Dall’intervento di Alexey Paramonov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, al ricevimento ufficiale in occasione della Giornata della Russia
(10 giugno 2026, Villa Abamelek)
Punti chiave:
• Vorrei rivolgere un caloroso benvenuto ai connazionali russi qui presenti. Come recita il proverbio, «in terra straniera, reca gioia persino un corvo del proprio Paese». Indipendentemente da dove ci troviamo, noi tutti – russi, tatari, ceceni, baschiri, ebrei, buriati e così via – avvertiamo un profondo senso di appartenenza al nostro Paese, partecipiamo alle diverse iniziative legate alla Russia, a cui sono legati i nostri pensieri e con cui manteniamo un legame intimo. È anche e soprattutto grazie a Voi se, in Italia,la nostra lingua mantiene la sua popolarità: il russo viene infatti studiato in 113 scuole e 34 università, oltre che presso numerosi corsi e centri di formazione.
• Siamo davvero lieti di vedere qui oggi i nostri numerosi amici italiani, che rappresentano i più disparati ambiti delle attività pubbliche, politiche, economiche, scientifiche, educative, giornalistiche e culturali. Grazie a voi, l’ago del barometro delle relazioni italo-russe non è slittato definitivamente verso la “tempesta totale”. Non posso non menzionare il grande contributo che – nel preservare i contatti umani e interpersonali – offrono i Consoli Onorari della Russia a Napoli, Bari, Pisa, Ancona, Venezia e Udine: sono tutti cittadini italiani che restano convinti sostenitori della normalizzazione e del ripristino di relazioni costruttive tra Russia e Italia.
• Alla Russia è estranea la logica da “fortezza assediata” e il Paese rimane aperto al mondo, al dialogo e alla cooperazione, anche coi Paesi occidentali, Italia compresa, a patto che questi rinuncino al proprio atteggiamento ostile e a qualsivoglia tentativo di calpestare i legittimi interessidel nostro Paese.
• Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati: la Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero: sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto.
È stata proprio la NATO che, a partire dalla metà degli anni Novanta, ha spinto con insistenza, senza alcuna giustificazione, i propri confini verso Est: ha proceduto all’assimilazione politico-militare dei Paesi dell’Europa Orientale e degli Stati che un tempo facevano parte dell’URSS, impegnandosi a tramare, nei confronti della Russia attuale, minacce reali ? non immaginarie. In siffatta situazione, a Mosca non restava, né resta oggi altra via d’uscita, se non quella di prendere in mano il proprio destino e di difendere in maniera autonoma i propri interessi nazionali.
12 giugno 2026
NDR Poco è possibile fare contro la becera stupidità dei leader europei e di coloro che fanno da codazzo. La speranza è che i BRICS prevalgano sul pianeta e umilino il cosidetto democratico occidente, colpevole di genocidi e azioni terroristiche.

“Le parole non bastano”: Sergei Lavrov ha annunciato nuovi attacchi su larga scala contro obiettivi ucraini.
- Il ministro degli esteri russo ha dichiarato alla stampa:
Sono convinto da tempo che le parole non bastino. Non è una coincidenza che il Presidente abbia annunciato qualche tempo fa, dopo un altro attacco del terrorista di Kiev, che ora condurremo massicci attacchi contro obiettivi dalle cui condizioni dipenderà l'efficacia combattiva delle forze armate ucraine.
- Lavrov è un diplomatico e un moderato, se anche lui ha perso la pazienza non è un buon segno.
- Qualcuno in Europa non ha capito o fa finta di non capire che la Russia non scherza. E la narrativa lontana da ogni realtà che l'Ucraina stia vincendo la guerra, non porterà a nulla di buono. Stanno giocando con il fuoco, anche perchè la pazienza russa non è eterna.
19 giugno 2026

