parole.
Dev’essere stato un momento difficile per la geopolitica occidentale.
Perché dopo aver discusso di gas, petrolio, missili, SWIFT, banche, fertilizzanti e componentistica elettronica, improvvisamente è comparso il problema strategico definitivo:
GIUSEPPE VERDI IN SIBERIA.
Venezi alla Versiliana aveva posto anche un’altra questione: dopo la cancellazione della cultura russa, aveva chiesto, il passo successivo sarebbe stato cancellare anche il popolo russo?
Domanda evidentemente pericolosissima.
Perché ormai siamo arrivati al punto in cui bisogna controllare il passaporto anche alle semicrome.
Cajkovskij? Russo.
Fermi tutti.
Dostoevskij? Russo.
Via dallo scaffale.
Venezi dirige Verdi a Novosibirsk?
Convocate immediatamente il Consiglio Atlantico: Libiamo ne’ lieti calici potrebbe avere conseguenze imprevedibili sul fianco orientale della NATO.
E invece sapete qual è la cosa più divertente?
Secondo NoiTV, appena aperte le vendite, i biglietti erano già quasi esauriti nella sala da 1.449 posti, con prezzi indicati fra 4.000 e 17.500 rubli.
Quindi mentre da noi si discute se sia moralmente opportuno che una bacchetta italiana attraversi gli Urali, a Novosibirsk stanno facendo una cosa decisamente sovversiva:
comprano i biglietti per ascoltare musica.
Il sito ufficiale del NOVAT conferma inoltre un cast internazionale: Vasilisa Berzhanskaja sarà Violetta, Liparit Avetisyan Alfredo, Amartuvshin Enkhbat Giorgio Germont. E sul podio, nero su bianco:
???????? ??????.
Beatrice Venezi.
È questo il punto che mi interessa.
Si può essere contro una guerra senza dichiarare guerra a un’orchestra.
Si può contestare un governo senza mettere all’indice un popolo.
E magari si può persino ricordare che la cultura serviva proprio a questo: attraversare i confini quando la politica li trasformava in muri.
Perché se anche Verdi deve essere arruolato, allora siamo veramente messi bene.
Aspettiamo il prossimo pacchetto di sanzioni.
Articolo 1: vietato il gas russo.
Articolo 2: vietato il petrolio russo.
Articolo 3: severamente proibito applaudire dopo il brindisi della Traviata.
Nel frattempo Venezi prende la bacchetta e va.
«Dirigo dove voglio».
E forse è proprio questo che dà tanto fastidio:
una bacchetta che, invece di indicare il nemico, dà l’attacco all’orchestra.
Don Chisciotte
5 ottobre 2026

Editoriale di Marco Travaglio - 7 Ottobre 2026
CI PRENDONO PER SCEMI
Siccome la “guerra ibrida” esige qualche straccio di prova (per ora mai visto) per dichiarare la terza guerra mondiale, il nuovo ordine di scuderia è chiamarla “guerra ombra”. Che, essendo ombra, non si vede e non richiede neppure la fatica di dimostrarla. Rutte, il portaombrelli di Trump fresco di premio Pace di Vestfalia dalle mani di Merz, spiega come fare in caso di incidenti di matrice ignota: “Avete sentito il Comandante supremo alleato dire: ‘Ehi, quando potete, quando siete sicuri o quasi sicuri che siano i russi, attribuitelo ai russi’, come ha fatto oggi l’Estonia. Lo apprezzo”.
Tipo quando i lituani lanciarono l’allarme droni russi, i caccia Nato si alzarono per abbatterli, poi si scoprì che erano uccelli. O quando Zelensky disse che due missili caduti in Polonia erano russi e invocò l’articolo 5 Nato, cioè la guerra mondiale, peccato che fossero ucraini. O quando il polacco Tusk accusò i droni russi di aver distrutto il tetto di una casa a Lublino, ma era stato un missile polacco. Uno si alza, grida “al russo al russo”, la notizia diventa “quasi sicura”, si dichiara guerra a Putin e poi, se qualcuno sopravvive, scopre che non era vero niente.
