Glossario economico e finanziario.


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In questo glossario i termini che fanno riferimento alla gestione finanziaria e amministrativa dell'impresa sono trattati con un buon approfondimento; per un'analisi ulteriormente approfondita si rimanda al successo editoriale
Come preparare e leggere un bilancio.

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A


AAA (Tripla A). Giudizio massimo o rating assegnato alle obbligazioni, generalmente emesse da enti pubblici, per premiare la miglior qualità di credito. Lo stesso criterio è utilizzato per valutare il grado di rischio di un Paese o di un'impresa o di un'attività finanziaria.
Abbandonare il premio. Scioglimento di un contratto di acquisto o vendita di titoli a premio call o put da parte di un investitore.
Abbondanza (in economia) Con il termine abbondanza si indicava dal medioevo e poi nell'età moderna italiana la quantità di derrate alimentari (più specificamente di cereali e biade - infatti con tale termine si indicava anche il magazzino), necessaria ad una città o a uno stato. Al controllo di tale pratica vi era la magistratura (ufficiali o signori dell'abbondanza): questa supervisionava la quantità di viveri presenti nel magazzino e aveva facoltà nel fissare il prezzo del pane, disciplinando così il mercato e limitando conseguentemente la speculazione.
Abcp (Asset backed commercial paper). La ‘carta commerciale', o commercial paper, è una fonte di finanziamento a breve termine per le imprese. Si tratta di una specie di "cambiale" che le imprese emettono e che sono sottoscritte da banche, fondi o privati. Gli istituti finanziari si trovano così ad avere nei loro portafogli molta carta commerciale con diverse scadenze. Anche se queste commercial paper si rigirano in continuazione (vengono a scadenze e se ne comprano altre di nuova emissione) c'è una "giacenza media" che siede fra le attività dell'istituto finanziario. Questa attività può essere ‘cartolarizzata', cioè a dire l'istituto finanziario può emettere delle obbligazioni (da far sottoscrivere da altre società finanziarie o da privati) che hanno a garanzia la carta commerciale in portafoglio dell'istituto. Così la liquidità immobilizzata nella carta commerciale viene resa di nuovo disponibile per altri impieghi.
ABI. Associazione bancaria italiana. E' l'associazione che, dal 1919, raggruppa tutti gli operatori bancari e finanziari italiani.
Abs (Asset backed securities). I prestiti erogati dalle banche sono un'attività che giace immobbile nel bilancio della banca in attesa della scadenza. Ma se la banca non vuole aspettare può prendere queste attività, impacchettarle in obbligazioni (Abs - Obbligazioni garantite da attività) e venderle a fondi o a privati. Così la banca rientra del capitale prestato e può espandere la propria attività. I pretiti che maggiormente si prestano all'emissione di Abs sono i mutui immobiliari, i crediti per l'acquisto di autovetture e i crediti connessi all'uso delle carte di credito.
Abuso di informazioni privilegiate. Reato compiuto da un soggetto che, essendo in possesso di informazioni privilegiate, acquista, vende o compie operazioni (per conto proprio o di terzi) su strumenti finanziari avvalendosi di quelle stesse informazioni, oppure comunica a terzi tali informazioni, ovvero fornisce consigli sulla base di esse. Un soggetto (insider) può entrare in possesso di informazioni privilegiate grazie al fatto che partecipa al capitale di una società, è membro di organi di amministrazione, direzione o controllo, oppure esercita una funzione (anche pubblica), una professione oppure un particolare ufficio. Per informazione privilegiata (detta anche price sensitive) si intende un'informazione specifica di contenuto determinato, di cui il pubblico non dispone, concernente strumenti finanziari o emittenti di strumenti finanziari, che, se resa pubblica, sarebbe idonea a influenzarne sensibilmente il prezzo. L'abuso di informazioni privilegiate costituisce un reato nell'ordinamento italiano (ed anche europeo); esso è disciplinato nel Decreto legislativo n° 58 del 24 febbraio 1998 (Testo Unico dell'Intermediazione Finanziaria) e nella successiva legge n° 62 del 2005 (che dispone il recepimento della normativa europea sugli abusi di mercato, la direttiva 2003/6/CE). Tale disciplina afferma che è punito con la reclusione da 3 a 8 anni e con una multa variabile da 200.000€ a 3.000.000€, chiunque utilizzi a proprio vantaggio (e a danno del mercato) tali informazioni e chiunque compia le medesime operazioni dopo aver ottenuto, direttamente o indirettamente, tali informazioni da un altro soggetto.
Abuso di posizione dominante. La posizione dominante è la condizione in cui si possono venire a trovare una o più imprese che controllino un mercato specifico. Per avere una posizione dominante non serve arrivare alla totale assenza di concorrenza: è sufficiente che un gruppo di imprese, per esempio, possano fissare i prezzi di quel mercato specifico, a loro piacimento, per avere ben più di un indizio che si stia verificando un abuso di posizione dominante.
Abuso di potere. Secondo la prevalente giurisprudenza tale circostanza, che determina l'annullabilità delle delibere assembleari, si verifica quando le delibere stesse risultano fraudolentemente preordinate dai soci di maggioranza per il perseguimento di scopi diversi da quelli societari o per ledere gli interressi degli altri soci (a esempio, delibera che stabilisce un compenso eccessivo all'amministratore rispetto alle mansioni da questi effettivamente svolte).
Accantonamento (Provision). Posta passiva del bilancio destinata a coprire perdite o oneri certi e specifici, allorché indeterminati quanto all'ammontare o al tempo.
Accantonamento per rischi e oneri. Gli accantonamenti per rischi e oneri rappresentano una posta passiva iscritta a bilancio in un fondo costituito, secondo il noto principio di prudenza, al fine di coprire perdite, oneri o debiti di natura determinata, ma indeterminati per quanto riguarda l'ammonatre o la data di sopravvivenza.
Accantonamento utile. In genere, destinazione dell'utile dell'esercizio dell'impresa alle riserve del patrimonio netto. Le riserve possono essere obbligatorie (a esempio, la riserva legale o facoltative (a esempio, la riserva statutaria).
Accelerazione degli utili. Indica l'aumento di valore degli utili nel corso del tempo relativo ad ogni azione. Ha come conseguenza l'aumento di prezzo del titolo.
Accentramento. La gestione accentrata dei titoli di massa (ossia degli strumenti finanziari diffusi presso un numero elevato di soggetti) nasce per risolvere le problematiche connesse alle modalità di circolazione e trasferimento degli stessi sostituendo il trasferimento di proprietà mednte vera e propria consegna del certificato con un mero giro contabile. Per rendere possibile tale operazione il legislatore ha disposto l'accentramento di tutti i titoli presso un unico soggetto in grado di amministrarli e di operare le scritture contabili e le apposite registrazioni in accredito (per gli acquirenti) e in addebito (per i venditori) dei titoli, senza per questo acquisire la proprietà dei titoli. La legge n° 289 del 1986 attribuiva a Monte titoli S.p.A. l’esclusività della gestione centralizzata dei titoli di massa; in seguito tale normativa è stata sostituita dal Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/1998) che stabilisce che la gestione accentrata degli strumenti finanziari è una attività di impresa riservata a società per azioni, anche anche senza fini di lucro, che abbiano come oggetto esclusivo tale attività ed operanti in regime di concorrenza. Secondo quanto previsto dal TUF, la CONSOB, d'intesa con la Banca d'Italia, ha stabilito che le categorie di strumenti ammessi al sistema della gestione accentrata sono: le azioni e gli altri titoli rappresentativi del capitale di rischio negoziabili sul mercato dei capitali; le obbligazioni e gli altri titoli di debito negoziabili sul mercato dei capitali; i titoli normalmente negoziati sul mercato monetario; qualsiasi altro titolo normalmente negoziato che permette di acquisire gli strumenti precedentemente indicati e i titoli di Stato. La gestione accentrata consente la riduzione dei cicli di liquidazione e regolamento e il miglioramento della loro sicurezza.
Accettazioni bancarie. Cambiali tratte spiccate dal cliente di una banca, la quale, nell’apporre la sua firma sul titolo per accettazione, diventa l’obbligato principale. Le accettazioni così rilasciate fanno parte dei crediti di firma.
Accertamento di imposta. Insieme delle disposizioni che fissano le attività e le modalità attraverso le quali l'amministrazione finanziaria procede all'accertamento delle imposte dovute da tutti i contribuenti. Rientrano in tale ambito tutto quanto connesso in ordine agli obblighi di presentazione delle dichiarazioni, di tenuta della contabilità, o di effettuazione delle ritenute, nonchè le successive attività di verifica quali, a titolo esemplificativo, la liquidazione e il controllo delle dichiarazioni o l'effettuazione di ispezioni e verifiche presso i contribuenti. Accertamento con adesione. " Istituto mediante il quale i contribuenti possono attivare una sorta di accordo con gli uffici finanziari al fine di definire una o più determinate violazioni o controversie. Tale procedura, che può essere applicata alla maggior parte delle imposte (IRPEF, IRPEG, IRAP, IVA, imposte sulle successioni e donazioni, di registro, ipotecaria e catastale, INVIM), permette di usufruire della riduzione, a un quarto, delle sanzioni altrimenti applicabili.
Accesso remoto (Remote access). Possibilità offerta a un operatore di accedere direttamente a un sistema di pagamento situato in una località diversa da quella in cui l'operatore stesso è fisicamente presente.
Accettazione bancaria. L'accettazione bancaria rappresenta una cambiale-tratta con la quale un soggetto (solitamente un'impresa) detto traente ordina ad una banca, detta trattaria, di pagare per suo conto una determinata somma, a una scadenza prestabilita (in genere il pagamento viene effettuato a favore di un venditore di beni). La banca, a sua volta, sulla base di un accordo preliminare con il traente, appone la propria firma sul titolo per accettazione assumendo così il ruolo di obbligato principale. In tal modo questo effetto (ossia l'accettazione bancaria) diventa uno strumento negoziabile sul mercato. Le imprese utilizzano solitamente tale strumento in sostituzione di altre forme di finanziamento, oppure per soddisfare temporanee esigenze di copertura dei propri fabbisogni finanziari. La maggior parte delle accettazioni bancarie nasce a seguito di operazioni internazionali ove è presente una lettera di credito (tratta) il cui scopo è quello di finanziare la negoziazione di beni non ancora trasportati da un esportatore estero (venditore) ad un importatore nazionale (acquirente). In questo modo l'esportatore può beneficiare della garanzia di una banca. Ciò avviene proprio perchè la banca assicura la transazione internazionale ponendo il proprio timbro (di accettazione) sulla tratta scritta contro la lettera di credito. Da parte sua, l'esportatore estero potrà decidere di mantenere l'accettazione bancaria fino alla data indicata sulla lettera di credito, oppure potrà decidere di venderla prima (a sconto) ad una banca. Le accettazioni bancarie, in genere, hanno una scadenza che varia tra i 30, 60 e 90 giorni e rappresentano un mezzo di raccolta di fondi a breve termine, ossia sono strumenti di Mercato Monetario. Vengono anche denominate "operazioni di credito documentario" poichè il pagamento avviene contro la presentazione di un documento (ad esempio quello che dimostra l’imbarco, la spedizione o la resa della merce, documenti di carico, polizze di carico marittime, documenti assicurativi, fatture commerciali, fatture consolari, certificati d’origine, certificati di peso o di qualità).
Accettazione di consegna. L’atto di accettare un bene acquistato da parte del compratore. Nel campo degli strumenti derivati avviene quando una posizione in acquisto di future o option non viene chiusa prima della scadenza tramite un’operazione opposta, ma rimane in essere fino alla scadenza della durata dello strumento. In questo modo l’operatore prende possesso, nella quantità stabilita, del bene fisico sottostante il contratto.
Accise. Sono dette anche imposte di fabbricazione e consumo, e sono l'insieme delle imposte indirette che gravano su determinati prodotti. Per i prodotti sottoposti ad accisa l'imposta è dovuta al momento della fabbricazione o dell'importazione, o al momento dell'immissione al consumo. Le principali imposte sono le seguenti: imposta di fabbricazione sugli spiriti e sulla birra, imposta di fabbricazione sugli olii minerali, imposta di consumo sull'energia elettrica, imposta di consumo sul gas metano, imposta di consumo sugli olii lubrificanti e sui bitumi. L'armonizzazione delle accise è stato un elemento indispensabile alla corretta instaurazione del mercato unico europeo. D'altra parte, il gettito legato alle accise è fondamentale per la fiscalità interna dei singoli Stati membri, in quanto costituisce una parte cospicua delle entrate nel bilancio di ogni Paese. Pertanto, da una parte è stato necessario disciplinare il settore con norme europee applicabili su tutto il territorio dell'Unione, dall'altra è stato lasciato ampio spazio alla sussidiarietà di ogni Stato membro, dal momento che le accise concorrono tradizionalmente alla formulazione di scelte politiche, non solamente in campo tributario, ma anche nei settori industriali, energetico, sanitario, sociale, dei trasporti e dell'agricoltura. Il grande impatto di questo tipo di fiscalità si rileva considerando che essa colpisce prodotti tipici dell'agricoltura e degli usi alimentari di ogni Paese e prodotti cosiddetti energetici, impiegati nella produzione di beni e servizi di larghissimo consumo quali l'energia elettrica, il gas o i trasporti. Date le caratteristiche territoriali molto diverse che contraddistinguono i Paesi membri, non è stato possibile giungere ad un'armonizzazione completa, ossia colpire gli stessi prodotti con le stesse aliquote in tutto il territorio dell'Unione Europea, però si è proceduto ad armonizzare le strutture dei tributi nell'ambito di un regime generale valido in ogni Stato membro. In particolare, il regime impositivo europeo prevede:
  • il momento generativo dell'obbligazione tributaria all'atto della fabbricazione dei prodotti nel territorio dell'UE o all'importazione;
  • il perfezionamento dell'esigibilità del tributo all'atto dell'immissione in consumo dei prodotti, con l'uscita dalla fabbrica o con l'importazione definitiva;
  • la possibilità di detenere o di trasferire le merci in regime sospensivo;
  • vincoli di fabbricazione, di deposito e di circolazione per le merci ad imposta sospesa;
  • un sistema di garanzia per la fabbricazione, la trasformazione e la detenzione delle merci in sospensione d'accisa, secondo le previsioni di ogni Stato membro;
  • un sistema di garanzia obbligatorio per la circolazione in regime sospensivo;
  • la possibilità, per le merci già immesse in consumo in uno Stato membro, di ottenere il rimborso dell'imposta assolta se le stesse merci sono trasferite in un altro Stato membro dove pagano l'accisa ivi vigente;
  • i casi in cui si possono ammettere i prodotti ad agevolazione d'imposta, sotto l'osservanza di determinate modalità.
La disciplina europea ha introdotto l'istituto del deposito fiscale e alcune figure di soggetti passivi, quali il depositario autorizzato, l'operatore registrato, l'operatore non registrato e il rappresentante fiscale. Pertanto, i principi del regime impositivo, unitamente alle figure di soggetti passivi, riconosciuti in tutto il territorio comunitario, concorrono a quell'armonizzazione della struttura fiscale delle accise che unificano le modalità di gestione e di controllo delle operazioni rilevanti ai fini della tassazione. In questo modo, è stata assicurata la libera circolazione delle merci nel territorio della Comunità, salvaguardando gli interessi dei singoli Stati. A esempio, l'aliquota di accisa zero sul vino non penalizza i produttori di quei Paesi dove è forte la produzione vitivinicola. Al tempo stesso, però, il regime di deposito fiscale garantisce gli interessi di altri Paesi in cui l'imposta è più o meno alta: lo speditore italiano che opera in regime di deposito fiscale è tenuto a garantire il carico di imposta gravante nel Paese di destinazione. La prestazione di un'apposita garanzia, infatti, consente al depositario italiano di emettere il DAA (Documento Amministrativo di Accompagnamento), riconosciuto in tutta la Comunità, la cui funzione è quella di trasferire, insieme alla merce, anche l'obbligazione tributaria tra operatori economici comunitari. L'armonizzazione dei testi normativi in materia di accise dei 25 Stati membri dell' Unione Europea è entrata in vigore il 1 gennaio 2005. Il formato standard del nuovo codice di accisa è composto da 13 caratteri alfanumerici. I primi due identificano lo Stato nel quale opera il soggetto assegnatario del codice (IT per l'Italia). I tabacchi non sono gravati dall'accisa. Da un punto di vista normativo, le accise sono regolate dal D.Lgs. 504/95.
Accettazione bancaria. Cambiale tratta messa in circolazione da parte del traente per reperire fondi sul mercato finanziario. L'intervento della banca come accettante serve a garantire l'acquirente della cambiale della solvibilità dell'emittente.
Accodamento. Prassi relativa alla regolazione di un pagamento, che viene sospesa in attesa del rientro della posizione debitoria del partecipante.
Accollo (di un mutuo). Atto mediante il quale un soggetto subentra al vecchio proprietario nel rapporto debitorio con la banca per la quota residua di mutuo ipotecario precedentemente acceso.
Acconti. Si tratta di somme versate prima che venga effettuato l'acquisto o la vendita di beni o servizi. Gli acconti ricevuti dai clienti rappresentano fonti in essere fino a quando non avviene la consegna dei beni. Essi figurano in un'apposita voce del passivo dello stato patrimoniale e precisamente al punto D7. Gli acconti versati ai fornitori figurano in una delle seguenti voci dell'attivo dello stato patrimoniale, rappresentando impieghi in essere della stessa natura dell'investimento da effettuare:
  1. classe BI (immobilizzazioni immateriali),
  2. classe BII (immobilizzazioni materiali),
  3. classe CI (rimanenze).
Sono previsti acconti anche per le imposte dirette. Tali acconti si compensano con le tasse dovute. Se sussistono eccedenze, esse rappresentano crediti, che vanno inseriti alla voce 4 - bis della classe CII.
Acconto di imposta. Sono le due rate che alcuni contribuenti devono versare in anticipo, nel corso del periodo su cui viene calcolata l'imposta (periodo d'imposta). L'acconto d'imposta è calcolato presumendo che i redditi dell'anno in corso siano in linea con quelli precedenti, e si paga quindi in percentuale sulle imposte pagate l'anno prima.
Acconto sul dividendo. E' la possibilità, contemplata dal codice civile, di anticipare agli azionisti un dividendo sugli utili previsti dell'esercizio, rispetto alla normale distribuzione annuale.
Accordi europei di cambio II (AEC II). Entrati in vigore il 1° gennaio 1999, sostituiscono gli AEC e forniscono l’assetto per la cooperazione nelle politiche del cambio tra i paesi dell’area dell’euro e gli Stati membri della UE che non ne fanno parte. La partecipazione agli AEC II è volontaria; tuttavia, vi è la presunzione che gli Stati membri con deroga vi aderiscano. Attualmente partecipano agli accordi la corona danese, la corona estone, la corona slovacca, il lat lettone, il litas lituano. La corona danese partecipa con una banda di oscillazione rispetto alla parità centrale nei confronti dell’euro pari al ±2,25 per cento; le altre valute partecipano con una banda pari al ±15 per cento. Gli interventi sul mercato dei cambi ai margini della banda di oscillazione sono, in linea di principio, automatici e illimitati, con disponibilità di finanziamento a brevissimo termine. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali partecipanti al meccanismo possono tuttavia sospendere gli interventi automatici qualora questi confliggano con l’obiettivo del mantenimento della stabilità dei prezzi.
Accordo acquisto-vendita. Nel settore mutui ipotecari, accordo stipulato tra una banca e un ulteriore prestatore secondo il quale, al termine della costruzione dell’immobile o dell’impianto oggetto del mutuo, i diritti del finanziatore, fino a quel momento spettanti alla banca, passano al prestatore ultimo.
Accordo di collocamento. In un'operazione di collocamento di titoli presso il pubblico, è l'accordo tra banche che stabilisce le condizioni dell'operazione e la spartizione delle quote.
Accordo di compensazione (Clearing agreement). Sistema di controllo dei cambi che prevede una convenzione tra due o più Stati per regolare i pagamenti, legati a reciproci scambi di beni o servizi, ad un tasso di cambio specifico. I versamenti effettuati dai rispettivi importatori in valuta nazionale confluiscono in un conto di compensazione istituito generalmente presso la banca centrale che provvede al pagamento degli esportatori, mentre il saldo sarà liquidato, in determinati periodi, tra le banche centrali dei paesi che aderiscono all'accordo.
Accordo di emissione. Accordo stipulato tra una società e un’istituzione finanziaria in cui quest’ultima fungerà da intermediario per l’emissione di titoli da parte della società e che saranno collocati successivamente presso gli investitori.
Accordo di estensione. Accordo stipulato tra una banca e il beneficiario di un finanziamento, di posticipare la data di rimborso del prestito.
Accordo di rinegoziazione. Facoltà concessa da un istituto di credito a un debitore di posticipare il rimborso di un finanziamento a una scadenza diversa da quella originaria. L'accordo può prevedere anche l'applicazione di un tasso di interesse differente, concedendo al debitore la possibilità di trasformare il rimborso da un tasso fisso a uno variabile.
Accordo di ristrutturazione del debito. In casi di gravi difficoltà finanziarie di un'impresa, il creditore può stabilire un nuovo piano di pagamenti per rientrare in possesso dei finanziamenti concessi in previsione del salvataggio dell'impresa a rischio di insolvenza.
Accordo di sottoscrizione. Contratto che viene sottoscritto fra la società che emette nuovi titoli e la banca d'investimento che guida il consorzio di collocamento. In esso sono indicate le condizioni generali dell'emissione.
Accordo di vendita. Accordo formale tra il "lead manager" e il "selling group members" in relazione alle modalità di collocamento dei titoli di una nuova emissione, in funzione dei diversi ordinamenti giuridici dei vari Paesi interessati.
Accordo generale di finanziamento. Intercorre tra i paesi del gruppo dei dieci e il Fondo Monetario Internazionale e attiene a un finanziamento nella valuta nazionale da parte dei paesi a favore del Fondo.
Accordo monetario (Usa). Accordo tra la banca centrale americana e il Ministero del Tesoro avvenuto nel 1951 che ha portato alla separazione delle due entità e al riconoscimento dell’autonomia della Federal Reserve nello stabilire gli obiettivi intermedi e finali delle grandezze monetarie, in special modo del tasso di sconto.
Accordo per opzioni. Accordo stipulato tra l’intermediario e il soggetto che ha l’intenzione di operare in opzioni, dove sono riportate tutte le condizioni che regolano il rapporto.
Accordo tra sottoscrittori. Accordo che stabilisce le condizioni di un'operazione di collocamento di titoli di nuova emissione tra la società di emissione e la banca d'investimento.
Accrual bond. Titolo a reddito fisso a lungo termine, di tipo CMO (Collaterized Mortgage Obligation), per il quale il pagamento dell’interesse viene effettuato solo nel momento in cui saranno estinti tutti gli altri titoli di tipo CMO che la società aveva precedentemente emesso. Fino a quel momento l’accrual bond è analogo a un titolo che non paga nessuna cedola (Zero Coupon).
Accumulazione. Si riferisce agli utili non distribuiti come dividendi e aggiunti ai mezzi propri dell'impresa.
Acid test.Vedi quick ratio.
Acquirente (Banca). Banca incaricata dal borrower di effettuare sul mercato l’acquisto delle obbligazioni a suo tempo emesse, secondo un piano di ammortamento stabilito e utilizzando i mezzi liquidi accantonati in un apposito fondo precostituito dallo stesso debitore.
Acquirente di opzioni. È il soggetto che ha acquistato un contratto di option, e che alla scadenza avrà la possibilità di esercitare il diritto di acquisto o di vendita del bene sottostante.
Acquisizione con indebitamento (Leverage buyout). Acquisto di un'azienda finanziato in gran parte ricorrendo a capitale di prestito. Il debito viene solitamente rimborsato con i futuri utili e/o con la vendita di parte dell'attivo patrimoniale.
Acquisizione con margine. E' l'acquisto di titoli da parte di un soggetto, garantito da titoli di sua proprietà. Questi vengono depositati dal proprietario presso un intermediario, anche in quantità corrispondente soltanto ad una parte dell'ammontare dell'operazione, e adeguati periodicamente alle condizioni di mercato.
Acquisizioni. Nella finanza, l'acquisizione è un'operazione mediante la quale un'impresa diventa proprietaria o controllante di un'altra impresa. Avviene tipicamente attraverso l'acquisto di azioni dell'impresa acquisita. Le acquisizioni sono caratterizzate dall'acquisto del controllo di un'entità giuridica che rimane comunque legalmente separata da quella originaria dell'acquirente.
Acquistare. Acquisire il diritto di proprietà di un bene o servizio, dietro pagamento di un prezzo rappresentato da moneta o altri beni o servizi.
Acquisti con margine. Il proprietario di un titolo può utilizzare il medesimo, lasciandolo in deposito presso un intermediario, come garanzia per avere un finanziamento che gli permetta di comprare sul mercato nuovi titoli: questi ultimi sono detti titoli acquistati con margine. Altrimenti il medesimo soggetto può depositare, come contante o titoli di Stato, solamente una parte (margine) dell'ammontare totale dell'operazione, somma che dovrà essere adeguata periodicamente secondo le condizioni di mercato, cautelando l'intermediario da eventuali variazioni negative dei prezzi.
Acquisti della Pubblica amministrazione (ACQ). Spesa totale della Pubblica amministrazione per l'acquisto di beni e servizi, al netto del valore dell'autoproduzione. Si può ricavare dal bilancio della Pubblica amministrazione sommando i consumi intermedi e gli acquisti di beni e servizi prodotti da produttori market e sottraendo la produzione di beni e servizi per uso proprio.
Acquisto a termine (Buying forward). Contratto di acquisto di un bene, frequentemente valuta, in cui la firma viene rinviata a data futura, in modo che l'acquirente entri in possesso del suddetto bene solamente alla scadenza e alle condizioni stabilite alla stipula del contratto.
Acquisto di chiusura (Closing purchase). Pratica operativa, nelle contrattazioni in strumenti derivati, che consiste nell'acquistare un future o un'opzione con le stesse caratteristiche di quella già venduta precedentemente, realizzato allo scopo di annullare gli obblighi e gli impegni in essere. L'operazione inversa è detta Closing Sale.
Acquisto intracomunitario. Acquisto di beni effettuato in uno stato membro dell'Unione Europea da parte di un soggetto passivo d'imposta in Italia (imprese, artisti o professionisti, nonché altri soggetti quali enti, associazioni o altre organizzazioni). Tale operazione, regolata dalla "Disciplina temporanea delle operazioni intracomunitarie e dell'IVA" di cui al D.L. 331/93 che resterà in vigore fino a quando non verrà definito il regime definitivo degli scambi tra paesi UE, ai fini IVA è sostanzialmente neutra in quanto l'acquirente è tenuto alla registrazione della relativa fattura sia nel registro delle fatture d'acquisto (IVA a credito) sia nel registro delle fatture emesse (IVA a debito).
Accumulazione. In materia della finanza d'impresa indica gli utili non distribuiti come dividendi e sommati ai mezzi propri dell'impresa. Nell'ambito degli investimenti, frequentemente viene utilizzato il termine "Add" (aggiungere) che sta ad indicare l'acquisto graduale nel tempo di un determinato titolo. I fondi ad accumulazione dei proventi prevedono il reinvestimento automatico dei guadagni realizzati, in modo da aumentare il valore della quota.
Acquisto al meglio (Buy at best). Ordine di acquisto di un bene alle migliori condizioni possibili, finché non sia stata raggiunta tutta la quantità richiesta di acquisto.
A/D Line.Grafico costruito coi valori emergenti dalla somma progressiva dei titoli giornalmente in aumento e in diminuzione.
Addizionali Irpef. Imposte (regionale, provinciale, ad oggi non ancora istituita, e comunale) dovute dalle persone fisiche, istituite a seguito dell'attuazione del programma di federalismo fiscale, determinate mediante applicazione di una aliquota fissa alla stessa base imponibile IRPEF. Se per i lavoratori dipendenti ed i soggetti ad essi assimilati il prelievo di tali imposte viene effettuato dal sostituto d'imposta, per la generalità dei contribuenti è determinata e versata in sede di dichiarazione dei redditi.
Adeguatezza (promozione finanziaria). Gli intermediari sono tenuti a valutare l'adeguatezza delle singole operazioni disposte dagli investitori ai sensi dell'art. 29 del regolamento n. 11522/1998, anche qualora il servizio di investimento sia prestato on line. La norma richiamata impone all'intermediario di valutare l'adeguatezza dell'operazione rispetto al profilo dell'investitore, predisponendo ed attivando a tal fine apposite procedure predefinite, che tengano conto delle caratteristiche oggettive dell'operazione in rapporto al profilo soggettivo del cliente. Gli intermediari non sono esonerati dall'obbligo di valutare l'adeguatezza dell'operazione disposta dal cliente anche nel caso in cui l'investitore abbia rifiutato di fornire le informazioni sulla propria situazione finanziaria, obiettivi di investimento e propensione al rischio; nel caso, la valutazione andrà condotta, in ossequio ai principi generali di correttezza, diligenza e trasparenza, tenendo conto di tutte le notizie di cui l'intermediario sia in possesso (es.: età, professione, presumibile propensione al rischio del cliente alla luce anche della pregressa ed abituale operatività; situazione del mercato).
Adeguatezza del capitale (Impresa). Capacità di un'impresa nel saper affrontare momenti gestionali sfavorevoli, come perdite operative o svalutazioni nelle immobilizzazioni, mediante i mezzi propri.
Adeguatezza patrimoniale.Vedi sopra.
Adr (American depositary receipt. Certificati di proprietà di una o più azioni emessi dalle banche americane con filiali all'estero; normalmente quotati nelle Borse Usa al posto delle azioni, consentono agli americani l'acquisto di titoli stranieri tramite banca.
Advisor. Esperto in una vasta gamma di problematiche; di norma nelle privatizzazioni sono nominate advisor famose merchant bank italiane o straniere e importanti società di revisione contabile.
Adx. Indicatore di Wilder per misurare l'intensitá della tendenza (vedi).
AF. Attività fisse (fixed assets). Vedi attività immobilizzate.
After hours. Estensione degli orari di negoziazione del mercato azionario fino alle ore serali; in Italia ha preso ufficialmente avvio dal maggio 2000 ed è gestito dalla Borsa Italiana Spa che lo ha battezzato TAH (Trading After Hours).
Aftermarket. Attività finalizzata a limitare le fluttuazioni di prezzo dei titoli sul mercato secondario nel periodo successivo la chiusura di un'offerta di vendita e/o sottoscrizione avente ad oggetto tali titoli.
Against the box. Vendita allo scoperto di titoli già posseduti, ma che non possono essere mobilizzati o dei quali non si vuole cedere la proprietà. I titoli che devono essere consegnati al compratore, devono essere presi a prestito (a riporto) dal venditore.
Agente di cambio. Pubblico ufficiale autorizzato a operare in Borsa come intermediario; la categoria è destinata a sparire dall'entrata in vigore delle Sim.
Agente di regolamento. Nell'ambito dei sistemi di compensazione e garanzia connessi con il processo di liquidazione delle transazioni in titoli, un partecipante ai sistemi gestiti dalla Cassa di Compensazione e Garanzia (CCeG) può incaricare l'agente di regolamento di effettuare, per conto del partecipante stesso, i versamenti e corrispondere le competenze contrattualmente previste degli adempimenti relativi ai fondi di garanzia dei contratti, nonché di ricevere dalla CCeG le disponibilità in eccesso e altre competenze contrattuali dovute al partecipante, secondo le regole di gestione dei fondi di garanzia dei contratti. L'agente può anche essere incaricato di provvedere all’esecuzione finale dei contratti stipulati sul mercato.
Agente per il pagamento dei dividendi. Soggetto, o insieme di soggetti, solitamente di estrazione bancaria, incaricati dalla società di distribuire i dividendi a coloro che ne hanno diritto.
Agente rappresentativo. In economia, il concetto di agente rappresentativo è un costrutto teorico, largamente utilizzato nella macroeconomia e nella finanza, che si riferisce a un ipotetico soggetto che dispone di tutta la ricchezza dell'economia. La nozione di agente rappresentativo è stato originariamente introdotto nel tardo XIX secolo. Francis Edgeworth (1881) usa il termine representative particular, mentre Alfred Marshall (1890) introduce un'impresa rappresentativa nei suoi Principles of Economics. È tuttavia soltanto in seguito al noto lavoro di Robert Lucas, Jr. (1976, la critica di Lucas sul ruolo giocato dalle aspettative nel determinare gli effetti della politica economica) che l'agente rappresentativo diventa uno strumento di rilievo nelle applicazioni macroeconomiche. I modelli che oggi fanno ricorso al concetto di agente rappresentativo sono in genere basati su un problema di ottimizzazione che ne caratterizza le decisioni; l'agente rappresentativo può di volta in volta essere un consumatore o un'impresa (si parla allora, rispettivamente, di consumatore rappresentativo e/o di impresa rappresentativa). Bibliografia.
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  • Hartley, J.E. (1997) The Representative Agent in Macroeconomics. London, New York: Routledge, ISBN 0415146690;
  • Kirman, A.P. (1992) Whom or what does the representative individual represent? Journal of Economic Perspectives 6, 117-136;
  • Lucas, R.E. (1976) Econometric policy evaluation: A critique, in: K. Brunner and A. H. Meltzer (eds.) The Phillips Curve and Labor Markets, Vol. 1 of Carnegie-Rochester Conference Series on Public Policy, pp. 19-46, Amsterdam: North-Holland.

Agenzia di rating. Le agenzie di rating sono entità indipendenti rispetto alle società che emettono titoli e rispetto alle società che gestiscono i mercati regolamentati, la cui attività principale consiste nel valutare il merito di credito di un particolare emittente oppure di un particolare titolo. Il giudizio relativo al grado di rischio del soggetto o del titolo analizzato viene sintetizzato nel cosiddetto rating, ossia in un punteggio alfanumerico che rappresenta la capacità dell'emittente stesso di far fronte ai propri impegni secondo le scadenze prestabilite. Le principali agenzie di rating sono Fitch Investors Service, Moody's e Standard and Poor's.
Aggiotaggio (Agiotage). Operazione proibita dalla legge n. 157/1992 con la quale si provoca artificiosamente un rialzo o un ribasso delle quotazioni di un titolo con la divulgazione di notizie false e tendenziose.
Aggio di emissione. L'aggio di emissione nasce in tutti quei casi in cui un titolo obbligazionario viene emesso a un valore superiore rispetto a quello di rimborso. La misura dell'aggio di emissione influenza negativamente il rendimento del titolo. Nel caso di titoli emessi sotto la pari, la differenza tra prezzo di emissione e valore nominale è detta disaggio di emissione.
Aggiudicazione (Allotment). La quota di titoli, facenti parte di un'emissione, che viene attribuita a un soggetto che ha aderito alla sottoscrizione.
Aggiustamento strutturale. Finanziamento concesso dalla Banca mondiale a favore di Paesi in via di sviluppo, ai quali è concesso di estinguere il debito quando l’economia nazionale sarà in grado di sostenere il pagamento senza compromettere la propria solidità.
Aggregati monetari. In economia gli aggregati monetari sono grandezze aggregate che esprimono la quantità complessiva, esistente in un determinato momento nel sistema economico, di moneta e di attività finanziarie che, per il loro grado di liquidità, possono svolgere le stesse funzioni della moneta (la cosiddetta quasi-moneta). Poiché la moneta svolge nei sistemi economici varie funzioni, possono essere definiti diversi aggregati monetari in relazione alle funzioni che vengono prese in considerazione per stabilire se un'attività finanziaria può essere considerata quasi-moneta. In particolare, si sogliono definire i seguenti aggregati monetari:
  • M0 (o base monetaria), che comprende solamente la moneta in senso proprio;
  • M1 (o liquidità primaria), che comprende M0 più tutte le altre attività finanziarie che come la moneta possono fungere da mezzo di pagamento (essenzialmente i depositi in conto corrente, se trasferibili a vista mediante assegno);
  • M2 (o liquidità secondaria), che comprende M1 più tutte le altre attività finanziarie che, come la moneta, hanno elevata liquidità e valore certo in qualsiasi momento futuro (essenzialmente i depositi bancari e d'altro tipo, ad esempio quelli postali, non trasferibili a vista mediante assegno);
  • M3, che comprende M2 più tutte le altre attività finanziarie che come la moneta possono fungere da riserva di valore (ad esempio i titoli a reddito fisso con scadenza a breve termine, come i BOT italiani).
L'individuazione delle attività finanziarie che rientrano nelle suddette definizioni può variare da un sistema economico all'altro, in relazione alle abitudini, alle consuetudini e alla regolamentazione giuridica esistenti in ciascuno. Per l'area dell'euro, la Banca Centrale Europea ha definito:
  • M1 come il circolante (M0) più i depositi a vista;
  • M2 come M1 più i depositi con scadenza fissa fino a 2 anni e i depositi rimborsabili con preavviso fino a 3 mesi;
  • M3 come M2 più i pronti contro termine, le obbligazioni con scadenza fino a due anni, le quote di fondi di investimento monetario ed i titoli del mercato monetario.
Gli aggregati monetari misurano l'offerta di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico; la loro entità influenza i tassi di interesse e di inflazione: una maggiore offerta di moneta, infatti, si traduce in un minor tasso d'interesse (a parità di domanda) e può tradursi in maggiore inflazione. Per questo motivo gli aggregati monetari sono normalmente utilizzati per esprimere gli obiettivi della politica monetaria (vedi voce) che, per esempio, potrebbero essere del tipo: crescita annua di M1 non superiore al 2%.
AIBD. Association of International Bond Dealers. Associazione composta da circa cinquecento dealers di trenta differenti nazioni, esperti in obbligazioni, il cui fine è quello di discutere le procedure di funzionamento del mercato secondario.
A intensità di capitale. Impresa (Capital intensive). Imprese in cui si utilizzano, per la maggior parte, immobilizzazioni per lo svolgimento del processo produttivo, e nelle quali il ruolo e l'importanza della mano d'opera risulta secondario.
A intensità di lavoro. Impresa (Labour intensive). Impresa dove la maggior parte dei fattori della produzione è costituita da manodopera, per esempio un'impresa agricola tradizionale.
Air pocket stocks (Azioni da vuoto d'aria). Titoli che scendono di prezzo vertiginosamente, come se non vi fosse nessun acquirente in grado di rallentarne la discesa a causa di notizie eccezionalmente negative.
Alfa. Nella teoria degli investimenti, alfa è il coefficiente che esprime la componente di rendimento ottenibile da un titolo, direttamente legata ad esso e indipendente dal mercato. Il coefficiente Alfa esprime il rendimento di un titolo nel caso specifico in cui il rendimento di mercato sia nullo (Vedi coefficiente alfa).
Alfa di Jensen. L'alfa di Jensen (dal nome dell'economista che ha introdotto tale misura) è il rendimento incrementale (o extra-rendimento) di un portafoglio o di un fondo comune di investimento rispetto al rendimento che tale portafoglio avrebbe dovuto produrre sulla base del suo livello di rischio sistematico misurato dal beta. L'alfa di Jensen si basa sulla teoria del CAPM in cui beta rappresenta un indicatore del rischio di mercato (o rischio sistematico) di una attività finanziaria. alfa = Rp – beta x Rm dove Rp rappresenta il rendimento (al netto del rendimento free-risk) realizzato dal portafoglio gestito, Rm rappresenta il rendimento (al netto del rendimento free-risk) realizzato dal mercato (o dal benchmark), beta rappresenta la rischiosità sistematica del portafoglio.
Aliquota di contribuzione. Si tratta di un coefficiente che, moltiplicato per gli anni di contribuzione, genera un numero il quale, a sua volta, esprime la percentuale della retribuzione pensionabile che sarà riconosciuta come pensione. Per esempio, se l'aliquota è 2 dopo 30 anni di contribuzione la pensione sarà pari al 60% della retribuzione pensionabile.
Aliquota di imposta. Valore percentuale da applicare alla base imponibile per determinare l'imposta o la tassa dovuta.
Alla pari. Valore nominale o di mercato di un titolo. 1. Nel lessico borsistico indica che la quotazione di un titolo è equivalente al valore nominale o al prezzo di emissione. 2. Nell'ambito degli strumenti derivati, un'opzione si definisce "alla pari" (at the money) nel caso in cui il prezzo di mercato del bene sottostante è uguale al prezzo di esercizio del diritto.
Allentamento monetario. Azione di politica economica che tende ad aumentare la liquidità del sistema economico.
All or none. Operazione di Ipo che può essere cancellata dal lead manager qualora non sia completamente sottoscritta in un periodo di tempo dichiarato. La maggior parte delle Ipo sono "all or none" ("tutto o niente").
All star. Indice di Borsa Italia S.p.A. che dal 31 gennaio 2005 ha sostituito il Numtel. L'All Star è costituito da 75 titoli, di cui 26 titoli rappresentano il ''Tech Star'' che rappresenta società HT (alta tecnologia) prima confluenti nel Numtel, gli altri 49 titoli compongono l'indice ''Star'' in cui sono quotate le società a media capitalizzazione.
Al portatore (bearer). Dicesi di un titolo che garantisce la piena titolarità a chi lo possiede.
Allentamento monetario. Azione di politica economica che tende ad aumentare la liquidità del sistema economico.
Allocazione degli investimenti. Procedimento di suddivisione delle somme disponibili in un portafoglio unitario, che comprende frazioni variabili dei vari investimenti.
Allo scoperto (short). Operazione borsistica non garantita dalla effettiva disponibilità di titoli. Nella pratica delle negoziazioni rappresenta la vendita di titoli, senza averne il possesso, in previsione di un ribasso delle quotazioni e quindi dell'eventuale acquisto a prezzi più bassi.
Al meglio (At best). E' l'ordine di acquistare o di vendere un bene di investimento sul mercato alle migliori condizioni possibili nel momento in cui viene dato l'ordine.
Al portatore. Dicesi di un titolo che garantisce la piena titolarità a chi lo possiede.
Alternative investments. O investimenti alternativi, sono una definizione che comprende gli hedge funds, e i fondi di fondi hedge. Sono considerati più rischiosi dei normali fondi di cui sono una alternativa, anche se ciò non è sempre tecnicamente vero dal punto di vista della gestione. La legge italiana, comunque, li considera tutti speculativi e ha fissato a 500 mila euro l’investimento minimo in fondi hedge o fondi di fondi hedge. In una accezione più larga, anche fondi di private equity e di venture capital rientrano nella categoria degli Alternative investments.
Amex index. Indice composito che riproduce il valore delle azioni trattate nell'American Stock Exchange (una specie di "terzo mercato" americano). Viene aggiornato ogni 15 secondi, ha come base il valore di 550 al 29 dicembre 1995 (vedi New York Stock of Exchange e Nasdaq).
Amministratore delegato. Componente del consiglio d'amministrazione di una società, a cui il consiglio stesso può delegare alcune funzioni determinando i limiti della delega.
Amministratore unico. E' l'organo amministrativo delle società che affidano l'amministrazione a una sola persona. In tal caso, i poteri di amministrazione sono esercitati da tale unica persona anzichè dal consiglio d'amministrazione.
Amministratore giudiziario. L'amministratore nominato dal Tribunale, in presenza di gravi irregolarità riscontrate nell'amministrazione, a seguito di denuncia da parte dei soci che rappresentino almeno un decimo del capitale sociale.
Amministratori. Gli amministratori sono coloro che gestiscono e rappresentano una società. In base al tipo di società, gli amministratori sono soggetti a regole diverse. Per esempio può accadere che l'amministratore di una società non sia un socio o che il potere di rappresentanza spetti a uno o ad alcuni amministratori ma non a tutti.
Amministrazione controllata. Procedura attivabile dalle imprese in stato di temporanea difficoltà, su richiesta delle stesse al Tribunale competente, che comporta la sospensione dei pagamenti per un massimo di 2 anni e lo svolgimento dell'attività sotto il controllo dell'autorità giudiziaria.
Amministrazioni pubbliche. Il settore raggruppa, secondo il criterio della contabilità nazionale, le unità istituzionali le cui funzioni
principali consistono nel produrre servizi non destinabili alla vendita e nell’operare una redistribuzione del reddito e della ricchezza del Paese. Il settore è suddiviso in tre sottosettori:
- Amministrazioni centrali, che comprendono le amministrazioni centrali dello Stato e gli enti economici, di assistenza e di ricerca, che estendono la loro competenza su tutto il territorio del Paese (Stato, organi costituzionali, Anas, gestione delle ex Foreste demaniali, altri);
- Amministrazioni locali, che comprendono gli enti pubblici la cui competenza è limitata a una sola parte del territorio. Il sottosettore è articolato in: a) enti territoriali (Regioni, Province, Comuni), b) aziende sanitarie locali e ospedaliere, c) istituti di cura a carattere scientifico e cliniche universitarie, d) enti assistenziali locali (università e istituti di istruzione universitaria, opere
universitarie, istituzioni di assistenza e beneficenza, altri), e) enti economici locali (camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, enti provinciali per il turismo, istituti autonomi case popolari, enti regionali di sviluppo, comunità montane, altri);
- Enti di previdenza, che comprendono le unità istituzionali centrali e locali la cui attività principale consiste nell’erogare prestazioni sociali finanziate attraverso contributi generalmente di carattere obbligatorio (INPS, INAIL, INPDAP e altri).
L’elenco dettagliato delle unità istituzionali appartenenti al settore delle Amministrazioni pubbliche viene elaborato dall’Istat sulla base del Sec95 (Sistema europeo dei conti). Esso è disponibile sul sito internet dell’Istituto di statistica e ai sensi della finanziaria per il 2005 viene pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale.
Ammissione alla quotazione. La procedura di ammissione di un titolo alla quotazione, ossia l'inserimento per la prima volta di un titolo nel listino di una borsa valori, viene effettuata sulla base di quanto stabilito nella Direttiva n. 93/22/CE con l'obiettivo di verificare l'esistenza dei requisiti minimi sia con riguardo all'emittente, sia con riguardo allo strumento oggetto di quotazione. Per quanto riguarda i mercati gestiti da Borsa Italiana SpA tale procedura è descritta nel Regolamento dei Mercati (Parte 2). In particolare l'ammissione di uno strumento finanziario al listino può avvenire su specifica domanda dello stesso emittente, oppure anche in assenza di tale domanda (ad esempio dietro domanda di un operatore aderente al mercato). Borsa Italiana ha la facoltà di accogliere la domanda di quotazione oppure di respingerla se non risultano soddisfatte tutte le condizioni previste dal Regolamento, sia con riferimento all'emittente, sia con riferimento allo strumento oggetto di quotazione.
Ammortamento (Amortization). Ripartizione del costo di un investimento pluriennale lungo tutto il periodo di utilizzo. Con ammortamento si definisce anche il rimborso di un prestito obbligazionario da parte dell'emittente, nel rispetto di tempi e delle condizioni previste dal regolamento di emissione del prestito.
Ammortamento anticipato. È il maggior ammortamento di un bene materiale, concesso dalla normativa fiscale, rispetto a quanto previsto dalla tabella allegata al D. M. 31 dicembre 1988, al fine di favorire la razionalizzazione dell'apparato produttivo delle imprese. Esso è concesso per i primi tre esercizi di impiego del bene materiale in misura uguale a quella massima fiscale prevista dalla citata tabella. Dal 1/1/2004 l'ammortamento anticipato deve essere rilevato solo come variazione in meno nella dichiarazione dei redditi, contabilizzando il corrispondente importo relativo alle imposte differite.
Ammortamento accelerato. Pratica contabile che permette di distribuire il costo di un'immobilizzazione in un periodo di tempo più breve di quello abituale, per ottenere vantaggi fiscali.
Ammortamento a quote costanti. Procedimento di ripartizione dei costi pluriennali mediante quote annue costanti.
Ammortamento a rate costanti. È un tipo di finanziamento in cui il rimborso avviene tramite pagamenti periodici di somme di denaro costanti nel tempo, ognuna delle quali rimborsa una quota del capitale totale e gli interessi dovuti, fino all’estinzione del debito.
Ammortamento costante. Sistema di copertura di una necessità finanziaria consistente nell’accumulo periodico di pagamenti generalmente di uguale consistenza, in modo tale da coprire i flussi in uscita. Per esempio il rimborso di un titolo Zero Coupon può essere garantito dall’accumulo di fondi, per il periodo di vita dell’obbligazione, in misura tale che la loro capitalizzazione alla scadenza permetta il rimborso del titolo.
Ammortamento di un'immobilizzazione. (depreciation). È il procedimento grazie al quale un costo avente utilità pluriennale, in quanto relativo a immobilizzazioni materiali o immateriali, viene ripartito tra i diversi esercizi durante i quali l'immobilizzazione partecipa positivamente alla produzione del reddito d'impresa. La parte attribuita a ciascun esercizio è definita quota di ammortamento. Essa appare fra i costi del conto economico quale quota di fattore durevole utilizzata nell'esercizio: voci B 10 a) e B 10 b). L'insieme delle quote di ammortamento relative ai vari esercizi prende il nome di fondo ammortamento. L'importo del fondo ammortamento viene portato in diminuzione dall'ammontare dell'investimento iniziale. Nel caso di ammortamento di un prestito, di un mutuo di un'imposta il termine inglese è amortization.Vedi testo sul bilancio.
Ammortamento negativo. Nel caso le rate di rimborso di un prestito non siano sufficienti a rimborsare la quota d’interessi del capitale residuo aumenta l’ammontare del debito. Per esempio, nelle operazioni finanziarie dove sono presenti clausole che limitano la variazione dei tassi d’interesse, i pagamenti non riescono a coprire il costo reale del finanziamento e accrescono il capitale residuo da rimborsare.
Analisi a quartili. Tipo di Analisi, tipica dell'industria del risparmio gestito, che consiste nell'ordinare tutti i fondi di una categoria per rendimento e successivamente dividere la classifica in quattro. Ogni parte così ottenuta è definita "quartile". Nel primo quartile ci saranno i migliori fondi e nell'ultimo i fondi con la peggiore performance. Completa l'analisi la misurazione e la valutazione della frequenza con cui un fondo si posiziona nei diversi quartili in più periodi di tempo.
Analisi costi benefici (Cost/Benefit Analysis). Metodo impiegato per valutare la convenienza economica di una determinata scelta operativa. Vedi business plan.
Analisi degli scenari. Analisi economica previsionale a medio lungo termine che ipotizza una serie di scenari futuri rispetto a una serie di variabili macro-economiche e finanziarie. Metodologia utilizzata all'interno di un business plan.
Analisi dei rapporti. Analisi della posizione finanziaria, reddituale e patrimoniale, nonché dell’andamento della gestione di un’impresa, effettuata tramite il calcolo di rapporti specifici tra determinate poste di bilancio. Rapporti che possono essere utilizzati per comparare due o più imprese, per valutare un fido, ecc.
Analisi delle reazioni. Tipologia di analisi macro o microeconomica che indica la reazione di determinate grandezze economiche al variare dei parametri di base. Per esempio come si modifica il Pil al variare dei tassi di interesse, oppure quanto cambia il profitto di un’azienda al variare di una determinata materia prima ecc.
Analisi di bilancio. È un'indagine compiuta su uno o più bilanci al fine di trarre informazioni sulla realtà aziendale. Vedi testo sul bilancio. Le tecniche più note di analisi sono quelle:
  1. per aree o di struttura,
  2. per indici,
  3. per flussi (ad esempio, di cassa o di capitale circolante netto).
Normalmente, l'analisi è condotta con raffronti:
  1. nel tempo (bilanci di esercizi diversi della stessa impresa),
  2. nello spazio (benchmarking), con il bilancio di altre aziende,
  3. con l'impiego di dati standard settoriali.
Analisi di fido soggettiva. Analisi e valutazione riguardanti la solvibilità di un soggetto fondata sulla conoscenza dei soggetti e sull’esperienza ricavata con altre imprese dello stesso tipo, piuttosto che applicando un modello di valutazione teorico della probabilità di mancato rientro del credito concesso.
Analisi di mercato. In materia di marketing, significa indagine effettuata sulle condizioni presenti e future di un'economia o di un'impresa. Prevede la raccolta, lo studio e l'interpretazione sistematica di tutti i fattori che influiscono su un determinato contesto economico. Il risultato viene utilizzato per confrontare diverse realtà omogenee, anche al fine di individuare possibili opportunità di investimento.
Analisi di portafoglio. Valutazione del complesso di attività e passività finanziarie detenute da un operatore, allo scopo di ottimizzarne la configurazione rischio-rendimento in funzione delle preferenze del titolare.
Analisi di regressione. Metodo statistico che permette di studiare e individuare le relazioni esistenti tra due o più grandezze, per esempio la relazione tra reddito personale e livello dei consumi, tra livello della produzione e livello delle vendite, ecc.
Analisi di sensibilità (sensitivity analysis). 1. Studia il rapporto che intercorre tra le variabili economiche e le variabili dell'impresa, individuando così la relazione tra le due. 2. Sistema di analisi che ha lo scopo di individuare quali possano essere i rapporti fra grandezze economiche di varia natura e l'andamento di variabili aziendali. Per esempio l'analista può cercare di definire quale sia la relazione fra il prezzo del petrolio e il fatturato di una raffineria.
Analisi fondamentale. Analisi dettagliata dei cespiti attivi e passivi e delle poste di bilancio di un'impresa, finalizzata a stabilire il valore di mercato dei titoli che la rappresentano.
Analisi per aree o di struttura. È una delle più usate fra le analisi di bilancio, perché si basa sul confronto tra aggregati dello stato patrimoniale o del conto economico. Vedi testo sul bilancio.
Nell'ambito dello stato patrimoniale i parametri più interessanti sono:
  1. il margine di struttura = patrimonio netto - attività fisse,
  2. il capitale circolante netto (vedi voce relativa),
  3. il margine di tesoreria = liquidità differita + liquidità immediata - passività correnti,
  4. la posizione finanziaria netta = passività finanziarie - attività liquide - attività finanziarie.
Nell'ambito del conto economico i parametri più significativi sono:
  1. l'utile lordo,
  2. il reddito operativo o margine operativo netto (MON) o EBIT,
  3. il margine operativo lordo (MOL) o EBITDA,
  4. il reddito netto.
Analisi per flussi monetari. Essa documenta i flussi di cassa o flussi monetari (cash flow) verificatisi durante il periodo amministrativo ed è pertanto denominata rendiconto del cash flow o rendiconto finanziario (statement of cash flow); sebbene non obbligatorio in Italia, il rendiconto finanziario contiene importanti informazioni e viene prodotto a fini gestionali. Lo scopo del rendiconto finanziario è spiegare i motivi che hanno determinato il cambiamento, in meglio o in peggio, della liquidità attraverso l'indicazione delle fonti e degli impieghi di cassa del periodo.
Analisi per indici. Si tratta dell'analisi del bilancio condotta attraverso il confronto tra dati dello stato patrimoniale e/o del conto economico, espressi come rapporti (ratios). Vedi testo sul bilancio. I valori di questi rapporti, opportunamente interpretati e confrontati nel tempo, consentono di capire come sta andando l'azienda e di prevedere le sue potenzialità future. Gli indici più frequentemente usati sono quelli di:
  1. liquidità (esprimono la maggiore o minore attitudine dell'impresa ad operare in condizioni di adeguata liquidità e quindi a far fronte alle passività correnti attraverso i mezzi liquidi provenienti dal realizzo di attività correnti),
  2. durata (forniscono indicazioni sul grado di liquidità - esigibilità delle attività e delle passività correnti più significative, e, quindi, sulla gestione dei flussi di capitale circolante netto),
  3. solidità patrimoniale finanziaria (questi indici forniscono informazioni sull'equilibrio della struttura patrimoniale e finanziaria dell'impresa. Una condizione necessaria perché si realizzi questo equilibrio è quella secondo la quale le immobilizzazioni siano uguali o minori del capitale permanente; il capitale permanente è desumibile dallo stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio della liquidità - esigibilità e rappresenta la somma del patrimonio netto e delle passività di medio lungo - termine),
  4. redditività aziendale (sono quelli più usati per valutare la capacità dell'impresa a remunerare in modo soddisfacente il capitale investito. Sembra ovvio osservare che la redditività può essere vista dai punti di vista della remunerazione del patrimonio netto o di quella del patrimonio netto più i debiti a titolo oneroso).
Analisi qualitativa. Metodologia statistica che mette in relazione diverse grandezze economiche al fine di valutare la natura dei contenuti. Ampiamente utilizzata nei sondaggi di opinioni e nelle indagini socio-economiche.
Analisi quantitativa. Genere di analisi economica che si occupa dell'individuazione di relazioni matematiche o statistiche tra grandezze economiche.
Analisi tecnica. Nata negli Stati uniti dopo la grande crisi del 1929 per merito dei ricercatori Charles H. Dow, Jones, Robert Rhea e W.P. Hamilton, l'analisi tecnica si avvaleva all’inizio solo di tecniche grafiche. Oggi, con l’avvento della telematica, studia gli indicatori di Borsa (e non solo) che si basano su principi matematici e statistici e su complesse elaborazioni dei dati di base, rappresentati dai prezzi e dai volumi di scambio di azioni e obbligazioni. Importanti in analisi tecnica, grafica e computerizzata, sono gli indici e le medie mobili, frutto statistico sulla serie storiche.
Analista. Studia le migliori opportunità d'investimento in titoli, in relazione alle condizioni macroeconomiche e micro-economiche della realtà a cui ci si riferisce: dalle prospettive dell'economia a quelle della singola impresa.
Analista finanziario. È colui che si propone di individuare le migliori opportunità di investimento, dopo aver attentamente analizzato il settore e le singole società quotate in uno o più mercati.
Anatocismo. Con il termine anatocismo (dal greco anà - di nuovo, e tokòs - interesse) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare (ossia sommare al capitale di debito residuo) gli interessi a ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati. Il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta anziché in regime di capitalizzazione semplice determina una crescita esponenziale del debito, di conseguenza per periodi inferiori all'anno l'importo calcolato con la capitalizzazione composta sarà inferiore a quello che si determina nella capitalizzazione semplice. Giuridicamente, in un'obbligazione pecuniaria l'applicazione dell'anatocismo comporterebbe, per il debitore, l'obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti. La legge autorizza il pagamento degli interessi legali sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. Malgrado l'anatocismo sia un istituto conosciuto dagli albori del prestito a interesse, la normativa italiana non ha raggiunto un sufficiente grado di completezza, tant'è che la disciplina si basa ancora sul codice civile del 1942, e in particolare sull'art. 1283 c.c. Secondo questa norma, gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi. In linea di principio, il codice civile vieta un regime di capitalizzazione composta degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi su interessi di periodi precedenti. Nonostante la tutela approntata dal citato articolo, che subordina l'anatocismo alla compresenza di alcuni presupposti ben determinati, per circa mezzo secolo nella prassi bancaria italiana hanno trovato applicazione pressoché generalizzata, nei contratti di apertura di conto corrente, le clausole di capitalizzazione trimestrale degli impieghi. Ciò grazie (anche) all'avallo della giurisprudenza, tanto di legittimità quanto di merito, che ha affermato la validità delle clausole di capitalizzazione trimestrale, escludendo l'esistenza di un contrasto con la previsione di cui all'art. 1283 codice civile, sulla base dell'affermazione dell'esistenza di un uso idoneo a derogare al divieto di anatocismo stabilito da tale norma. Nel 1999 la Corte di Cassazione, invertendo il proprio orientamento giurisprudenziale, ha più volte affermato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente argomentando nel senso della inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare all'art. 1283 c.c.. Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342, modificare l'art. 120 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia): tale intervento ha introdotto in materia il principio della eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina. La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell'articolo 77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425). Il cosiddetto "decreto salvabanche" fu presentato il 23 luglio 1999, sotto il Governo D'Alema I, convertito in legge n. 342 del 4 agosto 1999. La Consulta, con la citata sentenza, ha abrogato l'art. 25, comma 3, dichiarato incostituzionale per: l'irretroattività della legge, la disparità di trattamento fra soggetti del testo Unico Bancario e creditori sottoposti all'anatocismo, il non rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura. Dopo la sentenza della Consulta, del 17 ottobre 2000, un secondo decreto fu approvato il 29 dicembre 2000, n. 394, a firma del Presidente del Consiglio Amato e della Repubblica, Ciampi, e convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24[3]. Il decreto fornisce l'interpretazione autentica della legge antiusura n. 108 del 1996. Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli interessi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 dicembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ., SS.UU., 4 novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il mutamento del 1999, così consolidando il nuovo trend giurisprudenziale.
Andare corto (Going short). Indica l'apertura di una posizione al ribasso, dove l'operatore vende un titolo allo scoperto, cioè senza esserne in possesso, in previsione di riacquistarlo in un altro momento a un prezzo inferiore, guadagnando la differenza.
Andare lungo (Going long). È l'acquisto di un titolo effettuato nella previsione che lo stesso salga di prezzo, ed è quindi una posizione rialzista.
Ania. Associazione nazionale tra le imprese di assicurazione, è l'organizzazione di categoria delle imprese italiane e di quelle estere operanti in Italia.
Anni discreti. Gli anni discreti sono periodi separati di 12 mesi.
Anno commerciale. In un anno commerciale si ipotizza che ogni mese sia composto da 30 giorni e quindi l’anno abbia una durata fittizia di 360 giorni.
Anno finanziario. Definito anche esercizio finanziario è il periodo che intercorre tra due bilanci consecutivi, non necessariamente corrispondente con l'anno solare.
Annualità. Operazione finanziaria che consente la distribuzione periodica di una somma di denaro fissa o variabile, a partire da un tempo futuro, verso pagamento di un certo prezzo. Secondo le indicazioni del beneficiario, tale somma può essere rapportata a variabili economiche o di mercato.
Annualità fissa. Contratto stipulato tra due soggetti attraverso il quale uno di essi si impegna, verso il pagamento al momento presente di una o più somme di denaro, alla corresponsione di più somme di denaro fisse periodiche a partire da una data futura. È un tipo di contratto che viene offerto dalle compagnie assicurative sulla vita.
Annualizzato. Da annualizzare. Significa estrapolare un valore da una performance riferita a un periodo di tempo diverso da 365 giorni, allo scopo di ottenere un totale atteso (per il futuro) o approssimato (per il passato) attribuibile ad un anno pieno. Questo valore di solito non riflette gli effetti dell'interesse composto, ma non è neppure sinonimo di annuo, che è invece il valore reale di un periodo di 12 mesi consecutivi.
Annuncio su emissione di prestiti (Tombstone) Relativo ad un prestito consorziale, è un annuncio stampa che ne comunica le caratteristiche fondamentali e gli istituti partecipanti.
Anticipazione. Esecuzione anticipata di una prestazione finanziaria, come l’anticipare il sostenimento di un costo anche se non vi è stato un reale esborso di denaro o redimere un prestito prima della scadenza stabilita versando la somma di rimborso.
Anticipazione straordinaria (Extended credit). Finanziamento di carattere straordinario erogato dalla Banca centrale con un costo e una durata frequentemente superiori alle anticipazioni di carattere ordinario.
Anticipazioni su fatture. E' un'operazione attraverso la quale la banca anticipa al suo cliente parte delle fatture inviate ai clienti, senza assumere nessun rischio in merito al loro pagamento.
Anticipi e ritardi. Relativo ad operazioni di carattere commerciale internazionale, indica la pratica speculativa consistente nell'effettuare pagamenti in maniera anticipata o rinviata, così da sfruttare le oscillazioni di valore nel rapporto tra la moneta nazionale e quella di regolamento della transazione.
Anticipo (Advance). Somma di denaro che un soggetto riceve, a titolo di capitale, da un'istituzione finanziaria a valere su un totale che verrà ritirato successivamente.
Antitrust. L'insiene delle norme, sia di origine nazionale che comunitaria, volte a perseguire la tutela della concorrenza.
Aperto. Saldo di un'operazione finanziaria che non è stato ancora versato.
Apertura. Così come nella vecchia Borsa tradizionale, anche nei nuovi mercati telematici rappresenta la prima parte della seduta borsistica durante la quale vengono raccolte le comunicazioni di acquisto e di vendita e gli ordini al meglio (senza limite di prezzo). Gli incroci determinano il prezzo di apertura.
Apertura di credito in conto corrente. L'apertura di credito in conto corrente è un prestito concesso dalla banca al cliente, tramite prelevamenti effettuati su un conto corrente bancario, e successivo reintegro della somma originaria. Tale modalità prevede la concessione, da parte della banca, di un fido ossia di una cifra massima di denaro di volta in volta prelevabile. Il fido è fissato al momento dell'apertura del conto, tenendo presente il grado di affidabilità del cliente. Il finanziamento tramite conto corrente è utilizzato per prestiti a breve periodo, visto il costo piuttosto elevato delle operazioni e degli interessi sulle somme concesse.
Apertura larga. Determinata situazione di mercato nella quale al momento dell’apertura delle contrattazioni di Borsa la differenza, tra denaro e lettera, cioé tra prezzo di acquisto e di vendita di un titolo è particolarmente ampia.
Appalto. Contratti di appalto sono attualmente regolati dagli artt. 1655 e ss. del codice civile. Vengono sovente utilizzati dalle amministrazioni pubbliche per affidare l'incarico di realizzare un'opera o un servizio attraverso aste pubbliche o licitazioni private. Il contratto vede da una parte l'appaltante - che commissiona il lavoro - e dall'altra l'appaltatore - colui che assume l'incarico. All'appaltatore vengono solitamente richieste garanzie dei mezzi e delle risorse necessarie alla realizzazione dell'opera/servizi, incluse fideiussioni bancarie-assciurative a copertura dell'importo del contratto. Il contratto regola i rapporti tra le parti, i poteri di controllo della pubblica amministrazione e il prezzo.
Apprezzamento. L'aumento graduale del valore di un investimento. Nel mercato valutario, l'aumento del valore di una divisa nei confronti di quella di un altro Paese, alla quale non sia legata da rapporti di cambio fissi (in questo caso specifico si parla di "rivalutazione").
Approccio dal basso in alto (Bottom-up approach). Metodo con il quale si selezionano i titoli azionari favorendo quelli più validi intrinsecamente, senza considerare le condizioni economiche generali.
Approccio dall'alto in basso (Top-down approach). Sistema di analisi finanziaria in cui le migliori opportunità d'investimento vengono individuate analizzando e valutando prima la situazione economica generale dei vari Paesi, poi per esempio, quella dei vari settori produttivi e infine quella delle singole imprese in un processo di selezione progressiva.
Approvvigionamento di fondi (Funding). Approvvigionamento dei fondi da utilizzare per il finanziamento di un'operazione finanziaria. Per funding di un'impresa si intende il finanziamento tramite emissione di obbligazioni, mentre per funding di un prestito obbligazionario si intende l'emissione di nuovi titoli a fronte di un prestito analogo in scadenza.
APT. E' una sigla che sta per Arbitrage pricing theory (Teoria dell'arbitraggio dei prezzi), inventata dal Premio Nobel Stephen Ros nel 1976 e su cui si basano le analisi della società americana APTimum Conseil sui fondi comuni europei. Poichè usa il modello APT, la società ha un nome che, in abbreviazione, lo riproduce. APT indica insomma sia la società che per conto del consorzio Eurofond (costituito dai giornali europei Le Monde francese, La Stampa italiano, Le Jeudy Tageblatt lussemburghese, Sueddeutsche Zeitung tedesco, El Pais spagnolo) produce periodicamente il "Rapporto APT" che esce sui giornali contemporaneamente, sia il modello matematico che è usato per valutare le performance in base al rischio corso dai gestori e attribuire le stelle dei Rating originali prodotti da APTimum Conseil, che in sigla sono ovviamente chiamati Rating APT. La spiegazione tecnica del modello APT è, in estrema semplificazione, la seguente: la teoria sostiene che il guadagno atteso di un certo asset (come i fondi nel nostro caso) possono essere indicati come una funzione lineare di diversi fattori macro-economici o di diversi indici di mercato, dove la sensibilità ai cambiamenti in ogni fattore è rappresentata da uno specifico fattore chiamato "coefficiente beta". Usando questo coefficiente è possibile dare quindi un prezzo "corretto", nel senso che risulta in linea con l'aspettativa del ritorno futuro racchiusa nei fattori macroeconomici secondo il modello APT. Se il prezzo è diverso da quello reale, l'arbitraggio dovrebbe riportarlo sulla linea corretta. L'arbitraggio, in finanza, è infatti la tecnica di chi sfrutta la disparità di prezzi che si possono trovare sullo stesso mercato o su mercati differenti per trattare titoli azionari o bond che sono identici o assimilabili. L’arbitraggio è possibile quando c’è "asimmetria" informativa, nel senso che consente agli operatori più "informati" di comprare e immediatamente rivendere, o viceversa, valori mobiliari traendone un immediato lucro. Altro esempio di arbitraggio è quello dei gestori di hedge funds che operano sulle obbligazioni convertibili in azioni, sfruttando il nesso tra quotazione del bond, valore dell’azione e con cambio. Nel caso di APT, l'arbitraggio è tra prezzi reali e prezzi "corretti" con il modello APT.
Arbitraggio. In economia e in finanza, un arbitraggio è un'operazione che consiste nell'acquistare un bene o un'attività finanziaria su un mercato rivendendolo su un altro mercato, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto. L'operazione è possibile se il guadagno che si ottiene supera i costi per il trasferimento del bene trattato da un mercato all'altro. L'intera operazione deve essere senza alcun rischio per l'operatore. L'arbitraggio si differenzia dalla speculazione per il fatto che, mentre il primo è un modo di lucrare sulle differenze di prezzo presenti in luoghi diversi la seconda opera sulle differenze di prezzo di uno stesso bene in tempi diversi: mentre la speculazione ricerca il lucro giocando sul fattore "tempo" (vendita successiva all'acquisto e viceversa), l'arbitraggio lo ricerca nel fattore "spazio" (acquisto e vendita su due mercati diversi).
Arbitraggio coperto su tassi di interesse. Operazione di arbitraggio per lucrare lo squilibrio fra il differenziale di tasso di interesse, avviene attraverso lo scambio tra due strumenti di mercato finanziario o monetario denominati in divise differenti e con un interesse differente, effettuato a una data futura.
Area di accumulazione. Intervallo di prezzo in cui gli operatori acquistano le azioni. E' anche quella fase di mercato in cui si alternano compratori e venditori con andamento costante.
Area di consolidamento. Nella redazione del bilancio consolidato, è l'insieme delle società controllate da includere nel consolidamento.
Area di distribuzione. Range di prezzo al cui interno un bene di investimento oscilla per un significativo intervallo di tempo.
Area valutaria ottimale. In economia internazionale un'area valutaria ottimale (AVO, o area monetaria ottimale, AMO - in inglese optimum currency area o optimum currency region, OCA o OCR) è un gruppo di paesi per i quali, vista la stretta integrazione per quel che riguarda gli scambi internazionali e la facilità nel movimento dei fattori produttivi, conviene creare un'area di cambi fissi o un'unione monetaria.
A revoca (o cancellazione). Tipo di contratto di compravendita di titoli, attraverso un intermediario, che perde validità al momento della sua esecuzione o dell'annullamento da parte del cliente.
Arms index. Indicatore di ampiezza del mercato (noto anche come Trin) che pone a confronto numero e volume dei titoli in aumento e in diminuzione.
A rischio. Connessa all'esercizio di un'attività, ad un titolo o ad un credito, indica l'eventualità di un effetto contrario ad un certo andamento ipotizzato che si traduce in una perdita o in un mancato guadagno.
Articolazione dello stato patrimoniale. Lo stato patrimoniale, disciplinato dall'articolo 2424 del codice civile, si articola in nove grandi raggruppamenti, detti macroclassi, contraddistinti da lettere maiuscole, a loro volta suddivisi in raggruppamenti preceduti da numeri romani, denominati classi. Vi sono poi voci, precedute da numeri arabi e sottovoci precedute da lettere minuscole. A esempio: B) Immobilizzazioni (Macroclasse) - III Immobilizzazioni finanziarie (Classe) - 1) Partecipazioni in: (Voce) - a) imprese controllate (Sottovoce) - b) imprese collegate (Sottovoce) - c) imprese controllanti (Sottovoce) - d) Altre imprese (Sottovoce). Le poste precedute da numeri arabi, anche se sono suddivise in sottovoci, non perdono la loro individualità, pertanto va sempre indicato l'importo corrispondente alla somma delle relative sottovoci. Le sottovoci possono essere raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a causa del loro importo, è irrilevante ai fini indicati nel secondo comma dell'art. 2423. La nota integrativa, però, deve indicare, distintamente, le singole voci oggetto del raggruppamento. Vedi testo sul bilancio d'impresa.
Ask (lettera). Termine che indica la quotazione delle valute o dei titoli offerti nelle operazioni di cambio o in Borsa; per analogia indica una fase del mercato che vede prevalere l'offerta di titoli con prezzi al ribasso. Vedi Bid (denaro).
Aspettative (Expectations). Previsioni degli operatori del mercato circa l'andamento futuro di determinate variabili economiche.
Assegno (Check). Ordine di pagamento impartito a una banca da un soggetto che si impegna a mettere a disposizione della banca stessa i fondi necessari, a beneficio di se stesso o di un terzo soggetto.
Assemblea ordinaria. Locuzione che indica la riunione annuale degli azionisti di una società che ha il potere di deliberare, a maggioranza assoluta dei presenti, su tutte le materie che non sono di competenza dell'assemblea straordinaria: approvazione del bilancio di esercizio, ripartizione dell'utile, ripianamento delle perdite, nomina e revoca degli amministratori e sindaci, etc. L'assemblea ordinaria per l'approvazione del bilancio deve essere convocata entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio. Hanno diritto di partecipare all'assemblea ordinaria i detentori di azioni ordinarie e privilegiate; sono esclusi i detentori delle azioni risparmio.
Assemblea strordinaria. Si differenzia dall'assemblea ordinaria per le materie di propria competenza che riguardano, in particolare, le modifiche dell'atto costitutivo.
Asset allocation. Prima fase della gestione di un fondo o di un portafoglio. In questa fase vengono selezionate le categorie di attività finanziarie nelle quali investire. Si scelgono le quote di investimento nei diversi settori azionari, le quote da dedicare ai titoli a reddito fisso a breve e lunga scadenza. Il processo di asset allocation si basa ampiamente su analisi macroeconomiche volte a prevedere l'andamento dei tassi di interesse e dell'economia in generale. Il passo successivo è quello dello stock picking, ovvero della selezione dei singoli titoli.
Asset management. Attività di gestione di un portafoglio di attività finanziarie svolta da un intermediario finanziario per conto terzi.
Asset play. È definito asset play un titolo che viene ritenuto vantaggioso per l’investimento in quanto il valore di mercato non rispecchia la valutazione degli investimenti presenti nell’impresa. Questi titoli possono essere frequentemente oggetto di scalata poichè consentono l’acquisizione di società pagando un prezzo inferiore al loro valore di mercato.
Asset stripping. E' un'operazione finanziaria che solitamente coinvolge multinazionali o comunque imprese di grandi dimensioni. Con l'asset stripping (frazionamento dei beni) si mira ad acquisire il controllo della società madre di un gruppo per poterne vendere le società controllate che contribuiscono ai componenti attivi del suo patrimonio, lucrando così sulle plusvalenze ottenute dalle singole cessioni.
Assicurazione sui mutui ipotecari. Tutela fornita da società private o autorità pubbliche, ai proprietari di titoli garantiti da ipoteca, sul pagamento degli interessi e del capitale in caso di insolvenza del soggetto emittente.
Assistenza fiscale. Attività effettuata dai CAF (centri assistenza fiscale), che si sostanzia dell'assistenza ai contribuenti - privati e/o imprese - nell'assolvimento degli adempimenti fiscali. Tra le principali attività, che vengono prestate nei confronti dei contribuenti, che ne fanno richiesta, si segnalano le seguenti: elaborazione e predisposizione delle dichiarazioni (ad esempio, modelli 730 e UNICO), redazione delle scritture contabili, verifica della conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni alla relativa documentazione (vedi anche visto di conformità).
Associazione in partecipazione. E' il contratto con il quale una parte (l'associante) attribuisce ad un'altra (l'associato) il diritto a una partecipazione agli utili della propria impresa o di uno o più affari determinati, dietro il corrispettivo di un apporto da parte dell'associato. Tale apporto, secondo la giurisprudenza prevalente, potrà avere un contenuto finanziario ma potrà anche consistere nell'apporto di lavoro, o nell'apporto misto capitale/lavoro. La disciplina è contenuta nell'art. 2549 c.c. e seguenti, dalla quale si desume facilmente che l'associazione in partecipazione non è un contratto di società, dato che l'attività di impresa è esclusivamente demandata all'associante, che ne assume i relativi diritti e obblighi. Il contratto prevede comunque una partecipazione, da parte dell'associato, al rischio della gestione dell'impresa (o degli affari dedotti in contratto). Quale contrappeso esso prevede degli obblighi di rendicontazione in capo all'associante e dei diritti di ingerenza nella gestione in capo all'associato. L'associato, quale corrispettivo dell'apporto fornito, avrà diritto, alla scadenza del contratto, al capitale apportato aumentato degli eventuali utili realizzati, nella percentuale pattuita. Se non diversamente pattuito, il contratto comporterà la partecipazione alle eventuali perdite registrate dalla gestione dell'affare (o degli affari) oggetto del contratto. La partecipazione alle perdite non potrà, in alcun caso, superare l'ammontare dell'apporto vale a dire del capitale o del lavoro apportato, suscettibile, anche quest'ultimo, di una valutazione economica. È ammessa dalla giurisprudenza, l'esclusione o la limitazione della partecipazione alle perdite da parte dell'associato. A questo proposito è stata anche ritenuta compatibile, con lo schema contrattuale, la clausola che garantisca all'associato la spettanza di un minimo garantito, anche in presenza di utili esigui o addirittura di perdite. È possibile inoltre statuire la corresponsione degli utili maturati, a scadenze intermedie rispetto alla vigenza temporale del contratto. Inoltre è possibile la corresponsione di anticipi sugli utili futuri, che saranno oggetto di conguaglio in sede di rendicontazione della gestione. Così potrà aversi, a esempio, un contratto pluriennale che preveda la rendicontazione annuale degli utili. Allo stesso modo potranno essere pattuiti acconti mensili da conguagliarsi, in negativo o in positivo, alle scadenze annuali. La tutela assicurativa e previdenziale dell'associato è prevista unicamente nel caso di apporto esclusivo di lavoro. L'associato avrà l'obbligo di iscrizione alla gestione separata dell'Inps mentre l'obbligazione contributiva grava esclusivamente sull'associante fatta salva la facoltà di esercitare una rivalsa sull'associato per una quota parziale, stabilita per legge, della contribuzione. Nei casi in cui ne sussista il relativo rischio, da decidersi sulla base della tipologia lavorativa, nasce, esclusivamente in capo all'associante, l'obbligo dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro presso l'Inail. Normativa di riferimento.
  • Codice Civile: Articoli da 2549 a 2554
  • D.Lgs 276/2003 (c.d. legge Biagi): art. 86
  • Decreto Legge 269/2003 convertito nella Legge 326/2003
Associazione Nazionale degli Operatori di Borsa. Associazione statunitense che raggruppa coloro che svolgono un'attività di trattazione e quotazione continuativa di uno o più titoli, che non sono quotati nelle Borse organizzate ma nel mercato over the counter.
Associazione temporanea di imprese, o raggruppamento temporaneo di imprese. E' una fattispecie rientrante nella più ampia categoria delle joint ventures. Essa si caratterizza, e si distingue dalle altre forme associative, per essere finalizzata all’esecuzione di appalti pubblici. Questa figura venne introdotta con la legge 8 agosto 1977, n. 584, che introdusse la fattospecie del “raggruppamento delle imprese per la partecipazione agli appalti e per l’esecuzione delle opere pubbliche”. Essa subì successivamente delle modifiche attraverso la legge 11 febbraio 1994, n. 109, quindi dalla legge 13 novembre 1998, n. 415, la quale opera una serie di rinvii a successivi regolamenti per una piena applicazione della disciplina. Fondamentali sono la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici, n. 4488 del 7 ottobre 1996, e la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n. 2100 del 22 dicembre 1998. L’associazione temporanea di imprese è modellata sullo schema della joint venture. L’associazione temporanea consente a più imprese di partecipare a una gara d’appalto collaborando tra loro. Questa forma collaborativa consentirebbe di evitare i costi che invece avrebbe la costituzione di un'impresa comune o di un consorzio, destinati a scomparire in caso di esito negativo della gara. Inoltre l’associazione temporanea permetterebbe di dare maggiori garanzie al committente circa l’esecuzione integrale e a regola d’arte dell’opera. Nell’associazione temporanea più imprese si associano pur restando giuridicamente soggetti distinti. Le imprese così associate possono formulare un’offerta che viene presentata da una sola delle imprese associate. L’impresa che presenta l’offerta assume la veste di impresa capogruppo e cura i rapporti tra il committente e il raggruppamento. La dottrina riconduce il rapporto fra la capogruppo e le associate allo schema del mandato collettivo con rappresentanza. Secondo quanto disposto dalla legge n. 109/1994 i raggruppamenti temporanei possono partecipare alle procedure di affidamento dei lavori pubblici a condizione che le imprese associate abbiano conferito mandato collettivo speciale con rappresentanza a una di esse prima della presentazione dell’offerta. Quest’ultima formulerà quindi l’offerta in nome e per conto proprio e delle mandanti. L’associazione di imprese viene di solito classificata in due fattispecie: orizzontale o verticale. La prima si ha nell’ipotesi di collaborazione fra imprese che esercitano attività omogenee, le quali si associano al fine di suddividere i lavori ed ottenere i requisiti necessari per partecipare alla gara d’appalto. La seconda ipotesi si ha quando un’impresa assume la posizione di capogruppo e riunisce altre imprese mandanti che svolgano le attività secondarie, definite come scorporabili, mentre l’attività primcipale è svolta dalla capogruppo. Le associazioni temporanee di impresa possono partecipare alle procedure di affidamento degli appalti di lavori pubblici a condizione che sia la capogruppo, sia le altre partecipanti, siano in possesso dei requisiti di qualificazione indicati nel regolamento di partecipazione. Con la presentazione dell’offerta i concorrenti associati assumono la responsabilità solidale nei confronti della Pubblica Amministrazione, nonché nei confronti delle imprese subappaltanti e dei fornitori. I singoli concorrenti alla gara non possono partecipare in più di una associazione temporanea. E’ vietata qualsiasi modificazione alla composizione delle associazioni temporanee rispetto a quella risultante dall’impegno presentato in sede di offerta. Per ultimo, ai raggruppamenti è consentita la presentazione dell’offerta prima della costituzione, purchè l’offerta sia sottoscritta da tutte le imprese che costituiranno i raggruppamenti. L'offerta dovrà inoltre contenere l’impegno che, in caso di aggiudicazione della gara, le imprese stesse conferiranno mandato collettivo speciale con rappresentanza a una di esse, da indicare in sede di offerta e qualificata come capogruppo, la quale stipulerà il contratto in nome e per conto proprio e delle mandanti. L’inosservanza di tale divieto comporta l’annullamento dell’aggiudicazione o la nullità del contratto.
Assunzione a fermo in blocco. E' l'acquisizione preventiva da parte di un gruppo di intermediari finanziari di titoli di nuova emission, in blocco, destinati al mercato. In una fase successiva, saranno gli stessi intermediari a provvedere al collocamento dei titoli stessi.
Asta (auction). Vendita pubblica di un bene al miglior offerente. Si distingue l'asta competitiva (competitive bid) dall'asta marginale (marginal bid). Nel primo caso, ogni proposta di acquisto deve essere soddisfatta al prezzo presentato; se la domanda supera l'offerta vengono soddisfatte le domande di coloro che sono disposti a pagare un prezzo più alto. L'asta marginale, invece, prevede che ogni proposta di acquisto sia soddisfatta al prezzo minimo. Nella prassi di assegnazione di titoli di Stato si procede alla cosiddetta asta non competitiva (non-competitive bid) tenuta dal ministero del Tesoro, che prevede dapprima l'assegnazione dei titoli al miglior offerente e successivamente si procede a soddisfare le richieste rimanenti a un prezzo di riferimento calcolato sulla media ponderata dei prezzi ottenuti nella prima fase dell'assegnazione. Un altro meccanismo d'asta, chiamato asta olandese (dutch auction), prevede che il prezzo sia progressivamente abbassato fino a quando non ci sia un compratore. Questo sistema è utilizzato, ad es., per la vendita dei Buoni del Tesoro Americani.
Asta a tasso fisso. Procedura d’asta nella quale il tasso di interesse viene stabilito preventivamente; le controparti indicano l’ammontare di fondi che intendono negoziare al tasso pre?ssato.
Asta di apertura. Si divide in tre fasi: - Fase di pre-asta (pre-apertura): in questa fase viene determinato e aggiornato in tempo reale il prezzo teorico di apertura di ogni titolo; i clienti possono immettere proposte di negoziazione e modificare o cancellare proposte immesse precedentemente; le proposte possono essere immesse con limite di prezzo, o "a mercato" (queste ultime assumono dinamicamente il prezzo al quale avrebbero maggiori probabilità di essere eseguite). Le proposte possono essere immesse nel book di negoziazione con diverse modalità di esecuzione: "valida fino alla data specificata"; "valido fino alla chiusura di mercato". La durata della fase di pre-apertura può essere prolungata dall'organo di controllo, per l'intero mercato o per singoli strumenti, in corrispondenza di particolari condizioni del mercato. - Fase di validazione: il sistema telematico verifica la validità del prezzo teorico di apertura determinato al termine della fase precedente; se il prezzo è valido, viene assunto come prezzo di apertura per la conclusione dei contratti; se un prezzo di apertura di un titolo non supera la fase di validazione, si prolunga la fase di pre-apertura per un intervallo di tempo stabilito dalla Borsa Italiana S.p.A.. In questa fase non è possibile immettere/revocare ordini. - Fase di apertura: tutti gli ordini di acquisto e vendita presenti al termine della fase di pre-apertura, che risultano tra loro abbinabili e che hanno superato la fase di validazione sono eseguiti al prezzo di apertura. Le proposte in acquisto con prezzi uguali o superiori al prezzo di apertura sono abbinate con le proposte in vendita con prezzi uguali o inferiori al prezzo di apertura, secondo le priorità di prezzo e di tempo delle proposte e fino ad esaurimento delle quantità disponibili. Tutte le altre proposte, le cui condizioni non consentono la conclusione dei contratti, passano automaticamente alla fase di negoziazione continua. Le spezzature che si originano nel MTA sono cancellate o trasferite alla fase di pre-apertura della seduta successiva, a seconda della modalità di esecuzione indicata. In questa fase non è possibile immettere/revocare ordini.
Asta di chiusura. Si suddivide a sua volta in tre diverse fasi: Fase di pre-asta: in negoziazione e modificare o canquesta i clienti possono immettere proposte di cellare proposte immesse precedentemente; le proposte possono essere immesse con limite di prezzo, o "a mercato". Le proposte possono essere immesse nel book di negoziazione con diverse modalità di esecuzione: "valida fino alla data specificata"; "valido fino alla chiusura di mercato". Fase di validazione: il sistema telematico calcola il prezzo di chiusura per la conclusione dei contratti. In questa fase non è possibile immettere, modificare, o cancellare le proposte immesse. Fase di chiusura: tutti gli ordini di acquisto e vendita presenti al termine della fase di pre-asta, che risultano tra loro abbinabili e che hanno superato la fase di validazione sono eseguiti al prezzo di chiusura. Le proposte in acquisto con prezzi uguali o superiori al prezzo di chiusura sono abbinate con le proposte in vendita con prezzi uguali o inferiori al prezzo di chiusura, secondo le priorità di prezzo e di tempo delle proposte e fino ad esaurimento delle quantità disponibili. Tutte le altre proposte, le cui condizioni non consentono la conclusione dei contratti, passano automaticamente alla fase di apertura del giorno successivo (nel caso di ordini immessi con modalità di esecuzione "valida sino a data") o vengono eliminate dal mercato (nel caso di ordini immessi con modalità di esecuzione "valida sino a chiusura di mercato").
Asta non competitiva (Non-competitive bid). Asta tenuta dal ministero del Tesoro nella quale ad una prima assegnazione dei titoli secondo la prassi del miglior offerente, segue un'offerta che stabilisce come prezzo di riferimento la media ponderata dei prezzi ottenuti durante la competizione, così da soddisfare tutte le richieste.
Asta pubblica. Uno dei modi con cui la pubblica amministrazione sceglie l'impresa privata con cui fare un contratto di appalto per la costruzione o la gestione di un'opera o di un servizio pubblico.
Asta marginale e competitiva. Procedure d’asta utilizzate per il collocamento dei titoli di Stato italiani e nelle operazioni di mercato aperto dell’Eurosistema. Con l’asta marginale i titoli vengono aggiudicati a un prezzo unico, pari al minimo accolto; con quella competitiva, invece, l’aggiudicazione avviene a un prezzo pari a quello al quale vengono presentate le richieste.
Asta olandese. Tipo di asta competitiva dove il prezzo viene progressivamente abbassato fino alla comparsa di un compratore. Con questo sistema vengono venduti i Buoni del Tesoro americani (T-bonds).
Ateco. Versione nazionale, sviluppata dall’Istat, della classificazione delle attività economiche definita in ambito europeo e approvata con regolamento comunitario (NACE rev. 1.1). L’ultima classificazione (al 2008) è Ateco 2002, che ha sostituito la precedente Ateco 1991.
ATM (Automated Teller Machine). Vedi Bancomat. Apparecchiatura automatica per l’effettuazione da parte della clientela di operazioni quali prelievo di contante, versamento di contante o assegni, richiesta di informazioni sul conto, bonifici, pagamento di utenze, ricariche telefoniche, ecc. Il cliente attiva il terminale introducendo una carta e digitando il codice personale di identificazione.
ATTAC. E' la sigla dell'Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l'Aiuto ai Cittadini. Si tratta di un'associazione orientata all'azione per l'affermazione dei valori della dignità umana e della protezione dell'ambiente e, quindi, di opposizione alle politiche neoliberiste. L'idea di un'associazione per l'introduzione della Tobin Tax il cui gettito fosse utilizzato per finanziare progetti sociali fu lanciata nel dicembre 1997 da Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde diplomatique in un editoriale pubblicato dal mensile francese e intitolato "Disarmare i mercati". La proposta, lanciata durante la crisi economica dei mercati del Sud-est asiatico, raccolse un inaspettato numero di consensi e il 3 giugno 1998 si tenne un'assemblea costitutiva dell'Associazione oggi presente in circa 55 Paesi del mondo. In seguito, Attac ha ampliato i suoi campi d'intervento e ora si interessa a tutti gli aspetti della globalizzazione economica (che l'associazione qualifica come ultraliberale), osteggiando le decisioni del WTO, dell'OCSE e del Fondo Monetario Internazionale. La critica ai meccanismi dell'economia mondiale, che sarebbero funzionali a logiche neoliberiste non comporta un'opposizione al fenomeno della globalizzazione che anzi viene accolta con favore dall'Associazione quando le politiche economiche si rivelino rispettose dell'ambiente e della dignità sociale di tutti gli uomini. L'Associazione funziona in base ad un principio di decentralizzazione volto a stimolare il più possibile l'attività dei comitati locali. In alcuni Paesi si è dotata di un consiglio scientifico indipendente da strutture universitarie o comunque istituzionali. I membri di ATTAC sono stati tra i promotori del World Social Forum di Porto Alegre, dei Forum Sociali Europei e del Forum Sociale del Mediterraneo.
Attività (Assets) . Ogni bene, tangibile o intangibile, il cui valore si possa rappresentare in unità monetarie: crediti, merci, titoli in portafoglio, avviamento, ecc.
Attività correnti (current assets). Comprendono la cassa e altre attività che si ipotizza si trasformeranno in cassa (o comunque verranno utilizzate) entro il breve periodo. La differenza tra le attività correnti e le passività correnti determina il capitale netto investito nella gestione corrente. Vedi testo sul bilancio.
Attività finanziaria sottostante. Strumento finanziario che costituisce l'oggetto della transazione nei contratti derivati (es. le azioni comperate tramite un'opzione call).
Attività fisse. Investimenti che non saranno convertiti in flussi di moneta durante il processo produttivo. Comprendono gli impianti, le immobilizzazioni tecniche, le spese per la ricerca e lo sviluppo, l'avviamento.Vedi attività immobilizzate.
Attività eccedente i propri mezzi. (overtrading). Situazione in cui un'azienda svolge un'attività ridondante rispetto alle proprie disponibilità finanziarie. In particolare manca la liquidità necessaria per affrontare il fabbisogno finanziario quotidiano connesso alle attività in corso.
Attività liquide. Sono rappresentate dal circolante e da attività finanziarie prontamente convertibili in contante.
Attività immobilizzate(fixed assets). Sono gli investimenti in fattori produttivi durevoli, destinati a trasformarsi nel tempo e "indirettamente" in denaro. Nello stato patrimoniale esse sono articolate in:
  1. immateriali,
  2. materiali,
  3. finanziarie.
Le prime due sono definite immobilizzazioni tecniche e dànno luogo al processo di ammortamento.
Attività nette. Nella contabilità del bilanci d'impresa le attività nette sono date dalla differenza tra il totale degli investimenti e quello dei finanziamenti, indicano la ricchezza che spetta agli azionisti, chiamata anche "net worth"
Attività marginali. Regime agevolativo applicabile alle persone fisiche con un volume d'affari non superiore a un determinato limite (in genere, euro 25.822,85), che prevede un'imposta sostitutiva del 15%, e la possibilità di essere assistiti dell'amministrazione finanziaria per l'assolvimento degli adempimenti tributari. Per usufruire di tale agevolazione occorre presentare apposita domanda entro il mese di gennaio, presso l'ufficio delle entrate territorialmente competente.
Attività materiale. Espressione utilizzata nella stesura di documenti contabili per indicare gli investimenti dell’azienda in beni materiali, come immobili, scorte, crediti, ecc.
Attività monetaria. Denaro o titoli rappresentativi di somme di denaro che possono essere determinate univocamente, senza riferimento al valore di altri beni.
Attività nette. In analisi di bilancio, le attività nette si ottengono dalla differenza tra il totale degli investimenti e quello dei finanziamenti, indicando la ricchezza che compete agli azionisti. Viene anche chiamata "net worth".
Attività reali. Componenti del patrimonio costituiti da beni materiali di investimento e beni di consumo durevoli, in contrapposizione alle attività finanziarie.
Attività rischiose. Componenti dell'attivo patrimoniale che presentano un certo grado di rischio, connesso alla solvibilità del debitore, o alle oscillazioni dei cambi o dei tassi di interesse.
Attivo circolante (working assets). Macroclasse C dell'attivo dello stato patrimoniale del bilancio. L'attivo circolante è l'insieme di tutti gli investimenti a breve termine dell'impresa. Si tratta, pertanto, di tutti i beni e i crediti che, diversamente dalle immobilizzazioni, non sono destinati a rimanere per lungo tempo nel patrimonio dell'impresa perché sono finalizzati, in tempi rapidi, al consumo (a esempio le rimanenze di materie prime), alla vendita (a esempio le rimanenze di prodotti pronti per la vendita) o all'incasso (come i crediti verso i clienti). Giova notare che i crediti e le scorte di magazzino devono essere iscritti al netto delle rispettive svalutazioni al fine di quantificare l'effettivo valore di realizzo. La quantificazione delle scorte di magazzino deve tenere conto, a esempio, dell'eccedenza rispetto ai bisogni standard della produzione e della vendita, dell'obsolescenza dei prodotti, del deperimento fisico, dei possibili  danneggiamenti.
I. Rimanenze
Chiamate anche scorte, magazzino o giacenze sono quei beni acquistati o prodotti dall'impresa ma non ancora venduti al cliente al termine dell'esercizio.
  1. Materie prime, sussidiarie e di consumo. Si tratta di beni che l'azienda utilizza nel processo produttivo.
  2. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati. Rappresentano quei prodotti la cui realizzazione è stata avviata, ma non ancora completata al termine dell'esercizio.
  3. Lavori in corso su ordinazione. La voce può essere particolarmente importante per quelle aziende che lavorano per commesse e che compilano degli stati di avanzamento lavori.
  4. Prodotti finiti e merci. Sono i prodotti che giacciono in magazzino in attesa di essere venduti (prodotti finiti) o i prodotti, acquistati da terzi, della cui commercializzazione è incaricata l'azienda (merci).
  5. Acconti. Acconti versati ai fornitori per l'acquisto di materiale; pur essendo dei crediti vengono inseriti nelle rimanenze poiché sono assimilati a materiale già presente in magazzino.
II. Crediti.
I crediti di un'impresa possono essere di due tipi, commerciali o finanziari. I primi scaturiscono dal periodo di tempo intercorrente tra l'emissione della fattura e l'incasso. I secondi corrispondono a finanziamenti concessi a terzi (ad esempio ad aziende dello stesso gruppo) e sono inseriti sotto questa voce solo se non rientrano nella categoria degli investimenti di lungo periodo. La legge impone di indicare separatamente i crediti esigibili entro un anno o quelli in scadenza oltre l'anno.
  1. Verso clienti. Sono i comuni crediti commerciali e comprendono sia i crediti a breve che quelli a medio lungo periodo (oltre l'anno).
  2. Verso imprese controllate, collegate o controllanti. Sono crediti di natura commerciale o finanziaria che l'azienda vanta nei confronti di società che hanno un legame con l'azienda creditrice.
  3. Verso altri. Crediti che non rientrano nelle precedenti categorie, come crediti tributari, imposte anticipate, anticipi ai dipendenti.
III. Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni.
Spesso le aziende hanno convenienza a non investire le proprie eccedenze di liquidità in depositi bancari, ma sono portate a ricercare livelli di redditività maggiori di quelli offerti dalle banche. Questi non rappresentano, però, investimenti durevoli nel tempo e non vengono classificati tra le immobilizzazioni.
  1. Partecipazioni in imprese controllate, collegate o controllanti o altre.
  2. Azioni proprie.
  3. Altri titoli.
Se scelti oculatamente, possono essere tutti investimenti, anche a breve, che consentono redditività più interessanti dei depositi bancari.
IV Disponibilità liquide
Le voci di questo raggruppamento riguardano la liquidità aziendale, sotto forma di denaro e valori in cassa, di assegni da riscuotere o di depositi bancari e postali. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
At the money (1). Un’opzione si dice "at the money" nel caso in cui il prezzo di mercato del bene oggetto del contratto è uguale al prezzo di esercizio del diritto (il premio è pagato in anticipo). Esercitando l’opzione "at the money", teoricamente, si ha la perdita del premio che equivale, in termini di risultato, all’abbandono a scadenza.
At-the-money (2). Opzione il cui sottostante presenta un prezzo di esercizio (strike price) pari alla quotazione corrente.
Attivo dello stato patrimoniale (total assets). Per poter operare, un'azienda ha bisogno di denaro, fabbricati, impianti, materie prime, computer, scorte di magazzino, brevetti e molte altre risorse materiali e immateriali; tutte queste risorse di cui l'impresa si serve per la propria operatività costituiscono le attività aziendali (gli assets). Le attività, quindi, sono risorse possedute dall'azienda il cui valore può essere rappresentato dal prezzo di mercato (per fabbricati, macchinari, materie prime, prodotti finiti) o può essere ricavato dall'utilità che l'azienda ritiene di ricavare nel corso delle proprie attività (per know-how, brevetti, risultati della R&S). L'insieme delle attività è denominato anche capitale lordo di funzionamento. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Attribuzione pro quota. In un contratto di sottoscrizione sindacata di titoli di nuova emissione, è la clausola in base alla quale ognuno dei sottoscrittori è obbligato a collocare presso gli investitori la propria quota di titoli, senza per questo essere responsabile dell'eventuale collocamento di quote residue di altri componenti il consorzio.
Attualizzazione. Legge di Se una legge di capitalizzazione serve a determinare il valore futuro di un capitale disponibile oggi, una legge di attualizzazione mira a determinare il valore attuale di un capitale che si suppone disponibile ad una data futura. Se quindi per una capitalizzazione si può parlare di differimento, per la attualizzazione si deve parlare di anticipazione. Vedi VAN.Chiaramente questa anticipazione ha un costo, che si collega al concetto di interesse "passivo", o sconto. Esso deve essere tale per cui, capitalizzando il valore attuale che la legge di attualizzazione prescelta ci propone, si arrivi a determinare un montante il cui valore coincide con il capitale futuro da cui siamo partiti. La legge di capitalizzazione e il tasso di interesse assunti allo scopo sono univocamente determinati dalla regole di corrispondenza enunciata e si dice per tale motivo che sono tra essi coniugati. Questa sorta di specularità consente, attraverso le leggi di capitalizzazione, di dedurre le principali caratteristiche delle leggi di attualizzazione a esse coniugate. Una generica legge di attualizzazione è espressa dalla relazione:
 V_a(t)=G(C_f,t)\
dove  V_a\ è il valore attuale del capitale Cf disponibile al tempo futuro t.
Auditing. Indica la revisione contabile e la certificazione di bilancio.
Auditor.Revisore in italiano. E' un professionista qualificato, e riconosciuto dalle autorità pubbliche di controllo, che può condurre "revisioni" o "audits", ossia le analisi e le verifiche dei bilanci, dei libri contabili e delle registrazione dei conti e di ogni altra documentazione finaziaria, commerciale o fiscale. Lo scopo è la certificazione dello stato finanziario della società e della correttezza formale del management.
Aumento di capitale. Operazione attraverso la quale, su proposta del consiglio di amministrazione, l'assemblea dei soci delibera un incremento del capitale sociale che determina anche una modifica dell'atto costitutivo. Può avvenire in diverse modalità: in forma gratuita (aumento nominale) che sottende una trasformazione contabile delle riserve iscritte a bilancio in capitale; oppure a pagamento (aumento reale) che sottende la richiesta di nuovi capitali ai soci; infine in forma mista, dove è prevista la combinazione dell'aumento gratuito e di quello a pagamento.
Aumento gratuito di capitale. Azioni distribuite agli azionisti senza corrispettivo in denaro.
Authority. Termine inglese che significa Autorità e che è entrato nel comune linguaggio finanziario italiano. Si tratta degli organismi pubblici, ossia introdotti per legge e i cui vertici sono di nomina governativa, che hanno la funzione di controllare e sovraintedere alla operatività delle società o enti privati e pubblici che operano sul mercato bancario, degli investimenti, delle imprese e del risparmio. Sono anche detti enti di vigilanza e il loro numero, in Italia, è un record europeo: Banca d’Italia (sulle banche), Consob (Borsa), Isvap (assicurazioni), Covip (Fondi pensione), Privacy, Antitrust.
Autoassicurazione. Finanziamento aziendale a scopo cautelare tramite capitale di gestione.
Autocertificazione. Dichiarazione sottoscritta - sempre più diffusa - che il cittadino può produrre in sostituzione delle normali certificazioni ordinariamente di competenza della pubblica amministrazione e attestante fatti, stati o qualità che la pubblica amministrazione deve già conoscere e può agevolmente verificare. Colui che produce le suddette dichiarazioni sostitutive sarà responsabile penalmente ove quanto dichiarato sia falso (dichiarazione mendace).
Autocorrelazione. Si verifica quando le osservazioni di una serie storica sono correlate nel tempo.
Autofinanziamento. L'autofinanziamento è quella componente del patrimonio netto rappresentata dall''incremento dei mezzi finanziari aziendali per effetto della gestione e non per effetto di apporti esterni; esso è costituito, a esempio, dagli utili di esercizio non distribuiti ai soci, mediante la creazione di apposite riserve. Giova sottolineare che la distribuzione dei dividendi la cui somma non può superare l'utile di esercizio è un depauperamento, sia pure virtuale, dell'impresa che riduce la propria liquidità, restituendo una fonte di finanziamento
Automated clearing house (ACH). Struttura tecnica, presente in diversi paesi, che provvede mediante procedure completamente automatizzate alla gestione delle istruzioni di pagamento, generalmente di importo non elevato, trasmesse dagli intermediari finanziari mediante supporti magnetici o reti telematiche.
Avanzo (Surplus). Differenza positiva fra i flussi in entrata e in uscita relativi a una data grandezza economica o finanziaria.
Avanzo primario. L' avanzo primario di bilancio è la differenza tra le entrate e le uscite dello Stato al netto della spesa per gli interessi sul debito pubblico. È forse l' indicatore più importante dello stato di salute della finanza pubblica, perché misura l' andamento strutturale delle entrate e delle uscite, visto che la spesa per onorare il debito è una variabile indipendente, legata al livello degli interessi. L' avanzo primario è dunque una sorta di «assicurazione» contro il rischio di un aumento dei tassi. Più alto è il debito pubblico di un Paese, più alto dovrebbe essere l' avanzo primario. E non a caso l' Italia, fin dall' ingresso nell'Uem, ha mantenuto un avanzo molto elevato, pari a 5 punti di pil.
Average refixing period. L’Average Refixing Period misura il tempo medio in cui vengono rifissate le cedole del debito. Per i titoli zero coupon o i titoli con cedola fissa corrisponde alla vita residua dei titoli. Per i titoli con cedola variabile corrisponde al tempo rimanente alla fissazione della prossima cedola.
A vista. Un titolo è pagabile a vista (at sight) se è sufficiente la sua presentazione al debitore per poter ricevere il denaro oggetto della prestazione.
Avversione al rischio. Atteggiamento da parte di un soggetto economico che, a parità di rendimento, sceglie l'opportunità di investimento che presenta il minore livello di rischiosità.
Avviamento (Goodwill). Contabilmente, l'avviamento corrisponde al maggior costo sostenuto nell'acquisizione di un'azienda in funzionamento, rispetto ai valori correnti dei singoli beni. Il maggior costo può essere iscritto in bilancio, nell'attivo dello stato patrimoniale, se l'acquisizione è avvenuta a titolo oneroso. Per le società per azioni l'iscrizione nelle attività (immobilizzazioni immateriali) è subordinata all'approvazione del collegio sindacale. L'ammortamento deve essere effettuato, civilisticamente, salvo deroghe ben motivate, in un massimo di cinque esercizi.
Avviso di accertamento. Atto emesso dagli uffici dell'amministrazione finanziaria, per portare a conoscenza di un determinato soggetto il risultato dell'attività di accertamento svolta da parte degli uffici nei suoi confronti (a esempio, il controllo e la rettifica della dichiarazione dei redditi). L'avviso di accertamento deve recare l'indicazione dell' imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d' imposta, e deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato.
Azione (Share). L'azione è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società. Il possesso di (almeno) una azione è la condizione necessaria per essere soci di una società per azioni o in accomandita per azioni. Il codice civile prescrive che alcuni tipi di imprese emettano azioni, mentre in altri casi si può scegliere se la proprietà venga rappresentata da azioni o da quote azionarie.
Il ricorso alle azioni consente un più facile scambio delle stesse, magari attraverso lo strumento del mercato azionario. È possibile emettere diverse tipologie di azioni. All'interno di ciascuna categoria le azioni devono essere uguali e offrire uguali diritti. Le azioni ordinarie danno al possessore diritti amministrativi, patrimoniali e misti, tra i quali il diritto di partecipare alle assemblee ordinarie e straordinarie, il diritto al riparto degli utili e a una quota di liquidazione nel caso di scioglimento della società.. Le azioni privilegiate, di risparmio e di godimento, attribuiscono diritti diversi rispetto alle azioni ordinarie. Il valore complessivo delle azioni di una società è detto capitalizzazione. Le azioni di risparmio è una tipologia di azioni caratterizzate dalla limitazione di alcuni diritti riguardanti le decisioni sociali (a esempio, sono prive di voto nell'assemblea), e dall'assegnazione di particolari diritti nell'assegnazione degli utili, stabiliti dall'atto costitutivo. Le azioni di godimento sono azioni i cui possessori non possono esercitare il diritto di voto. L'emissione di tali azioni è consentita nell'ipotesi di riduzione del capitale sociale esuberante nelle operazioni di sorteggio e rimborso delle azioni estratte. Azioni ai dipendenti sono un incentivo per fidelizzare i dipendenti, che consiste nell'assegnare loro un determinato quantitativo di azioni della società per cui lavorano. Azioni proprie: operazione mediante la quale una società procede ad acquistare le proprie azioni, per il raggiungimento di un determinato risultato o per particolari finalità (ad esempio, per supportare l'andamento del titolo, o per ridurre il capitale sociale, o per contrapporsi ad un tentativo di scalata). Dato il rischio sia per i soci che per i terzi, la legge consente l'effettuazione di tale operazione entro determinati limiti (non possono eccedere la decima parte del capitale sociale) e nel rispetto di determinate condizioni.
Azione ad alto leveraggio.Titolo azionario acquistato grazie all’utilizzo di finanziamenti esterni, come negli acquisti effettuati tramite il sistema del margin, e che quindi offre rendimenti molto elevati in rapporto al capitale di proprietà dell’investitore.
Azione calda. È un titolo azionario sul quale sussistono voci di eventuali scalate da parte di altre società, e che dunque è trattato in un mercato alquanto irrequieto.
Azione ciclica. Espressione che indica un'azione che si muove in sintonia con il ciclo economico e quindi trae vantaggio dalla ripresa economica, e appartiene, in genere, a società operanti nei settori chimico, automobilistico, dell'edilizia e della grande distribuzione; viceversa perde, quando ci sono prospettive di rallentamento o recessione.
Azione con diritto di voto. Titolo azionario che attribuisce al suo possessore il fondamentale diritto di voto nell'assemblea dei soci, partecipando così alla conduzione della società.
Azione con dividendo. Azione che non ha ancora staccato il dividendo.
Azione di compendio. E' il titolo azionario che viene assegnato all'investitore che decide di convertire un'obbligazione convertibile oppure un warrant.
Azione di responsabilità sociale. Viene promossa nei confronti degli amministratori a seguito di delibera dell'assemblea, purchè presa con voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale; importa la revoca dall'ufficio da parte dell'amministratore stesso.
Azione di risparmio. Si tratta di azioni al portatore che non conferiscono all’azionista alcun diritto di voto in nessuna assemblea, né ordinaria né straordinaria; attribuiscono, invece, particolari privilegi per il dividendo e sul piano patrimoniale, in caso di riduzione del capitale per perdite. Vi sono due tipi di azioni di risparmio: convertibili e non convertibili. La conversione riguarda la possibilità di trasformare le azioni di risparmio in azioni ordinarie.
Azione di risparmio convertibile. I possessori di queste azioni hanno la facoltà di convertirle in titoli ordinari.
Azione ex-dividendi. Titolo già privo della cedola rappresentativa del dividendo.
Azione frazionata. Per quanto riguarda le operazioni di reinvestimento diretto dei dividendi in nuovi titoli, eseguite da specifici programmi d’investimento dei fondi comuni, la situazione che si verifica quando il dividendo corrisposto non è sufficiente ad acquistare un numero intero di titoli e quindi al possessore vengono attribuite azioni frazionate, fino a concorrenza con il totale del dividendo.
Azione ordinaria. Attribuisce al socio di una società per azioni sia il diritto al dividendo, sia il diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie.
Azione privilegiata. Conferisce al socio di una società per azioni il diritto di voto nelle assemblee straordinarie, il diritto a un dividendo spesso maggiorato e a un privilegio nel rimborso del capitale, in caso di scioglimento anticipato della società.
Azione privilegiata a rendimento variabile. Titolo azionario privilegiato che contempla, oltre alla cumulabilità dei dividendi, la distribuzione di somme variabili in rapporto ai tassi di mercato. Questi titoli che non hanno una scadenza, consentono all’emittente di disporne il rimborso anticipato.
Azione privilegiata ad asta olandese. Genere di titolo azionario a tasso variabile, per il quale il pagamento è determinato ogni sette settimane tramite un processo di asta olandese.
Azione privilegiata di mercato monetario. È un titolo azionario privilegiato, il cui dividendo è stabilito sulla base di un tasso d’interesse variabile. Infatti, il rendimento è stabilito da un’asta periodica che l’emittente deve effettuare ogni volta entro 49 giorni.
Azione privilegiata di prima categoria. Azione del mercato statunitense che presenta un ulteriore privilegio nella ripartizione degli utili e in fase di rimborso del capitale.
Azione revocatoria fallimentare. Si tratta di un mezzo giuridico promosso dal curatore fallimentare di un'impresa dichiarata fallita. In pratica il curatore si attiene al principio della salvaguardia della par condicio creditorum, ovvero del rimborso paritario di tutti i creditori, in funzione di quanto reputato dalla legge ancora in possesso del fallito.
Azioni autorizzate. Il quantitativo di titoli che una società può emettere, secondo quanto convenuto dal proprio statuto, e che può in ogni caso essere modificato per decisione dell'assemblea degli azionisti. Si può esprimere attraverso un unico numero o tramite quantità fisse per ogni categoria di azioni.
Azioni cicliche. Titoli azionari aventi la tendenza ad amplificare le oscillazioni del ciclo economico. Questi titoli, nei periodi di espansione, avranno la tendenza a sovraperformare la media di mercato, mentre nei periodi di contrazione dell'attività avranno una tendenza opposta. Titoli aventi queste caratteristiche sono quelli dei settori delle costruzioni, dell'industria e della chimica.
Azioni da vedove. Vengono definiti così, in gergo, quei titoli azionari che generalmente offrono elevati dividendi e scarsa volatilità oltre a presentare caratteristiche di relativa insensibilità all’andamento del mercato. Grazie a queste caratteristiche di sicurezza e redditività vengono per l’appunto consigliati a chi ha una propensione molto limitata al rischio.
Azionista (Shareholder). Soggetto (detto anche shareholder) che possiede almeno un titolo azionario di una società e che ha perciò titolo ad applicare i diritti rappresentati dal documento in suo possesso.
Azionista di maggioranza. È chi possiede almeno il 50% più uno dei titoli azionari con diritto di voto in un'impresa, e che quindi è in grado di controllarne l'attività. Può anche essere un soggetto appartenente a un gruppo di azionisti che in totale possiede più della metà del capitale, o ancora, nel caso di un'alta frammentazione del capitale, un soggetto che nonostante abbia una quota di azioni inferiore al 50% controlla comunque la società.
Azionista di riferimento. È un soggetto in possesso di un numero rilevante di azioni aventi diritto di voto (non necessariamente la maggioranza del capitale), che è perciò in grado di influenzare l'andamento gestionale della società.
Azionista registrato. L’azionista di una società il cui nominativo risulta registrato sui libri sociali. Al momento del pagamento dei dividendi l’azionista è obbligato a registrare il proprio nome sul libro degli azionisti.
Azzardo morale. Rischio che incorre una compagnia assicurativa, qualora un assicurato non eserciti la normale diligenza nell'evitare il verificarsi dell'evento coperto dall'assicurazione. L'azzardo morale è presente anche in macroeconomia, laddove gli operatori economici possono sentirsi incentivati a intraprendere comportamenti eccessivamente rischiosi, qualora essi possano preventivare una significativa probabilità che i costi associati a un eventuale esito negativo ricadano sulla collettività, o su altri operatori o categorie di operatori. A esempio, una politica di intervento delle autorità per salvare imprese a rischio di fallimento potrebbe indurre gli operatori a finanziare progetti eccessivamente rischiosi, nell'ottica di realizzare i benefici in caso di successo e di affidarsi all'intervento dello stato in caso contrario.
Azzeramento del capitale. Operazione che precede la reintegrazione del capitale entro i limiti minimi imposti dalla legge (a esempio, s.r.l. 10.000 euro, s.p.a. 100.000 euro) a seguito delle perdite conseguite. In tali casi infatti l'assemblea procede dapprima alla delibera di azzeramento del capitale e quindi alla delibera di aumento per portare il capitale almeno al minimo legale.