LA RUSSIA ENTRA IN CAMPO: SI OFFRE DI RICOSTRUIRE CIÒ CHE LA GU€RRA HA DISTRUTTO IN IRAN…
Il viceministro dell’Energia della Russia ha dichiarato la disponibilità del proprio Paese a contribuire alla riparazione delle infrastrutture essenziali gravemente danneggiate in Iran durante gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele.
Non si tratta soltanto di una promessa: tra i due Paesi esiste già una “Tabella di marcia per la cooperazione nel settore elettrico”. Progetti congiunti, ingegneri sul campo e interventi concreti di ricostruzione.
E c’è una frase destinata a far discutere:
«Ciò che l’Occidente distrugge, l’Oriente ricostruisce.»
Un’affermazione forte. Ma mentre alcune potenze inviano bombe, altre inviano squadre di tecnici e operai. Elettricità, acqua, strade, centrali: la Russia mette sul tavolo ciò di cui l’Iran ha bisogno per rialzarsi.
Non è soltanto una questione di geopolitica. Si parla di persone che vogliono riaccendere la luce nelle proprie case, avere di nuovo accesso all’acqua e ricostruire ciò che hanno perduto.
Si tratta di un’alleanza strategica o di una semplice necessità di sopravvivenza? Ognuno può interpretarlo a modo suo.
Una cosa, però, appare chiara: mentre alcuni distruggono, altri stanno già posando i primi mattoni della ricostruzione.
Fonti:
-
“Russia’s readiness to rebuild war-damaged infrastructure”, ILNA, 6 giugno 2026.
- Tabella di marcia del Comitato esecutivo della CSI (Russia)
Disclaimer:
Questo contenuto è condiviso esclusivamente a scopo informativo e di cronaca. Riporta notizie e informazioni diffuse dai media e non intende promuovere, giustificare o incoraggiare conflitti, violenza o danni di alcun tipo. L’immagine è stata generata tramite AI ed è utilizzata solo a scopo illustrativo.
19 giugno 2026
UN BIVIO NELLA STRATEGIA RUSSA
La guerra in Ucraina sarebbe dovuta finire un mese dopo il suo inizio, quando ci furono le prime trattative e un accordo era già stato sostanzialmente definito.
L'Ucraina sarebbe ancora un paese e non un cumulo di macerie depopolato.
La Russia poteva ottenere che l'Ucraina divenisse uno "stato cuscinetto" con rapporti bilaterali e traffici sia verso la Russia che verso l'Europa.
L'Europa poteva continuare ad approvvigionarsi di gas e petrolio a prezzi convenienti.
La civiltà europea non avrebbe vissuto quella fase di umiliazione dei propri principi caratterizzata da una ridicola e tragicamente stupida "caccia al russo", dallo sport alla lirica.
Invece a 4 anni e 4 mesi dall'ingresso delle truppe russe in territorio ucraino, e a 12 anni dall'inizio del conflitto (febbraio 2014), l'Ucraina si è trasformata integralmente in una proxy militare della Nato, senza che nessuno abbia chiesto ai cittadini europei se volessero partecipare a questa guerra per procura.
La tattica Nato, oggi più europea che statunitense, consiste nel produrre grandi masse di droni prevalentemente in aree al di fuori del territorio ucraino e di lanciarli in profondità in Russia.
L'idea non è quella di tentare una riconquista dei territori perduti, perché questo richiederebbe truppe che né l'Ucraina né l'Europa hanno.
L'idea è quella di infliggere danni così gravi alla Russia da provocare una rivolta interna nei confronti di Putin.
Ovviamente questa situazione converge fatalmente in due direzioni.
La prima dipende dal fatto che le retrovie europee delle truppe ucraine sono oramai parte cruciale e decisiva della guerra, sono una minaccia persistente, una minaccia che rimarrebbe tale qualunque fosse l'esito del conflitto in Ucraina.
Che lo si ammetta o no, l'Europa è in guerra con la Russia e la Russia lo sa. Il gioco europeo è tutto imperniato sul presupposto che i paesi europei possono gestire il conflitto da una posizione di sicurezza intoccabile, perché protetti dall'Art. 5 della Nato.
Ma che tale protezione sia un falso scudolo hanno capito tutti. Gli USA non interverranno mai in aiuto di un paese europeo eventualmente aggredito, quantomeno non finché Trump rimane alla presidenza. E senza il supporto americano la Nato europea non è capace di fare niente di più di quello che fa già nella sua guerra per procura. La debolezza europea, il disprezzo conclamato dell'amministrazione americana per l'Europa e il gioco di nascondersi dietro l'art. 5 puntano tutti in una sola direzione, ovvero quella di un'escalation che coinvolga direttamente qualche paese europeo.
La seconda direzione è tutta legata alla politica interna russa. Putin, nonostante la propaganda europea lo abbia costantemente presentato come un novello Attila, in effetti è sempre stato un moderato, incline al compromesso e speranzoso in un rappacificamento con l'Europa. Il prolungamento della guerra nella forma attuale, con colpi nelle retrovie urbane di Mosca e Pietroburgo, indebolisce oggettivamente la leadership di Putin. E questo preme verso un duplice scenario, o una sua sostituzione al comando (improbabile) o un'accettazione da parte di Putin di un'agenda radicale, proposta da tempo da consiglieri e colonnelli dell'establishment russo. Nella situazione attuale, il nemico non è più l'Ucraina, che è solo una piattaforma fisica che fornisce carne da macello, ma l'Europa, che in questa situazione - con la guerra fuori dai propri confini - si sta rafforzando sul piano militare. La domanda ovvia che si pongono moltissimi dirigenti russi è: perché dovremmo aspettare altri 3-4 anni che l'Europa metta a punto il suo riarmo, con magari un nuovo governo americano incline a rivivificare la Nato?
Putin sta scommettendo tutte le sue carte su una capitolazione ucraina in tempi brevi. Solo un esito del genere consentirebbe dal punto di vista della Russia un orizzonte di sicurezza.
Se tale capitolazione non dovesse avvenire (orizzonte massimo un anno), credo che la logica interna del conflitto sarebbe inevitabile: l'Europa andrebbe "rimessa al suo posto", fino a quando il suo potenziale militare è modesto e il sostegno degli USA scarso.
E questo significa Guerra, non guerra fredda, non guerra ibrida, non guerra metaforica. Semplicemente guerra.
E, per quanto in prima istanza avremmo a che fare con una guerra convenzionale, il pendio scivoloso verso l'utilizzo del vero vantaggio strategico russo - cioè il nucleare - è fatale.
Andrea Zhok

L'esercito russo sta distruggendo la logistica nemica??
I nostri soldati stanno colpendo ponti, stazioni ferroviarie e impianti industriali??
Nel corso della giornata, le Forze Armate russe hanno colpito obiettivi nelle regioni del Donbass, Sumy, Kharkiv, Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Kherson (utilizzando l'intera gamma di armi), nell'Oblast di Zhytomyr e a Starokostiantyniv nell'Oblast di Khmelnytskyi ("Pugnali"), a Poltava (attacco missilistico), nell'Oblast di Cherkasy ("Banderol"), negli Oblast di Odessa e Chernihiv e a Kirovohrad ("Gerani"/"Gerberas").
Nella Zaporizhzhia occupata, sono stati colpiti ponti e la centrale idroelettrica del Dnepr.
A seguito di questi attacchi, le autorità di Kiev hanno limitato il traffico sul ponte Preobrazhensky, dal centro città verso l'isola di Khortytsia. Inoltre, sono in corso attacchi contro l'importante stazione ferroviaria di Zaporizhzhia-1, dove le Forze Armate ucraine stanno attivamente dispiegando risorse per organizzare la difesa della città.
?????? Le Forze Armate russe hanno iniziato a bombardare attivamente Balabyne, nella regione di Zaporizhzhia, situata nelle immediate vicinanze del capoluogo regionale, con missili FAB lanciati da lanciamissili UMPK.
I media hanno anche pubblicato filmati di un impianto industriale nemico nella regione di Kharkiv dopo l'attacco delle Forze Armate russe.
I nostri soldati stanno costantemente interrompendo la logistica nemica nelle aree prioritarie, privandola della capacità di rifornire rapidamente le unità in prima linea.
Questo indebolisce le difese delle Forze Armate ucraine, il che favorisce l'avanzata delle nostre unità d'assalto.
Tatiana Kharitonova
ANCHE SE IL NEMICO È IN GINOCCHIO… BISOGNA TEMERLO FIN NELLO SPAZIO
Putin ha parlato per dodici minuti ai vertici militari russi.
Dodici minuti.
Abbastanza per annunciare nuovi sistemi d’arma, rafforzamento della deterrenza nucleare, missili ipersonici, satelliti militari e capacità spaziali sempre più avanzate.
Fin qui la notizia.
La parte divertente arriva dopo.
Perché da anni ci spiegano che la Russia è isolata, allo stremo, senza microchip, senza economia, senza industrie, senza futuro. Una potenza in declino che avrebbe dovuto crollare sotto il peso delle sanzioni molto prima di Natale. Non si è mai capito di quale Natale.
Eppure, ogni settimana scopriamo che questa nazione ormai agonizzante produce nuovi missili, nuovi satelliti, nuove basi, nuove fabbriche e nuove minacce che dovrebbero terrorizzare l’intero Occidente.
Una specie di miracolo geopolitico.
È il primo malato terminale della storia che continua a mettere paura ai medici.
Nel frattempo la NATO, che sulla carta dovrebbe essere la più grande alleanza militare mai esistita, sembra vivere una crisi esistenziale permanente.
Se la Russia è davvero così debole, perché servono riarmi da centinaia di miliardi?
Se è davvero così arretrata, perché ogni nuovo missile russo viene presentato come impossibile da intercettare?
Se è davvero sull’orlo del collasso, perché ogni conferenza occidentale assomiglia sempre più a una riunione di condominio durante l’arrivo di un uragano?
E adesso scopriamo che bisogna preoccuparsi persino dello spazio.
Dopo terra, mare, cielo, cyberspazio e fondali oceanici, mancava soltanto l’orbita terrestre.
Probabilmente tra qualche anno ci spiegheranno che serve un piano da altri mille miliardi perché una Russia ormai definitivamente sconfitta potrebbe conquistare la Luna.
Naturalmente sono soltanto coincidenze.
E come diceva qualcuno molto più esperto di noi:
“A pensar male si fa peccato… ma spesso ci si azzecca.”
22 giugno 2026