Ogni giorno questi pazzi criminali ci mettono alla prova, per vedere fin dove arriva la nostra creduloneria e può spingersi la loro propaganda. Ora è la vecchina ucraina che “disattiva un drone russo a mani nude” (forse parente di quella che nel 2022 abbatté un drone russo lanciando un barattolo di cetrioli o di pomodori dal balcone). Ora è il copilota jihadista dell’aereo FlyDubai che accoltella il comandante, ma viene prontamente ammanettato coi cavi degli auricolari (di acciaio inox o filo spinato, si presume) di un eroico passeggero.
Ora sono i russi che in Ucraina combattono con le pale del 1869, le dita al posto delle baionette e gli homeless jacuti ubriachi a dorso di mulo, però ora invadono l’Europa almeno fino a Lisbona. E poi c’è Putin, che è contemporaneamente astutissimo perché trucca tutte le elezioni dell’orbe terracqueo vinte dai filo-russi e perse dagli anti-riarmisti; ma anche stupidissimo, perché ogni giorno semina attacchi ibridi, anzi “ombra” in tutta l’Ue portando acqua al mulino dei riarmisti russofobi.
Ora, per dire, pianifica attacchi a Italia, Francia, Spagna in piena campagna elettorale, danneggiando i partiti che negano la minaccia russa; e intanto si danna l’anima per manipolare le elezioni a loro favore. E persino le primarie del Campo largo. I suoi hacker sono già pronti a votare in massa Conte, ma al Cremlino prende piede la corrente riformista che preferirebbe un trionfo di Gori o Ruffini o Maraio, così poi tutti si chiederebbero chi minchia siano Gori, Ruffini e Maraio. E nessuno ci capirebbe più niente. È il bello della “guerra ombra”: vale tutto.
Il Fatto Quotidiano
QUESTA E' LA TRISTE REALTA'
Oggi Giorgia Meloni ha detto in sede di Unione Europea che bisogna mantenere le sanzioni alla Russia. Oggi Elly Schlein ha detto che una delle cose più importanti del programma elettorale del Partito Democratico è il sostegno all'Ucraina e continuare a sanzionare la Russia.
Adesso leggete con molta attenzione cosa ha detto, sempre oggi, Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo:
"La Russia è sempre pronta a riprendere una cooperazione costruttiva e reciprocamente vantaggiosa con l'Italia, ma a impedirlo è la politica "anti-russa" portata avanti dall'Italia.
Siamo sempre stati pronti a sviluppare rapporti con tutte le forze costruttive che non professano la russofobia e che non agiscono contro il nostro Paese.
Alla Roma ufficiale manca una sufficiente volontà politica per agire nell'interesse dei propri cittadini, andando contro, per così dire, le richieste dei suoi padroni a Bruxelles e in altre capitali".
La Russia continua ad aprire al dialogo e alla cooperazione nonostante tutto. Ma qui abbiamo il maggior partito di governo e il maggior partito di opposizione che preferiscono obbedire a Bruxelles, a Zelensky e alla NATO piuttosto che difendere gli interessi degli italiani.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di riprendere la cooperazione energetica con la Russia. Ma questi servi non ne vogliono sapere. Sono dei traditori della Patria. Questa è la realtà!.

La banalità del male
Trump e Putin hanno siglato un accordo per il rilascio di diesel russo pari a 5 milioni di tonnellate. Gli USA hanno sospeso le sanzioni sul gasolio fino ad aprile. I prezzi, secondo Trump, "scenderanno per noi a ritmi record".
Gli accordi tra russi e americani non finirebbero però qui. Secondo Reuters, l'inviato e genero di Trump, Kushner, avrebbe discusso con il consigliere di Putin, Dmitriev, dell'ingresso di un investitore americano addirittura dentro Nord Stream, l'azienda che controlla i gasdotti sabotati. Precondizione di questo accordo è ovviamente la sospensione delle sanzioni USA, per cui la decisione di ieri sembra perfettamente coerente.
All'UE, mancherà invece il 7% del gas per coprire i consumi invernali. Parliamo di 14 miliardi di metri cubi. Oltre al blocco di Hormuz che ha fermato il GNL dal Qatar, da gennaio partirà il blocco totale autoimposto delle fornitire russe. È poi pronta "la più lunga lista di sanzioni europee mai presentata contro Mosca": 1600 aziende e personalità. La Commissione ha però versato 1,24 miliardi per droni e missili all'Ucraina e restano da pagare a breve 15,4 miliardi. Ne mancano comunque almeno il triplo per tenere in piedi l'esercito per la prima parte del '27.