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A C D-E F-G-H I-J-K L-M-N O-P Q-R S T-U V-W-X-Y-Z

B


Back office. In una società finanziaria, il reparto che si interessa della gestione di tutte le operazioni effettuate dal proprio reparto operativo (Front office): dalla spunta delle contrattazioni effettuate, all'invio degli ordini di pagamento, ecc. In un'impresa commerciale è il reparto chesi interessa della gestione operativa al fine di ottimizzare il rapporto tra il personale di front office e i clienti.
Backtesting. Metodo per testare la validità dei modelli VAR (vedi). E' in genere effettuato comparando le stime ottenute con il VAR con i risultati effettivamente o teoricamente realizzati nelle giornate di trading.
Backup facilities. Linee di credito bancario concesse a sostegno dell’emissione di titoli. Il principale esempio è costituito dalle note issuance facilities.
Backwardation. Situazione di mercato in cui i prezzi futuri (indicati dalle varie scadenze dei contratti a termine) sono più bassi di quelli attuali (prezzi spot). Tipicamente è un termine usato nei mercati delle commodities. È il segnale di una forte tensione sul mercato che si presume venga poi superata. E' il caso opposto del Contango.
Bailin. Salvataggio, con iniezione di risorse interne, di un soggetto (banca, impresa, stato sovrano) vicino alla bancarotta.
Bailout. Salvataggio, con iniezione di liquidità da parte di istituzioni esterne, di un soggetto (banca, impresa, stato sovrano) vicino alla bancarotta. Di bailout si è parlato molto durante la crisi delle banche spagnole nel 2012.
Balloon (Pallone). Finanziamento, solitamente come mutuo ipotecario, che contempla il pagamento di una somma notevole di denaro, relativa all’ammontare del prestito, in un’unica soluzione al termine dell’operazione. Questo pagamento è definito pagamento Balloon.
Banca. È l'istituzione finanziaria che svolge funzioni associate a depositi, investimenti, prestiti e servizi finanziari in genere nei confronti della propria clientela. Può essere effettuata una distinzione tra banca commerciale (commercial bank), che utilizza somme avute in deposito soprattutto in prestiti, e banca d'investimento (investment bank), la quale impiega gli stessi fondi operando nelle negoziazioni in titoli, per proprio conto o per conto dei clienti.
Banca agente. Banca nominata da un consorzio di istituzioni creditizie per tutelare gli interessi dello stesso in operazioni comuni. Una banca agente, nel mercato europeo, è quella banca nominata dalle altre facenti parte del sindacato per curare le operazioni amministrative riguardanti l'emissione di titoli obbligazionari.
Banca agente depositaria. Banca commerciale che si occupa delle operazioni di gestione ordinaria di titoli per conto della clientela. Queste operazioni consistono nell’aggiornamento del libro soci, nella custodia dei titoli, ecc..
Banca agente principale. Banca che coordina le attività di un gruppo di paying agents.
Banca al dettaglio (Banca retail). Tradizionale attività bancaria la cui principale caratteristica è l'avere una clientela vasta ed eterogenea e svolgere principalmente un elevato numero di operazioni il cui ammontare unitario è medio-piccolo.
Banca all'ingrosso. Banca che opera prevalentemente con operatori istituzionali, svolgendo operazioni creditizie di elevato ammontare. Si contrappone alla banca retail.
Bancabilità. 1. Termine usato per indicare la sussistenza di tutti gli elementi che rendono un titolo valido per l'incasso, lo sconto o qualsiasi altra forma di accredito presso una banca: integrità, scadenza, bontà delle firme, ecc. 2. Termine usato nel mondo dell'impresa per indicare un documento che possa essere "compreso" da una banca al fine di ottenere un finanziamento.
Banca capofila. Banca con funzioni di coordinamento di un gruppo di istituzioni finanziarie, che partecipano a un prestito sindacato o a un consorzio di collocamento di un'emissione di titoli.
Banca centrale. Istituzione finanziaria pubblica avente una serie di funzioni legate alla politica monetaria di una nazione, tra cui l'emissione della cartamoneta, la regolamentazione delle condizioni monetarie e di esercizio del credito, la gestione, più o meno stretta, della propria divisa nei rapporti con quelle estere.
Banca centrale ruropea (BCE). Autorità di politica monetaria della zona euro a partire dal 1° gennaio 1999. Nata dal precedente Istituto Monetario Europeo, è la responsabile della gestione della politica monetaria nel sistema europeo delle banche centrali. Fissa il livello dei tassi d'interesse di riferimento e persegue la stabilità dei prezzi nel mercato unico.
Banca commerciale. Si tratta di un ente creditizio sostanzialmente analogo alle aziende di credito italiane contemplato dalla legislazione americana. Può compiere operazioni di finanziamento, come per esempio contrarre depositi alla clientela, ma non le è consentito investire in titoli, pur offrendo altri servizi che sono assimilabili a quelli di una banca al dettaglio.
Banca dealer. Banca che opera come un market maker e come sottoscrittore nel mercato dei titoli a reddito fisso, sia di tipo pubblico che societario.
Banca dei regolamenti internazionali. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) (in inglese: Bank for International Settlements, BIS) è un'organizzazione internazionale avente sede sociale a Basilea, in Svizzera. Fondata nel 1930 in attuazione del Piano Young, essa è la più antica istituzione finanziaria internazionale. Pur essendo un'organizzazione internazionale, la BRI è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un Direttore generale; tuttavia, le sue azioni possono essere sottoscritte unicamente da banche centrali o da istituti finanziari designati. Attualmente possiedono quote azionarie, e sono pertanto rappresentate alle sedute dell'Assemblea generale, 55 banche centrali, nonché la Banca centrale europea. Il principale scopo dell'organizzazione è promuovere la cooperazione tra la banche centrali. Al contempo, la BRI fornisce specifici servizi finanziari in qualità di "banca delle banche centrali" ed opera come agente o mandataria (trustee) nei pagamenti internazionali che le vengono affidati. Infine, la BRI rappresenta oggi un rinomato centro internazionale di ricerca in ambito finanziario, monetario ed economico.
Banca della Federal Reserve. Banca che fa parte del sistema di dodici istituzioni creditizie costituenti il Federal Reserve System. Queste dodici banche si trovano a New York, Philadelphia, Cleveland, Richmond,Atlanta, Chicago, Saint Louis, Minneapolis, Kansas City, Dallas e San Francisco.
Banca d'investimento. Le banche d'investimento agiscono come intermediari fra le società emittenti di titoli e gli investitori. Le loro attività principali sono la sottoscrizione ed il collocamento di titoli, il trading sui titoli di proprietà e la consulenza alla propria clientela. Il capitale d una banca di investimento viene investito in operazioni che tendenzialmente frutteranno rendimenti elevati.
Banca di agenzia. Pratica operativa utilizzata da banche estere per entrare nel mercato degli Stati Uniti che si avvalgono di banche d’agenzia, che non sono sottoposte alle leggi vigenti tra i vari stati, ma che non possono accettare depositi o concedere prestiti in nome proprio.
Banca di riferimento. In un prestito consorziale, banca i cui tassi vengono presi come riferimento per fissare il tasso di interesse del prestito.
Banca di risparmio. Istituzione bancaria esistente negli Stati Uniti assimilabile per le sue caratteristiche alle casse di risparmio italiane. La loro principale funzione consiste nella raccolta e incentivazione del risparmio privato, nella concessione di prestiti al consumo nonché nell'erogare mutui ipotecari per l'acquisto della casa.
Banca d'Italia. La Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica italiana. Dal 1998 è parte integrante del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Il suo nome viene talvolta informalmente abbreviato in Bankitalia.

Logo della Banca d'Italia
Logo della Banca d'Italia

Sebbene una buona parte delle quote di partecipazione al suo capitale sia di proprietà di banche (oggi private), è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla "legge bancaria" del 1936 e ribadita anche da una sentenza della Corte di Cassazione, e come confermato dallo statuto della banca nelle sue successive evoluzioni. La sede centrale della Banca d'Italia è nel Palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia. Storia. La Banca d'Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito e dalla liquidazione della Banca Romana. Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l'attuale Banca d'Italia. Artefici dell'operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Diavolo, Bastogi, Balduino. Nel 1926 la Banca d'Italia ottiene l'esclusiva sull'emissione della moneta (viene così abrogato il Regio Decreto del 28 aprile 1910, n. 204, che aveva confermato la prerogativa anche al Banco di Napoli ed al Banco di Sicilia). Nel 1928 la Banca viene riorganizzata. Al Direttore Generale viene affiancato un Governatore, dotato di poteri maggiori. La Banca d'Italia è una società per azioni fino al 1936. In quell'anno viene convertita in Istituto di diritto pubblico dall'articolo 3 della legge bancaria del 1936 (ovvero il regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni). Le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta. Nel 1948 viene conferito al Governatore il compito di regolare l'offerta di moneta e decidere il tasso di sconto, in base al D.P.R. n. 482 del 19 aprile (articolo 25, comma 4). Una legge del 1992 (la n.82 del 7 febbraio), proposta dall'allora Ministro del Tesoro Guido Carli, chiarisce che la decisione sul tasso di sconto è di competenza esclusiva del Governatore e non deve essere più concordata di concerto con il Ministro del Tesoro (il precedente decreto del Presidente della Repubblica, viene modificato in relazione alla nuova legge con il DPR del 18 luglio). Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge N. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d'Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d'Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell'istituto, ma non viene mai approvato. La Legge 262 del 28 dicembre 2005, nell'ambito di varie misure a tutela del risparmio e sulla disciplina dei mercati finanziari,introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio, e dispone che entro il 2008 le quote di partecipazione a Bankitalia attualmente in mano a imprese private passino allo Stato. La citata legge, n. 262 ha avviato una riforma dell’assetto istituzionale e organizzativo della Banca d’Italia.

Governatori (Dal 1928)

  • Bonaldo Stringher (1928 - 1930)
  • Vincenzo Azzolini (1931 - 1944)
  • Luigi Einaudi (1945 - 1948)
  • Donato Menichella (1948 - 1960)
  • Guido Carli (1960 - 1975)
  • Paolo Baffi (1975 - 1979)
  • Carlo Azeglio Ciampi (1979 - 1993)
  • Antonio Fazio (1993 - 2005)
  • Mario Draghi (dal 2006)

Banca elettronica (banca on-line). Metodo di pagamento in cui le somme vengono trasferite tramite ordini dati elettronicamente, in assenza di una effettiva movimentazione di fondi.
Banca europea per gli investimenti (BEI). Creato nel 1958 come istituto bancario autonomo in seno alla comunità europea, allo scopo di finanziare, su un orizzonte di lungo termine, e promuovere i progetti di sviluppo e integrazione perseguiti in ambito comunitario.
Banca full service. È un ente creditizio capace di offrire alla clientela l’intera gamma di servizi che solitamente si richiedono agli organismi di tipo bancario, dalla remunerazione dei depositi al trasferimento di fondi, alla custodia dei titoli.
Banca mondiale (World bank). La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, o World Bank, è un'Istituzione bancaria sovranazionale avente la finalità di finanziarie e promuovere lo sviluppo mondiale, erogando risorse finanziarie a favore dell'attenuazione delle disuguaglianze tra le aree economiche del pianeta.
Banca nazionale. Banca autorizzata all’esercizio dell’attività creditizia dall’Ufficio del controllore della moneta, e che perciò fa parte del sistema della Federal Reserve.
Bancanota. Strumento di pagamento a corso legale creato dall'istituto di emissione di un paese.
Banca operante nei mutui. È una banca d’investimento che emette titoli garantiti da ipoteca e li colloca sia attraverso l’emissione di una serie di titoli frammentati fra tutti gli investitori interessati, o presso un unico investitore di grandi dimensioni.
Bancarotta fraudolenta. In genere, reato punibile con la reclusione da tre a dieci anni, commesso da chi: 1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti; 2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in modo da non render possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
Banca sindacale. Istituzione di carattere bancario, il cui capitale è detenuto dai membri di un’organizzazione sindacale.
Banca universale. Istituto di credito abilitato ad eseguire simultaneamente l'attività di intermediazione creditizia e in valori mobiliari, nonché quella di assunzione di partecipazioni industriali.
Banche popolari. Le Banche popolari (società cooperative a responsabilità limitata) si distinguono dalle banche S.p.A. per almeno quattro caratteristiche:

  • Limite di possesso: ogni socio non può superare lo 0,5% del capitale sociale.
  • Voto capitario
  • Clausola di gradimento
  • Mutualità (non prevalente)

Le banche popolari sono banche locali, non a carattere multinazionale, con una quota di azioni considerevole detenuta da dipendenti e correntisti della banca
Le 10 maggiori banche popolari italiane sono (Dato 2008) :

  • Ubi Banca
  • Banco Popolare
  • Banca Popolare di Milano (Bpm)
  • Banca Popolare dell'Emilia Romagna (Bper)
  • Banca Popolare di Vicenza (Bpvi)
  • Credito Valtellinese (Creval)
  • Veneto Banca
  • Banca Popolare di Sondrio (Bps)
  • Banca Popolare dell'Etruria
  • Banca Popolare di Spoleto

Banchieri rinascimentali italiani. Vedi La finanza nasce in Italia.
Bancomat. Bancomat è il nome con cui vengono chiamati in Europa i sistemi per il prelievo automatico di denaro contante dal proprio conto corrente bancario, attraverso dei distributori collegati in rete telematica, anche fuori dagli orari di sportello e in località diverse dalla sede della banca presso cui si intrattiene il conto. Nei paesi di lingua anglosassone il sistema è noto con la denominazione generica di sportello automatico (Automated Teller Machine, ATM). Anche se il termine è diventato di uso corrente in italiano, il marchio Bancomat identifica a rigore il servizio offerto dall'Associazione Bancaria Italiana (ABI), che lo gestisce attraverso un'apposita convenzione (Co.Ge.Ban.). Un suo sistema analogo, ma non interoperativo, gestito da Poste Italiane, è il Postamat. Il primo Bancomat fu sviluppato dalla società inglese De La Rue e installato a Enfield Town (zona nord di Londra) il 27 giugno 1967 presso la Barclays Bank. In Italia compare nel 1976, a Ferrara: la Cassa di Risparmio di Ferrara fu la prima banca italiana ad installarlo. Il modello inaugurato nel 1967 accettava soltanto voucher monouso, che venivano trattenuti dalla macchina. Per rendere più difficili i furti l'apparecchiatura funzionava con diversi principi, tra cui radiazioni e magnetismo a bassa coercitività che veniva rimosso dal voucher in fase di lettura. L'idea del personal identification number (PIN) venne sviluppata nel 1965 dall'ingegnere inglese James Goodfellow. Il sistema sfrutta per l'identificazione del richiedente una tessera plastificata (badge) corredata di una banda magnetica e (solo in quelle più moderne) di un microchip, che il cliente inserisce in un apposito lettore. La tessera viene attivata digitando sulla tastiera del distributore un codice numerico di sicurezza (PIN), che deve essere mantenuto segreto dal possessore; questo viene criptato e se la stringa criptata corrisponde a quella memorizzata sul calcolatore centrale l'operazione può essere eseguita, diversamente al terzo tentativo sbagliato la tessera viene catturata dal distributore ed il servizio viene cautelativamente sospeso. Con il servizio Bancomat è inoltre possibile usufruire di altre operazioni connesse, come il pagamento di bollette, il versamento di contanti e assegni, la lettura del saldo, la stampa degli estratti conto o della lista dei movimenti e ricariche ai telefoni cellulari; si possono inoltre effettuare pagamenti negli esercizi commerciali provvisti di POS. Il servizio Bancomat, con la relativa tessera, è fornito dalla maggior parte degli istituti bancari e ha costi e modalità di funzionamento variabili a seconda delle condizioni stabilite tra la banca ed il cliente. In generale i distributori possono appartenere anche a una banca diversa da quella presso cui il cliente ha il conto, se questa appartiene allo stesso circuito, gratuitamente, altrimenti è legata al pagamento di una commissione. Sicurezza. In tempi recenti gli sportelli Bancomat sono stati oggetto di atti criminosi che consistono nello smurare l'intero distributore (che in effetti è una cassaforte contenente il denaro da distribuire), spesso con l'ausilio di ruspe, immissione di gas esplosivi o altri mezzi, al fine di impossessarsi delle banconote contenute all'interno. Una ulteriore modalità di attacco è l'installazione abusiva nella parte frontale dello sportello di dispositivi atti a registrare o teletrasmettere i codici contenuti nella banda magnetica delle carte inserite (skimmer) e quelli digitati dall'utilizzatore (minitelecamera). La disponibilità di questi due elementi consente di ricostruire (clonare) una scheda magnetica contraffatta ma pienamente funzionante, con la quale è possibile effettuare prelievi e altre operazioni sino a che l'utente o il sistema antifrodi dell'istituto bancario non provvedano alla sua disabilitazione. Un suggerimento che spesso viene fornito è quello di celare all'atto della composizione il PIN digitato (ad esempio utilizzando la mano libera o un foglio di carta o il portafoglio o altro).
Bandiera (Flag). In analisi tecnica, è la configurazione grafica in cui il prezzo del bene oscilla diverse volte tra due livelli di supporto e resistenza oppure tra due linee di tendenza.
Bank identifier code (BIC). Codice per l’identificazione delle istituzioni finanziarie, a livello internazionale, avente lo scopo di agevolare l’elaborazione automatizzata dei messaggi inviati in via telematica in ambienti finanziari (vedi anche: IBAN - International bank account number).
Bank run. Il bank run (in italiano corsa alla banca) è un fenomeno tipico di una crisi finanziaria. Avviene quando un elevato numero di clienti di una banca prelevano contemporaneamente tutti i loro depositi per paura che la banca diventi insolvente. Tale avvenimento destabilizza la banca stessa, che spesso fallisce. Il fallimento dipende dal fatto che la banca detiene solo una parte dei depositi (vedi riserva frazionaria), mentre la maggior parte viene investita. Di conseguenza in caso di prelievo "di massa" da parte dei clienti la banca non ha le riserve necessarie, e quindi diventa insolvente. La conseguenza a tutto ciò è la bancarotta dell'istituto stesso.
Barra. Nome di una società americana (Barra Inc.) che ha realizzato un tool quantitativo ampiamente utilizzato per l'analisi della performance e per gestire i portafogli commerciali di azioni ordinarie, redditi fissi, derivati ed altri strumenti finanziari.
Barre. Linee verticali utilizzate in successione per la costruzione dei grafici, tipo istogrammi.
Base (Basis). Nel mercato dei futures, viene definita basis la differenza esistente tra il prezzo di un titolo a pronti e il prezzo del future sullo stesso titolo. Con l'avvicinarsi alla scadenza del contratto future diminuirà progressivamente, fino ad annullarsi completamente nel momento della scadenza. Nel mercato dei tassi d'interesse, rappresenta il numero dei giorni utilizzato per il calcolo dell'interesse (solitamente 360 o 365), mentre per i titoli a reddito fisso rappresenta il rendimento a scadenza di un'obbligazione. Per la legge fiscale USA è il prezzo di acquisto di un investimento con aggiunta delle commissioni e successivamente impiegato per calcolare le tasse nel Capital Gain.
Base annuale. Procedimento matematico-statistico per mezzo del quale si riferisce una grandezza all'anno, per esempio un tasso d'interesse, pagabile a cadenza trimestrale.
Base corretta. Prezzo di riferimento tramite il quale si può calcolare la redditività di un investimento azionario. La variazione correttiva che sarà necessario apportare al prezzo di acquisto sarà legata a fattori quali: la commissione pagata all'intermediario, l'effetto della tassazione, l'effetto della distribuzione di dividendi ed eventuali aumenti di capitale.
Base di prelievo. Percentuale, sul totale del valore dei beni in garanzia, che una banca o un'istituzione creditizia lascia a disposizione dell'affidato. Valore che varia in base al tipo di prestito e al tipo di bene offerto come collaterale. Nel caso di titoli tenuti presso un intermediario, il possessore potrà utilizzare gli stessi come garanzia per investire nuove somme di denaro in altri titoli, in questo caso le percentuali si attestano sui seguenti valori: 50% per le azioni, 30% per le obbligazioni e fino al 100% nel caso di investimenti liquidabili subito e con certezza.
Base di rendita. Metodo per esprimere il prezzo di un titolo indicando il tasso d'interesse che si intende percepire sui titoli comperati (denaro) e quello che si intende far percepire alla controparte sui titoli venduti (lettera).
Base di sconto. Quando un'obbligazione non frutta interessi (Zero Coupon), viene offerta al pubblico a sconto, cioé a un prezzo inferiore al valore nominale e di rimborso.
Base imponibile. Il valore di un investimento che deve essere preso in considerazione ai fini della definizione dell'imposizione fiscale. Generalmente viene preso in considerazione, come base di riferimento, il costo di acquisto del bene, al netto del totale delle quote di ammortamento accantonate.
Base monetaria. La base monetaria o moneta ad alto potenziale o M0 (emme zero), rappresenta la quantità di moneta, ed è costituita da banconote, monete e depositi presso la Banca Centrale. La base monetaria viene immessa nel sistema monetario-finanziario attraverso l'acquisto, sul mercato secondario, di titoli di Stato. L'acquisto di titoli da parte della banca centrale comporta un debito della banca centrale nei confronti delle banche presso le quali erano detenuti i titoli acquistati. Le banche a loro volta accreditano l'importo dei titoli ceduti sui conti dei clienti che hanno ceduto i titoli alla banca centrale. Pertanto la creazione di moneta attraverso l'acquisto di titoli comporta che l'ammontare della base monetaria sia contabilizzata nel passivo del bilancio della Banca Centrale, mentre il valore dei titoli acquistati dalla banca centrale è registrato nell'attivo della stessa banca, trattandosi di un credito nei confronti dell'emittente ovvero lo stato.
Base post-tassazione. Metodo che deve essere utilizzato per confrontare il rendimento ottenibile da investimenti sottoposti a discipline fiscali differenti.
Basilea II. Basilea II, chiamato anche Nuovo Accordo di Basilea è un documento che definisce, a livello internazionale, i requisiti patrimoniali delle banche in relazione ai rischi assunti dalla stessa. Questi sono di tre tipi, ovvero, di credito, di mercato e operativi. Il "Nuovo Accordo" introduce nuove e più sofisticate metodologie di valutazione degli stessi, al fine del calcolo del relativo requisito patrimoniale. Secondo Basilea II le banche dei paesi aderenti dovranno classificare i propri clienti in base alla loro rischiosità, attraverso procedure di rating. Dovranno, successivamente, accantonare delle quote di capitale definite in base al livello di rischio dei rapporti di credito accordati per tutelarsi dai rischi assunti. Autore dell'accordo è il Comitato di Basilea, istituito dai governatori delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati del mondo, il cosiddetto G10. Motivazioni dell'accordo. A partire dagli anni '90 numerosi istituti di credito hanno sofferto degli effetti di una gestione poco prudente del credito: questo ha reso evidente che esistevano alcune pesanti tare all'interno del quadro normativo grazie a cui le banche valutavano i rischi delle aziende cui accettavano di aprire un credito. Era, in altri termini, diventato obsoleto il modo di valutare se l'impresa che chiedeva un credito sarebbe stata in grado di ripagarlo, entro quanto e quanto reddito avrebbe generato. L'accordo esistente sull'argomento, il Basilea I risultò incentrato su una visione semplificata dell'attività bancaria e della rischiosità delle aziende. Inizialmente, la principale preoccupazione dei partecipanti al Gruppo Basilea II fu la salvaguardia della stabilità del settore bancario, perno attorno al quale ruotano le economie mondiali: la logica del nuovo accordo ruota intorno all'idea che le banche non debbano assumere rischi eccessivi e debbano tutelarsi da quelli che si prendono. Basilea II ha come intento manifesto quello di assicurare una stabilità al sistema bancario, stabilità in funzione del sistema economico che oggi ha continua necessità di capitali per investire in ricerca e sviluppo. Ha inoltre lo scopo di generare un legame del tutto diverso tra banca e impresa, fondato su fiducia reciproca, informazioni reali, da aggiornarsi continuamente, vincolate alla effettiva capacità di produrre reddito in prospettiva di una crescita futura e non solo dei obiettivi a breve termine. L'atteggiamento che le banche dovranno adottare va in direzione di una maggiore responsabilità, sia nei confronti delle aziende, sia nei confronti dei risparmiatori. Il sistema economico italiano, in particolare, ha bisogno di una maggiore intersezione tra banche, imprese e risparmiatori per dischiudere molte potenzialità.I principi cardine. Nodo fondamentale del problema risultò essere che l'accordo Basilea I valutava le aziende in base a requisiti molto semplificati: da quanto tempo esisteva un certa ditta, che patrimonio possedeva, quale ragione sociale. In una parola Basilea I si limitava a prendere atto della "storia" patrimoniale di una ditta, e della capacità attuale di rimborso della stessa, senza avere la possibilità di valutare se, quanto e in quanto tempo la ditta avrebbe generato reddito. Questo induceva un notevole immobilismo e penalizzava fortemente tutta una serie di settori e di investimenti, primi fra tutti quelli sull'innovazione e sulla ricerca. Era quindi necessario elaborare una struttura di analisi molto più sofisticata per potere comprendere la realtà del mercato, che negli anni era notevolmente cambiata. Inoltre le banche si resero conto che il loro ruolo di semplici prestatori andava evoluto in un ruolo di maggior responsabilità, cooperazione e integrazione tra impresa e istituto di credito, se si desiderava che il mercato non stagnasse, ma continuasse a crescere in modo realmente produttivo. Gli accordi hanno elevato la riserva frazionaria delle banche all'8% e fissato il coefficiente di salvaguardia sempre all'8%. Le sofferenze (ossia crediti inesigibili) delle maggiori banche italiane sono al di sopra della media europea che è dell'1.1%. Gli accordi di Basilea II hanno fissato il coefficiente di solvibilità all'8%. Tale coefficiente fissa l'ammontare minimo di capitale che le banche devono possedere in rapporto al complesso delle attività ponderate in base al loro rischio creditizio. In altri termini è una frazione il cui numeratore è dato dall'ammontare di patrimonio di cui dispone una banca ed il denominatore dall'ammontare delle attività ponderate per classi di rischio. Se si considera invece il rapporto tra attivo ponderato e patrimonio di vigilanza il valore richiesto dagli accordi di Basilea II sale a 12,5%. La normativa consiste in tre pilastri:

  1. Requisiti minimi patrimoniali
  2. Controllo prudenziale interno delle banche
  3. Informativa da rendere al pubblico

I requisiti minimi patrimoniali devono coprire le perdite inattese dovute a tre rischi:

  • Rischio di credito
  • Rischio di mercato
  • Rischio operativo, che ne rappresenta la maggiore novità.

Con la collaborazione degli operatori di settore, il Basel Comittee ha individuato i principali fattori di rischio operativo:

  • frode interna - esempi: alterazione intenzionale di dati, sottrazione di beni e valori, operazioni in proprio basate su informazioni riservate;
  • frode esterna - esempi: furto, contraffazione, falsificazione, emissione di assegni a vuoto, pirateria informatica;
  • rapporto di impiego e sicurezza sul posto di lavoro - esempi: risarcimenti richiesti da dipendenti, violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza del personale, attività sindacale, pratiche discriminatorie, responsabilità civile;
  • pratiche connesse con la clientela, i prodotti e l'attività - esempi: violazione del rapporto fiduciario, abuso di informazioni confidenziali, transazioni indebite effettuate per conto della banca, riciclaggio di denaro di provenienza illecita, vendita di prodotti non autorizzati;
  • danni a beni materiali - esempi: atti di terrorismo e vandalismo, terremoti, incendi, inondazioni;
  • disfunzioni e avarie di natura tecnica - esempi: anomalie di infrastrutture e applicazioni informatiche, problemi di telecomunicazione, interruzioni nell'erogazione di utenze;
  • conformità esecutiva e procedurale - esempi: errata immissione di dati, gestione inadeguata delle garanzie, documentazione legale incompleta, indebito accesso consentito aconti di clienti, inadempimenti di controparti non clienti, controversie legali con fornitori.

Basilea III. Il comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria ha dato il via (il 13 setembre 2010) all'accordo Basilea 3 per rafforzare il patrimonio delle banche ed evitare crisi globali future. Il rafforzamento dei requisiti patrimoniali concordato viene attuato essenzialmente in due modi: in primo luogo si chiede una decisa ricomposizione dei requisiti patrimoniali verso gli strumenti di qualità più elevata, si potenzia cioè il cosiddetto Common Equity composto da capitale più riserve. L'attuale requisito minimo per il patrimonio complessivo non cambia e resta all'8% in rapporto alle attività ponderate per il rischio, ma le banche che oggi stanziano il 2% come common equity nel regime Basilea 3 dovranno avere il 4,5% di questo capitale di alta qualità; inoltre il Tier one, cioè il requisito del patrimonio di base che include anch'esso altri strumenti di qualità rafforzata, passa dal 4% al 6 per cento. In secondo luogo verrà richiesto alle banche di mantenere un cuscinetto ("buffer") di capitale aggiuntivo sopra i minimi, pari al 2,5%; questo cuscinetto, spiega il comunicato, potrebbe anche aumentare nelle fasi di surriscaldamento del credito. Anche il buffer dovrà essere composto di capitale di elevata qualità . La nuova calibrazione dei requisiti è quindi più severa di quella prevista attualmente. Ma, in considerazione dell'esigenza di non compromettere la ripresa in corso , è prevista molta gradualità, in modo da permettere alle banche di continuare ad assicurare i necessari flussi di credito all'economia. L'effetto di diluizione nel tempo dell'applicazione delle regole è legato a tre meccansimi: in primo luogo c'è un'entrata in vigore graduale dei minimi e dei buffer per la conservazione del capitale (al 2013 requisiti più bassi, poi innalzamento graduale; introduzione del buffer solo in un secondo tempo); in secondo luogo, le nuove e più severe regole sulle deduzioni dal patrimonio di vigilanza entreranno in vigore progressivamente; infine, gli strumenti di capitale oggi ammessi verranno esclusi a mano a mano e quelli sottoscritti dai governi,come a esempio i Tremonti bonds, potranno rimanere integralmente per un periodo lungo. Come effetto di questi meccanismi, i nuovi requisiti saranno a regime pienamente solo nel 2020, cioè tra 10 annni e gli strumenti non più computabili nel patrimonio saranno completamente esclusi solo a partire dal 2023. Ci sarà quindi molto tempo per l'aggiustamento da parte delle banche.
Basis point. E' l'unità di misura più piccola utilizzata nell'esprimere il rendimento di un titolo. Un basis point corrisponde ad una percentuale dello 0,01 % e 100 Basis Points all'1%.
Basis swap. Intesa tra due controparti di scambiarsi due flussi finanziari nella medesima valuta, la cui consistenza è legata a differenti tassi d'interesse di riferimento.
Battaglia delle deleghe. È la prassi attraverso la quale una società tenta di acquisire il controllo di un'altra raccogliendo dagli azionisti esistenti il numero di deleghe necessario per avere in assemblea la maggioranza dei diritti di voto.
Bear market (Prevalenza dell'orso). Nel lessico dei mercati finanziari indica un mercato nel quale prevalgono movimenti ribassisti e sentimenti pessimistici.
Bear squeeze. Operazione sul mercato dei cambi effettuata da una o più Banche centrali per far cessare le speculazioni sulle divise. Offrendo di acquistare la divisa in questione in quantità maggiori di quelle disponibili sul mercato, la banca si pone nella condizione di forzare la chiusura delle posizioni speculative.
Bear trap. Falso movimento ribassista con uscita temporanea da zona congestionata.
Beige book. Il rapporto della Federal Reserve che fotografa lo stato di salute dell´economia statunitense; viene pubblicato otto volte all'anno.
Benchmark (varie) 1. Titolo emesso da istituzione bancaria che garantisce un rendimento pari a quello dell'indice a cui è legato. 2. E' anche il parametro di riferimento (titoli o indici rappresentativi di un comparto finanziario) tramite cui valutare il rendimento di una attività di gestione. 3. Indica anche un indice o un portafoglio di riferimento. Generalmente la performance di un fondo o di una gestione viene valutata in riferimento al benchmark. Ovviamente perché il confronto abbia senso è necessario che le due grandezze siano comparabili.
Bene. In economia e finanza per bene si intende qualsiasi oggetto disponibile in quantità limitata, reperibile e utile cioè idoneo a soddisfare un bisogno.
Tipi di bene

  • Un bene è limitato quando è scarso rispetto al fabbisogno umano.
  • Un bene è utile quando è idoneo a soddisfare un bisogno.
  • Un bene deve essere reperibile sia per la localizzazione, sia per il prezzo.

Beni liberi ed economici I beni possono essere liberi se sono disponibili in natura in quantità illimitata per tutti, come l'aria o il sole. Si dicono economici quei beni ottenibili mediante l'attività umana o disponibili in quantità limitata. Per alcuni economisti i beni fruibili in quantità illimitata non sarebbero beni, perché sono fruibili senza alcun sforzo.
Suddivisione per utilizzo A seconda dell'uso che se ne fa i beni si suddividono in:

  • Beni di consumo - Beni che vengono utilizzati direttamente per soddisfare un bisogno. (es. il pane e gli abiti)
  • Beni strumentali - Beni utilizzati per produrre altri beni. (es. la farina e il tessuto)
  • Beni durevoli - Beni che possono essere utilizzati più volte (es. un vestito)
  • Beni non durevoli - Beni per i quali il consumo comporta la successiva inutilizzabilità (es. la benzina)
  • Beni succedanei - Beni che possono sostituirne un altro per soddisfare un bisogno o un'impiego (es. l'orzo rispetto al caffè)
  • Beni complementari - Beni che possono essere utilizzati contemporaneamente per soddisfare un bisogno. (es. la benzina e l'automobile)

Bene a uso promiscuo. Bene utilizzato sia per l'esercizio delle propria attività e sia per finalità diverse. Rientra in tale categoria, a esempio, l'auto utilizzata sia per lo svolgimento della propria attività che per esigenze personali o familiari.
Bene economico. Qualsiasi oggetto destinato a soddisfare un bisogno, disponibile in forma limitata. Vedi beni di consumo.
Benefici dell'interscambio. Possibilità di riallocazione di risorse attraverso la partecipazione al sistema di commercio internazionale.
Beneficiario. In un'operazione di pagamento è il destinatario finale della somma di denaro trasferita.
Benefici di ritorno o Back Benefits (BB). Erogazioni correnti in danaro che la Pubblica amministrazione effettua, sia al settore produttivo, attraverso i contributi alla produzione e i trasferimenti alle imprese, sia alle famiglie sotto forma di pensioni e sussidi.
Bene in pagamento. Ogni tipo di bene utilizzabile per il pagamento di un debito.
Bene ordinario. Bene usualmente acquistato o venduto durante le operazioni di gestione di un'impresa. Un bene può essere al tempo stesso ordinario e di capitale, in due imprese diverse con attività diverse.
Beni capitali (capital goods). L'insieme di beni strumentali, materiali e immateriali, componenti i processi produttivi, sia per la singola impresa che per il sistema economico nel suo complesso.
Beni di consumo (consumer goods). Beni non strumentali, il cui consumo soddisfa bisogni esterni al processo produttivo.
Beni di consumo durevoli (consumer durables goods). Sono beni idonei a soddisfare bisogni lungo un arco temporale più lungo rispetto ai beni di consumo, in quanto conservano più a lungo il loro valore d'uso, il loro acquisto è di norma maggiormente dilazionato nel tempo.
Beni di consumo non durevoli (consumer non-durables goods). Beni di consumo che esauriscono la loro utilità all'atto del loro impiego.
Beni fisici. Oro, materie prime agricole, ecc. La contrattazione in beni fisici viene conclusa con la consegna della merce, al prezzo pattuito, alla scadenza del contratto. Molto spesso le posizioni aperte vengono saldate prima della scadenza; in questo caso non avviene la consegna ma solo il regolamento dei differenziali di prezzo.
Beta. Misura statistica del rapporto tra il rischio del primo portafoglio e il rischio del mercato nel suo complesso. Per esempio il Beta di un titolo misura la volatilità del suo prezzo rispetto alla volatilità dell'intero mercato. Vedi coefficiente beta.
Beta di portafoglio. È il coefficiente beta attribuibile a un portafoglio, che indica il rendimento che ci si può attendere dal portafoglio dato un certo rendimento del mercato. I portafogli aventi coefficiente beta superiore a uno sono considerati di tipo aggressivo, quelli inferiori a uno di tipo difensivo.
Bibor. È il tasso d'interesse di riferimento dei depositi interbancari espressi in franchi belga, sigla di Bruxelles Inter Bank Offered Rate.
BI Comp (Banca d’Italia-Compensazione). Sistema di compensazione dei pagamenti di importo non rilevante gestito dalla Banca d’Italia, composto dai sottosistemi Recapiti locale e Dettaglio e dalla procedura Compensazione nazionale (vedi: Sistema di compensazione). I saldi determinati da ciascun sottosistema confluiscono nella Compensazione nazionale, che calcola il saldo dei singoli partecipanti nei confronti del sistema nel suo complesso (saldo multilaterale) e lo invia al sistema BI-Rel, ovvero al sistema TARGET2, per il regolamento. In BI-Comp dal 28 gennaio del 2008 vengono regolati i bonifici SEPA.
Bid/Ask spread. Rappresenta la differenza, in genere positiva, tra la quotazione Bid d'acquisto, e ask, di vendita, indica altresì la differenza tra la più alta proposta d'acquisto (bid) e la più bassa proposta di vendita (ask), presente sul mercato in un dato momento.
Bid (denaro). Prezzo di acquisto di un titolo quotato in Borsa; per estensione fase positiva del mercato in cui le domande prevalgono sulle offerte e i prezzi sono al rialzo. Vedi Ask (lettera).
Bid bond. E' richiesta alle imprese che prendono parte a gare di appalto o a forniture internazionali. Tutela il committente da eventuali rinunce a eseguire i lavori. Prende la forma di una fideiussione bancaria.
Bid to bid. (Prezzo di riscatto a prezzo di riscatto). Si riferisce alla misura della performance storica utilizzando il "bid" o i prezzi di vendita dei fondi all'inizio e al termine del periodo preso in esame.
Big board. È il nome con cui gli operatori indicano il New York Stock Exchange.
Big five. Vengono così definite le cinque più importanti società emittenti di carte di credito, e cioè: American Express, Carte Blanche, Diners Club, Mastercard e Visa.
Biglietto di stato. La banconota di stato è una banconota stampata direttamente dallo stato tramite la propria zecca e non fatta stampare da una banca centrale come oggi avviene per le banconote: per gli euro la BCE, per i dollari la FED.
Bilancia commerciale. Parte della contabilità economica di una nazione, facente parte della bilancia dei pagamenti, che considera le movimentazioni dei beni importati e dei beni esportati.
Bilancia dei pagamenti. Metodo di rilevazione della contabilità economica nazionale che registra, generalmente su base annua, le transazioni di un Paese con l'estero e il saldo delle stesse. È composta da una parte corrente "current account" (che comprende i movimenti di beni e servizi, i trasferimenti a titolo di interesse e i proventi dagli investimenti all'estero) e da una parte capitale "capital account" (che tiene conto degli investimenti a titolo di capitale all'estero e dei depositi interbancari internazionali). Il saldo della bilancia dei pagamenti, deficit o surplus, rappresenta una stima delle movimentazioni di fondi di una nazione con il resto del mondo.
Bilancio. Il bilancio d'esercizio di un'impresa è un documento di derivazione contabile che ha lo scopo di rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa e il risultato economico conseguito. Esso si compone di tre o quattro documenti:

  1. lo Stato patrimoniale
  2. il Conto economico
  3. la Nota integrativa
  4. la Relazione sulla gestione e altre realzioni. (non obbligatorio)

Altro documento giudicato di complemento è il Rendiconto finanziario.