SBERLEFFI ANCHE DALLA RUSSIA
Con Maria Zakharova, anche la Russia, schiaffeggia ed umilia quella che ormai è soprannominata Gigiorgia: «L’indipendenza non consiste nel dire “prima io” o “prima l’Europa”. "Consiste nel mettere davvero l’Italia al primo posto quando bisogna decidere su energia, commercio, guerra, pace e rapporti internazionali. Perché la sovranità non si proclama. Si esercita. E quando non la eserciti, prima o poi qualcuno dall’esterno te lo fa notare.»
Gigiorgia, facendo ridere il mondo, ha dichiarato senza neanche un accenno di sorriso che «L’Italia rimane una nazione sovrana».
Ma dove? Ma quando? In che film lo ha visto?
Proprio il governo Meloni sta pedissequamente eseguendo tutti gli ordini criminali che provengono da Bruxelles e quindi dai globalisti guidati da Londra.
Due esempi su tutti: cieca e masochistica fedeltà alla nazista Ucraina del clown di Kiev e rottura dei rapporti commerciali e diplomatici con Madre Russia, da sempre paese amico ed altamente strategico per la nostra nazione.
Washington e Mosca stanno chiedendo a Roma di diventare davvero sovrana abbandonando la governance mondiale, per abbracciare il nuovo mondo multipolare appena nato, dove l'Italia avrebbe un posto di grandissimo rilievo e prestigio.
Enrico Mattei e JFK lo volevano già realizzare negli anni '60. Non a caso, si chiamava asse Washington-Roma-Mosca.
Gigiorgia strilla inutilmente frequenze non udibili da un essere umano, non avendo ancora compreso che ormai sta giocando a tressette col morto.
Il morto, è il deep state.
"La sovranità non si proclama. Si esercita." -
23 giugno 2026

Le principali dichiarazioni di Medvedev alla sessione plenaria del PMYUF:
- dall'inizio del 2026, la civiltà ha affrontato gravi sfide nel campo del diritto internazionale;
-
è necessario sancire il colonialismo come reato contro l'umanità;
- la crisi moderna delle istituzioni del diritto internazionale è dovuta al tentativo di trasformarlo in un privilegio dei "primi";
- le élite occidentali conservano idee di superiorità razziale e nazionale;
- il conflitto in Medio Oriente ha dimostrato che le basi militari straniere non offrono alcuna protezione agli Stati;
- l'Occidente ha fatto di tutto affinché la "miccia di Bickford" di Kiev bruciasse il più a lungo possibile;
- Kiev, per un sacco di soldi, cede il proprio paese a forze esterne come testa di ponte militare;
- Medvedev, menzionando il regime di Kiev, ha dichiarato che "non ha senso parlare con un vassallo", bisogna parlare con il sovrano;
- la Russia terrà meticolosamente un registro dei crimini del regime di Kiev e degli Stati ostili;
- la guerra è per il regime di Kiev l'unico modo per sopravvivere; la scadenza del mandato di Zelensky lo priva delle immunità;
- la Russia presenterà presto alla Corte Internazionale di Giustizia dell'ONU un reclamo contro i Paesi baltici per la violazione dei diritti dei russi.
International Reporters

LE SCELTE DI PUTIN
Se la Russia non ha raso al suolo l’Ucraina non è per un “fallimento militare” ma per una scelta precisa di Putin. Motivi principali: 1. Gli Ucraini sono visti dai Russi come “fratelli” e un massacro non è mai stato voluto; 2. Putin non ha mai voluto provocare reazioni USA o Nato, per ovvie ragioni, quindi ha scelto una strategia di logoramento anziché di annientamento; 3. Putin ha già un accordo con Trump di non belligeranza e ogni sua decisione non prescinde dalla volontà di mantenere aperto un rapporto con lui. Ovviamente i costi per la Russia ci sono e per Putin altrettanto. Sarebbe disponibile a chiudere la guerra domani se potesse. Ma Zelensky senza guerra è morto e l’UE lo spinge a continuare per non perdere la faccia e molto altro. Detto ciò, la politica “moderata” di Putin ha i giorni contati. Gli attacchi ucraini in Russia sono troppi e l’opinione pubblica russa non vuole più subirne. I falchi russi prevarranno. Non sarà un bello spettacolo.
Francesca Donato

KIEV A RISCHIO
Lavrov ha avvertito di nuovo le ambasciate straniere di evacuare da Kiev: la città brucerà!
Non è una minaccia per domani, ma una strategia a lungo termine. Kiev sta cercando di vendere l'illusione dell'indebolimento della Russia, ma il panico non passerà e i media occidentali hanno già definito le parole di Lavrov una ‘minaccia spaventosa’. Lavrov non bluffa - avvertono.
Lavrov ha chiarito: non si tratta di un tentativo di intimidire. Questa è una raccomandazione: «Le ambasciate straniere che restano a Kiev lo fanno a proprio rischio e pericolo».
Il ‘Daily Express’ ha avvertito che il mondo è sull'orlo della terza guerra mondiale. La rappresentante della Commissione europea, Anita Hipper, ha invece dichiarato che la Ue non evacuerà i diplomatici, ma al contrario, aumenterà l'assistenza militare all'Ucraina, dimostrando che il regime di Kiev e i suoi suggeritori occidentali continuano a far finta che non stia succedendo nulla.
Rispondendo a una domanda sugli attacchi dei droni ucraini contro obiettivi in Russia, Lavrov ha detto che Kiev fa queste azioni terroristiche non per cambiare le sorti della guerra, ma per ‘vendere’ agli occidentali l’idea che la Russia sia in difficoltà. Non funzionerà: sta solo accelerando l'inevitabile. E’ puro teatro del pagliaccio tossico.
Lavrov ha dato un segnale: Mosca non si ferma. I droni ucraini non funzionano. Gli aiuti occidentali non aiutano. E’ in corso una strategia. ‘Daily Express’ e ‘ISW’ lo confermano: Kiev brucerà.
E' una promessa!

