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WOLFGANG PAULI E IL NEUTRINO


Gli amici si proclamano sinceri, i nemici lo sono.
A. Schopenhauer. Parerga e paralipomena.

Wolfgang Pauli, il neutrino e il 137
Wolfgang Pauli è riuscito nell’impresa di passare alla storia come il più grand genio della fisica teorica. Ma andiamo con ordine.
Il 4 dicembre 1930 Pauli scrive una delle lettere più belle e più strane della storia della fisica. Non potendo andare a una conferenza a Tubinga, manda una lettera alla Gruppe der Radioaktiven che comincia così:
“Care signore e signori radioattivi,” e annuncia di essere arrivato a una soluzione piuttosto disperata per salvare la conservazione dell’energia del decadimento beta. Scrive:
“sono arrivato a una via d’uscita disperata”
e propone l’esistenza di particelle elettricamente neutre, con spin 1/2, che chiama provvisoriamente neutroni. Nel decadimento beta, dice Pauli, insieme all’elettrone dovrebbe essere emessa anche questa particella: in questo modo l’energia mancante non sarebbe scomparsa come alcuni dei suoi illustri colleghi erano gia' pronti ad accettare.
Era il neutrino.
Peccato che Pauli stesso non fosse particolarmente convinto della possibilità di osservarlo. E infatti conclude chiedendo ai colleghi radioattivi di valutare quanto fosse realistico cercare una particella praticamente invisibile. E poi la frase finale:
"Insomma: dunque, cari radioattivi, esaminate e giudicate".
Questa lettera sembra scritta da un genio che ha appena avuto un’idea folle e vuole vedere se qualcun altro ha il coraggio di prenderla sul serio. Ventisei anni dopo, nel 1956, Reines e Cowan osservarono il neutrino. Ora lo studiamo - con tante difficolta' ma anche con tanta caparbieta' - in vari esperimentii uno piu' bello dell'altro. Ma Pauli aveva risolto anche un altro problema.
Il principio di esclusione, formulato nel 1925, stabiliva che due fermioni identici non possono occupare lo stesso stato quantico. Una regola apparentemente astratta che è alla base della struttura degli atomi, della tavola periodica e, in ultima analisi, della materia così come la conosciamo. Poi dimostro' che questa regola era nei fatti una dimostrazione sul campo del legamo profondo che c'e' tra spin e statistica (nonche' le simmetrie piu' profonde della Natura).
E poi c'era il cosiddetto effetto Pauli. Secondo una quantità di aneddoti raccolti dai suoi colleghi, quando Pauli entrava in un laboratorio qualcosa tendeva misteriosamente a rompersi: un apparecchio si fermava, un esperimento falliva, una macchina smetteva di funzionare. Otto Stern, pare, preferisse tenere Pauli lontano dal proprio laboratorio durante gli esperimenti importanti. La storia diventò ancora più bella quando un apparecchio molto costoso si guastò a Gottinga proprio mentre Pauli non era presente. James Franck gli scrisse scherzando che, almeno questa volta, non poteva essere colpa sua. Si scoprì poi che Pauli, in quel preciso momento, era alla stazione di Gottinga durante un viaggio in treno. E poi arriva il tragico finale.
Nel 1958 Pauli si ammala gravemente. Viene ricoverato a Zurigo. Il suo assistente Charles Enz va a trovarlo e Pauli gli chiede:
“Hai visto il numero della stanza?”
Era la 137. La costante di struttura fine, a, è circa 1/137: il numero che misura la forza dell’interazione elettromagnetica e che Pauli aveva inseguito per anni, chiedendosi perché la natura avesse scelto proprio quel numero. Pauli stesso aveva detto:
"Quando morirò, la mia prima domanda al diavolo sarà: qual è il significato della costante di struttura fine?"
Pauli morì in quella stanza il 15 dicembre 1958. Per uno come Pauli, che prendeva in giro tutti, anche la natura ha avuto un certo senso dell’umorismo.

24 settembre 2026

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