La redazione del bilancio ha due obiettivi: rispondere agli obblighi contabili e fiscali previsti dal codice civile e mettere a disposizione di operatori esterni ed interni all'impresa (fornitori, creditori, risparmiatori, analisti finanziari, Stato, soci, dipendenti) informazioni sull'andamento dell'impresa. Il bilancio può essere assoggettato o meno a revisione contabile. La disciplina del bilancio è contenuta agli artt. 2423-2435 bis del codice civile. Le norme in materia di bilancio (all'art. 2428 c.c.) prevedono che lo stesso sia corredato da una relazione degli amministratori sulla situazione della società e sull'andamento della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti. Anche se non è parte integrante del bilancio, la relazione sulla gestione assolve a una funzione descrittiva ed esplicativa e completa le informazioni desunte dallo Stato Patrimoniale (SP), dal Conto Economico (CE) e dalla Nota Integrativa (NI). Le funzioni del bilancio d'impresa sono di illustrare la situazione complessiva dell'impresa (scenario economico, competitivo e ambientale in cui opera e con il quale interagisce; compatibilità e coerenza dei programmi di gestione con il contesto esterno) e l'andamento della gestione, sia passata che in corso, nel suo insieme e nei vari settori in cui l'impresa ha operato; nonché di illustrare l'andamento della redditività, gli aspetti finanziari e la loro influenza sulla formazione del risultato economico dell'impresa, con riferimento alle situazioni patrimoniali e finanziarie già determinatesi ma anche in relazione alle previsioni relative all'evoluzione della gestione (analisi dei dati che riguardano i costi, i ricavi e gli investimenti). Un compito degli amministratori è, infatti, di delineare nella relazione sulla gestione le prospettive di sviluppo della gestione sulla base dei valori di bilancio e attraverso piani e programmi di medio-lungo e breve periodo. In particolare, la relazione sulla gestione deve contenere indicazioni circa le attività d'investimento in ricerca e sviluppo delle società; i rapporti con imprese collegate, controllate e controllanti; il numero e il valore nominale delle azioni proprie, incluse quelle alienate nel corso dell'esercizio; i fatti di rilievo avvenuti dopo la data di chiusura del bilancio; l'evoluzione prevedibile della gestione. Quindi, il bilancio d'esercizio non è soltanto un insieme di documenti da redigere secondo gli obblighi di legge, ma è la fonte principale d'informazione dei dati economici, patrimoniali e finanziari dell'impresa per tutte le classi di portatori di interesse nei suoi confronti: creditori, dipendenti, clienti e fornitori, organi statali di controllo, fisco, pubblica amministrazione; soggetto economico e/o management; azionisti di maggioranza e di minoranza. È lo strumento fondamentale d'informazione per i terzi e per i soci al fine di giudicare (almeno in prima approssimazione) la convenienza a mantenere il legame con l'impresa. Nell'ottica di una maggiore trasparenza, i documenti di bilancio sono pubblici: gli stessi devono essere depositati presso la Camera di commercio competente per territorio che li archivia e li mette a disposizione di chiunque ne faccia richiesta, sia in forma cartacea che informatica. È anche un utile strumento di controllo di gestione per impostare, attraverso opportune comparazioni ed analisi, un giudizio d'insieme sull'andamento della gestione svolta. Durante l'esercizio tutte le operazioni di gestione vengono contabilizzate mediante scritture in partita doppia, i cui valori confluiscono negli appositi conti. Le operazioni vanno registrate nel libro giornale. I sottoconti vanno inseriti nel piano dei conti, che a sua volta può essere suddiviso in diversi livelli di aggregazione/classificazione, a esempio i sottoconti possono essere raggruppati sotto conti detti "di mastro". Nel bilancio dell'impresa confluiranno tutti i saldi di ciascun conto dopo aver effettuato un apposito inventario e le rettifiche di valore. Il bilancio può essereredatto in forme differenziate in base alle finalità sullequali esso è focalizzato; in tal senso possiamo distinguere: - il bilancio civilistico, - il bilancio rettificato ai fini fiscali, - il bilancio gestionale. Vedi anche: E.Caruso, Come preparare e leggere un bilancio, Tecniche Nuove, 2007
Bilancio civilistico. Il bilancio civilistico mira a fornire una periodica conoscenza del risultato economico conseguito nell'esercizio e della consistenza del patrimonio aziendale. Questo documento è uno strumento fondamentale di informazione per tutti coloro che sono interessati all'andamento dell'impresa e che vogliono trovare nel bilancio civilistico un punto di partenza per valutarne lo stato di salute. In particolare, i creditori possono ricavare informazioni sulle prospettive di recupero dei propri crediti, i soci ricaveranno elementi per valutare come sono stati impiegati i capitali investiti nell'impresa e per trarre indicazioni sulla remunerazione attuale e prospettica del capitale stesso, i fornitori e le banche indicazioni sulla solidità finanziaria dell'impresa. Il bilancio civilistico è disciplinato dal decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127, con il quale il legislatore ha introdotto una serie di modifiche al codice civile, fino ad allora cogente, al fine di recepire la quarta direttiva europea. Il bilancio è redatto dagli amministratori al termine di ciascun esercizio, secondo le norme indicate dal codice civile (articolo 2423 e seguenti), è approvato dai soci e depositato presso la locale Camera di Commercio.
Bilancio consolidato È il bilancio di un gruppo di società considerate come un unicum, indipendentemente dall'autonomia giuridica delle singole. Si ottiene facendo la somma dei valori relativi alle poste di bilancio delle singole società e procedendo poi ad eliminare le seguenti voci:

  1. partecipazioni, con la quota di patrimonio netto delle società partecipate,
  2. crediti e debiti reciproci,
  3. costi e ricavi reciproci,
  4. utili e perdite inclusi nelle voci dello stato patrimoniale e non ancora realizzati all'esterno del gruppo.

Bilancio gestionale. Il bilancio gestionale non deve sottostare a regole fissate dalla legge. Ogni impresa, in conformità al proprio settore merceologico e alle proprie caratteristiche, può stabilire criteri redazionali diversi. Esso deve, però, consentire di comprendere in modo chiaro e completo come si è formato il risultato di esercizio, come si presenta la struttura economico finanziaria dell'impresa, quali sono le prospettive future di remunerazione del capitale; in sostanza esso è uno strumento fondamentale ai fini della programmazione e del controllo.
Bilancio pro forma. È un bilancio avente poste fittizie redatto per analizzare gli eventuali effetti di un'operazione di fusione o incorporazione di un'altra società.
Bilancio rettificato ai fini fiscali. Il bilancio rettificato ai fini fiscali è, sostanzialmente, un documento dal quale risulta il reddito imponibile dell'impresa. Esso è ottenuto rettificando l'utile determinato ai fini civilistici mediante variazioni in aumento, per costi e oneri fiscalmente non deducibili e, in diminuzione, per ricavi fiscalmente non tassabili.
Bilancio statale di cassa. Considera tutte le entrate versate al bilancio e le spese pagate dal bilancio nel corso dell’anno, sia che si riferiscano ad accertamenti o a impegni dell’esercizio finanziario corrispondente all’anno in esame, sia che riguardino quelli degli esercizi precedenti.
Bilancio statale di competenza Considera tutte le entrate accertate e le spese impegnate nel corso dell’esercizio, prescindendo dal fatto che siano riscosse o pagate nell’anno stesso.
Bill of lading. Documento di trasporto marittimo (polizza di carico) rilasciato dal vettore al caricatore all'atto dell'imbarco sulla nave, perfezionante il contratto di trasporto marittimo.
BI-Rel (Banca d’Italia-Regolamento lordo). Sistema di regolamento lordo dei pagamenti di elevato ammontare nei conti degli intermediari presso la Banca d’Italia (vedi: Sistema di regolamento lordo). BI-Rel ha costituito il segmento italiano del sistema europeo TARGET. Dal 16 giugno 2003 è stata operativa la nuova versione di BIRel, basata sull’utilizzo dei messaggi SWIFT per tutte le tipologie di pagamento. La nuova versione ha previsto tra l’altro: un doppio livello di partecipazione (diretta e indiretta); nuove funzionalità a disposizione dei partecipanti per la gestione della liquidità infragiornaliera (riserve di liquidità, servizi interattivi basati sulla tecnologia SWIFTnet); un meccanismo di ottimizzazione dei pagamenti in lista di attesa. Il 19 maggio 2008, il sistema BI-Rel è stato dismesso in concomitanza con la migrazione a TARGET2.
BIRS. Vedi International Bank for Reconstraction and Development. Banca mondiale.
Blocco. Nella pratica bancaria, gruppo di assegni e di denaro contante che viene rimesso alla spunta e all’incasso definitivo. Nella terminologia borsistica vengono definiti blocchi pacchetti di titoli particolarmente consistenti, per i quali, molto spesso, si predispone un mercato indipendente dagli altri, per evitare contraccolpi negativi sulle contrattazioni di volumi più ridotti.
Blow-off. Vistosa impennata finale dei prezzi, in un movimento al rialzo, seguita da una rapida caduta delle quotazioni.
Blue Chip. Termine che designa i titoli aventi maggiore capitalizzazione: in Italia, quelli inclusi nel Mib 30.
Bolla dei tulipani. La Bolla dei tulipani è stata probabilmente la prima bolla speculativa documentata nella storia del capitalismo. Nella prima meta' del diciassettesimo secolo, nei Paesi Bassi la domanda di bulbi di tulipano raggiunse un picco così alto che ogni singolo bulbo di tulipano raggiunse prezzi enormi. Il tulipano, introdotto in Europa nella metà del sedicesimo secolo, ebbe una crescente popolarità in Olanda, scatenando la "gara" fra i membri della middle class a superarsi l'un l'altro nel possesso dei tulipani più rari. I prezzi arrivarono a livelli insostenibili. La coltivazione del tulipano fu presumibilmente iniziata nei Paesi Bassi nel 1593. Questo fiore divenne rapidamente una merce di lusso e uno status symbol. Alle varietà di tulipano erano assegnati nomi esotici, a volte venivano chiamate con nomi di ammiragli olandesi. Nel 1623, un singolo bulbo di un famosa razza di tulipano poteva costare anche un migliaio di fiorini olandesi (il reddito medio annuo dell'epoca era di 150 fiorini). I tulipani erano scambiati anche con terreni, animali vivi, e case. Presumibilmente, un buon speculatore poteva anche guadagnare seimila fiorini al giorno. Nel 1635, fu registrata una vendita per 100.000 fiorini. Per comparazione, una tonnellata di burro costava circa 100 fiorini e "otto maiali grassi" costavano 240 fiorini. Un prezzo record fu pagato per il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto ad Haarlem per 6.000 fiorini. Nel 1636, i tulipani erano scambiati nelle borse valori di numerose città olandesi. Questo incoraggiò tutti i membri della società al commercio di tulipani, molte persone vendevano e compravano immobili o altri possedimenti per poter speculare sul mercato dei tulipani. Alcuni speculatori fecero grandissimi profitti. Alcuni commercianti vendevano bulbi che erano stati appena piantati o quelli che avevano intenzione di piantare (sostanzialmente dei futures sui tulipani).Questa pratica fu soprannominata "commercio del vento". Un editto statale del 1610 fece diventare illegale questo commercio rifiutandosi di riconoscere come legali questo genere di contratti, ma la legislazione non riuscì a far cessare questa attività. Nel febbraio del 1637 i commercianti di tulipani non poterono più ottenere prezzi gonfiati per i loro bulbi, e cominciarono a vendere. La bolla scoppiò. Si incominciò a pensare che la domanda di tulipani non avrebbe potuto più mantenersi a quei livelli, e questa opinione si diffuse man mano che aumentava il panico. Alcuni detenevano contratti per comprare tulipani a prezzi dieci volte maggiori di quelli di mercato (ormai crollato), mentre altri possedevano bulbi che valevano un decimo di quanto li avevano pagati. Centinaia di olandesi, inclusi uomini di affari e dignitari, erano finanziariamente rovinati. Vennero fatti tentativi di risolvere la situazione che accontentassero entrambe le parti, ma furono un insuccesso. In sostanza ciascuno rimase nella situazione finanziaria in cui si trovava alla fine del crollo; nessuna corte poteva esigere che i contratti venissero onorati, perché i giudici considerarono questi debiti come quelli contratti per gioco di azzardo, e non erano esigibili con la forza sotto autorizzazione della legge. Simili bolle dei tulipani ci furono anche in altri paesi d'Europa, ma mai di una dimensione pari a quella olandese. In Inghilterra nel 1800, il prezzo di un singolo bulbo di tulipano era di quindici ghinee. Somma che bastava ad assicurare a un lavoratore e alla sua famiglia cibo, vestiti e alloggio per sei mesi.
Bolla di carico. Documento che certifica l'avvenuto ingresso di una data quantità di beni all'interno di un magazzino.
Bolla di scarico.Documento che certifica l'uscita di una data quantità di merce dal magazzino.
Bolla immobiliare. La bolla immobiliare è un tipo di bolla economica che si presenta periodicamente nei mercati immobiliari locali, o anche globalmente. È caratterizzata da un rapido aumento dei prezzi immobiliari che si portano a livelli insostenibili in rapporto ai redditi medi o ad altri parametri economici. A partire da 2003 numerosi analisti economici sostengono l'esistenza di una bolla immobiliare globale. Le bolle immobiliari sono generalmente seguite da consistenti diminuzioni dei prezzi immobiliari, anche con punte del 60% dei valori reali (come avvenne per esempio a Roma negli anni 90) che possono portare molti proprietari al negative-equity (debito ipotecario superiore al valore corrente della proprietà). Come per gli altri tipi di bolla economica, è difficile identificare una bolla immobiliare se non retrospettivamente, dopo lo sgonfiamento. Lo scoppio di una bolla immobiliare è solitamente un processo più lento (come dimostrano vari articoli del decennio 1991-2000) dello scoppio di una bolla del mercato azionario, dati i tempi tecnici del processo di compravendita, anche di parecchi mesi. Per l'Italia non si può parlare di bolla immobiliare generalizzata quanto piuttosto di una situazione a macchia di leopardo che ha riguardato specialmente i grandi centri, in particolare Roma, dove gli incrementi dei prezzi in un decennio sono stati superiori al 200% in media, con punte più alte nelle zone centrali. Resta anche da valutare per l'Italia i problemi seguiti all'introduzione dell'Euro sulla dinamica dei prezzi e il basso livello di retribuzione da lavoro dipendente, caratteristico del nostro paese, che è certamente penalizzante in un mercato aperto ad acquirenti esteri, per quanto non esistano al momento esempi storici in cui un elevato disallineamento tra redditi e prezzi immobiliari si sia protratto per più di qualche anno.
Bolla speculativa. Ascesa delle quotazioni azionarie verso valori insostenibili per i fondamentali delle società e dell'economia.
Bond. Vedi obbligazione.
Bond vision. Mercato telematico all’ingrosso istituito con DM 4.6.2001 e gestito da MTS spa (vedi), nel quale si negoziano titoli di Stato. Attraverso l’utilizzo di una piattaforma in rete il mercato mette direttamente in contatto gli operatori principali dell’MTS con altri intermediari e investitori istituzionali (imprese di assicurazioni e società di gestione del risparmio).
Bonifico. Operazione effettuata da un intermediario, su incarico di un ordinante, al fine di mettere una somma di denaro a disposizione di un beneficiario presso un altro intermediario; l’ordinante e il beneficiario di un’operazione di bonifico possono coincidere. I bonifici di importo non superiore a 50.000 euro effettuati tra intermediari insediati in differenti Stati membri della UE sono disciplinati dal D.lgs. 28.7.2000, n. 253, che recepisce la direttiva CE 27.1.1997, n. 5, nonché dal regolamento CE 19.12.2001, n. 2560 (c.d. “Bonifici transfrontalieri”).
Bonifico bancario. Trasferimento di fondi attraverso il canale bancario effettuato con l’addebito del conto dell’ordinante e il corrispettivo accredito del conto del beneficiario.
Bonifico elettronico (on-line). Ordine di pagamento elettronico effettuato dal titolare di un conto corrente bancario tramite terminali, telefono, ecc.
Bonifico ritiro fondi (Draw Down). Ordine impartito dal cliente di distrarre parte dei fondi a disposizione su un conto corrente per inviarli a una diversa destinazione. Draw Down indica anche l'apertura di una linea di credito.
Bonus share. Azione assegnata gratuitamente in proporzione al numero di azioni detenute.
Book di negoziazione. Prospetto video su cui compaiono le proposte di negoziazione singole e le quotazioni relative a ciascun contratto, con l.indicazione delle rispettive quantità.
Book runner. Chi si impegna a formare il consorzio di collocamento di un prestito obbligazionario.
Book value per share. Stabilire il valore patrimoniale contenuto in un titolo azionario è un’operazione relativamente semplice: basta dividere i mezzi propri per il numero delle azioni ordinarie emesse. Il valore patrimoniale contenuto in un titolo azionario, in inglese, si chiama Book Value Per Share. Per indicare se un titolo è quotato al di sopra o al di sotto del suo Book Value si usa il rapporto Price/Book Value vale a dire il rapporto fra il prezzo corrente ed il suo valore patrimoniale intrinseco.Il tutto, normalmente riferito all’ultimo bilancio trimestrale.. Tale rapporto, ovviamente sarà uguale a 1 se il titolo quota esattamente i mezzi propri per azione; inferiore a 1, se il titolo ha un prezzo inferiore al suo valore patrimoniale intrinseco, cioè al suo Book Value; superiore a 1, se il prezzo del titolo è superiore al suo Book Value. Il rapporto Price/Book Value ci indica quindi con immediatezza se un titolo è sottovalutato (undervalued) ovvero sopravvalutato (overvalued). Questo, tuttavia, non basta a stabilire il giusto valore (Fair Value) di un titolo. Se, per esempio, una società lavora costantemente in perdita, senza che esista la speranza di un ritorno all’utile in tempi ragionevoli, è ovvio che trimestre dopo trimestre il patrimonio della società in questione diminuisce. Di conseguenza, le sue azioni avranno una quotazione inferiore al loro valore patrimoniale intrinseco. Non è detto, però, che acquistarle si riveli un buon affare. Anzi, semmai, il contrario. Se, al contrario, una società che presenta utili in costante crescita sarà quotata ben al di sopra del suo valore intrinseco, specie se si prevede una prosecuzione di tale crescita in futuro; cquistare le sue azioni, però, non è detto che sia un cattivo affare. Il Price/Book Value, quindi, è solo uno degli indicatori utili all’analisi.
Borsa di New York. E' la maggiore Borsa degli Usa. Si trova a Wall Street.
Borsa future. E' il mercato organizzato in cui sono contrattati i future. Tra le più importanti Borse future: Londra, Chicago e New York.
Borsa Italiana SpA. Società privata con un azionariato composto da banche, Sim, associazioni di emittenti e altri attori del mercato. Serve a gestire e disciplinare il mercato borsistico; è operativa dal 2 gennaio 1998 (vedi Borsa valori, indici borsistici, mercato borsistico, prodotti borsistici).
Borsa merci. Mercato organizzato per la negoziazione di prodotti primari destinati al consumo o alla trasformazione industriale.
Borsa valori. La Borsa valori è un mercato altamente regolamentato, dove vengono scambiati valori mobiliari e valute estere. Si tratta di un mercato secondario, perché vengono trattati strumenti finanziari che sono già stati emessi e che sono quindi già in circolazione; è inoltre un mercato ufficiale (o regolamentato) poiché sono disciplinate in modo specifico tutte le operazioni di negoziazione, le loro modalità, e gli operatori e tipologie contrattuali ammesse. Compito della borsa è quello di ricevere gli ordini di compravendita dagli operatori ed eseguirne la compravendita, attenendosi alla legge della domanda e dell'offerta. Il lavoro degli operatori (traders) viene chiamato trading ("scambio") dato che appunto viene scambiato uno strumento finanziario per del denaro contante.
Borsino. Spazio o locale che la banca mette a disposizione dei clienti per seguire l'andamento delle quotazioni dei titoli di Borsa.
BOT (Buono ordinario del tesoro). Strumento del mercato monetario del tipo zero coupon bond emesso dal Tesoro italiano. Può avere scadenza trimestrale, semestrale o annuale. I Bot vengono assegnati in tagli minimi di mille euro, durante aste alle quali sono ammessi i soli investitori istituzionali. I Bot non sono quotati.
Bottom-up approach. 1. E' un metodo di selezione dei titoli intrinsecamente buoni, che non tiene conto dei dati macroeconomici. 2. Nel settore delle imprese è quel tipo di organizzazione che tiene in gran conto le opinioni dei dipendenti.
Box. Indica il luogo in cui si trovano fisicamente i titoli, spesso contenitori metallici a forma di scatola.
Braek-even analysis. Analisi del punto di equilibrio, ovvero tecnica che permette di individuare in quali condizioni i costi sono uguali ai ricavi. L'analisi valuta le variazioni del risultato di un'impresa in relazione alle variazioni nelle grandezze relative a costi, prezzi, fatturato e quantità.
Break even point. In economia aziendale, il punto di pareggio o break even point è un valore che indica la quantità, espressa in volumi di produzione o fatturato, di prodotto venduto necessaria per coprire i costi precedentemente sostenuti, al fine dunque di chiudere il periodo di riferimento senza profitti né perdite.

Una fondamentale distinzione riguarda la tipologia di impresa di cui si vuole compiere l'analisi del punto di pareggio: se l'impresa è monoprodotto la formula del punto di pareggio è:

QBep={CFT \over Mdcu}

indicando con QBep la quantità di produzione venduta necessaria al raggiungimento del pareggio, con CFT il totale dei costi fissi sostenuti dall'impresa e con Mdcu il margine di contribuzione unitario del prodotto dell'impresa in analisi, pari cioè al prezzo di vendita unitario del prodotto cui sono stati sottratti i costi variabili per unità.

Per trovare il fatturato di pareggio di un'impresa monoprodotto è sufficiente moltiplicare QBep per il prezzo del prodotto.

Se l'impresa è pluriprodotto, la formula è:

FBep={CFT \over Mdc%}
dove
FBep = Fatturato di pareggio
CFT = il totale dei costi fissi aziendali
Mdc% = mdc totale aziendale/Fatturato totale aziendale

In questo caso, trovare la quantità di pareggio è privo di significato in quanto il Mdc% è un margine "ipotetico" di un determinato mix di prodotti.

Breakout. Perforazione di una trendline, di un supporto o di una resistenza.
Breakthrough. Sensibile miglioramento al prodotto o al processo produttivo di un'azienda, tale da essere percepito come momento di rottura rispetto alle prestazioni precedenti. A volte può costituire l'occasione per un radicale cambiamento aziendale. Si differenzia dal miglioramento a piccoli passi (Kaizen) proprio per la sua drasticità.
Brent. Greggio pregiato prodotto nel Mare del Nord. Nonostante le limitate quantità è diventato il punto di riferimento per il mercato europeo, tramite gli scambi all.International Petroleum Exchange (IPE) di Londra.
Bretton Woods. La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944, stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti. Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del capitalismo globale, riunendo 730 delegati provenienti dalle 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli Accordi di Bretton Woods. Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio a un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale o World Bank). Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l'accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che si affiancava al FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale. Le basi politiche degli accordi di Bretton Woods vanno cercate nella confluenza di circostanze chiave: le comuni esperienze negative degli stati nella grande depressione, la concentrazione di potere in un piccolo numero di stati, la presenza di un potere dominante disposto ad assumere un ruolo di direzione/coordinamento e in grado di svolgere tale ruolo.
Breve periodo. 1. Nella convenzione per breve periodo si intende l'anno successivo a quello del bilancio. 2. Per breve periodo si intende in macroeconomia una prospettiva temporale (generalmente di pochi anni) all'interno della quale è realistico assumere che il mercato del lavoro non subisca variazioni, e di conseguenza il livello generale dei prezzi si mantenga costante nonostante variazioni della produzione aggregata. La prospettiva di breve periodo è fondamentale per poter utilizzare in maniera realistica il modello IS-LM, all'interno del quale per l'appunto il livello generale dei prezzi non viene assunto come una variabile determinante per l'equilibrio economico.
Breve termine. Periodo di tempo che in funzione delle caratteristiche di un'operazione o di un investimento è particolarmente limitato. Per esempio un investimento a breve termine può durare qualche mese, una speculazione qualche giorno, un investimento industriale qualche anno, ecc.
Bridge loan. Prestiti a breve termine concessi in attesa che il prenditore ottenga un finanziamento alternativo (quale, ad esempio, un’emissione di azioni o di obbligazioni).
Brocardo. Il brocardo o broccardo è una sintetica e antica massima giuridica, tanto concisa quanto chiara, espressa in latino, come ad esempio dura lex, sed lex; questi brocardi sono usati anche nel gergo finanziario. Seguono alcuni esempi.

  • A communi observantia non est recedendum. Non bisogna discostarsi dall'uso comune.
  • Beneficium abstinendi. Beneficio di astenersi da qualcosa (da una votazione a esempio)
  • Casus fortuitus.
  • Casus fortuitus a mora excusat. Il caso fortuito giustifica dalla mora.
  • Damnum emergens.
  • Damnum infectum. Danno temuto.
  • Dormientibus iura non succurrunt.
  • Dura lex, sed lex
  • Ei incumbit probatio qui dicit, non qui negat. L'onere della prova incombe a chi afferma ( a colui che vuole far valere un diritto) non a chi nega.
  • Excusatio non petita, accusatio manifesta.
  • Ignorantia legis non excusat.
  • In claris non fit interpretatio. Se una norma è chiaramente intellegibile non è necessario darne una interpretazione.
  • In dubio pro reo. Nel dubbio, giudica in favore dell'imputato.
  • In iure non remota causa sed proxima spectatur. In legge non è la causa più remota, ma quella più prossima che è rilevante.
  • Inadimplenti non est adimplendum. Nessuno deve rispettare una obbligazione se la controparte non adempie la propria.
  • Iura novit curia. Il giudice conosce la legge.
  • More uxorio.
  • Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali. Non c'è né crimine né pena senza una preventiva legge penale.
  • Nullum crimen sine lege.
  • Pacta sunt servanda.
  • Quod omnes tangit ab omnibus approbari debet. Occorre l'unanimità dei consensi per quello che riguarda i beni comuni
  • Scire leges non est earum verba tenere, sed vim ac potestatem. Conoscere le leggi non è imparare mnemonicamente i testi, ma comprenderne lo spirito e la forza.
  • Semel heres, semper heres. Una volta erede, si è per sempre erede.
  • Solve et repete. Prima adempi alla tua obbligazione, poi chiedi il rimborso.
  • Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. Dove la legge ha voluto ha detto, dove non ha voluto ha taciuto.

Broker. Operatore, individuo o team di individui, che opera sui mercati finanziari e su richieste di un cliente si occupa della ricerca di una controparte per l'effettuazione di un'operazione. Il Broker opera esclusivamente per conto terzi e non assume posizioni in proprio.
BTP (Buoni del tesoro poliennali). Sono titoli di debito emessi dal Tesoro, avente scadenza compresa fra tre e trent'anni, sono quindi titoli a medio e lungo termine. A differenza dei Bot, i Btp pagano un interesse periodico per tutta la vita del titolo. Il pagamento dei frutti viene comunemente chiamato stacco della cedola, e ha cadenza semestrale e generalmente a tasso fisso.
BTP Future. Contratto con il quale una parte si impegna ad acquistare a un dato prezzo ed entro una certa data una quantità di Btp. La controparte si impegna a consegnare quanto stabilito al prezzo prefissato (vedi future).
Budget (Preventivo). Il budget (dal francese bougette, borsa) è il bilancio di previsione e rientra tra gli strumenti fondamentali di programmazione e controllo dell'impresa. Partendo dalla previsione delle vendite e tenendo conto delle scorte esistenti e dei costi da sostenere (ore uomo, materie prime, servizi esterni, ecc.) espone i ricavi presunti. Di norma si riferisce all'anno contabile (detto: esercizio) successivo a quello in cui viene elaborato. Il termine è anche utilizzato fuori dell'ambito aziendale, sia con il suo significato di base, ristretto, ad esempio all'ambito familiare, e anche, impropriamente ma diffusamente, per indicare quanto c'è in cassa da spendere ossia la disponibilità del momento. Giova notare che esistono due tipi diversi di budget: - Il budget di progetto, che riguarda la programmazione di un "avvenimento": una nuova fabbrica, un nuovo prodotto, una ricerca, una nuova linea di produzione, un grosso investimento. - Il budget d'esercizio, che riguarda la programmazione della vita dell'impresa o del gruppo di imprese. Il budget di progetto, generalmente, rappresenta gli aspetti monetari di un business plan che è proprio lo strumento utilizzato per avviare una nuova iniziativa.
Budget degli investimenti. Preventivo a medio o lungo termine delle esigenze di finanziamento di una società intenzionata ad espandersi o a rimodernare gli impianti, a investire nella ricerca o a fare investimenti di capitale di vario tipo.
Budget di capitale. Previsione a medio lungo termine delle esigenze di finanziamento di una società per l'espansione e l'ammodernamento degli impianti, per la ricerca e per investimenti di capitale di vario tipo.
Budget di esercizio. Riguarda la programmazione della vita dell'impresa o del un gruppo di imprese.
Budget di progetto. Previsione a medio lungo termine delle esigenze di finanziamento di una società per l'espansione e l'ammodernamento degli impianti, per la ricerca e per investimenti di capitale di vario tipo.
Budget flessibile. Preventivo riguardante l'attività di una società, ipotizzato per vari livelli di produzione.
Budget operativo. Di norma un budget operativo consta di uno stato patrimoniale e di un conto economico di previsione, identici, per quanto riguarda la forma, a quelli realizzati alla chiusura dell'esercizio, con la differenza che i valori del budget sono stime di ciò che l'impresa ritiene accadrà, mentre i dati storici si riferiscono a ciò che è realmente accaduto. Alcune imprese elaborano il budget operativo ogni sei o ogni tre mesi; in tal modo le previsioni del semestre o del trimestre precedente vengono rivedute e corrette con le nuove previsioni per il semestre o trimestre successivo (metodo del rolling budget). Anche a livello di budget si può ricorrere alla riclassificazione degli schemi contabili, allo scopo di assegnare obiettivi specifici alle singole aree dell'impresa. Giova sottolineare che la formulazione di un budget operativo porta una serie di vantaggi: • È lo strumento base per la realizzazione e il coordinamento dei piani. • È utile per comunicare all'interno dell'azienda quali sono gli obiettivi dell'imprenditore o della direzione aziendale. • È uno stimolo per i responsabili delle diverse aree. • È uno standard con il quale confrontare le performance dell'impresa. Il budget operativo è, generalmente, preparato in termini di ricavi e di costi. Questa espressione viene tradotta, ai fini della pianificazione finanziaria, in termini di entrate e uscite di cassa. Il risultato di questa operazione si traduce nel budget di cassa (cash budget).
Bullion. Metallo prezioso, in monete o in barre, trattato sui mercati internazionali.
Bull market (Prevalenza del toro). Nel linguaggio dei mercati finanziari, designa un mercato nel quale prevalgono sentimenti ottimistici degli investitori e movimenti rialzisti delle quotazioni.
Bull trap. Falso movimento rialzista con uscita temporanea da zona congestionata.
Bund. Sta per Bundes Obligationen e sono i titoli emessi dal governo tedesco.
Buoni del tesoro (treasury bills). Titolo a breve termine emesso dal Tesoro degli Stati Uniti per esaudire le esigenze di finanziamento nel breve periodo.
Buoni di risparmio (saving bonds). E' un titolo obbligazionario emesso dal Tesoro degli Stati Uniti, di taglio medio-piccolo e con scadenza a medio termine.
Buono di sottoscrizione. Strumento derivato attraverso il quale il possessore può acquistare o vendere entro e non oltre un periodo di tempo prefissato una data quantità di beni di investimento a condizioni stabilite. Il warrant è un’opzione cartolarizzata, ma si differenzia dalle option poiché generalmente ha una durata più lunga.
Buono per gestione di cassa. Titolo di credito emesso dal Tesoro americano, con scadenza solitamente inferiore ai 50 giorni, per coprire momentanee esigenze di finanziamento.
Buono per la consegna. È così definito un titolo avente tutte le caratteristiche legali tali da rederlo liberamente trasferibile da un soggetto a un altro.
Burden sharing. In finanza è la suddivisione degli oneri tra paesi o istituzioni diverse per evitare una crisi o il fallimento di un soggetto finanziario.
Business angel. Sono privati con un importante patrimonio personale disposti a investire nell'azienda, generalmente nelle primissime fasi. Spesso il business angel, oltre al capitale, fornisce anche la sua esperienza, i suoi contatti e la credibilità che la sua presenza conferisce allo start up. In Italia sono chiamati anche cavalieri bianchi.
Business plan. E' il documento che descrive come un imprenditore o un manager intendono organizzare un'attività imprenditoriale e implementare attività necessarie e sufficienti alla sua buona riuscita. Si tratta di una spiegazione scritta del modello di business dell'impresa. I business plan sono usati internamente per la pianificazione e gestione dell'azienda, e all'esterno per convincere terze parti come banche o altri investitori a finanziare l'impresa In questo caso si dice che il business plan deve essere bancabile. I business plan possono diventare rapidamente obsoleti. Opinione comune è che abbiano poco valore effettivo (soprattutto se fatti solo per uso interno), ma comunque attraverso il processo di stesura del piano il management acquisisce una più profonda comprensione del funzionamento dell'impresa e delle opzioni disponibili.
Un business plan da presentare a una finanziaria deve contenere:

  1. Descrizione sommaria del progetto d'investimento ed illustrazione del tipo di impresa che si intende creare.
  2. Presentazione dell'imprenditore e del management (esperienze pregresse e ruoli nella nuova iniziativa).
  3. Indicazioni sul mercato, sulle caratteristiche della concorrenza e su fattori critici (punti di forza e punti di debolezza rispetto al mercato). Obiettivi di vendita ed organizzazione commerciale.
  4. Analisi degli scenari.
  5. Descrizione della fattibilità tecnica del progetto d'investimento relativamente al processo produttivo, alla necessità di investimenti in impianti, alla disponibilità di manodopera e di servizi quali trasporti, energie, telecomunicazioni, ecc…
  6. Piano di fattibilità economico - finanziaria quadriennale con indicazione del fabbisogno finanziario complessivo (per investimenti tecnici, immateriali e per capitale circolante) e delle relative coperture.
  7. Informazioni sulla redditività attesa dall'investimento e sui fattori di rischio che possono influenzarla negativamente, partendo da ipotesi realistiche e prudenziali.
  8. Indicazione degli investitori coinvolti e la proposta di partecipazione richiesta alla Finanziaria.
  9. Sintetica valutazione dell'impatto ambientale del progetto.
  10. Piano temporale di sviluppo delle attività.

Un business plan si compone di almeno tre parti fondamentali: una prima parte introduttiva in cui si presenta l'idea imprenditoriale e l'imprenditore stesso con le sue principali qualità; una seconda parte tecnico/operativa in cui si deve fornire un quadro chiaro di cosa si vuole fare, come e dove si vuole farlo; una terza parte in cui verranno inserite le previsioni economico/finanziarie.

1. Prima parte: l'imprenditore e l'idea

La descrizione del progetto imprenditoriale consiste innanzitutto in una presentazione dell'attività che si vuole avviare e della motivazione che spinge a farlo. Sarà utile far leva su 3 elementi:

  1. Quali bisogni si vuole soddisfare
  2. Qual è il mercato in cui si vuole operare. L'esperienza mi porta a sottolineare che questo è l'aspetto più importante e sarebbe buona norma realizzare un'accurata ricerca di mercato.
  3. Quali sono le attitudini personali e le capacità professionali che spingono l'aspirante imprenditore ad entrare in quel determinato settore.

2. Parte seconda: cosa, dove, come

COSA In questa sezione del piano d'impresa dovrà essere fornita una dettagliata descrizione di cosa si va ad offrire al mercato, cioè le caratteristiche del prodotto o del servizio che si vuole offrire e a quali clienti potenziali si rivolge.

DOVE In questa fase inizia una vera e propria raccolta di informazioni sull'ambiente dove la nuova attività andrà ad operare. Si dovrà quindi fare particolare attenzione al macro-ambiente ed al micro-ambiente. Il macro-ambiente riguarda tutto quello che l'impresa non può controllare direttamente:

  • la pubblica amministrazione
  • il clima politico
  • il clima sociale
  • il clima economico
  • il clima culturale
  • gli scenari

Si pensi per esempio alle nuove mode, alle nuove leggi ecc. cioè elementi che indirettamente possono influenzare la vita di un'impresa.

Il micro-ambiente rappresenta in sostanza il campo di battaglia sul quale si cimenterà la nuova impresa. Esso è composto da:

  • clienti
  • concorrenti
  • fornitori
  • intermediari commerciali

COME Si dovranno prendere decisioni relative all'identità dell'impresa, cioè alla quantità di merce che si vorrà produrre, alla struttura dell'impianto, al livello di redditività del capitale investito. Una volta definiti questi obbiettivi bisognerà indicare come si vorrà raggiungerli.

3. Parte terza: le previsioni economico finanziarie

L'analisi del progetto dovrà essere ora completata con la valutazione degli aspetti finanziari e della fattibilità del business. Attraverso tale valutazione l'imprenditore deve: definire i capitali necessari per avviare l'impresa (piano degli investimenti), individuare le fonti di finanziamento (fonti di copertura), valutare i profitti dei primi anni di vita (conto economico previsionale), valutare la situazione patrimoniale dell'impresa nei suoi primi anni di vita (stato patrimoniale preventivo). Questa parte del business plan è la più importante per chi deve finaziare l'impresa.
Buy back. Operazione con la quale il Tesoro acquista titoli di Stato, estinguendo anticipatamente il proprio debito.
Buyout. E' una operazione di investimento per cui una impresa è acquisita in gran parte da un gruppo di manager (definito generalemente Management Team) che diventano manager/imprenditori. Il Management Team acquirente viene generalmente affiancato da un financial sponsor, tradizionalmente un fondo di private equity, che fornisce gran parte delle risorse finanziarie per l'operazione. Le operazioni di buyout si classificano in funzione della provenienza del Management Team

  • Management Buyout (o MBO) - operazione in cui il management esistente acquista l'impresa
  • Management Buyin (o MBI) - operazione in cui un Management Team esterno all'impresa pone in essere l'acquisizione

Se nella operazione MBO/MBI si fa utilizzo di una forte leva finanziaria come tecnicalità dell'operazione si parla allora di Leveraged management buyout (o LBO o LMBO), operazione di MBO/MBI con l'utilizzo della leva finanziaria.
Business to business (b2b). L'espressione indica generalmente i rapporti tra aziende nel mercato dei prodotti industriali. Quest'ultimo si caratterizza per il fatto che acquirente e venditore perseguono gli stessi obiettivi e hanno simili configurazioni organizzativo-decisionali.
Business to consumer (b2c). L'espressione indica l'insieme delle transazioni commerciali di beni e servizi tra imprese e consumatori finali. E' l'azienda a determinare il prezzo dell'oggetto o del servizio oggetto della transazione. Processo decisorio inverso è descritto dal c2b.
Buyback. A. Si tratta del riacquisto di un bene che precedentemente era stato venduto allo scoperto, per richiudere così la posizione e monetizzare il risultato dell'operazione. B. Con lo stesso termine si può anche indicare l'acquisto al prezzo corrente, operato da una società, di proprie azioni o obbligazioni presenti sul mercato per controbattere ad una scalata ostile oppure semplicemente per sostenere la domanda degli stessi. C. Oppure si può intendere l'aquisto da parte di un governo di titoli del tesoro proprii, in generale a un prezzo inferiore a quello nominale, a seguito di una ristrutturazione del proprio debito.
Buy out (scalata). Acquisizione di una percentuale di azioni di una società sufficiente a detenerne il controllo, realizzata tramite un’offerta pubblica d’acquisto o la negoziazione diretta con gli azionisti di riferimento.



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A B D-E F-G-H I-J-K L-M-N O-P Q-R S T-U V-W-X-Y-Z

C

Cac. Indice ufficiale francese dei titoli azionari calcolato giornalmente alla Borsa valori di Parigi.
Caduta. Caso in cui i prezzi di un titolo, per un breve intervallo di tempo, non proseguono l'andamento rialzista, ma scendono in misura più o meno evidente.
Caf. Sono Centri di Assistenza Fiscale; soggetti giuridici aventi determinati requisiti e riconosciuti tali dalla legge, che svolgono attività di assistenza fiscale nei confronti dei contribuenti che ne fanno richiesta. Possono essere costituiti da associazioni, organizzazioni, o simili aventi un numero elevato di aderenti e ne esistono di due tipi: CAF imprese, CAF dipendenti.
Calcolo dei prezzi a termine. Norma imposta dall’autorità di Borsa americana che obbliga i fondi d’investimento aperti a calcolare i prezzi di acquisto e di vendita delle quote sulla base della valutazione del patrimonio del fondo attuata con i prezzi dei titoli del giorno successivo.
Calendario di borsa. Calendario predisposto dalla Consob entro il mese di novembre di ogni anno nel quale vengono indicati i giorni di apertura e di chiusura e quelli delle scadenze tecniche.
Calendar spread. E' un'operazione di vendita e di acquisto contemporaneamente di differenti strumenti derivati, di carattere strettamente speculativo.
Call. Viene definita opzione Call il tipo di contratto che dà al compratore il diritto, ma non l'obbligo, di acquistare a condizioni fissate precedentemente alla data di scadenza o entro tale data, una certa quantità di titoli. Viene chiamata Call anche l'opzione implicita, concessa all'emittente di un titolo a reddito fisso, di rimborsare lo stesso prima della scadenza, secondo le condizioni di mercato. Il termine Call viene anche utilizzato per identificare la richiesta di rimborso immediato avanzata dal finanziatore nei confronti del debitore, nel caso in cui quest'ultimo non abbia tenuto fede agli impegni contrattuali. Call si riferisce, infine, anche alla richiesta fatta dall'intermediario al cliente riguardante la necessità di integrare il capitale depositato come margine (Margin) in virtù dei cambiamenti avvenuti nei prezzi di mercato.
Cambiale. Se un cliente sottoscrive una cambiale, cioè un titolo con il quale si impegna ad estinguere il proprio debito, l'importo della cambiale viene contabilizzato sotto la voce specifica "cambiali attive" (notes receivables) piuttosto che come credito commerciale ordinario, non rappresentato da alcun titolo.
Cambiale tratta. Titolo di credito all'ordine con cui un soggetto (traente) ordina incondizionatamente a un altro soggetto (trattario) di pagare una certa somma a un terzo (beneficiario) a vista a una determinata data futura.
Cambi flessibili. Regime di contrattazione delle valute in cui il rapporto di cambio è stabilito unicamente dalle sole forze di mercato, senza alcuna forma di intervento da parte di autorità pubbliche per guidare l'andamento delle quotazioni. Per esempio, dollaro contro lira o contro marco.
Cambi semiflessibili. Regime di fluttuazione dei tassi di cambio delle divise in cui le autorità monetarie dei diversi Paesi intervengono per guidare l'andamento delle quotazioni. Il Sistema monetario europeo è un esempio di regime di cambi controllati.
Cambio a termine. Rapporto di cambio di due divise, per consegna che va oltre la valuta spot, quindi più in là dei primi due giorni lavorativi.
Cambio fisso. Forma di quotazione nel mercato dei cambi che si verifica nel caso in cui l'autorità monetaria di un Paese decide di soddisfare interamente la domanda e l'offerta di valuta estera a un cambio prefissato. Questo sistema di cambi fissi, venne, inaugurato con l'accordo di Bretton Woods nel 1944 ed è rimasto in vigore fino agli anni '70.
Cambio incrociato. La totalità delle quotazioni in divisa che non vengono eseguite contro il dollaro (per esempio il prezzo del marco espresso in lire).
Canale. Rappresentazione grafica delle quotazioni all'interno di due linee parallele.
Canone. Somma da pagare per sfruttare un bene di qualcun altro (un esempio è un affitto).
Cancellazione. 1. Prassi di annullamento di voci contabili non più rappresentative della situazione reale. Esempio classico sono i crediti inesigibili, cancellati grazie all'utilizzo degli appositi fondi di riserva. 2. Operazione finanziaria che annulla un'altra operazione preesistente. Nelle operazioni in contratti future la contemporanea chiusura di posizioni lunghe (long) e corte (short).
Cancellazione consensuale. La cancellazione consensuale di un contratto di carattere finanziario che prevede l'esecuzione di prestazioni periodiche reciproche delle controparti. Avviene nel momento in cui una delle due, per esempio, versa all'altra una somma a titolo di compensazione per gli impegni di pagamento futuri che vengono cancellati (contratto di Interest Rate Swap).
Cancellazione dal listino. Eliminazione di una società dal listino di Borsa, seguita dalla sospensione delle relative contrattazioni. Questo provvedimento viene solitamente assunto nel caso in cui non vi siano le condizioni minime richieste per la quotazione dalle autorità di Borsa, per esempio per l'insufficienza di flottante.
Cancellazioni nette dei crediti. È l'ammontare netto di cui vengono diminuiti i prestiti di un ente creditizio per tenere conto delle insolvenze e dei mancati rimborsi da parte dei debitori. Il valore è calcolato sottraendo da una percentuale del totale dei crediti, che dipende dalla qualità media di questi ultimi, gli interessi non percepiti e gli accantonamenti per perdite su crediti effettuati.
Canestro. Nei contratti future su tassi d’interesse a lungo termine, il gruppo di titoli che possono essere impiegati per la consegna da parte del venditore di contratti al momento della scadenza.
Canone di locazione. Prestazione dovuta dal conduttore come corrispettivo del godimento della cosa locata.
Canone di locazione finanziaria. Il canone è il corrispettivo fissato per accordo tra le parti che l'Utilizzatore deve corrispondere alla Concedente per la prestazione della locazione finanziaria (vedi voce). Viene sempre pattuito in misura determinata alla stipulazione del contratto e può essere soggetto a indicizzazione.
Cap. Clausola di contratto riguardante i mercati finanziari e dei mutui. Sancisce che il tasso d'interesse variabile di cui sarà caricato il beneficiario di un finanziamento non potrà superare un valore massimo fissato (tetto) nel momento dell'accensione dello stesso. Per usufruire di questo beneficio, il debitore paga una commissione aggiuntiva. In un prestito obbligazionario a tasso variabile di tipo Cap e Floor, il Cap è la soglia massima che può raggiungere il tasso d'interesse e il Floor la soglia minima.
Cap di prestito. Clausola, eventualmente presente nei mutui ipotecari a tasso variabile, che impedisce al tasso d’interesse di salire oltre un certo limite lungo tutta la durata del finanziamento. Questa clausola stabilisce e limita il costo massimo di un prestito e quindi va a vantaggio del debitore.
Cap e floor sui tassi di interesse. I contratti cap e floor equivalgono a portafogli di opzioni sui tassi d’interesse. A date prefissate, l’acquirente del FDS ha il diritto di ricevere la differenza tra dati tassi di mercato e i valori dei tassi determinati nel contratto, se tale differenza è positiva. Con il contratto floor l’acquirente ha il diritto di ricevere la differenza, se positiva, tra i tassi del contratto e dati tassi di mercato.
Capacità di rimborso. Per le organizzazioni finanziarie, la capacità di assolvere i propri impegni economici tramite adeguate risorse di reddito.
Capacità di rischio. E' la capacità di un investitore di assumere un determinato rischio di investimento senza trovarsi in difficoltà finanziarie nel caso di eventuali perdite.
Capacità ottimale. È il livello di produzione di una società in grado di minimizzare il costo unitario di produzione. Il numero di prodotti che rende minimo il costo necessario alla produzione di uno solo di questi.
Caparra (earnest money). Somma di denaro che viene versata, in fase preliminare, da chi vuole comprare un immobile; impegna sia il venditore sia l'acquirente. Vale come anticipo sull'importo totale, come garanzia di adempimento e come penale in caso di recesso ingiustificato. Se non è specificato il termine, per "caparra" sul compromesso si intende sempre la caparra penitenziale.
Caparra confirmatoria. Somma versata da chi vuole comprare una casa al momento della firma del compromesso e impegna entrambe le parti. Se l'acquirente si ritira dall'affare perde l'anticipo versato, se invece è il venditore dovrà restituire il doppio della caparra ricevuta.
Caparra penitenziale. Somma di denaro prestabilita versata come anticipo da chi vuol comprare una casa e vale come indennizzo in caso di recesso dal contratto. Se chi ha versato la caparra si ritira dall'affare perde quanto versato; se si ritira il venditore deve restituire il doppio.
Capital adequacy rules. Dette anche Basle rules o Cooke's ratio, sono regole che impongono alle banche di disporre di capitali propri in ragione dell'8% dei crediti concessi a terzi. L'applicazione di queste regole, che nei prossimi anni diverranno più precise e onerose, ha spinto le banche a ridurre i crediti classici (fidi e crediti di firma) a favore di altre forme di finanziamento.
Capital Asset Pricing Model. Il Capital Asset Pricing Model (brevemente, CAPM) è un modello di equilibrio dei mercati finanziari, proposto da William Sharpe in uno storico contributo nel 1964, e indipendentemente sviluppato da Lintner (1965) e Mossin (1966). In breve, il CAPM stabilisce una relazione tra il rendimento di un titolo e la sua rischiosità, misurata tramite un unico fattore di rischio, detto beta. Il beta misura quanto il valore del titolo si muova in sintonia col mercato.
Capitale. Insieme dei beni economici a disposizione di diritto e di fatto del soggetto aziendale. In finanza, è costituito dal denaro e dai crediti di cui dispone una società per fronteggiare il rischio derivante dall'esercizio dell'attività.
Capitale azionario. Il capitale sociale rappresentato dalle azioni.
Capitale circolante (working capital). È il termine con il quale si denominano, normalmente, le attività correnti, ossia gli investimenti generici e quelli specifici non durevoli; sarebbe, peraltro, opportuno usare il termine capitale circolante lordo (CCL) o attività correnti, in contrapposizione al capitale circolante netto. CCL = Rimanenze + liquidità differita + liquidità immediata.
Capitale circolante negativo. Situazione aziendale dove le attività correnti non sono in grado di coprire le passività correnti. I pagamenti a breve termine, quindi, dovrebbero essere soddisfatti attraverso la contrazione di debito a lungo termine, indebolendo in questo modo la struttura finanziaria dell'impresa.
Capitale circolante netto (net working capital). Gli investimenti nella gestione corrente sono finanziati dalla stessa gestione tramite il differimento delle uscite monetarie e l'anticipazione delle entrate; pertanto, il capitale investito nella gestione corrente è dato dalla differenza tra le attività correnti e le passività correnti (vedi stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio della pertinenza gestionale).  Questa differenza è chiamata capitale circolante netto dell'impresa in funzionamento, capitale che rappresenta, quindi, l'ammontare della liquidità necessaria alla gestione corrente. CCN = Rimanenze + liquidità differita + liquidità immediata - passività correnti.
Capitale di rischio. Forma di finanziamento in qualità di capitale di rischio che può essere erogato dalle banche di investimento a imprese giovani o di nuova costituzione. Il finanziamento può venire concesso a imprese che operano in settori con elevati rendimenti sul capitale o dove sono attuabili innovazioni di rilievo nei sistemi produttivi.
Capitale di terzi o di debito. Si tratta dei finanziamenti che l'impresa riceve dai terzi sia direttamente (mutui, obbligazioni, ecc) che, indirettamente, attraverso i crediti di fornitura (debiti verso fornitori).
Capitale economico. E' il valore attribuito all'impresa considerata unitariamente come investimento complessivo destinato a produrre utili in futuro.
Capitale investito lordo (gross employed capital). Patrimonio netto + passività onerose (prestiti obbligazionari, debiti verso banche e altri istituti finanziari, debiti finanziari nei confronti di altre società).
Capitale investito netto (net employed capital). Patrimonio netto + passività onerose (prestiti obbligazionari, debiti verso banche e altri istituti finanziari, debiti finanziari nei confronti di altre società) al netto della liquidità immediata e di altri crediti di natura finanziaria (vedi stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio del capitale investito netto in fig. 2.7).
Capitale lordo di funzionamento. Vedi attivo.
Capitale netto (equity). E' costituito da: capitale versato, più riserve di utili, cioè l'ammontare di utili generati dalla gestione e non distribuiti ai soci, più utili o perdite.
Capitale netto di funzionamento. Vedi patrimonio netto.
Capitale non ancora versato (Uncalled capital). Parte del capitale sociale sottoscritto che gli azionisti non sono ancora stati chiamati a versare. In Italia non può essere superiore a 7/10.
Capitale non sottoscritto. Parte del capitale azionario di una società deliberato ma non sottoscritto da parte degli azionisti, ad es. quando l'assemblea delibera un aumento di capitale e delega agli amministratori la scelta delle tempistiche per la sottoscrizione effettiva delle azioni di nuova emissione.
Capitale nozionale. Valore nominale utilizzato per calcolare i flussi di cassa sugli swap e altri derivati liquidabili attraverso somme di denaro. In tutte queste operazioni non vi è scambio di capitale tra le controparti, ma unicamente la liquidazione degli interessi derivanti dalla differenza dei due tassi d'interesse fissati precedentemente. Questi interessi vengono per l'appunto calcolati valutando, come capitale, il capitale nozionale.
Capitale permanente.Somma del patrimonio netto e delle passività di medio - lungo periodo; è ricavabile dallo stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio della liquidità -   esigibilità (fig. 2.5).
Capitale proprio. Conferimenti iniziali apportati dal titolare o dai soci di un'attività, insieme agli utili non distribuiti decurtati delle eventuali perdite.
Capitale sociale. Il capitale sociale è rappresentato dai conferimenti versati dai soci al momento della nascita dell'impresa e durante la sua vita, al fine di costituire una "dotazione" permanente. I conferimenti dei soci possono essere in denaro o in beni materiali o immateriali (macchinari, impianti, fabbricati, crediti, brevetti, know-how, portafoglio clienti, ecc.); cogente è la condizione che il conferimento realizzi un'attribuzione che incrementi, in modo economicamente quantificabile, il valore dell'impresa. Dai conferimenti restano, rigorosamente, escluse le prestazioni di opere e servizi (anche se esse possono essere suscettibili di valutazione economica), in quanto il legislatore riconosce al capitale sociale anche una funzione di garanzia verso terzi e l'imputazione a capitale di opere e servizi difficilmente potrebbe essere considerata come un valore a garanzia. Parte del capitale di una società a responsabilità limitata può essere costituita dall'obbligo assunto da un socio di effettuare una prestazione d'opera o di servizi, ma il conferimento deve essere accompagnato da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria. Il credito verso la società resta iscritto a bilancio e si riduce proporzionalmente con le prestazioni effettuate fino al momento in cui l'obbligo e il relativo credito si estinguono. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Capitale sociale (in termini di socialità). Vedi articolo specifico.
Capitale sottoscritto. È il capitale, rappresentato da titoli di partecipazione, azioni o quote, che viene offerto ai soci all'inizio dell'attività di impresa in forma societaria.
Capitale totale. Figura contabile utilizzata dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri) per definire il capitale a disposizione di una società ai fine dell'esposizione al rischio. Questo valore viene determinato sommando fra loro il capitale primario (Primary Capital) e il capitale secondario, ovvero il capitale sociale più le riserve.
Capitale versato. Parte del capitale sottoscritto effettivamente versato dagli azionisti.
Capital gain. E' la plusvalenza, o guadagno in conto capitale, realizzata in occasione della vendita di un'attività finanziaria. E' la parte del rendimento totale ascrivibile alla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Secondo la legislazione italiana i capital gains sono soggetti a tassazione. In particolare è data la possibilità di scegliere tra un regime di tassazione alla fonte (aliquota 12,5%) e un regime di tassazione che equipara il capital gain al reddito da lavoro (aliquota Irpef).
Capital gain netto per azione. È il valore dell’utile realmente conseguito da società finanziarie nell’attività di compravendita dei titoli, al netto delle perdite in conto capitale, e diviso per il numero totale delle azioni esistenti.
Capitalizzare. Procedura contabile che consente di iscrivere un bene d'investimento preso in locazione tra i beni in possesso e il mutuo contratto per la locazione nelle passività. In matematica finanziaria, è la procedura che permette di trasferire nel futuro una somma disponibile in un dato momento grazie all'applicazione di un tasso d'interesse (vedi Legge di...).
Capitalizzazione. Riferito ad una società quotata in borsa e al suo valore derivato in un dato istante, è il prodotto della quotazione di borsa di quella società per il numero delle azioni esistenti.
Capitalizzazione complessiva. Viene definita la somma dei mezzi finanziari a disposizione di una società. Questo valore comprende i mezzi propri, capitale sociale più le riserve e i finanziamenti a lungo termine come i prestiti obbligazionari o i mutui.
Capitalizzazione dei titoli quotati in borsa. La capitalizzazione di un titolo è il valore che si ottiene moltiplicando il prezzo di mercato del titolo per il numero totale dei titoli della specie emessi. Sommando la capitalizzazione di tutti i titoli del listino si ottiene la capitalizzazione di borsa (o del mercato).
Capitalizzazione di costi. È il termine usato per indicare il trasferimento di un costo dal conto economico allo stato patrimoniale in quanto si riferisce ad un fattore "consumato" per convenzione contabile, ma ancora in essere alla data della chiusura del bilancio.
Capitalizzazione di mercato. È la valutazione formulata dal mercato sui mezzi propri di un'impresa. La capitalizzazzione è stimata moltiplicando il numero di titoli azionari esistenti per il prezzo di mercato di una determinata giornata di Borsa. Questo valore rappresenta la somma che eventualmente si dovrebbe spendere per acquistare la totalità del capitale azionario di una società
Capitalizzazione. Legge di La capitalizzazione è l'operazione con cui si calcola il valore a un determinato tempo futuro di un capitale disponibile al tempo presente. Vedi CFN. Dal punto di vista matematico, una legge finanziaria di capitalizzazione è una qualsivoglia funzione del tempo che consenta di determinare, dato un capitale iniziale C, il corrispondente valore del montante M(t) ad un generico istante futuro t:

M(t)\ = F(C,t)

Capitalizzazione società. Valore di mercato della società ottenuto dalla somma della capitalizzazione di tutti i titoli quotati (ord, rnc, r e priv) su un determinato mercato borsistico.
Capitalizzazione titolo. Valore di mercato del titolo quotato: si ottiene moltiplicando la quotazione del titolo per il numero delle azioni in circolazione. La somma delle singole capitalizzazioni di tutti i titoli quotati (ord, rnc, r e priv) dà la .capitalizzazione di borsa.
Capofila. Istituto di credito che organizza, eroga e gestisce un prestito ripartendo però i rischi in un pool composto da più banche.
CAPM. Capital Asset Pricing Model. Modello teorico di determinazione e valutazione del rendimento di un investimento, che pone in relazione la rischiosità dell'investimento stesso con il risultato reddituale che se ne può ottenere.
Carta commerciale. Strumento negoziabile di mercato monetario, privo di garanzie reali, che viene emesso da imprese di alta qualità, normalmente utilizzato per la copertura del fabbisogno di capitale circolante in durate, generalmente, incluse tra la settimana e dieci mesi.
Carta. È il nome generico che viene dato agli strumenti di debito a breve termine, solitamente rappresentati da un titolo cartaceo.
Carta a breve. Titoli di credito la cui scadenza non va oltre i 12 mesi. Per esempio la carta commerciale, la cui durata normalmente è inferiore ai nove mesi.
Carta commerciale. Strumento negoziabile di mercato monetario, privo di garanzie reali, che viene emesso da imprese di alta qualità, normalmente utilizzato per la copertura del fabbisogno di capitale circolante in durate generalmente incluse tra la settimana e dieci mesi.
Carta di credito. Strumento che abilita il titolare, in base a un rapporto contrattuale con l’emittente, a effettuare acquisti di beni o servizi presso qualsiasi esercizio aderente al circuito (es. tramite terminale POS) oppure prelievi di contante (es. tramite ATM). Il pagamento da parte del titolare avviene a cadenza predefinita, di norma mensile, in unica soluzione ovvero, se previsto dall’accordo, in forma rateale; esso può essere effettuato con addebito in un conto bancario preautorizzato dal titolare stesso, ovvero con altre modalità. Viene emessa da banche, da intermediari finanziari o direttamente da fornitori di beni e servizi (fidelity card). In quest’ultimo caso, la carta può essere utilizzata esclusivamente per il pagamento di acquisti effettuati presso l’emittente.
Carta di debito. Strumento che, in base a un rapporto contrattuale con l’emittente, abilita il titolare a effettuare acquisti di beni o servizi presso qualsiasi esercizio aderente al circuito (es. tramite terminale POS) oppure prelievi di contante (es. tramite ATM) con addebito pressoché contestuale di ogni transazione sul conto corrente collegato alla carta.
Carta limitata. Carta bancaria che permette al titolare di effettuare un limitato numero di operazioni. Per esempio una carta che consenta solamente operazioni di versamento in periodi predeterminati.
Carta prepagata. Strumento rilasciato a fronte di un versamento anticipato di fondi effettuato all’emittente. Viene emessa da banche – nel caso in cui la carta sia spendibile presso una molteplicità di emittenti (carta a spendibilità generalizzata) – ovvero direttamente da fornitori di beni e servizi. In quest’ultimo caso, la carta può essere utilizzata esclusivamente per il pagamento di acquisti effettuati presso lo stesso emittente (carta “fidelity” o “monouso”). Se la carta prepagata assume le caratteristiche della moneta elettronica, essa può essere emessa, oltre che dalle banche, anche dagli Istituti di moneta elettronica (vedi).
Carta primaria. È una carta commerciale di qualità tale da poter essere compresa nei portafogli di investimento fiduciari, e che viene quindi detta Investment Grade.
Cartello. Accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore di attività, finalizzato a stabilire determinate condizioni di prezzo o di condotta, al fine di eliminare situazioni di concorrenza sleale.
Cartolarizzazione. Operazione mediante la quale un certo numero di crediti generalmente di piccolo o medio-piccolo importo (crediti al consumo, leasing auto, bollette di utility) sono consolidati in pacchetti e rappresentano la garanzia reale a fronte della quale vengono emesse delle obbligazioni, quindi rappresenta la cessione di crediti a un altro soggetto che li trasforma in obbligazioni e li colloca sul mercato. Usato dalle banche per lo smobilizzo dei crediti dubbi. Nel 2007 la crisi usa dei mutui sub-prime si estese a tutto il pianeta grazie alla cartolarizzzaione dei mutui effettuata dalle banche Usa.
Cash and carry. Compravendita contemporanea sul mercato a pronti dell'attività finanziaria sottostante e sul mercato a termine del future ad essa collegato (vedi arbitraggio.
Cash cow. Letteralmente: mucche da soldi. Termine utilizzato per la prima volta in uno studio del Boston Consulting Group nel corso degli anni '70. Indica società, normalmente appartenenti a settori maturi, in grado di produrre rilevanti flussi di reddito in maniera relativamente slegata dalla congiuntura economica.
Cash flow. Termine anglosassone con il quale spesso si indica l'autofinanziamento aziendale. È  calcolato sommando l'utile operativo al netto delle imposte, gli ammortamenti operativi e gli accantonamenti a riserva (includendo le riserve ordinarie e straordinarie, vale a dire le deduzioni contabili che non dànno luogo a effettivi esborsi monetari). Da un altro punto di vista è la differenza tra le entrate e le uscite monetarie di un determinato periodo contabile. Quando si ha un incremento si parla di cash inflow, quando si ha il decremento si ha un cash outflow.

Il cash flow può essere scomposto in due componenti:

  • cash flow operazionale (o Unlevered Free Cash Flow), che è originato dalle operazioni caratteristiche di esercizio;
  • cash flow extra-operazionale (o Flow to Equity), che è originato dalle altre operazioni di gestione (acquisto e vendita di immobilizzazioni, prestiti, variazioni del capitale, pagamento degli utili ai soci).

Una generale "struttura" dei cash flow può aiutare a comprendere il concetto (viene omessa la componente fiscale legata alla tassazione):

Utile Operativo (EBIT) -
Tasse su Utile Operativo +
Ammortamenti +
Accantonamenti +
Voci non monetarie di accantonamento =
Flusso primaro (dopo le tasse) ±
Variazione del Capitale Circolante ±
Investimenti/Disinvestimenti =
Cash Flow Operazionale o Unlevered Free Cash Flow (After tax) o Operating Cash Flow -
Interessi -
Debiti =
Levered Cash Flow ±
Incremento passività ±
Incremento Capitale -
Dividendi =
Flusso di Cassa Effettivo o Flow to Equity o Effective Equity Flow


Si ha dunque che:

  • Primary Cash Flow = fondi generati dalla attività dell'azienda
  • Unlevered Free Cash Flow = fondi generati da coprire o per rimborsare i debiti finanziari e remunerare il capitale
  • Levered Cash Flows = Flussi generati da coprire o per remunerare il Capitale
  • Flow to Equity = Effettivo flusso di cassa a disposizione della società e di "proprietà" degli "azionisti".

Il Flusso di cassa operativo è quindi l'elemento cardine con cui si separa la gestione d'azienda ed il finanziamento della stessa. Il Cash Flow Operativo Unlevered Free Cash Flow è un concetto molto eleborato sviluppato dalla Wharton School e dalla scuola di Chicago e per il quale esiste ampia letteratura. Il Flow to Equity o cash-flow totale è definibile come il totale dei flussi di cassa generati dall'impresa mentre il Cash Flow Operativo è l'insieme dei flussi di cassa (cioè della liquidità) generati dalla sola gestione tipica (od operativa) ed è questa seconda definizione la più significativa per lo studio della gestione aziendale. L'insieme dei flussi di cassa generati dalla gestione tipica (che è indice della liquidità aziendale) è importante per stabilire in che misura ed in che maniera possono essere remunerati i centri di costo.