L'UE non è però intenzionata a rivedere le sue regole di austerità. Secondo il vicepresidente della Commisisone Dombrovskis, "non possiamo continuare a introdurre nuove forme di flessibilità" perchè la sostenibilità fiscale "rappresenta una risorsa fondamentale". Il ministro all'economia olandese dice che bisogna ridurre a tutti i costi il debito, "fuggire dai problemi non è la soluzione", e che si sente "piuttosto stanco di questa discussione". Tesi espressa anche dai ministri belga e tedesco. Non importa che, secondo proprio il commissario all'energia, Jorgensen, soltanto per la guerra nel Golfo, l'UE pagherà 90 miliardi di extracosti per l'energia. Saremo in guerra, senza energia, ma il deficit sarà sotto al 3%.
Continua intanto la deindustrializzazione dell'Europa, che procede pari passo alla sua militarizzazione. Avanza l'ipotesi di una reindustrializzazione del sito Beko di elettrodomestici di Siena a opera della Leonardo. Non si produranno più frigoriferi in Europa ma missili per distruggere la nostra economia. Una grandiosa strategia.
Ma c'è qualcuno che seriamente può pensare che questa politica possa farci uscire dalla crisi in cui ci ha portato? Che queste élite abbiano la lucidità e la buona fede per ammettere gli errori madornali e autocorreggersi?
L'UE non è in crisi. È la crisi.
Rappresenta oggi l'ostacolo interno principale all'organizzazione dei popoli europei in vista dei loro interessi e della pace.
Dobbiamo svegliarci, prima che siano le condizioni storiche a farlo per noi.
di Gabriele Guzzi
NUOVA POVERTA’
Ero al supermercato per la spesa “grossa”; per un problema tecnico i prodotti si erano accumulati alla fine del nastro trasportatore e io ero un po’ in difficoltà nel mettere i prodotti nel carrello. Mi si avvicina un signore, ben vestito e dall’aria rassicurante, chiedendomi se poteva aiutarmi. Dissi di sì e si mostrò più veloce e ordinato di me. Pagai e mi allontanai mentre il signor X continuava a sorridermi e a salutarmi. Immaginai che avrei dovuto dargli qualcosa ma ebbi paura di poterlo offendere. E quell’episodio mi tormentò tutta la giornata perché in casi simili non ci si rende conto che anche una persona della “borghesia” se ha difficoltà economiche si umilia nel chiedere aiuto, silenziosamente.
Intanto esplode la rabbia di camionisti e agricoltori; purtroppo alle manifestazioni si sono associati i soliti delinquenti che trasformano una pacifica manifestazione in guerriglia urbana.
ULTIMA ORA – MANIFESTAZIONI, TENSIONE IN ITALIA E IN EUROPA
Domenica 18 ottobre 2026
ITALIA: SCONTRI A MILANO, TORINO E BOLOGNA
La giornata di mobilitazione di sabato 17 ottobre, nata per protestare contro il caro vita, il costo dei carburanti, le bollette e le difficoltà economiche delle famiglie, è stata segnata da gravi tensioni in diverse città italiane.
?? MILANO: nel centro cittadino si sono verificati scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell'ordine, con lanci di pietre, petardi e oggetti, danneggiamenti e interventi della polizia in tenuta antisommossa. Sono stati segnalati feriti e numerosi giovani accompagnati in questura.
?? BOLOGNA: momenti di tensione nei pressi della stazione ferroviaria, con lanci di oggetti, impiego di idranti e lacrimogeni.
?? TORINO: durante il corteo contro il caro vita si sono registrati episodi di tensione e scontri.
A Roma, invece, la manifestazione promossa dalla CGIL e dalla rete La Via Maestra ha posto al centro lavoro, salari, pace, ambiente, sanità pubblica e welfare. È stato inoltre annunciato uno sciopero generale per il 20 novembre.
EUROPA: PROTESTE E DISORDINI
- Francia: manifestazioni contro il carovita e le difficoltà dei servizi pubblici, con scontri e fermi in diverse città.
- Belgio: a Bruxelles si sono verificati scontri durante proteste studentesche legate ai costi dell'istruzione e all'accesso all'università.
- Albania: proseguono le proteste contro il governo, alimentate dal malcontento per corruzione, disoccupazione e condizioni dell'istruzione.
