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CO2 segue la temperatura


Gli amici si proclamano sinceri, i nemici lo sono.
A. Schopenhauer. Parerga e paralipomena.

CO2 SEGUE LA TEMPERATURA

Il CO2 segue la temperatura, non la guida: cosa raccontano davvero i carotaggi di Vostok
Il grafico dei carotaggi antartici di Vostok (ultimi 420.000 anni) è uno dei documenti più chiari e più ignorati del dibattito climatico. Temperatura (blu) e concentrazione di CO2 (rosso) oscillano insieme, con cicli di circa 100.000 anni tipici delle variazioni orbitali di Milankovic. I massimi di temperatura coincidono con i massimi di CO2, e i minimi pure. Ma l’ordine temporale non è quello che molti pretendono. Le grandi glaciazioni e i successivi riscaldamenti interglaciali partono da variazioni di insolazione legate ai parametri orbitali della Terra (eccentricità, obliquità, precessione).
La temperatura cambia prima.
La CO2 segue con un ritardo dell’ordine di qualche centinaio di anni (tipicamente 200-800 anni nelle fasi di transizione). Quando la temperatura sale, gli oceani rilasciano CO2 (la solubilità del gas diminuisce con il riscaldamento) e i processi biologici e di weathering si modificano. Quando la temperatura scende, gli oceani ne assorbono di più. Risultato: i picchi di CO2 arrivano dopo i picchi di temperatura. Non prima. Non li causano. Quindi, la correlazione è inversa rispetto alla narrativa “la CO2 comanda tutto”: le ere glaciali non iniziano perché la CO2 è bassa e non terminano perché è alta. Accade esattamente il contrario di quanto ci si aspetterebbe se la CO2 fosse il driver principale di quelle oscillazioni di 4-10 °C.
La CO2 è alta perché la temperatura è alta, e resta elevata finché la temperatura non inizia a calare. Perché questa sequenza è scomoda? Se la CO2 fosse il termostato dominante del clima su queste scale temporali, dovremmo vedere la curva rossa anticipare quella blu. Non succede. Succede il contrario. La temperatura guida, la CO2 amplifica (feedback positivo) ma non innesca. È un punto che i dati di Vostok, EPICA, e altri carotaggi ripetono da decenni. Questo non significa che la CO2 non abbia effetto radiativo. Lo ha. Significa però che attribuire ai gas serra il ruolo di “controllo principale” dei cicli glaciali-interglaciali è incompatibile con la sequenza temporale osservata.
I cicli di Milankovic spiegano l’innesco; la CO2 e il vapore acqueo spiegano parte dell’ampiezza della risposta. Il dato che non si può cancellare: Guardate il grafico: ogni volta che la temperatura (blu) sale verso i massimi interglaciali, la CO2 (rosso) sale dietro. Ogni volta che la temperatura crolla verso i minimi glaciali, la CO2 scende dietro. Non esiste un singolo episodio in cui un aumento di CO2 preceda e causi un riscaldamento di quella magnitudo. Esiste invece una chiara e ripetuta relazione di causa-effetto invertita rispetto alla narrativa semplificata.
I dati non sono opinioni.
Sono bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio antartico per centinaia di migliaia di anni. E dicono una cosa scomoda: su scale di tempo glaciali, la temperatura comanda e la CO2 obbedisce. Chi continua a ripetere che “la CO2 controlla il clima” su queste scale deve spiegare perché i dati mostrano sistematicamente il contrario. Finora la spiegazione non è arrivata.
Post della pagina : Attività Solare 2.0

27 ottobre 2026

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