SIRACUSA

Le città siceliote (sikeloe in greco), cioè le colonie greche in Sicilia, non sono da considerarsi appartenenti alla Magna Grecia, poiché la denominazione era riferita solo alle zone grecizzate dell'Italia continentale. La confusione deriva da un passaggio di Strabone (VI 1, 2) e da taluni storici che associano la Sicilia alla Magna Grecia, ma questa ipotesi non ha valide testimonianze. Siracusa divenne solo una colonia greca e in questo articolo parlerò di Sicilia Greca. Peraltro ricordo che durante i miei studi, i professori, erroneamente, associavano le città siciliane alla magna grecia.
Le origini del nome di Siracusa sono estremamente incerte. È sulla monetazione dell'antica città che questo toponimo si attesta per la prima volta nel VI secolo a.C. Tra le ipotesi più note vi è la derivazione:
- dalla lingua sicula, tramite l'idronimo della palude Syrako o Syraka, e significherebbe «abbondanza di acqua»;
- dalla parola protoindoeuropea Sur-aku: «acqua salata»;
- dalla lingua semitica, Sor-Cosia o Suloq, con vari possibili significati: «Oriente» o «salato» o «scirocco».
Siracusa ebbe una storia importante, degna di essere narrata
Antica Siracusa
Gli scavi archeologici sul territorio hanno stabilito che l'area dove sorse Siracusa venne abitata, senza soluzione di continuità, a partire dal Neolitico: assai significativo è il ruolo della cosiddetta "civiltà di Stentinello", che prende il nome dal sito costiero a nord di Siracusa e i cui reperti risalgono al 6000 a.C.

«Molteplice città, di cinque nomi, d'antico fasto, di potenza, d'ineguagliabile bellezza, di re sapienti e di tiranni ciechi, di lunghe paci e rovinose guerre, di barbarici assalti e di saccheggi: in Siracusa è scritta, come in ogni città d'antica gloria, la storia dell'umana civiltà e del suo tramonto.» (Vincenzo Consolo, L'olivo e l'olivastro, 1994.)

La città di Syrakousai venne fondata dai Corinzi nell'anno 733 a.C. (secondo la datazione tucididea). La guida dei nuovi coloni fu l'ecista Archia, mentre il loro luogo d'approdo fu l'isola di Ortigia, dalla quale riuscirono a scacciare i Siculi; i precedenti abitanti dell'area. La neo-colonia corinzia crebbe in tempi rapidi e assoggettò i territori geograficamente vicini a essa. Durante l'arco della sua secolare storia, Siracusa ebbe una lunga schiera di tiranni e brevi momenti di potere popolare, per lo più assoggettato all'oligarchia. Tra i numerosi uomini che tennero il governo della polis, sei, più di tutti gli altri, si distinsero nel panorama del mondo antico per ingegno, fama e potere: Gelone, Ierone I, Dionigi I, Agatocle e Ierone II, ai quali va aggiunto il governo oligarchico moderato del generale corinzio Timoleonte, durato circa dieci anni. Costoro dominarono grande parte della Sicilia, spingendo la presenza siracusana all'interno dell'isola, ed estesero l'influenza della polis sull'ampio scenario del Mediterraneo, colonizzando e creando degli strategici approdi commerciali (come l'operato dei Dionigi in Adriatico) o assoggettando le città che incontravano nel loro cammino per sottrarle al nemico (esempio di ciò fu Agatocle con la sua spedizione in Africa).
Siracusa fu la principale rivale della capitale dei Fenici, Cartagine, la quale, occupando con il suo operato bellico e commerciale la parte occidentale dell'isola (chiamata eparchia punica) diede vita alle guerre greco-puniche. Queste due influenti metropoli, in un susseguirsi di trattati di pace e scoppi di nuove battaglie, animarono con fare cruento l'intera storia della Sicilia greca.
Oltre ai forti contrasti interni con le altre poleis siceliote e con i Barbari (si segnala ad esempio la guerra contro Akragas e il conflitto contro la Syntèleia di Ducezio, re dei Siculi), Syrakousai ricevette l'ambiziosa offensiva esterna da parte di Atene: la capitale attica allestì una poderosa spedizione diretta sulla Sicilia, nel contesto bellico della guerra del Peloponneso, con l'intento di conquistare la rinomata città costiera che con la sua politica espansiva minava gli interessi ateniesi sull'Occidente. Durante l'avvenimento bellico si distinse il generale siracusano Ermocrate — che in seguito condurrà egli stesso i soldati siracusani in Asia Minore, al fianco di Sparta, nella fase finale della medesima guerra.

archi

Archimede disegna i suoi cerchi mentre il soldato romano si prepara a trafiggerlo (dalla nota tradizione sulla morte dello scienziato siracusano, opera di Thomas Degeorge, XIX secolo).