PER GLI USA COSA E' UN ACCORDO?
Non ci vuole niente a fare fessi i russi in un negoziato, perché loro partono sempre da quell'assurda premessa che se due si incontrano, si parlano, decidono alcune cose, se le appuntano su un foglio e prima di salutarsi si dicono "è così?", "è questo che ci siamo detti?", "quindi rimaniamo così?", e si rispondono affermativamente che è così, che quelle sono effettivamente le cose che ci si è detti e le decisioni che si sono prese, vuol dire che è davvero così per cui si torna a casa e si organizzano i propri affari di conseguenza.
Il che ovviamente è una cosa stupida perché poi, con i leader usa, specie se non si è firmato niente, gli viene detto, quando chiedono conto, che la questione dell'unificazione della Germania non era proprio come loro avevano capito, che l'allargamento della NATO non era proprio come loro avevano capito, che Minsk 1 e Minsk 2 non erano proprio come loro avevano capito e che, ultimo della serie, anche "lo spirito di Anchorage" non era proprio come loro avevano capito.
Ieri, infatti (25 giugno), parlando in conferenza stampa durante una visita in Bahrein, Rubio ha detto che no, ad Anchorage non c'è stato nessun accordo, ma solo una proposta. E Lavrov, che essendo Ministro degli Esteri da tempo immemorabile aveva cominciato a sospettare qualcosa già da un po', se ne è stupito e rammaricato: e ha detto, che qualche giorno prima dell'incontro, Witkoff aveva consegnato a Putin alcune proposte da parte di Trump, alle quali Putin aveva promesso di rispondere quando si sarebbero incontrati in Alaska. E quando si sono appunto incontrati, e insieme a Trump e Putin c'erano anche Lavrov, Rubio e Witkoff, Putin aveva elencato tutte queste proposte, una per una, chiedendo a Witkoff se le aveva segnate in maniera corretta, al che Witkoff aveva risposto di sì, per ognuna di loro.
E quindi Lavrov si chiede se per gli statunitensi "accordo" non abbia per caso un significato diverso da quello comunemente inteso, dato che gli USA avevano presentato una serie di proposte e la Russia le aveva accettate: il che in effetti costituisce un accordo, anche a mio modo di vedere. Per cui, con grande gioia di tutti, il conflitto continuerà, con un certo sollievo anche da parte russa perché, a differenza dei negoziati, quella è una cosa che in genere capiscono abbastanza bene.
Francesco Dall'Aglio
La più importante festa della gioventù: Vele Scarlatte
Testo di Anna Maria Messuti
Stanotte 27-28 giugno si terrà il festival delle "Vele Scarlatte" (???? ??????), la festa più famosa di San Pietroburgo, dedicata ai diplomati delle scuole superiori della città, ma aperto agli studenti di tutte le città della Russia. Il momento culminante prevede il passaggio lungo la Neva del brigantino Rossija accompagnato dalla musica del balletto "Il cavaliere di bronzo" di Reinhold Gliere, e dall'ouverture di Isaak Dunaevskij, colonna sonora del film "I figli del capitano Grant".
Uno spettacolo pirotecnico renderà ancora più magica l'atmosfera, mentre in Piazza del Palazzo si terrà un concerto, in cui si esibiranno gli artisti più amati dai giovani.
Ma qual è l'origine di questa ricorrenza che viene celebrata dal 1968? Il festival è ispirato al romanzo "Le Vele scarlatte" di Aleksandr Grin pubblicato esattamente 100 anni fa, nel 1923. La protagonista è Assol', una ragazza timida e sognatrice che, rimasta orfana fin dalla più tenera età, viene cresciuta dal padre, un marinaio che si guadagna da vivere costruendo modellini di navi.
Nonostante tutte le difficoltà della vita, realizzerà il suo sogno d'amore con il nobile Grej, che la porterà con sé navigando su una nave bianca con le vele scarlatte.
Come tutte le fiabe, il racconto possiede profondi significati e rappresenta un incoraggiamento a non arrendersi di fronte agli ostacoli della vita, ma a portare avanti i propri sogni con coraggio e determinazione. La fiaba è anche il simbolo del passaggio a un'età adulta e, come "l'indimenticabile, struggente Assol', cui per gioco viene predetto l'arrivo di un principe su una bianca nave dalle vele scarlatte", i giovani diplomati di San Pietroburgo affidano alla notte bianca i loro sogni più reconditi.
28 giugno 2026

ULTIMATUM DI PUTIN
Putin ha appena smascherato l'ipocrisia occidentale con la precisione di un chirurgo. Non ha minacciato. Ha constatato. E lo ha fatto con parole che dovrebbero far tremare i polsi a chi, da anni, finge di non vedere.
"L'Occidente preferisce non notare tutto questo". È la frase chiave. Perché è esattamente ciò che sta accadendo. L'Occidente non vede i civili del Donbass bombardati per otto anni. Non vede i bambini di Starobelsk uccisi dai droni ucraini. Non vede i sacerdoti ortodossi presi a manganellate. Non vede i furgoni del T?? che rastrellano uomini per gettarli nel tritacarne. Ma quando la Russia risponde, allora sì, scatta l'indignazione. È il doppio standard elevato a sistema morale.
E qui arriva il punto più profondo del discorso. Putin non sta parlando solo di missili. Sta parlando di un Occidente che ha perso la capacità di vincere. "Non riescono a infliggerci una sconfitta strategica", ha detto. E lo ha detto con la calma di chi sa di avere il tempo dalla sua parte. Perché la Russia non ha bisogno di attaccare. Le basta resistere. E resistere, per un paese che ha sconfitto Napoleone e Hitler, è una seconda natura.
Nel frattempo, l'Occidente si dimena. Impone sanzioni che distruggono le proprie economie. Arma un regime corrotto e neonazista. Cerca di destabilizzare la Russia con sabotaggi e quinte colonne. Ma non funziona. Perché la Russia non è l'Unione Sovietica del 1991. È un paese che ha imparato la lezione, che ha voltato le spalle all'Occidente e ha costruito nuove alleanze. E oggi, mentre l'Europa è in recessione, la Russia cresce. Mentre l'Ucraina arretra, la Russia avanza.
Putin lo ha detto senza giri di parole: "Di forze, mezzi e volontà politica ne abbiamo a sufficienza. Nessuno dovrebbe avere dubbi su questo." Non è arroganza. È la constatazione di chi sa che la storia è dalla sua parte. Perché la verità, in guerra come in politica, è la parte che conta. E la verità è che l'Occidente ha già perso. Non sul campo di battaglia. Ma sul banco degli imputati della Storia.
30 giugno 2026

