Ucraina in fiamme


Donato Osvaldo Di Mauro

Odessa!
L’offensiva russa si va intensificando di ora in ora. Sotto attacco Kiev, la capitale ucraina, che sembra ormai vivere nell’incubo. E che sta, rapidamente, spopolando. I testimoni oculari, non la propaganda di regime, parlano di una fuga di massa. Un vero e proprio esodo biblico. Fuga dai bombardamenti russi, sempre più massicci ed intensi. Ma fuga, anche e forse soprattutto, dalle angherie di un regime che arruola forzatamente gli uomini di tutte le età. E li manda al macello, incatenati sino al fronte. E ci viene detto che il governo di Zelensky, ormai alla frutta o peggio, sta pensando seriamente di arruolare e mobilitare anche le donne. Non solo Kiev, però.
L’offensiva russa coinvolge tutte le città e le province ucraine. Offensiva aerea, droni e missili. E avanzata terrestre nel Donbas, ormai quasi completamente conquistato, e, soprattutto, nella regione di Odessa. E proprio la grande città portuale sul Mar Nero sembra, ormai, l’obiettivo primario delle forze di Mosca. Obiettivo strategico, che permetterebbe alla Russia, se conquistato, di chiudere ogni accesso al Mar Nero. E, cosa non secondaria, di unificare la Transnistria, che già controlla, col suo territorio.
I comandi ucraini, e soprattutto quelli occidentali che di fatto ordinano e dispongono, lo sanno bene. Per questo ciò che resta delle forze di Kiev si è arroccato a Odessa e tenta una, disperata, resistenza. Senza la città portuale, e gli altri porti collegati, l’Ucraina si ritroverebbe priva di sbocchi al mare. Il che significa impossibilità di ricevere rifornimenti e, parallelamente, di esportare il suo prodotto agricolo. Verrebbe completamente soffocata.
Certo, Putin si è dichiarato disponibile a permettere i traffici commerciali del grano ucraino. Sotto il controllo, però, di Mosca. Il che, in parole povere, significa ridurre ciò che resterebbe dell’Ucraina ad un satellite totalmente dipendente, per la sua sopravvivenza, dalla Russia. A ben vedere, ciò che il Cremlino vuole. Riconquistare tutti gli sbocchi al mare, e ridurre l’Ucraina ad uno spazio neutrale, o indirettamente controllato. Di fatto un cuscinetto con l’occidente.
Naturalmente con questo obiettivo viene negato ogni spazio politico a Zelensky e ai suoi uomini. Putin, il Cremlino, vuole fare tabula rasa del regime. Per il, piccolo, dittatore di Kiev stanno suonando le ultime ore. Se lo capirà, tenterà di salvarsi rifugiandosi all’estero. In qualche paradiso fiscale, senza estradizione, per godersi quanto proditoriamente accumulato ai danni dell’Ucraina. Al momento vi è, probabilmente, un’unica certezza. Solo con la presa di Odessa, Mosca sarà disponibile ad intavolare nuove trattative di pace. Lavrov, il Ministri degli esteri russo, in questo è stato molto chiaro. E categorico.

odessa xxxx

15 settembre 2026

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