IL QUADRO GENERALE
Il costo della vita, i salari, le spese familiari, la scuola e i servizi pubblici sono tra i temi che alimentano le mobilitazioni. Occorre però distinguere le rivendicazioni pacifiche dagli episodi di violenza: il diritto di manifestare non giustifica aggressioni e danneggiamenti.

Nel 2026 dobbiamo stare ancora qua a spiegare le basi: i cortei delle manifestazioni non vengono mai rovinati dai manifestanti che li organizzano, ma da chi ha interesse a impedirne la riuscita politica (come spiegava Cossiga).
È una dinamica che si ripete sempre. Dei gruppi estranei, frange estreme, infiltrati o provocatori prezzolati si inseriscono in questi contesti e cercano lo scontro.
Spesso è una precisa strategia tipica delle frange di estrema destra, quella di usare la violenza per delegittimare la protesta, soprattutto se mette in discussione il potere costituito.
Creare ad arte disordini di questo tipo, serve a criminalizzare il dissenso e a spostare l'attenzione nel racconto e dare un alibi al governo.
Ripetiamo: nessun movimento di massa ha interesse a rovinare la propria stessa manifestazione. Un minimo di logica, buon cielo!
Chi invece ha interesse a sporcare un corteo è chi teme la forza del dissenso e cerca di reprimerlo non solo con manganelli e denunce, ma anche con la delegittimazione.
Quando vediamo scene come quelle che stanno girando adesso, dobbiamo chiederci "a chi giova questa narrazione?".
La risposta è molto semplice, giova solo a chi non vuole che la protesta venga ascoltata.
E, in questo contesto, direi che giova solo al governo!
19 ottobre 2026

Ma che bella figura ha appena fatto Giorgia Meloni.
Oggi al Senato ha criticato gli USA perché si sono accordati con la Russia per il gasolio. La risposta della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, è tutto un programma: «Prima di tutto non sono affari suoi.
E poi, Giorgia Meloni continua a farsi ridicolizzare e a ridicolizzare tutta l'Italia. »
Perciò, ha sbavato dietro Trump su tutto: sulle spese militari, sui dazi, lo ha candidato al Nobel per la Pace, si è ridicolizzata quando ha descritto come «legittima difesa» il rapimento di Maduro, sull'Iran non è riuscita a condannare l'ennesima guerra illegale e qui, quando potrebbe e dovrebbe prendere la palla al balzo sul ritorno all'acquisto dell'energia dalla Russia, dice che non va bene. In tutto ciò, si è fatta imporre da Trump il gas Usa che vi costa 4 volte quello Russo.
Questo significa essere patrioti e sovranisti? Fare di tutto per mettere alla fame il proprio popolo, condannandolo a pagare bollette e carburanti a peso d'oro? Mi sa che in Italia è appena sbocciata una mini Von der Leyen...
L'ITALIA S'E' DESTA
In questi giorni, nel silenzio quasi generale, camionisti e agricoltori insieme stanno dando vita a una delle proteste più grandi e importanti della storia recente.
E non ne parla (quasi) nessuno per due motivi.
- Perché è partita dal Sud Italia, in particolare Puglia e Calabria, quindi considerata con classismo e pure un po’ di razzismo una protesta “minore”.
- Seconda ragione, ancora più importante: perché protestano contro il governo Meloni.
Contro il prezzo alle stelle del gasolio (con punte di 2,40 al litro) che sta mettendo in ginocchio intere categorie, guai a parlarne su Telemeloni, a farlo sapere agli italiani.
Gli autotrasportatori stanno bloccando strade, autostrade, i camion restano fermi, e quindi di conseguenza i porti.
In molte zone della Puglia i distributori sono rimasti senza benzina, con conseguenti code chilometriche per fare rifornimento, i trasporti sono letteralmente in tilt, i supermercati hanno difficoltà a rifornirsi.
E a tutto questo si aggiungono anche le manifestazioni degli operai ex Ilva a Genova e a Taranto. E pure i pescatori che si sono aggiunti nelle ultime ore.
Come gli studenti in Francia e il popolo in Spagna, anche l’Italia - o meglio il Sud - si è svegliata e chiede al governo Meloni risposte politiche chiare, non slogan.
Dal Sud la protesta si sta allargando a tutta Italia.
Il messaggio è chiaro: così non si può andare avanti. Così si blocca un Paese.