Il Presidente della Russia si è congratulato con il Presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America il 4 luglio:
Vladimir Putin:
“La firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti non solo ha annunciato la nascita della vostra nazione, ma ha anche costituito un evento fondamentale nella storia mondiale.
Fu allora che la Russia estese il suo inequivocabile sostegno ai coloni nordamericani nella loro lotta per la libertà dal dominio britannico.
Nel corso di due secoli e mezzo, molte pagine significative sono state scritte nella storia dei rapporti tra le nostre nazioni.
Abbiamo Combattito Come Alleati in due guerre mondiali, liberando insieme l'umanità dagli orrori del nazismo, e successivamente giocando un ruolo fondamentale nel plasmare le basi dell'ordine mondiale contemporaneo.
Oggi la Russia e gli Stati Uniti, in quanto le due maggiori potenze nucleari del mondo, hanno una responsabilità speciale per il mantenimento della sicurezza e della stabilità internazionali.
Sono fiducioso che l'instaurazione di relazioni costruttive, eque e reciprocamente vantaggiose tra Mosca e Washington serva agli interessi non solo dei nostri popoli, ma anche dell'intera comunità internazionale.
Donald, auguro a te e ai tuoi cari salute, benessere e ogni successo, e auguro a tutti i cittadini degli Stati Uniti felicità e prosperità. ”