La corte di Siracusa fu sede mecenatica, ospitando i nomi più conosciuti del mondo greco, tra i quali: Eschilo, Pindaro, Ibico, Senofonte, Platone; quest'ultimo non si limitò a soggiornare nella pentapolis, ma fu coinvolto (secondo la tradizione), così come l'Accademia di Atene, nel pieno della storia politica di Syrakousai, compiendo diversi viaggi e divenendo confidente di Dione, che a sua volta fu il principale avversario politico del tiranno Dionigi II. Fu patria natia di un ingente numero di personalità del mondo delle arti, della filosofia e della scienza. Tra i nativi spicca soprattutto Archimede: matematico, inventore, scienziato che si pose alla guida di Siracusa quando questa venne assediata dai Romani nel 212 a.C.
Dopo una lunga resistenza, le legioni romane riuscirono a entrare in città e avvenne la capitolazione per opera del console Marco Claudio Marcello. Durante la foga della conquista, un soldato romano uccise Archimede. Tutte le ricchezze di Siracusa, accumulate in secoli di egemonia e prosperità, vennero depredate e trasportate a Roma. Fu un punto di svolta importante nella cultura del Mediterraneo. Tuttavia, pur avendo perso la propria autonomia, Syracusae rimase per l'intera epoca romana il centro principale dell'isola. Venne istituita la provincia Siracusana e la città fu designata capitale della Sicilia romana. Cicerone, approdandovi nel I secolo a.C., la descrisse come «la più bella e la più grande città greca» (In Verrem, II, 4, 117) e l'imperatore Augusto, nello stesso periodo, le inviò una colonia di cittadini Romani per contribuire al suo ripopolamento.
Con l'avvento del cristianesimo nacquero in città imponenti catacombe. Qui giunse presto il messaggio apostolico, poiché il porto siracusano era al centro delle vie marittime dell'Impero romano; vie che venivano percorse dai primi missionari. La tradizione afferma che il protovescovo di Siracusa fu Marciano da Antiochia, inviato dall'apostolo Pietro.
Gli Atti degli apostoli testimoniano che nell'anno 61 sostò in città, per tre giorni, l'aposotolo Paolo di Tarso. Durante l'impero di Diocleziano, il 13 dicembre del 304, avvenne il martirio di Lucia da Siracusa (Santa Lucia).
Epoca medievale
Con le invasioni barbariche decadde l'Impero romano d'Occidente, a seguito di ciò la città entrò a far parte nel V secolo dell'Impero romano d'Oriente (posteriormente noto come Impero bizantino). Per un disegno politico voluto da Costante II, Siracusa divenne capitale dell'Impero orientale al posto di Costantinopoli, dal 663 al 668; fino all'assassinio dell'imperatore, avvenuto in una località della città chiamata da Teofane «le terme di Dafne».A partire dal VII secolo Siracusa venne presa di mira dagli Arabi, i cui attacchi si intensificarono nel IX secolo: dopo aver respinto un primo assedio nell'827, la città infine cadde, in maniera cruenta, durante il secondo assedio, terminato il 21 maggio dell'878.
Il periodo islamico siracusano rimane permeato dal silenzio delle antiche fonti, in particolar modo i primi anni che seguirono alla violenta conquista. Una damnatio memoriae che ha inciso sull'assenza di testimonianze architettoniche arabe in città. Malgrado la quasi totale distruzione patita, Siracusa dovette ben presto essere reintrodotta nei circuiti sociali dell'isola (già nel periodo dei Normanni ci si riferiva a essa come un punto focale per il commercio.
Nel 1040 l'imperatore di Bisanzio Michele IV mandò in missione a Siracusa il generale Giorgio Maniace, con lo scopo di riconquistare la terra aretusea. Maggiori compagni d'armi del generale erano i guerrieri Longobardi e Normanni, guidati da Harald Hardråde di Norvegia, Guglielmo Braccio di Ferro - soprannome datogli per aver trafitto con la spada l'emiro di Siracusa -, Drogone d'Altavilla, Arduino di Melfi e Stefano il Calafato; cognato dell'imperatore, posto a capo della flotta. La città fu conquistata. Dopo numerose vittorie, però, sorsero gravi discordie interne all'esercito di Maniace, il quale dovette abbandonare la Sicilia. I Normanni si schierarono contro i Bizantini. I nuovi equilibri formatisi portarono in breve tempo a una ripresa del controllo musulmano su Siracusa.