Cash flow attualizzato o Discounted cash flow. E' un metodo di valutazione di un'investimento, basato sull'attualizzazione, secondo un tasso corretto per il rischio, dei flussi futuri attesi dall'attività in questione. Sia CF0 l'uscita al tempo 0 per effettuare l'investimento Sia CFi il generico flusso atteso relativo al periodo i-esimo e sia r il tasso adeguato al rischio relativo all'attività da valutare. Sia n il numero di periodi in cui tale attività fornisce dei flussi monetari (in uscita o in entrata). Come in tutti i casi di parametri attualizzati, il valore di r potrà essere adeguato al tipo di informazione che si vuole ricavare. Il valore del cash flow attualizzato, che chiamiamo VA, è dato dalla formula

V_A=-CF_0 + \sum_{i=1}^n\frac{CF_i}{(1+r)^i}

Cash flow matching. E' un processo di copertura degli squilibri finanziari multiperiodo. Consiste nel far corrispondere (tecnicamente immunizzare) ogni uscita di cassa attesa - la maturity - (usi di risorse) con entrate di cassa (fonti di risorse) tali da fornire copertura finanzaria per ciascuna maturity. Si attua partendo dall'impegno di cassa più distante nel tempo e si ricercano le fonti per la sua copertura, lavorando così a ritroso per ciascuna uscita di cassa. Tramite questo esercizio l'impresa emetterà (o ricercherà) strumenti di finanziamento per fare fronte ad impegni programmati e, viceversa, ricercherà impegni per la cassa generata in ciascun periodo.
Cash flow netto. Rappresenta il flusso monetario generato/assorbito dall'attività caratteristica, dall'attività di investimento, dalla variazione di patrimonio netto e dall'attività di finanziamento.
Cash flow operativo. Attività monetaria relativa ad un determinato periodo d'impresa dato dall'utile netto più gli ammortamenti.
Cash generating unit. La più piccola aggregazione di beni di un'impresa in grado di generare flussi di cassa in entrata.
Cassa o disponibilità liquide. (cash). La cassa è costituita da denaro in contante, depositi bancari e postali (non gravati da vincoli di prelievo), assegni.
Cassa depositi e prestiti. Istituto fondato nel 1863 alle dipendenze del Ministero delle Finanze (poi Tesoro) e dotato, per effetto della L. 13.5.1983, n. 197, di autonomia amministrativa e organizzativa. Esso è stato trasformato in società per azioni nel dicembre 2003. Dal settembre 2006 la Cassa depositi e prestiti spa è inclusa tra le Istituzioni finanziarie monetarie (IFM). Dalla stessa data è soggetta al regime di riserva obbligatoria dell’Eurosistema. Dall’ottobre 2007 i dati di bilancio della Cassa depositi e prestiti spa sono inclusi nelle statistiche, compilate secondo i principi armonizzati del SEBC, sulla situazione dei conti delle banche e dei fondi comuni monetari residenti in Italia.
Cassa di compensazione e garanzia. Regola tutte le operazioni di Borsa e definisce e controlla i margini di garanzia che devono essere versati dagli intermediari per conto dei loro clienti a fronte di operazioni speculative con strumenti derivati.
Cassa di risparmio. Le attuali fondazioni bancarie hanno origine dalle antiche casse di risparmio, associazioni private nate nell'Europa centrale ed affermatesi in Italia agli inizi del XIX secolo, quando si manifestò il bisogno di sostenere lo sviluppo produttivo dei ceti medio-piccoli dopo le disastrose guerre napoleoniche e di raccogliere i flussi di liquidità derivanti dalla nascente Rivoluzione industriale. L'attività delle casse di risparmio (nate su iniziativa prevalentemente privata) era diversa dall'attività bancaria vera e propria: le casse raccoglievano capitali con una sottoscrizione iniziale e poi con successivi depositi, mentre le banche nascono su iniziativa di gruppi ristretti ed hanno fini commerciali e speculativi; le casse svolgevano attività di assistenza e beneficenza, mediante elargizione di beni indirizzati gratuitamente verso i ceti più umili, mentre le banche raccoglievano e remuneravano il piccolo risparmio. Negli anni Novanta le Casse di Risparmio sono state oggetto di una profonda e radicale trasformazione, che ha fortemente modificato il loro assetto sia dal punto di vista giuridico-istituzionale, sia da quello strutturale-operativo. Sotto la spinta esercitata dalla I e dalla II Direttiva europea in materia creditizia riguardanti la libertà di stabilimento e la despecializzazione bancaria, il processo di trasformazione e ammodernamento del sistema bancario italiano ha subìto una rapida accelerazione che ha condotto all'approvazione della legge di delega n. 218 del 30 luglio 1990 (c.d. legge "Amato") e relativi decreti applicativi. Le Casse di Risparmio, quindi, hanno dato attuazione ai principi recati dalla legge "Amato" e hanno provveduto a conferire l'impresa bancaria ad una nuova apposita entità giuridica (Cassa di Risparmio Spa) per assumere la qualificazione di Ente conferente (poi denominato Fondazione) al quale sono state assegnate finalità di interesse pubblico e di utilità sociale, che erano previste negli statuti delle Casse di Risparmio. Le Casse di Risparmio Spa sono società commerciali private, disciplinate dal Codice civile e dalle norme in materia bancaria, analogamente alle altre banche. Ad aver mantenuto il loro nome oggi sono una cinquantina. Le altre, dando origine ad alcuni dei maggiori gruppi bancari italiani, hanno perso la denominazione originaria.
Cassa integrazione guadagni (Cig). Fondo gestito dall’INPS a carico del quale vengono parzialmente reintegrate le retribuzioni dei lavoratori dipendenti nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previsti dalla legge. Nella Rilevazione sulle forze di lavoro i lavoratori in CIG dovrebbero autodichiararsi occupati. Ai fini della stima dell’input complessivo di lavoro nell’economia si possono trasformare le ore di CIG in lavoratori occupati (occupati equivalenti in CIG), dividendole per l’orario contrattuale.
Castelletto. Scoperto di conto corrente autorizzato, generalmente in maniera informale, a fronte della presentazione di fatture o effetti.
Catasto. Ufficio, ai fini fiscali, che si occupa di tutte le proprietà immobiliari esistenti in un comune o in una provincia. Tale ufficio registra e conserva le descrizioni, le rendite, la stima, i dati sulle proprietà, le planimetrie dei fabbricati e le mappe dei terreni. E' tenuto dall'UTE del Ministero delle Finanze.Indica anche l'insieme delle operazioni che permettono al fisco di valutare che imposte chiedere per il possesso di ciascun immobile.
Categoria carastale. Classificazione degli immobili per tipologia. Le categorie sono cinque: A abitazioni, B edifici a uso collettivo (scuole, caserme, ...), C immobili commerciali, D industriali, E speciali. A ogni categoria corrispondono poi sottocategorie per le abitazioni, a esempio, A1 indica abitazione di lusso, A5 abitazione ultrapopolare.
Cause di risoluzione. Sono le cause di risoluzione di un loan agreement (come il mancato rimborso di una rata capitali o interessi, cambiamenti nell'assetto societario del prenditore, ecc.), che oltre a risolvere il contratto obbligano il prenditore a rimborsare in anticipo gli importi ricevuti.
CBOT. E' la Borsa a termine di Chicago, letteralmente Chicago Board of Trade.
CCL. Capitale circolante lordo (vedi capitale circolante). Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
CCN. Capitale circolante netto.
Cedola (vari significati). In un'obbligazione rappresenta gli interessi che vengono pagati in percentuale rispetto al valore nominale.(Altro significato) Documento accessorio a titoli o azioni. Nel caso dei titoli si tratta di cedole valide per l'incasso degli interessi; nel caso delle azioni si distinguono in cedole di dividendo (se rappresentano il diritto agli utili) e in cedole di opzione (se rappresentano il diritto di opzione ).(Altro significato) Appendice cartacea annessa a un titolo che consente la riscossione periodica degli interessi sui titoli obbligazionari o dei dividendi della società di capitali.
Cedola alla pari. Titolo obbligazionario avente una cedola percentuale molto prossima ai rendimenti di mercato, il cui prezzo è quindi vicino al valore nominale (at par).
Cedola corta. Titolo obbligazionario il cui pagamento cedolare avviene prima dei sei mesi.
Cedola futura. E' il valore della prossima cedola che sarà pagata dall'emittente.
Cedola lorda. Ammontare della cedola corrisposta da un titolo legato a un mutuo ipotecario, o anche l’ammontare della cedola prima che su questa venga effettuata l’imposizione fiscale.
Cedola lunga. Quando il pagamento cedolare di un’obbligazione avviene oltre il periodo consueto di sei mesi, come nel caso della prima cedola, che frequentemente è pagata oltre i sei mesi dall’emissione.
Cedola media ponderata. La cedola media di un prestito emesso a fronte di mutui ipotecari. Viene determinata facendo la media ponderata fra la durata di ogni certificato ipotecario emesso, usando come parametro i totali delle singole ipoteche.
CcT (Certificati di Credito del Tesoro). Sono titoli di credito a medio e lungo termine, emessi dal Tesoro, con rendimento a tasso variabile. Pagano un interesse variabile semestralmente mediante lo stacco di cedole di ammontare variabile. Le cedole sono infatti indicizzate al tasso dei BOT semestrali, e cioè sono pari al rendimento dei BOT più uno spread predeterminato.
Cdo. Rappresentano una specifica categoria di ABS (Asset Backed Securities). Un CDO è un titolo di debito emesso in seguito a un’operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di posizioni incorporanti rischio di credito. Sono emessi, di solto, da una "società veicolo" (Siv) cui vengono conferite una serie di attività finanzioarie: mutui a persone fisiche, prestiti immobiliari per uffici, fabbricati o centri commerciali, obbligazioni societarie a alto rendimento e altro. Sulla base di queste attività vengono emessi titoli con varie combinazioni di rischio e di rendimento. A oggi (2008, quando il mercato dei Cdo ha raggiunto la quota di 2.500 miliardi di dollari) la scarsa liquidità dei mercati ha condotto alla paralisi nelle negoziazioni e a incertezze nella loro valutazione visto che alcuni componenti di credito hanno rivelato alte probabilità di non restituzione.
Cds. Il credit default swap (CDS) è uno swap che ha la funzione di trasferire l'esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente e un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo a un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un'obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni, sebbene essendo un derivato scambiato sul mercato over-the-counter è possibile stabilire qualsiasi durata. Un contratto di CDS fa tipicamente riferimento ad una reference entity, ossia l'ente che ha emesso degli strumenti di debito nella cui si fa riferimento come reference obligation, questi essendo solitamente consistenti in obbligazioni societarie. Il periodo durante il quale si estende la protezione è definito come effective date e termination date. Il contratto nomina un calculation agent il cui ruolo è di determinare l'occorrenza di un evento relativo al credito e l'ammontare del pagamento che verrà effettuato al verificarsi di tale evento. Un'altra clausola tipica è la restructuring clause, la quale determina quale forma di ristrutturazione del debito della reference entity rappresenti un evento relativo al credito. Ad esempio una società che attraversi un dissesto finanziario potrebbe decidere di posticipare la scadenza delle proprie obbligazioni e quindi del pagamento degli obbligazionisti. A seconda della formula specificata nel CDS tale evenienza può rappresentare o meno un evento significativo. Solitamente un contratto più restrittivo in tali criteri è più rischioso e dunque più costoso. Un diverso fattore che influisce sul costo di un contratto CDS è la maggiore o minore anzianità del debito coperto dal contratto. Infatti nel caso di fallimento della società le obbligazioni emesse in forma di debito senior hanno più probabilità di essere rimborsate rispetto alle obbligazioni che costituiscono il debito subordinato, altrimenti detto junior, per questo motivo il debito junior viene scambiato ad un maggiore credit spread che il debito senior. Il venditore di un contratto CDS darà una quota alla pari per una determinata reference entity, anzianità, scadenza e forma di ristrutturazione debitoria. Ad esempio il venditore di un contratto CDS può valutare il premio da pagare per un CDS di 5 anni di durata sul debito senior della FIAT con modificate condizioni di ristrutturazioni 100 basis point. Il premio alla pari viene calcolato in modo tale che il contratto abbia un valore attuale pari a zero a scadenza. Ciò perché il valore atteso del pagamento del venditore è esattamente uguale e opposto al valore atteso del premio pagato (in un'unica soluzione o ratealmente) dall'acquirente. Il fattore che maggiormente influisce sul costo della copertura è il merito di credito (spesso approssimato dal rating creditizio) del debito cui si fa riferimento. Un merito di credito inferiore comporta un rischio maggiore che la reference entity si riveli insolvente e per questo motivo il costo della copertura sarà più elevato.
Centrale dei bilanci. Società a responsabilità limitata, costituita nel 1983 per iniziativa della Banca d’Italia d’intesa con l’ABI, avente per finalità la raccolta e la classificazione in archivi elettronici dei bilanci delle principali imprese italiane, nonché lo sviluppo di studi di analisi finanziaria. I servizi della società sono offerti alle numerose banche associate, che contribuiscono alla raccolta dei dati. Dal 2002 la Centrale dei bilanci è a capo di un gruppo che comprende anche la Cerved Business Information, la quale raccoglie i bilanci depositati presso le Camere di commercio dalle società di capitale italiane.
Centrale dei rischi. Istituita il 1° aprile 1964 dal CICR, opera presso la Banca d’Italia. Riceve le segnalazioni di tutte le banche e di una parte degli intermediari finanziari sulla posizione dei propri clienti il cui affidamento superi determinate soglie minime; gli intermediari possono richiedere informazioni sull’esposizione di clienti già affidati presso altri operatori. Su base campionaria, la Centrale dei rischi raccoglie informazioni anche sui tassi di interesse attivi e passivi praticati dalle banche.
Centrale di allarme interbancaria (CAI). Archivio informatizzato istituito presso la Banca d’Italia ai sensi della L. 25.6.1999, n. 205, e del D.lgs. 30.12.1999, n. 507. In esso confluiscono: le generalità dei traenti assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o provvista e dei soggetti ai quali sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di pagamento; i dati relativi a tali strumenti e a quelli smarriti, rubati o bloccati in relazione alla revoca disposta a carico dei correntisti; le sanzioni irrogate dagli Uffici territoriali del Governo e dall’Autorità giudiziaria. L’iscrizione in archivio dei traenti assegni senza autorizzazione o provvista determina l’applicazione della Revoca di sistema. La CAI si compone dei seguenti segmenti: Centrale di allarme procedura impagati (CAPRI), contenente i dati relativi ai soggetti ai quali è stata revocata l’autorizzazione a emettere assegni; Procedura assegni sottratti e smarriti (PASS), contenente i dati relativi agli assegni sottratti, smarriti, non restituiti o bloccati per altri motivi; Carte revocate (CARTER), contenente i dati nominativi relativi alle revoche dell’utilizzo delle carte di pagamento; Procedura carte (PROCAR), contenente i dati afferenti alle carte di pagamento revocate, smarrite e sottratte; Archivio sanzioni amministrative (ASA), contenente i dati relativi alle sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie irrogate dai Prefetti; Archivio sanzioni penali (ASP), contenente i dati afferenti alle sanzioni penali irrogate dall’Autorità giudiziaria per l’inosservanza degli obblighi imposti con la sanzione amministrativa accessoria. L’archivio è entrato in funzione il 4 giugno del 2002 per i segmenti CAPRI e PASS relativi agli assegni; il 7 dicembre del 2002 sono stati avviati gli ulteriori due segmenti CARTER e PROCAR riferiti alle carte di
pagamento; il 26 aprile del 2005 sono divenuti operativi gli ultimi due segmenti ASA e ASP che riguardano le sanzioni irrogate dalle Prefetture e dall’Autorità giudiziaria.
Centro di profitto. È il settore di un’impresa responsabile della produzione di profitto, in grado quindi di rilevare i costi e i ricavi di propria competenza.
CEO (chief executive officer). Soggetto a capo della struttura esecutiva di un'impresa, grazie alla sua appartenenza al consiglio d'amministrazione o della delega ricevuta da quest'ultimo.
Centri finanziari offshore. Centri finanziari in cui, a causa della favorevole regolamentazione dell’attività bancaria e finanziaria e dei vantaggi di natura fiscale, vengono intermediati fondi raccolti e impiegati principalmente in altri paesi; ne sono esempi le isole Bahamas, le isole Cayman, Singapore.
Centro finanziario. Sono centri finanziari, le principali città del mondo dove avvengono scambi di capitali a livello internazionale, come New York, Londra, Tokyo, Parigi, Francoforte.
Certificate. Strumenti finanziari derivati (vedi), cartolarizzati (vedi) e negoziati che replicano con o sensa effetto leva, l'andamento dell'attività di un indice o di un titolo sottostante.
Certificati del tesoro. Titoli obbligazionari emessi dal Tesoro – dal 1° gennaio 1999 denominati in euro – e suddivisi nelle
seguenti tipologie:
CCT (Certificati di credito del Tesoro), a medio e a lungo termine, soggetti a indicizzazione finanziaria delle cedole. Le cedole semestrali successive alla prima sono attualmente indicizzate al rendimento dei BOT a 6 mesi relativo all’asta della fine del mese precedente il periodo di decorrenza della cedola stessa, maggiorato di uno spread.
CTZ (Certificati del Tesoro zero-coupon), con scadenza a 18 e a 24 mesi, privi di cedole.
CTO Sono titoli di stato emessi a tasso di interesse fisso con cedole semestrale. La durata di tali certificati è solitamente fissata in sei anni, ma l'investitore ha la facoltà di richiedere il rimborso anticipato alla metà della durata del titolo. La decisione del risparmiatore di richiedere il rimborso è effettuata in base ai tassi prevalenti al momento dell'esercizio dell'opzione. Infatti, se i tassi sono scesi al momento dell'esercizio di opzione rispetto al momento della sottoscrizione è conveniente mantenere il titolo in portafoglio fino alla scadenza. Viceversa è conveniente chiederne il rimborso.
Sono inoltre emessi Certificati di credito del Tesoro a tasso fisso, utilizzati principalmente per il ripianamento di debiti pregressi del settore pubblico.
Certificato. Documento che avvalora e convalida un fatto o una dichiarazione. Può anche rappresentare un diritto di proprietà (certificato azionario), un diritto di credito (cambiale), o un investimento (certificato di deposito), o una frazione di debito (un titolo obbligazionario).
Certificato a tasso variabile. Certificato di deposito il cui rendimento è legato al livello di un indice stabilito precedentemente. Una tipologia di certificato di deposito indicizzato è, per esempio, quello vincolato al tasso d'inflazione.
Certificato di deposito. Titolo che rappresenta un deposito vincolato, negoziabile, emesso da un ente creditizio, il quale viene venduto generalmente a un valore scontato rispetto al nominale in relazione al tasso di rendimento. Alla scadenza verrà restituita all'acquirente una somma pari al suo valore facciale.
Certificato di indebitamento. Promessa di pagamento emessa da un'impresa per le necessità di finanziamento a breve termine. Il possessore è garantito dai beni dell'impresa che non devono sottostare a diritti di credito privilegiati.
Certificato di investimento. Titoli aventi durata superiore a 12 mesi e taglio minimo unitario pari a 100 milioni di lire; possono essere offerti in serie. Sono regolati dalle disposizioni della delibera CICR 3.3.1994, attuativa dell’art. 11 del TU delle leggi in materia bancaria e creditizia, e dal DM 7.10.1994.
Certificato di mercato monetario. Certificato di deposito non negoziabile, con taglio minimo $ 10.000 e con interesse massimo non superiore a quello sui buoni del tesoro a sei mesi. Vengono emessi negli Stati Uniti da banche e casse di risparmio a fronte di depositi vincolati a sei mesi.
Certificato di partecipazione. Finanziamento effettuato da un gruppo di istituti di credito nei confronti di un unico soggetto. Le banche interessate nominano solitamente un capofila che eroga materialmente il finanziamento, il cui ricavato viene successivamente diviso tra le banche interessate, per quote di partecipazione.
Certificato di risparmio. Rappresenta un deposito vincolato, che viene remunerato a un tasso d'interesse fisso per tutta la sua durata. Generalmente tale certificato non può essere trasferito.
Certificato di titoli a custodia. Titolo di credito negoziabile, rappresentativo di un dato numero di titoli azionari detenuti a custodia, è solitamente emesso da una banca
Certificato ipotecario a cedola nulla. Titolo obbligazionario collegato a un prestito ipotecario per il quale sia il pagamento degli interessi, sia il rimborso del capitale avvengono, al termine del periodo stabilito, in un'unica soluzione.
Certificazione di bilancio. È il parere professionale sulla correttezza del bilancio, espresso da una società di revisione. La certificazione è obbligatoria per le società con titoli quotati in mercati regolamentati o per enti e società per i quali è prevista da norme ad hoc.
Cessione delle attività. Cessione definitiva, parziale o totale, delle attività di una banca, per mezzo della cessione dei crediti commerciali o tramite "securitization" (trasformazione in titoli negoziabili garantiti da crediti presenti in azienda).
Cfo (Chief Financial Officer). Il responsabile finanziario di un'impresa.
Chaebol. Grandi gruppi industriali della Corea del Sud, altamente diversificati, di proprietà e a gestione familiare. La maggior parte di essi sono sorti dopo la guerra di Corea e sono stati la forza trainante dello sviluppo economico.
Change in law. Clausola applicata ai contratti “loan agreements” dagli istituti bancari per evitare che gli effetti di possibili mutamenti dello scenario istituzionale (normative valutarie, fiscali, ecc...), in cui il contratto è stato stipulato, ricadano sulle banche stesse.
Chartista. Soggetto specializzato in analisi tecnica, in particolare nelle figure che ricorrono nei grafici dei prezzi dei titoli, come trend, canali, supporti e resistenze.
Chiamata a margine. Versamento aggiuntivo richiesto a un operatore dall’organo di compensazione della borsa a copertura di impegni per contratti a termine in corso. E’ commisurato all’accresciuta esposizione causata da movimenti sfavorevoli nella quotazione dello strumento oggetto della transazione.
Chicago, Scuola di. Orientamento di pensiero economico formatosi negli anni Trenta e Quaranta del sec. XX nell'Università di Chicago intorno a un gruppo di studiosi. Sebbene le posizioni da essi assunte siano eterogenee i capisaldi del loro pensiero si possono individuare in alcuni punti fondamentali: a) fiducia nel funzionamento del meccanismo dei prezzi (nei mercati concorrenziali); b) desiderabilità di forme di mercato di perfetta concorrenza, che determinano l'allocazione efficiente delle risorse; c) decentramento produttivo e non intervento dello Stato nella sfera economica. Da un punto di vista metodologico, si privilegia lo strumento statistico anziché quello teorico-analitico; compito essenziale dello studioso sarebbe quello di verificare se determinate relazioni economiche trovino rispondenza nel reale funzionamento dei sistemi economici. La visione sintetizzata nei punti a)-c), una volta materializzata in ipotesi di schemi analitici, porta a sostenere affermazioni quali la capacità delle economie di occupare interamente le risorse produttive; il legame proporzionale e diretto tra quantità di moneta e livello dei prezzi (teoria quantitativa della moneta), elemento basilare del monetarismo di M. Friedman; l'importanza del ruolo svolto dal risparmio come fattore di accumulazione. Nel corso degli anni Settanta, la Scuola Economica di Chicago, soprattutto grazie a R. Lucas Jr., ha sviluppato in macroeconomia modelli di equilibrio con aspettative razionali (la cosiddetta rivoluzione delle aspettative razionali). In essi si suppone che gli agenti siano capaci di prefigurarsi correttamente la struttura dell'economia e di prevederne esattamente l'evoluzione, eccezion fatta per disturbi stocastici a cui l'economia può essere sottoposta. Questa modellistica costituiva un elegante supporto teorico ai punti a)-c). I principali esponenti della Scuola negli anni Trenta possono essere individuati in F. Knight e J. Viner; negli anni Cinquanta e Sessanta in M. Friedman,G. Stigler, W. Allen Wallis; negli anni successivi in R. E. Lucas e G. Becker.
Chiedere quotazioni. Il reparto operativo della Federal Reserve che si interessa delle operazioni di mercato aperto sui titoli di Stato esegue un go around nel momento in cui interpella i market makers per avere quotazioni operative di titoli, sulle quali può successivamente applicare e concludere le compravendite desiderate.
Chiudere un lato dell'operazione. Per ciò che riguarda le operazioni su strumenti derivati questo termine indica la chiusura di una delle due parti di cui è costituita un’operazione complessa. Per esempio, a uno straddle (operazione in cui si acquista allo stesso tempo un’opzione call e un’opzione put) si può chiudere un lato rivendendo una delle due opzioni, adeguando in questo modo le caratteristiche di rischiosità e rendimento della posizione a una differente situazione di mercato.
Chiusura (Chiudere). Così come la vecchia Borsa tradizionale, anche nei nuovi mercati telematici sta a indicare l’ultima parte della seduta borsistica (normalmente della durata di 5 minuti), durante la quale i prezzi sono utilizzati per definire, attraverso calcoli del valore medio ponderato, il prezzo ufficiale della seduta di Borsa.
Chiusura dello scoperto. Il riacquisto dei titoli venduti allo scoperto, che consente la loro restituzione al soggetto dal quale sono stati presi a prestito per poi consegnarli all’acquirente iniziale.
Chiusura forzata. Operazione effettuata dall’intermediario, mediante la quale viene liquidata e chiusa una posizione in titoli nel caso il titolare non abbia provveduto ad accogliere le richieste di incremento del margine di garanzia depositato presso il broker.
Chiusura precedente. Ultimo prezzo fatto registrare nella seduta bosistica precedente.
Ciclo economico. Il ciclo economico è l'alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell'attività economica di un Paese o di un gruppo di Paesi economicamente collegati. Nei cicli economici vengono individuate le seguenti fasi:

  • fase di espansione, che a sua volta si distingue in due fasi: fase di ripresa, in cui l'investimento privato inizia a crescere; fase di prosperità, nella quale investimenti e consumi crescono rapidamente;
  • fase di contrazione, anch'essa si differenzia in due fasi: della recessione, in cui la crescita dell'economia rallenta; della depressione, nella quale la crescita economica ristagna.

I principali indicatori che causano il variare del ciclo economico sono il PIL e l'occupazione, i quali crescono nelle fasi di espansione e diminuiscono nelle fasi di contrazione. La fase di espansione trova il suo limite nel raggiungimento del valore del PIL potenziale, che misura la massima capacità produttiva complessiva di un Paese; quando il Pil effettivo coincide con il PIL potenziale si ha la piena occupazione dei fattori produttivi.
La teoria del ciclo economico ideata dalla scuola austriaca è stata per anni l'unica in grado di spiegare i cicli economici e, dopo un periodo di dimenticanza, grazie al Premio Nobel 1974, Friedrich von Hayek e a diversi economisti della nuova generazione, sta riprendendo consenso in ambito accademico ed economico. Questa teoria vede la causa dei cicli nella politica monetaria delle banche centrali, ossia una politica espansiva, che quindi mantiene tassi artificiosamente bassi, causando quello che gli austriaci definiscono malinvestment, ovvero una collocazione inefficace degli investimenti causata dalla eccessiva facilità di credito indotta dalla banca centrale. Automaticamente è necessaria una correzione che, secondo gli austriaci, avviene naturalmente nel mercato, ed è quella che comunemente chiamiamo recessione. Il grafico mostra, qualitativamente, l'andamento di un ciclo economico.

Ciclo economico
Ciclo di trasformazione della moneta. Intervallo di tempo che intercorre in media tra l'esborso dovuto all'acquisto dei fattori produttivi e l'entrata derivata dalla vendita del prodotto finito.
Circolante ( o contante). È rappresentato dalla Circolazione al netto della cassa contante delle banche.
Circolazione. Fino al 2001 comprendeva i biglietti della Banca d’Italia e le monete del Tesoro (compresa la quota detenuta dalle banche). Dal 1 gennaio 2002, con l’introduzione dell’euro, la componente italiana della circolazione include una valutazione convenzionale di quella in euro basata sulla quota individuale di partecipazione al capitale della BCE e banconote e monete residue in lire; dal 1 gennaio 2003 sono escluse le banconote e le monete residue in lire.
Classe. Uno strumento finanziario può essere articolato in un determinato segmento come per esempio una porzione di un prestito obbligazionario, composta da titoli aventi la stessa scadenza, oppure una frazione di un’emissione di strumenti derivati con le stesse caratteristiche.
Classificazione adeguata al livello di volatilità. Classificazione della performance di un fondo adeguata a rispecchiare il livello di volatilità considerato. La classificazione viene calcolata dividendo la performance assoluta per il valore della volatilità e riclassificata su questa base.
Classificazione decile. La classificazione decile di un fondo è spesso in formato inverso. In tal modo, un fondo nel decile superiore (cioè la quota del 10% superiore dei fondi nell'ambito del suo settore) ha una classificazione decile di (11-1) = "10". Un fondo di secondo decile avrebbe una classificazione decile di (11-2) = "9".
Clausola dell'acquisto successivo. Clausola presente nei contratti ipotecari. Estende alle proprietà acquistate in un tempo successivo l'iscrizione dell'ipoteca. In generale, nei casi di prestiti vincolati ad attività presenti nell'azienda, è la clausola che allarga alle merci o ai crediti ricevuti successivamente la garanzia data dal diritto reale.
Clausola di anticipazione di scadenza. Clausola contenuta in un'obbligazione (ma anche in una cambiale o in un'ipoteca) in base alla quale, nell'eventualità di inadempienza del debitore, il titolo andrà in scadenza anticipatamente e diventerà esigibile tutta la somma scoperta.
Clausola di cancellazione. È una clausola eventualmente presente in un contratto di mutuo ipotecario tramite la quale il proprietario dell'immobile ha la possibilità di chiedere la cancellazione dell'ipoteca una volta che è stata rimborsata una frazione consistente del finanziamento.
Clausola di compensazione. Questa clausola permette al creditore di cancellare i propri debiti nei confronti di un soggetto fallito, presso il quale erano vantati crediti di ugual misura. Per esempio le banche possono soddisfare i propri crediti sui clienti che non abbiano eseguito correttamente i pagamenti, addebitando direttamente sul conto corrente della clientela.
Clausola di gradimento. E' un limite alla libera trasferibilità dei titoli azionari, consistente nel subordinare il trasferimento dell'azione al preventivo consenso del consiglio di amministrazione della società emittente. Tale clausola non è ammessa per le società quotate in Borsa.
Clausola di rimborso anticipato. Clausola che definisce le circostanze a verificarsi delle quali una delle due parti ha la facoltà di richiedere l'estinzione anticipata del prestito.
Clausola di step - down. Vedi clausola di step - up.
Clausola di step - up. Si definisce clausola di step up quella che impegna l'emittente ad aumentare il valore della cedola qualora il rating del titolo collocato scenda sotto un livello prefissato. Di norma, accanto a questa clausola ne viene inserita una di segno opposto, definita clausola di step down. in pratica se il grado di affidabilità del prestito dovesse salire, la cedola scenderà.
Clausola pari passu. Clausola tramite la quale un credito non può essere postergato rispetto ad altre passività contratte successivamente dal mutuatario.
Clausole vessatorie. Si tratta di obblighi particolarmente onerosi cui va incontro il firmatario di un contratto. La legge impone che per essere valide, le clausole vessatorie debbano essere per scritte e controfirmate dalle parti. La normativa italiana,emanata in attuazione della Direttiva comunitaria 93/13, protegge il consumatore elencando una serie di ipotesi di clausole abusive, sancendone la inefficacia, purchè non siano state oggetto di trattativa individuale.
Clean. Nel settore dei finanziamenti, viene definita clean una linea di credito quando il beneficiario ha provveduto a rimborsare in via temporanea il totale del prestito ricevuto. Nelle contrattazioni in titoli un’operazione clean, solitamente di grosse dimensioni, è quella che annulla le posizioni opposte di due soggetti. In contabilità è la dichiarazione del revisore sull’assenza di irregolarità nella tenuta delle scritture contabili esaminate, mentre a livello commerciale significa semplicemente: privo di documenti.
Clearing house. (Cassa di Compensazione e Garanzia). Organo, istituito con disposizioni della Consob e della Banca d'Italia, la cui funzione è di garantire il buon fine e la compensazione dei contratti uniformi a termine (future e optinon) nonché il buon fine della liquidazione, attraverso la stanza di compensazione, dei contratti relativi a titoli quotati in Borsa o negoziati al Mercato ristretto e delle operazioni eseguite sul mercato secondario dei titoli di Stato.
Clima del mercato. Congiuntura del mercato in un particolare momento, specie in riferimento alle aspettative degli operatori.
Club di Parigi. Struttura informale di coordinamento delle operazioni di ristrutturazione del debito pubblico dovuto a creditori ufficiali. Le sue riunioni sono normalmente convocate dal paese debitore al fine di condurre le negoziazioni a livello multilaterale. Alle riunioni partecipano, in veste non ufficiale, anche i rappresentanti dell’FMI, della Banca Mondiale, dell’OCSE, dell’UNCTAD, della UE e delle Banche di sviluppo regionali che forniscono assistenza tecnica.
Cmbs (Commercial Mortgage Backed Securities). Queste obbligazioni appartengono all'area delle Asset backed securities (Abs): si tratta di titoli cartolarizzati che hanno dietro prestiti immobiliari concessi per acquisto di costruzioni non residenziali (uffici, fabbriche, centri commerciali). Le emittenti sono società-veicolo create dalle banche, e i titoli sono segmentati secondo il grado di rischiosità. Come per le altre Abs, vi sono rischi di credito (la possibilità che il debitore ultimo fallisca) e rischi di liquidità (la possibilità che il titolo diventi illiquido perché il mercato, come è successo in molti casi nel 2007-2008, venga paralizzato dall'incertezza sull'effettivo valore dei titoli). (vedi anche Abs, Cartolarizzazioni, Cdo, Siv, Subprime, Rmbs).
Coda. Il termine indica, nelle aste dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, la differenza di prezzo esistente tra l’offerta media di acquisto dei titoli, presentata dagli operatori interessati, e il prezzo Stopout, oppure tra il prezzo più basso di acquisto presentato e il prezzo medio di tutte le offerte. Viene definita coda, anche la parte decimale del prezzo di un titolo: per esempio un titolo quotato 90,75 ha una coda di 75. Nelle operazioni in titoli il termine indica anche anche un’operazione di acquisto fatta a scadenza e una di vendita fatta a una diversa scadenza. Una circostanza in cui un’operazione finanzia l’altra per un periodo di tempo però non coincidente.
Coefficiente alfa. Mentre il coefficiente beta misura l'attitudine di un titolo a variare in funzione del mercato (rischio sistematico), il coefficiente alfa esprime l'attitudine di un titolo a variare indipendentemente dal mercato (rischio specifico). A un alfa positivo, quindi, corrisponde la capacità di un titolo a generare autonomamente reddito in linea capitale mentre a un alfa negativo corrisponde la tendenza di un titolo a subire perdite indipendentemente dall'andamento di mercato. In un sistema di assi cartesiani, il coefficiente alfa non è altro che l'intercetta sull'asse delle ordinate della retta di regressione il cui coefficiente angolare è il coefficiente beta.
Sia l'equazione della retta Y = a + bX
Allora:
a = Y - bX
Riprendendo l'esempio precedente poniamo:
Y = media aritmetica dei rendimenti del titolo
X = media aritmetica dei rendimenti del mercato
b = coefficiente beta
a = coefficiente alfa
Coefficiente beta. Il coefficiente beta misura il grado storico di aggressività di un titolo rispetto al mercato. Assume valori che oscillano intorno allo zero e misura l'attitudine storica di un titolo a variare in misura maggiore (valore assoluto di beta >1) o minore (valore assoluto di beta<1) dell'indice di riferimento. Inoltre, misura l'attitudine storica del titolo a variare nella stessa direzione (beta>0) dell'indice di riferimento oppure in direzione contraria (beta<0). Si possono avere, quindi, 4 casi:
1) beta>1: il titolo presenta attitudine ad aumentare o a diminuire, in un determinato arco temporale, in misura maggiore dell'indice; ad esempio, a un beta di 1,20 corrisponderà una variazione tendenziale del titolo dell'1,20%, sia in aumento che in diminuzione, per ogni punto percentuale di variazione dell'indice;
2) 0<beta<1: il titolo presenta attitudine ad aumentare o a diminuire, in un determinato arco temporale, in misura minore dell'indice; ad esempio, a un beta di 0,80 corrisponderà una variazione tendenziale del titolo dello 0,80%, sia in aumento che in diminuzione, per ogni punto percentuale di variazione dell'indice;
3) beta<-1: vale quanto detto al punto 1, con l'avvertenza che, in questo caso, il titolo tenderà a muoversi in direzione contraria a quella dell'indice;
4) -1<beta<0: vale quanto detto al punto 2, con l'avvertenza che, in questo caso, il titolo tenderà a muoversi in direzione contraria a quella dell'indice.
Naturalmente, la capacità dei coefficienti beta a fornire indicazioni attendibili è strettamente legata alla loro stabilità nel tempo; e tale stabilità risulta tanto maggiore quanto più lunga è la serie storica sulla quale il coefficiente viene calcolato: si calcolano, quindi, coefficienti a 3 mesi, a 6 mesi, a un anno e anche più. Coefficienti di durata inferiore forniscono risultati estremamente variabili. La stabilità dei coefficienti beta viene altresì migliorata con la diversificazione del portafoglio.
Il corretto uso dei coefficienti alfa e beta permette di orientare le proprie scelte in funzione delle caratteristiche delle fasi di mercato che si ritiene siano in atto di volta in volta. Così, in caso di trend ascendente ci si orienterà su titoli con beta maggiore di uno e, a parità di beta, su titoli con alfa positivo. Viceversa, nel caso si voglia rimanere sul mercato con atteggiamento difensivo in vista di possibili ripiegamenti, ci si potrà orientare su titoli a basso beta. Se si vuole operare al ribasso (a esempio con l'acquisto di opzioni put) si possono scegliere titoli ad alto beta (in previsione di mercato riflessivo) e alfa negativo. Sono, queste, osservazioni del tutto esemplificative dal momento che è solo da una corretta combinazione dei coefficienti prescelti, unita a una appropriata analisi tecnica grafica e quantitativa (indicatori), che può scaturire una elevata probabilità di successo.
Coefficiente delta. Il delta di un'opzione indica la sensibilità del premio dell'opzione stessa rispetto alle variazioni del sottostante.
In termini più formali, il Delta è la derivata prima del premio dell'opzione rispetto al prezzo del sottostante: \ \Delta_{f} = \frac{\partial f}{\partial S}, dove \ f denota il premio dell'opzione, e \ S il prezzo del sottostante. Per opzioni Vanilla il delta è: positivo per compratori di Call e venditori di Put; negativo per compratori di Put e venditori di Call. Per opzioni Vanilla il delta è:

  • vicino a zero per le opzioni out of the money;
  • vicino all'unità per le opzioni in the money;

Per opzioni non plain vanilla, o esotiche, il valore del delta può, in condizioni particolari, essere maggiore dell'unità (es: opzioni digitali

Coefficiente di ammortamento. Aliquota da applicare a un determinato bene ammortizzabile per la determinazione della quota di ammortamento di competenza dell'esercizio. Nella normativa fiscale sono fissati da un apposito provvedimento e variano in funzione del settore e della tipologia di bene ammortizzabile.
Coefficiente di correlazione. Misura dell'intensità della relazione tra due variabili.
Coefficiente di liquidità. Indice finanziario che fornisce una misura di massima della capacità dell’azienda di far fronte nel breve periodo alle passività di prossima scadenza con i mezzi disponibili nell’immediato o a breve termine. E’ dato dal rapporto fra attività e passività a breve.
Coefficiente di riserva. E' la frazione dei depositi contratti da un ente creditizio che deve essere mantenuta presso la Banca centrale in un conto solitamente infruttifero o remunerato a tassi più bassi di quelli di mercato, allo scopo di soddisfare i requisiti di riserva obbligatoria.
Coefficiente di solvibilità. Parametro di controllo prudenziale applicabile agli enti creditizi proposto in sede comunitaria, è dato dal rapporto fra la consistenza dei fondi propri e l'ammontare degli elementi dell'attivo e delle operazioni fuori bilancio.
Coefficiente gamma. Il Gamma di un'opzione rappresenta la sensibilità del Delta rispetto al movimento del prezzo del sottostante.
In termini più formali, il Gamma è la derivata seconda del premio rispetto al prezzo del sottostante: \ \Gamma_{f}=\frac{\partial^{2} f}{\partial S^{2}}, dove \ f denota il premio dell'opzione e \ S il prezzo del sottostante.
Coefficiente patrimoniale ponderato per il rischio. Coefficiente dato dal rapporto tra il capitale di un'azienda e il totale degli impieghi e dei crediti di firma, ponderati sulla base di alcuni elementi di rischio. Il risultato è un parametro che dà una misura approssimata dell'adeguatezza patrimoniale di un istituto di credito.
Coefficiente vega (Vega ratio). Il Vega rappresenta la sensibilità del premio di un'opzione rispetto a variazioni della volatilità implicita del sottostante.
In termini più formali, il Vega è la derivata prima del premio rispetto alla volatilità: \ \nu_{f}=\frac{\partial f}{\partial \sigma}, dove \ f denota il premio dell'opzione, e \ \sigma la volatilità implicita del prezzo del sottostante. Per opzioni Vanilla, un compratore di opzioni (sia Call, sia Put) ha sempre un Vega positivo; ciò significa che, all'aumentare della volatilità, il compratore di opzioni guadagna sempre. Ovviamente, un venditore di opzioni Vanilla ha sempre un Vega negativo.
Coincidenza delle scadenze. È il far coincidere le scadenze di due flussi finanziari aventi lo stesso ammontare ma di segno contrario. La situazione opposta è definita Mismatching the maturities.
Collar. Operazione che combina un cap con un floor. Si effettua al fine di ridurre il rischio di eccessive variazioni dei tassi d'interesse.
Co-lead manager. Figura assimilabile a quella del Lead Manager, di cui condivide parte delle funzioni. Nell’eventualità di rilascio di garanzie la sua quota è seconda solamente a quella del Lead Manager.
Collegata. Due società si definiscono collegate se fanno parte di una stessa società madre, o se una delle due è in possesso di azioni dell’altra, in quantità tale da non consentirne il controllo. Nel caso in cui il pacchetto azionario consenta il controllo, si definisce "parent" la controllante e "subsidiary" la controllata.
Collegio sindacale. Organo di controllo la cui nomina è obbligatoria nelle S.p.a., e nelle S.r.l. con capitale sociale almeno pari a 100.000 euro. Tra gli obblighi principali del collegio sindacale si ricordano alcuni dei seguenti: il controllo dell'amministrazione della società, vigilando sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivo, l'accertamento riguardo alla regolare tenuta della contabilità, la corrispondenza del bilancio alle risultanze delle scritture contabili, etc.
Collocamento. Operazione necessaria per portare sul mercato titoli di nuova emissione.
Collocamento diretto. Vendita diretta di titoli a investitori istituzionali, generalmente compagnie di assicurazioni vita, interessati a effettuare investimenti a lunga scadenza.
Collocamento privato. Titoli di nuova emissione collocati presso un numero limitato di investitori istituzionali. Non sempre questi titoli sono poi quotati in una Borsa.
Co-manager. Figura solitamente equiparata al co-lead manager, talvolta una figura in sott’ordine al manager.
Combinazione. Nella pratica contabile, l’unione di due o più aziende in un unico apparato avente un solo sistema di rilevazione contabile. Nel mercato delle option, l’acquisto o la vendita contemporanea di due opzioni con diversa durata o strike price, effettuata per sfruttare positivamente movimenti di mercato ben precisi.
Combined ratio aggregato. Ramo danni: il rapporto tra costo dei sinistri e sul totale premi. Combined ratio = expense ratio + loss ratio. Al netto della riassicurazione.
COMIT. Indice del mercato azionario italiano. Riassume in un unico valore le quotazioni ufficiali di tutti i titoli trattati. La sua base (uguale a 100) ha come punto di riferimento la quotazione media del 1972 (vedi Mib).
Comitato dei creditori. Il comitato dei creditori è un organo cui la riforma del 2006 ha affidato funzioni di rilievo, tanto che parte della dottrina ha reputato eccessivo il ruolo attualmente ricoperto da un organo portatore esclusivamente di interessi particolari. Il comitato è composto di tre o cinque membri scelti tra i creditori, secondo le modalità indicate dall’art. 40 l.fall. e, comunque, “in modo da rappresentare in misura equilibrata quantità e qualità dei crediti e avuto riguardo alla possibilità di soddisfacimento dei crediti stessi”. Nell’esplicazione delle sue funzioni, che sono prevalentemente inerenti a un controllo nel merito, il comitato dei creditori vigila sull'operato del curatore fallimentare, ne autorizza gli atti ed esprime pareri nei casi previsti dalla legge, ovvero su richiesta del tribunale o del giudice delegato.
Comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria (Committee of European Banking Supervisors – CEBS). Istituito con decisione della Commissione Europea 2004/5/CE del 5 novembre 2003, è composto da rappresentanti di alto livello delle autorità di vigilanza e delle banche centrali degli Stati membri dell’Unione europea. Il CEBS svolge funzione consultiva nei confronti della Commissione europea per la predisposizione della normativa comunitaria nel settore bancario; contribuisce ad assicurare l’applicazione uniforme delle direttive comunitarie e la convergenza delle prassi di vigilanza; rafforza la cooperazione in materia di vigilanza, in particolare mediante lo scambio di informazioni.
Comitato delle autorità europee di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali (Committee of European Insurance and Occupational Pensions Supervisors - CEIOPS). Istituito con decisione della Commissione europea 2004/6/CE del 5 novembre 2003, è composto da rappresentanti di alto livello delle autorità di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali degli Stati membri dell’Unione europea. Il CEIOPS svolge funzione consultiva nei confronti della Commissione europea per quanto riguarda la predisposizione della normativa comunitaria in materia di assicurazione, riassicurazione e pensioni aziendali o professionali; contribuisce ad assicurare l’applicazione uniforme e coerente della normativa comunitaria e la convergenza delle prassi di vigilanza. Il Comitato costituisce un’importante sede di cooperazione e di scambio di informazioni fra le autorità di vigilanza europee sul settore assicurativo e delle pensioni aziendali.
Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Basel Committee for Banking Supervision). Istituito in seno alla Banca dei regolamenti internazionali nel 1974 su iniziativa dei governatori delle banche centrali del G10, è composto dai rappresentanti delle banche centrali e delle autorità di vigilanza di tredici paesi (Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Lussemburgo,
Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Svizzera) e ha come principale obiettivo il rafforzamento dell’efficacia della vigilanza a livello internazionale. L’obiettivo è perseguito attraverso lo scambio di informazioni e l’elaborazione di regole prudenziali e di condotta per le banche e le autorità di vigilanza. La BCE partecipa alle riunioni in qualità di osservatore.
Comitato di credito. È l'organo, facente parte di una banca, che deve decidere se e in quale misura concedere credito aggiuntivo a un soggetto che sia già stato affidato da un organo di responsabilità inferiore, fino al massimo delle sue competenze di credito.
Comitato economico e finanziario. Organo consultivo della Unione europea istituito all’inizio della terza fase del processo di realizzazione della UEM. Gli Stati membri, la Commissione europea e la Banca centrale europea nominano ciascuno non più di due membri del Comitato. I due membri nominati da ciascuno Stato sono scelti tra gli alti funzionari, rispettivamente, delle Amministrazioni statali e della Banca centrale. I compiti del Comitato economico e finanziario sono elencati dall’art. 114 (2) del Trattato sull’Unione europea; fra questi è compreso l’esame della situazione economica e finanziaria degli Stati membri dell’Unione.
Comitato federale per il mercato. Comitato facente parte della Federal Reserve che stabilisce le misure e gli interventi di politica monetaria nel breve termine, per esempio decide di tagliare o aumentare i tassi d'interesse ufficiali.
Comitato per la vigilanza bancaria. Istituito presso il Sistema europeo di banche centrali (SEBC), è composto da rappresentanti di alto livello della BCE, delle banche centrali e delle autorità di vigilanza dei paesi dell’Unione europea. Il Comitato assiste il SEBC per favorire la cooperazione tra autorità di vigilanza e banche centrali su temi di comune interesse e per analizzare gli assetti strutturali e l’evoluzione congiunturale del sistema bancario europeo.
Commercial papers. Titoli a breve termine per la raccolta di fondi sui mercati nazionali.
Commercio libero. Condizione in cui il commercio tra due o più nazioni avviene senza restrizioni di qualsiasi tipo.
Commissariamento. Dal latino commissus ("a cui si affida"), indica il provvedimento con cui, in un ente, viene sospesa l'autorità degli organi direttivi, sostituiti da un commissario. Al mutare dell'ente, varia anche l'organo che può disporne il commissariamento. Nel caso di un Comune, quando la Giunta e il Consiglio si dimostrano incapaci di amministrare (spesso per forti contrasti politici), oppure sono influenzati da associazioni criminali, il ministro dell'Interno propone che il presidente della Repubblica, con decreto, rimuova sindaco e giunta e sciolga il consiglio comunale, inviando un commissario con il compito di preparare nuove elezioni. Anche nel caso di gravi stati di emergenza il Presidente della Repubblica può nominare un Commissario per la soluzione di quel particolare evento; nel 1994, a esempio, è stato disposto il commissariamento per la gestione dei rifiuti in Campania. Nel caso di un ente pubblico, il commissariamento viene disposto dal ministro competente (per esempio, nel 1991, il ministro dell'Agricoltura ha disposto il commissariamento della Federconsorzi, Federazione italiana dei consorzi agrari).Nel 2006 è stato disposto il commissariamento della FIGC a seguito dello scandalo nel mondo del calcio, con la nomina da parte del Coni di Guido Rossi come commissario. Nel caso di un ospedale, competente è la giunta regionale. .Anche un partito politico può sostituire temporaneamente con un commissario l'attività degli organi dirigenti locali (provinciali o regionali), attraverso una decisione centrale. Nel caso di un'impresa privata, infine, quando essa si trovi in difficoltà, ma non si dia luogo alla procedura del fallimento, può essere ammessa all'amministrazione controllata con continuazione temporanea dell'attività sotto la direzione di un commissario.
Commissario giudiziale. Organo del concordato preventivo, nominato dal Tribunale, avente funzioni di vigilanza e di controllo, in quanto è tenuto a sorvegliare l'esecuzione e l'adempimento del concordato; assume la qualifica di pubblico ufficiale, ma non ha funzioni di amministrazione della società, che mantiene la propria capacità giuridica
Commissario liquidatore. Organo della liquidazione coatta amministrativa , nominato dall'autorità governativa che ha il potere di disporre e di amministrare il patrimonio; deve procedere alle operazioni di liquidazione sotto il controllo dell'autorità di vigilanza.
Commissione. Importo percentuale applicato dagli intermediari nella compravendita dei prodotti finanziari; è sommato al prezzo d'acquisto o sottratto a quello di vendita.
Commissione di entrata. Commissione che la società che amministra un fondo di investimento comune fa pagare a chi ha sottoscritto nuove quote.
Commissione di gestione. Importo che il sottoscrittore di un fondo comune di investimento deve versare al gestore del fondo stesso come remunerazione del suo operato. In genere la commissione di gestione è calcolata come percentuale del patrimonio gestito e prelevata dal patrimonio del fondo.
Commissione di performance. Somma che deve essere corrisposta dall'investitore al gestore di un fondo di investimento comune nel caso in cui si verifichi un aumento del valore delle quote del fondo stesso superiore a un parametro predefinito, che è solitamente il benchmark del fondo.
Commissione di proroga. Commissione aggiuntiva, dovuta per il differimento della scadenza rispetto al termine convenuto originariamente.
Commissione di riscatto. Commissione addebitata all'investitore dalla società del fondo al momento del riscatto di quote.
Commissione di sottoscrizione. Somma che deve essere corrisposta al gestore al momento della sottoscrizione delle quote di un fondo comune di investimento. La commissione di sottoscrizione è in genere espressa in percentuale al capitale investito.
Commissione di switch. E' la commissione che si paga quando si intende passare (switch) da un tipo di fondo comune d'investimento a un altro, ma che sia sempre emesso dalla stessa società. Stessa considerazione vale se il passaggio avviene, anziché tra fondi, tra Gestioni Patrimoniali che ovviamente hanno il comune denominatore nella società di gestione.
Commissione di uscita. Commissione pagata dal titolare di un fondo comune di investimento aperto nel momento in cui avanza la richiesta di rimborso delle quote del fondo comune possedute.
Commissione divisa. Retrocessione parziale della commissione di intermediazione fatta dal broker in favore di chi ha procurato il cliente per l’operazione.
Commissione europea. La Commissione europea è l'organo esecutivo dell'Unione europea, e rappresenta il "governo", tra le istituzioni comunitarie. La Commissione è composta dai Commissari europei, ognuno dei quali scelto tra le personalità di spicco dello stato membro di appartenenza, al quale però non è legato da alcun titolo di rappresentanza. Tra i membri sono compresi il Presidente e uno o più vicepresidenti. La durata del mandato dei membri è di 5 anni. La composizione della Commissione è stabilita dal paragrafo 1, commi 3, 4 dell'articolo 213 TCE riformato dal successivo Trattato di Nizza. La Commissione è un organo collegiale, strutturato all'interno con un'ampia delega di funzioni a singoli commissari che rispondono a varie Direzioni generali. Le deliberazioni dell'istituzione vengono prese a maggioranza del numero dei suoi membri. Per quel che riguarda i compiti, descritti nell'art 211 TCE (trattato di Roma), sono: 1. "Vigilare sull'applicazione delle disposizioni del presente trattato e delle disposizioni adottate dalle istituzioni in virtù del trattato stesso". Questa disposizione fa l'istituzione custode e garante della legalità comunitaria, compito che la Commissione esercita nei confronti degli Stati membri grazie alla procedura di infrazione. 2  "Formula raccomandazioni o pareri nei settori definiti dal presente trattato, quando questo esplicitamente lo preveda ovvero quando la Commissione lo ritenga necessario". Si tratta di un potere di raccomandazione di portata generale, coincidente per estensione col campo d'azione del trattato. 3. "Dispone di un proprio potere di decisione e partecipa alla formazione degli atti del Consiglio e del Parlamento europeo, alle condizioni previste dal presente trattato". La Commissione europea detiene il diritto d'iniziativa nel processo legislativo, cioè la facoltà di proporre la normativa sulla quale decidono poi il Parlamento europeo ed il Consiglio. 4. "Esercita le competenze che le sono conferite dal Consiglio per l'attuazione delle norme da esso stabilite". Quale organo esecutivo dell'Unione, la Commissione si occupa altresì dell'attuazione pratica delle politiche comuni, della gestione dei programmi dell'Unione e della gestione del bilancio comunitario. Questa competenza è evidenziata anche dall'art. 202 TCE. Le riunioni della Commissione si tengono almeno una volta la settimana, di solito il mercoledì nella sede di Bruxelles o in quella di Strasburgo se a Bruxelles vi è un'assemblea plenaria del Parlamento. Le sedute si tengono a porte chiuse e sono riservate, tuttavia gli ordini del giorno delle sedute e i verbali prodotti sono disponibili per la consultazione sul sito istituzionale. La Commissione europea ha anche il potere di sanzionare gli Stati membri inadempienti nell'attuazione delle decisioni e per i ritardi nell'approvazione di leggi in recepimento di direttive comunitarie. La Costituzione Europea prevede che, una volta aperta una procedura di infrazione formale (early warning) con un primo preavviso, al secondo richiamo formale lo stato membro venga espulso dall'Unione.
Commissione per la borsa. È l’ordine pubblico statunitense che si occupa del controllo e della disciplina dei mercati immobiliari. Le funzioni di tale organo sono molteplici, vanno dall’intervento diretto in caso di operazioni illecite in titoli, all’assunzione e richiesta di informazioni presso le società, al controllo delle attività di contrattazione delle singole Borse valori.
Commissione per le operazioni sui futures. Autorità pubblica che vigila e regola i mercati statunitensi dei futures.
Commissioni attive. Le commissioni attive sono una componente di reddito positiva che origina dall'area dei servizi erogati.
Commissioni nette. Le commissioni nette sono la differenza tra commissioni attive e commissioni passive.
Commissioni passive. Le commissioni passive sono una componente di reddito negativa che origina dall'area dei servizi erogati.
Committee of European Securities Regulators (CESR). Istituito nel giugno 2001, è composto dai rappresentanti delle autorità di regolamentazione dei mercati dei valori mobiliari; oltre a svolgere una funzione consultiva nei confronti della Commissione europea, in particolare per la predisposizione della disciplina di attuazione di direttive e regolamenti, il CESR assicura il coordinamento delle autorità nazionali nell’attuazione della disciplina comunitaria nei singoli Stati.
Committee on the Global Financial System. Istituito dal Comitato dei governatori del Gruppo dei Dieci per l’analisi e la sorveglianza dei mercati finanziari internazionali, per l’esame degli aspetti strutturali che abbiano rilevanza per la stabilità
finanziaria e per l’eventuale raccomandazione di azioni a livello ufficiale. Dal gennaio 1999 questo Comitato sostituisce il preesistente Euro-Currency Standing Committee.
Commodity. Prodotti allo stato grezzo che sono trattati e oggetto di quotazione nei mercati finanziari. Possono essere a esempio petrolio, cereali, oro, rame, argento, etc., in genere tutte le materie prime prima di essere raffinate e/o trasformate. Negli ambienti finanziari alcuni considerano una commodity anche il dollaro.
Common collaborativo. Vedi articolo.
Common equity tier 1 (Cet 1). Il Common Equity Tier 1 è composto dalla somma algebrica dei seguenti elementi:
- azioni ordinarie emesse dalla banca che soddisfano i criteri di classificazione come azioni ordinarie a fini regolamentari (o gli strumenti equivalenti per le banche costituite in forma diversa dalla società per azioni);
- sovrapprezzo azioni derivante dall’emissione di strumenti ricompresi nel Common Equity Tier 1;
- riserve di utili;
- riserve da valutazione e altre riserve palesi10;
- azioni ordinarie emesse da filiazioni consolidate della banca e detenute da soggetti terzi (ossia interessi di minoranza) che soddisfano i criteri di computabilità nel Common Equity Tier 1.
- aggiustamenti regolamentari applicati nel calcolo del Common Equity Tier 1.
Le riserve di utili e le riserve da valutazione comprendono gli utili o le perdite infrannuali. Le autorità nazionali valuteranno le opportune procedure di revisione, verifica o controllo. I dividendi sono dedotti dal Common Equity Tier 1 conformemente ai principi contabili applicabili. Il trattamento degli interessi di minoranza e gli aggiustamenti regolamentari applicati nel calcolo del Common Equity Tier 1 sono esaminati in sezioni separate.
Common equity. Il valore complessivo delle azioni meno le azioni privilegiate.
Commorienza.Per il diritto italiano la commorienza è un istituto giuridico che risolve problemi di incertezza nell'acquisto di diritti derivanti da successione a causa di morte di più persone aventi tra loro legami di parentela. La commorienza viene in essere quando la morte dei soggetti avviene per effetto di un unico incidente o infortunio senza che sia possibile individuare con certezza il preciso momento del decesso di ciascuna di esse. L'esempio tipico è quello di due fratelli che nel medesimo incidente o infortunio perdono la vita. Quando è possibile determinare chi dei due è morto per primo allora l'altro, sia pur per poco tempo o istanti, ne è stato erede. Se la cosa può non toccare i due sfortunati, per l'accertamento delle quote ereditarie è fondamentale sapere se vi è stata contemporaneità nella morte (appunto commorienza) oppure vi è stato un tempo o istante diverso del decesso nel medesimo incidente o infortunio. Qualora non fosse possibile una tale determinazione, la legge italiana assume che tali persone siano decedute nello stesso momento (presunzione di commorienza). Chi intende fondare un proprio diritto sulla maggiore sopravvivenza di una delle persone decedute deve fornirne la prova. Il termine "presunzione" è in questo caso improprio, visto che nel diritto la presunzione è l'argomentazione logico-giuridico che permette di risalire da un fatto noto ad un fatto ignoto. Ora, nell'esempio il fatto noto manca, e cioè si sa che i soggetti sono entrambi deceduti nello stesso incidente ma non si sa chi per primo o se in contemporanea, mentre il fatto ignoto rimane appunto ignoto. È più corretto quindi parlare di finzione giuridica più che di presunzione. La commorienza è disciplinata dall'art. 4 del Codice civile italiano.
Comovimentazione. Conferimento da parte di un soggetto (comovimentato) del potere di movimentare il proprio conto
a un titolare di un conto di gestione presso il sistema di regolamento lordo BI-Rel (comovimentatore). L’esercizio della comovimentazione avviene in nome e nell’interesse del comovimentato, producendo i suoi effetti direttamente nei confronti di quest’ultimo. Dal 19 maggio 2008 con l’avvio di TARGET2 (vedi) la comovimentazione può anche essere conferita ad un titolare di conto presso un altro sistema componente di TARGET2.
Compensazione. Clearing. Chiusura di posizioni opposte di titoli, valute e simili, dove ogni soggetto provvede a regolare la propria posizione, presso la Clearing House, per la scadenza in questione. Netting. Relativa a più posizioni omogenee, consiste nel corrispondere solo i saldi tra i fondi a pagare e a ricevere, al fine di evitare l'effettuazione di un numero elevato di pagamenti nei due sensi.
Compensazione limitata. Sostanzialmente simile al Clearing Agreement, differisce per il fatto che le controparti sono gruppi di aziende anziché due nazioni, e l’arco di tempo è di solito limitato a un anno.
Compensazione multilaterale. Sistema di compensazione dei crediti e dei debiti di più filiali internazionali che permette alla casa madre di regolare solamente il saldo delle posizione di ciascuna di queste, diminuendo in questo modo il numero dei pagamenti da effettuare e gestendo più efficacemente la liquidità del gruppo.
Competenza. La competenza richiede che i costi e i ricavi siano rilevati se si riferiscono a un certo esercizio, indipendentemente dalla data di pagamento o di incasso.
Competenze totali di leasing. Il totale degli oneri derivanti da un contratto di leasing. La somma comprende i canoni di locazione, gli interessi, le spese e i versamenti finali per il riscatto del bene in oggetto.
Completamente distribuita.Viene così definita un'emissione di nuovi titoli che dopo essere stata sottoscritta, è stata completamente venduta agli investitori che ne avevano fatto richiesta.
Completamente investito. Viene così definito un portafoglio in cui il controvalore dei titoli posseduti è quasi uguale alle somme dei fondi disponibili, perciò con contante residuo quasi nullo.
Composizione di stile. La composizione di stile illustra il mix dei benchmark, ad esempio se i fondi debbano essere investiti in titoli di sviluppo o di valore (vedere le relative definizioni) o assegnazioni di consistenza attiva, ad esempio contante, obbligazioni, titoli esteri ecc., che hanno influenzato la performance in un determinato periodo di tempo.
Compra e vendi. Nel mercato delle opzioni, metodologia operativa consistente nella vendita di opzioni call coperte dal possesso di titoli, al fine di aumentare il profitto.
Compra a meno. L'ordine impartito a un intermediario di acquistare titoli a un prezzo inferiore a quello corrente di mercato.
Comprare e tenere. Metodologia operativa di investimento in titoli che si realizza mediante l'acquisto di azioni di una società con il fine di rivenderle solamente dopo un'intervallo di tempo molto lungo, evitando di venderle nei periodi in cui il prezzo è in ribasso.
Comprare e vendere. Operazione con cui due controparti si accordano per realizzare due operazioni di acquisto e vendita di titoli in diverse date, le cui condizioni sono stabilite al momento stesso dell'operazione.
Compromesso (preliminare di vendita). Nel linguaggio comune è la promessa di vendita con cui venditore e acquirente si impegnano a concludere la compravendita che si realizzerà con il rogito futuro.
Comunicazione di notizie. Le società quotate in Borsa hanno l'obbligo di rendere note le notizie e le informazioni che le riguardano, a tutti gli investitori nello stesso istante. Questo istante è definito disclosure.
Concambio. Operazione attraverso la quale un operatore propone di ritirare alcuni titoli in circolazione in cambio di titoli con caratteristiche diverse (quali, ad esempio, scadenze e cedole per le obbligazioni o diritti di voto per le azioni), sulla base di un rapporto predeterminato, definito rapporto di concambio.
Concentrazione di impresa. Nella normativa antitrust, si realizza quando: a) due o più imprese procedono a fusione; b) uno o più soggetti in posizione di controllo di almeno un'impresa ovvero una o più imprese acquisiscono direttamente od indirettamente, sia mediante acquisto di azioni o di elementi del patrimonio, sia mediante contratto o qualsiasi altro mezzo, il controllo dell'insieme o di parti di una o più imprese; c) due o più persone procedono, attraverso la costituzione di una nuova società, alla costituzione di un'impresa comune.
Concessione aperta. Concessione di un credito che viene lasciato aperto dall'istituto di credito. La banca concede un affidamento per un massimo importo e per un tempo determinato a un'impresa la quale può decidere se utilizzare il denaro in una o più soluzioni e in misura modificabile durante tutto il periodo. Il termine indica anche l'accordo esistente fra una società e una banca di investimento in relazione al quale la banca si impegna ad acquistare la rimanenza dei titoli di nuova emissione non assorbiti dal mercato alla scadenza dell'offerta agli investitori.
Concordato fallimentare. Ove vengano rispettate determinate condizioni, esso è una delle forme di chiusura del fallimento di un'impresa. La proposta di concordato può essere presentata da uno o più creditori o da un terzo, anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purché i dati contabili e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all'approvazione del giudice delegato. In merito al contenuto della proposta, essa può prevedere la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei oppure trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse, indicando le ragioni dei trattamenti differenziati dei medesimi. La proposta può anche indicare trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse oppure optare per la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma. Nel delineare le modalità di votazione e di formazione della maggioranza, l’art. 128 l.fall. stabilisce, in via generale, che il concordato è approvato se riceve il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Decorso il termine stabilito per le votazioni, il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito. Se la proposta è stata approvata, il giudice delegato dispone che ne sia data immediata comunicazione al proponente, al fallito e ai creditori dissenzienti e fissa un termine per la proposizione di eventuali opposizioni. Se entro quel termine non vengono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione, omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame, provvedendo con decreto motivato e pubblicato a norma dell'articolo 17 l.fall.. Tale forma di pubblicità è funzionale anche all’eventuale proposizione del reclamo dinanzi alla corte di appello, che pronuncerà in camera di consiglio.
Concordato preventivo. L’impresa in crisi presenta ai propri creditori un piano contenente una proposta finalizzata al risanamento dell’impresa e al soddisfacimento dei creditori. Il contenuto del piano, e quindi le concrete modalità operative di salvataggio, è lasciato alla libera determinazione dell’impresa, la quale pertanto può discrezionalmente trovare la soluzione migliore. La competenza a ricevere la domanda spetta inderogabilmente al Tribunale del luogo in cui si trova la sede principale dell’impresa. Il trasferimento della sede eventualmente intervenuto nell'anno antecedente al deposito del ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza. La domanda deve essere sottoscritta, nel caso di impresa individuale, dall’imprenditore o dal suo procuratore speciale; se l’imprenditore è deceduto la domanda è sottoscritta dai suoi eredi. Nel caso di società, deve esserci la sottoscrizione dei legali rappresentanti. Il piano può ad esempio prevedere: a) la ristrutturazione dei debiti; b) la gestione da parte di un assuntore; c) la creazione di classi di creditori; d) trattamenti differenziati dei creditori. La domanda, in forma di ricorso, contiene innanzitutto il piano di concordato elaborato dall’impresa. In allegato, la domanda deve contenere: a) una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa; b) uno stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione; c) l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore; d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili. Tutta la documentazione e il piano di concordato devono essere accompagnati dalla relazione predisposta da un professionista che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. Ricevuta la domanda, il Tribunale effettua un esame che si svolge in camera di consiglio alla presenza del Pubblico Ministero e dell’impresa in crisi. In tale sede, il Tribunale valuta i presupposti e i documenti presentati con particolare attenzione all’eventuale suddivisione in classi dei creditori. Il Tribunale può, in alternativa: a) rigettare con decreto la domanda quando verifichi la mancanza dei presupposti o la mancanza della documentazione allegata alla domanda; b) ammettere con decreto non soggetto a reclamo la procedura di concordato dichiarandone l’apertura. Se la domanda viene accolta, il Tribunale: - nomina il giudice delegato alla procedura di concordato; - ordina la convocazione dei creditori entro un termine non superiore a 30 giorni per l’approvazione della proposta di concordato; - stabilisce un termine non superiore a 15 giorni entro il quale l’impresa in crisi deve depositare la somma che si presume necessaria per le spese dell’intera procedura; iv) annota il decreto di ammissione sotto l’ultima scrittura dei libri contabili. Il decreto viene pubblicato mediante affissione all’albo del tribunale e comunicato in via telematica per l’iscrizione al registro delle imprese competente. Dato che durante il concordato il debitore non perde la disponibilità dei propri beni, il commissario giudiziale ha poteri meno incisivi rispetto a quelli del curatore fallimentare. Egli ha funzioni di coordinamento e controllo su tutta l’attività svolta dal debitore, collaborando con quest’ultimo nella gestione dell’attività di impresa e nell’esecuzione degli obblighi concordatari. Il commissario inoltre riferisce al giudice delegato le omissioni, le mancanze e le violazioni eventualmente riscontrate. Può essere nominato commissario chi ha i requisiti per essere curatore fallimentare. Nell’esercizio delle sue funzioni il commissario agisce quale pubblico ufficiale (art. 165 L.F.). Di seguito elenchiamo le competenze e le attività del commissario nelle diverse fasi del concordato preventivo: - Sulla base delle scritture contabili e dell’elenco dei creditori depositato dal debitore, inviare lettera a tutti i creditori mediante raccomandata in cui si comunica l’avvenuta ammissione alla procedura della società, si indica la data di adunanza innanzi al Giudice Delegato, si richiede l’espressione di voto e l’entità del credito vantato; - In presenza di immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri eseguire la trascrizione del decreto presso gli uffici competenti; - Vigilare sull’amministrazione dei beni verificando che l’imprenditore non effettui alcun pagamento, intraprenda nuove azioni o sottoscriva nuovi contratti senza l’autorizzazione scritta del Giudice Delegato; - Redigere l’inventario del patrimonio del debitore e una relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulla proposta di concordato e sulle garanzie offerte ai creditori. Tale relazione deve essere depositata in cancelleria almeno 3 giorni prima della adunanza dei creditori. - Verificare l’iscrizione della causa a ruolo. - Predisporre parere motivato da depositarsi almeno dieci giorni prima dell’udienza. Gli atti, sia commissivi che omissivi, del commissario sono impugnabili mediante reclamo ai sensi dell’art. 36 legge fallimentare. All'adunanza sollecitata dal Commissario giudiziale possono partecipare tutti i creditori chirografari (anche se non convocati), i coobbligati, i fideiussori dell’impresa in crisi e gli obbligati in via di regresso. Sono invece esclusi i creditori privilegiati. I creditori possono farsi rappresentare da un mandatario speciale. Il Commissario Giudiziale controlla ed eventualmente integra l’elenco dei creditori chirografari, illustra la sua relazione e le proposte definitive dell’impresa in crisi. Ciascun creditore può contestare sia la proposta di concordato sia i crediti concorrenti. Determinati crediti possono essere esclusi. Successivamente si passa alla votazione. Il concordato è approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto. In caso di classi di creditori il concordato è approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto nella classe medesima. Ove uno o più classi di creditori abbiano espresso il loro dissenso, per l’approvazione del concordato è necessaria la maggioranza delle classi (per numero). Delle votazioni viene redatto un verbale sottoscritto dal Giudice Delegato, dal Commissario Giudiziale e dal Cancelliere. Il tribunale, accertato l'esito positivo della votazione, omologa il concordato; tale decisione è appellabile. Nel caso in cui il concordato avvenga con cessione dei beni (cessio bonorum) del debitore, in sentenza vi è la nomina di uno o più liquidatori e di un comitato di tre o cinque creditori per assistere all’attività di liquidazione e determinarne le modalità. Il commissario giudiziale vigila sull'esecuzione del concordato. Decorsi 20 giorni dalla chiusura del verbale, il Giudice Delegato verifica il raggiungimento delle maggioranze previste per l’approvazione. Se le maggioranze prescritte sono raggiunte si apre il giudizio di omologazione. Il Tribunale, una volta accertato il raggiungimento delle maggioranze richieste in sede di votazione dei creditori, fissa un’udienza in camera di consiglio. L’impresa, il Commissario Giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti e qualsiasi interessato devono costituirsi almeno 10 giorni prima dell’udienza depositando memoria difensiva contenente le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. Almeno 10 giorni prima dell’udienza il Commissario Giudiziale deposita il proprio motivato parere. Nel corso dell’udienza il Tribunale assume tutte le informazioni e le prove necessarie. Al termine, effettuate le opportune verifiche e contestata la sussistenza delle maggioranze, il Tribunale omologa con decreto motivato il concordato preventivo e provvede affinché questo venga comunicato all’impresa in crisi e al Commissario Giudiziale il quale dovrà darne notizia ai creditori. Infine, il decreto di omologazione viene pubblicato.
Concorrenza perfetta. Teoria relativa ad un modello di mercato ideale, prospetta l'ipotesi di soggetti economici perfetti, tutti ugualmente e perfettamente informati sulle condizioni di mercato. Essi compiono tutte le loro scelte in maniera razionale, agiscono in perfetta libertà, ed il loro ingresso sul mercato e le loro scelte non sono condizionati né da poteri politici, né da coalizioni di sorta; il loro assestamento sul mercato è istantaneo e perfetto.
Condizione di equità. Condizione che sancisce l'uguaglianza tra la somma dei valori attuali delle rate e il capitale preso in prestito.
Condizione precedente. Obblighi che il “borrower” deve rispettare per avere la disponibilità dei fondi nel caso di un finanziamento internazionale o di un’emissione di titoli obbligazionari.
Condizione risolutiva.Condizione di invalidità di un contratto nel caso in cui si verifichi un evento ben specificato. Per ciò che riguarda i mutui ipotecari, questo termine viene usato per indicare il diritto del beneficiario di riscattare il bene ipotecato nel momento in cui il debito è stato rimborsato. Per i finanziamenti aziendali, la prassi seguita da alcune società prevede di non redimere un debito a basso tasso già esistente, ma di soddisfare i flussi di cassa relativi tramite l'emissione di nuovi titoli a basso valore nominale ma alto rendimento, così da sgravare il peso dell'indebitamento di bilancio.
Conduit. Il conduit è conosciuto anche come special purpose entity, special purpose vehicle o società veicolo. Si tratta di un ente societario creato per uno scopo specifico. Per esempio, se una banca vuole cartolarizzare una serie di prestiti immobiliari, conferisce questi prestiti a una società veicolo appositamente creata, e su questa base di attività la nuova società emette i titoli cartolarizzati. È essenziale che questi conduit non abbiano legami formali con la casa madre, altrimenti verrebbero riconosciuti come parte integrante del gruppo e i loro bilanci dovrebbero essere consolidati, ciò che negherebbe il trasferimento del rischio che si vuole operare con la cartolarizzazione e gli effetti sui requisiti di capitale.
Conferimento. Operazione attraverso cui lo scorporo di una società avviene appotando in un'altra società (conferitaria) una divisione o un ramo di azienda. In seguito all'apporto il soggetto conferente riceve azioni della conferitaria.
Confidi. Organismi, aventi struttura cooperativa o consortile, che esercitano in forma mutualistica attività di garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o consorziate. In base all’art. 13 della L. 24.11.2003, n. 326, possono assumere la qualifica di «soggetti operanti nel settore finanziario», iscritti in un’apposita sezione dell’elenco regolato dall’art. 106 del Testo unico bancario o nell’elenco speciale previsto dall’art. 107 del medesimo Testo unico, ovvero di «banche cooperative a responsabilità limitata».
Conflitto di interessi. Nelle società, si ha quando un amministratore o un socio, in una determinata operazione o nell'ambito delle proprie funzioni, assumono una posizione che è in conflitto d'interessi con quello della società. In tali casi: - gli amministratori sono tenuti a darne notizia, agli altri amministratori o al collegio sindacale, e devono astenersi dal partecipare alle deliberazioni riguardanti l'operazione; - i soci non possono esercitare il diritto di voto in assemblea.
Congestione. Assenza di tendenza.
Conglomerata. Società attiva in settori industriali diversi o capogruppo che controlla società che agiscono in settori diversi.
Con interesse. L’importo che deve essere pagato in aggiunta, oltre il prezzo pattuito, dall’acquirente di un titolo obbligazionario, equivalente al rateo di cedola maturato dal titolo.
Con piena garanzia. Cessione di un prestito in cui il cedente si impegna a restituire la parte del prestito che dovesse risultare inesigibile al cessionario, comprensiva degli interessi e delle eventuali spese aggiuntive.
Consegna a termine. Contratto il quale contempla che l'esecuzione dello stesso, e perciò la consegna del bene oggetto del contratto, avvenga in una data futura.
Consegnabile. Nel settore degli strumenti derivati, l'attività oggetto del contratto è trasferibile fisicamente a regolamento del contratto stesso.
Consegna contante. Nelle operazioni di compravendita è la data che viene indicata al momento dell’esecuzione materiale del contratto. Sono le abitudini commerciali dei singoli mercati che fissano la data della consegna o i giorni che intercorrono tra la data della sottoscrizione e quella dell’esecuzione. 
Consegna contro pagamento. Modalità di regolamento delle transazioni su strumenti finanziari che assicura la contestualità tra la consegna dei titoli e il pagamento del contante.
Consegna regolare. È la conclusione di un’operazione di compravendita di titoli, con la consegna effettiva dei titoli nel termine stabilito dalle consuetudini di Borsa, oppure da come pattuito durante la negoziazione del contratto.
Consiglio della Riserva Federale. Organo direttivo della Fed, composto da sette membri di nomina presidenziale.
Consiglio della UE. Organismo dell’Unione europea composto dai rappresentanti dei governi degli Stati membri, in genere i ministri responsabili degli argomenti in esame, e dal commissario europeo di volta in volta competente. La riunione del Consiglio della UE nella composizione dei ministri delle finanze e dell’economia viene anche denominata Consiglio Ecofin. Inoltre possono aversi riunioni del Consiglio della UE nella composizione dei capi di Stato o di governo (vedi: Consiglio europeo).
Consiglio europeo. Organismo dell’Unione europea composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri e dal presidente della Commissione europea.
Consiglio ECOFIN. Consiglio dei ministri economici e finanziari della UE.
Consiglio europeo per i pagamenti. Struttura organizzativa formata da istituzioni, fra cui banche commerciali, banche di credito cooperativo e casse di risparmio, il cui obiettivo è realizzare l’area di pagamento unica (Single Euro Payments Area – SEPA) e rappresentare l’industria bancaria europea nelle relazioni con il SEBC e con le autorità europee in tema di sistemi di pagamento.
Consiglio di amministrazione. Organo amministrativo delle imprese la cui amministrazione è affidata a un collegio di amministratori a cui fa capo il presidente del consiglio di amministrazione. In tal caso le decisioni sono prese mediante delibera del consiglio d'amministrazione; per la validità delle delibere è richiesta la maggioranza degli amministratori in carica, e le delibere sono prese a maggioranza assoluta, salvo diversa previsione nell'atto costitutivo.
CONSOB. Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Organo di controllo che vigila sul corretto funzionamento delle operazioni di Borsa e sulla trasparenza delle imprese interessate. La sua azione è intesa (o dovrebbe) a proteggere soprattutto i piccoli investitori. A essa spetta anche ammettere alla quotazione in Borsa le nuove società. La Consob è un organo collegiale composto da un presidente e da quattro membri nominati ogni cinque anni dal Presidente della Repubblica.
Consolidamento. Prassi contabile di consolidamento dell'acquisizione mediante fusione di una società in cui attività e passività della società acquisita sono fuse nel bilancio al loro valore di mercato. La differenza tra questo valore e quello pagato per l'acquisizione è indicata dal valore dell'avviamento.
Consolidamento di bilancio. Metodologia di realizzazione del bilancio originato dalla fusione di due società, che consiste nel sommare le diverse classi di attività e di passività delle due imprese. In questo modo non viene evidenziato nel bilancio finale l'eventuale sovraprezzo pagato per l'avviamento della società acquisita.
Consorzio. Gruppo di società che si uniscono per svolgere insieme un'attività. A esempio ci sono consorzi di istituzioni finanziarie che fanno parte di differenti Stati che si raggruppano per compiere attività finanziarie a livello internazionale.
Consorzio di collocamento. Gruppo di intermediari finanziari, bancari e non bancari, incaricato da una società emittente di distribuire sul mercato titoli di nuova emissione, o detenuti in portafoglio, allo scopo di creare il flottante necessario alla quotazione, ovvero di assicurare la sottoscrizione dei titoli in emissione.
Consorzio di garanzia. Gruppo costituito dalle istituzioni finanziarie che s'impegnano a ad acquisire un determinato quantitativo di titoli (azioni e obbligazioni) in vendita nel caso che il loro collocamento presso il pubblico dei risparmiatori vada (almeno parzialmente) a vuoto.
Consumi market effettivi (Cm*). Consumi privati delle famiglie residenti corretti per la composizione familiare e per il livello dei prezzi. Si riferiscono esclusivamente ai beni e ai servizi acquisiti sul mercato ed escludono, quindi, i consumi pubblici.
Consumi pubblici effettivi (Cp*). Consumi pubblici nominali (Cp) corretti attraverso il tasso di spreco (S1) nell'erogazione di servizi pubblici.
Consumi pubblici nominali (Cp). Spesa totale della Pubblica amministrazione per acquisti e stipendi al netto delle vendite della PA stessa.
Consumo. Per consumo si intende qualsiasi attività di fruizione di beni e servizi da parte di individui, di imprese o della pubblica amministrazione che ne implichi il possesso o la distruzione materiale o la distruzione figurata (nel caso dei servizi). Si suole distinguere tra consumi intermedi e consumi finali. I primi si verificano quando i beni e i servizi prodotti vengono impiegati da una impresa nella produzione di altri beni e servizi. I consumi finali comportano un uguale impiego con relativa distruzione di beni da parte di singoli individui. La teoria keynesiana attribuisce particolare importanza al livello dei consumi, che è una delle componenti della domanda aggregata di beni e servizi. Livelli di consumo elevati non solo consentono un livello di benessere altrettanto elevato (in media), ma garantiscono, attraverso una forte domanda, una elevata produzione di beni e servizi, con ciò riducendo il livello di disoccupazione. La funzione di consumo nel modelli macroeconomici viene solitamente formalizzata attraverso una funzione lineare:

C = C° + cY

dove C° è l'ordinata all'origine, e c è la propensione marginale al consumo, mentre Y è il reddito in termini reali. c, la propensione marginale al consumo, è un valore compreso tra 0 e 1. Keynes osservava in proposito che al crescere del reddito di 1 unità, il consumo aumenta meno.
Contabilità nazionale. La contabilità nazionale può essere definita come la descrizione quantitativa dell'attività economica di un Paese e di ogni altra circoscrizione territoriale sotto forma di una completa e sistematica presentazione dei flussi economici e finanziari e delle consistenze dei beni reali e finanziari. L'ISTAT definisce la contabilità nazionale come l'insieme di tutti i conti economici che descrivono l'attività economica di un Paese o di un circoscrizione territoriale. Per attività economica si intende il risultato di una combinazione di differenti risorse, quali attrezzature, lavoro, tecniche di lavorazione, prodotti, che dà luogo alla produzione di specifici beni o servizi. Poiché i flussi ruotano intorno al concetto di reddito nazionale e le consistenze dei beni intorno a quello di ricchezza nazionale, si parla anche di contabilità nazionale come dell'insieme delle statistiche del reddito e della ricchezza. La contabilità nazionale ha come oggetto l'osservazione e l'analisi quantitativa del sistema economico o dei sub-sistemi che lo compongono a diversi livelli territoriali. Per sistema economico si intende invece il complesso delle relazioni che si realizzano tra persone imprese, enti ed altri operatori economici che agiscono in un determinato territorio svolgendo quattro funzioni fondamentali: produzione, consumo, accumulazione e distribuzione del reddito e della ricchezza. Nella sua formulazione più elementare, la struttura ed il funzionamento di un sistema economico chiuso (cioè in assenza di relazioni con l'estero) possono essere schematizzati facendo riferimento all'insieme delle relazioni che si intrecciano tra due blocchi di operatori: i produttori e gli utilizzatori finali. Dal momento che gli utilizzatori finali sono interessati solo ai beni che assicurano la soddisfazione dei bisogni presenti (beni di consumo) e futuri (beni di investimento), per la schematizzazione del sistema economico è sufficiente prendere in considerazione solo il mercato dei beni finali, ovvero di quei beni che non vengono scambiati all'interno del blocco dei produttori per subire ulteriori trasformazioni (beni intermedi →non sono ancora giunti alla fine del processo di produzione e, come tali, non sono idonei a soddisfare i bisogni umani, ne mai lo sarebbero se non finissero per essere incorporati nei beni finali). D'altra parte, il blocco dei produttori può essere visto come una grossa azienda in cui si creano materie prime e semilavorati per produrre i beni di consumo e quelli di investimento che sono immessi sul mercato degli impieghi finali. I produttori, da una parte producono beni di consumo e di investimento (beni capitali, cioè beni impiegati nella produzione di beni di consumo) traendone delle entrate, dall'altra richiedono fattori produttivi che remunerano attraverso i redditi. I fattori di produzione possono essere ricondotti alle categorie del lavoro e del capitale. Gli utilizzatori finali consumano beni finali e acquistano beni capitali fungendo, al contempo, da fornitori dei fattori produttivi (lavoro e capitale). Per rendere più semplice lo schema, si può altresì ipotizzare che oltre ad offrire semplici finanziamenti, gli utilizzatori finali acquistino addirittura i macchinari e li prestino ai produttori. I produttori che hanno ricevuto dagli utilizzatori finali le forze di lavoro e i capitali necessari per compiere il processo produttivo, cedono loro i beni finali (beni di consumo+beni di investimento). L'acquisto dei beni finali viene compensato mediante un flusso monetario, diretto in senso contrario a quello dei beni di consumo e di investimento, che costituisce un ricavo delle vendite per i produttori. I produttori a questo punto sono in grado di compensare gli utilizzatori finali per le prestazioni lavorative e per i capitali forniti mediante la distribuzione dei redditi (salari, stipendi, dividendi, interessi, rendite, ecc.). Anche in questo caso, lavoro e capitale da un lato, e distribuzione dei redditi dall'altro, procedono in senso contrario. In questo schema si vengono a creare due flussi: uno reale che rappresenta la produzione e lo scambio di beni e di fattori produttivi; uno monetario che rappresenta le contropartite monetarie dei flussi reali sotto forma di ricavi e redditi. Nel sistema economico ipotizzato, i due flussi si equivalgono: gli utilizzatori impiegano tutto il reddito percepito acquistando beni finali. In altri termini, la produzione finale viene completamente assorbita dalla domanda di beni di consumo e di investimento, per cui: Valore della produzione finale = Spesa finale. D'altra parte, il valore della produzione non può essere diverso dalla somma dei costi di produzione che equivalgono alle remunerazioni dei fattori produttivi, per cui: Valore della produzione finale = Reddito. In conclusione, si può quindi affermare che prodotto finale, reddito nazionale e spesa finale, nonostante siano tre fenomeni di natura diversa, sono equivalenti dal punto di vista del valore monetario. Il reddito nazionale, così chiamato perché riferito all'intera collettività di un paese, costituisce un indicatore del grado in cui un sistema economico riesce a soddisfare i bisogni della collettività.
Contabilità nazionale liberale. Per avere un quadro della contabilità nazionale liberale è fondamentale conoscere quattro parameteri: il tasso di evasione (per distinguere fra esazione fiscale potenziale e reale), il tasso di spreco della pubblica amministrazione, il livello dei prezzi, e il tasso di parassitismo. Le variabili che devono essere prese in considerazione per produrre la contabilità nazionale liberale sono le seguenti. Acquisti della PA (ACQ) - Benefici di ritorno (BB) - Consumi market effettivi (Cm*) - Consumi pubblici effettivi (Cp*) - Consumi pubblici nominali (Cp) - Credito/ debito di efficienza (CREDe) - Credito/debito di parsimonia (CREDp) - Credito/debito (di un territorio) (CRED) - Disavanzo/avanzo corrente della PA (D) - Fattore di conversione dei consumi familiari (F) - Interposizione pubblica (in senso stretto) (I1) - Interposizione pubblica allargata (I2) - Livello medio dei prezzi (L) - Parassitismo lordo (Po) - Parassitismo netto (P) - Parassitismo reddituale (P’) - Potere di acquisto del reddito disponibile (YDT*) - Pressione fiscale apparente (sul settore market) (T) - Pressione fiscale effettiva (sul settore market) (T*) - Pressione fiscale totale (To) - Prodotto del settore market (Ym) - Prodotto (output) effettivo della PA (Yp*) - Prodotto (output) totale dell’economia (Y*) - Propensione al consumo aggregata (Pc) - Quota degli stipendi e dei sussidi sulla spesa della PA (O) - Quota dello stato minimo (M) - Quota discrezionale (D) - Reddito comandato (Yc) - Reddito disponibile totale (YDT) - Reddito evaso (Ye) - Residuo fiscale (R) - Resistenza fiscale del settore market (Rf) - Salario di riserva (Sr) - Servizio del debito netto (DK) - Spesa per pensioni di invalidità (GPI) - Spesa pubblica (G) - Spesa pubblica discrezionale (GD) - Spesa pubblica discrezionale netta (GDN) - Spesa pubblica discrezionale netta pro capite (g) - Spesa sociale effettiva (SSE) - Spesa sociale mascherata (SSM) - Spesa sociale nominale (SSN) - Stipendi pubblici (Wp) - Tassazione totale. Qualsiasi entrata corrente della PA eccetto quelle improprie o figurative (pagate dalla PA a se stessa). Il termine tassa è usato cioè come termine generico che include imposte indirette (TT1), imposte dirette (TT2), contributi sociali (TT3) e altri trasferimenti correnti (TT4). Può essere distinta in tassazione totale del settore market (TTm) e tassazione totale del settore pubblico (TTp), dove la prima coincide con le tasse pagate sui redditi di mercato e la seconda con le tasse pagate sui redditi derivati (essenzialmente stipendi pubblici e pensioni). - Tasso di evasione del settore market (E). - Tasso di sottoproduzione e spreco nei servizi pubblici (S1). - Tasso di spreco nell’erogazione delle pensioni di invalidità (S2). - Tempo libero da sottooccupazione (DL) - Tenore di vita (H). - Unità di lavoro (ULA) - Valore del tempo libero (YL) - Vendite della PA. (V).
Contabilità nazionale liberale (master equation). Ym+V+D= (Yc+Ye)+ ((Wp+ACQ)+BB)+Dk-TTp
Contango. Situazione di mercato in cui i prezzi attuali sono più bassi di quelli futuri. Tipicamente è un termine usato nei mercati delle commodities. E' il contrario di Backwardation.
Contante (Cash). L'insieme di banconote, monete, assegni bancari e circolari, e dai saldi dei conti correnti liberi. In contabilità, il contante viene riunito con i "cash equivalents", cioè i titoli aventi scadenza inferiore ai tre mesi che risultano di facile liquidabilità e il cui prezzo può essere definito con sicurezza.
Conti d'ordine. Sono annotazioni per memoria indicate in calce allo stato patrimoniale per evidenziare impegni, rischi, garanzie, beni di terzi, beni in leasing, ecc. Essi non sono previsti dagli IAS.
Conti accentrati di riserva e di anticipazione. Conti a livello nazionale attraverso cui le banche possono gestire, anche per via telematica, i propri depositi presso la Banca centrale, compreso quello per la riserva obbligatoria. Movimentabili da qualsiasi parte del territorio nazionale, essi sono collegati da una regola di imputazione automatica degli addebiti e degli accrediti. Nel sistema BI-Rel, sino al 13 giugno 2003, i conti accentrati erano chiamati anche conti di gestione. Dal 16 giugno 2003, con l’avvio della nuova versione di BI-Rel, il termine “conto di gestione” identifica il conto presso il sistema di regolamento lordo, composto
dal conto di deposito in conto corrente a gestione accentrata e dall’eventuale conto di Anticipazione infragiornaliera in conto corrente (vedi), mentre il termine “conto accentrato” identifica il conto di deposito in conto corrente a gestione accentrata esterno al sistema di regolamento lordo.
Conti correnti di corrispondenza. Conti tenuti dalle banche, tradizionalmente su base bilaterale, per il regolamento dei servizi interbancari (rimesse di effetti, assegni circolari e bancari, ordini di versamento, giri di fondi, rimesse documentate e altre operazioni).
Conti finanziari. Registrano, nelle tavole delle consistenze, le voci finanziarie degli stati patrimoniali dei Settori istituzionali
(vedi), ossia gli ammontari delle attività e delle passività finanziarie dei settori a una certa data; nelle tavole dei flussi, le transazioni finanziarie che intervengono fra unità istituzionali in un dato intervallo di tempo. Una transazione finanziaria è una negoziazione tra due unità istituzionali che implica la creazione di un’attività finanziaria e, simultaneamente, di una passività finanziaria, oppure la liquidazione o il cambiamento di proprietà di un’attività finanziaria. Il conto finanziario di un settore istituzionale mostra le transazioni finanziarie nette, in ciascuna categoria di strumenti finanziari, all’attivo e al passivo del settore. Idealmente, le tavole dei flussi rappresentano il completamento dei conti economici dei settori istituzionali, rilevando le modalità di finanziamento dei settori
che presentano un’eccedenza degli investimenti rispetto ai propri risparmi da parte dei settori per i quali si registra l’opposto. Nella pratica, tra la contabilità nazionale e i conti finanziari si determinano discrepanze derivanti dalle diversità delle fonti statistiche e delle metodologie utilizzate.
Conti fuori bilancio. Elementi che costituiscono obblighi, facoltà o diritti futuri di un'impresa, e che perciò non possono essere iscritti direttamente nel bilancio ma che hanno bisogno di conti specifici, chiamati conti d'ordine (vedi), dove vengono riportati gli estremi complessivi delle operazioni.
Conti valutari. Conti denominati in valuta straniera.
Continuous Linked Settlement (CLS). Sistema di regolamento multivalutario per le operazioni in cambi. Esso prevede il regolamento delle singole transazioni dei partecipanti sui conti degli stessi presso la CLS Bank secondo il principio Pagamento contro pagamento (vedi) e il successivo regolamento delle risultanti posizioni nette dei partecipanti nei confronti della CLS Bank tramite i sistemi RTGS delle 15 valute trattate. Nel corso del 2007, la CLS Bank ha esteso la propria attività al regolamento dei pagamenti derivanti da contratti di cambio a termine senza obbligo di consegna (non deliverable forwards) e da posizioni in derivati di credito over-the-counter.
Conto. Contratto che sussiste tra due soggetti aventi scambi più o meno frequenti di fondi. Viene definita "saldo del conto" la somma algebrica delle entrate e delle uscite. Nella pratica contabile, il conto è un modo di rappresentare quantitativamente una grandezza, mentre a livello bancario, il conto permette di raffigurare tutti i movimenti di fondi, sia quelli avvenuti per ordine del cliente che quelli effettuati direttamente dalla banca in virtù del contratto sottoscritto.
Conto a margine. Conto tenuto presso un intermediario in titoli che permette di avere una posizione il cui controvalore complessivo è formato in parte da contante depositato a garanzia dall'investitore (Margin) e in parte da denaro preso a prestito dall'intermediario. In questo modo si ottiene un effetto moltiplicativo del rendimento sui fondi di proprietà di un soggetto, originando notevoli guadagni oppure, di contro, notevoli perdite.
Conto a remunerazione scalare. Conto di deposito tenuto presso una banca la cui remunerazione in termini di tasso di interesse varia proporzionalmente all'ammontare mantenuto sul conto o alla durata dello stesso.
Conto corrente ordinario. Tipo di conto corrente bancario a fronte del quale si possono emettere, assegni, bonifici, ordini di pagamento, ecc.
Conto capitale (in). Si dice che un contributo è concesso "in conto capitale" quando viene erogato per pagare la somma presa in prestito e non gli interessi su di questa. Un contributo concesso "in conto interessi", invece, viene erogato per pagare gli interessi (a esempio quando lo Stato sovvenziona chi ha stipulato un mutuo pagandogli parte degli interessi).
Conto corrente. Il conto corrente bancario è un prodotto che semplifica la gestione del denaro, grazie ai servizi offerti dalla banca per effettuare pagamenti e riscuotere incassi, e al contempo consente la raccolta dei risparmi destinati a fronteggiare le spese correnti. La combinazione di questi due elementi differenzia il conto corrente dal deposito bancario, destinato invece ad accogliere il risparmio familiare accumulato progressivamente nel tempo e che, solo a fronte di particolari esigenze, viene prelevato. L’utilizzo delle somme presenti sul conto può avvenire attraverso strumenti di pagamento che evitano l’uso del denaro in contante, quali l’assegno bancario, la carta di debito (bancomat) e di credito ovvero attraverso disposizioni impartite volta per volta alla banca (ordini, bonifici, giroconti, ecc.). Inoltre, con istruzioni impartite una sola volta e valide in modo permanente, si ha l’opportunità di ricevere lo stipendio o la pensione come anche di effettuare il pagamento delle utenze (bollette), il tutto in modo automatico direttamente sul conto. La banche offrono diversi tipi di conto corrente, con caratteristiche e prezzi differenti; le differenze dipendono dal tipo di gestione proposta, dalle modalità di utilizzo del conto e dai servizi accessori inclusi (ad esempio: bancomat, domiciliazione bollette, ecc.). La scelta del conto corrente più adatto dovrà basarsi principalmente sulle esigenze da soddisfare (ad esempio: familiari, personali, professionali, ecc.), sulla tipologia di servizi offerti (ad esempio: servizi di pagamento, di finanziamento, altri servizi bancari o extrabancari, ecc.), sui relativi costi (ad esempio: spese di gestione fisse o variabili, costi delle singole operazioni, costi di servizi accessori, ecc.). Minor rilevanza assumono invece gli interessi, compenso che la banca riconosce sulle somme versate e che rimangono inutilizzate. Il tasso di interesse applicato, infatti, è generalmente assai contenuto. Le operazioni di pagamento e incasso eseguite per il tramite del conto e le spese che ne derivano possono essere controllate in virtù delle comunicazioni che le banche sono tenute ad inviare al cliente. Il principale strumento di controllo è l’estratto conto, un documento che riepiloga l’utilizzo del conto corrente con riferimento ad un certo periodo, indicando in modo dettagliato versamenti, pagamenti, incassi, spese, interessi; il saldo dell’estratto conto rappresenta la somma di denaro di cui si dispone. In caso di errori, il cliente ha il diritto di segnalarli alla banca e ottenerne la correzione, ma deve intervenire per iscritto entro 60 giorni dal ricevimento dell’estratto conto. In generale, si dice che il conto corrente assolve ad una funzione monetaria in quanto agevola e rende più conveniente il regolamento degli scambi. Esclude, infatti, l’uso fisico della moneta e lo sostituisce con registrazioni contabili da annotare in un conto aperto con la banca.
Conto corrente di tesoreria. Vedi: Conto “Disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria”.
Conto corrente ordinario. Tipo di conto corrente bancario a fronte del quale si possono emettere, assegni, bonifici, ordini di pagamento, ecc.
Conto della distribuzione del prodotto interno lordo. Registra le operazioni di distribuzione del reddito direttamente collegate al processo produttivo. In entrata si registrano il PIL ai prezzi di mercato e i contributi alla produzione; in uscita, le imposte sulla produzione e sulle importazioni e i redditi da lavoro dipendente dei lavoratori che operano nel territorio economico del Paese. Il saldo è costituito dal risultato lordo di gestione.
Conto del capitale. Registra le acquisizioni, al netto delle cessioni, di attività non finanziarie e misura la variazione del patrimonio netto dovuta al risparmio e ai trasferimenti in conto capitale. Esso riporta: in entrata, il risparmio lordo e i trasferimenti in conto capitale ricevuti; in uscita, gli investimenti e i trasferimenti in conto capitale effettuati. Il saldo di questo conto evidenzia, per ciascun settore, l’indebitamento o l’accreditamento nei confronti degli altri settori, in particolare rispetto al Resto del mondo qualora il saldo si riferisca all’intera economia.
Conto delle risorse e degli impieghi. È il conto che riflette l’uguaglianza tra le risorse e gli impieghi di beni e servizi finali dell’intera economia. Deriva dalla fusione, dopo il consolidamento degli scambi intermedi, del conto della produzione, che illustra le operazioni relative al processo produttivo, e del conto di equilibrio dei beni e servizi, che descrive l’utilizzo dei prodotti disponibili.
Conto destinato a garanzia. Conto acceso negli Stati Uniti a nome di una parte, il cui utilizzo è soggetto al benestare di una seconda parte. E' anche un conto di evidenza acceso da una banca per accogliervi le scritture relative a un'operazione di "counter trade" o simili.
Conto di deposito. Deposito bancario fruttifero destinato tradizionalmente ad accogliere le disponibilità monetarie delle famiglie sottratte durevolmente al consumo o ad altri impieghi diretti.
Conto di deposito di mercato monetario. Conto corrente bancario che garantisce dei tassi d’interesse in linea con i depositi interbancari, ma che non permette che si possano trarre più di tre assegni al mese. Al contrario, il prelievo con cash dispenser è libero.
Conto di intermediazione. Struttura contabile di una società finanziaria o di un’istituto di credito nella quale vengono registrati i titoli acquistati con l’obiettivo di rivenderli, in un secondo tempo, agli investitori interessati e non i titoli che invece costituiscono le partecipazioni o gli investimenti della società.
Conto di mercato aperto. È il conto della Federal Reserve dove sono annotati tutti i titoli in possesso della Banca centrale, acquistati tramite operazioni di mercato aperto.
Conto di riserva. È il conto corrente che le banche detengono presso la Banca centrale, allo scopo di deposito della riserva obbligatoria relativa all’ammontare dei depositi contratti con la clientela.
Conto disponibilità del tesoro per il servizio di tesoreria. Conto istituito nel bilancio della Banca d.Italia ai sensi della L. 26.11.1993, n.483, dove vengono registrate giornalmente, dal I gennaio 1994, le operazioni di introito e di pagamento connesse con l.espletamento del servizio di tesoreria. Il saldo iniziale su tale conto, pari a poco più di 30.000 miliardi, è stato finanziato dal Tesoro mediante un collocamento di titoli presso la Banca d.Italia a condizioni di mercato per il medesimo importo. Il conto non può presentare saldi a debito del Tesoro: l.ipotetica insufficienza di fondi verrebbe scritturata in un conto regolato al tasso ufficiale di sconto e la Banca sospenderebbe automaticamente i pagamenti per conto del Tesoro fino all .estinzione del debito. Per assicurare che il saldo attivo si mantenga sempre su livelli di sicurezza, la legge ha previsto che nel caso in cui il saldo di fine mese si collochi al disotto di 30.000 miliardi, il Tesoro è tenuto a ricostituire tale importo entro i tre mesi successivi. Se tale saldo risulta inferiore a 15.000 miliardi, il Tesoro, entro il giorno 5 del mese successivo, deve inviare al Parlamento una relazione sul le cause dell.insufficienza di fondi e sulle eventuali misure correttive. Infine, qualora il saldo di fine mese risulti per tre mesi consecutivi inferiore all .importo di 30.000 miliardi, il Ministro del Tesoro, entro il mese successivo, deve esporre al Parlamento le cause dell.insufficienza, indicando gli eventuali provvedimenti correttivi. Sino al dicembre 1993, il Tesoro ha intrattenuto con la Banca d.Italia, per il servizio (li tesoreria, un conto corrente. Il saldo di tale conto, costantemente a debito del Tesoro dal 1969, era regolato al tasso annuo dell.1 per cento e non poteva . ai sensi dell.art. 2 del D.lgs. 7.5. 1948,n. 544, modificato dalla L. 13.12.1964,n. 1333 . superare a fine mese il 14 per cento delle spese finali del bilancio dello Stato e dei successivi stati di variazione. Ai sensi della L. 26.11.1993, n. 483, le passività in essere sul conto corrente di tesoreria al 31 dicembre 1993 sono state trasferite su un conto transitorio presso la Banca d .Italia; in conversione del conto transitorio sono successivamente stati assegnati alla Banca d.Italia titoli a lungo termine per 76.206 miliardi remunerati all.1 percento. Sulle giacenze del conto .disponibilità. la Banca corrisponde semestralmente un interesse pari a quello medio dei BOT emessi nel semestre. Inoltre, qualora tale tasso risulti inferiore a quello medio percepito sui titoli di Stato assegnati alla Banca all.atto della costituzione del deposito, deve essere riconosciuto al Tesoro l.importo differenziale di interessi idoneo ad assicurare la compensazione dell.onere dipendente dallo scarto tra i suddetti tassi, fino al rimborso dei titoli di riferimento. Resta invece a carico della Banca l.eventuale onere derivante da uno scarto di interesse in favore del Tesoro.
Conto di un gruppo. Conto acceso presso la casa madre di un Gruppo, solitamente multinazionale, dove vengono fatti affluire ogni giorno i saldi dei conti delle varie aziende del Gruppo stesso.
Conto di utilizzazione del reddito. Include una posta di rettifica destinata a far confluire nel risparmio delle famiglie la variazione dei loro diritti netti sulle riserve dei fondi pensione. Il saldo del conto di utilizzazione del reddito è il risparmio lordo. Deducendo gli ammortamenti si ottiene il risparmio netto.
Conto economico. È uno dei tre documenti obbligatori del bilancio. È il documento che mostra il risultato economico conseguito dall'azienda nell'esercizio; in esso sono riassunti i ricavi e i costi relativi ad un esercizio. Questo risulta in utile se i ricavi superano i costi, in perdita se i costi superano i ricavi, in pareggio se costi e ricavi si equivalgono.Dal punto di vista della rappresentazione formale il conto economico prevede che dai ricavi siano progressivamente sottratti i costi fino a determinare il risultato dell'esercizio. Il risultato economico è il punto di raccordo tra conto economico e stato patrimoniale, esso trova, infatti, collocazione nel patrimonio netto come variazione contabile dei diritti dei soci nei confronti della società. Il conto economico deve mettere in evidenza tutte le operazioni gestionali che hanno contribuito al risultato economico dell'esercizio; le operazioni vengono classificate in quattro gruppi:

  1. Operazioni di gestione corrente che producono costi e ricavi legati al ciclo acquisti - produzione- vendita.
  2. Operazioni estranee al ciclo acquisti - produzione- vendita, ma rientranti nella gestione operativa in quanto dipendenti dalla cessione di risorse legate alla gestione operativa. Ad esempio plusvalenze o minusvalenze legate ala vendita di beni.
  3. Operazioni finanziarie, che producono oneri o proventi legati alle transazioni finanziarie; ad esempio plusvalenze o minusvalenze legate ai cambi.
  4. Operazioni extra operative che producono ricavi o costi imputabili ad esercizi precedenti, oppure derivanti da modifiche dei princìpi contabili, oppure correlati alla "gestione accessoria", come la vendita ad un prezzo superiore o inferiore al valore netto contabile di immobili civili, partecipazioni, titoli.

Conto generale. Conto tenuto da un intermediario in titoli che utilizza margini per svolgere operazioni per conto del cliente.
Conto gestito. È un conto in titoli detenuto presso un intermediario, a cui sono state affidate responsabilità di gestione con limiti ben precisi da parte del titolare. L'intermediario, per prestare questo servizio, carica una commissione periodica sul capitale gestito.
Conto profitti e perdite. Conto riassuntivo dei risultati economici di gestione, al quale affluiscono i costi, i ricavi e le rimanenze dell'esercizio e che fornisce come saldo l'utile o la perdita d'esercizio.
Conto ristretto. È un conto tenuto presso un intermediario in titoli, il cui ammontare di denaro o contante versato non basta a coprire il margine minimo richiesto obbligatoriamente dalla Federal Reserve. Chi è titolare di un conto ristretto non può procedere ad acquisti ulteriori, ma deve usare il ricavato delle vendite per ridurre il saldo debitore.
Conto sequestrato. Conto corrente tenuto presso una banca i cui fondi non possono essere prelevati dal titolare prima dell'autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
Conto sottomarginato. Conto che opera con il sistema del margine e che presenta un saldo in titoli di Stato o in contante inferiore al dovuto. Nel caso in cui questa posizione si protragga oltre un certo periodo, l’intermediario può chiudere la posizione esistente indipendentemente dalla volontà del titolare, fatta salva la richiesta successiva di ulteriori versamenti in caso di perdita superiore al capitale disponibile.
Conto vostro. Conto detenuto da una banca presso un’altra, la quale esegue esclusivamente le operazioni che le vengono trasmesse. Il conto vostro, così come il conto nostro, viene utilizzato per regolare le reciproche operazioni di accredito e addebito esistenti fra istituti di credito che operano nel mercato dei capitali.
Contrattazione alle grida. Prassi di contrattazione dei titoli e di fissazione del prezzo di un bene d'investimento, secondo cui i compratori e i venditori si incontrano in un recinto organizzato presso la Borsa valori dove rendono note le loro intenzioni fino alla conclusione degli affari e alla fissazione del prezzo delle singole operazioni. Questa metodologia di contrattazione si distingue da quella telematica, dove l'applicazione su una quotazione avviene tramite un sistema elettronico di comunicazione degli ordini.
Contrattazione automatica. Sistema di tipo elettronico che lascia all'elaboratore elettronico la decisione di quali operazioni effettuare sul mercato, allo scopo di massimizzare i risultati.
Contrattazione cieca. Nella contrattazione dei titoli, pratica secondo la quale gli intermediari si impegnano bilateralmente a non svelare i nomi delle controparti. Sovente utilizzata nel mercato dei primary dealer dei titoli di Stato americani.
Contrattazione di titoli non quotati. Contrattazioni di titoli non quotati regolarmente presso le Borse valori, ma che con una richiesta alle autorità competenti possono essere effettuate negli stessi locali.
Contratti in essere. Nel mercato dei futures o delle opzioni è il numero o ammontare cumulativo dei contratti acquistati che non hanno trovato contropartita in transazioni di segno opposto, né sono stati estinti con la consegna dell'oggetto contrattuale.
Contratti di riporto a contante. Contratti di borsa aventi per oggetto azioni e warrant negoziati a contante, che gli intermediari possono stipulare per reperire i titoli e/o il contante necessari per regolare le operazioni effettuate.
Contratti in essere. È il numero di option o di contratti future di un dato tipo che non sono stati ancora compensati a fine giornata da operazioni di segno contrario. Per esempio, l’operazione di acquisto di un contratto incrementa l’open interest di una unità, mentre quella successiva di vendita lo diminuisce sempre di un’unità.
Contratti uniformi a termine. Contratti, stipulati in mercati regolamentati, che prevedono lo scambio di strumenti finanziari a termine, quali i future e le opzioni su future, e le cui caratteristiche, relative alla scadenza, agli ammontari e alla specie di titoli oggetto del contratto, sono uniformi.
Contratto. Accordo che lega due o più soggetti e che ha come oggetto lo scambio di prestazioni secondo regole chiare e definite. Per quanto riguarda i futures, è detto contratto l'unità base di contrattazione, le cui caratteristiche sono definite dall'autorità di Borsa.
Contratto a contante (spot contract). Contratto di borsa la cui liquidazione deve avvenire entro il secondo giorno (per i Bot), il terzo giorno (per gli altri titoli di Stato e per le obbligazioni), il quinto giorno (per le azioni, le obbligazioni convertibili e i warrants) e il decimo giorno (per le azioni negoziate al mercato ristretto) di mercato aperto dal giorno della stipulazione.
Contratto a premio. Contratto di borsa in cui il compratore del premio si riserva la facoltà di dichiarare, nel termine ultimo del giorno della risposta premi: se ritirare o consegnare i titoli o abbandonare il contratto pagando il premio (dont, put, stellage .
Contratto aperto. Posizioni di acquisto delle operazioni in contratti future non compensate da opposte operazioni di vendita. Con open interest si indica la totalità dei contratti aperti alla fine di ogni giornata di contrattazione.
Contratto a termine (forward contract). Transazione di mercato in cui si rinvia la consegna di un bene d'investimento a dopo che il contratto sia stipulato. Anche se la consegna è effettuata in avvenire, il prezzo è determinato alla data commerciale iniziale.
Contratto di margine (margin agreement). Contratto che viene stipulato tra intermediario e investitore, in cui vengono indicate le condizioni di tenuta del Margin Account, dalla percentuale di contante che deve essere mantenuta al più alto controvalore concesso nell'investimento, al costo dei servizi dell'intermediario.
Contratto di riporto a contante. Contratti di borsa aventi per oggetto azioni e warrant negoziati a contante, che gli intermediari possono stipulare per reperire i titoli e/o il contante necessari per regolare le operazioni effettuate.
Contratto dont. Il più diffuso contratto a premio semplice della Borsa italiana. Il nome è un francesismo (dont = "di cui" in francese) e indica che una parte del prezzo totale è rappresentata dal premio. Esempio: 100 azioni delta a 21.000 dont 1000 (di cui 1000 è il prezzo del premio).
Contratto future. Contratto uniforme a termine con cui le parti si impegnano, alla scadenza, a scambiarsi un certo quantitativo di valori mobiliari a un prezzo prestabilito. Nel caso di future su indici, invece, le parti si impegnano a liquidarsi una somma determinata come prodotto tra il valore assegnato convenzionalmente a ciascun punto dell'indice e la differenza tra il valore dell'indice stabilito alla stipula del contratto e il valore assunto dall'indice nel giorno di scadenza.
Contratto future sottostante. Contratto future che svolge la funzione di strumento sottostante per i contratti di option. A esempio al Chicago Board of Trade sono a disposizione contratti di opzione su future sui titoli del Tesoro degli Stati Uniti.
Contratto noch. Contratto a premio composto; attribuisce al compratore la facoltà di scegliere se comprare o vendere una quantità di titoli multipla rispetto a quella stabilita dal mercato.
Contratto option. Contratto con il quale una delle parti, dietro pagamento di un corrispettivo (premio), acquista la facoltà di ritirare (call option) o di consegnare (put option), entro la data di scadenza, un certo quantitativo di valori mobiliari a un prezzo stabilito (prezzo di esercizio). Nel caso di option su indici, invece, le parti si impegnano a liquidare una somma determinata come prodotto tra il valore assegnato convenzionalmente a ciascun punto dell'indice, la differenza tra il valore dell'indice stabilito alla stipula del contratto e il valore assunto dall'indice il giorno in cui la facoltà viene esercitata.
Contratto stellage. Contratto a premio composto; attribuisce al compratore la facoltà di scegliere se comprare o vendere i titoli che sono oggetto del contratto. Non è possibile rinunciare alla transazione come nel contratto semplice, tipo il contratto dont.
Contratto strap. Contratto a premio composto; attribuisce al compratore la facoltà di ritirare i titoli oggetto del contratto al prezzo prefissato oppure di cederne la metà allo stesso prezzo.
Contratto strip. Contratto a premio composto; attribuisce al compratore la facoltà di ritirare i titoli oggetto del contratto al prezzo prefissato oppure di cederne il doppio allo stesso prezzo.
Contrazione della liquidità. Operazione di mercato monetario eseguita da una Banca centrale allo scopo di ridurre la liquidità presente nel sistema finanziario.
Controllante. Società in possesso di una quota del capitale di un'altra società, in modo da permetterle il controllo dell'attività. La quota posseduta può essere superiore al 50% del capitale azionario, ma in caso di grande frammentazione dell'azionariato è sufficiente una quota inferiore.
Controllata. Sono considerate società controllate: 1) le imprese in cui un'altra impresa dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; 2) le imprese in cui un'altra impresa dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell' assemblea ordinaria; 3) le imprese' che sono sotto influenza dominante di un'altra impresa in virtu' di particolari vincoli contrattuali con essa.
Contrazione della liquidità. Operazione di mercato monetario eseguita da una Banca centrale allo scopo di ridurre la liquidità presente nel sistema finanziario, realizzata tramite di incrementi del tasso d'interesse sui prestiti per i fondi destinati alla riserva obbligatoria, o tramite manovre sulla percentuale della riserva obbligatoria, oppure grazie a operazioni di mercato aperto di vendita di titoli a basso prezzo.
Contributi alla produzione. Trasferimenti correnti erogati dalla pubblica amministrazione a imprese che producono bene e servizi destinabili alla vendita, allo scopo di influenzarne i prezzi, o consentire un'adeguata remunerazione dei fattori produttivi.
Contributi sociali figurativi. Rappresentano la contropartita delle prestazioni sociali corrisposte direttamente, ossia non mediante istituti di assicurazione sociale, dai datori di lavoro ai propri dipendenti o ex dipendenti. Essi comprendono, in particolare, le pensioni provvisorie corrisposte dallo Stato e da altre Amministrazioni pubbliche ai propri dipendenti in quiescenza (da contabilizzare al netto delle ritenute pensionistiche).
Contro gli stop. Prassi operativa che prevede d'acquistare un numero di titoli sufficiente a spingere il prezzo fino al punto dove sono presenti ordini di stop di vendita, e che perciò faranno scendere lo stesso fino ad un altro livello inferiore dove vi saranno altri stop, e così via. In questo modo si crea l'opportunità di approfittare di tutte le oscillazioni del titolo.
Controllante (Parent company). Società in possesso di una quota del capitale di un'altra società tale da permetterne il controllo (50% più uno dei diritti di voto, oppure una quota inferiore se il capitale è frammentato).
Controllata (Subsidiary). Sono considerate società controllate: 1) le imprese in cui un'altra impresa dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; 2) le imprese in cui un'altra impresa dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell' assemblea ordinaria; 3) le imprese' che sono sotto influenza dominante di un'altra impresa in virtu' di particolari vincoli contrattuali con essa.
Controllo dei cambi. Tipo di controllo e indirizzo del mercato dei cambi da parte della Banca centrale. Consiste in una serie di misure che possono andare dall’abolizione delle convertibilità della valuta nazionale in altre divise al mantenimento di un regime di cambi fissi alla limitazione quantitativa del cambio della valuta nazionale con quelle estere o alle limitazioni più o meno marcate al possesso di valuta straniera da parte di soggetti residenti.
Controllo effettivo. Il possesso di almeno il 50% più uno dei titoli azionari di una società, consente di effettuare il controllo delle attività operative. Si chiama controllo anche il possesso di una quota azionaria non maggioritaria ma importante, in società dall’azionariato particolarmente frammentato.
Controparte. Soggetto con il quale si è concluso un affare, una contrattazione di titoli o altro, che ha operato alle medesime condizioni di prezzo ma nel senso inverso.
Controvalore scambiato. Controvalore monetario degli scambi della giornata borsistica.
Convenzione. Clausola presente in un loan agreement, tramite la quale il borrower si impegna, nella durata del prestito, a mantenere certe cifre di bilancio, e certi rapporti specifici tra queste, entro limiti definiti.
Convenzione esponenziale. Convenzione che, nel regime di capitalizzazione ad interesse composto, applicato per durate non intere, comporta l’applicazione del regime ad interesse composto alla frazione del periodo.
Convenzione lineare. Convenzione che, nel regime di capitalizzazione ad interesse composto, applicato per durate non intere, comporta l’applicazione del regime ad interesse composto per il numero intero di periodi e l’applicazione del regime ad interesse semplice per la rimanente frazione di periodo.
Convergenza. Processo di avvicinamento progressivo del prezzo di un bene e di quello di un contratto future sul medesimo bene con l'approssimarsi della scadenza del contratto, momento in cui i due prezzi dovranno corrispondere.
Conversione. Conversion. Con riferimento a un titolo, trasformazione del medesimo in un altro avente caratteristiche diverse, ad esempio un'azione con un'obbligazione, scambio tra un titolo a tasso fisso e uno a tasso variabile, o ancora, la sostituzione fra quote di fondi comuni di investimento aventi caratteristiche differenti. Traslation. Espressione del valore di una posizione finanziaria in termini di unità monetaria diversa da quella in cui la posizione stessa è denominata.
Conversione di crediti in partecipazioni azionarie. Conversione tra il debito di un paese in via di sviluppo e titoli azionari di società locali.
Conversione in titoli. La crescente propensione delle imprese a sostituire i tradizionali prestiti finanziari accesi con le banche con l’emissione e la commercializzazione di certificati rappresentativi di proprie passività finanziarie. È una delle cause della disintermediazione bancaria su scala mondiale.
Convertendo. Il convertendo è l'opzione per chi vanta diritti nei confronti di terzi, che consente di trasformare le quote di debito in un'equivalente di azioni, ovvero in quote di proprietà del soggetto debiitore. Chi esercita il diritto può essere persona fisica o giuridica e detenere diverse forme di diritti, quali obbligazioni e altri titoli di credito. Il debitore nei confronti del quale si esercita il diritto è una persona giuridica.
Convertibili. Titoli emessi da una società, che possono essere convertiti in titoli azionari della stessa società o di un'altra. Generalmente sono azioni privilegiate o di risparmio, titoli a reddito fisso o mutui ipotecari a tasso variabile, i quali possono essere convertiti in titoli a tasso fisso in un intervallo di tempo stabilito.
Convessità. Sono titoli emessi da una società, che possono essere convertiti in titoli azionari della stessa società o di un'altra. Generalmente sono azioni privilegiate o di risparmio, titoli a reddito fisso o mutui ipotecari a tasso variabile, i quali possono essere convertiti in titoli a tasso fisso in un intervallo di tempo stabilito.
Cooptazione. Procedimento di nomina di un nuovo amministratore da parte del consiglio di amministrazione in carica, nell'ipotesi in cui venga a mancare un o più amministratori (a esempio, per dimissioni o morte). Tale procedimento di nomina è utilizzabile esclusivamente nell'ipotesi in cui, a seguito dell'evento che determina la mancanza di uno o più amministratori, resti in carica la maggioranza del consiglio.
Copertura. A livello di cambi, merci, titoli, ecc., le operazioni che consentono di proteggere il portafoglio dal rischio di oscillazioni dei mercati sottostanti.
Copertura con un premio. Operazione eseguita da un intermediario in titoli a favore di un altro broker al fine di coprire operazioni allo scoperto, e che consiste nel rendere disponibili per un certo periodo di tempo dei titoli verso pagamento di un premio, che sarà tanto più elevato quanto sarà più alta la domanda di quei titoli.
Copertura corta. Sistema di copertura che permette di non avere perdite nel caso di un ribasso delle quotazioni, senza per questo dar corso alla vendita e alla chiusura della posizione. Per esempio la vendita di contratti future a fronte di una posizione in titoli azionari, oppure l'acquisto di un'opzione put su una categoria di titoli in portafoglio. In entrambi i casi una discesa dei prezzi porterebbe a una diminuzione del valore dei titoli, la quale sarebbe però compensata dall'incremento di valore della posizione nello strumento di copertura.
Copertura del prezzo. È il rapporto che indica in che misura un'emissione di titoli è rimborsabile in caso di fallimento o di cessazione dell'attività di un'azienda. La copertura si calcola dividendo il totale delle attività, al netto di quelle immateriali, per la somma del valore di mercato del titolo in oggetto e il valore del libro delle passività e dei titoli azionari che sono privilegiati rispetto all'emissione considerata.
Copertura immediata. Procedimento operativo mediante il quale si effettua sul mercato un'operazione opposta a quella che è stata appena compiuta, come l'acquisto di titoli da un cliente e rivenduti back to back sul mercato. In questo caso viene svolto solamente un ruolo di intermediazione, e il risultato finale dell'operazione non è influenzato tanto dal mercato quanto dalla differenza dei prezzi di acquisto e vendita.
Copertura in acquisto. Copertura sul prezzo futuro di un bene d'investimento tramite l'acquisto di un contratto future sullo stesso bene. In questo modo l'investitore fissa il prezzo a scadenza del bene, rendendo irrilevanti le oscillazioni di prezzo durante il periodo intermedio. Questa operazione viene effettuata di solito quando sono previsti aumenti del prezzo del bene. Allo stesso risultato si può anche arrivare fissando il rendimento di un titolo, nel caso si preveda che possa diminuire, acquistando un future o un'opzione call sul titolo stesso.
Copertura incrociata. Copertura dalle oscillazioni di prezzo di un investimento eseguita ricorrendo a strumenti derivati su investimenti differenti da quello in oggetto, ma a esso correlati. Per esempio la copertura su un portafoglio di titoli a reddito fisso eseguita per mezzo di futures su tassi d'interesse denominati in una valuta diversa, ma relativi a titoli dello stesso tipo, come la copertura di una posizione in titoli di Stato in marchi a lunga scadenza effettuata tramite la vendita di futures su titoli di Stato americani a lunga scadenza.
Copertura indiretta. Copertura del rischio di cambio o di interesse eseguita ricorrendo a strumenti derivati su investimenti differenti da quello in oggetto, ma a esso correlati. Ad esempio la copertura su un portafoglio di titoli a reddito fisso eseguita per mezzo di futures su tassi d'interesse denominati in una valuta diversa, ma relativi a titoli dello stesso tipo, come la copertura di una posizione in titoli di Stato in marchi a lunga scadenza effettuata tramite la vendita di futures su titoli di Stato americani a lunga scadenza.
Copertura oneri fissi. Rapporto tra l'utile di esercizio (al lordo delle imposte e tasse e degli interessi) e il totale degli interessi passivi sui prestiti obbligazionari e sui finanziamenti a lungo termine. È un indice in grado di misurare l'idoneità dell'impresa a onorare i pagamenti sull'indebitamento a lungo termine.
Corbeille. È il recinto di Borsa dove si effettuano le contrattazioni dei titoli.
Core business. Con la locuzione core business di intende l'attivita principale, primaria di una impresa, a esempio. il core business della Fiat è la costruzione di automobili, della Ferrero la produzione di cioccolata, etc., anche se poi queste imprese hanno attività economiche secondarie in altri settori. Negli ultimi anni si è assistito a una perdita di forza di questo principio; a esempio Benetton dall'abbigliamento è passato alle autostrade e agli autogrill.
Core-Tier 1 (Basilea II). E' un indicatore del patrimonio delle banche espresso in percentuale; misura la solidità patrimoniale delle banche. E' calcolato rapportando il patrimonio di base al netto delle azioni proprie possedute, dell'avviamento, del totale delle immobilizzazioni materiali e delle perdite registrate negli esercizi precedent, al totale delle attività ponderate per il rischio. In Italia Bankitalia ha indicato quale valore di sicurezza il 6%.
Corporate. Si tratta di un prestito obbligazionario in cui l’emittente è un’azienda privata oppure il governo di una nazione industrialmente arretrata, con un alto tasso di inflazione. E’ presente quindi un rischio di solvibilità dell’emittente più o meno elevato, compensato però da un alto tasso di rendimento.
Corporate banking. Servizi bancari che offrono, mediante collegamenti telematici fra banche e imprese, la possibilità per quest'ultima di effettuare operazioni direttamente dalle proprie sedi.
Corporate banking interbancario. Procedura che consente a una impresa cliente di una pluralità di banche di scambiare, mediante un collegamento telematico con una di esse (banca proponente), i flussi elettronici relativi a disposizioni di incasso e di pagamento e le informazioni sui movimenti, nonché sui saldi dei conti correnti riguardanti tutte o alcune delle banche di cui è cliente (banche passive).
Corporate bond. Termine con il quale vengono indicate le obbligazioni emesse dalle imprese.
Correlazione. In statistica, interdipendenza fra due variabili.
Correspondent Central Banking Model (CCBM). Modello operativo istituito dal Sistema europeo di banche centrali (SEBC) per consentire alle controparti delle singole Banche centrali nazionali l’utilizzo transfrontaliero dei titoli a garanzia di operazioni di politica monetaria e di finanziamento infragiornaliero. Nel CCBM le singole Banche centrali nazionali svolgono il ruolo di agente corrispondente (correspondent) l’una nei confronti dell’altra, attraverso la detenzione, per conto della Banca centrale nazionale (home) che concede il credito alla controparte, dei titoli in garanzia.
Correttamente valutato. Condizione in cui il mercato determina una valutazione di un titolo in linea con quelle eseguite da analisti professionisti. Un prezzo eventualmente superiore a questo livello significherebbe con tutta probabilità una sopravalutazione, e in caso contrario una sottovalutazione.
Correzione. In analisi tecnica è la temporanea inversione di tendenza del prezzo di un titolo che si allontana dalla tendenza dominante per un intervallo di tempo più o meno lungo.
Corrispondente. Istituzione finanziaria che opera per conto di un'altra banca effettuando servizi come i pagamenti presso determinati soggetti non collegati direttamente alla banca.
Corsa agli sportelli. Precipitoso ritiro in massa di depositi innescato dalla paura di un fallimento bancario.
Corso. Prezzo attribuito a un titolo negoziato ufficialmente.
Corso forzoso. Con corso forzoso si intende la non convertibilità tra la moneta e l'equivalente in metallo prezioso (oro e/o argento, di solito) in un sistema monetario bilanciato sul valore dell'oro (sistema aureo - vedi voce). La decisione di imporre il corso forzoso venne presa in Italia nel 1866 e durò fino al 1881. La Banca Nazionale del Regno d'Italia venne obbligata a concedere al Tesoro un mutuo di 250 milioni di lire al tasso agevolato dell'1,5% in cambio del riconoscimento del corso forzoso per biglietti emessi dalla banca stessa. In pratica il deficit statale viene finanziato emettendo moneta in misura superiore alle riserve di metallo prezioso possedute dall'istituto bancario senza con questo procedere alla svalutazione della moneta. Tuttavia, il mercato reagisce con una perdita di valore della moneta ad emissioni con una percentuale minima a riserva, soltanto per controvalori molto maggiori rispetto a quelli che sono sufficienti a indurre la svalutazione legale da parte delle autorità monetarie. Il corso forzoso impone una certa moneta come unico mezzo legale di tutti i pagamenti, transazioni commerciali e finanziarie nell'ambito del territorio nazionale. Il corso forzoso comporta l'illegalità del baratto e dei pagamenti effettuati in valute straniere, punibili con la reclusione. E' pure reato il rifiuto della valuta ufficiale come mezzo di pagamento.
Corso secco. Il solo valore capitale di un titolo obbligazionario, senza il rateo di interesse o il dividendo maturato. Sono quotati in tal modo i Btp e i Cct.
Corso tel quel. Prezzo di negoziazione di un titolo mobiliare compreso di valore capitale più rateo di interesse o dividendo maturato. Sono quotati in tal modo i Bot e le azioni.
Corto. Indica una posizione in titoli al ribasso. La classica posizione corta è quella allo scoperto, dove per esempio, si vendono dei titoli senza possederli, con l'intenzione di riacquistarli successivamente quando le quotazioni saranno inferiori.
Cosmesi di bilancio (window dressing). Alterazione dei rendiconti finanziari per dare una migliore apparenza della situazione della società; ad esempio, vendere a terzi le scorte, con l'accordo di doverle poi riacquistare.
Costanza. E' un principio generale di redazione del bilancio in base al quale i criteri adottati non devono essere modificati da un esercizio all'altro.
Costi della produzione. Macroclasse B del conto economico del bilancio d'impresa. Si noti che la numerazione delle voci (numeri arabi) segue la numerazione del valore della produzione. Raggruppa tutte le risorse consumate nell'esercizio per produrre tutti gli elementi che concorrono alla voce "valore della produzione. 6. Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci. Questa voce rappresenta la somma degli acquisti di materie prime, componenti sussidiari, materiale di consumo e merci effettuati dall'impresa durante l'esercizio. 7. Costi per servizi. È il valore dei sevizi acquistati dall'impresa; possono essere di tipo industriale, commerciale, amministrativi o concernenti i servizi tecnici interni. 8. Costi per il godimento di beni di terzi. Raggruppa le voci relative all'utilizzo, da parte dell'impresa, di beni non di proprietà: ad esempio, affitto di locali o capannoni, autoparco aziendale, macchine fax e hardware informatico in leasing. 9. Costi del personale. Comprende gli stipendi, gli oneri sociali, gli accantonamenti per il TFR, gli accantonamenti ai fondi di quiescenza e accantonamenti simili. 10. Ammortamenti e svalutazioni. L'ammortamento delle immobilizzazioni è la parte dell'investimento che viene attribuita all'esercizio per la quota consumata nella gestione, ossia nella produzione di beni e servizi da collocare sul mercato. Le svalutazioni corrispondono anch'esse al consumo delle immobilizzazioni, ma si tratta di un fenomeno dipendente da fattori esterni (andamento del mercato, abbandono di produzioni, obsolescenza) e, pertanto, non legato al loro impiego all'interno dell'impresa. 11. Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci. Rappresenta la differenza tra il valore contabile delle succitate rimanenze all'inizio dell'esercizio e il valore contabile delle stesse voci alla fine dell'esercizio. Tale differenza può avere segno positivo o negativo; nel primo caso l'impresa ha consumato più materiali di quelli che ha ricomprato (la differenza è stata prelevata dal magazzino), nel secondo caso l'impresa ha comprato più di quanto abbia consumato per la produzione (la differenza è stata riversata nel magazzino). 12. Accantonamento per rischi. Rappresenta la quota accantonata nell'esercizio per rischi futuri e riversata nella relativa voce del passivo dello stato patrimoniale. 13. Altri accantonamenti. Sono altri accantonamenti finalizzati alla creazione di fondi particolari. 14. Oneri diversi di gestione. Raggruppa i costi di gestione ordinaria che non trovano collocazione nelle voci precedenti (compensi ai sindaci, iscrizioni ad associazioni di categoria). Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Costi di impianto. Fanno parte della categoria dei costi pluriennali e sono di solito costituiti dai costi sostenuti nella fase di costituzione di un'impresa, quali, a esempio, le parcelle dei professionisti (notaio e commercialista), quelle sostenute per la ricerca del personale o per la creazione della rete commerciale, ecc.
Costi fissi. Sono definiti costi fissi, nelle attività produttive, quegli oneri la cui entità non cambia al variare della produzione, e che rimangono costanti per qualsiasi livello di produzione. Per esempio, il costo dell'affitto degli immobili.
Costi marginali. Sono i costi aggiuntivi che deve sostenere un'impresa, dovuti all'aumento o alla diminuzione unitaria del volume di produzione. Per quanto riguarda le banche, il costo marginale rappresenta l'interesse che bisogna pagare per disporre di fondi impiegabili per finanziamenti alla clientela.
Cost/income ratio. E. dato dal rapporto tra i costi di gestione ed il margine d.intermediazione. Consente di valutare l.efficienza della gestione bancaria. Più il rapporto è basso più la banca è capace di generare ricavi con una base di costo contenuta.
Costi operativi. I costi operativi comprendono il costo del fattore lavoro e altre spese amministrative. In questo modello di riclassificazione non vengono comprese all'interno dei costi operativi le rettifiche nette di valore su immobilizzazioni materiali e immateriali che invece andrebbero più correttamente considerate nel calcolo del Cost/Income ratio.
Costi pluriennali. In genere, sono tutti i costi aventi utilità pluriennale da imputare tra più esercizi; i più comuni sono i costi d'impianto o di ampliamento, i costi di ricerca e sviluppo e quelli di pubblicità. Possono essere iscritti nell'attivo dello stato patrimoniale con il consenso del collegio sindacale e devono essere ammortizzati entro un periodo di 5 anni.
Costituzione di un capitale. Sequenza di prestazione finanziarie periodiche (rendita) utilizzata per costituire una disponibilità finanziaria di importo stabilito in un'epoca futura. Mediante un unico versamento: costituzione di un capitale attraverso un unico versamento effettuato all'epoca iniziale. Costituzione graduale di un capitale: i l capitale viene costituito attraverso più versamenti effettuati tra l'epoca iniziale e quella finale. Con versamenti posticipati: il capitale da costituire sarà disponibile all'atto in cui viene effettuato l'ultimo versamento. Con versamenti anticipati: il capitale da costituire sarà disponibile un periodo dopo l'ultimo versamento.
Costi variabili (variable costs). Costi la cui entità varia con il variare della quantità e della qualità della produzione. A esempio i costi delle materie prime.
Costituzione in garanzia. Documento rilasciato dal debitore al creditore, che attribuisce allo stesso un diritto di prelazione su determinati beni. Tale diritto cesserà di esistere quando il debitore estinguerà le obbligazioni monetarie che ha nei confronti del creditore, come stabilito nel contratto di finanziamento.
Costo della produzione venduta. Nelle imprese industriali è dato dal costo industriale sostenuto per produrre i beni venduti o i servizi prestati (al netto della variazione delle scorte).
Costo dei fondi. E' il costo del capitale proveniente da terzi che la banca utilizza per le proprie operazioni. Per esempio gli interessi passivi sui depositi della clientela o l'interesse pagato sui depositi interbancari.
Costo del capitale di debito. (R.O.D. Return On Debits) indica la onerosità del capitale preso a prestito da terzi. Indice che evidenzia il costo medio del denaro che l'azienda sostiene per il ricorso a capitale di terzi.

In maniera semplificata si calcola come: {r_D}=ROD={Oneri\ finanziari \over Capitale\ di\ credito}

In campo finanziario evoluto esso corrisponde all' IRR dei flussi attesi legati a tutte le passività onerose aziendali (ivi incluse fee, costi di riscatto ecc, ecc) secondo la formula di attualizzazione del Valore attuale netto dei flussi di tali debiti. Ovvero rd è il tasso che rende il VAN nullo

 0=-{D_o}+\sum_{k=1}^n \frac{{Interessi_k}+{Rata_k}+{Oneri_k}}{(1+{r_d})^k}

Dove:

  • k: scadenze temporali;
  • Do: Ammontare nominale del debito al tempo 0;
  • Interessik: Interessi per cassa corrisposti al tempo k;
  • Ratak: quota di debito reimborsata al tempo k;
  • Onerik: costi accessori del debito (commissione massimo scoperto, riscatti, costi di pratica etc pagati al tempo k;
  • 1/(1+rd)expk: fattore di attualizzazione al tempo k

In un'ottica di valutaizone aziendale secondo il CAPM, occorre stimare anche la componente di scudo fiscale legata alla deducibilità fiscale degli interessi. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Costo del denaro. La parola costo del denaro corrisponde al tasso di interesse stabilito da una banca centrale (come può essere la BCE). Se l'interesse è più alto, le banche private saranno maggiormente interessate a prendere in prestito denaro. Il tasso annuo di sconto è l'interesse fissato ufficialmente, mentre il tasso effettivo globale comprende altre spese.
Costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP). Rapporto tra redditi da lavoro dipendente pro capite e valore aggiunto (a prezzi base, quantità a prezzi concatenati con anno di riferimento 2000) per occupato. Il numero degli occupati e dei dipendenti può essere misurato in persone o unità standard.
Costo del venduto. Costo di produzione delle prestazioni fornite per il conseguimento del volume d'affari. E' pari al valore delle rimanenze iniziali di magazzino più i costi di acquisto e di produzione, meno il valore delle rimanenze finali.
Costo di capitale. È il rendimento alternativo che un capitale sarebbe in grado di produrre se fosse impiegato in un altro investimento con condizioni similari di rischiosità. Rappresenta il costo opportunità dell'investimento in atto.
Costo di emissione. È il costo dell'operazione di emissione di nuovi titoli azionari o obbligazionari. Tra le componenti più rilevanti vi sono le spese di consulenza legale e finanziaria, nonché il compenso che va corrisposto alle società finanziarie che provvedono al collocamento , che solitamente richiedono uno spread sul prezzo di emissione dipendente dal fattore rischiosità.
Costo di finanziamento. È il costo sostenuto per finanziare la detenzione di un investimento. Per esempio l'acquisto di un titolo finanziato attraverso un prestito: l'interesse pagato sul prestito è il costo di finanziamento del titolo.
Costo di mantenimento. Costi relativi al possesso di un bene. Per quanto riguarda gli immobili, il costo per interessi e tasse che si deve sostenere prima della vendita, mentre nel campo dei titoli, il costo per interessi derivante all'acquisto dei titoli in margine. Nei finanziamenti bancari, il costo dovuto alle registrazioni dei pagamenti relativi al prestito e quello pro quota per l'assicurazione sulle perdite su crediti. Nel caso di materie prime, è il costo per interessi, per l'immagazzinaggio e per la loro assicurazione.
Costo di mantenimento negativo. Quando il costo del finanziamento di un’operazione di acquisto di titoli è superiore al rendimento offerto dagli stessi titoli. Se i due rendimenti non sono modificati da cause esterne, come un differente regime di tassazione in grado di rovesciare la situazione di svantaggio, la posizione provoca una perdita all’investitore.
Costo di origine. Sono tutti quegli oneri che un'impresa ha dovuto sopportare per acquisire un investimento o per la propria produzione.
Costo di produzione. E' il costo sostenuto all'interno dell'impresa per produrre un bene o un servizio. Esso è, di norma, la somma del costo dei fattori diretti impiegati (materie, manodopera, interventi di terzi) e da una corretta quota dei costi indiretti di natura industriale.
Costo di transazione. Oneri aggiuntivi di spettanza di un'operazione di compravendita di beni d'investimento. La parte maggiore dei costi di transazione è data dalle commissioni di intermediazione, ma sono incluse anche le imposte di registrazione, quelle di bollo, ecc.
Costo fisso. Elementi di costo che restano invariati al variare delle quantità prodotta. Per esempio, i costi di amministrazione.
Costo marginale. E' il costo aggiuntivo che un'impresa deve sostenere per produrre una quantità aggiuntiva di un determinato bene.
Costo medio giornaliero. Criterio utilizzato in contabilità per determinare il valore delle rimanenze dei titoli, ottenuto come media ponderata tra il costo degli acquisti effettuati in una giornata e il costo medio del giorno precedente. Nel caso di cessioni, il risultato della negoziazione è determinato confrontando il prezzo di vendita con il costo medio giornaliero.
Costo medio netto giornaliero. Criterio utilizzato in contabilità per determinare il valore delle rimanenze di valute, ottenuto come
media ponderata tra il costo degli acquisti netti effettuati in una giornata e il costo medio del giorno precedente. Nel caso di cessioni, il risultato della negoziazione è determinato confrontando il prezzo di vendita con il costo medio degli acquisti del giorno, fino a concorrenza dell’ammontare di tali acquisti, e con il costo medio netto del giorno precedente, per le vendite eccedenti.
Costo netto per interessi. È il costo globale di un’emissione in titoli obbligazionari, riferito all’emittente, ed è pari al costo per i pagamenti cedolari sommato della differenza tra il valore nominale dei titoli e il prezzo di emissione.
Costo opportunità. È il rendimento alternativo di un investimento affine a quello in esame per caratteristiche di rischiosità. Il costo opportunità è calcolato per mettere in evidenza la maggiore o minore convenienza a effettuare un investimento, mettendolo a confronto con altri similari.
Costo standard. L’ideale costo di produzione ottenuto supponendo condizioni operative normali, utilizzato per valutare il rendimento di un processo produttivo.
Costo totale. Il costo totale è il controvalore dell’acquisto di un bene di investimento stabilito dal prezzo del bene moltiplicato per il numero di titoli acquistati, a cui vanno sommate le commissioni di intermediazione e per i titoli obbligazionari, il rateo di cedola di competenza di quel determinato periodo di tempo che manca alla remunerazione del prossimo coupon.
Costo variabile. Costo che varia in proporzione alla quantità prodotta.
Coupon. Tagliando o cedola di un annuncio promozionale che il consumatore interessato può compilare per ricevere informazioni, per fare un ordine o per chiedere in prova il prodotto. Lo stesso termine designa anche il buono sconto che dà diritto a un omaggio o a una riduzione di prezzo su un prodotto.
Coupon stripping. L’operazione di coupon stripping consiste nella separazione delle componenti cedolari (stripis) dal valore di rimborso di un titolo (mantello). Con l’emanazione del DM 15.7.1998 sono state disciplinate le operazioni di coupon stripping sui titoli di Stato, premessa indispensabile per la negoziazione in forma separata delle cedole e del mantello dei titoli a tasso fisso. Le operazioni possono essere realizzate in tempo reale attraverso la rete nazionale interbancaria sui titoli depositati nella gestione accentrata (CAT).
Covenants. Per covenant si intende una pattuizione, accessoria a un contratto di finanziamento, colla quale il finanziato assume espliciti impegni, direttamente o indirettamente correlati alla garanzia della restituzione della somma erogata. In particolare, il finanziato si obbliga spesso con tali patti a mantenere una certa composizione del proprio patrimonio, dal punto di vista quantitativo o qualitativo. Il covenant poi è strutturato di solito in modo da attribuire al finanziatore dei poteri informativi, così da consentire di verificare il rispetto degli impegni. Infine, in caso di acclarata violazione delle obbligazioni, il patto in genere attribuisce al creditore poteri di reazione, che vanno dalla semplice esigibilità immediata del debito sino alla nomina di componenti degli organi societari del finanziato.
Covered bond. Obbligazioni garantite da attività destinate, in caso di insolvenza dell’emittente, al prioritario soddisfacimento
dei diritti degli obbligazionisti. Per quanto la loro disciplina vari da paese a paese, questi strumenti si contraddistinguono per il duplice livello di protezione costituito dal portafoglio di attività poste a garanzia e dall’obbligo di rimborso in capo all’emittente. Nell’ordinamento italiano la legge 30 aprile 1999, n. 130, disciplina la fattispecie delle obbligazioni bancarie garantite (art. 7-
bis). Lo schema operativo prevede la cessione da parte di una banca a una società veicolo di attivi di elevata qualità creditizia (crediti ipotecari e verso pubbliche amministrazioni) e l’emissione da parte di una banca, anche diversa dalla cedente, di obbligazioni garantite dalla società veicolo a valere sugli attivi acquistati e costituiti in un patrimonio separato. I profili applicativi della disciplina sono contenuti nel regolamento ministeriale n. 310 del 14 dicembre 2006 e nelle disposizioni di vigilanza della
Banca d’Italia del 15 maggio 2007, attuative del decreto del Ministro dell’economia e delle Finanze del 12 aprile 2007. Una fattispecie diversa è quella dei covered bond emessi da Cassa depositi e prestiti spa (vedi) mediante l’istituzione, in base alla legge a essa applicabile, di un patrimonio separato da quello generale della Cassa e da ogni altro patrimonio della specie.
Covered option. Termine con il quale viene indicata un'opzione call garantita dal sottostante. In questo caso il venditore della opzione ha in portafoglio il sottostante: se la opzione viene esercitata egli è tenuto a consegnare il sottostante a fronte del pagamento di un prezzo pari allo strike price.
Covered warrant. Opzione cartolarizzata, quotata nei mercati borsistici primari, che attribuisce il diritto di comprare o vendere una determinata attività finanziaria ad un determinato prezzo e ad una data stabilita.
Covered warrant (bis). Il covered warrant è uno strumento finanziario che attribuisce al portatore il diritto, ma non l'obbligo, di acquistare (call warrant) o di vendere (put warrant) l'attività finanziaria sottostante, a condizioni prestabilite, entro una certa data (warrant di tipo americano ) o a una certa data (warrant di tipo europeo). L'attività finanziaria sottostante può avere per oggetto tanto azioni, quanto indici, tassi d'interesse o di cambio. I covered warrant, a differenza dei warrant, non prevedono alla scadenza la consegna delle azioni a cui sono legati, ma il pagamento in denaro del differenziale tra il prezzo di mercato effettivamente raggiunto e il prezzo di esercizio del sottostante stabilito al momento dell'emissione del covered.
Covip. La Commissione di vigilanza sui fondi pensione nota ache con l'acronimo Covip, è un ente pubblico cui spetta il compito di regolare il mercato della previdenza complementare. La funzione che è chiamata a svolgere è essenzialmente quella di garantire ed assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e nell'amministrazione dei fondi pensione e in genere delle forme previdenziali. La Covip, istituita nel 1993 con decreto legislativo n. 124 del 21 aprile, ha iniziato ad operare nella sua attuale configurazione - come persona giuridica di diritto pubblico - agli inizi del 1996. Il Decreto Lgs. n 0252 del 5 dicembre 2005, art. 18, disciplina i compiti della COVIP, contestualmente all'introduzione in Italia della previdenza complementare. La legge attribuisce direttamente alla Covip alcune funzioni specifiche:

  • autorizzazione dei fondi pensione ad esercitare la propria attività;
  • approvazione degli statuti e dei regolamenti delle forme previdenziali complementari;
  • tenuta dell'albo dei fondi pensione autorizzati;
  • vigilanza sulla corretta gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi pensione e sull'adeguatezza del loro assetto organizzativo;
  • assicurare il rispetto dei principi di trasparenza nei rapporti tra i fondi pensione ed i propri aderenti;
  • formulare proposte di modifica legislativa in materia di previdenza complementare;
  • predisporre annualmente una relazione sull'attività svolta, e sul mercato della previdenza complementare.

La Covip svolge anche un'attività ispettiva nei confronti degli enti previdenziali sottoposti alla sua vigilanza.
Credit crunch. Con il termine credit crunch (in italiano stretta del credito) si indica un calo significativo (o inasprimento improvviso delle condizioni) dell'offerta di credito al termine di un prolungato periodo espansivo, in grado di accentuare la fase recessiva. Il credit crunch avviene solitamente al termine della fase di espansione, quando le banche centrali alzano i tassi di interesse al fine di raffreddare l'espansione ed evitare il rischio inflazione, spingendo gli istituti di credito ad alzare i propri tassi di interesse e chiudendo l'accesso al credito per chi non può permettersi la spesa. In altri casi, può avvenire che, sull'onda di fallimenti bancari e ritiro della liquidità, le banche applichino una chiusura del credito per evitare esse stesse il fallimento. A seguito della stretta del credito, possono verificarsi fallimenti sia di banche che di imprese e famiglie debitrici. I mancati pagamenti che vengono a crearsi, e gli eventuali fallimenti, si traducono in pignoramenti dei beni ipotecati a garanzia dei crediti, e un aumento delle proprietà in capo alla banche. I crediti in sofferenza espongono gli istituti di credito a un rischio simile di pignoramenti o fallimento. Le proprietà acquisite restano nell'ambito degli istituti di credito, tenendo conto che i principali finanziatori di tali istitui sono eventualmente soggetti che svolgono lo stesso tipo di attività creditizia. Laddove la maggiore iniezione di liquidità proviene da un banca centrale, se questa è controllata dalle stesse banche alle quali presta denaro, il rischio di impresa degli istituti di credito è ridotto anche in caso di forti insolvenze dei loro clienti. In caso di fallimento di un istituto, che nel contempo controlla il suo principale creditore, questo potrebbe non esercitare le garanzie previste dalla legge a sua tutela. Il credit crunch si verificò particolarmente durante la crisi del 1929. Nel 2007 alcuni economisti hanno affermato che la crisi dei mutui subprime potrebbe portare ad un nuovo credit crunch.
Credit default swap. Vedi Cds.
Credit linked notes. Titoli negoziabili che incorporano un contratto derivato su crediti. Il pagamento degli interessi, o degli interessi e del capitale, viene a dipendere dal verificarsi o meno di uno o più eventi definiti credit events riguardanti la solvibilità di un soggetto terzo.
Crediti agevolati. Operazioni eseguite a tasso inferiore a quello di mercato in virtù di provvedimenti legislativi che dispongono un concorso agli interessi.
Crediti chirografari. Nella disciplina del fallimento sono i creditori sprovvisti di cause di prelazione (a esempio, pegno o ipoteca), che partecipano alla distribuzione dell'attivo tutti nella medesima percentuale ed in base all'ammontare del credito esistente al momento della dichiarazione di fallimento.
Crediti correnti. Denaro che deve essere ricevuto a breve scadenza dai clienti. Questo denaro costituisce una parte della liquidità a breve termine dell'impresa utilizzata per effettuare pagamenti più o meno immediati.
Crediti privilegiati. Nella disciplina del fallimento sono i creditori garantiti da privilegi, pegni e ipoteche che hanno diritto di prelazione rispetto agli altri creditori.
Crediti commerciali netti (accounts receivables). Crediti che l'azienda vanta nei confronti dei propri clienti come conseguenza della tradizionale forma di pagamento posticipato. Sono, normalmente, attività correnti.
Crediti in sofferenza (bad debts). Crediti la cui riscossione non è certa, sia per la scadenza che per ammontare. Per ovviare a questi rischi, solitamente le banche si tutelano accantonando a riserva parte del reddito di esercizio, detta per perdite su crediti. Quando un credito diviene inesigibile lo si cancella dalle scritture tramite un'appropriata movimentazione del conto di riserva relativo. Alcune banche sono ricorse alla cartolarizzazione dei crediti in sofferenza con effetti negativi per i mercati borsistici.
Crediti verso clienti. Crediti per cassa concessi ai clienti (imprese non bancarie, Stato, enti pubblici e famiglie) a qualunque titolo, a breve, medio e lungo termine. Sono esclusi i crediti di firma e gli altri impegni, nonché i crediti verso banche. Comprendono i conti correnti (saldi attivi), i mutui, le anticipazioni, i finanziamenti e i pronti contro termine; si riferiscono a crediti verso residenti in Italia e all'estero. Sono compresi sia i crediti in bonis (verso clienti ritenuti solvibili) sia i crediti dubbi costituiti dalle sofferenze (crediti verso soggetti in insolvenza anche se non accertata giudizialmente), dagli incagli (crediti verso soggetti ritenuti in temporanea difficoltà), dai crediti ristrutturati e in corso di ristrutturazione (dove la banca acconsente a modifiche delle condizioni originarie, a esempio mediante riscadenziamento subendo perdite) e dai crediti non garantiti verso Paesi a rischio. I crediti dubbi sono valutati sulla base della quota che gli amministratori ritengono di potere recuperare (quindi corrispondenti ai crediti nominali, depurati dei fondi svalutazione accantonati a titolo specifico). La stima di tale quota varia sia a seconda della maggiore o minore prudenza con la quale viene redatto il bilancio sia dal modello di valutazione eventualmente applicato dalla singola banca. Esiste talvolta un fondo svalutazione crediti generico, stanziato forfetariamente e portato in detrazione dei crediti in bonis a fronte delle partite che inevitabilmente diventeranno problematiche. Tipici i crediti scaduti e non pagati, che la banca non ritiene ancora incagliati.
Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti. Macroclasse A dell'attivo dello stato patrimoniale. Questi crediti riguardano le sottoscrizioni di capitale non ancora versate; per le società di capitale, a fronte di una sottoscrizione, il socio è obbligato a versare solo i tre decimi del capitale, ma si impegna a pagare il saldo a fronte di un "richiamo" della società. La separata indicazione della parte già "richiamata" è un'informazione utile per la chiarezza del bilancio.
Credito al consumo. È un prestito concesso individualmente per il finanziamento di un'impresa commerciale o per spese correnti.
Credito aperto. È un prestito concesso individualmente per il finanziamento di un'impresa commerciale o per spese correnti.
Credito a rischio (o Crediti in sofferenza) . Indica quei crediti la cui riscossione non è certa, sia per scadenza che per ammontare. Per ovviare a questi rischi, solitamente le imprese si tutelano accantonando a riserva parte del reddito di esercizio, detta per perdite su crediti. Quando un credito diviene inesigibile lo si cancella dalle scritture tramite un'appropriata movimentazione del conto di riserva relativo.
Credito commerciale. Tipo di finanziamento a breve termine del capitale circolante di un'impresa. Questo credito viene ottenuto dall'impresa sui fornitori, i quali potranno essere pagati trascorso un periodo di tempo variabile, durante il quale l'impresa utilizzerà il capitale che dovrà essere impiegato per i pagamenti.
Credito/debito da efficienza (CREDe). Differenza tra la spesa pubblica corrente attesa in caso di spreco uniforme e spesa pubblica corrente effettiva. Come tale dipende da due parametri: il tasso di spreco nell'erogazione di servizi (S1) e il tasso di spreco nella concessione di pensioni di invalidità (S2).
Credito/debito da parsimonia (CREDp). Differenza tra la spesa discrezionale attesa in caso di allocazionne solidaristica (proporzionalità alla popolazione) e la spesa discrezionale effettiva.
Credito/debito fiscale (CREDf). Differenza tra gettito effettivo e gettito atteso in caso di evasione uniforme.
Credito/debito totale (di un territorio) (CRED). Scostamento tra le risorse nette (entrate-spese) disponibili in caso di allocazione "giusta" e le risorse nette disponibili effettive. Tale credito (debito) aggregato può essere ricavato come somma di credito fiscale, credfito da efficienza, credito da parsimonia. CRED= CREDf+CREDe+CREDp.
Credito irrevocabile. Concessione di credito priva della possibilità di revoca o di modifica senza il chiaro consenso del beneficiario della stessa.
Credito overnight. Il ‘prezzo’ a cui le banche si fanno credito, a brevissimo termine, e che fa da punto di riferimento dell’intera struttura del costo dei finanziamenti a breve.
Credito stagionale. È la metodologia utilizzata dalla Banca centrale per intervenire in favore di enti soggetti a una forte stagionalità nella necessità di credito. Sono infatti concessioni di credito rese disponibili per una durata di tre mesi a quelle imprese che difficilmente riescono a recuperare fondi sul mercato monetario. Tale metodologia viene utilizzata dalle banche commerciali per finanziare imprese che periodicamente hanno bisogno di fondi o imprese con lunghi cicli di produzione come i cantieri navali.
Credito totale interno. Finanziamenti interni al settore non statale (vedi: Finanziamenti al settore non statale); debito del settore statale sull’interno.
Credito revolving. Viene definito come "Credito rotativo" e identifica il credito concesso da una banca a un suo cliente consistente nella possibilità riconosciuta a quest'ultimo di effettuare nuovi prelievi o nuovi acquisti, proporzionalmente alle somme già restituite.
Creditore chirografaro. Titolare di un credito nei confronti di un soggetto che abbia presentato istanza di fallimento, per il quale non possiede nessuna garanzia. Questo credito potrà essere soddisfatto esclusivamente quando saranno stati rimborsati tutti quei creditori che posseggono, per esempio, delle garanzie reali sui beni dell’insolvente.
Credit Outlook. Vedi Credit Watch.
Credit Watch. Le agenzie di rating solitamente intervengono periodicamente ad aggiornare la valutazione del merito creditizio degli emittenti. In generale gli "stati di allerta" delle agenzie riguardo all'aggiornamento dei rating sono indicati nel modo seguente: Il credit watch. Credit watch: un evento che può implicare una variazione del rating Il rating può apparire in credit watch quando è atteso o si è verificato un evento che richiede informazioni addizionali per giungere ad un rating action. Il credit watch può essere "positove" che indica che il rating può salire, o "negative" che indica che il rating può scendere. Il movimento può essere anche di diversi "notch". Se un credit Watch è "developing" significa che la situazione nuova non è chiara e il movimento potrebbe essere positivo o negativo, in funzione delle nuove informazioni. La revisione del rating verrà effettuata il prima possibile, normalmente entro 90 giorni. (Standard and Poor's). Il credit outlook. Credit outlook: indica il rating al verificarsi dello scenario alternativo In questo caso non è specificato alcun orizzonte temporale entro il quale la revisione di rating verrà effettuata. Gli outlooks hanno un orizzonte temporale più lungo dei credit watch, e incorporano trend o rischi le cui implicazioni per la qualità del credito sono più incerte. Mentre il rating riflette una opinione basata sullo scenario più probabile, l'outlook indica quale direzione il rating potrebbe prendere se non si verificasse. L'outlook può essere "positeve", "negative" o "stable". Esso abbraccia normalmente almeno un biennio. Il rating action. Rating action: comunicazione di variazione del rating. È l'annuncio relativo a una variazione del rating. Può essere un miglioramento (upgrade) o un peggioramento (downgrade); il rating action esprime una esplicita certificazione del rating implicito scontato nel periodo antecedente la migrazione dal mercato.
Crescita dei prezzi. È l’incremento dei prezzi di un mercato azionario nella sua globalità, generalmente misurato riferendosi all’andamento di indici generali come il Dow Jones.
Crescita economica. Procedimento di espansione in termini reali del reddito di un sistema economico.
Crescita trainata dai consumi. Espansione dell'attività economica, determinata dalla componente di domanda costituita dai consumi.
Crescita trainata dai servizi. Espansione dell'attività economica, determinata dal settore dei servizi.
Crescita trainata dalle esportazioni. Espansione dell'attività economica dovuta da un incremento nella esportazioni.
CRIF. Nel caso in cui a seguito di una richiesta di finanziamento presso un istituto bancario o finanziario, doveste aver riscontrare particolari problemi o ritardi o tergiversazioni, il vostro nominativo potrebbe essere stato inserito all'interno degli elenchi cattivi pagatori. L'elenco dei cattivi pagatori è detenuto dalle Centrali Rischi Private che possono essere consultate dagli istituti finanziari per la valutazione creditizia dei propri clienti. La principale di queste è il CRIF di Bologna. La Legge sulla Privacy prevede che ogni cittadino abbia il diritto di sapere se il proprio nome compare o meno negli archivi delle Centrali Rischi, e relativamente a quale operazione. Inoltre, qualora fossero decaduti i presupposti che ne hanno consentito l’inserimento, essi possono legittimamente pretendere la cancellazione dei propri dati.
Crisi alla scadenza. Problema di liquidità che può avere il prenditore alla scadenza di un prestito, cioè nel momento in cui ne deve rimborsare la parte capitale.
Crisi degli anni '30. La grande depressione, detta anche crisi del 1929, grande crisi o crollo di Wall Street, fu una drammatica crisi economica che sconvolse l’economia mondiale alla fine degli anni venti, con gravi ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo. La depressione ebbe alla propria origine contraddizioni simili a quelle che avevano portato alla Crisi economica del 1873-1895. L’inizio della grande depressione è associato con la crisi del New York Stock Exchange (borsa di Wall Street) avvenuta il 24 ottobre del 1929 (giovedì nero), a cui fece seguito il definitivo crollo della borsa valori del 29 ottobre (martedì nero). La depressione ebbe effetti devastanti sia nei paesi industrializzati, sia in quelli esportatori di materie prime. Il commercio internazionale diminuì considerevolmente, così come i redditi delle persone fisiche, il gettito fiscale, i prezzi e i profitti. Le maggiori città di tutto il mondo furono duramente colpite, in special modo quelle che basavano la loro economia sull’industria pesante. Il settore edilizio subì un brusco arresto in molti paesi. Le aree agricole e rurali soffrirono considerevolmente in conseguenza di un crollo dei prezzi fra il 40 e il 60%. Le zone minerarie e forestali furono tra le più colpite, a causa della forte diminuzione della domanda e delle ridotte alternative d’impiego.
Crisi del 1873. La crisi ebbe inizio dopo il fallimento della grande banca newyorkese di Jay Cooke la quale diede il via a un'ondata di panico che si diffuse nell'economia americana e poi in tutti gli altri paesi industrializzati. Nel giro di pochi mesi la produzione industriale degli Stati Uniti cadde di un terzo per la mancanza di acquirenti mentre aumentava a dismisura la disoccupazione. Presto la crisi si diffuse anche in Gran Bretagna, Francia e Germania. La crisi si manifestò come una forte eccedenza di offerta sulla domanda; la domanda cioè non era in grado di assorbire l'offerta disponibile sul mercato. Era la prima manifestazione di una crisi economica moderna. Mentre infatti le crisi dell'ancien regime si manifestavano sotto forma di carestie (quindi crisi da sottoproduzione), il nuovo tipo di crisi che il mondo andava sperimentendo era una crisi di sovrapproduzione. L'indice più vistoso della crisi fu la caduta dei prezzi. La crisi può essere spiegata grazie a tre fattori:1. progresso tecnologico 2: aumento del numero di paesi industrializzati 3. imposizione di bassi salari. Ai paesi tradizionalmente industrializzati (Gran Bretagna, Belgio, Francia) si affiancarono nuove potenze con grandi capacità produttive (come Stati Uniti e Germania) e altri paesi a più lenta e tardiva industrializzazione (Italia, Russia, Giappone).La situazione peggiorò ulteriormente allorché si tentò di rispondere alla caduta dei prezzi con ulteriori riduzioni salariali, le quali provocarono nuove cadute dei consumi.
Crisi finanziaria asiatica degli anni '90. La Crisi asiatica fu una crisi finanziaria, a cui seguì una recessione, che interessò alcuni paesi dell'Est asiatico alla fine degli anni Novanta (a partire dal 1997): nata da una serie di speculazioni finanziarie che provocarono una forte svalutazione delle monete, la crisi provocò un ritiro dei capitali da parte degli investitori stranieri e delle banche, il che provocò un forte indebitamento da parte delle imprese e la conseguente recessione. L'inizio della crisi viene datata al 2 luglio 1997, quando la banca centrale della Thailandia, dopo una serie di attacchi speculativi, si rese conto di non poter più sostenere la parità della propria moneta e la lasciò fluttuare. Ciò innescò una crisi finanziaria locale che si trasformò in breve in un problema che investì altri stati: Malesia, Indonesia, Corea del Sud e Taiwan svalutarono le loro monete. Il ritiro dei capitali da parte degli investitori fece crollare i mercati azionari dell'area. La velocità con la quale la crisi si manifestò colse di sorpresa sia investitori che economisti. Le economie di questi paesi mostravano un tasso di crescita del 6-8 % annuo e un avanzo o pareggio di bilancio, non ci si spiegava quindi come ciò fosse accaduto, non essendo dovuto a errori di politica o panico finanziario. Una delle motivazioni cui viene attribuita tale fenomeno risiede nella fragilità del settore bancario e finanziario che, riducendo l'ammontare del credito disponibile per le imprese, accrebbe le probabilità di crisi, mettendo in evidenza come la liberalizzazione finanziaria aumenta la probabilità di una crisi bancaria.
Crisi inglese del 1720. La crisi del 1720 è detta anche bolla della South Sea Company (South Sea Bubble). La South Sea Company viene fondata nel 1711 con il fine di rilevare il debito pubblico inglese, che ammonta a 10 milioni di sterline. La società si accolla il debito pubblico inglese e in cambio riceve un interesse annuo pagato dallo stato e il monopolio dei commerci con le colonie spagnole nel Sud America. Per finanziare l'operazione la società emette, in diverse tranches, proprie azioni. Ogni emissione avviene a prezzi crescenti. L'euforia verso questo e altri collocamenti azionari avvenuti nello stesso periodo spinge verso l'alto il valore delle azioni, arricchendo gli amministratori della società e diversi uomini politici, possessori di azioni e di diritti sulle azioni della società. Ma se, a fronte di un interesse costante pagato dallo stato sul valore nominale del debito e di modestissimi commerci realizzati dalla società, ogni emissione avviene a prezzi sempre più elevati, ogni emissione di azioni si rivela meno conveniente delle precedenti (il rapporto utili/prezzo delle azioni diminuisce all'aumentare del prezzo). Così solo una illimitata e irrazionale fiducia sulle possibilità future di guadagno della società può giustificare la crescita costante dei prezzi delle azioni: si tratta dunque di una bolla speculativa, alimentata dal desiderio irrefrenabile di ottenere guadagni facili, da cospicui interessi degli amministratori e di uomini politici che impediscono qualsiasi regolamentazione delle emissioni. Come ogni bolla speculativa, nel momento in cui la domanda di titoli cessa di essere forte e, in questo caso, cessa di essere stimolata in tutti i modi dai dirigenti dell'impresa interessati a speculare sul prezzo delle azioni, quando scoppia le vittime sono tante. Tra queste anche il celebre scienziato Newton. Lo scoppio della bolla ha effetti dirompenti sull'economia e nel mondo della politica inglese. Dopo i tumulti viene varata una legge, il Bubble Act, che per circa un secolo, fino al 1826 vieta la libera costituzione di società per azioni, subordinandone la nascita all'esplicita concessione della Corona o del Parlamento inglese.
Criteri di convergenza. Requisiti fissati dal trattato di Maastricht per poter accedere all'unione economica e monetaria europea.
Criteri per la redazione del bilancio d'impresa. Nella redazione del bilancio devono essere soddisfatte alcune condizioni, come richiesto dal codice civile, che consentono di ottemperare al principio del quadro fedele (true and fair view). • Il bilancio, nelle sue tre componenti, deve essere redatto con chiarezza, veridicità e correttezza, deve rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della società e indicare il risultato economico dell'esercizio. • Se le disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta del bilancio sarà obbligatorio fornire le informazioni necessarie perché il bilancio risulti veritiero e corretto. • Se l'applicazione di una o più disposizioni di legge rende il bilancio non veritiero o non corretto, tali disposizioni non vanno applicate. La nota integrativa dovrà motivare la deroga e dovrà indicare l'influenza che essa ha sul bilancio. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile. • Il bilancio è redatto in unità di euro, senza decimali; la nota integrativa può essere compilata in migliaia di euro. • Nella redazione del bilancio devono essere osservati i princìpi di prudenza, continuità e competenza. La chiarezza della redazione è richiesta espressamente in quanto il bilancio è uno strumento atto a comunicare e ad informare. Essendo destinato a terzi, il bilancio deve essere comprensibile e trasparente, le singole poste devono essere indicate in modo che i potenziali "lettori" possano trarne informazioni fruibili. La veridicità del bilancio è un concetto che non va inteso nel senso dell'oggettività assoluta, spesso di difficile realizzazione, si pensi alle difficoltà nel quantificare esattamente, al 31 dicembre di ciascun esercizio, gli stati di avanzamento lavori, l'entità dei crediti, le scorte. Agli estensori è richiesta un'oggettività basata sulla buona fede e sul rispetto delle norme aziendali. La correttezza è legata alla veridicità e si concretizza nel rispetto delle norme giuridiche e delle regole tecnico - contabili. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo. L'articolo 2423 bis del codice civile, stabilisce che nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti ulteriori  princìpi:

  • La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuità dell'attività imprenditoriale.
  • Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio.
  • Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla data dell'incasso o del pagamento.
  • Si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo.
  • Gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente.
  • I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro.
  • Deroghe al principio enunciato al comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Criterio di cassa. Pratica contabile che evidenzia i costi e i ricavi di competenze dell'esercizio unicamente sulla base della reale movimentazione di fondi. In base a questa pratica, l'acquisto di un'immobilizzazione tecnica, che può essere usata per più esercizi, viene totalmente assorbito dall'esercizio in corso, dove è stato effettuato il pagamento.
CRO. Il Coefficiente di Remunerazione Ordinaria è un tasso di rendimento fissato dal Governo italiano sulla cui base viene calcolato la parte di reddito da sottoporre a tassazione agevolata secondo il sistema di Dual Income Tax.
Cross default. Alla lettera insolvenza incrociata è una clausola esistente nei contratti di finanziamento che prevede, nel caso in cui sia dichiarata l'insolvenza per una obbligazione, lo stato di insolvenza di tutti i rapporti posti in essere dall'intero gruppo. In questo modo si attenua il formalismo degli ordinamenti giuridici che prevedono una limitazione di responsabilità. Tale concetto si estende anche alle joint venture. L'espressione cross default divenne comune sui media italiani quando la Cirio nel 2002 non onorò una rata del suo debito. Sulla base della clausola del cross default furono dichiarate in insolvenza tutte le obbligazioni assunte dalle varie società dell'intero Gruppo Cirio. Lo stesso avvenne poi per Parmalat. (Vedi default)
Crowding out. Il crowding out (dall’inglese "sfollare") é l’effetto della domanda pubblica di natura autonoma in un sistema economico operante in regime di piena utilizzazione delle proprie risorse. Il soddisfacimento di tale domanda pubblica, implicherà un riduzione marginale (o totale) del soddisfacimento della domanda privata. In molti libri di testo accademici è definito anche come "effetto spiazzamento".