COME SONO CATTIVI I RUSSI!!! VIAGGIO NEL CUORE DI PUTIN
ELENA BASILE – IL FATTO – br />
Al fine di essere in linea con la fama di filo-putiniana, ho deciso di recarmi a Mosca per la prima volta. La diffamazione non è dovuta all’accostamento alla personalità del presidente della Federazione russa, le cui qualità politiche, culturali e morali sono paragonabili se non superiori a quelle dei leader occidentali. La calunnia è relativa al mancato riconoscimento dell’onestà intellettuale con la quale esercito il ruolo di analista. Se avessi voluto agire nel mio interesse, mi sarebbe bastato sorridere nella trasmissione di Lilli Gruber a Paolo Mieli invece di dirgli, senza ambiguità diplomatiche mai troppo costruttive, che utilizza argomenti sottoculturali in difesa di Israele: oggi sarei piena di incarichi e prebende, i miei libri di narrativa probabilmente arriverebbero nelle librerie.
Mi sono recata in Russia non per avere contatti con la leadership (come fanno tanti politici e analisti europei in Ucraina, inseguendo l’élite del Paese) ma per poter discutere con la società civile. Ho segnalato la mia presenza all’ambasciatore italiano che, dopo una prima risposta cortese, si è guardato bene dal parlarmi. In effetti, non so se Tajani abbia dato istruzioni al riguardo, ma nei miei contatti con alcune ambasciate, soprattutto con quella di Bruxelles, sono costretta a sopportare diverse discriminazioni rispetto ai miei colleghi uomini, stesso grado. Secondo la Costituzione italiana, nulla vieta a un’ex ambasciatrice, che per non creare imbarazzi si è auto-penalizzata andando in pensione anzitempo, di esprimere idee contrarie al mainstream.
La barbarie purtroppo imperversa e va denunciata pubblicamente. I diplomatici hanno giurato sulla Costituzione e non sul potere politico contingente . Dopo dieci giorni di soggiorno a Mosca, mi limito a descrivere fattori oggettivi, evidenti, direi banali che chiunque può constatare. È una città splendida, con un piano urbanistico funzionale ed estetico La pulizia delle strade, il restauro dei palazzi e dei monumenti, i servizi sono eccellenti. Che un Paese in guerra possa eccellere negli investimenti nei beni comuni moscoviti, costruendo ogni giorno una nuova linea della metropolitana, mi sembra encomiabile. Ho tenuto una conferenza all’Università delle Relazioni internazionali e diplomatiche (Mgimo), nella quale si formano i futuri diplomatici, e oltre alla preparazione dei dottorandi e dei professori, ho potuto constatare la conoscenza delle lingue europee, l’amore per l’Europa verso la quale molti si proiettano.
Come mi è stato detto scherzosamente, si tratta di un rapporto abusivo. L’Ue è nei panni del macho che picchia la moglie eternamente innamorata. Il Dipartimento universitario per le relazioni con l’Europa riceveva un tempo fondi europei. I presidenti della Commissione erano di casa. Ancora si può ammirare la foto di Romano Prodi. I docenti non riescono a comprendere il suicidio europeo, la russofobia imperante. Ho avuto modo di parlare con diverse generazioni di imprenditori italiani, da quelli che vivono in Russia da oltre un trentennio ai più giovani, da quelli autonomi o che hanno lavorato per imprese private, a coloro che hanno costruito la loro carriera nelle holding statali. Il giudizio è stato unanime. Il Paese, anche all’interno, ha servizi ottimi e il quadro economico, malgrado le difficoltà, regge. Si tratta di una comunità di italiani preparata, professionale, patriottica, che ha fornito con la sua presenza in Russia un valore aggiunto importante all’economia italiana. La loro esperienza andrebbe compresa. I loro consigli ascoltati. La capacità della Russia di resistere alla guerra economica iniziata con le sanzioni occidentali nel 2014 e alla guerra sul campo è dovuta alla nascita dei Brics e all’organizzazione del Sud globale intorno alla Cina. Nel 2014 il Cremlino sgomento, dopo il colpo di Stato a Kiev, annette la Crimea ed è consapevole di come il progetto di conciliare la sovranità russa con l’inserimento del Paese nella governance economica internazionale sia fallito. Nel 2014 Mosca firma con Pechino un trattato da 400 miliardi didollari per interscambio energetico e costruzione delle relative infrastrutture. La solidarietà dei Brics, che non hanno aderito alle sanzioni, ha permesso a Mosca di contraddire le previsioni di tanti stimati leader occidentali circa la fine del governo di Putin in pochi mesi. L’interscambio nel 2020 ammontava a 140 miliardi di dollari, nel 2024 a 240 miliardi e, dopo una temporanea flessione nel 2025, ha ripreso a crescere significativamente nel 2026. Se è vero che la Russia vende prodotti energetici e armi importando tecnologia, non si può parlare di dipendenza economica, ma di strategia essenziale allo sviluppo. Gli scambi avvengono in moneta locale. Gli investimenti attuali sono di 18 trilioni di rubli. Come sostiene Igor Shuvalov, presidente della società di sviluppo statale Veb.Rf, la Cina è essenziale per il raggiungimento russo della leadership tecnologica e per la costruzione di infrastrutture essenziali allo sviluppo e all’interscambio. L’avanzamento tecnologico russo si vede già nell’informatizzazione della sanità, anni luce avanti all’Italia. Il pagamento con i cellulari tramite riconoscimento facciale è dovunque, nei fornitissimi supermercati come in metropolitana. Consiglierei a Roberto Gualtieri di visitare Mosca. Imparare dal suo omologo russo potrebbe portare benefici ai romani. Il popolo russo ha un carattere anarchico e al contempo coeso, patriottico, religioso e fatalista, romantico, irrazionale. Se non ci fossero state le sanzioni, il Paese avrebbe continuato il trend di dipendenza dall’Occidente. Oggi l’economia, malgrado il Paese sia in guerra, si diversifica. Nel settore agro-alimentare, grazie al know how italiano, nascono prodotti russi. Formaggi e salumi, per esempio: il parmigiano prodotto a Mosca è ottimo. I vini sono eccellenti. La produzione è ancora piccola, ma siamo solo agli inizi. Quindi tutto bene? No, esistono tanti problemi economici e di carattere strutturale. Il rallentamento della crescita all’1,1% del Pil, l’inflazione all’8% annuale, i tassi d’interesse alti, al 15% praticato dalla Banca centrale (ma più penalizzante è quello secondario) che gravano sul debito e frenano la domanda globale sono fattori preoccupanti. La direttrice della Banca centrale, Elvira Nabiulina, in carica dal 2013, tecnocrate stimata internazionalmente, ha saputo con un’abile politica monetaria salvare la tenuta del rublo nel quadro tragico dell’economia colpita dalle sanzioni. Oggi tuttavia comincia a esser criticata per l’austerità che penalizza la crescita e le imprese. La Russia ha solo il 18% del Pil di debito e una bilancia commerciale che continua a registrare un surplus importante, dovuto soprattutto all’esportazione di risorse energetiche. La tassazione delle società è al 25%, delle imprese autonome al 15%. Rispetto al lassismo fiscale precedente, un progresso. Il coefficiente di Gini che misura le disuguaglianze è simile in Russia e in Italia. Dato l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra dal 2022 a oggi (+15%), il livello delle pensioni (300 euro), degli stipendi medi (1.500 euro), le difficoltà economiche pesano sulle classi lavoratrici e sul ceto medio impoverito. C’è un’arte di arrangiarsi. Molti arrotondano lo stipendio con altri lavori. Le pensioni statali sono integrate da un sistema di fondi privati. La società russa è neoliberista, la ricchezza si concentra in poche mani come in Occidente. Gli oligarchi hanno una certa influenza nella gestione dell’amministrazione pubblica. Esiste tuttavia un’ambizione della politica e Putin è riuscito a impersonarla emarginando i miliardari, liberi di accrescere il potere economico, ma non di snaturare gli obiettivi della società russa. A differenza dell’Occidente, malgrado la burocrazia e la corruzione esistenti, la strategia del governo nel complesso mira al raggiungimento di finalità nell’interesse nazionale e del popolo russo. Non direi che attualmente questo accada in Europa.