La città venne definitivamente sottratta agli Arabi nel 1085, a seguito di una battaglia navale - avvenuta nel porto Grande - che vide lo scontro mortale tra l'emiro Benavert (l'ultimo emiro arabo di Siracusa e l'ultimo rimasto al potere in tutta la Sicilia e il normanno Roberto il Guiscardo.
Il nuovo assetto politico dell'isola dato dai Normanni non diede comunque a Siracusa la possibilità di riacquistare il suo antico ruolo di capitale di Sicilia (essi, infatti, così come inaugurato dagli Arabi, mantennero la sede capitale a Palermo).
I normanni crearono a Siracusa una Contea; la prima istituita nell'isola, governata da un proprio conte nella figura di Giordano d'Altavilla; nipote di Ruggero I d'Altavilla, divenuto a sua volta Gran conte di Sicilia.
Nel XII secolo Siracusa assistette alla contesa tra le Repubbliche marinare di Genova e Pisa, le quali avevano entrambe l'obiettivo di stabilirsi in essa e annoverarla tra i loro feudi. Nel 1204 Siracusa arrivò ad avere anche un conte genovese come suo signore feudale: si trattava del pirata Alamanno da Costa, il quale si insignì del titolo di conte di Siracusa «per la Grazia di Dio, per il re di Sicilia e per la Repubblica di Genova» (Genova vantava dei diritti sul possesso di Siracusa, poiché la città siciliana le sarebbe stata promessa dal dinasta degli Hohenstaufen, lo svevo Federico Barbarossa, in cambio di favori personali; promessa che sarebbe poi stata rinnovata anche dal figlio di questi, Enrico VI di Svevia. Tuttavia, il nipote di Barbarossa, Federico II di Svevia, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, decise di riportare Siracusa sotto il potere diretto del governo imperiale siciliano, la sottrasse alle dispute feudali e la dichiarò nel 1234 sua «urbs fidelissima» (città fedelissima; epiteto che nei documenti che la riguardano manterrà fino all'epoca moderna).
Durante i Vespri Siciliani Siracusa si proclamò Libero comune; istituzione che cessò di esistere con l'avvento degli Aragonesi al governo dell'isola. Nel 1302 la città divenne sede delle regine del Regno di Sicilia e da queste venne per lungo tempo governata tramite la Camera reginale, la quale concedeva ai siracusani larga autonomia, «come uno Stato dentro lo Stato»,[ fermo restando che la sua obbedienza finale andava unicamente al possessore della corona di Sicilia.
La prima regina dei siracusani fu Eleonora d'Angiò, l'ultima fu invece l'infante di Navarra Germana de Foix, nipote del re di Francia Luigi XII e consorte di Ferdinando II d'Aragona.
Epoca moderna
Anche grazie al profondo legame affettivo che vi era tra Germana de Foix e il primo sovrano dell'Impero spagnolo Carlo V d'Asburgo, Siracusa ebbe con quest'ultimo regnante un rapporto piuttosto intrinseco, che portò alla corposa testimonianza delle gesta dell'Asburgo nei più variegati aspetti della storia siracusana. L'epoca di Carlo V fu segnata dalla guerra contro l'Impero ottomano. Siracusa, in quanto terra di confine tra il Mediterraneo occidentale e quello orientale, divenne un perno fondamentale per difendere i confini imperiali spagnoli. Carlo V, quindi, la fece fortificare in maniera talmente poderosa che essa assunse, da qual momento in avanti, l'appellativo di fortezza.
Risale inoltre all'operato dei soldati spagnoli di Carlo V la trasformazione di Ortigia in un'isola, poiché essi tagliarono l'istmo che i Greci avevano costruito circa mille anni prima, riportando così Ortigia alla sua forma geografica originale.
Nel 1529 l'Ordine dei cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme si trasferì a Siracusa: le fonti si dividono su chi sostiene fosse stato lo stesso Carlo V a indirizzarli nel siracusano, per tenere lontane le flotte turche e i pirati barbareschi, e chi invece sostiene fosse stata iniziativa del Gran Maestro Philippe de Villiers de L'Isle-Adam. I cavalieri erranti, in quanto privi di fissa dimora dopo la perdita dell'isola di Rodi, rimasero a Siracusa un intero anno, fino a quando ricevettero, nell'aprile del 1530, i documenti concessi da Carlo V, in qualità di re di Sicilia, sull'infeudamento dell'arcipelago di Malta al loro Ordine; in cambio l'Asburgo pretendeva dalla sacra milizia la fedeltà al monarca siciliano. I cavalieri accettarono.
Siracusa divenne allora testimone della nascita dell'Ordine dei cavalieri di Malta (data la vicinanza tra le due isole, i cavalieri instaureranno con i siracusani un rapporto molto stretto, non privo di conflittualità