  • aumento tasse: riduzione delle disponibilità per i privati
  • emissione debito pubblico: riduzione finanza per privati ed innalzamento dei costi di indebitamento
  • acquisto di beni da parte della PA in libero mercato

Il termine crowding out é legato alla discussione tra monetaristi e keynesiani, e si centra sulla diversa rilevanza attribuita alla eventuale situazione di sottoutilizzazione della capacità produttiva del sistema in oggetto.
CSD. Un CSD (Central Securities Depository) è un'istituzione finanziaria che, dietro pagamento di una commissione, effettua tutte le operazioni collegate al deposito di titoli che appartengono a un determinato soggetto partecipante. Monte Titoli svolge, in Italia, le funzioni di depositario centrale di strumenti finanziari nonché di gestore dei servizi di liquidazione e regolamento delle operazioni in titoli. Qualsiasi tipo di strumento finanziario, italiano o estero, rappresentato da titoli può essere accentrato presso il CSD e regolato a mezzo di scritture contabili senza alcuna movimentazione fisica dei titoli (poiché la quasi totalità dei titoli accentrati è gestita in forma dematerializzata). Ai servizi offerti dal CSD possono accedere operatori italiani o esteri, in qualità di partecipanti diretti (ossia che accedono direttamente al sistema per conto proprio o per conto di un terzo committente) o indiretti (ossia che possono accedere al sistema solo per il tramite di una altro aderente diretto). La modalità di accesso remoto è utilizzata da un soggetto estero (sia esso un intermediario o un sistema) per accedere al sistema in qualità di partecipante diretto.
Cto. Ctz. (Vedi: Certificati del Tesoro).
Cuius commoda, eius et incommoda. Alla lettera chi trae vantaggio da una situazione, deve sopportarne anche i pesi è una espressione latina che indica il principio che gli oneri devono essere a carico di chi gode dei benefici di un bene. Applicazioni di questo principio si trovano, ad esempio, nel diritto italiano, nell'articolo 2049 che attribuisce ai padroni e ai committenti la responsabilità per i danni arrecati dal fatto illecito dei commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti. Secondo questo stesso principio la responsabilità di chi non trae un corrispettivo dalla propria attività è particolarmente attenuata. Proprio perché non ha goduto i commoda, all'ordinamento giuridico non pare equo far pesare gli incommoda quando sono palesemente sproporzionati. Si veda il caso del deposito, dove in base al capoverso dell'articolo 1768 c.c. se il deposito è gratuito, la responsabilità è valutata con minor rigore. Analogamente il mandatario (il cui rapporto si presume oneroso ex art 1709) è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia, ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore. Se coesiste, invece un soggetto che ha goduto i commoda, sicuramente nei suoi esclusivi confronti la responsabilità verrà valutata secondo i criteri ordinari e non secondo quelli attenuati
Cumulative VAMI. VAMI=Value Added Monthly Index Valore cumulato dell'investimento iniziale (pari a $ 1000). E' lo standard per valutare la performance degli investment o fund managers. Indica il valore che un gestore ha aggiunto all'investimento attraverso un indice cumulativo al lordo di dividendi/cedole o di interessi che esclude tasse e commissioni. E' utile per fare comparazioni.
Cuneo. In analisi tecnica è una formazione grafica data dall'intersezione di linee, in prossimità della quale si prevede un'impennata o un crollo delle quotazioni.
Curatore fallimentare. Per quanto concerne il curatore, consapevole dell’accrescimento delle sue responsabilità (si veda, in proposito, il nuovo art. 38 l.fall), il riformatore ha affiancato alle preesistenti incompatibilità connesse a rapporti con il fallito, alcuni specifici requisiti che attestino la professionalità e le capacità del soggetto da nominare, tanto che è riservato al tribunale, nel provvedimento di nomina, il compito di indicare le specifiche caratteristiche e attitudini del curatore scelto. In merito ai poteri del curatore che, per quanto attiene all'esercizio delle sue funzioni, è pubblico ufficiale, a costui è affidata l'amministrazione del patrimonio fallimentare e il compito di porre in essere tutte le operazioni della procedura di propria competenza, ferme restando le funzioni di vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori. Il curatore non può stare in giudizio senza l'autorizzazione del giudice delegato (salvo i casi indicati nell’art. 31 l.fall.) ed esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio, anche se il giudice delegato può autorizzarlo a conferire delega a terzi, in relazione a singole operazioni. Per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione, ai sensi dell’art. 35 l.fall., il curatore necessita dell’autorizzazione del comitato dei creditori, che si pronuncerà, prevalentemente, sul merito delle scelte che intende compiere. Compito specifico del curatore, poi, è quello di presentare al giudice delegato, entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento, una relazione particolareggiata sulle cause e circostanze del fallimento, sulla diligenza spiegata dal fallito nell'esercizio dell'impresa, sulla responsabilità del fallito o di altri e su quanto può interessare anche ai fini dell'istruttoria penale (per approfondimenti sul contenuto di tale relazione, si veda il nuovo testo dell’art. 33 l.fall.). Oltre alle varie attività indicate dalla legge, altro documento fondamentale che spetta al curatore compilare è il c.d. “programma di liquidazione”, di cui all’art. 104ter l.fall.
Current ratio. Il current ratioo indice di disponibilità è il rapporto tra attività correnti e passività correnti, valori ricavabili dal bilancio riclassificato secondo i princìpi della liquidità - esigibilità (vedi stato patrimoniale riclassificato); l'indice può essere, quindi, espresso come:

Liquidità immediata + Liquidità differita + Rimanenze
Passività correnti

In genere i testi anglosassoni sostengono che valori dell'indice prossimi a 2 denotano una buona situazione di liquidità. La pratica insegna, peraltro, che valori tra 1 e 2 possono essere considerati soddisfacenti e che il grado di soddisfazione dipende, sia dal settore in cui opera l'impresa, che dai valori storici. È necessaria una notevole professionalità nell'interpretare questo, come ogni altro indice, in un'impresa; esiste infatti un'ampia gamma di condizioni, nei diversi settori merceologici, che escludono la possibilità di creare dei modelli rigidi. Alcune imprese operano ottimamente con indici di liquidità che sarebbero sintomo di crisi per altre.
Ad esempio, alcune aziende devono mantenere alti i livelli delle scorte e hanno cicli di produzione molto lunghi, mentre altre non hanno scorte e, per di più, ricevono più credito di quanto ne concedano. Un singolo indice isolato dice poco; è necessario invece adottare una metodologia che consenta utili confronti. La metodologia può prevedere l'utilizzo di più fonti, come, ad esempio, dati e tendenze storiche, bilanci di concorrenti, dati pubblicati su riviste specializzate. Giova notare che il current ratiosi basa anche sulla componente meno liquida delle attività correnti, cioè il magazzino o quanto meno quelle scorte permanenti che potrebbero essere considerate immobilizzazioni cautelative.
Curva BP. La curva BP, in economia e finanza, è il luogo geometrico dei punti nei quali il tasso d'interesse (r) e il livello del reddito (Y) portano in equilibrio la bilancia dei pagamenti.

Curva BP
La curva ha (in caso di mobilità dei capitali imperfetta) un andamento crescente. Per spiegare questo andamento si può fare riferimento al grafico. Quando il reddito aumenta (ceteris paribus), l'equilibrio si sposta del punto E al punto P. In questo caso ci troviamo in un punto in cui la bilancia dei pagamenti è in passivo, in quanto sono aumentate le importazioni e, nel punto P, non sono compensate da un adeguato ingresso di capitali. Per far sì che questi capitali entrino nel paese in questione, bisognerà attirarli con prospettive di rendimento migliori e, cioè, con rialzi del tasso d'interesse. L'ingresso di capitali (con un peggioramento delle passività finanziarie nette sull'estero) ci porta nella posizione E', che è una posizione di equilibrio. Nel caso in cui il reddito diminuisce (sempre ceteris paribus), l'equilibrio si sposta nel punto A, cioè in un punto in cui vi è un attivo della bilancia dei pagamenti. Visto il surplus commerciale è possibile avere un equilibrio della bilancia dei pagamenti con un tasso di interesse minore (che comporta minori oneri finanziari per gli indebitati). Questo porterà la situazione in equilibrio nel punto E''.
Curva dei rendimenti. Visualizzazione grafica del rendimento dei titoli obbligazionari con scadenze variabili nel tempo. La curva viene tracciata collocando la durata residua del titolo nell'asse orizzontale e la percentuale di rendimento in quella verticale. Una curva che presenta i rendimenti a lungo termine maggiori rispetto a quelli a breve viene detta positiva, mentre quella in cui i rendimenti a breve sono superiori a quelli a lungo termine viene definita invertita o negativa.
Curva dei rendimenti invertita. Funzione rappresentativa di una situazione di mercato in cui i rendimenti sono elevati in relazione agli strumenti a breve termine e ridotti relativamente a quelli a lungo termine.
Curva dei rendimenti negativa. (Vedi Curva dei rendimenti invertita).
Curva dei rendimenti positiva. Funzione rappresentativa delle scadenze dei tassi di interesse in cui i rendimenti di mercato appaiono ridotti per gli strumenti a breve termine ed elevati per quelli a lungo termine.
Curva di domanda. La curva di domanda indica la relazione che esiste fra la quantità di un dato bene ed il suo prezzo.Identifica, per ogni livello del prezzo (misurato sull'asse delle ordiante), qual'è la quantità (misurata sull'asse delle ascisse) che i consumatori sono disposti ad acquistare. La quantità domandata è funzione del prezzo, e si scrive, D = f(p). Questa è una funzione in genere decrescente : la quantità domandata aumenta se il prezzo diminuisce. La curva di domanda quindi mette in luce la relazione decrescente tra la quantità domandata D e il suo prezzo p. Ma la quantità domandata dipende anche da:

  • Reddito disponibile: generalmente quando aumenta il reddito a disposizione aumenta anche la domanda del bene considerato, se il suo prezzo si mantiene stabile; l’eccezione riguarda i beni "inferiori"
  • Prezzi degli altri beni: generalmente il la domanda di un bene (burro) cala quando il prezzo di un bene sostituibile (margarina) diminuisce, anche se il prezzo del primo bene resta immutato; inoltre la domanda di un bene (zucchero) aumenterà quando il prezzo di un bene complementare (caffè) diminuisce
  • Variazione dei gusti e delle preferenze: ovviamente un prezzo che diviene "di moda" vedrà aumentare la sua domanda anche se il prezzo resta invariato.

Se una di queste condizioni varia, la curva di domanda si sposta:

  • un aumento di domanda in corrispondenza di ciascun livello di prezzo implica che la curva di domanda si sposta verso destra;
  • una diminuzione della domanda in corrispondenza di ciascun livello di prezzo comporta un o spostamento della curva verso sinistra.

Curva di Laffer. Vedi sotto il grafico. La curva di Laffer è una curva a campana che mette in relazione l'aliquota di imposta (asse delle ascisse) con le entrate fiscali (asse delle ordinate) che l'economista dell'università della South California (USA) impiegò per convincere l'allora candidato repubblicano alle presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette. Secondo Laffer esisteva un'aliquota, corrispondente all'ascissa del punto più alto della curva a campana, oltre la quale un aumento delle imposte avrebbe disincentivato l'attività economica e quindi ridotto il gettito. Oltrepassata l’aliquota ottimale il gettito fiscale tende a diminuire per tre fenomeni: evasione, elusione, sottrazione.

Curva di laffer

L’evasione consiste nel dichiarare un imponibile minore rispetto a quello reale con lo scopo di pagare meno imposte. L’elusione consiste nel “truccare” la natura dell’operazione con lo scopo di beneficiare di minori imposte. A differenza dell’evasione l’elusione non si presenta come illegale; essa infatti formalmente rispetta le leggi vigenti, ma le aggira nel loro aspetto sostanziale frustrando il motivo per il quale sono state approvate. A esempio, se le imposte sulla vendita di un immobile sono del 35% e quelle sulla vendita di azioni del 20%, il possessore dell'immobile può conferirlo in una società per azioni al solo scopo di vendere poi le azioni della società proprietaria dell'immobile con fortissimo risparmio fiscale. La sottrazione consiste nel sottrarre l’imponibile dalla tassazione eliminandolo o spostandolo. È l'effetto di cui gli economisti della supply side economics (cioè politica dell’offerta) più si preoccupavano. L’offerta è composta dalla produzione delle imprese, il reddito derivante dall’allocazione di tale produzione è soggetto a imposta. Per sottrarre l’imponibile è necessario non produrre più questo reddito, o produrlo altrove. In entrambe i casi l’effetto è un calo della produzione globale e cioè della crescita del paese in questione. Alcuni fiscalisti, in base a questa curva, propongono il ritorno ad un sistema di tassazione ad aliquota unica (flat-tax), pari al valore ottimo che massimizza il gettito fiscale. Il problema, però, è duplice: 1. La flat-tax, tutti pagano lo stesso, appare ingiusta, in quanto obbliga i meno abbienti a pagare quanto i ricchi. 2. Calcolare a priori quale sia l'optimum per un dato sistema fiscale richiede una conoscenza troppo dettagliata delle psicologie individuali, ossia quanto ognuno ritiene "giusto" pagare, e non è detto che un sistema a più aliquote sia più valido di uno ad aliquota unica. Gli USA, nel 1980, si trovavano, secondo Laffer e secondo gli economisti della supply side economics, a destra di tale punto. Ragion per cui una riduzione delle aliquote avrebbe prodotto un aumento dell'attività economica e quindi delle entrate fiscali. Mancava tuttavia una qualsiasi evidenza empirica di tale tesi. Quando il presidente USA Ronald Reagan ridusse le imposte, coerentemente con le previsioni, le entrate fiscali diminuirono in rapporto al Pil, e avendo contemporaneamente aumentato spropositatamente la spesa pubblica, esplose il deficit pubblico degli Stati Uniti. La colpa del deficit, dunque fu sia della Curva di Laffer, che non ha funzionato, ma anche della cattiva amministrazione usa.
Curva di Phillips. L'economista neozelandese Alban William Phillips, nel suo contributo del 1958 The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957 (La relazione tra disoccupazione e il tasso di variazione dei salari monetari nel Regno Unito 1861-1957), pubblicato su Economica, osservò una relazione inversa tra le variazioni dei salari monetari e il livello di disoccupazione nell'economia britannica nel periodo preso in esame. Analoghe relazioni vennero presto osservate in altri paesi e, nel 1960, Paul Samuelson e Robert Solow, a partire dal lavoro di Phillips, proposero una esplicita relazione tra inflazione e disoccupazione: allorché l'inflazione era elevata, la disoccupazione era modesta, e viceversa. L'economista statunitense Irving Fisher, già negli anni '20 aveva proposto una relazione simile a quella descritta dalla Curva. Tuttavia, la versione originariamente proposta da Phillips descriveva il comportamento dei salari monetari, comunque strettamente connessi all'inflazione. A motivo di ciò, secondo alcuni, la curva di Phillips dovrebbe essere più propriamente chiamata curva di Fisher. Negli anni immediatamente successivi al contributo del 1958 di Phillips, diversi economisti nei paesi maggiormente industrializzati furono convinti del fatto che i risultati di Phillips indicassero una relazione stabile, permanente, tra inflazione e disoccupazione. Un'implicazione di questa conclusione per la politica economica sarebbe stata che i governi avrebbero potuto controllare inflazione e disoccupazione, tramite una politica Keynesiana, dovendo semplicemente risolvere un problema di trade-off tra i due obiettivi della politica economica, scegliendo un punto sulla curva di Phillips dove posizionare il sistema economico. Vedi figura.

Curva di Phillips

Tuttavia nel 1970, molti Paesi sperimentarono elevati livelli di inflazione e disoccupazione; fenomeni noti con il termine di stagflazione. Le teorie basate sulla curva di Phillips non erano quindi in grado di giustificare tale osservazione, e la curva di Phillips divenne oggetto di attacchi da parte di un gruppo di economisti, capeggiato da Milton Friedman, secondo i quali l'evidente fallimento delle politiche basate sulla curva richiedesse il ritorno a politiche economiche non interventiste, di libero mercato. E per questo l'idea che sussistesse una relazione semplice, prevedibile e persistente tra inflazione e disoccupazione fu abbandonata da gran parte dei macroeconomisti.
Custodia titoli. Nuovo tipo di servizio con il quale la banca si impegna a custodire quote dei fondi comuni mobiliari di proprietà dei propri clienti.



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D - E


Data corta. Esecuzione di operazioni finanziarie di vario genere la cui data di scadenza sia inferiore al mese.
Data dell'operazione. Giorno di esecuzione di una data operazione.
Data di chiusura. Data nella quale il ricavato di un'emissione di notes o bonds viene accreditato all'emittente, e in cui quest'ultimo effettua la consegna dei titoli.
Data di consegna. Il giorno nel quale un contratto future deve essere eseguito. È il giorno in cui il venditore deve consegnare i beni sottostanti al contratto future. Nel mercato dei cambi, il giorno in cui deve avvenire la consegna di un ammontare prefissato in divisa estera a un cambio fissato precedentemente.
Data di emissione. È la data in cui viene emesso un prestito obbligazionario, a partire dalla quale iniziano a decorrere gli interessi sui titoli.
Data di esecuzione. Data in cui un contratto viene eseguito. Per le emissioni di titoli, l'istante a partire dal quale le offerte di titoli sottoscrivibili possono essere effettuate al pubblico, solitamente dopo 20 giorni dal momento in cui è stata presentata la domanda alle autorità di borsa.
Data di inizio. È il giorno dal quale si inizia a calcolare il rateo d'interesse su obbligazioni di nuova emissione.
Data di offerta. Sono i giorni in cui vengono distribuite ai membri di un consorzio le quote di una nuova emissione di obbligazioni.
Data di pagamento. È la data in cui i membri di un consorzio di emissione sono tenuti a versare il corrispettivo della loro quota al lead manager. È anche la data di pagamento degli interessi e la data di rimborso di un prestito. Infine, indica la data in cui deve avvenire un regolamento di una transazione sul mercato secondario.
Data di regolamento. Data nella quale le operazioni di regolamento di un'operazione finanziaria devono essere state soddisfatte da entrambe le parti. Per esempio, negli Stati Uniti la data di esecuzione di una compravendita di titoli è di cinque giorni dopo la data di sottoscrizione del contratto.
Data di scadenza. È il giorno in cui chi ha emesso un prestito obbligazionario è obbligato a riborsare il capitale e l'eventuale ultima cedola d'interessi. Per data di scadenza si intende anche il giorno in cui è dovuta le restituzione del capitale e degli interessi su un finanziamento di mercato monetario.
Data ex dividendo. È il giorno in cui un titolo viene quotato ex dividendo, e quindi non contiene più il diritto alla riscossione del dividendo. L'Ex dividend rate, negli Stati Uniti, è solitamente tre settimane prima dell'effettivo pagamento del dividendo.
Data room. Una data room è organizzata da un'impresa in cerca di un finanziamento. Prima di concedere un finanziamento qualunque investitore vuole vedere tutti i contratti, i documenti, le tasse pagate e altri documenti significativi dell'impresa richiedente. Questi possono essere messi a disposizione fisicamente in una stanza (data room) o virtualmente in modalità informatica (virtual data room). Il periodo di data room è l'intervallo di tempo nel quale l'impresa mette a disposizione dei potenziali finanziatori (o acquirenti) tutti i propri dati sensibili.
Data spezzata. Nel mercato dei cambi, data di scadenza di un'operazione qualsiasi che non corrisponde a una delle scadenze comuni, trattate normalmente. Per esempio un periodo di 40 giorni, intermedio alle scadenze classiche di un mese e due mesi.
Data stacco. E' la data in cui è previsto il pagamento della cedola in corso.
Data stacco cedola futura. E' la data in cui è previsto il pagamento della cedola futura.
Data valuta. Il giorno in cui devono essere resi realmente disponibili i fondi in una transazione finanziaria o commerciale. Il saldo positivo in un conto corrente bancario per una precisa data/valuta permette al titolare di poter disporre di quei fondi lo stesso giorno. Sui mercati finanziari la data valuta viene posticipata, rispetto alla data di stipula del contratto, di uno o più giorni. Per esempio nel mercato dei cambi la valuta viene normalmente fissata due giorni lavorativi dopo la data corrente (spot).
Dax. Indice della Borsa valori di Francoforte; viene calcolato giornalmente.
Day-trader. Neologismo che identifica chi dedica parte della giornata a comprare e vendere titoli; si riferisce in particolare agli operatori che via computer, da casa o dall'ufficio, aprono e chiudono le posizioni nell'ambito di una stessa giornata.
Dealer. Intermediario finanziario che opera sia in proprio sia per conto terzi.
Debiti (bilancio). Macroclasse D del passivo dello stato patrimoniale. Nella categoria debiti sono elencate, con separata indicazione delle quote scadenti entro o oltre l'esercizio successivo, tutte le forme di finanziamento attive al momento della redazione dello stato patrimoniale. 1) Obbligazioni. Debiti obbligazionari emessi dalla società, ad esclusione dei debiti obbligazionari convertibili. 2) Obbligazioni convertibili. Obbligazioni che al momento della scadenza possono essere, a scelta dell'investitore, rimborsate o convertite in azioni. 3) Debiti verso soci per finanziamenti da parte loro. 4) Debiti verso banche. Raccoglie tutti i debiti verso le banche, sia di breve termine (ad esempio, lo scoperto di conto corrente), sia di medio lungo termine (ad esempio, i mutui). 5) Debiti verso altri finanziatori. Debiti verso finanziatori diversi dalle banche come società finanziarie o persone fisiche. 6) Acconti. Anticipi ottenuti da clienti a fronte di future forniture di merci o servizi. 7) Debiti verso fornitori. Fatture passive ancora da pagare a fronte della fornitura di merci o servizi già acquisiti. 8) Debiti rappresentati da titoli di credito. Debiti che hanno come supporto giuridico una cambiale o altro titolo di credito. 9), 10), 11) Debiti verso imprese controllate, collegate, controllanti. 12) Debiti tributari. Debiti verso l'amministrazione dello stato diversi dal fondo imposte (ad esempio, saldo delle tasse di competenza dell'anno, IVA da versare). 13) Debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale. Debiti maturati nei confronti di enti previdenziali e assistenziali per la parte di oneri sociali a carico dell'impresa e per le ritenute effettuate nei confronti dei dipendenti. 14) Altri debiti. Voci che non hanno riscontro tra quelle precedentemente elencate. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Debiti correnti. Denaro tenuto in un conto a vista dovuto ai creditori per forniture comprensive di beni e servizi. Il rapporto tra questa somma e la totalità dei pagamenti da effettuare, viene utilizzato come indice per valutare la correttezza della gestione finanziaria.
Debito. In diritto è detto debito l'obbligo giuridico di eseguire una determinata prestazione, suscettibile di valutazione economica, a favore di un soggetto determinato (creditore). Inteso in senso soggettivo il debito rientra nella più ampia categoria del dovere giuridico e si distingue dunque dalla facoltà la quale lascia alla volontà libera scelta, non ponendole esigenze di sorta. Il diritto soggettivo correlato al debito è detto credito.

Esistono diverse tipologie di debito:

  • Debito pubblico: è l'ammontare delle passività assunte dallo Stato attraverso gli atti della pubblica amministrazione.
  • Debito estero: debito che un Paese contrae verso soggetti, sia pubblici che privati, appartenenti ad altri Paesi.
  • Debito a breve termine: debito che sarà rimborsato entro l'anno. Tali debiti sono annotati a bilancio tra le passività correnti.
  • Debito ad autorimborso: titolo obbligazionario che assicura il pagamento delle cedole e il rimborso finale del capitale tramite i proventi dall'attività economica che ha finanziato. Un esempio è dato dal pagamento periodico delle cedole di un titolo con proventi dell'esercizio di un'opera pubblica costruita per mezzo dei fondi derivanti dall'emissione del titolo stesso.
  • Debito corrente: si tratta di titoli che rappresentano l'indebitamento, per esigenze di carattere operativo di un'impresa o di un'autorità pubblica, di solito rinnovati man mano che raggiungono la scadenza. Durano solitamente tra i sei mesi e i cinque anni.
  • Debito pro capite: è il debito totale emesso da un'autorità pubblica diviso per la popolazione residente.
  • Debito garantito: è un debito assistito da determinate garanzie del debitore o di terzi.
  • Debito non garantito: si tratta di un debito non assistito da alcuna garanzia particolare.
  • Debito privilegiato: debito che in caso di insolvenza di un'impresa viene rimborsato in via prioritaria.
  • Debito subordinato: è un tipo particolare di debito, che in caso di insolvenza di un'impresa, deve essere rimborsato in via subordinata rispetto ai debiti privilegiati.

Finanziariamente il debito è utilizzato come leva per accrescere la profittabilità delle imprese qualora sia positivo lo spread fra tassi attivi e passivi, ovvero fra redditività dell'attivo netto (misura della redditività dell'investimento produttivo) e oneri finanziari. La riscossione di un debito è subordinata alla soddisfazione di alcuni requisiti quali pignorabilità del bene, sussistenza del credito, regolarità delle notifiche. I debiti sono denominati nella valuta del paese nel quale l'impresa ha collocato la sua sede legale, indipendentemente dalla moneta nella quale il creditore ha erogato il prestito. Pertanto, dai bilanci delle imprese è evidenziato il rischio di cambio al quale l'azienda potrebbe essere esposta.
Debito al consumo. Il debito al consumo è il debito contratto dalle persone fisiche o dalle famiglie per sostenere i consumi anziché gli investimenti. La peculiarità di questo debito, che lo differenzia ad esempio rispetto ai debiti per l'acquisto di immobili, è che a fronte di una passività finanziaria non viene scritta nel bilancio della famiglia nessuna attività, in quanto ciò che viene acquistato con il debito è destinato ad essere consumato in un breve lasso di tempo. Il debito al consumo viene contratto dai cosidetti consumatori attraverso gli strumenti di credito al consumo
Debito pubblico. Con il termine (senza ulteriori specificazioni) si intende generalmente la consistenza delle passività finanziarie del settore delle Amministrazioni pubbliche come definita ai fini della procedura per i disavanzi eccessivi (Trattato sulla UE e regolamento CE 22.11.1993, n. 3605; cfr.: Note metodologiche).
Debt ratio. E' l'indice di indebitamento che serve a valutare la solidità patrimoniale e conseguentemente finanziaria di un'impresa. Il Debt ratio si ricava dal rapporto fra mezzi propri e capitale investito di una società.
Decisione di finanza pubblica. Il ciclo della programmazione prende avvio con la Decisione di finanza pubblica (DFP), che sostituisce il Documento di programmazione economica e finanziaria (articolo 10). Essa, ampliando il precedente quadro informativo, espone, almeno per il triennio successivo: gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica; le previsioni tendenziali a legislazione vigente del conto economico della pubblica amministrazione, del saldo di cassa e del debito, sia complessivi che articolati per i sotto settori istituzionali; gli obiettivi programmatici dei saldi e del debito, per il complesso delle amministrazioni pubbliche e per i suoi sottosettori, al netto e al lordo degli interessi e delle misure una tantum, espressi in percentuale del Pil. La DFP illustra la manovra necessaria a conseguire per ciascun anno del triennio gli obiettivi prefissati e indica gli eventuali disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica da presentare alle Camere entro il successivo mese di febbraio. In coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica e con il contenuto del Patto di convergenza, di cui all'articolo 18 della legge n. 42 del 2009, essa indica il contenuto del Patto di stabilità interno e delle sanzioni per gli enti territoriali in caso di mancato rispetto di quanto previsto dal Patto di stabilità medesimo. Completa il quadro di riferimento l'indicazione di massima delle risorse finanziarie necessarie a confermare per il periodo di programmazione gli impegni e gli interventi di politica economica e di bilancio per i principali settori di spesa (politiche invariate), nonché, a fini conoscitivi, il valore atteso del prodotto potenziale e degli indicatori strutturali programmatici del conto economico delle amministrazioni pubbliche. Al fine di assicurare il coordinamento con tutti i livelli di governo, la definizione del documento di programmazione inizia il 15 luglio con l'invio alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica e alle Camere delle linee guida per la ripartizione degli obiettivi di bilancio. Acquisito il parere della suddetta Conferenza entro il 10 settembre, lo schema di Decisione di finanza pubblica è dunque inviato al Parlamento (15 settembre) per le conseguenti deliberazioni parlamentari. Lo spostamento a settembre della presentazione del documento consente di definire con maggiore accuratezza e stabilità il quadro previsivo all'interno del quale collocare la manovra di finanza pubblica.
Declassamento (Downgrading). Revisione, in senso negativo, operata da una società di rating del grado di affidabilità creditizia attribuito a un mutuatario, ad una società o ad un titolo.
Decreto milleproroghe. Si intende nel gergo politico-giornalistico italiano un decreto legge del Consiglio dei ministri volto a prorogare o risolvere disposizioni urgenti entro la fine dell'anno in corso.
Deep IN/OUT of the money. Espressione usata nei riguardi di contratti di option con un'evidente differenza fra il prezzo di esercizio dell'opzione e quello corrente dello strumento sottostante. Una call option viene definita "in the money" nel caso il prezzo di esercizio sia inferiore a quello di mercato dello strumento, per una put option abbiamo il caso inverso.
Default. Nell'ambito della finanza viene definita come situazione di default l'incapacità tecnica di un emittente (di obbligazioni a esempio) di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento.

Il default può essere formale o sostanziale:

  • Formale, laddove un'emittente non rispetti determinati indici di copertura o partimoniali tali per cui il prestito potrebbe subire una significativa modifica del proprio merito di credito;
  • Sostanziale allorché un'emittente non è materialmente in grado di corrispondere le rate di interesse o di rimborso del capitale alla naturale scadenza di ciascuna.

Deficit (o disavanzo). 1. Deficit è il termine che indica la situazione economica di un'impresa nella quale i costi superano i ricavi, o di un ente pubblico nel quale le uscite superano le entrate. 2. L'uso più frequente del termine deficit riguarda il settore pubblico dove si parla di deficit pubblico con riferimento alla differenza (ciascun anno) tra i costi della amministrazione statale e le entrate derivanti dalle imposte dirette e indirette versate da imprese e singoli cittadini. Le dimensioni del deficit pubblico vengono solitamente prese in considerazione in rapporto al PIL, per diverse ragioni. Anzitutto si vuol mettere in relazione il deficit con la capacità di produrre ricchezza e quindi di ripagare il debito che si accumula per effetto della presenza di più deficit. Nel caso di deficit pubblici il rapporto deficit/PIL rappresenta un indicatore più semplice da usare per fare confronti internazionali. L'uso dei valori assoluti sarebbe fuorviante, risultando tanto più elevato quanto più grande è lo stato in deficit e non solo quanto meno virtuoso è lo stato stesso. Infine il rapporto deficit/PIL non risente del processo inflativo, mentre se si confrontano i valori dei deficit bisognerebbe correggerli per tener presente il fenomeno inflativo. Per quanto riguarda l'Unione Europea gli accordi di Maastricht hanno definito un 'patto di stabilità' per cui è stato imposto ai paesi che li hanno sottoscritti di contenere il deficit pubblico entro la soglia del 3% del PIL.
Deficit commerciale. Il saldo della bilancia commerciale di uno Stato. Questo valore è equivalente alla differenza tra esportazioni e importazioni; viene detto surplus quando il saldo è positivo, mentre quando è negativo viene detto deficit.
Deficit delle partite correnti. Quando una nazione realizza un deficit di parte corrente nel proprio bilancio significa che sta importando piu' beni e servizi di quanti ne sta esportando. Quindi si sta indebitando con altri paesi. Tuttavia non è detto che si tratti di una cosa negativa: l'indebitamento, infatti, puo' servire a finanziare degli investimenti. E il rendimento di questi ultimi potrà quindi ripagare il debito contratto.Diverso quando l'indebitamento con stati esteri serve a finanzire consumi o spesa pubblica. In quest'ultimo caso la capacità di ripagare il debito risulta minore (in quanto manca il rendimento dell'investimento, come nel caso di finanziamento precedente). Nel caso in cui uno stato sia costretto a finanziare consumi e spesa pubblica dovrà allora essere disposto a pagare tassi di interesse piu' alevati, trovandosi di fronte a un numerodi prestatori ridotto al caso in cui si debba finanziare investimenti.
Deficit di bilancio. Situazione che si viene a manifestare ogniqualvolta il saldo tra entrate e uscite relative al conto economico di un soggetto (privato o pubblico) o di un sistema economico registra un valore negativo (si definisce anche disavanzo). Al contrario, si ha una condizione di avanzo (o surplus) quando il saldo tra entrate e uscite registra un valore positivo. La disaggregazione delle attività complessivamente svolte da famiglie, imprese e settore pubblico consente di definire le possibili relazioni esistenti tra il d. di alcuni soggetti e l’avanzo di altri. Mentre all’interno di un sistema economico chiuso non è possibile che gli operatori residenti (famiglie, imprese e settore pubblico) siano tutti contemporaneamente in d. o in avanzo, tale condizione viene meno quando il sistema economico si apre alle relazioni commerciali e finanziarie con il resto del mondo. In tal caso, infatti, diventa possibile che tutti i soggetti residenti siano contemporaneamente in d. (o in avanzo), purché si manifesti un saldo con lo stesso segno per quanto concerne le operazioni svolte con il resto del mondo.
Deficit pubblico. Il deficit o disavanzo pubblico è l'ammontare della spesa pubblica non coperta dalle entrate, ovverosia quella situazione economica in cui, in un dato periodo, le uscite dello Stato superano le entrate. Il disavanzo è dunque un risparmio pubblico negativo (al contrario di un avanzo che è risparmio pubblico positivo). La spesa pubblica è composta dagli acquisti pubblici e dai trasferimenti alle amministrazioni locali, alle imprese e ai singoli (sottoforma di pensioni e altri tipi di sussidi, come quelli di disoccupazione). A fronte di tali uscite lo Stato incassa imposte di sua competenza, quali le imposte DIRETTE come quelle sul reddito dei singoli (IRPEF) e sul reddito delle società (IRES), e INDIRETTE, come l'IVA. Il saldo negativo tra entrate ed uscite rappresenta il deficit o disavanzo. La presenza di tale deficit pone la questione della sua copertura. Questa avviene solitamente con l'emissione di titoli di stato come BOT e CCT, che vanno a costituire il debito pubblico, sul quale lo Stato emittente paga degli interessi che contribuiscono a loro volta alle uscite. In passato si è anche fatto ricorso all'emissione di moneta, soluzione abbandonata quasi ovunque nel mondo perché ha effetti fortemente inflattivi (vedi inflazione e iperinflazione). Il deficit pubblico in senso lato viene solitamente distinto dal deficit o disavanzo primario che considera la differenza tra uscite e entrate al netto della spesa per interessi sul debito pubblico. Anche se il deficit pubblico viene misurato in termini assoluti, indicando il suo ammontare in euro o nella moneta in cui è espresso, gli economisti preferiscono valutarne le dimensioni relative, rapportando il deficit al Prodotto interno lordo del paese. Tale rapporto costituisce, peraltro, un parametro essenziale per il rispetto del Patto di stabilità e crescita per gli Stati membri dell'Unione Europea che rientrano nell'eurozona.
Deflatore. Indice statistico che permette di separare la componente di crescita di un aggregato economico dovuta a fattori reali dalla componente dovuta invece a fattori monetari.
Deflatore del Pil. Il deflatore del PIL è uno strumento che consente di "depurare" la crescita del PIL dall'aumento dei prezzi. Poiché il PIL è dato dal prodotto prezzo per quantità, occorre sapere se la crescita da un anno all'altro è dato dalla quantità prodotta o dall'aumento dei prezzi. Il deflatore risulta quindi dal rapporto tra il PIL nominale (quantità per i prezzi correnti) e il PIL reale (quantità per i prezzi costanti).

Per calcolare il deflatore del PIL si può procedere in vari modi:

  • si moltiplicano le quantità prodotte in un anno base (es. anno 1) per i prezzi dell'anno preso in considerazione (es. anno 2).
  • si considera un esempio di produzione dello stesso bene per due anni con quantità e prezzi differenti.

Nell'anno 1 si producono 1000 quintali di grano al prezzo di 50 euro, nell'anno 2 si producono 1010 quintali al prezzo di 55 euro, per una quantità complessiva di 50.000 euro nell'anno 1, e di 55.550 euro nell'anno 2, con una variazione percentuale della quantità prodotta pari all'11,1%:

55.550 - 50.000 = 5.550 / 50.000 = 0,111 cioè 11,1%

si prende come riferimento l'anno 1, anno base in cui l'indice dei prezzi, il deflatore del PIL sia pari a P1 = 1 nell'anno 1, indi si raffrontano i prezzi dell'anno 2, dove l'indice dei prezzi è

P2 = 55 / 50 =1,1

Il PIL reale, Q, è uguale al PIL nominale, PQ, diviso per il deflatore del PIL, P. Quindi il PIL reale nell'anno 1 è stato uguale a

50.000 / 1 = 50.000 nell'anno 1,

e a

55.550 / 1,1 = 50.500 nell'anno 2.

Perciò la crescita del PIL reale, che tiene conto della variazione del livello dei prezzi, è pari all'1% ed è uguale alla crescita della quantità prodotta (che passa da 1000 a 1010), come deve essere. La misurazione è resa possibile dall'uso dei numeri indice che consente di rilevare le variazioni dei prezzi. A esempio, fatto pari a 100 il numero indice dell'anno base 2005, se si registra che nel 2006 c'è stata una variazione del 2% dell'indice dei prezzi, si può dedurre che il prezzo di un bene che nel 2005 era di 100, ora è uguale a 102.
Deflazione. La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l'opposto dell'aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione. La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori. La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch'essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l'acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito. Gli effetti negativi della deflazione tendono quindi a diffondersi nell'economia, provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei salari. Tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta. Una situazione di deflazione recente si è verificata in Giappone fra il 2000 e 2006, con la Banca Centrale costretta a fissare un tasso d'interesse allo 0%, per favorire la liquidità circolante. La deflazione è una patologia negativa in economia sia perché associata a un periodo di stagnazione e recessione economica, sia perché la Banca Centrale deve tenere il tasso di interesse allo 0% o poco più, non potendo quindi utilizzare la politica monetaria per dare un impulso positivo all'economia, tramite emissione di nuova moneta.
Delega, sostituto (Proxy). Indica il soggetto che può agire in nome e per conto di un altro. In senso tecnico, il termine è sinonimo di un indicatore statistico che descrive il comportamento di un aggregato economico. Un indice di Borsa è il proxy dell'andamento del mercato azionario, perché coglie le variazioni nel livello dei prezzi di un certo paniere di titoli, che approssima l'andamento del mercato in generale.
Delega unica. Procedura informatica a carattere centralizzato attraverso cui le banche, Poste Italiane e i concessionari per la riscossione riversano in tesoreria, mediante la procedura Bonifici di importo rilevante, gli incassi ricevuti a titolo di imposte e contributi.
Delta. Nei contratti di opzione, il fattore numerico che permette di quantificare la variazione di prezzo dell'opzione provocata da una variazione di prezzo unitaria dello strumento sottostante. Per esempio, se un'opzione ha un delta di 0.4 e il prezzo dello strumento sottostante sale di 10 euro, il prezzo dell'opzione salirà di 4 euro. I titoli delta, nel mercato borsistico londinese, sono le azioni di società a piccola capitalizzazione.
Dematerializzazione. Regolamento delle operazioni di compravendita sul mercato borsistico attraverso la scritturazione contabile su supporti elettronici senza che vi sia bisogno dello scambio materiale dei titoli. Tale organizzazione è stata possibile in Italia dal 1986 grazie alla creazione del Monte titoli.
Denaro. Con riferimento agli antichi mercati dove i compratori di titoli o di merci si presentavano con borse piene di monete, in gergo borsistica significa che in Borsa è predominante la schiera dei compratori con conseguente lievitazione dei prezzi.
Denaro e lettera (Bid and asked). Quotazione completa di un operatore (market maker), composta da un prezzo di acquisto e un prezzo di vendita. la differenza tra i due prezzi è definita "spread".
Denaro seminato. È la somma di denaro messa a diposizione per effettuare un investimento industriale. Si può trattare di fondi messi a disposizione dai possessori di quote di capitale di rischio già esistenti, di denaro prestato a titolo di finanziamento o di capitale di rischio messo a disposizione da istituzioni finanziarie specializzate in operazioni di Venture capital.
Depositario. Si tratta di un'istituzione finanziaria che, dietro pagamento di una commissione, effettua tutte le operazioni collegate al deposito di titoli che appartengono a un diverso soggetto.
Deposit facility. E' l'opposto del Marginal lending facility. Le banche possono depositare liquidità in eccesso presso la Bce ottenendo in cambio gli interessi correlati; in genere inferiori al tasso di riferimento.
Depositi. La voce comprende i conti correnti, i depositi con durata prestabilita e quelli rimborsabili con preavviso, le passività subordinate stipulate con una forma tecnica diversa dalle obbligazioni, le operazioni pronti contro termine passive. I depositi in conto corrente comprendono anche gli assegni circolari, mentre non comprendono i conti correnti vincolati. I depositi con durata prestabilita includono i certificati di deposito, compresi quelli emessi per la raccolta di prestiti subordinati, i conti correnti vincolati e i depositi a risparmio vincolati. I depositi rimborsabili con preavviso comprendono i depositi a risparmio liberi e altri depositi non utilizzabili per pagamenti al dettaglio.
Depositi a vista. Sono operazioni in conto corrente, dove il soggetto ha la possibilità di prelevare senza alcun preavviso o pagamento di penali.
Depositi a vista netti. E' il risultato della differenza tra il totale degli assegni, delle riserve obbligatorie e dei depositi a vista di altri enti creditizi e il totale dei depositi a vista che sono stati contratti.
Depositi in conto corrente. Depositi bancari che permettono l’emissione di assegni.
Depositi overnight, a tempo, broken date. Overnight: scambio di fondi effettuato nella giornata di negoziazione con rientro nella giornata lavorativa successiva. Tom-next o tomorrow-next: scambio di fondi effettuato nel giorno lavorativo successivo alla giornata di negoziazione con rientro nella giornata lavorativa successiva. Spot-next: scambio di fondi effettuato nel secondo giorno lavorativo successivo alla giornata di negoziazione con rientro nella giornata lavorativa successiva. Depositi a tempo: scambio di fondi effettuato nel secondo giorno lavorativo successivo alla giornata di negoziazione con rientro a scadenze fisse (1 settimana, 2 settimane, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11 o 12 mesi). Broken date: scambio di fondi con valuta iniziale e valuta finale liberamente concordate fra i contraenti purché di durata inferiore a un anno.
Depositi transnazionali. Depositi detenuti al di fuori del paese di residenza del detentore.
Deposito. 1. Si tratta del capitale che un ente creditizio mette a disposizione, sul quale viene corrisposto un interesse. Oggetto del deposito possono anche essere beni generici o titoli gestiti da un intermediario di Borsa. 2. Si tratta delle operazioni inerenti alla custodia e al mantenimento dei titoli del cliente in un locale o in un conto apposto in una società finanziaria.
Deposito bancario E' il contratto mediante il quale la banca riceve in deposito somme di denaro dai suoi clienti e assume l'obbligo di restituirle nella stessa specie monetaria, a richiesta (deposito libero) o alla scadenza del termine convenuto (deposito vincolato). Il deposito può essere distinto in: - deposito bancario in conto corrente; - deposito bancario mediante rilascio di libretti di risparmio; - certificato di deposito.
Deposito derivato. Fondi collocati in gestione fiduciaria presso una banca, la quale provvede a investirli a sua discrezione, ma per conto e a rischio del depositante.
Deposito fiduciario. Sono l'insieme dei fondi collocati in una banca in gestione fiduciaria. E' la banca che provvede liberamente a investirli per conto e a rischio del depositante.
Deposito forward forward. Contratto di deposito a termine negoziato per una data futura. E' un sistema per coprire un fabbisogno futuro alle condizioni attuali, permettendo quindi di ridurre dal rischio di tasso di interesse.
Deposito indicizzato. Strumento di mercato monetario (certificato di deposito o deposito vincolato) il cui rendimento è legato all'andamento di un indice economico o finanziario predeterminato.
Deposito interbancario. Conto aperto da una banca a un altro istituto di credito.
Deposito overnight. Deposito interbancario con scadenza a ventiquattro ore e regolamentato nel giorno stesso.
Deposito titoli. E' il contratto in base al quale la banca effettua la custodia dei titoli e ne cura le gestione relativa ad incassi dividendi, verifica di sorteggi, ecc, sempre nell'interesse e per conto del depositante.
Deposito tom next. Deposito interbancario con scadenza a ventiquattro ore, ma regolamentato il giorno successivo.
Deposito vincolato. Deposito bancario in cui il cliente è obbligato a dare un preavviso alla banca per effettuare dei prelievi.
Deprezzamento. Con deprezzamento si intende la perdita di valore di una moneta nei confronti di un'altra alla quale è legata da un rapporto di cambio flessibile.
Deregulation. Si definisce "deregolamentazione", quel processo di liberalizzazione che permette la riduzione di norme legislative e regolamentari che appesantiscono i procedimenti e i rapporti tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione e le imprese. Nel quotidiano significa minori interventi da parte dello Stato nel regolamentare l'attività economica. Tale processo snellisce le procedure, riduce molti vincoli agevolando gli operatori economici.
Derivati. In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I titoli derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per la trasmissione degli ordini. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona. Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging). Le variabili alla base dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura; possono essere un'azione, un'obbligazione, un indice, una commodity come il petrolio o anche un altro derivato. I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati ma soprattutto all'over the counter, mercati alternativi alle borse vere e proprie creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telefoniche. Tali mercati di solito non sono regolamentati. Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (a esempio, un'opzione put può coprire il rischio di un acquisto long di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio). Possono anche essere usati per scopi speculativi sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva. Un terzo uso è quello di effettuare arbitraggi. Nascono nuovi derivati ogni giorno, con diversi profili finanziari e diversi gradi di sofisticazione. In gergo, le tipologie standard vengono dette plain vanilla, mentre i tipi più complessi sono detti "esotici". Le tipologie più note e diffuse sono:

  • Contratto a termine o Forward
  • Future
  • Opzione
  • Swap
  • Esotici
  • Strutturati

Derivati lineari. Si tratta di strumenti derivati i cui valori variano in proporzione ai cambiamenti dell'attività sottostante. A esempio. i future, i forward e gli swap. All'interno di quelli non lineari si trovano le option, i cui prezzi cambiano in maniera non lineare con quelli dell'attività sottostante.
Derivati su crediti. I contratti derivati su crediti consentono di trasferire il rischio di credito relativo a una determinata attività finanziaria sottostante (reference obligation) da un soggetto che intende acquisire copertura dal suddetto rischio (protection buyer) a un soggetto che intende prestarla (protection seller). Tra le più diffuse tipologie di contratti derivati su crediti si ricordano: i credit default swap, nei quali il protection seller, a fronte di un premio periodico, si impegna a effettuare un pagamento finale al protection buyer in caso di inadempienza da parte del soggetto cui fa capo la reference obligation; i credit spread swap, nei quali il protection buyer acquisisce il diritto di riscuotere dal protection seller una somma pari alla differenza tra lo spread di mercato e quello fissato dal contratto; i total rate of return swap, nei quali il protection buyer e il protection seller si scambiano rispettivamente l’ammontare complessivo dei flussi di cassa generati dalla reference obligation e i flussi di cassa legati a un tasso di interesse di mercato maggiorato o diminuito di un determinato spread.
Destagionalizzazione. Procedimento statistico con cui si depura una serie storica dall'influsso di fattori periodici, al fine di evidenziare l'andamento tendenziale del fenomeno osservato.
Detrazioni. La legge prevede che dal totale delle imposte da pagare si possano detrarre, cioè sottrarre, delle somme. Per esempio, dall'IRPEF si possono detrarre le somme spese per il sostentamento dei familiari a carico, per le cure mediche ecc...La detrazione si distingue dalla deduzione poiché quest'ultima consente di sottrarre somme non direttamente dalle imposte, ma dal reddito su cui queste si calcolano.
Dettaglio. Sottosistema del sistema di compensazione BI-Comp (vedi) che riceve – attraverso operatori incaricati o altri sistemi di compensazione – informazioni relative ai pagamenti, anche sotto forma di saldo. Le operazioni indicate sono numerose e in genere di modesto importo, spesso caratterizzate da ripetitività e/o prevedibilità. Le principali procedure elettroniche che immettono i pagamenti in tale sottosistema sono: Bancomat, bonifici di importo non rilevante, incassi commerciali e troncamento, assegni.
Development Assistance Committee (DAC). Nato nel 1961, riunisce i maggiori donatori bilaterali, con l’obiettivo di rendere più efficaci gli aiuti allo sviluppo. Raggruppa 22 paesi: Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera.
Deviazione standard. La deviazione standard misura la volatilità della redditività di un fondo. I fondi con deviazione standard elevata hanno relativamente più volatilità rispetto ai fondi con deviazioni standard base. Si può verosimilmente prevedere che la redditività annuale del fondo rientri in una deviazione standard della sua redditività annua media per due terzi del periodo di tempo. Per esempio, un fondo con redditività annua media del 12% e deviazione standard di 8 punti percentuali può verosimilmente produrre una redditività annua rientrante nei limiti di un range dal 4% al 20% per due terzi del periodo di tempo. Nel restante terzo del periodo di tempo, è prevedibile che cada al di fuori di questi limiti.
Dichiarazione di cessazione. Dichiarazione rilasciata da un istituto di credito nella quale si attesta che un prestito è stato totalmente rimborsato, e perciò le garanzie prestate dal debitore possono essere liberate.
Dif. Il termine viene utilizzato nel settore delle operazioni di investimento per definire la differenza di prezzo tra la quotazione di acquisto (Bid) e quella di vendita (Ask). Si indica anche la differenza di prezzo aggiunta da una banca di investimento che aderisce alla sottoscrizione di un titolo di nuova emissione per il collocamento presso gli investitori. Nelle operazioni in titoli a reddito fisso è la differenza di rendimento esistente tra due titoli di simili caratteristiche, per esempio tra titoli di Stato italiani (Btp) e titoli di Stato tedeschi (Bund). Negli strumenti derivati è una posizione costituita dall'acquisto di un contratto future o option e dalla vendita contestuale di un altro contratto simile, ma con almeno una differenza, come per esempio una diversa scadenza (Calendar spread).
Differenze salariali. Disparità nei livelli retributivi medi fra differenti categorie di lavoratori.
Differenziale a termine. Scarto positivo (premio) o negativo (sconto) tra quotazione a termine e quella a pronti, di uno strumento finanziario.
Differenziale di emissione. Margine di guadagno delle banche di investimento sull'operazione di collocamento di titoli di nuova emissione, rappresentato dalla differenza tra il prezzo garantito agli investitori e quello che la società emittente offre alle banche stesse.
Differenziale di rendimento (Yield spread). Scarto di regola espresso in termini percentuali o in punti base, fra i rendimenti di due strumenti finanziari comparabili.
Differenziale di rendimento non coperto (Uncovered yield rate differential). Scarto fra il rendimento di differenti strumenti che non tiene dello sconto o premio della quotazione a pronti rispetto a quella a termine.
Differenziale lettera-denaro (Bid-ask spread). Margine esistente tra il prezzo al quale un intermediario si impegna a vendere i titoli (lettera) e il prezzo al quale egli si impegna ad acquistarli (denaro). Sul mercato interbancario questo differenziale è dato dal margine tra il tasso di interesse al quale sono offerti i fondi su una determinata scadenza (lettera) e il tasso al quale i fondi sono domandati sulla medesima scadenza (denaro).
Diluizione. Conseguenza che si determina sul valore degli utili per effetto del teorico esercizio di tutte le opzioni di conversione di titoli, warrant, ecc. in azioni della società.
Dimensione. Il numero di beni di investimento disponibili per la realizzazione di un'operazione di compravendita.
Diminuire il differenziale. È la riduzione dell'intervallo tra i prezzi di vendita e di acquisto di un bene d'investimento. Per esempio, un market maker può quotare un titolo 25/26, cioè essere disposto ad acquistarlo a 25 per rivenderlo a 26, ma se le condizioni del mercato risultano particolarmente favorevoli in termini di liquidità, lo stesso soggetto potrebbe stringere il differenziale di quotazione a 25.25/25.75.
Diritti di concessione (Royalty). Compensi corrisposti per l'utilizzo a fini produttivi di una proprietà, di risorse naturali, o di un brevetto.
Diritti speciali di prelievi (DSP). Unità di conto dell’FMI composta da un paniere di quattro valute (dollaro, euro, yen e sterlina inglese). Il paniere è soggetto a revisione ogni cinque anni per tener conto del peso di ciascuna valuta nelle esportazioni mondiali di beni e servizi e nelle riserve internazionali. L’ultima revisione è entrata in vigore il 1° gennaio 2006.
Diritto cartolare. Diritto incontestabile di un creditore di ricevere l'oggetto del credito descritto da un documento in suo possesso.
Diritto di opzione. Diritto ad acquistare in prelazione nuove azioni o obbligazioni convertibili che viene assegnato ai vecchi azionisti in occasione di aumenti di capitale. E' trattato in borsa per almeno due settimane dall'inizio dell'operazione e può essere venduto.
Diritto di prelazione. Diritto secondo il quale al possessore di titoli azionari devono essere offerti titoli di nuova emissione dello stesso genere, proporzionalmente al numero di titoli posseduti. Questa regola viene applicata in particolare negli aumenti di capitale, e garantisce agli azionisti la possibilità di mantenere inalterati i rapporti di possesso delle quote di capitale avente diritto di voto. Preferred dividend coverage. Copertura dei dividendi privilegiati. È un rapporto di bilancio in grado di indicare in che misura l'ammontare dovuto ai possessori di azioni privilegiate è coperto dal risultato reddituale. Si calcola dividendo l'utile di esercizio, al netto delle imposte e degli oneri per interessi, per l'ammontare totale dei dividendi dovuti agli azionisti.
Diritto di recesso. Diritto, riconosciuto al consumatore di recedere da qualunque contratto stipulato a distanza, senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine stabilito dalla legge.
Diritto di redenzione. Il diritto che ha il proprietario fallito di un bene immobile di sottrarsi alla vendita giudiziale del bene stesso e rientrarne in possesso per mezzo del pagamento del capitale, degli interessi e degli oneri aggiuntivi ai creditori.
Diritto di reinvestimento (Reinvestment privilege). E' il diritto spettante all'azionista o al possessore di quote di un fondo comune, di reinvestire in azioni o in quote i dividendi ricevuti, senza nessun costo aggiuntivo.
Diritto di terzi. Qualsiasi diritto di terzi su beni di proprietà di un'azienda che garantisce la soddisfazione di un'obbligazione a carattere finanziario. Si tratta solitamente di garanzie offerte per la concessione di finanziamenti, come ipoteche, pegni su beni mobili o prestiti obbligazionari. Nel caso di insolvenza, il creditore può richiedere la vendita giudiziale dei beni in garanzia e soddisfare i propri diritti su quanto ricavato.
Diritto di utilizzo. È il pagamento al titolare di un brevetto (per esempio), di una somma di denaro a fronte della possibilità di utilizzo dello stesso in un processo di produzione industriale, pagamento che può essere effettuato su base forfettaria oppure in base al volume di produzione.
Diritto speciale di prelievo. Moneta del Fondo monetario internazionale, distribuita ai paesi membri in proporzione alle rispettive quote. Il suo valore è dato da una media ponderata di diverse monete.
Disaggio. E' la differenza tra il valore nominale del titolo obbligazionario (solitamente coincide con il valore di rimborso) e il prezzo (più basso) al quale il titolo viene emesso. Tale differenza rappresenta un interesse aggiuntivo rispetto a quello costituito dalla cedola e ne segue gli stessi principi (maturazione giornaliera e tassazione).
Disaggio (dis aggio) di emissione. Differenza fra il valore di rimborso del titolo a scadenza e il prezzo di emissione al pubblico.
Disavanzo/avanzo corrente della Pubblica amministrazione (D). Differenza tra le entrate e le uscite correnti totali della PA (col segno - c'è disavanzo, col segno + c'è avanzo). Vedi anche deficit pubblico.
Disavanzo commerciale. Saldo negativo della bilancia commerciale di uno Stato.
Disavanzo strutturale. Disavanzo no riconducibile a fattori congiunturali o comunque transitori, bensì all'assetto di fondo della finanza pubblica.
Disciplina di mercato. Pressione esercitata dal mercato sul comportamento e modalità di gestione di un operatore, in contrapposizione alla disciplina esercitata mediante vincoli normativi.
Disclosure. Predisposizione delle informazioni nei bilanci, con riferimento ad operazioni o a fatti rilevanti.
Discount. Forma di distribuzione al dettaglio che si distingue per le particolari politiche di vendita adottate, basate su un più limitato assortimento di prodotti, prevalentemente senza indicazione di marca o con marchio proprio, e su un risparmio dei costi del personale e della logistica interna.
Discount broker. Società di brokeraggio che applica sconti sulle commissioni.
Disinflazione. Diminuizione del livello generale dei prezzi dovuta a un incremento del potere di acquisto della moneta.
Disintermediazione. Processo attraverso il quale un quota crescente di risparmio viene collocata direttamente presso i prenditori finali. Ha come conseguenza il movimento di fondi in uscita dai depositi bancari verso strumenti di mercato finanziario o monetario.
Disinvestimento. Contrazione del capitale utilizzato come investimento oppure impiegato nei processi produttivi.
Disoccupazione. La disoccupazione è la condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età da lavoro (da 15 a 74 anni) che lo cerchi attivamente, sia perché ha perso il lavoro che svolgeva (disoccupato in senso stretto), sia perché è in cerca della prima occupazione. È la condizione opposta all'occupazione. In macroeconomia il concetto di disoccupazione si può estendere all'intero stato e sulla base dei dati raccolti si possono calcolare stime statistiche come il tasso di disoccupazione.
Disponibilità. Intervallo di tempo che intercorre tra il momento in cui i fondi vengono depositati in un conto corrente e il momento nel quale questi fondi diventano produttori di interesse (valuta).
Disponibilità a vista. Posta aggregata di un bilancio bancario, ammontare dei saldi esigibili immediatamente o con brevissimo preavviso.
Disposizione di incasso. Ordine dato da un cliente (di norma un’impresa) alla propria banca di incassare – direttamente o per il tramite di altra istituzione creditizia – un credito vantato nei confronti di un terzo. L’ordine può essere impartito mediante la presentazione di documenti cartacei rappresentativi del credito (effetti, fatture, Riba cartacee) ovvero con modalità elettroniche (Mav, Riba elettroniche, RID) e può essere eseguito mediante addebito preautorizzato del conto del debitore, ovvero mediante modalità di volta in volta prescelte dal debitore stesso (addebito in conto corrente, assegno, contante, ecc.) (vedi: Mav; Riba; RID).
Disoccupazione (in economia). Nel linguaggio economico si intende per tasso di disoccupazione il rapporto tra il numero di lavoratori non occupati e il totale della forza lavoro. Nell'ambito degli studi sulle cause della disoccupazione, gli economisti hanno distinto quella volontaria da quella involontaria. Rientra nel primo tipo quella di un lavoratore che volontariamente rimane senza lavoro per qualche tempo, per dedicare tutte le sue risorse alla ricerca di un nuovo posto di lavoro; nel secondo tipo, rientra il caso di lavoratori che pur essendo disposti a lavorare al salario corrente, non trovano lavoro disponibile. Mentre i monetaristi privilegiano l'interpretazione della disoccupazione volontaria, sostenendo implicitamente che il mercato come istituzione sia in grado di eliminare gli squilibri, i keynesiani mettono l'accento sul carattere involontario della disoccupazione, sottolineando dunque le imperfezioni nel funzionamento dei mercati. Considerando il fattore lavoro in un'ottica di lungo periodo, è possibile distinguere la disoccupazione strutturale da quella congiunturale (o ciclica). Nella disoccupazione strutturale, gli andamenti tendenziali dei diversi fattori, se squilibrati, provocano una difficoltà persistente a impiegare tutta la manodopera, come per esempio nel caso di scarso numero di macchinari disponibili. Nella disoccupazione congiunturale la disoccupazione è dovuta a una momentanea scarsità di domanda, dovuta alla particolare fase ciclica attraversata dall'economia. Un particolare tipo di disoccupazione strutturale è dato dalla disoccupazione tecnologica, vale a dire quella dovuta alla sostituzione del lavoro umano con quello svolto dalle macchine. La disoccupazione può essere, secondo il settore, agricola, industriale, ecc.; secondo la sua origine: frizionale o di attrito, dovuta al mancato adeguamento dell'offerta alla domanda di lavoro per il fatto che le unità di lavoro non sono adatte al tipo di lavoro disponibile o non si trovano nel luogo adatto per soddisfare la richiesta; stagionale, tipica di certi settori la cui attività varia secondo le stagioni (agricoltura, edilizia).
Disoccupazione frizionale. La disoccupazione frizionale è un tipo particolare di disoccupazione costantemente presente all'interno del mercato del lavoro. Essa è dovuta al fatto che ci sono sempre persone alla ricerca di un lavoro. Ciò avviene anche in situazioni di piena occupazione. Si ritiene così che il tasso di disoccupazione non riesca a raggiungere mai lo zero in quanto anche in condizioni economiche particolarmente favorevoli vi sarà sempre qualcuno che per un periodo per quanto breve cerca lavoro. Pur ritenendo che il "tasso di disoccupazione frizionale" si attesti attorno al 3-4% esistono aree in cui vengono misurati tassi anche inferiori al 2%.
Distribuzione normale. Distribuzione di frequenza che ha una forma simmetrica (intorno alla media) e che può essere definita esclusivamente in termini del valore medio e della standard deviation. Una volta noti questi due indicatori, è possibile calcolare la probabilità corrispondente a qualsiasi dato valore numerico.
Distribuzione univariata. Distribuzione di frequenza costruita con una sola variabile.
Divario. In analisi tecnica il gap si realizza nel grafico di un titolo nel momento in cui l'intervallo tra prezzo massimo e minimo di quotazione in una giornata è minore o superiore allo stesso intervallo di prezzo del giorno seguente, lasciando quindi un intervallo di prezzi dove non vi sono state quotazioni effettive.
Diversificazione. Ripartizione del capitale a disposizione in categorie di investimenti diversi, come azioni, obbligazioni, metalli preziosi, o in valute diverse, fatta allo scopo di minimizzare la rischiosità del portafoglio. Per le istituzioni creditizie, la ripartizione degli impieghi in un gruppo abbastanza ampio di beneficiari diversi, tale da minimizzare l'esposizione complessiva alle insolvenze.
Dividend yield. Rapporto tra il dividendo e il prezzo corrente e indica il rendimento percentuale dell'azione in termini di dividendo (passato o atteso).
Dividendi. I dividendi sono le somme che vengono distribuite agli azionisti e rappresentano parte degli utili conseguiti dall'impresa e risultanti dal Bilancio regolarmente approvato.
Dividendi totali. Utile della Capogruppo distribuito tra gli azionisti. Corrisponde alla differenza tra l.ammontare degli utili conseguiti e la quota destinata a riserva. In concreto i fattori che possono influenzare l'ammontare dei dividendi sono molteplici. Obiettivi di sviluppo e di redditività con conseguente attesa di maggiori utili futuri, prelievi fiscali sui dividendi, aumento dell'autofinanziamento allo scopo di mantenere il controllo dell'azienda sono tra i fattori che tendono a mantenere bassi i dividendi. Al contrario, il maggiore accesso al mercato dei capitali derivante dalle maggiori dimensioni o dall'anzianità dell'azienda, un alto grado di liquidità aziendale, la stabilità degli utili favoriscono una politica di alti dividendi.
Dividendo di compenso. Dividendo corrisposto eccezionalmente agli azionisti per compensarli della perdita provocata da un cambiamento imprevisto nei pagamenti dei dividendi trimestrali.
Dividendo di liquidazione. Dividendo che viene pagato agli azionisti, il quale non corrisponde a utili conseguiti ma rappresenta una distribuzione di capitale. Può essere deliberato, per esempio, per cessazione dell'attività della società o per cessione degli investimenti.
Dividendo erogato. L'utile di esercizio erogato agli azionisti come remunerazione del capitale di rischio, a differenza dello "stock dividend" dove il dividendo è distribuito sotto forma di nuove azioni.
Dividendo in azioni. Pagamento di un dividendo per mezzo della consegna dei titoli. Si può trattare, per esempio, di titoli di nuova emissione in occasione di un aumento di capitale gratuito.
Dividendo non corrisposto. Dividendo spettante al possessore di un titolo azionario sulla base della delibera dell'assemblea, ma non ancora corrisposto poiché non è stata raggiunta la data del versamento effettivo.
Dividendo medio per azione. Il dividendo medio per azione è dato dal rapporto tra la somma dei dividendi distribuiti nell'anno e il numero totale delle azioni (ordinarie, risparmio e privilegiate).
Dividendo opzionale. È un dividendo pagabile all'azionista sottoforma di contante oppure di titoli. Solitamente è l'azionista che sceglie la possibilità, tra le due, che ritiene più idonea.
Divisa convertibile. Divisa che, in qualsiasi momento, può essere scambiata con un'altra, in assenza di qualsiasi impedimento di carattere legale.
Divisa esotica. Divisa che non fa parte del gruppo di quelle più comunemente trattate sui mercati internazionali e che per questo può essere negoziata con qualche difficoltà. Fanno parte di questo gruppo le divise di piccoli Paesi in via di sviluppo.
Document management (dematerializzazione) Vedi articolo.
Domanda aggregata. La domanda aggregata rappresenta la domanda di beni e servizi formulata dal sistema economico nel suo complesso, in un certo periodo temporale; come tale essa rappresenta la potenzialità di sfruttamento della capacità produttiva globale di un certo sistema economico. Essa è anche nota come domanda effettiva, ed è spesso designata con la sigla AD (acronimo dell'inglese aggregate demand). Sebbene il concetto di domanda effettiva fosse parte dell'analisi di alcuni economisti precedenti, è con John Maynard Keynes che vengono chiaramente definite le componenti fondamentali della domanda aggregata (e le relazioni tra le componenti stesse); sviluppi successivi hanno poi contribuito a determinare in forma più analitica le componenti della domanda aggregata (a esempio con l'inserimento delle aspettative degli operatori economici come variabili determinanti). La domanda aggregata viene oggi rappresentata attraverso una funzione, che deriva dall'equilibrio congiunto tra il settore reale e il settore monetario (equilibrio IS-LM):

Y=Y\left (\frac{M}{P},G,T \right)\,

La domanda aggregata è funzione diretta dell'offerta reale di moneta M / P, funzione diretta della spesa pubblica G, funzione inversa del livello di imposizione fiscale T; andrebbero anche considerati altri fattori quali il consumo autonomo (indipendente dal reddito), la propensione marginale al consumo, la sensibilità dell'investimento rispetto alle variazioni del livello produttivo dell'economia (in tutti questi casi si ha un effetto diretto sulla domanda aggregata). Graficamente la domanda aggregata è rappresentata in un sistema di assi cartesiani (dove sull'asse delle ascisse c'è il reddito o prodotto Y e sull'asse delle ordinate c'è il livello generale dei prezzi P) attraverso una curva decrescente detta curva di Marshall (che evidenzia come, all'aumentare del livello dei prezzi, la domanda di beni e servizi si riduce). La domanda aggregata e l'offerta aggregata del sistema economico determinano l'equilibrio economico del sistema stesso.
Domanda e offerta. In microeconomia per domanda s'intende la quantità richiesta dal mercato e dai consumatori di un certo bene o servizio, dato un determinato prezzo e quanto spenderebbero se tale prezzo variasse.In ottica macroeconomica, per la scuola Neoclassica l'insieme delle domande dei singoli consumatori costituisce la domanda collettiva.

Ci sono diversi fattori che influenzano la domanda:

  1. Il prezzo del bene acquistato;
  2. Il prezzo dei beni complementari e succedanei;
  3. Il reddito del consumatore;
  4. Le aspettative soggettive dei consumatori;
  5. Il costo del denaro;
  6. L'elasticità o la rigidità della domanda;
  7. Bisogni del consumatore.

La domanda si caratterizza principalmente per tre fattori:

  • Concentrazione della domanda: la domanda può costituirsi di un unico acquirente (in genere in una ben definita area geografica, ad esempio un'impresa produttrice di binari ferroviari in Italia ha come unico acquirente le Ferrovie dello Stato) e in tal caso si parla di monopolio; di pochi grandi acquirenti e si parla di oligopolio; oppure di tanti piccoli acquirenti per cui si parla di domanda polverizzata.
  • Elasticità della domanda: indica la variabilità della domanda in relazione ad un determinata variabile (prezzo, reddito, ecc.). Una domanda molto elastica varia notevolmente in seguito ad un sensibile aumento/riduzione del prezzo, ad esempio.
  • Differenziazione della domanda, che definisce tante più domande (e offerte) quanto più sono i segmenti di mercato.