Prima della nascita di Vladimir Putin, la sua famiglia era stata segnata da una tragedia le cui origini risalivano a uno dei capitoli più drammatici della Seconda guerra mondiale.
Nel 1942, durante il devastante assedio di Leningrado da parte delle forze naziste, morì Viktor Putin, il fratello maggiore che il futuro presidente della Russia non avrebbe mai conosciuto. Aveva appena due anni.
L'assedio di Leningrado, durato oltre due anni, sottopose la città a fame, freddo estremo e bombardamenti continui. Migliaia di famiglie furono costrette a prendere decisioni disperate pur di tentare di salvare i propri figli.
Anche i genitori di Viktor si trovarono davanti a una scelta impossibile. Il bambino venne affidato a una struttura di accoglienza per i più piccoli, nella speranza che potesse ricevere cure e maggiori possibilità di sopravvivenza. Ma le condizioni erano ormai disperate.
Viktor contrasse la difterite e, in un contesto in cui mancavano medicine, cibo e riscaldamento, non riuscì a sopravvivere. Morì nel 1942 e fu sepolto in una fossa comune del cimitero memoriale di Piskarëvskoye, dove riposano centinaia di migliaia di vittime civili e militari dell'assedio.
La sofferenza colpì anche sua madre, Maria Putina. Ridotta allo stremo dalla fame, perse i sensi e, secondo i racconti tramandati dalla famiglia, fu creduta morta prima di essere soccorsa in tempo.
Dieci anni dopo, nel 1952, nacque Vladimir Putin. Crebbe in una famiglia che portava ancora il peso di quelle perdite e dei traumi della guerra, un'esperienza condivisa da moltissimi sopravvissuti dell'assedio di Leningrado.
Ancora oggi il cimitero di Piskarëvskoye rappresenta uno dei luoghi simbolo della memoria russa. Qui riposano le vittime di uno degli assedi più devastanti della storia moderna, un evento che continua a occupare un posto centrale nella memoria collettiva del Paese e nel ricordo di tante famiglie che pagarono un prezzo altissimo durante la guerra.
NDR Quella cretina della Kaje Kallas, con la sua abissale ignoranza riusci ad affermare, che la Russia non aveva partecipato alla seconda guerra mondiale e, pertanto, non aveva diritto a partecipare alle celebrazioni della vittoria sul nazismo.
6 luglio 2026
RUSSIA E SAHEL
Le osservazioni di apertura del ministro degli Esteri Sergey Lavrov alla riunione ministeriale Russia-AES (Niamey, 8 luglio 2026)
Colleghi, amici,
A nome della nostra delegazione e a nome mio, desidero esprimere profonda gratitudine per il caloroso benvenuto sul suolo saheliano al presidente della Repubblica del Niger generale Abdourahamane Tchiani e al ministro degli Esteri nigerino Yaou Sangaré Bakary.
Questa è la mia prima volta a Niamey. Sono particolarmente lieto di aver avuto l'opportunità di visitare le tre capitali del Sahel più recentemente. Ora che l'ambasciata russa in Niger è operativa, la Russia è rappresentata in tutti gli Stati membri dell'Alleanza. Ringrazio anche il nostro amico, ministro degli Esteri del Burkina Faso e presidente dell'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) Karamoko Jean Marie Traoré, per il coordinamento e il contributo significativo alla realizzazione dell'incontro odierno.
Abbiamo mantenuto un dialogo attivo e produttivo, che hanno appena menzionato i nostri omologhi niger e Mali. Significativi progressi sono stati compiuti nel progresso dell'integrazione e nella costruzione di nuove architetture regionali di sicurezza sotto gli auspici dell'Alleanza. La voce dell'AES viene ascoltata con crescente chiarezza e fiducia.
Le seconde consultazioni ministeriali di oggi nel formato Russia-AES ci aiuteranno a individuare ulteriori modi per il nostro Paese per sostenere gli sforzi di integrazione che state intraprendendo, nonché la cooperazione nel campo della sicurezza. Siamo uniti da una comprensione condivisa della necessità di costruire un ordine mondiale multipolare giusto e da sforzi congiunti per contrastare le pratiche neocoloniali, che restano profondamente radicate tra i nostri colleghi occidentali.
Attendiamo con impazienza la cooperazione #RussiaAES per dare un ulteriore impulso al rafforzamento della sovranità dei nostri Paesi e all'espansione dei legami bilaterali e multilaterali all'interno del formato in cui stiamo tenendo questo incontro.
Il terzo vertice #RussiaAfrica si terrà a Mosca in ottobre. Il Presidente Vladimir Putin ha augurato al nostro incontro ogni successo e mi ha chiesto di comunicare ai vostri leader che sarebbe davvero lieto di accogliere al vertice i presidenti del Burkina Faso, del Mali e del Niger. L'agenda si concentrerà su economia, commercio e investimenti. Speriamo che le vostre delegazioni comprendano capi di ministeri e leader aziendali specifici. Saremo lieti di dar loro il benvenuto al Forum economico e umanitario, che si terrà a margine del vertice.
Va da sé che non vediamo l'ora di accogliere tutti i miei omologhi e amici presenti a questo importante evento.

L'Italia provoca la Russia
"Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma”, ha scritto oggi sui social il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Il segretario generale della Farnesina - prosegue il post - ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale”.
Da Mosca la risposta è arrivata poche decine di minuti più tardi: la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha dichiarato all'agenzia di stampa Ria Novosti che la Russia “darà una risposta adeguata” alle espulsioni, senza fornire dettagli. Tajani ha controreplicato sottolineando che “il problema è che i due espulsi dall'Italia facevano attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale. E questo è dimostrato. Non è stato un capriccio dell'Italia. La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole, si tratta di vendette. Devono dimostrare che coloro che espelleranno sono delle spie. La nostra è una scelta basata su fatti, la loro è politica”.
Il ministero degli Esteri ha inoltre convocato oggi l'ambasciatore russo Alexei Paramonov: lo ha riferito lui stesso in un messaggio su Telegram piuttosto offensivo verso le istituzioni italiane. “Il 9 luglio sono stato ulteriormente convocato al Ministero degli Affari Esteri italiano, alla cosiddetta ‘Farnesina’. A differenza di molti altri luoghi romani che mi capita di frequentare, qui, come sempre, non avviene nulla di buono. L’eminenza grigia della diplomazia italiana, il Segretario Generale Riccardo Guariglia, espellendo dal paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, vorrebbe limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia. Questo è comunque impossibile: infatti, la Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergey Lavrov. L’Italia, per contro, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee e col suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura. Possiamo solo auspicare che tornino ad emergere anche qui, per restituire all’Italia l’autonomia e il prestigio di cui godeva un tempo anche negli affari esteri”.
NDR LA STUPIDITA' DI QUESTO COMPORTAMENTO SI RITORCERA' SULL'ITALIA DESTIONATA A DIVENIRE SEMPRE PIU' POVERA E INOFFENSIVA. E' SUFFICIENTE NOTARE LA SIGNORILITA' DI PUTIN E E LAVROV CON LA VOLGARITA' DI MELONI E TAJANI PER PREVEDERE COSA CI ASPETTA.

LA RUSSIA IN AFRICA
Il 9 luglio, il ministro degli Esteri russo SergeyLavrov ha visitato Maputo, dove ha avuto colloqui con il Presidente della Repubblica del Mozambico, DanielChapo, e il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione mozambicano, ManuelLucas.
Durante i negoziati, entrambe le parti hanno riaffermato il loro impegno a rafforzare ulteriormente le relazioni storicamente profonde e amichevoli tra Russia e Mozambico. Ciò include l'approfondimento della cooperazione commerciale, economica e in materia di investimenti, l'espansione dei legami umanitari e l'energia del dialogo interparlamentare e interpartitico. I ministri hanno preso atto della loro proficua cooperazione nel campo dell'istruzione, in particolare per quanto riguarda la formazione di professionisti qualificati per il Mozambico presso le università russe. Hanno inoltre espresso un interesse reciproco per uno stretto coordinamento della politica estera, soprattutto nell'ambito delle Nazioni Unite.
Sergey Lavrov: "Il nostro Paese ha contribuito attivamente alla creazione di istituzioni statali, alle fondamenta di un'economia nazionale indipendente e alle riforme dell'istruzione <... > Abbiamo concordato di tenere conto degli elementi chiave dei piani del Mozambico per la riforma economica e la modernizzazione nella preparazione della prossima sessione della Commissione intergovernativa Russia-Mozambico per il commercio e la cooperazione economica. ”
La discussione ha evidenziato l'impegno attivo di Maputo nei processi di integrazione africana e il suo contributo significativo alle attività dell'UnioneAfricana. La parte russa ha espresso il suo incrollabile sostegno alle misure adottate dalla leadership mozambicana per eliminare la minaccia terroristica nel nord del Paese.
Le parti si sono scambiate prospettive sul panorama internazionale. Sergey Lavrov ha sottolineato che la Russia continuerà a salvaguardare la propria sicurezza nazionale riguardo alla crisi ucraina, provocata dall'Occidente.
Il ministro degli Esteri russo ha condiviso aggiornamenti sui preparativi del terzo vertice Russia-Africa, previsto a Mosca nell'autunno 2026. La sua agenda si concentrerà fortemente su economia, commercio e investimenti. La parte russa anticipa la partecipazione del presidente mozambicano Daniel Chapo a questo evento di riferimento.
Leggi more :https://mid.ru/ru/foreign_policy/news/2125373/
NDR Mentre l'Italia giochicchia a fare "il grande nulla", la Russia stipula accordi economici com mezza Africa.
12 luglio 2026