colonne

In alto: le colonne d'Ercole con il motto Plus Ultra e il globo terrestre; i simboli personali di Carlo V — adottati a seguito della scoperta delle Americhe — sormontano tutt'oggi l'ingresso del castello Maniace di Siracusa (la targa fu da egli voluta nel 1542). In basso: gli stessi simboli nel Palazzo di Carlo

Il '500 fu per Siracusa un secolo di grandi catastrofi naturali: l'evento per essa più distruttivo fu il terremoto del 1542, durante il quale la città fu vicina alla distruzione totale. Carestie ed epidemie decimarono la popolazione (solo qualche decennio prima del terremoto era stata persino attesa una fine del mondo). Pure Carlo V, negli anni del pieno fervore religioso (in Sicilia vigeva l'inquisizione spagnola), si convinse di dover punire degli ignoti peccatori che, avendo provocato l'«ira del Cielo» (così sostenevano i siracusani), avevano attratto la calamità sulla città.
Guerre e calamità perdurarono a un ritmo sostenuto anche per tutto il secolo successivo. Siracusa, difatti, non riuscì più a tenere il passo con la crescita demografica degli altri principali centri di Sicilia (mentre nella maggior parte dell'isola la popolazione aumentava, a Siracusa accadeva l'opposto: la sua popolazione andava sempre più a diminuire).
Tra i principali eventi bellici del periodo, particolarmente rilevanti per Siracusa furono: la tentata invasione da parte del sultano Solimano il Magnifico (come tentativo di riscossa dopo la sconfitta musulmana nella battaglia di Lepanto), la sconfitta dei cavalieri di Malta al Plemmirio, la guerra del re Sole, Luigi XIV di Francia (nel contesto della seicentesca guerra d'Olanda), che interessò soprattutto i domini spagnoli del siracusano; durante quest'ultimo conflitto perse la vita e fu seppellito a Siracusa l'ammiraglio d'Olanda Michiel de Ruyter.
Nel 1693 si verificò nel siracusano un altro terremoto distruttivo, con conseguente maremoto, che stavolta interessò la maggior parte della Sicilia orientale. Siracusa patì meno danni rispetto all'evento sismico del 1542, ma ne uscì ugualmente stremata. Nel 1700, con la morte prematura di Carlo II di Spagna, si aprì la violenta contesa per decidere il nuovo dinasta dell'Impero spagnolo. La guerra di successione spagnola coinvolse pienamente Siracusa, poiché la Sicilia divenne terra contesa a seguito del trattato di Utrecht, con il quale il Ducato di Savoia venne unito al Regno di Sicilia e la Spagna perdeva il controllo di quest’ultimo.
La Spagna di Filippo V, non avendo tuttavia alcuna intenzione di rinunciare al possesso dell'isola, disattese le aspettative delle altre potenze europee e intraprese una guerra per svincolare la Sicilia dai piemontesi e riportarla sotto l'influenza iberica. Fu in tale contesto che Siracusa divenne la fortezza savoiarda nella quale si rifugiò Annibale Maffei, viceré di Vittorio Amedeo II di Savoia, mentre l'esercito spagnolo aveva già conquistato quasi l'intera isola. Intervenne allora in terra aretusea, per la prima volta, l'esercito britannico, poiché l'intento di Giorgio I d'Inghilterra era impedire alla Spagna di riconquistare gli antichi domini perduti.
Segnò una svolta importante nella storia di Siracusa lo scontro dell'11 agosto 1718 tra spagnoli e inglesi, che vide la vittoria di quest'ultimi nelle acque siracusane: l'esito di quella battaglia difatti sancì la fine dei rapporti con la terra iberica e il principio di un'assidua presenza britannica sul territorio.
Dopo la separazione dal Piemonte e una breve e tormentata parentesi austriaca, durata circa quindici anni, Siracusa entrò a far parte dei domini della corona dei Borbone di Napoli. Nel 1798 Napoleone Bonaparte mise fine a un lungo periodo di pace, reclamando per la Francia l'isola di Malta e cacciando da essa i cavalieri, un gruppo dei quali andò a chiedere aiuto allo zar della Russia Paolo I Romanov. Venne scatenata una disputa per il possesso dell'arcipelogo maltese; disputa che si estese ai siracusani, poiché Bonaparte non era estraneo al desiderio di conquistare la Sicilia. La città aretusea ricevette nel suo porto dapprima la flotta britannica di Horatio Nelson, (celebre la sua frase sull'acqua della Fonte Aretusa, grazie alla quale egli avrebbe riportato la vittoria su Bonaparte in Egitto e in seguito quella di Cuthbert Collingwood, successore di Nelson nel ruolo di comandante della Mediterranean Fleet, che richiese il pieno possesso marinaro di Siracusa per i soldati di Sua Maestà Britannica. Le truppe di terra del Regno Unito, così come quelle di mare, presidiarono la città per tutta la durata del conflitto bellico napoleonico, lasciandola scoperta solo dopo il 1813 (il periodo napoleonico formò un forte legame con l'Inghilterra, tale da far vacillare la stabilità politica di Siracusa).
Da segnalare che nel medesimo periodo Siracusa accolse la flotta degli Stati Uniti d'America, la quale rimase nel suo porto dal 1803 al 1807, durante lo svolgimento della prima guerra barbaresca. Gli americani lasciarono però la città a seguito dei difficili rapporti con i soldati britannici (dopotutto le reminiscenze della guerra d'indipendenza americana erano ancora vivide e la Gran Bretagna si apprestava a occupare militarmente Siracusa per impedire ai francesi di conquistarla, non volendo ulteriori presenze armate in essa).