Nessuno pretende la bacchetta magica, ma il minimo che un governo degno di questo nome è ascoltare i lavoratori in sciopero e provare a dare loro risposte almeno a breve-medio termine.
Solidarietà perciò ai lavoratori e alle loro famiglie, per la loro determinazione ma anche per il silenzio con cui vengono trattati dalla politica e da tv trasformate in house organ di partito. C’è anche quest’Italia, finalmente s’è desta ed è ora che venga ascoltata.
C’è anche quest’Italia, finalmente s’è desta ed è ora che venga ascoltata.
I MEDIA parlano solo delle violenze di ragazzi che non hanno nulla a che fare con la protesta: gruppi estranei, frange estreme, infiltrati o provocatori prezzolati si inseriscono in questi contesti e cercano lo scontro. Sempre, in ogni manifestazione compaiono questi soggetti, alcuni lo fanno per ideologia, ma la gran parte lo fa per oscurare i motivi veri della protesta.
20 ottobre 2026
NDR Oggi al suoermercato non ho trovato nè pesche, nè uva. Prodotti che vengono dal Sud e pertanto sono bloccati dallo sciopero dei trasportatori.

LE VIOLENZE DI MILANO
E LE ALTRE VIOLENZE???
Forse l’intervento più giusto, coraggioso, lasciatemi dire definitivo sulle “violenze da condannare”, l’ha appena pronunciato in Parlamento il deputato Riccardo Ricciardi.
Rivolgendosi direttamente alla Presidente del Consiglio Meloni e alla destra che da giorni pretende la condanna senza se e senza ma delle violenze di Milano, il deputato del Movimento 5 Stelle ha ricordato magistralmente quali sono TUTTE le violenze da condannare, non solo quelle che fanno comodo.
"Condanno la violenza: la violenza che vedop nell’elenco di armi che il nostro governo sta comprando.
Quelle armi non sfasciano vetrine, buttano direttamente giù il palazzo e dentro ci saranno vite che figureranno nella conta dei danni collaterali.
Condanno la violenza: la violenza di un governo che dopo ogni manifestazione vara pacchetti sicurezza “tolleranza zero”.
Un governo che parla di difesa e sicurezza, ma poi basta un gruppo che annuncia una mobilitazione il giorno prima, con luogo e ora, e quel governo non riesce a difendere neanche il duomo di Milano.
Condanno la violenza di chi usa la parola giovani come una massa uniforme di sfaticati che non conosce i sacrifici.
E lo dicono molti che fanno parte di una generazione, come quella prima della mia, che andava in pensione anche a 40 anni.
Oggi a 40 anni è tanto se hai un contratto.
Condanno la violenza di chi è complice di un genocidio. Condanno la violenza di un sistema mediatico che ogni giorno vuole fare ascolti con la pornografia della cronaca nera, nella quale devono darti i dettagli di ogni goccia di sangue sul luogo del delitto.
Condanno la violenza di giornalai asserviti al potente di turno che nei titoli dei telegiornali della televisione pubblica non menzionano le proteste di gente disperata, ma devono invece parlarci degli ultimi sviluppi del caso di Garlasco mentre gli autotrasportatori e gli agricoltori sono in strada da settimane.
E loro ci parlano ancora di Garlasco.
Condanno la violenza del profitto che in Italia ammazza in media tre persone al giorno sul luogo di lavoro.
Parlo di quella violenza che si genera nel mondo che non conosciamo, dove gli algoritmi delle Big tech fanno soldi sulle solitudini.
Condanno la violenza di chi non riconosce che il patriarcato uccide ogni giorno.
Condanno i saccheggi di banche che chiedono aiuti di stato quando sono in difficoltà, ma tengono per sé i profitti miliardari fatti sui conti correnti di gente che disperatamente deve pagare il mutuo.
Condanno i saccheggi dei fondi di speculazione che comprano aziende in difficoltà, tagliano i posti di lavoro e che quando hanno realizzato il guadagno se ne vanno.
Condanno i saccheggi dei fondi che comprano pezzi di stato in settori strategici come l’energia, le telecomunicazioni, la previdenza e i servizi idrici con la compiacenza della politica.
Condanno la violenza di chi costringe milioni di persone a rinunciare alle cure e intanto fa soldi sulla salute.
Condanno la violenza di chi cerca di dire che in questo Paese le stragi di mafia sono state una questione regionale di appalti e non una strategia precisa con l’aiuto di apparati dello Stato.