ZAKHAROVA E I SERVIZI SEGRETI BRITANNICI
Il commento di Maria Zakharova sulla detenzione del produttore RT James Scott nel Regno Unito
Diversi giorni fa, il produttore di RT James Scott è stato trattenuto e interrogato all'aeroporto di Manchester con un pretesto inventato [... ]
Le autorità britanniche stanno deliberatamente, coerentemente e creativamente esercitando pressioni su coloro che cercano apertamente e legittimamente di impegnarsi con la Russia o che, quantomeno, credono nella possibilità di relazioni normali tra i nostri paesi.
L'oltraggioso caso di James Scott è solo un esempio dei servizi segreti britannici che usano i loro poteri ai sensi del Counter-Terrorism and Border Security Act 2019 contro i loro stessi cittadini che abbiano qualchei legame con la Russia [... ]
Le intenzioni delle autorità britanniche sono chiare: attraverso le intimidazioni, cercano di dissuadere i cittadini e le organizzazioni britanniche dall'impegnarsi con la Russia e di mettere a tacere coloro che sono capaci di contrastare i tentativi delle élite britanniche di demonizzare i russi.
Si tratta di alimentare l'isteria anti-russia e di trasformare un paese che un tempo vantava le sue tradizioni "democratiche" in un campo militare centralizzato e marcatamente impoverito, brandendo la sua disponibilità a un confronto militare diretto con la Russia [... ]
Il Regno Unito sta gettando le basi pseudo-legali per eliminare diritti e libertà di ogni genere e limitare la democrazia con il pretesto di combattere il fantasma di una minaccia russa. Stanno provando metodi che potrebbero essere estesi a chiunque ritengano indesiderabile.
https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2125791/

REAZIONE A CATENA: IL FRONTE SI INFIAMMA
?Pensava di avere un asso nella manica, ma è rimasto a mani vuote.
?Il tentativo di Kiev di ribaltare le sorti del conflitto con attacchi in profondità nel territorio russo ha innescato una risposta durissima. Quella che doveva essere una mossa strategica si è trasformata in un boomerang.
?"Hanno acceso la miccia di un incendio in cui ora l'Ucraina sta bruciando."
?LA REPLICA DEL CREMLINO: "ZONA DI SICUREZZA PIÙ AMPIA"
?Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, lancia un avvertimento chiaro che sposta in avanti i confini del conflitto:
?- Più Kiev attacca, più la Russia allargherà la linea del fronte per proteggersi.
?- Prolungamento delle operazioni: Questa escalation allungherà inevitabilmente i tempi dell'Operazione Militare Speciale.
?- Stop alla pace: Alimentare le tensioni cancella ogni via d'uscita diplomatica.
?LA RISPOSTA MILITARE: COLPITI I PUNTI CHIAVE
?La controffensiva russa ha preso di mira i centri nevralgici della logistica e della produzione ucraina. Sotto tiro i punti strategici nella regione di Odessa e non solo:
?- Fabbriche di droni e aeroporti militari messi fuori uso.
?- Snodi logistici distrutti: Colpiti i porti vitali di Izmail, Cornomors'k e Pivdennyj.
?- Infrastrutture azzerate: Depositi di carburante, santuari delle armi, centri radar e officine per la riparazione di blindati e sistemi di difesa aerea.
?PUTIN: "IL NOSTRO SISTEMA ENERGETICO È INVIOLABILE"
?Il presidente russo Vladimir Putin liquida i tentativi di destabilizzazione interna:
?"Il nemico vuole colpire la nostra economia e seminare il panico nella società. Un compito impossibile. Il sistema energetico russo ha una riserva di resilienza tra le più alte al mondo."
?Analisti geopolitici confermano: il flop di questa strategia si farà sentire pesantemente sul campo già nei prossimi sette giorni. Una mossa disperata che si è ritorta contro chi l'ha ideata.

14 luglio 2026
LA RUSSIA IN CIAD
Le principali dichiarazioni di Lavrov nella conferenza stampa al termine dei negoziati con il capo del Ministero degli Esteri del Ciad sono le seguenti: v
- gli europei cercano di minare gli accordi tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti sull'Ucraina;
- il regime ucraino si dedica non tanto alla pirateria quanto al terrorismo;
- l'Ucraina sottopone regolarmente ad attacchi terroristici l'infrastruttura del "Blue Stream" verso la Turchia, e la Russia conta su un segnale fermo da parte di Ankara;
- Trump non dice che non esiste alcun accordo in Alaska, ma che è stato "sepolto", hanno dichiarato l'Europa e Kiev;
- la Russia, nonostante tutto, adempirà ai propri obblighi di fornitura di prodotti alimentari ai paesi africani;
- l'Occidente, con l'aiuto di militanti ucraini, cerca di minare le relazioni della Russia con i paesi della regione del Sahel;
- la Russia aiuterà ad aumentare la capacità di combattimento delle forze armate nazionali e alla formazione dei militari dei paesi del Sahel;
- il presidente del Ciad parteciperà personalmente al terzo vertice Russia-Africa;
- l'importanza della cooperazione tra Russia e Africa nella lotta al terrorismo sarà ulteriormente sancita nel vertice autunnale;
- gli attacchi contro l'Iran chiudono la porta alla risoluzione della crisi.
Prima della conferenza stampa, Lavrov e Aboulaye Sabre Fadoul hanno firmato un accordo sul regime di esenzione dal visto per i viaggi reciproci dei diplomatici.
- International Reporters
15 luglio 2026

IMPRESA OGGI

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