Il Regno delle Due Sicilie, nato nel 1816, attraversò a partire dagli anni '20 una profonda crisi, poiché la Sicilia non accettò mai l'unione della propria corona a quella napoletana, con la conseguente privazione di autonomia. Siracusa si unì alla ribellione negli anni '40: per essa lo spartiacque, capace di spazzare via in un sol colpo la fiducia nel governo borbonico, fu dato dalla crisi sanitaria che la colpì nel 1837, quando un'epidemia di colera funestò pesantemente la città. Avvennero delle rivolte e con esse nacquero delle discordie insanabili tra i siracusani e l'autorità dei Borbone: Ferdinando II per riportare Siracusa sotto il suo controllo ricorse all'uso delle forze armate, le quali non risparmiarono odiose ritorsioni alla popolazione. Infine il re tolse alla città il titolo di capoluogo, dando origine alla provincia di Noto. I siracusani, quindi, aderendo ai moti rivoluzionari del 1848 (noti come Primavera dei popoli), accolsero tra le loro mura i soldati inglesi, poiché la Gran Bretagna, affiancata quasi subito dalla Francia, s'impose come potenza mediatrice nella disputa in corso tra i siciliani e i Borbone di Napoli, i quali dovettero accettare, momentaneamente, l'esistenza di un nuovo Regno di Sicilia.
Siracusa, divisa tra il presidio dei soldati inglesi e quello dei soldati francesi, vide finire molto presto il fugace momento indipendentista e si ritrovò nuovamente sotto le insegne di Ferdinando; ciò anche a causa della rivalità tra i paesi europei intervenuti nel conflitto. La svolta definitiva avvenne con i successivi moti per la nascita del Regno d'Italia: Siracusa, liberatasi autonomamente dal dominio dei Borbone delle Due Sicilie, si consegnò ai Garibaldini il 28 luglio del 1860. Il potere dei sovrani borbonici venne annullato e la città dal 1865 tornò ad essere stabilmente il capoluogo della provincia siciliana sud-orientale (all'epoca la provincia di Siracusa conteneva al suo interno anche la futura provincia di Ragusa).
Epoca contemporanea
Durante la guerra coloniale italiana e durante l'epoca fascista Siracusa assunse il suo classico ruolo strategico, essendo la sua posizione geografica predisposta alla rotta tra l'Italia e l'Africa. Il re Vittorio Emanuele III risiedette in città diverse volte (l'ultimo suo soggiorno fu nel 1942), così come venne in visita in più di un'occasione il duce Benito Mussolini. Dal 1941 al 1943, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Siracusa subì numerosi bombardamenti. Nella primavera del 1941, al largo della città, i soldati britannici silurarono il transatlantico Conte Rosso; un attacco che causò un gravissimo numero di vittime per l'Italia (con oltre milleduecento morti fu il più alto tributo di vite umane che si verificò a bordo di una nave italiana durante la prima fase del conflitto). La città venne occupata dagli Alleati tra la notte del 9 luglio e il giorno del 10 luglio 1943, tramite l'operazione Ladbroke (a sua volta parte dell'operazione Husky). In un primo momento essa fu la sede principale dell'AMGOT, il governo militare alleato che prese il controllo della Sicilia. Nei pressi della frazione di Cassibile, esattamente nella contrada Santa Teresa Longarini (pochi chilometri dall'ingresso sud di Siracusa), venne firmato segretamente il 3 settembre 1943 l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati (che sarà reso noto al mondo tramite il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943; data alla quale esso rimarrà legato). In seguito venne costruito nella periferia centrale della città il Syracuse War Cemetery per i caduti inglesi (adiacente al cimitero monumentale siracusano). Finita la guerra, la città conobbe un periodo di ricostruzione e nuove speranze.
Nel 1954 giunse in città, ufficialmente in vacanza, Winston Churchill (vi era già stato una prima volta nel 1917, di passaggio, quando da Vienna si era diretto a Malta). Il primo ministro inglese nei suoi racconti ricorderà la permanenza a Siracusa come «la vacanza più deliziosa della sua vita da viaggiatore». Tra la fine degli anni '50 e la fine degli anni '70 nacque e si sviluppò, nel lato periferico nord della città, il polo petrolchimico siracusano; annoverato tra i più vasti poli petrolchimici d'Europa. Ciò non fu senza ripercussioni sociali: per quanto riguarda i territori di Siracusa, l'industria interessò la baia di Santa Panagia, la contrada Targia e il borgo di Priolo Gargallo, che divenendo un centro industriale, chiese ed ottenne l'indipendenza da Siracusa nel 1979. Le industrie collegate al petrolchimico giunsero a lambire l'entrata nord della città. Oltre ad una ricchezza economica circoscritta, il polo portò al deturpamento e all'inquinamento dell'ambiente circostante. Nel 2005 Siracusa è stata inserita dall'UNESCO nella lista dei patrimoni dell'umanità, congiuntamente alle vicine necropoli rupestri di Pantalica. Un altro evento significativo per la città si verificò nel 2009, quando al Castello Maniace venne organizzato il forum del G8 per l'ambiente, dal quale scaturì la carta di Siracusa sulla biodiversità.