In economia, per offerta si intende la quantità di un certo bene o servizio che viene messa in vendita in un dato momento a un dato prezzo. Si suppone che per ogni bene si possa tratteggiare una curva di offerta, rappresentante le diverse quantità messe in vendita di un bene o servizio in corrispondenza di ciascun prezzo. Le caratteristiche dell'offerta influenzano il prezzo e il tipo di mercato per un dato bene. Se esiste un solo venditore si parla di monopolio, di duopolio nel caso vi siano due soli venditori, di oligopolio se i venditori sono pochi. In presenza di moltitudini di venditori, ognuno dei quali non è in grado di determinare il prezzo di vendita si parla di concorrenza perfetta. L'offerta individuale di un bene è la quantita di quel bene che i venditori sono disposti a offrire sul mercato in un determinato momento e a un certo prezzo. L'offerta collettiva è l'insieme delle offerte individuali.
Domanda effettiva. Il principio della domanda effettiva, in macroeconomia, consiste nell'assunzione che il livello della produzione, e quindi del reddito, è influenzato dal livello della domanda aggregata. Il principio può anche essere enunciato dicendo che le variazioni del reddito portano in equilibrio risparmio e investimento. La domanda effettiva è il punto nel quale il ricavo previsto da un dato livello di occupazione eguaglia il prezzo complessivo di offerta, ed è il livello al quale si attesterà la produzione. Questo principio è alla base delle formulazioni teoriche di alcuni economisti. Il più conosciuto tra questi è John Maynard Keynes, che l'ha utilizzato nella sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. In realtà, anche altri economisti prima di Keynes avevano teorizzato questo principio: tra essi vi sono Michał Kalecki, Thomas Robert Malthus e Karl Marx. La teoria in questione afferma il contrario di quanto sostenuto da Jean-Baptiste Say e dalla sua celebre "legge", in base alla quale l'offerta genera una domanda di importo equivalente.
Domestic currency swap. Contratto tra residenti in Italia, regolato in euro, con il quale i contraenti si impegnano a trasferire dall'uno all'altro, con riferimento a una somma prefissata, il differenziale tra il tasso di cambio dell'euro rispetto a una data valuta estera concordato al momento del contratto e il cambio effettivamente vigente alla data di stipula del contratto stesso.
Domicilio fiscale. E' la nozione di domicilio che rileva al fine di stabilire la competenza territoriale degli uffici finanziari nonché agli effetti dell'applicazione delle imposte sui redditi. Le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel comune nella cui anagrafe sono iscritte; i soggetti diversi dalle persone fisiche (a esempio, imprese) hanno il domicilio fiscale nel comune in cui si trova la loro sede legale.
Dopo borsa. Contrattazione che avviene successivamente alla chiusura ufficiale della Borsa.
Doppio Minimo/Massimo. In analisi tecnica, è la rappresentazione in cui il prezzo si avvicina per due volte a un minimo o a un massimo continuando a procedere successivamente in direzione inversa a quella di provenienza.
Dow Jones. E' il più antico indice della Borsa di New York ed è calcolato come media aritmetica del prezzo di 30 titoli a larga capitalizzazione. Originalmente rappresentativo dei titoli dell'economia tradizionale, oggi include titoli del Nasdaq come Microsoft.
Drawdown. Riduzione del net asset value di un hedge fund, misurato come differenza tra un punto di massimo relativo della NAV e il successivo punto di minimo.
Drenaggio fiscale. Fenomeno legato alla progressività delle imposte. Consiste nel maggior gettito tributario connesso con l’aumento dell’aliquota media del prelievo dovuto all’espansione del reddito imponibile. Si è soliti distinguere tra la componente del drenaggio fiscale reale (ovvero determinata dalla crescita dell’imponibile a prezzi costanti) e quella del drenaggio fiscale nominale (dovuta alla crescita provocata dall’inflazione). Generalmente l’espressione è riferita a questa seconda componente.
Drop lock. Clausola secondo la quale il tasso di interesse variabile di un'obbligazione diviene fisso se raggiunge determinati valori minimi.
Due diligence. Identifica il processo investigativo che viene messo in atto per analizzare valore e condizioni di un'impresa, o di un ramo di essa, per la quale vi siano intenzioni di acquisizione o investimento. In finanza la due diligence indica quell'insieme di attività svolte dall'investitore, necessarie per giungere a una valutazione finale, analizzando lo stato dell'impresa, compresi i rischi di eventuale fallimento dell'operazione e delle sue potenzialità future. Consiste nell’analisi di tutte le informazioni relative all’impresa oggetto dell'acquisizione, con particolare riferimento alla struttura societaria e organizzativa, al business e al mercato, ai fattori critici di successo, alle strategie commerciali, alle procedure gestionali e amministrative, ai dati economico-finanziari, agli aspetti fiscali e legali, ai rischi potenziali, ecc.
Dumping. Vendita sottocosto di beni nazionali nei mercati esteri, allo scopo di ottenere posizioni competitive vantaggiose. Questa pratica viene ritenuta illegale. Sui mercati finanziari, le operazioni di acquisto e vendita di notevoli quantità di titoli eseguite senza considerare gli eventuali effetti sulle quotazioni.
Durata. Periodo che intercorre fra il momento di emissione e quello di scadenza di un titolo. Va dai 90 giorni dei Bot trimestrali ai 30 anni dei Btp trentennali.
Durata finanziaria. Costituisce un indicatore del rischio di tasso di interesse a cui è sottoposto un titolo o un portafoglio obbligazionario. La durata finanziaria di Macaulay – quella a cui si fa più comunemente riferimento – è calcolata come media ponderata delle scadenze dei pagamenti per interessi e capitale associati a un titolo obbligazionario. La durata finanziaria modificata misura la semielasticità del prezzo di un titolo rispetto al rendimento (rapporto tra variazione percentuale del prezzo e variazione assoluta del rendimento).
Duration. La duration di un portafoglio titoli, o di un singolo titolo, indica la durata finanziaria residua media dei titoli contenuti in un determinato portafoglio, o del titolo considerato. È applicabile esclusivamente a una obbligazione di cui sia noto il refixing. Euristicamente, per duration si intende un valore espresso in anni entro cui il possessore di un titolo obbligazionario rientra in possesso del capitale inizialmente investito, tenendo conto anche delle cedole. Misura in sostanza quanti anni ci vogliono perchè il prezzo di un'obbligazione sia ripagato dal suo cash flow interno. Normalmente una duration maggiore si accompagna ad una rischio finanziario maggiore del titolo; ciò significa che ad un movimento dei tassi si accompagna un movimento del prezzo del titolo tanto più brusco quanto più alta è la duration del titolo stesso.
Duration modificata. Indicatore di sensitività del prezzo. E' uguale alla duration di Macaulay divisa per la somma tra uno e lo yield.

E

EASD (European Association of Securities Dealers). Ha il compito di creare un mercato azionario efficiente all’interno dell’Unione Europea.
EASDAQ (European Association of Securities Dealers Automated Quotations). Mercato azionario creato nel 1999 ispirato al modello statunitense del Nasdaq. Rappresenta una borsa paneuropea indipendente che offre agli investitori la possibilità di fare trading sui titoli tecnologici internazionali. L'associazione gestisce direttamente tutti i meccanismi di trasmissione degli ordini e di compensazione.
EBIT (Earnings before interests and taxes). Vedi reddito operativo o margine operativo netto. E? un margine reddituale che misura l'utile di un'impresa prima degli interessi, delle imposte, delle tasse e delle componenti straordinarie. L'indice rappresenta la misura assoluta contabile del risultato operativo lordo prodotto dalla gestione societaria. È utile per confrontare la redditività di una società nei diversi esercizi. In Italia corrisponde al margine operativo netto.
EBITDA ( Earnings before interests, taxes, depreciation and amortization). Vedi margine operativo lordo. E' un margine reddituale che misura l'utile di un'impresa prima degli interessi, delle imposte, delle tasse, delle componenti straordinarie, delle svalutazioni e degli ammortamenti. L'EBITDA esprime il reale risultato del business dell'impresa, mentre l'EBIT e l'utile netto sono indicatori che risentono delle politiche di bilancio, soprattutto per quanto riguarda gli ammortamenti. L'impresa, infatti, può decidere di optare tra diverse politiche d'ammortamento che gravano sul bilancio in misura diversa. In Italia corrisponde al margine operativo lordo (MOL) prodotto dalla gestione aziendale.
EBT Earning Before Taxes o Utile Ante Imposte. Il carico fiscale per l'impresa deriva dall'applicazione delle seguenti imposte: 1) Ires (imposta sul reddito delle società) pari al 33% (nel 2003) del reddito imponibile; 2) Irap (imposta regionale sulle attività produttive) pari al 4,25% del valore aggiunto dell'impresa; 3) Ici (imposta comunale sugli immobili), è calcolata sulla rendita. br /> E-business Il termine inglese e-business (contrazione di electronic business, "affari elettronici") si riferisce genericamente a tutte le attività di interesse economico che possono svolgersi attraverso Internet e altre reti telematiche. Alcuni settori specifici sono.

  • editoria elettronica(e-book)
  • e-commerce (commercio elettronico)
  • telelavoro
  • telemedicina
  • e-learning
  • e-procurement.

Eccedenza. (Overwheithing) Termine usato per descrivere la situazione in cui un singolo attivo, paese, settore industriale o investimento in titoli in un fondo sia maggiore del suo contenuto proporzionale nel relativo indice di benchmark.
Eccesso di rialzo. Nel gergo borsistico indica un incremento di prezzo eccessivo, determinato dal superamento di un livello soglia di una quotazione, dato dalla differenza tra il prezzo di due proposte di negoziazione successive. Il livello soglia non è uniforme nei vari mercati internazionali e nelle diverse fasi di negoziazione. In Italia, a esempio, la soglia è del 5% durante la contrattazione continua e del 10% in fase di apertura. La conseguenza di un eccesso di rialzo è la temporanea sospensione del titolo dalle contrattazioni.
Ecofin. Con il termine Consiglio Ecofin o Ecofin si indica il Consiglio Economia e finanza, che è una delle formazioni in cui si riunisce il Consiglio dell'Unione europea. Nella formazione Economia e finanza il Consiglio è composto dai ministri dell'economia e delle finanze degli stati membri, ed eventualmente dai ministri del bilancio. Il Consiglio Ecofin si riunisce una volta al mese a Bruxelles o a Lussemburgo; inoltre si riunisce in via informale una volta ogni sei mesi nel paese che in quel momento detiene la presidenza di turno del Consiglio dell'UE. L'Ecofin si occupa di:
- coordinare le politiche economiche,
- sorvegliare la situazione economica,
- monitorare le politiche di bilancio e le finanze pubbliche dei Paesi membri (applicazione del Patto di Stabilità e Crescita),
- euro (aspetti giuridici, pratici e internazionali),
- mercati finanziari e movimenti di capitale,
- relazioni economiche con i paesi terzi.
Insieme al Parlamento europeo, il Consiglio si occupa inoltre della preparazione e dell'adozione del bilancio annuale dell'Unione europea.
Quando l'Ecofin discute di questioni riguardanti l'euro i rappresentanti degli stati membri che non fanno parte dell'area euro non prendono parte alle votazioni.
Econometria. Ramo della scienza economica che si interessa della formulazione, identificazione e stima di modelli matematici che possano rappresentare un fenomeno economico e permettere di effettuare previsioni sul futuro andamento dello stesso.
Economia. Per economia - dal greco oikos, "casa" inteso anche come "beni di famiglia", e nomos, "norma" o "legge" - si intende, sia l'utilizzo di risorse scarse per soddisfare al meglio bisogni individuali e collettivi contenendo la spesa, sia un sistema di organizzazione delle attività di tale natura poste in essere da un insieme di persone, organizzazioni e istituzioni (sistema economico). Normalmente si considerano i soggetti (detti anche "agenti" o "operatori" economici) attivi nell'ambito di un dato territorio. Si tiene conto, peraltro, anche delle interazioni con altri soggetti attivi fuori del territorio, ovvero con il "resto del mondo". Gli operatori di un'economia svolgono una o più delle seguenti funzioni:

  • produzione di beni e servizi;
  • intermediazione finanziaria;
  • assicurazione;
  • consumo di beni e servizi;
  • accumulazione di ricchezza;
  • redistribuzione del reddito e della ricchezza.

Gli operatori economici vengono classificati secondo le funzioni svolte. Si hanno:

  • le famiglie, che consumano beni e servizi prodotti (prodotti nel territorio considerati o importati, a cura di altri operatori, dal "resto del mondo"), ma possono anche produrre e accumulare (imprese individuali, aziende familiari);
  • le società che svolgono attività finalizzate al conseguimento di utili ed all'accumulazione:
    • le società di intermediazione finanziaria (in primo luogo le banche; in Italia vi sono poi le SIM, le SGR, le SICAV ecc.);
    • le società di assicurazione;
    • le società (dalle grandi società per azioni alle piccole società di persone) che producono altri beni e servizi;
  • la pubblica amministrazione, in tutte le sue articolazioni, che contribuisce al consumo (cosiddetti consumi collettivi), produce prevalentemente servizi non destinati alla vendita (istruzione, ordine pubblico, difesa ecc.) e redistribuisce il reddito e la ricchezza tra gli operatori del sistema;
  • altre organizzazioni senza finalità di lucro, che erogano servizi a beneficio delle famiglie (partiti, sindacati dei lavoratori, organizzazioni religiose, associazioni culturali ricreative e sportive, enti di beneficenza ed assistenza).

Economia del benessere. Branca dell'economia politica che si occupa di individuare l'ottimo sociale, sulla base di criteri di efficienza allocativa e di equita.
Economia dell'offerta. Approccio di politica economica basato su provvedimenti diretti a stimolare l'attivita economica attraverso incentivi fiscali sul versante della produzione.
Economia matura. Sistema in cui gli aggregati economici di riferimento variano a un tasso di crescita stabile e non elevato. Solitamente questo accade in economie che hanno raggiunto un equilibrio di crescita costante, dopo essersi precedentemente sviluppate a ritmi elevati.
Economia politica. L'economia politica è la disciplina sociale che studia l'economia in senso positivo (come essa è), con lo scopo di rappresentare compiutamente, con l'ausilio di modelli matematici ove necessario, le costanti presenti nel comportamento economico di individui e istituzioni private. L'Economia politica analizza i comportamenti dei singoli operatori e le loro reazioni al variare di alcune variabili ritenute fondamentali (livello del reddito, tasso di interesse, offerta di moneta, livello dei prezzi, spesa pubblica, tassazione, ecc.). Anche se nei modelli entrano variabili come la spesa pubblica o le tasse, non viene comunque indagato il come e il perché l'operatore pubblico abbia agito in tal modo piuttosto che in un altro, ma solo le reazioni degli operatori privati (banche, imprese, famiglie, lavoratori, ecc.) a tali cambiamenti. Essa quindi studia il modo di comportarsi dei soggetti economici e si distingue pertanto dalla politica economica (la disciplina complementare), la quale studia il comportamento degli operatori pubblici. I risultati ottenuti, e le interrelazioni fra operatori che vengono evidenziati dalle varie teorie economiche, vengono poi utilizzate nell'ambito della Politica economica per le indicazioni che esse danno circa gli effetti delle variazioni delle variabili fondamentali. In poche parole, dall'Economia Politica vengono tratti i suggerimenti circa gli strumenti di politica economica (politica fiscale, politica monetaria, politica di bilancio ecc.) più idonei per raggiungere determinati obiettivi (tasso di occupazione, inflazione, esportazioni, reddito, ecc.) Le definizioni precedenti non riescono comunque a dar conto dei vari aspetti dell'economia politica, per cui essa è anche definita dal suo sviluppo storico. L'economia politica classica. Il termine economia politica venne usato ampiamente per la prima volta nel '700 dai primi economisti, come i fisiocratici ed Adam Smith. Dopo le migliorie di David Ricardo (in seguito riviste da Piero Sraffa) e John Stuart Mill, fu usato universalmente per descrivere ciò che ora conosciamo come economia fino al 1870 circa - quindi descrive propriamente l'economia classica Le assunzioni di Adam Smith nell'opera del 1776 "Sulla ricchezza delle nazioni" posero una chiara riga di divisione tra l'economia in senso stretto e l'economia politica: lo stato (seguendo la sua economia classica) doveva fornire "difesa, infrastruttura, giustizia, istruzione e una moneta stabile". Anche se le definizioni di difesa, infrastruttura, giustizia e istruzione sono cambiate, questa è ancora considerata la migliore definizione dell'economia politica del capitalismo. Ognuna di queste funzioni può essere considerata un demanio gestito collettivamente e legalmente
Economia sommersa (Black economy). Insieme delle attivita economiche che sfuggono alle rilevazioni ufficiali.
Economia (storia dell'). Antichità Vi è stata una grande varietà di sistemi economici nell'antichità. In generale si può dire che, per millenni, hanno dominato l'agricoltura, finalizzata prevalentemente all'autoconsumo, ed il commercio lungo vie d'acqua anche con terre lontane. Si faceva inoltre ampio ricorso alla schiavitù. I Sumeri erano divisi in varie città-stato indipendenti, spesso in conflitto tra loro per il controllo di canali che delimitavano i territori e consentivano di irrigare i terreni drenando le acque in eccesso e trasportandole alle zone più lontane. Nelle città avevano grande importanza i templi, sia come luoghi di culto che come sedi di raccolta e di redistribuzione delle eccedenze agricole. Presso i Babilonesi il re era anche il maggiore proprietario terriero e le sue terre erano coltivate dagli schiavi. Il codice di Hammurabi ci rivela che vi erano tre classi sociali: uomini liberi, che potevano essere proprietari terrieri ma anche medici, commercianti o artigiani; uomini semiliberi, senza possedimenti, e schiavi. Erano anche stati definiti contratti per molte operazioni economiche: baratto, compravendita, prestito, donazione, deposito, pegno, assunzione di lavoratori al momento del raccolto. In Grecia coesistevano diversi sistemi economici. A Sparta la popolazione era divisa in tre gruppi: gli spartiati erano i soli cittadini a pieno titolo ed erano tenuti a curare l'addestramento militare ed a dotarsi di armi pesanti; i perieci erano liberi, curavano il commercio e l'artigianato, ma erano obbligati a pagare tributi senza godere di alcun diritto politico; gli iloti erano schiavi di proprietà dello Stato, come la terra. Lo Stato affidava agli spartiati sia appezzamenti di terra, sia iloti per lavorarla. L'economia spartana aveva quindi come fulcro la coltivazione di terre conquistate grazie alla guerra. Atene, invece, cercò la propria espansione economica nel commercio marittimo, soprattutto con Pisistrato, che favorì la crescita di una classe di commercianti, e con Pericle, che usò i tributi per collegare la città al porto del Pireo e per incrementare la flotta mercantile. Roma privilegiò l'espansione territoriale, quindi l'agricoltura, fin dall'origine. Si possono distinguere due fasi: all'inizio prevalevano i piccoli e medi proprietari terrieri, che costituivano anche il nerbo dell'esercito; successivamente prevalse il latifondo e si dovette creare un esercito di mercenari. Il cambiamento fu indotto dalla crisi economica successiva alla seconda guerra punica, che rovinò molti proprietari terrieri; ne seguirono anche la crisi della repubblica e, dopo lotte interne durate due secoli, la nascita dell'impero. Il latifondo dette gradualmente vita all'"economia delle ville romane", centri di produzione agricola sempre più ampi e sontuosi.Giova ricordare che con l'impero romano si realizza la prima grande globalizzazione commerciale del pianeta; essa poggiava si cinque elementi essenziali: una fitta rete di strade percorribili da carri, stazioni di posta, una moneta unica, il sesterzio, una lingua unica, illatino e il greco nelle famiglie più colte, e un unico diritto, la legge romana. Medioevo Si distinguono due fasi principali: Alto e Basso Medioevo. Nell'Alto Medioevo si diffuse in un primo tempo l'economia curtense. Derivate dalle ville romane, le corti costituivano unità produttive autosufficienti, in cui il commercio aveva un ruolo limitato e gli scambi avvenivano spesso in natura. Si distinguevano in esse una pars dominica, gestita direttamente dal "signore", ed una pars massaricia, gestita da contadini, liberi o asserviti, che avevano comunque l'obbligo di versare al signore un terzo del prodotto ed a svolgere alcune giornate lavorative gratuite sulla pars dominica (corvée). Con l'affermazione dell'Impero Carolingio, l'economia curtense si trasformò in economia feudale. In un primo tempo le terre appartenevano all'imperatore, che ne assegnava in comodato parti, dette feudi, a persone di sua fiducia dette vassalli. Questi ne curavano l'amministrazione e potevano a loro volta assegnarne parti ai valvassori; i vassalli riuscirono presto ad ottenere anche il diritto di trasmettere il feudo ai loro eredi. Vi erano poi i servi della gleba, che erano obbligati a coltivare le terre padronali, dalle quali non potevano allontanarsi per trasferirsi altrove; potevano coltivare nel tempo libero le terre dette "servili", riconoscendo peraltro un'imposta detta decima al clero. Nel Basso Medioevo si ebbero graduali ma significativi progressi sia nell'agricoltura che nei commerci. Nell'Europa settentrionale iniziarono a diffondersi la rotazione triennale e l'uso dell'aratro pesante, che consentirono aumenti delle rese agricole e, con ciò, la disponibilità di maggiori eccedenze da dedicare al commercio. Lo sviluppo del commercio favorì, a sua volta, la nascita e la crescente importanza delle città. In Italia le città acquisirono importanza tale da costituirsi in comuni (trasformatisi poi in signorie) e, in qualche caso, in repubbliche marinare. Tra le città italiane più importanti si possono ricordare: Venezia, che aveva acquistato, con la diplomazia e con la guerra, il dominio di quei pochi territori dell’entroterra necessari ai traffici e utili per l’incremento delle entrate governative, ma curava soprattutto l'espansione commerciale via mare; Milano, che curava soprattutto l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, le lavorazioni artigianali dei metalli e dei tessuti (sotto gli Sforza si svilupparono la coltivazione del gelso e la lavorazione della seta) ed il commercio interno, grazie anche ad una rete di canali che penetravano dentro la città; perseguì quindi l'espansione territoriale, ottenendo sotto i Visconti il controllo di buona parte dell'Italia centrosettentrionale; Firenze, che sviluppò notevolmente, fin dal XII secolo, sia l'artigianato che il commercio internazionale, tanto da essere definita la Wall street del medioevo. I traffici internazionali si giovavano della valle dell'Arno e della Via Francigena che, collegando Roma e Canterbury, costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca medioevale. I mercanti fiorentini si inserirono presto nel circuito degli scambi europei: importavano l'allume dal Levante e panni semilavorati dalle Fiandre e dalla Francia; raffinavano quindi i tessuti ottenendone preziose stoffe che esportavano con notevoli guadagni. L'esigenza di mezzi di pagamento idonei al commercio internazionale favorì, a sua volta, una forte crescita del sistema bancario (i Medici erano banchieri). Nel corso del XV secolo Firenze da sola aveva un reddito superiore a quello dell'intera Inghilterra, grazie alle industrie e alle grandi banche fiorentine, circa ottanta tra sedi e filiali, queste ultime sparse in buona parte d'Europa. Nel resto d'Europa si formarono invece fin dal XIII secolo i primi Stati nazionali, che furono poi i protagonisti dell'età moderna. Età moderna L'età moderna è caratterizzata, in estrema sintesi, dall'espansione territoriale nelle regioni rese accessibili dalle scoperte geografiche, dallo sviluppo del commercio marittimo internazionale, dalla progressiva affermazione degli Stati nazionali come Stati assoluti, dall'affermazione di una aristocrazia fondiaria e di un ceto borghese dedito al commercio ed alla finanza. L'Impero portoghese privilegiò la ricerca di rotte per raggiungere l'India, da cui provenivano le spezie importate in Europa, con l'obiettivo commerciale di scavalcare l'intermediazione araba ed il monopolio commerciale di Venezia. L'Impero spagnolo preferì invece la conquista territoriale e lo sfruttamento agricolo e minerario dell'America meridionale. L'Inghilterra e l'Olanda riuscirono poi a conquistare gradualmente le basi portoghesi dal Capo di Buona Speranza all'Oceano pacifico, affermandosi a loro volta come potenze commerciali. Nel XVII secolo, Amsterdam divenne il porto più importante del mondo e un centro di finanza internazionale. Successivamente, le guerre contro l'Inghilterra e la Francia indebolirono l'Olanda a favore dell'Inghilterra. Qui la Gloriosa rivoluzione portò ad una forma di monarchia costituzionale basata sull'equilibrio tra il sovrano, i proprietari terrieri e la borghesia, nella quale venivano disciplinati i modi di finanziamento dello Stato sia attraverso i tributi (che dovevano essere approvati dal Parlamento), sia attraverso il debito pubblico (la Banca d'Inghilterra, una delle prime banche centrali, venne fondata nel 1694). L'Olanda, poi imitata dall'Inghilterra, fu anche la culla della prima rivoluzione agricola. In Olanda l'agricoltura veniva finalizzata prevalentemente alle esigenze del commercio (lino per le tele, coloranti per il panno, ecc.), mentre l'Inghilterra dette grande impulso alla coltivazione dei cereali, all'allevamento del bestiame ed alla produzione della lana e della seta. Età contemporanea L'età contemporanea inizia, da un punto di vista economico, con la rivoluzione industriale: un processo di evoluzione che da un'economia agricola-artigianale-commerciale portò ad un'economia industriale moderna, caratterizzata dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (in primo luogo i combustibili fossili). Ne sono seguiti il progressivo declino dell'agricoltura (il numero degli occupati nel settore agricolo iniziò a diminuire costantemente dopo la Grande depressione del 1873-1895, detta Long Depression) e, con esso, quello dell'aristocrazia, la crescente importanza della borghesia produttiva, lo sviluppo sostenuto delle città, l'estensione della produzione per il mercato e la tendenziale scomparsa di quella per l'autoconsumo, la nascita di un mercato del lavoro. Attraverso grandi momenti di crisi economica (la Long Depression e il crollo di Wall Street del 1929) e politica (la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa, la Repubblica di Weimar), si sono affermati nel XX secolo tre diversi sistemi economici: l'economia di mercato: è basata sull'interazione degli operatori economici privati, con un ruolo limitato dello Stato (ordine pubblico, difesa, giustizia, istruzione, costruzione di infrastrutture); l'economia pianificata: in essa la gestione delle dinamiche del sistema economico compete allo Stato, che elabora piani di breve-media durata che stabiliscono gli obiettivi e regolano conseguentemente l'impiego delle risorse; l'economia mista: accanto all'interazione degli operatori privati, lo Stato interviene direttamente nel funzionamento del sistema economico, a sostegno della produzione e dell'occupazione, utilizzando la spesa pubblica ed avvalendosi di politiche fiscali e monetarie.
Economie di recente industrializzazione asiatiche. Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan.
ECU. Creato nel 1979, l'ECU era la media ponderata delle monete degli Stati membri della Comunità Europea. Dal 1 gennaio 1999 l'Ecu non esiste più ed è sostituito dall'Euro che ha invece un rapporto di cambi alla pari. (1 Ecu = 1 Euro).
Edp (Elaborazione automatica dei dati). Insieme delle operazioni di trattamento logico-aritmetico di dati alfanumerici effettuata da elaboratori elettronici.
Effetti del fallimento nei confronti dei creditori. Per quanto concerne gli effetti del fallimento nei confronti dei creditori, la conseguenza forse più importante della dichiarazione di fallimento consiste nell’inibizione delle azioni individuali dei singoli creditori, all’evidente fine di realizzare al meglio la c.d. par condicio creditorum. L’art. 51 l.fall., infatti, prevede che “salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento”. Il fallimento, parallelamente, apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito. A tal fine, la legge precisa le modalità di presentazione della domanda di ammissione al passivo e i suoi effetti (cfr. artt. 93 e ss. l.fall.), anche in caso di domanda tardiva (cfr. art. 101 l.fall.). La legge indica, altresì, i compiti degli organi della procedura in relazione all’accertamento dei diritti vantati dai creditori stessi e della loro natura (specie in presenza di pegno, ipoteca o privilegi) e gli adempimenti da espletare in seno all’udienza di discussione, che segue la predisposizione, da parte del curatore, del c.d. “progetto di stato passivo” e le eventuali impugnazioni, ex artt. 95 e ss. l.fall.. Il Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 si occupa anche di precisare i vantaggi connessi al procedimento di ripartizione dell’attivo (ossia al momento della distribuzione del ricavato dalle vendite fallimentari) e i diritti di vario tipo che spettano ai creditori c.d. privilegiati (cfr. artt. 54 e ss. l.fall.).
Effetti del fallimento nei confronti del fallito. Il fallimento produce una serie di effetti, tanto di tipo personale sul fallito, quanto di tipo economico, in particolare, in relazione ai creditori, agli atti pregiudizievoli in danno ai creditori, nonché in riferimento ai rapporti giuridici preesistenti. A ognuno di questi aspetti, è dedicata una sezione del capo che tratta, appunto, degli effetti del fallimento (cfr. art. 42 e ss. l.fall.). In merito agli effetti nei confronti del fallito, innanzitutto, la sentenza che dichiara il fallimento priva il fallito dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento, fatta eccezione per i beni elencati dall’art. 46 l.fall.. Nelle controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento, di regola, diviene il curatore il soggetto legittimato dal punto di vista processuale. Oltre al sorgere in capo al fallito dei diritti e degli obblighi, prevalentemente di collaborazione con gli organi della procedura, di cui agli artt. 47, 48 e 49 l.fall., è da evidenziare la sanzione di inefficacia relativa prevista dall’art. 44 l.fall.: tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori, così come sono parimenti inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento. L’articolo immediatamente successivo precisa, in proposito, che le formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi, se compiute dopo la data della dichiarazione di fallimento, sono senza effetto rispetto ai creditori.
Effetto annuncio. Indica l'effetto prodotto sui mercati finanziari o su singoli titoli dalla comunicazione di notizie riguardanti la situazione economica di un paese, le strategie e gli obiettivi della politica economica, ma anche esiti e previsioni su singole societa quotate in borsa.
Effetto Balassa - Samuelson. L'effetto Balassa-Samuelson (dal nome degli autori che per primi hanno studiato questo effetto) è l'osservazione che nelle economie in forte crescita si sperimenta un aumento dei prezzi di beni non commerciabili che spinge verso un apprezzamento reale del cambio (espresso come rapporto tra beni commerciabili e beni non commerciabili). Nei paesi più avanzati, con un più alto livello di produttività nel settore dei beni commerciabili, i prezzi dei beni non commerciabili sono relativamente più alti rispetto a Paesi più poveri. In un'area monetaria integrata, in cui i livelli di vita e di prezzo tendono a convergere, è normale osservare un tasso d'inflazione più elevato rispetto a paesi ove il livello dei prezzi è più basso, e viceversa. Questa differenza è per certi versi "inevitabile" e deve essere considerata fisiologica.Secondo un recente studio della Banca Centrale Europea, l'effetto Balassa-Samuelson spiega gran parte della dispersione tra i tassi di inflazione all'interno dell'area dell'euro.
Effetto di contagio. Fenomeno per cui una situazione di difficolta a livello di singola società si propaga ad altre unita del gruppo.
Effetto di prezzo. Variazione nella domanda di un bene indotta da una variazione di prezzo del bene medesimo.
Effetto di sostituzione. Effetto prodotto sulla quantità acquistata di un bene dalla variazione di prezzo del bene stesso, assumendo come costante il reddito.
Effetto gennaio. Effetto che si produce regolarmente nel mese di gennaio nel mercato dei titoli azionari, per il quale i titoli tendono a un aumento consistente dei prezzi, dovuto agli effetti finali dalle operazioni di compravendita a fini fiscali legate alle scadenze di fine anno.
Effetto leva. Leverage o più semplicemente leva è la facoltà di controllare un elevato ammontare di risorse finanziarie attraverso il possesso di una piccola parte di tali risorse. Per le banche avere spinto sull'effetto leva ha significato emettere strumenti finanziari derivati con strutture sempre più complicate. In tal modo si cerca di compensare la presenza di mezzi propri relativamente esigui con investimenti ad alta resa (in teoria) che, sempre in teoria, dovrebbero compensare il rischio.
Efficienza del mercato. Lo studio dell’efficienza dei mercati si focalizza sui meccanismi di formazione dei prezzi delle attività finanziarie, cioè sullo studio della velocità e della precisione con cui le informazioni hanno effetti positivi o negativi nei prezzi degli strumenti finanziari.Ci sono diversi tipi di efficienza dei mercati finanziari:

  • Efficienza allocativa. Si parla di efficienza allocativa, in relazione al trasferimento delle risorse finanziarie dai soggetti in surplus ai soggetti in deficit, quando la produttività marginale del capitale è la stessa per tutte le forme di investimento. In particolare, l’efficienza allocativa si realizzerebbe se tutti gli operatori (finanziatori ed investitori) agissero in maniera razionale, ricercando le opportunità di investimento/finanziamento che consentono di massimizzare la loro utilità attesa. Si ha ottimo paretiano (detto anche efficienza allocativa) quando non è possibile alcuna riorganizzazione della produzione che migliori le condizioni di tutti. In tale situazione, l'utilità di una persona può essere aumentata soltanto da una diminuzione dell'utilità di qualcun altro; vale a dire che nessuna persona può migliorare la propria condizione senza che qualcun altro peggiori la sua.
  • Efficienza valutativa. Si parla di efficienza valutativa quando le informazioni disponibili sono impiegate correttamente per determinare il valore di impresa.
  • Efficienza tecnico – operativa. Per efficienza tecnico – operativa si intende l’insieme delle organizzazioni e delle procedure grazie alle quali il mercato svolge le sue funzioni.
  • Efficienza informativa. L’efficienza informativa riguarda la relazione tra prezzi ed informazioni. Un mercato è efficiente in senso informativo quando i prezzi riflettono tutta l’informazione disponibile. In base alla teoria dei mercati efficienti in senso informativo, nessun investitore è in grado di "battere" il mercato. In relazione all’efficienza informativa, esistono tre tipi di efficienze:
    • efficienza informativa in forma debole;
    • efficienza informativa in forma semi – forte;
    • efficienza informativa in forma forte.

Elenco blu. Elenco redatto dalla Standard and Poor's in cui sono riportate le principali caratteristiche (durata, coupon, rendimento) dei titoli a reddito fisso emessi dalle autorità municipali del Nord America.
Elliot (Onde di). Studiando i grafici storici dei titoli, Ralpf Nelson Elliott sviluppò un metodo basato su tredici conformazioni grafiche (onde) simili per forma ma non obbligatoriamente per dimensione. A differenza di altre applicazioni grafiche come medie mobili, trednline, macd, rsi ecc. che si limitano ad indicare il livello di resistenza e di supporto e le angolature del trend "Il principio delle Onde" E' l'unico metodo in grado di individuare un movimento del mercato dall'inizio alla fine e quindi di presumere i futuri andamenti dei prezzi. Secondo Elliott tutte le manifestazioni, situazioni registrabili dall'a andamento dei prezzi di un titolo o indice sono riconducibili ad un ciclo regolato al suo interno da leggi naturali ben strutturate, la stessa armonia di base che è riscontrabile in natura.Il metodo si basa sulla consuetudine di intervallare momenti di sviluppo a momenti di rafforzamento o discesa, facendo cambiare tutti questi movimenti in strutture simili che si ripetono ciclicamente, solo ampliando la durata temporale e l'escursione dei prezzi.
Embedded value (EV). Nelle società assicurative per il solo ramo vita: l'Embedded Value è il valore intrinseco della società calcolato come somma del patrimonio netto rettificato più il valore attuale delle polizze pluriennali in essere. E' un dato estremamente price sensitive. Per questo il dato del valore dell'EV viene spesso comunicato a parte dalle società, che talvolta affidano lo studio del valore a consulenti esterni. Di fatto il valore è molto sensibile alle ipotesi sottostanti, che per trasparenza vengono spesso allegate al comunicato. Riassumendo: EV=Patrimonio netto rettificato + in-force value (IFV, valore del portafoglio Vita in essere). Aggiungendo all'EV così calcolato il valore della nuova attività (New Business Value, NBV) si ottiene il cosiddetto Appraisal Value, Ipotesi fondamentali: Tasso di attualizzazione, Tasso rendimento, Attivi, Tax rate.
Emesse e in circolazione. Numero di titoli azionari che una società ha emesso, che è stato sottoscritto e quindi liberato. Rappresenta il capitale sociale versato, che può essere differente rispetto a quello autorizzato dall’assemblea. Vengono chiamati treasury stocks quei titoli che la società riacquista, unissued stocks quelli autorizzati non ancora emessi.
E-MID. Vedi: Mercato interbancario dei depositi.
E-MID SIM spa. Società, costituita nel 1999, che gestisce il Mercato interbancario dei depositi (vedi) e l’e-Mider(vedi).
E-Mider. Circuito telematico, gestito da e-MID SIM spa, per la negoziazione di overnight indexed swap (OIS) sul tasso Eonia.
Emissione (issue). Rappresenta la messa in circolazione di nuovi strumenti di pagamento o titoli di credito, come le monete. Per estensione, il termine ha assunto un'accezione che indica un'operazione finanziaria mediante la quale si effettua l'offerta di titoli azionari od obbligazionari di una società o un ente, che prende il nome di emittente, destinata al pubblico dei risparmiatori. Il termine si applica anche all'offerta di sottoscrizione di nuovi titoli.
Emissione calda. Condizione in cui, in concomitanza all'emissione di nuovi titoli vi è un'elevata domanda di questi ultimi, con un sollecito assorbimento da parte del mercato.
Emissione di azioni gratuite. Soggetto, societa, governo o ente sovranazionale, il quale offre i propri titoli azionari o obbligazionari ai sottoscrittori, e che si rende garante degli obblighi relativi alla particolare categoria di titoli.
Emissione di note rinnovabili. Prassi di finanziamento in vigore nell'euromercato, dove una società emette note a breve termine sottoscitte da enti creditizi che si impegnano in seguito a rinnovare il finanziamento nel momento in cui scadono le note emesse.
Emissione subordinata. Si tratta di un’emissione di titoli azionari o obbligazionari il cui rimborso viene garantito in misura inferiore rispetto a titoli già esistenti che invece godono di garanzie privilegiate.
Emittente. Soggetto, società, governo o ente sovranazionale, il quale offre i propri titoli azionari o obbligazionari ai sottoscrittori, e che si rende garante degli obblighi relativi alla particolare categoria di titoli.
Ente pubblico economico. Organizzazione dotata di personalità giuridica pubblica, avente per oggetto esclusivo o prevalente lo svolgimento di un’attività d’impresa in regime privatistico, in particolare per quanto concerne la disciplina del rapporto di lavoro dipendente, l’obbligo d’iscrizione nel registro delle imprese e i profili patrimoniali. All’ente non si applicano, invece, le norme riguardanti le procedure fallimentari.
Enterprise value. E' un indice che individua il valore complessivo di un'azienda. Corrisponde alla sua capitalizzazione (numero delle azioni moltiplicato per il valore di ogni azione in Borsa) meno la posizione finanziaria netta. Spesso viene rapportato all'EBIT o all'EBITDA, per capire quanto vale un'azienda rispetto a uno di questi due margini di redditività.
Enti locali. Rappresentano l’insieme di Comuni, Province e Comunità montane. Per ciascuna categoria di enti viene predisposto il conto di cassa (dal Ministero del Tesoro) e il conto economico consolidato (dall’Istat).
Entrata di capitale (Equity income). È la differenza tra il reddito operativo netto e gli interessi passivi.
Entrata netta. È l'ammontare di moneta ottenuto dalla cessione di un bene di investimento oppure dall'emissione di un titolo, una volta sottratti tutti i costi dell'operazione. Questa somma rappresenta i fondi entrati nell'impresa grazie a una certa operazione.
Eonia. Euro overnight index average. Media ponderata dei tassi overnight comunicati alla BCE da un campione di banche operanti nell’area dell’euro.
EPC. Vedi: Consiglio europeo per i pagamenti.
EPS (Earning per share). Talvolta usato al posto del ROE, l'EPS o utile per azione, misura non in termini percentuali, ma in valori assoluti, la redditività del capitale investito con riguardo alla singola azione. L'indice dunque consente di calcolare l'utile spettante a ciascuna azione ordinaria.
Equalizzatore. Meccanismo matematico che si applica alla tassazione di certe rendite finanziarie.Il governo ha introdotto l'equalizzatore perché non tutti gli investimenti erano tassati nello stesso modo. In particolare erano trattati diversamente l'investitore in regime di dichiarazione o di risparmio amministrato e quello in regime di risparmio gestito.L'equalizzatore si usa quando si investe per più di un anno in uno dei seguenti settori:- Partecipazioni azionarie- Titoli di credito e obbligazioni- Valute e metalli preziosi- Cessioni di rapporti che producono redditi di capitale- Fondi comuni esteri. L'effetto sostanziale è di correggere l'aliquota fissa del 12,5% introdotta nel 1998 sulle rendite finanziarie.
Equazione di Fisher. L'equazione di Fisher in matematica finanziaria stima la relazione tra tassi di interesse nominali e reali. L'equazione è principalmente usata per calcolare lo Yield to Maturity ovvero il rendimento alla scadenza di un titolo, in presenza di inflazione positiva. In campo finanziario questa equazione è usata principalmente per il calcolo dei rendimenti delle obbligazioni o il tasso di rendimento di investimenti. In campo economico questa equazione è usata per predire il comportamenti dei nominali e reali. Assumendo r pedice r come il tasso d'interesse reale, r pedice n come il tasso d'interesse nominale e π come il tasso di inflazione attesa.

L'Equazione di Fisher è la seguente

\ r_n = r_r + \pi

La equazione é usata sia per analisi ex-ante (prima) o ex-post (dopo).
Equilibrio economico. Nell'ambito del bilancio d'impresa, è la capacità dell'impresa di remunerare i fattori produttivi e di far rendere adeguatamente il capitale dei soci. Questo equilibrio è raggiunto se i ricavi provenienti dalla vendita di prodotti e servizi superano i costi dei fattori impiegati nella realizzazione di tali prodotti e servizi, ossia se le fonti consumate superano gli impieghi consumati.
Equilibrio finanziario. Nell'ambito del bilancio d'impresa, è la capacità dell'impresa di far fronte, tempestivamente, ai propri impegni. Esso deve essere mantenuto nel breve periodo(si parla allora di equilibrio monetario) assicurando, con i mezzi provenienti prevalentemente dalla gestione, l'equilibrio delle entrate e delle uscite senza che si verifichino buchi di cassa o eccessiva liwquidità, L'equilibrio finanziario è mantenuto , invece, nel medio - lungo periodo utilizzando, prevalentemente, i mezzi propri o di terzi, dopo un'oculata analisi della fonte finanziariamente più vantaggiosa.
Equilibrio patrimoniale. Si ottiene grazie ai due equilibri precedenti, ma, nella sua essenza, esso rappresenta la capacità dell'impresa di darsi una struttura delle fonti e degli impieghi che le consenta di durare nel tempo.
Equity. Locuzione di derivazione anglosassone che indica il capitale netto di una società (capitale versato, più riserve di utili, più utili o perdite) . Nell'ambito delle gestioni patrimoniali, il termine indica il comparto azionario.
Equity Kicker. Nel settore delle operazioni di finanziamento immobiliare, offerta di una partecipazione ai mezzi propri di un’operazione che prevede l’assunzione di debito, con il beneficio di un flusso di cassa positivo alla fine dell’investimento.
Equivalente in azioni ordinarie. Quantitativo di azioni ordinarie corrispondente alle obbligazioni convertibili, ai warrant e alle azioni convertibili che una società ha emesso nel momento in cui saranno ultimate le rispettive conversioni. È utilizzato per definire quanto potrà aumentare il numero delle azioni esistenti a causa delle trasformazioni di questo tipo di strumenti emessi.
Equivalente sovvenzione lorda (ESL). Per gli aiuti concessi a partire dal 1° gennaio 2007, l'agevolazione viene sempre calcolata in ESL (equivalente sovvenzione lorda). Si riportano di seguito le definizioni relative sia all'ESL che all'ESN (equivalente sovvenzione netta) poiché tale ultimo metodo è ancora applicato per gli aiuti concessi precedentemente ma erogati successivamente al 01/01/2007. L’Equivalente Sovvenzione, è l’unità di misura utilizzata per calcolare l’entità dell’aiuto erogato caso per caso. L’esigenza di salvaguardare il regime della concorrenza nel mercato europeo ha portato la Commissione di Bruxelles a stabilire dei limiti alle agevozioni pubbliche, che tengono conto della localizzazione degli interventi, della dimensione delle imprese, del settore di appartenenza, della finalità dell’aiuto, ecc. Questi limiti sono calcolati appunto in Equivalente Sovvenzione, in percentuale sull’importo dell’investimento. Per determinare l’entità dell’agevolazione occorre innanzi tutto tradurre l’aiuto, qualunque sia la sua natura (sovvenzione in conto capitale o in conto interessi, agevolazione fiscale, garanzia sul rischio di cambio, ecc.) in sovvenzione in conto capitale; si deve cioè calcolare l’elemento dono dell’aiuto, tenendo conto, a esempio nel caso di un prestito agevolato, della percentuale di finanziamento sull’investimento, della durata del finanziamento, dell’ammontare del bonifico e del tasso convenzionale di attualizzazione. Questo valore, calcolato in percentuale sull’investimento (sulle spese ammissibili), rappresenta l’Equivalente Sovvenzione Lorda (ESL). Se, una volta effettuata questa operazione, si sottrae la quota prelevata dallo Stato a titolo di imposizione fiscale, si ottiene l’Equivalente Sovvenzione Netta (ESN). Questo calcolo è piuttosto complesso e varia a seconda del settore di appartenenza del beneficiario, della forma societaria, della tipologia degli investimenti, della localizzazione, ecc. Il risultato di questa operazione dà il vantaggio finale di cui gode l’iniziativa agevolata dopo avere pagato le imposte sugli utili di esercizio che l’aiuto presumibilmente ha prodotto.
EONIA. European overnight index average; parametro creato dall'associazione bancaria delle banche europee e dalla Federazione bancaria europea. Rappresenta la media dei tassi di finanziamento overnight comunicati dalla Bce da un pool di 57 banche (vedi operazioni overnight).
Eps (Earning per share). Indice molto diffuso per valutare la redditività delle imprese. È il rapporto fra gli utili netti e il numero delle azioni ordinarie.
Equalizzatore. Fattore di rettifica che consente di fare equità fra chi compra e vende titoli nell'arco di un anno (e paga la relativa imposta sull'eventuale capital gain) e chi vende titoli comperati negli anni precedenti.
Erogazioni liberali. Sono offerte volontarie a favore dello Stato o di enti senza fini di lucro che svolgano attività socialmente utili. Sono spese detraibili.
Erosione fiscale. Riduzione della base imponibile che sarebbe in linea di principio soggetta a tributo a causa di varie forme di agevolazione ed esenzione, di inadeguatezze nel metodo di accertamento o di regimi fiscali sostitutivi.
ERP (Enterprise Resource Planning). Letteralmente "pianificazione delle risorse aziendali". L'espressione indica i software applicativi che gestiscono un insieme di attività di un'impresa. Queste applicazioni sono in grado di supportare importanti processi di business, quali a esempio la pianificazione dei prodotti, la relazione con i fornitori, la gestione degli ordini e il servizio clienti.
Errore sistematico di ponderazione. Errore sistematico dovuto all'impiego di coefficienti di ponderazione viziati da una qualsiasi distorsione.
Esclusione. Riguarda quei redditi che vanno indicati nella dichiarazione fiscale ma che partecipano solamente in parte al computo della stessa. Per esempio le societa americane possono escludere l'80% dei dividendi ricevuti da altre societa.
Esclusione socio. Procedura mediante la quale i soci di una società, al verificarsi di determinate condizioni, possono escludere un socio dalla società. Nelle società di capitali può avvenire, a esempio, per il mancato versamento dei conferimenti in denaro, mentre nelle società di persone può avvenire nell'ipotesi di fallimento del socio o a seguito di decisione degli altri soci, a esempio, per gravi inadempienze del socio che si vuole escludere
Esegui o cancella. Ordine di compravendita che viene dato all'intermediario in titoli, che se non viene immediatamente eseguito deve essere cancellato.
Eseguire. Nelle contrattazioni in titoli indica il momento nel quale l'ordine ricevuto dall'intermediario è stato in effetti interamente eseguito. Nel caso in cui l'ordine sia stato solo parzialmente eseguito si parla di "partial fill".
Esercizio. E' il periodo di tempo di riferimento per il bilancio.
Esercizio in vendita. È la prassi di esercizio di un’opzione put, tramite la quale l’acquirente impone al venditore dell’opzione di versare il controvalore dei titoli, che gli verranno consegnati al prezzo stabilito nel contratto, indipendentemente dalle condizioni attuali del mercato.
Esosità fiscale. Livello che la pressione fiscale sul settore market raggiumgerebbe in assenza di evasione. Coindcide con la pressione fiscale effettiva del settore market.
Esperto. Nella disciplina dei conferimenti di beni è il soggetto designato dal presidente del tribunale, che deve effettuare la valutazione dei beni apportati e attestare che il valore attribuito non sia inferiore al valore nominale, delle azioni o quote emesse a fronte del conferimento. Tale valutazione si sostanzia in una perizia contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti.
Esportatore abituale. Soggetti che, soddisfando determinate caratteristiche, possono effettuare acquisti in sospensione d'imposta. In genere possono essere considerati esportatori abituali i soggetti che nell'anno precedente hanno effettuato un ammontare di operazioni non imponibili quali, esportazioni, servizi internazionali, cessioni intracomunitarie, ecc., superiore al 10% del volume d'affari complessivo (a esempio, un soggetto con volume d'affari di 1.000.000 euro, di cui 200.000 euro costituiscono esportazioni, può essere considerato esportatore abituale).
dei crediti conferiti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti.
Esposizione. Quantificazione della rischiosità dell'affidamento globale che viene rilasciato a un unico soggetto. Il totale del credito concesso a un unico beneficiario, sia nel caso di un soggetto privato o di un'autorità pubblica straniera. Per quanto riguarda le operazioni di accredito, è il rischio sostenuto da una banca per avere accreditato un conto prima che i fondi corrispettivi siano effettivamente pervenuti.
Esposizione giornaliera. Esposizione massima giornaliera al rischio di cambio di un'istituzione finanziaria.
Esposizione in divisa. Esecuzione di operazioni di finanziamento o di prestito denominate in una certa divisa, controbilanciate da operazioni di senso inverso ma in un'altra valuta.
Esposizione infragiornaliera. Esposizione creditoria con durata inferiore a un giorno. Misura il rischio cui si viene a trovare un operatore nel corso della giornata.
Estensione (Dating). 1. Per quanto riguarda le operazioni commerciali, il prolungamento della durata di un credito commerciale a breve termine, per esempio da un mese a due mesi. 2. Per quanto riguarda le operazioni bancarie, l'intervallo di tempo che passa tra l'emissione di un finanziamento a tempo determinato e l'istante in cui si estingue l'operazione.
Esternalizzare. Delegare a terzi attività o funzioni prima svolte direttamente all'interno dell'impresa. La capacità di decidere quando sia più conveniente affidare una fase del ciclo ideazione-realizzazione-vendita di un prodotto/servizio a terzi è di importanza fondamentale: in generale, soprattutto per le piccole imprese, è consigliabile dedicarsi a ciò che si sa fare meglio e/o a costi minori, rinunciando ad occuparsi di tutto e allacciando buoni contatti con dei subfornitori per gli aspetti in cui si è meno competitivi. Tale decisione permette di mantenere una struttura aziendale più flessibile, senza risentire troppo delle variazioni della domanda.
Esterovestizione. Con esterovestizione si intende la fittizia localizzazione all'estero della residenza fiscale di una società che, al contrario, ha di fatto la sua attività e persegue il suo oggetto sociale in Italia. Lo scopo principale della localizzazione, tipicamente in un paese con un regime fiscale più vantaggioso di quello nazionale, è quella di fare in modo che gli utili siano sottoposti ad una minore tassazione. Di solito i redditi esterovestiti sono le plusvalenze di cessioni di partecipazioni. L'articolo 73 del TUIR indica i criteri per stabilire la residenza fiscale delle persone giuridiche al pari di quanto stabilito per le persone fisiche. La residenza fiscale di una società è da ritenersi in Italia se sussiste almeno una di queste condizioni: La sede legale della società indicata nell'atto costitutivo o nello statuto è in Italia; La sede amministrativa, ovvero da dove si realizza l'effettiva direzione della società, è in Italia; L'oggetto principale è localizzato in Italia. A partire dal primo gennaio 2008 vige il comma 5 bis dell'articolo 73: salvo prova contraria, è residente nello Stato l'Ente controllato da soggetti residenti, o amministrati da un Consiglio di Amministrazione o equivalente i cui membri in prevalenza siano residenti nel territorio dello Stato. Per l'Amministrazione Finanziaria è sempre stato piuttosto difficile provare la reale localizzazione di una società, in particolare per quanto riguarda la sua sede amministrativa. L'onere della prova non è più a carico dell'Amministrazione Finanziaria, ma della società sottoposta a verifica.
Estinzione di un mutuo. Vedi articolo.
Estratto conto. Documento riepilogativo dei movimenti avvenuti su un conto in un certo periodo di tempo.
Esuberanza capitale sociale. Si ha quando il capitale sociale supera la misura ritenuta necessaria per il conseguimento dell'oggetto sociale. In tali casi, l'assemblea straordinaria può deliberare la riduzione del capitale da effettuarsi mediante rimborso ai soci o liberazione dei soci dall'effettuazione dei versamenti residui ancora dovuti.
ETC. Vedi: Exchange-traded commodities.
ETF (Exchange traded funds). Sono fondi comuni d'investimento oppure Sicav, negoziati in Borsa come un'azione e caratterizzati da una gestione "passiva". Essi replicano, cioè, un benchmark in maniera non attiva (replicano fedelmente qualsiasi indice azionario): quando uno dei componenti del benchmark viene sostituito, anche la corrispondente attività finanziaria all'interno del fondo viene sostituita, senza porsi problemi di maggior o minor convenienza. A differenza dei fondi comuni, che valorizzano solitamente a fine giornata, gli ETF vengono scambiati nel continuo, proprio come un titolo azionario. Questo particolare tipo di gestione fa sì che questa categoria di fondi abbia commissioni di gestione molto ridotte e nessuna commissione di ingresso o performance. Le commissioni totali annue (chiamate TER) vanno da un minimo dello 0,09% ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell'ETF. Gli ETF possono pagare dividendi, infatti proprio come i fondi comuni si dividono in ETF a distribuzione (con pagamento di dividendi periodici) o ETF ad accumulazione con il reinvestimento dei dividendi. Gli ETF sono liquidi per importi fino a 500.000/1.000.000 euro. Per importi superiori sono necessari accordi col trader. Alcuni intermediari offrono la possibilità di vendere gli ETF allo scoperto per poter assumere una posizione ribassista. Nonostante gli ETF abbiano commissioni bassissime e rendimenti maggiori non vengono presi molto in considerazione dalle banche, poiché esse possono adoperare bassissime commissioni sugli ETF, comprendenti solo la compravendita del titolo, quindi decidono di puntare su loro prodotti molto più dispendiosi per il cliente e quindi più remunerativi per l'azienda. Comunque negli ultimi anni gli ETF stanno diventando un grande punto di forza dei mercati internazionali. Nonostante lo stile di gestione passivo, negli anni passati gli ETF hanno conseguito mediamente risultati migliori dei fondi attivi.
ETF Plus. Gli ETF quotati sul mercato italiano si negoziano sull'ETF Plus. ETF plus è articolato in tre segmenti che riflettono le diverse tipologie di strumenti che saranno negoziate sul mercato:

  • il segmento a) dedicato alla negoziazione di quote o azioni di ETF;
  • il segmento b) dedicato alla negoziazione di quote o azioni di ETF strutturati;
  • il segmento c) dedicato alla negoziazione di ETC (Exchange-traded Commodities)

Esattamente come gli ETF, gli ETC e gli ETF strutturati sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario; gli investitori, tramite il proprio intermediario, potranno quindi in qualunque momento della giornata borsistica (dalle 9.05 alle 17.25 in Italia) comprare e vendere questi strumenti al loro prezzo di mercato. Il lotto minimo negoziabile è una quota.
ETC (Exchange traded commodities). Sono titoli senza scadenza emessi da una società veicolo a fronte dell'investimento diretto dell'emittente o in materie prime o in contratti derivati su materie prime. Il prezzo degli ETC è quindi legato direttamente o indirettamente all'andamento del sottostante, esattamente come il prezzo degli ETF è legato al valore dell’indice a cui fanno riferimento. In sintesi un ETC consente di:

  • Accedere direttamente al mercato delle commodities: Gli ETC replicano la performance di una singola commodity o di indici di commodities, grazie all’investimento diretto da parte della società emittente nella materia prima o in contratti derivati sulla materia prima. In questo secondo caso gli ETC consentono agli investitori di avere un’esposizione simile a quella che si otterrebbe gestendo una posizione a lungo in contratti future senza leva finanziaria
  • Rimanere costantemente allineato alle performance delle materie prime: a differenza di una posizione in future, gli ETC non comportano la necessità di riposizionarsi da un contratto future ad un altro (roll-over), non richiedono nessun margine, e non comportano altre spese di intermediazione/sostituzione dei contratti in scadenza. Infine gli ETC che investono direttamente nelle materie prime consentono di evitare gli oneri e i rischi legati al loro stoccaggio
  • Ottenere un’esposizione ad un rendimento assoluto (total return). In caso di ETC legati al prezzo di contratti future sulla materia prima, il risparmiatore ha accesso ad un rendimento assoluto che comprende tre diverse componenti:
    a) rendimento spot: è quello derivante dall’oscillazione del prezzo del future della materia prima sottostante.
    b) rendimento legato al rolling (che può essere positivo o negativo): è il rendimento associato all’attività di sostituzione dei contratti future in scadenza che consente di mantenere la posizione sul sottostante; è negativo (riporto) quando il contratto in scadenza ha un prezzo maggiore di quello successivo, è positivo (deporto) nel caso opposto.
    c) rendimento del collaterale: è l’interesse che si ottiene dall’investimento del collaterale (l’acquisto di un future non richiede infatti alcun investimento se non il mantenimento di un margine che però è anch’esso remunerato)
  • Accedere al mercato delle commodities ad un costo molto contenuto: come per gli ETF nessuna commissione di “entrata”, di “uscita” e di “performance” è a carico dell’investitore, le commissioni di gestione sono contenute e sono applicate in proporzione al tempo di possesso del titolo attraverso la riduzione della quantità di materia prima di cui si ha diritto. Infine come per l’acquisto di un qualsiasi altro titolo sul mercato vanno considerate le commissioni applicate dalla propria banca/sim

Eurepo. Tasso di interesse, applicato ai prestiti in euro garantiti da titoli di Stato, calcolato giornalmente come media semplice delle quotazioni rilevate presso un campione di banche con elevato merito di credito selezionato periodicamente dalla European Banking Federation.
Eurex. Mercato tedesco dei prodotti derivati; vi sono quotati futures e opzioni su prodotti finanziari e tassi d'interesse. Si contende con Londra il primato di maggior mercato specializzato europeo (vedi Liffe).
Euribor.(Europe Interbank Offered Rate). E' il tasso di mercato interbancario, rilevato dalla Banca Centrale Europea, calcolato come media dei migliori tassi offer (cioè lettera) quotati da alcune delle principali banche operanti sull'Euromercato. Insieme al Libor, costituisce il punto di riferimento per il calcolo degli interessi per le operazioni di finanziamento, a esempio i mutui. Il Ribor, invece, dal gennaio 1999 è stato sostituito dall'euribor da tutti i paesi che hanno aderito all'euro.
Eurirs. European Interest Rate Swap. Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. È espresso sotto forma di media ponderata delle quotazioni alle quali le principali banche operanti nella Unione europea realizzano l'Interest Rate swap.
Euro. L'euro (EUR o ) è la valuta comune dei quindici stati dell'Unione europea che attualmente aderiscono all'UEM (Unione Economica e Monetaria), ovvero Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna. Il complesso di questi paesi, detto informalmente Eurozona, conta oltre 318 milioni di abitanti; prendendo in considerazione anche quei paesi terzi che utilizzano divise legate all'euro, la moneta unica interessa direttamente oltre 480 milioni di persone in tutto il mondo. Dodici dei 27 stati membri dell'Unione europea non adottano tuttavia l'euro come valuta ufficiale. Nella fattispecie, la Danimarca ed il Regno Unito godono di una clausola che permette loro di mantenere indefinitamente le proprie valute nazionali; la Svezia, che fa parte dell'UE dal 1995 prevede di adottare l'euro non prima del 1° gennaio 2010 e al momento la Svezia sta continuando ad usare la Corona svedese. Nei rimanenti nove paesi l'introduzione della divisa comune sarà possibile non appena le condizioni macroeconomiche permetteranno di garantire il rispetto dei parametri di Maastricht. In aggiunta ai membri dell'Unione, alcuni microstati (Città del Vaticano, il Principato di Monaco e San Marino) hanno adottato l'euro in virtù delle preesistenti condizioni di unione monetaria con paesi membri della UE. Infine, Andorra, il Montenegro e la regione serba del Kosovo hanno adottato unilateralmente l'euro. Il debutto dell'euro sui mercati finanziari risale al 1999, mentre la circolazione monetaria ha effettivamente avuto inizio il 1° gennaio 2002 nei dodici paesi dell'Unione che per primi hanno adottato la nuova valuta. L'euro è amministrato dalla Banca centrale europea, con sede a Francoforte sul Meno, e dal Sistema delle banche centrali europee; il primo organismo è responsabile unico delle politiche monetarie comuni, mentre coopera con il secondo per quanto riguarda il conio e la distribuzione di banconote e monete negli stati membri. L'euro è suddiviso in 100 centesimi. Il nome euro deriva dalle lettere iniziali della parola Europa, ed è stato adottato dal Consiglio europeo di Madrid del 1995 per rimpiazzare la sigla ECU (dall'acronimo inglese European Currency Unit, o "Unità di conto europea"), sino a quel momento utilizzata nei trattati. Il nome doveva essere semplice, unico e invariiable. Molti paesi hanno deciso di usare normalmente il plurale o il partitivo del nome, anche se sulla cartamoneta il sostantivo "euro", chiaramente mostri che il sostantivo non dovrebbe conoscere plurale. La denominazione ecu, indicata nell'articolo 3a del trattato di Maastricht, fu scartata per diverse ragioni linguistiche. Aveva un senso in inglese, la lingua nella quale era espresso, e in francese, perché la parola écu vuol dire scudo, che era un'antica moneta della Francia. La denominazione, quindi, non aveva alcun richiamo per gli altri paesi. Il codice internazionale a tre lettere (in base allo standard ISO 4217) dell'euro è EUR. È stato disegnato anche un simbolo (glifo) speciale per l'euro (€). Dopo che un sondaggio pubblico aveva ristretto la scelta a due, fu la Commissione europea a fare la scelta finale. Il vincitore era ispirato dalla lettera greca epsilon (ε), così come a una versione stilizzata della lettera "E". Il "nome unico" ha in realtà due varianti: la prima riguarda la lingua greca, la seconda la lingua bulgara. La Grecia ottenne fin da subito di poter chiamare la moneta unica in caratteri ellenici. La Bulgaria ottenne durante le negoziazioni per il Trattato di Lisbona di chiamare la moneta unica, in caratteri cirillici. In figura monete e banconote in euro.

Banconote e monete in euro.
Eurobbligazione. Eurobbligazione a tasso fisso, rimborsabile interamente alla scadenza, avente una durata iniziale non inferiore a otto anni, o un'eurobbligazione convertibile di qualunque durata. Per estensione, un titolo obbligazionario in una qualsiasi eurodivisa e per qualunque scadenza, emesso su uno dei mercati finanziari europei.
Euroclear. Sistema elettronico utilizzato per la custodia dei titoli, e il regolamento delle operazioni effettuate su di essi.
Euro commercial paper (Ecp). Titoli a breve termine, emessi da operatori privati, non sostenuti dall’apertura di linee di credito bancario o dall’impegno dell’intermediario finanziario a sottoscrivere i titoli non collocati (vedi: Note issuance facilities).
Eurodivisa. Divisa di riserva che circola al di fuori del proprio mercato, chiamata in questo modo improprio perché nata in Europa.
Eurodollaro. Sono dei depositi denominati in dollari emessi al di fuori degli Stati Uniti. Originariamente limitato alla sola Europa, il mercato dell'eurodollaro si è esteso anche ai paesi esportatori di petrolio e al Giappone.
Euroemissione. Emissione di eurobbligazioni per opera di un consorzio bancario.
Eurofinanziamento. Finanziamento effettuato da un sindacato internazionale di banche e società finanziarie. Le divise più utilizzate sono il dollaro americano, il dollaro canadese e il marco tedesco.
Eurogruppo. L'Eurogruppo è un centro di coordinamento che riunisce i ministri dell'Economia e delle finanze degli Stati membri che hanno adottato l'Euro, ovvero dell'Eurozona. Si tratta di una riunione informale che si svolge alla vigilia di un Consiglio dei ministri dell'Economia e delle finanze di tutta l'UE, detto "Ecofin" e permettono di discutere di questioni legate all'Unione Economica e Monetaria. L'organismo si è reso necessario in quanto con l'allargamento a 27 stati i 17 paesi che adottano l'Euro possono trovarsi in disaccordo all'interno dell'Ecofin: gli incontri informali dell'Eurogruppo permettono di intensificare il dialogo sulle questioni connesse alle competenze specifiche che sono comuni agli stati dell'Eurozona.
Eurolire. Lire depositate fuori dall’Italia. I depositi in eurolire comprendono anche i depositi in lire di non residenti detenuti presso banche italiane. Per obbligazioni in eurolire si intendono le obbligazioni denominate in lire e collocate prevalentemente fuori dall‘Italia.
Euromercato. Insieme delle transazioni su valute depositate fuori del Paese di emissione e su titoli emessi da non residenti in valuta diversa da quella del Paese in cui sono negoziati (es. a Londra si scambiano eurobbligazioni in varie valute straniere esclusa la sterlina). Nell'uso comune il termine "europeo" si è esteso fino a comprendere l'intero mercato internazionale.
Euronota. Titolo a breve scadenza non garantito, emesso da istituti finanziari, società o stati sul mercato delle eurovalute. In genere è denominata in euro o dollari.
Eurosistema. L'Eurosistema è composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali degli Stati membri che hanno adottato l'Euro nella terza fase dell'unione economica e monetaria. Attualmente le banche centrali nazionali partecipanti sono dodici. L'Eurosistema è governato dal consiglio direttivo e dal comitato esecutivo della BCE e ha assunto il compito di condurre la politica monetaria unica per l'area dell'Euro il 1° gennaio 1999 con l' obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi.
Eurostat. E' l'ufficio statistico dell'Unione europea. Produce e pubblica regolarmente analisi e previsioni statistiche e coordina le diverse statistiche nazionali in un sistema uniforme e comparabile.
Euro 1. Sistema di netting multilaterale per pagamenti cross-border in euro gestito dall’Euro Banking Association (EBA) Clearing Company. Al sistema partecipano le banche insediate nei paesi della UE. Euro1 garantisce il regolamento di ordini di pagamento tra i partecipanti mediante l’utilizzo di un meccanismo di accodamento dei pagamenti con limiti all’esposizione stabiliti bilateralmente e multilateralmente. La copertura del rischio di insolvenza è ottenuta mediante la costituzione, da parte dei partecipanti, di depositi remunerati (liquidity pool) per un ammontare tale da coprire la massima esposizione debitoria consentita dal sistema (vedi anche: STEP 2).
Euromercato. Insieme delle transazioni su valute depositate fuori dai confini del paese di emissione (eurovalute) e su titoli emessi da non residenti in valuta diversa da quella dei paesi in cui avviene il collocamento (eurotitoli o eurobbligazioni).
Euro-note. Titolo a breve termine negoziabile emesso nell’ambito di una Note issuance facility (vedi).
Eurobbligazioni. Obbligazioni a tasso fisso emesse dagli Stati o da imprese e organizzazioni importanti denominate in valuta diversa da quella del mercato di emissione e collocate sul mercato europeo e internazionale (es. obbligazioni in lire scambiate sul mercato di Londra).
European Financial Stability Facility. Lo European Financial Stability Facility (EFSF), chiamato in italiano anche Fondo europeo di stabilità finanziaria (semplificato, nel gergo giornalistico, con la formula Fondo salva-stati) è uno Special Purpose Vehicle creato dai ventisette stati membri dell'Unione Europea, il 9 maggio 2010 in seguito alla crisi economica del 2008-2010, per il solo fine di aiutare finanziariamente gli stati membri, preservando la stabilità finanziaria dell'Eurozona in caso di difficoltà economica. Da punto di vista giuridico, si tratta di una società di diritto lussemburghese con sede in Avenue John F. Kennedy 43 in Lussemburgo, il cui attuale presidente è il tedesco Klaus Regling. Dal luglio 2012 sarà sostituito dallo European Stability Mechanism, con la previsione che l’assistenza finanziaria ai Paesi insolventi sia condizionata alla partecipazione del settore privato (il cosiddetto bail-in), in genere tramite un taglio (haircut) del credito fino al 50%. L'EFSF può emettere obbligazioni o altri strumenti di debito sul mercato con il supporto dell'Ufficio tedesco di gestione del debito per raccogliere i fondi necessari alla fornitura di prestiti ai paesi della zona euro in difficoltà finanziarie, ricapitalizzare le banche o comprare debito sovrano. Le emissioni di obbligazioni sono coperte da garanzie fornite dagli Stati membri della zona euro in proporzione alla loro quota di partecipazione al totale del capitale versato alla Banca centrale europea (BCE). Nel caso in cui non ci fosse stata alcuna operazione finanziaria l'EFSF avrebbe cessato la sua attività dopo tre anni, il 30 giugno 2013. Come conseguenza dell’erogazione di prestiti all’Irlanda e e al Portogallo nel 2011, L’EFSF terminerà il suo mandato quando avrà ripagato tutte le obbligazioni in essere.
European Mechanism Stability. Il Consiglio UE, riunitosi a Bruxelles il 16-17 dicembre 2011, ha dato il via al Meccanismo europeo di stabilità (ESM - European Stability Mechanism), ovvero un meccanismo permanente di salvataggio degli Stati membri in difficoltà destinato a salvaguardare la stabilità finanziaria dell'intera area euro. A partire dal 2013 l'ESM prenderà il posto del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF - European Financial Stability Facility) e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, che resteranno in vigore fino al giugno 2013.
Eurosistema. Vedi anche: Sistema europeo di banche centrali. Comprende la BCE e le Banche centrali nazionali degli Stati membri che hanno introdotto l’euro nella terza fase della UEM (vedi anche: Paesi dell’area dell’euro). Vi partecipano attualmente quindici banche centrali nazionali. È governato dal Consiglio direttivo e dal Comitato esecutivo della BCE.
Eurovalute. Valute che usufruiscono di una particolare liberta di contrattazione al di fuori del paese di origine. La maggior parte delle contrattazioni in eurovalute è svolta in eurodollari.
EV (Enterprise Value). Valore dell'impresa. È una misura del valore che il mercato attribuisce ad un'impresa. Viene calcolato come somma della capitalizzazione e dell'indebitamento finanziario netto.
EVA (Economic Value Added). E' un modello elaborato dalla società di consulenza statunitense Stern & Stewart, che consente di percepire quale sia la capacità di un'impresa di generare reddito in futuro. L'Eva misura la creazione (o la distribuzione) di valore periodale, ottenuta per differenza tra il reddito operativo contabile normalizzato, espresso al netto d'imposta, e la remunerazione normale del capitale investito.
EV/Sales. E' uno dei principali parametri che viene utilizzato per la valutazione di un'impresa non ancora in grado di generare utili. Fornisce una valutazione sintetica delle potenzialità di crescita futura dell'impresa e viene calcolato come rapporto tra il valore dell'impresa (EV) e i ricavi ( sales ) della medesima società.
EV/ EBIT. Parametro utilizzato per valutare la convenienza relativa di un investimento. Viene calcolato come rapporto tra il valore dell'impresa (EV) e il reddito operativo (EBIT) da essa prodotto.
EV/EBITDA. Parametro utilizzato per valutare la convenienza relativa di un investimento. Viene calcolato come rapporto tra il valore dell'impresa (EV) e il margine operativo lordo (EBITDA) dell'impresa stessa. È preferibile al parametro EV/EBIT quando si vogliano confrontare imprese che devono supportare carichi di ammortamento non confrontabili.
EV/F. Rappresenta il rapporto tra l'Entreprise Value e il Fatturato. Tendenzialmente più il rapporto è elevato e più l'azione è sopravvalutata. Per fare delle valutazioni più attendibili è opportuno eseguire confronti con le aziende concorrenti o con le medie storiche. Occorre poi considerare che non esiste un valore ottimale di riferimento per tutti i titoli in quanto il rapporto varia a seconda dei settori e a seconda delle Borse.
Ex-cedola. Titolo obbligazionario che grazie a un coupon stripping non possiede più cedola, per questo motivo viene quotato unicamente come titolo a sconto, senza cedola.
Exchange-traded commodities (ETC). Fondi assimilabili agli Exchange-traded funds (vedi) che si prefiggono di replicare l’andamento di indici di prezzi di materie prime. Il mercato degli Etc sta letteralmente esplodendo (2009). Gli Etc, a differenza degli Etf, sono strumenti finanziari emessi a fronte di un investimento diretto dell'emittente in materie prime fisiche o in contratti derivati su materie prime, ma, come gli Etf, sono prodotti passivi perchè replicano l'andamento di un indice.
Exchange-traded funds (ETF). Fondi comuni di investimento (vedi) che hanno la stessa composizione di un determinato indice di borsa; i certificati rappresentativi delle quote sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato (vedi anche: Exchange-traded commodities – ETC).
Ex-diritti. È un titolo contrattato senza il diritto di sottoscrivere azioni di nuova emissione, diritto che, passato il giorno ex rights viene contrattato a parte rispetto all'azione.
Ex-dividendo. Intervallo di tempo che trascorre tra l'annuncio del pagamento di un dividendo e il suo effettivo pagamento. L'investitore che acquista il titolo nel suddetto periodo non ha diritto alla corresponsione del dividendo, che contrariamente spetta al possessore precedente.
Expense ratio danni. Per il ramo danni: Il rapporto tra tutte le spese, escluse le imposte e gli indennizzi, e tutti i premi netti. Dati relativi all'esercizio.
Export factoring. Factoring che si riferisce a crediti cedenti residenti nei confronti dei debitori ceduti non residenti.
Express II. Sistema di liquidazione lorda e netta delle operazioni su strumenti finanziari non derivati gestito da Monte Titoli spa. Dal 26 gennaio 2004 ha sostituito definitivamente la liquidazione dei titoli della Banca d’Italia.
Ex-tutto. Contrattazione di un titolo senza alcun diritto aggiuntivo, perciò privo del diritto ai dividendi, alle cedole, ai warrant, e alle eventuali conversioni.
Ex-warrant. Titolo azionario a cui è stato privato il warrant, e che perciò viene quotato a un prezzo che considera l'assenza di tale diritto.



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A B C D-E I-J-K L-M-N O-P Q-R S T-U V-W-X-Y-Z

F - G - H


Fabbisogno. Saldo riferito ai conti pubblici, valutato in termini di cassa, delle partite correnti, di quelle in conto capitale e di quelle di natura finanziaria. Può essere inoltre espresso come saldo fra le accensioni e i rimborsi di prestiti (che rappresenta il ricorso all’indebitamento nei confronti di altri soggetti, in forma di titoli, crediti bancari e altri strumenti finanziari). Nel primo caso il fabbisogno viene calcolato dal lato della «formazione», nel secondo da quello della «copertura».
Fabbisogno di capitale per la gestione d'impresa. Il totale di mezzi finanziari necessari per sostenere i costi di produzione per lo svolgimento regolare delle operazioni di gestione di un'impresa. È costituito dal valore delle operazioni correnti di gestione, definito anche working capital, e dal piano di finanziamento di lungo periodo per il rinnovo degli impianti di produzione.
Fabbisogno primario. Fabbisogno calcolato al netto delle uscite per interessi passivi.
Facilitazione di aggiustamento strutturale. Finanziamento concesso a condizioni favorevoli dalla Banca mondiale a favore di Paesi in via di sviluppo.
Factoring. Attività finanziaria che prevede la cessione di crediti commerciali ad una società finanziaria che si occuperà del recupero degli stessi. Alcune tipologie di contratto prevedono l'immediato pagamento del valore del credito calcolato su un tasso di finanziamento prestabilito, lasciando alla società finanziaria il rischio di insolvenza del debitore. Cedente. E' il cliente del servizio di factoring, l'azienda che cede i suoi crediti a un terzo. Ceduto. E' il debitore del cedente, l'azienda che dovrà pagare al factor il credito ceduto
Fail (Mancanza, insolvenza). È l’impossibilità, da parte di un ente creditizio di fronteggiare gli impegni di pagamento o di consegna di titoli attraverso il sistema elettronico di esecuzione delle operazioni.
Fair presentation. Rappresentazione adeguata e corretta, attraverso il bilancio, della situazione finanziaria, patrimoniale ed economica dell'impresa.
Fair value. La definizione del concetto di fair value trova una delle sue fonti più autorevoli nei principi contabili internazionali IAS/IFRS, che lo qualificano come «il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti». S’individuano, quindi, nel concetto gli elementi fondamentali del consenso e della consapevolezza delle parti, nonché quello della piena libertà della contrattazione, cioè la mancanza di vincoli che obblighino o forzino i soggetti a concludere l’operazione. Tale nozione, di rilievo internazionale, funge da punto di partenza per una più approfondita analisi del concetto, la quale deve necessariamente passare dalla traduzione ed interpretazione del termine. In merito possono riscontrarsi molteplici soluzioni, tutte degne di menzione. Il fair value è stato reso in termini di:

  • valore corretto”. Questa traduzione, implicando l’univocità del valore, contrasta con la determinazione stessa del fair value, che fa ricorso spesso ad una pluralità di criteri alternativi. Quindi appaiono inadeguate definizioni che si riferiscono a condizioni di certezza e correttezza, essendo il fair value concetto relativo;
  • valore coerente o congruo” (con i principi contabili e giuridici). Al contrario della precedente tale definizione è eccessivamente relativa, perché non indica concretamente l’indirizzo valutativo da adottare e quindi non è aderente alla natura convenzionale e normalizzatrice del criterio;
  • valore non fuorviante”. In questo caso si pone l’accento sulla funzione informativa del fair value, come principio in grado di offrire una migliore rappresentazione della situazione patrimoniale e della redditività aziendale, ma si coglie solo uno dei molteplici aspetti del problema, il quale peraltro è più un effetto dell’applicazione del principio, che un suo fattore di definizione;
  • valore neutrale o privo di distorsioni”. Qui ci si riconduce a condizioni di oggettività e neutralità, postulando una perfetta equidistanza dai diversi portatori d’interessi che ruotano attorno all’azienda (stakeholders), nonché l’estraneità da politiche di bilancio, per la manipolazione del risultato d’esercizio. Il concetto configura un valore medio, asettico, e di conseguenza incompatibile con l’orientamento prevalente della dottrina aziendalistica che sostiene comunque la soggettività e la relatività di qualsiasi configurazione e metrica del valore;
  • valore corrente o di mercato”. Valore di realizzazione desumibile da prezzi e quotazioni espressi su mercati attivi, stabili ed efficienti. In tale ipotesi possono sorgere difficoltà nel caso in cui non sia disponibile un mercato con le caratteristiche suddette e comunque si ottiene un’eccessiva volatilità ed instabilità del valore. E’ una visione parziale del concetto, il quale presenta innumerevoli sfaccettature che non si possono appiattire sul solo market value.