E perdonate il linguaggio: ma ci siamo infinitamente stufati di dover far premesse ovvie a tutto questo.
Condanniamo la violenza di chi ha spaccato le vetrine, sì, certo: chi è che è contento nel vedere una vetrina spaccata, una strada sfondata e, peggio ancora, un agente aggredito?
Ma liberiamoci da questo continuo ricatto comunicativo di questa gente sempre in malafede.
Tanto puoi fare tutte le condanne del caso: ma se non sei in linea con il loro pensiero, sarai sempre filo teppisti, filo Hamas, filo Putin, aldilà di tutti gli incisi che farai.
Il mondo che sognano, il mondo che stanno realizzando, il loro modello di città, è la città vetrina fatta per turisti facoltosi mentre gli studenti devono pagare mille euro al mese per una stanza a un’ora di treno dalla facoltà; come se avessimo i treni che funzionano come in Giappone.
Ma davvero pensate di creare un mondo che va in guerra e trovare la gente che vi applaude?
La nostra presidente Meloni ha chiesto di prendere le distanze. Sempre le solite frasi.
Il problema è che la politica, a forza di prendere le distanze, quei mondi non li conosce più.
Perché lì dentro c’è rabbia che la politica ha abbandonato a sé stessa per paura di questi giudizi dei guerrafondai da salotto che si indignano per una vetrina, ma non per una bambina crivellata di colpi.
Sì, prendiamo le distanze.
Innanzitutto da voi e dalla vostra violenza quotidiana".
Grazie Riccardo.
22 ottobre 2026

Brava Giorgia, manda l'esercito contro i "maranza".
Ci vuole l'esercito.
Ogni volta che un privato affitta una camera, allestita coi soldi del Pnrr, a mille euro.
Ogni volta che uno studente deve scegliere se mangiare o pagare l'affitto. Perché il padre precario, la madre disoccupata (l'hanno licenziata quando è rimasta incinta), la zia badante in nero, il nonno che a 85 anni mantiene tutti con la pensione non ce la fanno ad aiutarlo.
Ogni volta che qualcuno rinuncia a curarsi, non prende nemmeno l'appuntamento per una Tac fra un anno.
Ogni volta che un autotrasportatore del Sud, oltre al caro gasolio che si mangia tutto, deve fare i conti pure coi luoghi irraggiungibili e le strade dissestate (hai mai sentito parlare delle autostrade siciliane, per le quali il ministero, ripeto il ministero, non Elly Schlein, consiglia i 60 kmh perché di più è pericoloso?).
Ogni volta che un agricoltore preferisce non raccoglierle, le olive.
Ogni volta che un laureato va a fare il lavapiatti.
Ogni volta che un laureato prende il volo.
Ogni volta che un lavoratore deve scegliere: vai in pensione ora ma rinunci a un sacco di soldi tuoi. Oppure aspetti (ogni anno sempre di più) e vediamo che succede, chi cede prima.
Ogni volta che un parlamentare realizza il 100 per 100 delle assenze in Parlamento senza nemmeno essere morto.
Ogni volta che una città viene comprata pezzo a pezzo da grandi investitori, e i cittadini piano piano si allontanano, escono, spariscono.
Ogni volta che un piccolo paese viene lasciato morire, senza servizi, senza strade, senza risorse.
Ogni volta che i prezzi aumentano in modo ingiustificato. O giustificato da "guerre giuste" solo per chi le fa (tuoi amici, di solito, Nobel per la pace mancati).
Ogni volta che non ci sono fondi per una scuola, per un quartiere.
Ogni volta che una protesta pacifica ma disperata di migliaia di persone per molti giorni viene ignorata.
Ogni volta che viene detto a un ragazzino nato in Italia e che parla italiano, anzi dialetto: no, non va ancora bene, non sei abbastanza italiano.
Ogni volta che a un ragazzino viene insegnato - con la forza brutale dell'esempio - che contano solo ricchezza e furbizia, e il massimo della civiltà occidentale è vestirsi griffato per un'apericena. E il vitello d'oro è l'unica religione condivisa, altro che radici giudaicocristiane.
Ogni volta che viene innescata una bomba sociale, e quando esplode si dà la colpa alle schegge e alle macerie.
22 ottobre 2026

IMPRESA OGGI

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