Arte
La storia dell'arte di Siracusa è estremamente variegata. Dall'epoca greca giunge una delle forme d'arte più apprezzate dell'antica città: la sua monetazione.

«Le monete di Siracusa meritano di essere considerate tra le più belle del mondo.»

Tali monete sono odiernamente sparse in giro per il globo, ma una parte delle stesse rimane custodita a Siracusa. La filatelia moderna ha celebrato la zecca aretusea emettendo la serie denominata Siracusana, così come ha fatto la lira italiana, ponendo in circolazione la 500 lire (banconota)#Aretusa|banconota di Stato con il volto di Aretusa.
La Venere Landolina
Antico centro culturale ritenuto prestigioso, la polis attirava nei suoi confini menti brillanti, così che vi fiorì ogni tipo di arte. Quando la città venne conquistata dai Romani, questi rimasero meravigliati dallo stato culturale e artistico raggiunto dai greci di Siracusa; gli studiosi ritengono infatti che l'importazione dei tesori siracusani comportò l'inizio della luxuria tra i Romani. La conquista di Siracusa rappresentò un punto cruciale per l'avvicinamento della cultura latina a quella greca (dapprima avversata dai Romani). Marco Claudio Marcello saccheggiò così tante opere d'arte siracusane che una volta giunte a Roma, collocate in un tempio, pare abbiano rappresentato il primo museo dell'urbe.

«Infeste, credetemi, per questa città sono le statue portate da Siracusa.» (Catone il Censore in Livio, I, 34, 3.)

Il componimento architettonico della città ben rappresenta la storia dei popoli che si susseguirono: i normanni che ne fecero un centro attivo dell’arte romanica normanna già durante il periodo della contea di Sicilia; con il Sacro Romano Impero e le successive dinastie medievali con una vasta attività edilizia in stile gotico. L’età moderna è caratterizzata da un'impronta fiamminga e rinascimentale che avvenne sotto il dominio spagnolo, e dopo il violento terremoto del 1693, gran parte della città venne ricostruita adottando l'elaborato stile barocco, motivo per cui Siracusa, insieme ad altre città del Val di Noto, viene presa ad esempio per la definizione di barocco siciliano, ospitando anche un centro di studi internazionali sul barocco. Il neoclassicismo fu introdotto, come nel resto della Sicilia, da artisti francesi. L’Ottocento vede il susseguirsi di stili europei che presentano sempre un'impronta locale nella definizione tra neogotico, eclettismo, ecc. Lo stile liberty trionferà tra la fine dell’Ottocento e soprattutto i primi del novecento in particolare nel siracusano. L'Art Deco e altri stili come il futurismo, il razionalismo, il brutalismo, ecc. caratterizzeranno il novecento siracusano. Siracusa custodisce inoltre antiche e preziose opere dell'arte pittorica di importanti artisti che vissero in città influenzando la scuola locale; tra i dipinti più noti si menzionano il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio del 1608 e l'Annunciazione di Antonello da Messina del 1474.
Architetture dell'antica polis
Le prime testimonianze architettoniche sono databili all'epoca preistorica, mentre la cultualità degli antichi Greci fece sì che in città sorgessero imponenti aree votive, come l'ara di Ierone (la più grande in assoluto del suo tempo), e numerosi templi, dei quali il più significativo e ben conservato è il tempio di Atena (convertitosi in chiesa con l'avvento del cristianesimo). Il tempio più vetusto di Siracusa è rappresentato dalla casa eretta per il dio del sole Apollo: risalente al VI secolo a.C., esso è anche il più antico tempio siciliano in stile dorico consacrato a tale divinità e sorge nell'isola di Ortigia, la quale, secondo gli antichi Siracusani, era stata donata dagli dei alla gemella di Apollo, Artemide: proprio per la dea lunare venne eretto l'Artemision (accanto all'edificio della dea della sapienza Atena); edificio che Cicerone descrisse come il più prestigioso degli antichi templi siracusani. Sempre nel VI secolo a.C. sorse nelle campagne che fronteggiano il mare, tra l'isola di Ortigia e la penisola della Maddalena, il tempio per Zeus Olimpico, chiamato dai siracusani «i ru colonne» (le due colonne), essendo queste l'unico elemento architettonico rimasto ben visibile; esso è una delle tangibili testimonianze che ricordano il legame tra l'antica Siracusa e la sede dei sacri agoni olimpici. Nella strada che un tempo conduceva alla sub-colonia di Eloro - e per questo chiamata via Elorina - sorge il complesso monumentale conosciuto con il nome di ginnasio romano di Siracusa, all'interno del quale si possono osservare i resti di un tempio, di incerta dedica (forse divinità egiziane) che Cicerone descrisse nelle sue cronache. La polis era inoltre famosa per essere la sede principale di diffusione del culto siciliano per le divinità ctonie Demetra e Kore, alle quali era dedicata una vasta area votiva rinvenuta nei pressi di Piazza della Vittoria. Sempre alla Madre terra e a sua figlia erano dedicate altre aree votive sparse per la città. Numerosi altri resti di templi consacrati agli Olimpi e alle divinità minori, con rilevanza per il luogo geografico, si trovano distribuiti per tutto il suolo urbano ed extra-urbano.

21 settembre 2026

NDR Per lavoro, sono stato più volte al polo petrolchimico di Priolo, per un progetto in ambito energetico.

IMPRESA OGGI

 

LOGO



www.impresaoggi.com