Volendo giungere ad una sintesi delle componenti su espresse, al fine di considerarne le diverse caratteristiche, potremmo definire il fair value come un criterio capace di esprimere il potenziale valore di un elemento patrimoniale, in maniera indipendente ed oggettiva, tenendo in considerazione sia le condizioni di mercato sia le specifiche peculiarità dell'elemento oggetto di valutazione. Di conseguenza esso non si configura come un vero e proprio prezzo, ma come una grandezza monetaria che esprime un valore attorno al quale possono incontrarsi i consensi di due parti intenzionate allo scambio, e che, in quanto tale non risente di condizionamenti soggettivi, derivanti da caratterisctiche dei contraenti. Inoltre il fair value non s'identifica con il valore di mercato attuale ma incorpora tutti quei fattori che intervengono per rendere la transazione da potenziale ad effettiva: ulteriori costi da sostenere, probabili modifiche del prezzo al momento dello scambio, future dinamiche aziendali ecc. Nonostante questo allontanamento dal prezzo di mercato, c’è da notare come il criterio trascuri ancora un aspetto fondamentale del valore di beni inseriti in complessi economici in funzionamento. I cespiti e le attività facenti parte di un’impresa cioè parte di quel complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’attività d’impresa, avranno un valore diverso rispetto a quello di realizzo esterno, in quanto non destinati alla vendita, bensì ad essere utilizzati in processi produttivi ed in cicli economici di cui sono parte integrante. Da qui la necessità di quantificarli non al valore di scambio, seppur adattato, ma in base al contributo economico futuro, che questi potranno dare alla gestione aziendale, il quale dipende dalle sinergie con gli altri beni e dalle aspettative interne all’impresa che possono divergere da quelle del mercato. Ed infatti il fair value viene adottato non indiscriminatamente per tutti gli elementi patrimoniali ma solo per quelli (vedi, ad esempio, gli strumenti finanziari di trading) per i quali tale valore è più significativo del costo storico ammortizzato, in quanto si tratta di attività d'immediato realizzo e la cui utilità non viene modificata sostanzialmente, dall’utilizzo in una combinazione produttiva. Per una istituzione finanziaria l'applicazione del fair value può essere la causa di elevata volatilità dei risultati di trading.
Fallimento. E' una procedura concorsuale disposta dall'autorità giudiziaria e diretta a liquidare il patrimonio dell'imprenditore insolvente al fine di distribuire il ricavato tra i creditori secondo il criterio della par condicio, fatte salve le cause legittime di prelazione. Secondo il Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267, come modificato dal Decreto Legge 14 marzo 2005 n. 35, l'imprenditore che si trova in stato d'insolvenza è dichiarato fallito. Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti o altri fatti che dimostrino l'incapacità del debitore a far fronte alle proprie obbligazioni, e talora si verifica in presenza di bilanci in attivo, con utili e fatturato in crescita. È pertanto, quella del fallimento, una disciplina commerciale.
Fallimento volontario. La richiesta effettuata da un imprenditore all'autorità competente per essere ammesso alla procedura di fallimento, in quanto non più in condizione di adempiere alle obbligazioni contratte nell'esercizio dell'attività d'impresa. In questa situazione l'imprenditore consegna i libri contabili presso l'autorità competente, la quale si impegna a dar corso alle operazioni previste dalla procedura di legge.
Famiglie. Il settore comprende le famiglie consumatrici (individui o gruppi di individui nella loro qualità di consumatori) nonché le società semplici, le società di fatto e le imprese individuali, che impiegano fino a 5 addetti, produttrici di beni e servizi non finanziari destinabili alla vendita; a ciò si aggiungono, inoltre, le unità produttrici di servizi ausiliari dell’intermediazione finanziaria senza addetti dipendenti. Pertanto, le risorse del settore sono costituite da redditi da lavoro dipendente e autonomo, da trasferimenti e da redditi da capitale e d’impresa (vedi anche: Settori istituzionali).
Far denaro. Aumento del prezzo di un titolo come risultato dell’afflusso di un grande quantitativo di ordini di acquisto dello stesso.
Fare mercato. Operare offrendo quotazioni operative di acquisto e vendita di alcuni d'investimento, contribuendo in questo modo ad accrescere le loro liquidità nonché le possibilità operative del mercato. Il soggetto che mette in atto queste procedure viene definito dealer.
Fase di apertura. La terza fase dell'asta di apertura. Tutti gli ordini di acquisto e vendita presenti al termine della fase di pre-apertura, che risultano tra loro abbinabili e che hanno superato la fase di validazione sono eseguiti al prezzo di apertura. Le proposte in acquisto con prezzi uguali o superiori al prezzo di apertura sono abbinate con le proposte in vendita con prezzi uguali o inferiori al prezzo di apertura, secondo le priorità di prezzo e di tempo delle proposte e fino ad esaurimento delle quantità disponibili. Tutte le altre proposte, le cui condizioni non consentono la conclusione dei contratti, passano automaticamente alla fase di negoziazione continua. Le spezzature che si originano nel MTA sono cancellate o trasferite alla fase di pre-apertura della seduta successiva, a seconda della modalità di esecuzione indicata. In questa fase non è possibile immettere/revocare ordini.
Fase di chiusura. La terza fase dell'asta di chiusura. Tutti gli ordini di acquisto e vendita presenti al termine della fase di pre-asta, che risultano tra loro abbinabili e che hanno superato la fase di validazione sono eseguiti al prezzo di chiusura. Le proposte in acquisto con prezzi uguali o superiori al prezzo di chiusura sono abbinate con le proposte in vendita con prezzi uguali o inferiori al prezzo di chiusura, secondo le priorità di prezzo e di tempo delle proposte e fino ad esaurimento delle quantità disponibili. Tutte le altre proposte, le cui condizioni non consentono la conclusione dei contratti, passano automaticamente alla fase di apertura del giorno successivo (nel caso di ordini immessi con modalità di esecuzione "valida sino a data") o vengono eliminate dal mercato (nel caso di ordini immessi con modalità di esecuzione "valida sino a chiusura di mercato").
Fase di mercato. Asta di apertura, fase di pre-asta: fase in cui vengono immesse, modificate o cancellate nel sistema Telematico le proposte di negoziazione. Asta di apertura, fase di validazione: in questa fase le proposte di negoziazione immesse nel sistema Telematico (non modificabili) concorrono a determinare il prezzo di apertura. Asta di apertura, fase di apertura:generazione del prezzo di apertura e scambio di tutti gli ordini compatibili con tale livello di prezzo. Negoziazione continua: tutte le proposte di negoziazione possono essere immediatamente eseguite a prezzi che cambiano continuamente. Asta di chiusura, fase di pre-asta: fase in cui vengono immesse, modificate o cancellate nel sistema Telematico le proposte di negoziazione. Asta di chiusura, fasi di validazione e di chiusura: in questa fase le proposte di negoziazione rimaste nel sistema Telematico concorrono a determinare il prezzo di chiusura. In questa fase tutti gli scambi vengono eseguiti allo stesso prezzo.
Fase di pre-asta - asta di apertura (preapertura). La prima fase dell'asta di apertura. In questa fase viene determinato e aggiornato in tempo reale il prezzo teorico di apertura di ogni titolo; i clienti possono immettere proposte di negoziazione e modificare o cancellare proposte immesse precedentemente; le proposte possono essere immesse con limite di prezzo, o "a mercato" (queste ultime assumono dinamicamente il prezzo al quale avrebbero maggiori probabilità di essere eseguite). Le proposte possono essere immesse nel book di negoziazione con diverse modalità di esecuzione: "valida fino alla data specificata"; "valido fino alla chiusura di mercato". La durata della fase di pre-apertura può essere prolungata dall'organo di controllo, per l'intero mercato o per singoli strumenti, in corrispondenza di particolari condizioni del mercato.
Fase di pre-asta - asta di chiusura (prechiusura). La prima fase dell'asta di chiusura. In negoziazione e modificare o canquesta i clienti possono immettere proposte di cellare proposte immesse precedentemente; le proposte possono essere immesse con limite di prezzo, o "a mercato". Le proposte possono essere immesse nel book di negoziazione con diverse modalità di esecuzione: "valida fino alla data specificata"; "valido fino alla chiusura di mercato".
Fase di validazione (asta di apertura). La seconda fase dell'asta di apertura. Il sistema telematico verifica la validità del prezzo teorico di apertura determinato al termine della fase precedente; se il prezzo è valido, viene assunto come prezzo di apertura per la conclusione dei contratti; se un prezzo di apertura di un titolo non supera la fase di validazione, si prolunga la fase di pre-apertura per un intervallo di tempo stabilito dalla Borsa Italiana S.p.A.. In questa fase non è possibile immettere/revocare ordini.
Fase di validazione (asta di chiusura). La seconda fase dell'asta di chiusura. Il sistema telematico calcola il prezzo di chiusura per la conclusione dei contratti. In questa fase non è possibile immettere, modificare, o cancellare le proposte immesse.
Fattore di conversione dei consumi familiari (F). E' un coefficiente, basato sulla scala di equivalenza di Carbonaro, che trasforma i consumi in consumi-equivalenti, in modo da tenere conto delle economie di scala connessse alla composizione della famiglia.
Fattori produttivi. I fattori produttivi (o fattori della produzione) sono tutti quegli elementi che rendono possibile la produzione: materie prime, personale... Partendo dal presupposto che ad ogni singolo fattore corrisponde un costo, un'opportuna ricerca per utilizzare la migliore combinazione di fattori produttivi è necessaria per poter determinare la soluzione più economica e allo stesso tempo più redditizia possibile per l'impresa.I tre fattori produttivi dell'economia marginalista sono :

  • La Terra o Natura: è il complesso delle risorse naturali (terra, acqua, ecc) che contribuiscono al processo produttivo.
  • Il Lavoro: è l'attività umana e intellettuale che concorre con gli altri fattori della produzione di beni e servizi.
  • Il Capitale: è il complesso delle risorse materiali prodotte dal lavoro nel corso dell'investimento; risorse necessarie per avviare l'attività produttiva.

Ad ognuno dei tre fattori corrisponde un tipo distinto di prezzo o remunerazione: rispettivamente, la rendita, il salario e l'interesse. Alcuni economisti distinguono il Lavoro salariato dall'Imprenditoria, caratterizzata da rischio elevato e compensata dal profitto, sebbene l'economia neoclassica tratti il premio di rischio come concetto analitico assolutamente generale (Si veda tuttavia Enigma del premio azionario). Lo Stato può essere considerato un ulteriore fattore produttivo: assicura i servizi e le strutture di base indispensabili per esercitare l'attività produttiva. Alcune analisi libertarie lo definiscono piuttosto un "fattore protettivo" o "mezzo di protezione". Per ottenere il profitto massimo: l’imprenditore deve agire sui fattori della produzione.
I fattori fissi non si possono pertanto aumentare gradualmente in piccole dosi ma in modo discontinuo a “a scatti”
I fattori variabili si possono aumentare in piccole dosi e quindi gradualmente. Nel periodo breve si può aumentare l’impiego dei fattori variabili per esempio aumentando la forza lavoro. Nel periodo medio lungo si può agire sui fattori fissi investendo nuovi capitali.
I fattori limitazionali non possono essere sostituiti perché sono indispensabili per il ciclo produttivo. Per esempio la pasta di cellulosa per la produzione della carta.
I fattori sostituzionali, invece possono essere sostitutivi parzialmente e non interamente e tra di loro. Devono essere usati assieme, come esempio la sostituzione degli uomini con i macchinari, che comunque devono sempre essere utilizzati assieme.
I fattori alternativi si possono sostituire tra di loro ma non totalmente un motore a scoppio con benzina o GPL.
I fattori illimitati si possono acquistare e utilizzare senza particolari limitazioni.
Fattura commerciale. Documento commerciale emesso dal venditore a carico del compratore per indicare il prezzo che dovrà pagare quest'ultimo per la fornitura, la quantità, la qualità e le spese accessorie. Nella disciplina dell'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), tale documento deve avere dei requisiti minimi di contenuto (a esempio, totale imponibile, totale IVA, spese non imponibili, dati cliente, P.IVA, ecc.)
Fattura differita. Fattura emessa successivamente alla consegna o alla spedizione dei beni, accompagnati da apposito Documento di Trasporto. In tal caso, la fattura deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di consegna o spedizione, e deve recare i riferimenti (numero e data) del DDT.
Fattura petrolifera. Termine giornalistico, indicante il valore complessivo dei prodotti petroliferi importati da un paese (detta anche bolletta petrolifera).
Fattura pro-forma. Documento rilasciato dal venditore per accompagnare un'offerta di merce che sarà confermata o modificata nella fattura definitiva.
Fatturato. Somma, facente riferimento ad un determinato periodo, dei ricavi provenienti dalla vendita di beni e servizi di una impresa. Si distingue in netto o lordo tenendo conto nel calcolo degli stessi dovranno essere valutati anche elementi come gli sconti ed i resi.
FED. (Federal reserve). Rappresenta la Banca centrale degli Stati Uniti autorizzata dal Congresso a stampare moneta e governare la politica monetaria del paese, attraverso la disponibilità di moneta in circolazione e fissando il livello dei tassi di interesse. Ha sede a Washington e ha funzioni di controllo e coordinamento dell'attività delle 12 riserve federali che operano nel distretto di competenza.
FIB 30. Primo future sull'indice di Borsa italiano; il numero 30 indica che l'attività sottostante è il Mib30.
FIBOR. È il tasso d'interesse al quale le grandi banche tedesche sono disposte a concedere depositi in marchi sul mercato interbancario. È la sigla di Frankfurt Interbank Offered Rate.
Fidejussione (Guarantee). Garanzia personale prestata da un soggetto, chiamato fidejussore, ad un creditore in favore di un debitore. Nel contratto di fidejussione, il fidejussore è obbligato ad assolvere l'impegno del debitore principale in caso di inadempienza di quest'ultimo.
Fido bancario. Quando il conto è"in rosso", significa che la banca ci ha prestato dei soldi. Il fido bancario è questo prestito, e dipende dalle garanzie che siamo in grado di fornire. Il valore massimo del prestito ("limite di fido") e gli interessi da pagare dipendono da quanto la banca si fida di noi, e soprattutto da quanto siamo bravi a contrattare.
Fiduciante. Colui che vende l'option.
Fiduciaria. Tipo di impresa finanziaria, o rapporto tra due soggetti nel quale uno di loro si impegna a gestire il patrimonio dell'altro per suo conto, ma in nome proprio. Il termine indica anche gli accordi tra imprese, oggi considerati illeciti, con lo scopo di ottenere un dominio del mercato e una posizione di sfruttamento del consumatore.
Fiduciario. Soggetto che amministra il patrimonio in favore di un'altra persona che è il reale proprietario.
FIFO (first in, first out). Si tratta di un criterio di movimentazione del magazzino in base al quale ai beni in rimanenza si attribuiscono i costi degli acquisti più recenti, poiché i beni si considerano consumati nell'ordine con il quale sono entrati in magazzino.
Figura. Si definiscono in questo modo i prezzi in cui non vi sono decimali: un titolo quotato "novanta figura" varrà 90,00.
Figura di inversione. Curva che si forma al culmine di una tendenza (cfr. Tecniche di analisi - Analisi tecnica di base).
Figura giuridica. Soggetto, non persona fisica, che grazie a un riconoscimento legale può assumere obbligazioni in nome proprio. Per esempio le società di capitale.
Filiali bancarie offshore. Sono le filiali di una banca situate in un paradiso fiscale dove i limiti alle attività e l’imposizione fiscale sono minimi.
Filiali straniere. Filiali di banche estere che operano nel territorio nazionale. Secondo particolari accordi tra le autorità governative, tutte le banche operanti sul territorio di un altro Stato sono soggette alle normative e alle leggi di quest'ultimo.
Fnancial settlement. Termine che indica l'operazione atta a verificare la solvibilità e la copertura di linee di credito a fronte di transazioni nel e-commerce B2B, note per comportare movimentazioni ingenti di denaro. Il Financial Settlement si avvale dell'operato dei circuiti interbancari.
Fnancial stability forum. Istituito nell’aprile del 1999 su iniziativa dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei paesi del Gruppo dei Sette (G7), riunisce in un’unica sede di concertazione governi, banche centrali e autorità di supervisione competenti in materia di stabilità finanziaria. Prendono parte ai lavori del gruppo anche esponenti delle istituzioni finanziarie internazionali (FMI, BIRS, BRI, OCSE) e degli organismi di regolamentazione (CPSS, BCBS, Iosco, IAIS). Il Forum si propone di valutare gli elementi di potenziale vulnerabilità di natura sia congiunturale sia strutturale insiti nel sistema finanziario e di individuare le misure più efficaci per fronteggiare l’insorgere di problemi di instabilità finanziaria di tipo sistemico.
Finanza. E' la disciplina che studia processi con cui individui, imprese, enti, organizzazioni, e stati gestiscono i flussi monetari (raccolta, allocazione e usi) nel tempo. Essendo definita l'economia come la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione la finanza, analogamente, è quella scienza che studia le modalità di allocazione del denaro tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione. Si distingue tra:

  • finanza personale, che concerne i debiti e crediti che fanno capo agli individui,
  • finanza aziendale che si occupa della ricerca e dell'impiego delle risorse finanziarie da parte delle imprese,
  • finanza pubblica, riguardante le tematiche della ricerca e dell'impiego di risorse finanziarie da parte della pubblica amministrazione,
  • finanza internazionale che tocca il tema dei flussi di denaro scambiati tra paesi (da origine di operazioni finanziarie che operative tra individui, imprese e pubblica amministrazioni internazionali)

La Finanza si occupa poi degli strumenti finanziari, attraverso i quali avvengono gli scambi di flussi di denaro tra individui, imprese e Stati, oltre che dei mercati sui quali tali strumenti finanziari vengono negoziati.
Finanza aziendale. Insieme dei principi, dei metodi e delle procedure concernenti la gestione dei mezzi finanziari di un'impresa.
Finanza neutrale. Si definisce finanza neutrale quel tipo di finanza a cui sono attribuiti esclusivamente fini di mantenimento dell'apparato statale. Questa neutralità finanziaria, formulata dagli economisti del XIX secolo e sostenuta dalla scuola classica anlosassone negli anni '40, suggeriva che i pubblici poteri non interferissero nell'economia in quanto si supponeva che i problemi di carattere economico-sociali trovassero soluzioni in modo neutrale (naturale) dato il perfetto equilibrio garantito dalla legge della domanda e dell'offerta.
Finanziamenti al settore privato. Interni: prestiti delle IFM agli Altri residenti (vedi) e obbligazioni collocate sull’interno dagli Altri residenti. Totali: finanziamenti interni al settore privato e obbligazioni emesse dagli Altri residenti in possesso di residenti in altri paesi dell’area dell’euro e del Resto del mondo.
Finanziamento a breve. Prestito a breve scadenza (da uno a tre mesi) concesso per coprire esigenze di capitale circolante, cioè di quei fondi che vengono utilizzati per la copertura finanziaria delle usuali operazioni di gestione. Il costo è solitamente indicizzato al Prime Rate.
Finanziamento a garanzia limitata. È un'operazione di prestito dove il pagamento degli interessi e il rimborso finale sono garantiti dai flussi di cassa generati dall'investimento finanziato. In caso di mancato pagamento, la garanzia è offerta unicamente dal bene conferito inizialmente.
Finanziamento a medio-lungo periodo. Tipologia di finanziamento commerciale garantito, della durata inclusa tra i due e i dieci anni, concesso per le esigenze di capitale durevole o circolante.
Finanziamento a tasso variabile. Forma di prestito personale o commerciale in cui l'interesse da corrispondere all'ente concedente viene determinato da un indice di riferimento, come il prime rate o il rendimento dei Bot.
Finanziamento a tempo. Tipologia di prestito commerciale a breve termine, generalmente a uno, due o tre mesi, e a scadenza fissa. Solitamente l'importo che viene concesso inizialmente è pari all'attuale valore dell'ammontare che dovrà essere reso alla scadenza.
Finanziamento ad autorimborso. Forma di finanziamento a breve termine richiesta per disporre di capitale circolante, il cui rimborso avviene attraverso la trasformazione in contante delle scorte aziendali durante la gestione operativa.
Finanziamento a vista. Prestito privo di scadenza e rimborsabile in un qualsiasi momento.
Finanziamento con facoltà di rimborso. Sono prestiti dove, grazie a un accordo preciso, il creditore può richiedere il rimborso del montante solo in determinati casi, mentre generalmente deve soddisfarsi sui beni dati in garanzia. È una forma di finanziamento che presenta di norma costi superiori alle altre.
Finanziamento con mezzi propri. Incremento del capitale di rischio di una società ottenuto tramite l'emissione di nuovi titoli azionari sia di tipo ordinario che privilegiato.
Finanziamento diretto. E' la raccolta dei fondi da parte delle unità in disavanzo, direttamente presso le unità eccedentarie, senza l'intermediazione di istituzioni finanziarie.
Finanziamento immobiliare a breve. Genere di finanziamento a breve termine in grado di garantire la copertura delle spese di gestione ordinaria, in cui la restituzione solitamente si effettua tramite l'emissione di un mutuo ipotecario.
Finanziamento non produttivo. È un'operazione di prestito che non incrementa la produzione in maniera diretta, ma si limita ad aumentare il potere di spesa del soggetto finanziato, come per esempio i leverage buyout, che sono finanziamenti per l'effettuazione di acquisizioni societarie.
Finanziamento parallelo. Tipo di operazione finanziaria che lega alla casa madre più società controllate. Tramite la casa madre viene effettuato un finanziamento in valuta garantito da altri finanziamenti con società facenti parte dello stesso gruppo.
Finanziamento per attività. Finanziamento ottenuto tramite la conversione di particolari categorie d'investimento in denaro contante, grazie all'intervento di titoli rappresentativi dell'attivo in oggetto.
Finanziamento per cassa. Prestito concesso solitamente in assenza di specifiche garanzie, il cui rimborso avviene tramite i ricavi dati dall'investimento.
Finanziamento positivo. È la situazione in cui il costo che bisogna sostenere per effettuare un investimento, è minore del ricavato ottenuto dallo stesso investimento.
Finanziamento senza scopo. È un prestito che viene garantito da titoli, utilizzabile per ogni genere di operazione tranne l'acquisto di titoli azionari o obbligazionari.
Finanziamento strip. Finanziamento a breve termine, solitamente rinnovabile, concesso a fronte di una linea di credito a lungo termine, in cui, al momento del rinnovo, è possibile pattuire un tasso d'interesse differente.
Finanziamento su merci (Warehouse financing). Finanziamento garantito da un titolo rappresentativo di merci custodite presso un magazzino generale.
Finanziamento su scorte. Finanziamento bancario che utilizza come garanzia la presenza di scorte nell'impresa, che una volta vendute permetteranno il rimborso del debito contratto.
Finanziamento temporaneo. Tipologia di prestito commerciale a breve termine utilizzato dalle imprese per consentire loro di esaudire le esigenze di capitale circolante, soprattutto in relazione alle scorte di magazzino o ai crediti commerciali a breve termine.
Finanziaria. La legge di approvazione del bilancio - a norma dell'articolo 81 della Costituzione - non può stabilire nuovi tributi e nuove spese. Peraltro, insieme alla legge di bilancio, viene discusso un altro documento, chiamato "legge finanziaria" o finanziaria, che introduce innovazioni normative in materia di entrate e di spese e fissa il tetto massimo dell'indebitamento dello Stato. La legge finanziaria, che deve essere approvata da ciascuna delle due Camere prima della legge di bilancio, ha grande importanza politica poiché in essa - e nei disegni di legge a essa collegati - si concentra ogni anno la manovra economica destinata a governare il Paese.
Fine per fine. Nel mercato dei cambi, indica le operazioni eseguite fra due giorni finali di due mesi differenti.
Finestra (Window). Periodo temporale durante il quale è possibile sfruttare un’opportunità di mercato che in un futuro potrebbe non ripetersi. Viene anche definita window, la disponibilità di credito concessa alle banche dalla Federal Reserve, l’autorità monetaria centrale degli Stati Uniti.
Firma congiunta - Firma disgiunta. Un conto corrente può essere intestato a più persone (a esempio moglie e marito). Se un conto di questo tipo è a "firma congiunta", vuol dire che quando uno dei titolari vuole prelevare dei soldi, devono firmare anche gli altri. Nel conto a "firma disgiunta", invece, ognuno può prelevare per conto proprio.
Firma digitale. Metodo di autenticazione di un documento elettronico, che attesta l'integrità del suo contenuto e la certezza della provenienza da una determinata fonte. La sua validità può essere garantita da un organismo certificatore. In base al dpr n.513 del 10 novembre 1997, "Per firma digitale s'intende il risultato della procedura informatica (validazione) basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al sottoscrittore tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici."
Fiscal compact. Il principio di fondo è il divieto, per i paesi dell'eurozona, di deficit di bilancio, rafforzato dai meccanismi automatici di correzione implementati all’interno della norma. Più in dettaglio, l’articolo 3 del Trattato prevede che la posizione di bilancio debba essere «in pareggio o in avanzo». Dunque ciascun Paese dovrà rispettare gli impegni, convergendo rapidamente verso il proprio obiettivo di medio termine: per qualcuno questo significherà un saldo positivo per qualcun altro il pareggio o quasi.Per tutti però vale il limite minimo da rispettare, un deficit non superiore allo 0,5 per cento in termini strutturali, ossia al netto delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico. Il deficit non è vietato, ma riservato ai virtuosi: potrà arrivare all’1% in quei paesi con un rapporto Debito/Pil al di sotto o pari al 60%. Questi impegni devono essere tradotti in legge all’interno dei vari ordinamenti nazionali entro un anno, preferibilmente a livello costituzionale. In caso di scostamento dagli obiettivi di bilancio, i Paesi sono obbligati ad attivare misure di correzioni automatiche entro un tempo definito. Vengono fortemente rafforzati i meccanismi di controllo, che comprendono accanto al monitoraggio della commissione europea anche l’intervento della Corte di Giustizia, cui toccherà di verificare se le norme del Trattato sono state effettivamente inserite nelle legislazioni nazionali: in caso contrario sono previste anche sanzioni pecuniarie fino allo 0,1 per cento del Pil del Paese interessato.
Fiscalità. I redditi derivanti dai titoli obbligazionari sono di due tipi: - Interessi: sono costituiti dal rateo di cedola e dal rateo di disaggio di emissione maturati alla data di regolamento dell'operazione. - Plusvalenze (minusvalenze) in conto capitale: costituiscono la differenza positiva (negativa) tra il prezzo di acquisto e quello di vendita o rimborso nel caso di titoli mantenuti sino alla scadenza. La definizione di prezzo utilizzata a tal fine è quella di prezzo "super-secco", pari alla differenza tra il prezzo secco e il rateo di disaggio di emissione maturato. Gli interessi maturati sono soggetti ad imposta sostitutiva del 12,5% (D.lgs. 239/96) Le plusvalenze (minusvalenze) ricadono nel regime impositivo del capital gain (D.Lgs. 461/97) e come tali sono tassate in maniera analoga alle differenze relative ai titoli azionari in base alla scelta del regime effettuata dal cliente (amministrato, gestito, dichiarato).
Fisiocrazia. Carattere fondamentale della fisiocrazia era la fede nell'ordine naturale, cioè nell'esistenza di leggi create dalla natura (l'importanza attribuita alla natura fu all'origine della denominazione “fisiocrazia”, dovuta a Du Pont de Nemours) per il governo della società umana. Il compito di convertire l'ordine naturale, come categoria astratta, in ordine positivo, cioè in un insieme d'istituzioni atte a garantire la prosperità delle società, spettava al principe, illuminato e consigliato dagli economisti. Per i fisiocratici la realizzazione dell'ordine naturale implicava necessariamente la proprietà privata e la libertà. L'individuo doveva essere libero di perseguire i propri interessi, cioè le proprie tendenze naturali pur nel rispetto degli interessi altrui: solo così si sarebbe conseguito l'interesse della collettività. Da qui l'adozione del motto, divenuto il simbolo del liberismo economico: laissez-faire, laissez-passer. Fra i primi pensatori a tentare di sistemare scientificamente e organicamente i fenomeni economici, i seguaci della fisiocrazia trasferirono il potere di creare ricchezza dal commercio (come avevano teorizzato i mercantilisti) alla produzione, intendendo però per produzione solo quella agricola. Solo la terra, infatti, per i fisiocratici era in grado di creare nuova ricchezza superiore a quella consumata. Questa eccedenza del prodotto sul consumato fu chiamata “prodotto netto”: l'analisi della sua circolazione fra le diverse classi sociali è stata descritta da Quesnay nel Tableau économique (1758). Industria e commercio furono pertanto considerati dai fisiocratici settori sterili, benché ciò non abbia loro impedito di difendere strenuamente la libertà di commercio all'interno e all'estero in reazione all'allora dominante sistema protezionista voluto dai mercantilisti. Essendo poi l'agricoltura il solo settore produttivo, solo su essa dovevano gravare le imposte.
Fissato bollato. Foglietto bollato o modulo sostitutivo soggetto a bollo, mediante il quale viene pagata la tassa sul trasferimento dei valori mobiliari e che rappresenta la documentazione dell'avvenuta esecuzione dei contratti di Borsa.
Fissazione (Fixation). Stabilire il prezzo attuale o futuro di un certo bene d'investimento. Nel fixing delle valute, per esempio, viene stabilito in modo univoco un prezzo di equilibrio momentaneo tra domanda e offerta di valuta estera.
Fixing dell'oro (Gold fixing). Nei mercati di Londra, Parigi e Zurigo, è la fissazione del prezzo dell'oro, che avviene due volte al giorno, alle 10.30 e alle 15.30 ora di Greenwich.
Flip-flop bond. Obbligazione che permette all'investitore di spostarsi tre due tipi diversi di prestito (ad es. da un prestito a tasso fisso a un prestito a tasso variabile).
Floating rate note (Floater). Titoli di credito a tasso variabile espressi in valuta straniera rispetto all'emittente. Vengono scambiati sul mercato di Londra e sono agganciati al Libor. Costituiscono una valida alternativa agli eurobond e ai titoli irredimibili.
Floor. Forma di contratto che consente di coprirsi dai rischi della fluttuazione del tasso variabile e nel contempo garantisce - in caso di discesa improvvisa dei tassi attivi - un rendimento minimo sui propri investimenti a tasso variabile.
Floor di tasso di interesse (Interest rate floor). Contratto assimilabile a un'assicurazione, in virtù del quale, contro la corresponsione di un premio commisurato all'ammontare nominale sottostante, il datore del premio ha il diritto di ricevere la differenza (se positiva) fra il tasso fisso predeterminato e il tasso variabile di riferimento.
Flottante (Float). Indica la quota di capitale azionario non detenuta dall'azionista di riferimento o dal gruppo di controllo di una società, ovvero la quota di capitale effettivamente circolante sul mercato. In Italia, la Consob fissa un limite minimo al flottante dei titoli quotati (oggi il 20%), per garantire un livello di liquidità sufficiente al regolare svolgimento delle contrattazioni.
Flussi in discesa. Flussi finanziari, o altro genere di beni, erogati da una casa madre in favore di una controllata.
Flusso di cassa (Cash flow). 1. Il flusso di cassa o cash flow è la ricostruzione dei flussi monetari (differenza tra tutte le entrate e le uscite monetarie) di una azienda/progetto nell'arco del periodo di analisi. Quando il flusso è positivo (incremento) si definisce cash inflow, quando è negativo (decremento) si definisce cash outflow.Il cash flow rappresenta una misura dell'autofinanziamento aziendale e può essere calcolato a partire dal conto economico dell'impresa. Il cash flow può essere scomposto in due componenti:

  • cash flow operativo (o Unlevered Free Cash Flow), che è originato dalla gestione caratteristica di un'impresa;
  • cash flow non operativo (che sommato a Unlevered Free Cash Flow dà il Flow to Equity), che tiene in considerazione tutte le altre operazioni di cassa (prestiti, dividendi, interessi, tasse non operative, tax shield, variazioni del capitale).

L'obiettivo è definire la generazione di cassa di un'impresa e di conseguenza l'attribuizione di tali flussi. Una generale "struttura" dei cash flows può aiutare a comprendere il concetto:

Utile Operativo (EBIT) -
Tasse su Utile Operativo +
Ammortamenti +
Accantonamenti +
Voci non monetarie di accantonamento =
Flusso primaro (dopo le tasse) ±
Variazione del Capitale Circolante ±
Investimenti/Disinvestimenti =
Cash Flow Operazionale o Unlevered Free Cash Flow (After tax) o Operating Cash Flow -
Interessi (al netto del tax shiled sugli interessi-
Debiti =
Levered Cash Flow ±
Incremento passività ±
Incremento Capitale -
Dividendi al netto del tax shield sui dividenti pagati dalla società =
Flusso di Cassa Effettivo o Flow to Equity o Effective Equity Flow

Si ha dunque che:

  • Primary Cash Flow = fondi generati dalla attività ordinaria dell'impresa
  • Unlevered Free Cash Flow = fondi generati per coprire o per rimborsare i debiti finanziari e remunerare il capitale
  • Levered Cash Flows = Flussi generati per coprire o per remunerare il Capitale
  • Flow to Equity = Effettivo flusso di cassa a disposizione della società e di "proprietà" degli "azionisti".

Il Flusso di cassa operativo è quindi l'elemento cardine con cui si separa la gestione d'impresa e il finanziamento della stessa. Il Cash Flow Operativo Unlevered Free Cash Flow è un concetto molto eleborato sviluppato dalla Wharton School e dalla scuola di Chicago e per il quale esiste ampia letteratura. Il Flow to Equity o cash-flow totale è definibile come il totale dei flussi di cassa generati dall'impresa mentre il Cash Flow Operativo è l'insieme dei flussi di cassa (cioè della liquidità) generati dalla sola gestione tipica (od operativa) ed è questa seconda definizione la più significativa per lo studio della gestione aziendale. L'insieme dei flussi di cassa generati dalla gestione tipica (che è indice della liquidità aziendale) è importante per stabilire in che misura ed in che maniera possono essere remunerati i centri di costo.
2. Per le banche sono rappresentati soprattutto dai prestiti erogati e dai depositi ricevuti, mentre nelle operazioni di finanziamento i flussi di cassa sono quelli mediante i quali si procede in un primo momento all'erogazione della somma, e man mano che ci si approssima all'estinzione del rimborso delle quote di interessi e di capitale.
Flusso di cassa attualizzato. Il criterio del Valore Attuale Netto (VAN) si basa sul principio secondo il quale un’iniziativa merita di essere presa in considerazione solo se i benefici che ne possono derivare sono superiori alle risorse utilizzate. Nella costruzione della formula di calcolo del VANsi parte dalla legge di capitalizzazione adattandola ad operazioni che producono flussi di cassa distribuiti lungo diversi periodi; pertanto il VAN risulta dato dall'espressione seguente:

VAN=-C_0+\frac{C_1}{1+i}+\frac{C_2}{(1+i)^2}+\cdots+\frac{C_n}{(1+i)^n}

ovvero da:

[1]\quad\quad \sum_{t=1}^n \frac{R_t}{(1+i)^t}

Dove si considerino:

  • t: scadenze temporali;
  • Ct: flusso finanziario (positivo o negativo) al tempo t;
  • i: tasso di interesse al quale viene effettuata l'operazione (usualmente è utilizzato il tasso che rappresenta il costo medio ponderato del capitale o Weighted Average Cost of Capital - WACC);

Secondo tale criterio il progetto di investimento preferito è quello che presenta il VAN maggiore.

Flusso di cassa operativo disponibile (free cash flow). Questo valore è calcolato sottraendo dal flusso di cassa operativo lordo gli esborsi per:

  1. garantire il normale rinnovo delle immobilizzazioni tecniche,
  2. pagare le quote in scadenza dei debiti,
  3. assicurare una normale distribuzione dei dividendi.

Flusso di cassa operativo lordo. È calcolato sommando:

  1. utile operativo al netto delle imposte
  2. ammortamenti operativi.

Flusso di cassa negativo. È la situazione in cui, in un certo periodo, le uscite risultano superiori alle entrate.
Flusso di cassa scontato (Discounted cash flow). Valore attuale di un flusso di cassa futuro, misurato mediante l'utilizzo di un tasso d'interesse fissato precedentemente..
Flusso di fondi. Trasmissione di denaro da un soggetto a un altro, solitamente da un soggetto in possesso di fondi in eccedenza a uno che al contrario necessita degli stessi. Questo passaggio può essere effettuato grazie a un intermediario finanziario, il quale si occupa di trovare la composizione ottimale tra le esigenze dei due soggetti.
Flusso verso l'alto. Flussi finanziari, o altro genere di beni, da una controllata alla casa madre.
FMI (Fondo monetario internazionale). Organizzazione internazionale che si occupa della promozione e della cooperazione monetaria internazionale. Fondato nel 1945 con la finalità di assicurare il rispetto degli accordi di Bretton Woods per lo sviluppo economico e l'incremento degli scambi in un sistema di stabilità monetaria.
FOB. Free on board. Clausola tradizionale dei contratti di trasporto marittimo che indica, nella quotazione dei prezzi delle merci, che le spese di spedizione e i rischi sono a carico del venditore fino al caricamento della merce sulla nave. Tale clausola viene impiegata per indicare il valore delle merci inclusi i costi di trasporto e di assicurazione dal luogo di produzione o di commercializzazione fino alla frontiera nazionale.
Fogli gialli. Fogli sui quali vengono annotate le quotazioni di obbligazioni societarie trattate sul mercato over the counter, comprensive di note del market maker, del prezzo di acquisto e di quello di vendita.
Fondazioni bancarie. Le fondazioni bancarie sono persone giuridiche private senza fini di lucro, introdotte per la prima volta nell'ordinamento italiano con la legge n. 218 del 1990, la cosiddetta legge-delega Amato-Carli, con lo scopo di perseguire valori collettivi e finalità di utilità generale. Origine storica. Le fondazioni bancarie hanno origine dalle antiche casse di risparmio, associazioni private nate nell'Europa centrale ed affermatesi in Italia agli inizi del XIX secolo, quando si manifestò il bisogno di sostenere lo sviluppo produttivo dei ceti medio-piccoli dopo le disastrose guerre napoleoniche e di raccogliere i flussi di liquidità derivanti dalla nascente Rivoluzione industriale. L'attività delle casse di risparmio (nate su iniziativa prevalentemente privata) era diversa dall'attività bancaria vera e propria:

  • le casse raccoglievano capitali con una sottoscrizione iniziale e poi con successivi depositi, mentre le banche nascono su iniziativa di gruppi ristretti ed hanno fini commerciali e speculativi;
  • le casse svolgevano attività di assistenza e beneficenza, mediante elargizione di beni indirizzati gratuitamente verso i ceti più umili, mentre le banche raccoglievano e remuneravano il piccolo risparmio

La privatizzazione delle casse di risparmio. A partire dagli anni Ottanta, la Comunità europea ha innescato un processo di forte liberalizzazione e privatizzazione dell'economia, contraria ad ogni forma di «aiuti di Stato» e volta a privilegiare il regime di piena Concorrenza tra le imprese, anche quelle bancarie. L'impianto legislativo che ne è derivato è composto da:

  • legge-delega Amato-Carli n. 218 del 1990;
  • Decreto legislativo di attuazione n. 356 del 1990;
  • legge-delega Ciampi n. 461 del 1998;
  • Decreto legislativo di attuazione n. 153 del 1999;
  • legge n. 448 del 2001 (c.d. legge Tremonti)
  • legge n. 112 del 2002 (norma di interpretazione autentica)

L'impianto legislativo va letto alla luce del novellato art. 118 della Costituzione, che ha introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale come criterio informatore dei rapporti tra pubblico e privato anche nella realizzazione delle finalità di carattere collettivo. Nascita delle fondazioni. All'inizio degli anni Novanta è emersa dunque la necessità di trasformare l'intero sistema bancario italiano per aggiornarlo rispetto alla cosiddetta «unità economica europea» che si va delineando. L'Italia doveva affrontare l'apertura dei propri mercati ai partner europei. All'epoca, più della metà degli enti creditizi era di diritto pubblico.
Il Governatore della Banca d'Italia (Carlo Azeglio Ciampi) trovò la soluzione per rendere le banche più appetibili per gli investitori stranieri: separare in due diverse entità le funzioni di diritto pubblico dalle funzioni imprenditoriali, cioè scorporare le fondazioni dalle banche ex pubbliche (s.p.a.): la legge-delega Amato-Carli n. 218 del 1990 dispose che gli enti bancari diventassero società per azioni, sotto il controllo di fondazioni, le quali successivamente avrebbero dovuto collocare le proprie azioni sul mercato. La legge-delega del 1990 configura le fondazioni bancarie come holding pubbliche che gestiscono il pacchetto di controllo della banca partecipata ma non possono esercitare attività bancaria; i dividendi sono intesi come reddito strumentale ad un'attività istituzionale (quella indicata nello Statuto, che deve perseguire «fini di interesse pubblico e di utilità sociale». Nella prima fase (1990-1997), prevale un'ambiguità di fondo: attività bancaria e finalità istituzionali sono ancora piuttosto confuse, anche perché le fondazioni bancarie da un lato devono controllare la banca e dall'altro devono perseguire scopi non di lucro.
L'unico elemento chiaro di attività "sociale" delle fondazioni bancarie si ritrova nel dettato della legge 266/1991 istitutiva delle organizzazioni di volontariato: l'art. 15 che dispone che un quindicesimo dei proventi di questi enti venga devoluto ai fondi regionali per il volontariato. L'evoluzione normativa degli anni seguenti mira proprio ad eliminare questa confusione: un sistema misto di incentivi e vincoli mette in moto il mercato, nonostante la regolamentazione delle attività istituzionali sia ancora carente. La riforma Ciampi - Amato. La legge delega n. 461 del 1998 e il successivo Decreto legislativo n. 153 del 1999 afferma l'idea per cui le fondazioni devono operare nel mondo non-profit, pur potendo conservare una certa vocazione economica (ma sempre nell'ambito degli scopi non lucrativi). Il decreto individua sei settori rilevanti, nei quali le fondazioni bancarie possono scegliere di impiegare il proprio patrimonio: assistenza e sanità; ricerca scientifica; attività culturali; arte; ambiente; istruzione. Le fondazioni bancarie possono così assumere la struttura di "fondazioni grant-making" (erogare denaro ad organizzazioni non profit che operano nei sei settori individuati) oppure possono scegliere quella di "fondazioni operative", svolgendo direttamente attività d'impresa nei suddetti settori, attività strumentale al raggiungimento dello scopo di utilità sociale. Tale assetto legislativo necessitava di alcuni aggiustamenti, poiché vi era una dispersione di impiego dei proventi patrimoniali da parte delle fondazioni (che erogavano "a pioggia" importi modesti e solo in alcune aree del Paese). La legge del 1998 introduce perciò la «programmazione triennale» dell'attività delle fondazioni e indebolisce il legame fondazioni-banche, affidando la partecipazione a delle «società di gestione del risparmio» (scelte con gare pubbliche) ma soprattutto ribadisce l'appartenenza della materia al diritto privato e non al diritto pubblico. Il Decreto legislativo n. 153 del 1999 attribuisce alle Fondazioni la natura giuridica di associazione privata senza fini di lucro e la piena autonomia statutaria e di gestione: di conseguenza, le Fondazioni (a partire dal 1999) hanno dovuto adottare nuovi statuti sottoposti all'approvazione dall'Autorità di Vigilanza (Ministero italiano dell'Economia e delle Finanze) e hanno assunto la piena autonomia statutaria e di gestione.
Fondi. Indica genericamente il denaro immediatamente a disposizione per l'utilizzo.
Fondi a copertura. Sono quei fondi che permettono all'investitore di partecipare all'evoluzione positiva dei mercati finanziari, beneficiando allo stesso tempo di una vasta copertura contro le fluttuazioni sfavorevoli che superano una data percentuale.
Fondi ad accumulazione. Tipo di fondo o azione che consente il reinvestimento automatico del reddito conseguito dal sotteso portafoglio. Il numero di quota-parte d'accumulazione non cambia con il reinvestimento del reddito. Nel caso di fondi domiciliati nel Regno Unito il reddito viene reinvestito su base netta (ad avvenuta detrazione delle tasse). Per quanto riguarda i fondi domiciliati offshore, il reinvestimento viene normalmente rinegoziato su base lorda. La responsabilità fiscale dei singoli investitori è determinata dal paese di residenza.
Fondi aggiunti. Sono fondi originati dalla differenza tra l'ammontare nominale di un prestito obbligazionario in estinzione e quello del prestito che viene emesso in occasione del rimborso del primo. Questo termine si riferisce sia alle emissioni di privati che a quelle di autorità pubbliche e in questo caso si ha creazione e distruzione di base monetaria.
Fondi attivi. Il gestore di un fondo può scegliere due comportamenti nell'amministrazione di un portafoglio collettivo. Deve infatti decidere se indirizzarsi su titoli che seguano l'andamento medio del mercato senza troppi scossoni, o rischiare investimenti che si discostino da questo. Immaginiamo che un gestore investa in titoli azionari che compongono il Mib30. Il comportamento del fondo sarà sempre assai simile a quello di tale indice, e il rendimento sarà passivamente legato dall'evoluzione del mercato italiano. In questo caso il fondo si dice passivo o indicizzato, proprio perché legato strettamente a un indice di Borsa. Supponiamo invece (fondo attivo) che il gestore, a prezzo di analisi ovviamente più laboriose, decida di rischiare su titoli fuori dall'indice che promettono di crescere assai più della media: se gli andrà bene, porterà ai sottoscrittori del suo fondo utili maggiori del suo collega "passivo", ma se gli andrà male li esporrà a perdite maggiori.E' utile sapere che i fondi attivi, anche a causa dei costi maggiori, superano il rendimento di quelli passivi in meno del 30% dei casi. E' della massima importanza, quando si sottoscrive un fondo, sapere quale sia la sua natura a questo riguardo.
Fondi chiusi. Fondi di investimento caratterizzati da un numero di quote prestabilite, che vengono assegnate ai sottoscrittori in funzione della quota di capitale posseduta.
Fondi comuni armonizzati. Fondi comuni rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva CEE 20.12.1985, n. 611, e successive modificazioni, caratterizzati dalla forma aperta, dalla possibilità dell’offerta al pubblico delle quote e da taluni limiti agli investimenti. Con riferimento a questi ultimi si ricorda, tra l’altro, l’obbligo di investire prevalentemente in strumenti finanziari quotati.
Fondi comuni a scadenza. E' un tipo di fondo comune di investimento che prevede l'investimento del patrimonio in titoli obbligazionari, titoli di Stato e certificati ipotecari. La particolarità di questo fondo è legata alla possibilità di acquisire un portafoglio di titoli che non subisce movimentazioni fino alla scadenza di tutti i titoli. In questa data ai possessori delle quote verrà restituito il capitale.
Fondi comuni azionari. Fondi comuni di investimento che concentrano la maggior parte del patrimonio (almeno il 70%) in azioni.
Fondi comuni bilanciati. Fondi di investimento che perseguono una strategia di diversificazione degli investimenti tra azioni e obbligazioni. Affinché i fondi possano esser definiti bilanciati devono avere una quota di investimenti azionari non superiori al 70% e non inferiori al 20% rispetto al totale.
Fondi comuni di investimento. Sono strumenti finanziari (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, OICR) che raccolgono il denaro di risparmiatori che demandano la gestione dei propri risparmi a una società di gestione con personalità giuridica e capitale distinti da quelli del fondo. In Italia i fondi comuni sono stati istituiti con la Legge n° 77 del 1983 (il primo ad operare è stato Gestiras Obbligazionario) anche se, a quella data, esistevano già una decina di fondi di diritto lussemburghese. I fondi comuni investono il denaro raccolto dai sottoscrittori in valori mobiliari che costituiscono il patrimonio indiviso del fondo, di cui ogni risparmiatore detiene un certo numero di quote (la quota è la frazione di patrimonio unitaria del fondo di investimento e ha un valore che cambia nel tempo in relazione all'andamento dei titoli nei quali il fondo investe). Il Decreto Legislativo n. 58/98 definisce il fondo comune di investimento come "il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti gestito in monte". Indipendentemente dalla tipologia di fondo, tutti i partecipanti hanno gli stessi diritti: i guadagni o le perdite, dal momento che il fondo non garantisce un rendimento certo (a meno di alcune tipologie particolari di prodotti), sono in proporzione a quanto investito, o meglio, in proporzione al numero di quote in possesso. I fondi comuni, essendo gestiti da professionisti del settore, permettono ai piccoli investitori, se ben consigliati, di sottoscrivere investimenti aderenti al proprio profilo finanziario, in termini di rischio/rendimento. Inoltre, attraverso i piani di accumulo, hanno avvicinato al mercato anche coloro che momentaneamente non disponevano di sostanziosi risparmi. In relazione agli obiettivi finanziari, al rischio e al rendimento atteso il risparmiatore può scegliere tra diversi tipi di fondi: bilanciati, obbligazionari, azionari, di liquidità e flessibili. I fondi comuni di investimento possono essere classificati sulla base di molti parametri. Una prima distinzione riguarda la modalità di distribuzione dei profitti:

  • fondi a distribuzione dei proventi, in cui le eventuali plusvalenze realizzate in un arco temporale predefinito possono essere accreditate - in parte o interamente - sul conto corrente del risparmiatore sotto forma di "cedola" semestrale o annuale;
  • fondi ad accumulazione dei proventi, in cui i guadagni rimangono all'interno del fondo e il sottoscrittore li realizza (cioè li trasforma in denaro contante) al momento della vendita delle quote.

Un’ulteriore distinzione, individua dal Reg. del Ministero del Tesoro n. 228/99, deve essere fatta tra fondi chiusi e fondi aperti:

  • fondi chiusi: prevedono il rimborso (da parte della SGR che lo ha istituito) delle quote sottoscritte solo in periodi determinati. Sono caratterizzati da un numero di quote predeterminato ed invariabile nel tempo. L’ammontare minimo di ogni singola quota è in genere elevato, in quanto si tratta di investimenti con un livello di rischio spesso elevato;
  • fondi aperti: sono caratterizzati dalla variabilità del patrimonio (che può quindi di giorno in giorno aumentare o diminuire in funzione delle nuove sottoscrizioni o delle domande di rimborso delle quote in circolazione) e rappresentano la forma più diffusa di fondo.

I fondi aperti vengono suddivisi, da un punto di vista giuridico, in fondi di diritto italiano armonizzati UE e fondi di diritto italiano non armonizzati UE.

I fondi di diritto italiano armonizzati UE sono i fondi gestiti da società italiane con sede legale in Italia e sottoposti alle direttive comunitarie n. 611/85 e 220/88 recepite nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo n. 83/92. La legge comunitaria prescrive una serie di vincoli sugli investimenti con l’obiettivo di contenere i rischi e salvaguardare i sottoscrittori, a esempio:

  • non possono investire più del 10% del patrimonio in strumenti finanziari di un singolo emittente, in altri fondi, prodotti derivati o titoli non quotati nei mercati regolamentati;
  • non possono investire in strumenti derivati per la copertura dei rischi, per un ammontare totale che ecceda il valore netto del fondo.

I fondi di diritto italiano non armonizzati UE sono invece i fondi istituiti col provvedimento della Banca d’Italia del 20/9/1999 e caratterizzati da una maggiore libertà di investimento del patrimonio raccolto. A essi, infatti, non vengono applicati i vincoli e le limitazioni previste dalla legge comunitaria per i fondi armonizzati. Fanno parte di questa tipologia i fondi speculativi (o hedge funds) e i fondi di fondi.
Fondi comuni di investimento a capitale proprio. Genere d'investimento nel quale si acquistano quote di fondi comuni d'investimento, le si offrono in garanzia per ottenere un finanziamento con il quale si sottoscrive successivamente una polizza assicurativa sulla vita. In questo modo si riesce a beneficiare anche dell'apprezzamento delle quote del fondo.
Fondi comuni di investimento chiusi. Sono fondi, disciplinati dal Testo unico in materia d’intermediazione finanziaria, in cui a
differenza dei fondi aperti il rimborso delle quote ai partecipanti avviene solo a scadenze predeterminate. Devono necessariamente assumere la forma chiusa i fondi che investono in attività immobiliari, in strumenti finanziari non quotati in misura superiore al 10 per cento del patrimonio, in crediti e in altri beni diversi dagli strumenti finanziari. Assumono generalmente questa forma i fondi che esercitano le attività di investimento nel capitale di rischio delle imprese, nel periodo di avvio dell’attività (vedi: Venture capital) o in fasi successive del ciclo di vita aziendale, al fine di favorirne lo sviluppo (private equity).
Fondi comuni di investimento immobiliare. Sono fondi chiusi che investono esclusivamente o prevalentemente in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari (vedi: Fondi comuni di investimento chiusi).
Fondi comuni di investimento mobiliare aperti. Sono fondi, disciplinati dal Testo unico in materia d’intermediazione finanziaria, in cui i partecipanti hanno diritto di chiedere in qualsiasi momento il rimborso delle quote al valore di mercato secondo le modalità previste dalle regole di funzionamento del fondo. Investono prevalentemente in strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati.
Fondi comuni flessibili. Fondi comuni di investimento che lasciano ampia discrezionalità al gestore, che non ha vincoli specifici nella composizione dell'asset allocation.
Fondi comuni obbligazionari. Fondi comuni di investimento specializzato nell'investimento in titoli obbligazionari. Si definisce obbligazionario un fondo che riserva l'investimento in azioni in una percentuale inferiore al 20%.
Fondi comuni riservati a investitori qualificati. Sono fondi, disciplinati dal Testo unico in materia d’intermediazione finanziaria, a cui possono partecipare soltanto i cosiddetti investitori qualificati. Si considerano investitori qualificati: le SIM, le banche, gli agenti di cambio, le SGR, i fondi pensione, le imprese di assicurazione e le altre categorie di soggetti individuate dal decreto del Ministro del Tesoro del 24.5.1999, n. 228. I fondi riservati possono investire il patrimonio anche in deroga ai limiti prudenziali previsti in via generaleper gli altri fondi.
Fondi comuni speculativi. Sono fondi, disciplinati dal Testo unico in materia d’intermediazione finanziaria e dal decreto del
Ministro del Tesoro del 24.5.1999, n. 228, non sottoposti a vincoli riguardo all’oggetto degli investimenti, che possono derogare ai divieti di carattere generale e alle norme prudenziali fissate per gli altri fondi. Sono previsti limiti al numero massimo di partecipanti, la sottoscrizione minima iniziale non può essere inferiore a 500.000 euro e l’offerta di quote non può essere oggetto di sollecitazione all’investimento (vedi anche: Hedge funds).
Fondi di fondi. Sono quei fondi che investono il loro intero patrimonio in quote di altri fondi.
Fondi di mercato monetario. Sono fondi comuni aperti (vedi: Fondi comuni di investimento mobiliare aperti) le cui quote sono, in termini di liquidità, altamente sostituibili ai depositi e che, secondo i criteri stabiliti dalla Banca centrale europea, rientrano tra le Istituzioni finanziarie monetarie (vedi).
Fondi di settore. Fondi comuni di investimento specializzati negli investimenti in titoli di società che operano nel medesimo settore.
Fondi esterni. Immissione di fondi provenienti dall'esterno a completamento del capitale esistente, per le operazioni di gestione di una società. Possono trattarsi di prestiti bancari, di fondi provenienti da emissioni di prestiti obbligazionari oppure di afflussi di capitale di rischio provenienti da operazioni di venture capital.
Fondi etici. Fondi comuni di investimento che, in base al proprio statuto, investono il proprio patrimonio in società che soddisfano determinati requisiti ambientali o umanitari. I fondi etici possono prevedere lo stacco periodico di una cedola in favore di organizzazioni senza scopo di lucro.
Fondi federali. Fondi generati da disponibilità bancarie eccedenti le riserve obbligatorie fiate dalla Fed. Sono oggetto di transazione sul mercato monetario.
Fondi garantiti. I cosiddetti fondi "garantiti" comprendono due tipi base: quelli che garantiscono una remunerazione di capitale o una proporzione prescritta di capitale (di solito dal 90 al 95%) su un periodo fisso, normalmente cinque anni, approssimativamente equivalenti alle remunerazioni a tasso d'interesse fisso sul lungo termine o alle remunerazioni del mercato azionario meno i costi delle opzioni o dei "future" dell'"assicurazione" e quelli che offrono protezione al ribasso "graduale" o a regolazione variabile, di norma limitata al 5-15% a corrispettivo delle remunerazioni del mercato azionario meno, come sopra, il costo dell'"assicurazione".
Fondi Hedge. I fondi hedge hanno l'obiettivo di produrre rendimenti costanti nel tempo, con una bassa correlazione rispetto ai mercati di riferimento, attraverso però investimenti singolarmente ad alto rischio, ma con possibilità di ritorni molto fruttuosi Sono contraddistinti dal numero ristretto di soci partecipanti e dall'elevato investimento minimo richiesto. Sono soggetti a normative che, per quanto riguarda la prudenza, sono più limitate rispetto a quelle che vincolano gli altri operatori finanziari. Una tipica operazione effettuata dagli hedge funds è la vendita allo scoperto, a scopo ribassista; tale operazione infatti non è permessa, di norma, ai fondi comuni canonici di diritto italiano (costituiscono eccezione i fondi che hanno recepito le nuove normative Ucits III). Sono fondi ad alto rischio per l'investitore. In Italia sono rappresentati da fondi comuni di investimento speculativi (decr. Min. Tesoro 228/1999) recante norme per la determinazione dei criteri uniformi per i fondi comuni di investimento. Quest'ultimo costituisce uno schema strutturale atipico disciplinato attraverso negozi privatistici, disancorato dalle modalità di partecipazione e dall'oggetto tipico dell'investimento rispetto ai fondi comuni classici. Le Società di gestione del risparmio (SGR) possono istituire fondi speculativi il cui patrimonio è diverso da quello previsto in via prudenziale dalla Banca d'Italia con reg. 20/09/1999.

Le caratteristiche indicate dal detto Decreto sono:

  • numero partecipanti inferiore alle 200 unità;
  • ammontare minimo non inferiore a 500 mila Euro;
  • le quote non possono essere oggetto di sollecitazione.

Il regolamento del fondo deve menzionare la rischiosità e la circostanza che esso viene gestito in deroga ai divieti stabiliti dalla Banca d'Italia e dalla CONSOB. Nel regolamento del fondo sono indicati i beni oggetto dell'investimento e le modalità di partecipazione (conferimenti e ritiro delle quote). In considerazione degli effetti potenziali sulla stabilità delle SGR, i fondi speculativi possono essere istituiti o gestiti solo dalle SGR che hanno ad oggetto esclusivo l'istituzione o la gestione di tali fondi.
Fondi indicizzati. Fondi il cui mandato di gestione consiste esclusivamente nell'ottenere una performance almeno pari a quella di un indice denominato benchmark. Tale risultato può essere ottenuto replicando la composizione dell'indice o adottando strategie di minimizzazione dell'errore.
Fondi inflation linked. Fondi indicizzati sull'inflazione.I fondi Inflation linked sono stati ideati per i risparmiatori che intendono proteggere il proprio capitale dall’erosione del potere di acquisto del denaro, garantendo un rendimento pari, o se possibile superiore, al tasso di inflazione.
Fondi immobiliari. Fondi comuni che investono in proprietà immobiliari, i quali, oltre a beneficiare dell'incremento di valore, traggono profitto anche dal reddito corrente prodotto dal bene stesso (per esempio gli affitti).
Fondi monetari. Si indicano quei fondi comuni di investimento che effettuano investimenti in strumenti finanziari a breve termine, come pronti contro termine, buoni del tesoro, certificati di credito del tesoro, etc.
Fondi non accreditati. Fondi di denaro per i quali esiste, nel sistema contabile di una banca, una registrazione ma che ancora non sono stati effettivamente raccolti. Per esempio il versamento di assegni prima che sia trascorso il periodo di giorni necessari per l'incasso.
Fondi pensione. Fondi che erogano prestazioni previdenziali in favore dei lavoratori di un’impresa, settore o categoria professionale, volti a integrare il trattamento pensionistico pubblico. La relativa disciplina è contenuta nel D.lgs. 5.12.2005, n. 252, che ha riformato le norme sulla previdenza complementare. I fondi pensione si distinguono in due tipologie principali: negoziali e aperti. Quelli negoziali vengono istituiti per singola impresa o gruppi di imprese o enti, per categorie di lavoratori o comparto di riferimento o per raggruppamenti territoriali, in seguito a contratti collettivi nazionali, accordi o regolamenti aziendali, accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti promossi dai sindacati o dalle associazioni di categoria. I fondi aperti sono istituiti da banche, assicurazioni, SGR e SIM e consentono l’adesione su base collettiva o individuale, senza vincoli di appartenenza del lavoratore a specifiche aziende o categorie. Le forme pensionistiche complementari che risultavano istituite alla data di entrata in vigore della L. 23.10.1992, n. 421, vengono definite “preesistenti”. Tra queste ultime, si annoverano anche i fondi bancari interni, senza personalità giuridica, già istituiti all’interno delle banche e delle società appartenenti a gruppi bancari. Il D.lgs. 5.12.2005, n. 252, prevede il trasferimento alla Covip della vigilanza su questi fondi, sinora sottoposti alla supervisione della Banca d’Italia ai sensi dell’art. 18 del D.lgs. 21.4.1993, n. 124. Vedi articolo.
Fondi per rischi e oneri. Macroclasse B del passivo dello stato patrimoniale. In questa macroclasse vengono inseriti accantonamenti destinati a coprire costi, o certi dell'ammontare ma incerti del quando, oppure incerti, sia dell'ammontare, sia del quando. 1) Fondo per trattamento di quiescenza e obblighi simili. Sono fondi di previdenza del personale diversi dal trattamento di fine rapporto (TFR), come i fondi pensione sostitutivi o integrativi del trattamento previdenziale dell'Inps o di altri Istituti di previdenza. 2) Fondo per imposte. Accantonamenti effettuati a fronte di debiti tributari probabili o di ammontare indeterminato. Non comprende quelli certi che vanno inseriti sotto la voce debiti tributari. 3) Altri fondi. Rappresenta altri fondi non previsti tra i primi due come, a esempio, i rischi dei cambi, i rischi nel collaudo impianti, i rischi per rettifiche dei prezzi di vendita, i rischi per manutenzioni straordinarie di impianti di produzione.
Fondi rettificativi (Valuation reserve). Conti inclusi nel bilancio di una società per rettificare il valore attribuito ad alcune attività in fase di stesura del documento contabile. Un esempio di riserve rettificative sono le riserve per perdite sui crediti oppure i fondi di ammortamento. In questi conti vengono accantonate le quote dei costi di competenza dell'esercizio, come per esempio il minor valore di alcuni crediti derivante dall'insolvenza, ecc.
Fondi sovrani. Sono denominati fondi sovrani i fondi di investimento, controllati direttamente dai governi di alcuni paesi, che vengono utilizzati per investire in strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, immobili) i surplus fiscali o le riserve di valuta estera. I fondi sovrani sono nati soprattutto nei paesi forti esportatori di petrolio: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Norvegia, ma anche Singapore, dove, grazie al rilevante surplus fiscale, il governo ha costituito il fondo Temasek, uno dei primi nati e uno dei più attivi, soprattutto nelle imprese del Sud-Est asiatico. Molto attivi sono anche i fondi sovrani di Abu Dhabi e quello di Dubai. La Cina dispone di ingenti riserve di valuta estera, grazie al suo notevole surplus commerciale; tali riserve sono in gran parte investite in titoli di Stato statunitensi. Nel 2007 è stato costituito il China Investment Corporation, un fondo d'investimento con una dotazione di 200 miliardi di dollari attivo sul mercato azionario; il primo investimento del neonato fondo è stato l'acquisto di una quota pari a circa il 10% del gestore di private equity Blackstone, cui ha fatto seguito l'investimento da 5 miliardi di dollari nella banca Morgan Stanley. La crisi dei mutui subprime che ha messo in difficoltà molte banche statunitensi ha fatto emergere il peso crescente dei fondi sovrani, intervenuti con i loro capitali in istituti come Citigroup, UBS, Merrill Lynch e Barclays. La nascita di un fondo sovrano cinese, l'accresciuta importanza di quelli arabi ed i possibili investimenti da parte di fondi russi ha destato preoccupazioni in Europa e negli USA per le possibili interferenze da parte di governi stranieri sulla gestione delle industrie. La Commissione Europea ha chiesto ai governi nazionali di fissare i settori "strategici" per la sicurezza nazionale nei quali introdurre restrizioni agli investimenti da parte dei fondi sovrani.
Fondi strutturali. Sono quei fondi istituiti nell'ambito della UE al fine di sostenere a livello finanziario gli interventi di natura strutturale.
Fondo. Termine generico per indicare voci del passivo dello stato patrimoniale. Vedi voci seguenti.
Fondo ammortamento. È la somma delle quote di ammortamento distribuite nei vari esercizi.
Fondo a go go. Fondo comune d'investimento che investe in titoli ad alta rischiosità, che teoricamente è in grado di offrire rendimenti altrettanto elevati.
Fondo comune a capital gain. Fondo comune di investimento la cui metodologia di gestione mira al raggiungimento di incrementi del valore capitale dei titoli in cui ha investito il patrimonio. Questi fondi possono raggiungere rendimenti molto più alti della media in periodi di mercato azionario crescente, ma al contrario possono mostrare perdite altrettanto alte in periodi di declino del livello medio dei prezzi delle azioni.
Fondo comune aperto. È un fondo comune d'investimento il cui patrimonio varia, non solo per le variazioni dei prezzi di mercato, ma anche in funzione delle sottoscrizioni o dei rimborsi effettuati dagli investitori. La società di gestione deve essere sempre disponibile ad accettare nuove sottoscrizioni o a rimborsare i sottoscrittori che ne facciano richiesta.
Fondo comune di investimento. Istituzione finanziaria specializzata nell'investire in valori mobiliari. Opera una raccolta di fondi presso un grande numero di risparmiatori, che remunera attraverso una partecipazione ai risultati in ragione percentuale alle quote possedute.
Fondo comune di investimento bilanciato. Fondo comune di investimento mobiliare il cui patrimonio viene solitamente distribuito in titoli a reddito fisso e azioni ordinarie e privilegiate.
Fondo comune in opzioni. Si tratta di un fondo comune d'investimento in grado di acquistare o vendere contratti di opzione per potersi coprire dai rischi o per speculare sulle previsioni di mercato.
Fondo con commissione di entrata (Load fund). È un tipo di fondo comune avente una commissione d’entrata sugli acquisti di quote. I fondi che al contrario sono privi di questa commissione sono chiamati "no load fund".
Fondo di acquisto. È una clausola eventualmente presente tra le modalità di gestione di un prestito obbligazionario o di azioni convertibili, la quale sancisce che l'emittente debba fare il massimo sforzo per riacquistare periodicamente una quota di titoli in essere, solitamente a un prezzo non superiore al valore nominale.
Fondo di ammortamento. Fondo che accoglie gli accantonamenti disposti periodicamente da un'azienda al fine di precostituire i mezzi finanziari per l'estinzione di un prestito secondo un determinato piano predefinito.
Fondo di garanzia dei depositi federali (Federal deposit insurance corporation). Autorità pubblica statunitense predisposto all'assicurazione dei depositi bancari. Ha anche il compito di vigilanza del sistema bancario.
Fondo di investimento bilanciato. Fondo comune di investimento mobiliare che segue una politica di ripartizione degli investimenti fra obbligazioni e capitale di rischio.
Fondo di investimento chiuso. Fondo di investimento che regola l'emissione di un numero fisso di azioni, vendute ai partecipanti in maniera proporzionale alla quota di capitale posseduta.
Fondo di investimento immobiliare. Fondo d'investimento, generalmente chiuso, il cui patrimonio è investito in proprietà immobiliari produttrici di reddito.
Fondo di settore. È un fondo comune di investimento che per statuto investe in titoli di società operanti nel medesimo settore economico.
Fondo imposte. Si tratta di una passività per accertamenti di imposte da parte degli uffici competenti (debito non certo) e per le imposte differite su componenti di reddito (ad esempio plusvalenze) per i quali l'azienda chiede vengano tassati nei successivi esercizi e comunque entro il quarto.
Fondo interbancario di tutela dei depositi. Costituito nel 1987 e inizialmente ad adesione volontaria, è oggi un consorzio obbligatorio riconosciuto dalla Banca d'Italia e la cui attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento. A tale fondo devono aderire tutte le banche italiane aventi come forma societaria la Società per azioni. Per le succursali di banche comunitarie operanti in Italia l'adesione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è volontaria, ed è finalizzata ad integrare la tutela offerta dal sistema di garanzia dello Stato di appartenenza. Sono escluse le banche di Credito cooperativo che aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. Il fondo garantisce una copertura massima fino a 103.291,38 euro (200 milioni di lire) per depositante e per istituto di credito (quindi, in caso si disponga di due conti da 100.000 € ciascuno in due banche diverse la garanzia è totale). Sempre per legge i cittadini hanno diritto a effettuare prelievi di denaro contante dal proprio conto, in modo del tutto gratuito. Se la banca ha problemi di liquidità, il fondo interviene per garantire questo diritto, a esempio in caso di temporanea insolvenza o di fallimento. Il fondo consiste in un accantonamento contabile e in un patto di solidarietà fra istituti di credito, che si impegnano a intervenire uno in soccorso dell'altro, nelle misure stabilite, mentre non vi sono reali accantonamenti di denaro o titoli messi a disposizione di un soggetto gestore del fondo.
Fondo monetario. Genere di fondo comune di investimento, dove per statuto, il patrimonio deve essere investito in strumenti di debito a breve termine, come Buoni del Tesoro, pronti contro termine, accettazioni bancarie, ecc.
Fondo per l'ammortamento dei Titoli di Stato. Fondo previsto dalla L. 27.10.1993, n. 432, e successive modificazioni, avente l’obiettivo di ridurre la consistenza dei titoli di Stato in circolazione mediante acquisti sul mercato ovvero rimborso dei titoli in scadenza dal 1º gennaio 1995. La L. 23.12.1996, n. 662, ha modificato l’art. 4 della L. 432 del 1993 istitutiva del Fondo, allo scopo di prevederne un’ulteriore modalità di utilizzo per l’acquisto di partecipazioni azionarie possedute da società delle quali il Tesoro sia unico azionista, ai fini della loro dismissione. Il Fondo è alimentato dai proventi delle dismissioni di beni e attività dello Stato, dal gettito derivante da entrate straordinarie dello Stato, da eventuali assegnazioni da parte del Ministero del Tesoro, dai proventi di donazioni e disposizioni testamentarie e dai proventi della vendita di attività mobiliari e immobiliari confiscate dall’Autorità giudiziaria in relazione a somme sottratte illecitamente all’Amministrazione pubblica. Sulle giacenze del Fondo la Banca d’Italia corrisponde semestralmente un interesse pari a quello medio dei BOT emessi nel semestre precedente. Il decreto del Ministro del Tesoro del 13.10.1995 dispone che le operazioni di acquisto possono essere effettuate mediante incarico conferito dal Ministro del Tesoro alla Banca d’Italia o ad altri intermediari individuati tra gli operatori «specialisti» in titoli di Stato, con l’indicazione del prezzo massimo accoglibile, oppure mediante asta competitiva riservata agli operatori «specialisti», gestita dalla Banca d’Italia.
Fondo rischi. Si tratta di passività potenziali che si riferiscono a costi di competenza dell'esercizio, non esattamente quantificabili, ma che si manifesteranno in un esercizio successivo (ad esempio costi per cause in corso, costi per interventi di garanzia).
Fondo senza commissioni (No load fund). Fondo comune d'investimento aperto che non prevede il pagamento di commissioni d'ingresso o di uscita da parte del sottoscrittore.
Fondo spese future. Sono passività per oneri a carico dell'esercizio che si verificheranno in futuro, ma le cui esatte entità o data dell'esborso non sono note. Si tratta di costi con un'elevata probabilità di sussistere; se la probabilità è bassa ricadono nel fondo rischi.
Fondo sul prime rate. È un fondo d'investimento che acquista quote di finanziamenti commerciali dalle banche, retribuendo i possessori delle quote del fondo attraverso dei pagamenti d'interesse effettuati sui finanziamenti.
Fondo svalutazione crediti. È l'ammontare dei crediti che l'azienda ritiene di non riuscire a riscuotere. Dopo il decreto legislativo 127/1991 il fondo deve essere portato in diminuzione diretta dell'importo dei crediti. La sua quantificazione incontra limiti fiscali.
Fonti e impieghi. Prospetto contabile nel quale sono riportate distintamente tutte le voci dei flussi di cassa di una società.
Fonti e impieghi di fondi. Prospetto contabile nel quale sono riportate distintamente tutte le voci dei flussi di cassa di un'impresa, derivanti dalle principali grandezze evidenziate nella struttura aziendale. Per esempio sono riportate le vendite, come origine di fondi e la remunerazione dei dividendi agli azionisti come impieghi di fondi.
Fonti o fonti di finanziamento o fonti di capitale (stato patrimoniale) . Sono le sorgenti finanziarie dell'azienda e possono essere:

  1. interne o esterne,
  2. proprie o di terzi,
  3. durevoli o correnti.

Costituiscono il passivo dello stato patrimoniale.
Forchetta (Price bracket). Differenza esistente in un certo momento tra la migliore proposta in acquisto e la migliore proposta in vendita sul book di un mercato telematico continuo. Si usa anche per definire l'intervallo di prezzo proposto per una nuova società che si quota in Borsa.
Forme pensionistiche individuali. Forme di risparmio individuale, assoggettate alla disciplina fiscale della previdenza complementare, volte a integrare il trattamento pensionistico pubblico e quello derivante dall’adesione ai Fondi pensione (vedi). Possono essere costituite sia attraverso l’adesione individuale a fondi pensione aperti, sia sottoscrivendo contratti assicurativi con finalità previdenziale, vale a dire polizze che prevedono l’erogazione della prestazione solo al compimento dell’età pensionabile e dopo aver soddisfatto requisiti di partecipazione minima.
Formula di investimento. Metodologia di investimento dove le decisioni di acquisto o di vendita di uno o più titoli sono prese sulla base di un modello di valutazione e allocazione del capitale. Questo metodo permette che il fattore emozionale non entri nel processo decisionale falsandone le prospettive.
Forward. Contratto che consiste nell'effettuare un'operazione la cui decorrenza ha una datazione che va oltre la valuta spot, e la cui scadenza è ulteriormente più lontana nel tempo. Per esempio, un deposito dove il finanziatore fornirà i fondi al tasso prefissato per la valuta di decorrenza e per il periodo scelto. È un sistema per coprire un fabbisogno futuro alle condizioni attuali, permettendo quindi di ridurre la rischiosità dell'operazione.
Forward rate agreements (FRA). Contratti, generalmente scambiati su mercati Over-the-counter (vedi), con cui le parti si accordano per ricevere (pagare) alla scadenza la differenza fra il valore calcolato applicando all’ammontare dell’operazione un tasso di interesse predeterminato e il valore ottenuto sulla base del livello assunto da un tasso di riferimento prescelto dalle parti.
Forza relativa. In analisi tecnica, indica in quale percentuale si muove il prezzo di un titolo rispetto alle variazioni del prezzo di altri titoli o dell'indice di Borsa. Per esempio, un titolo che si deprezza in misura inferiore rispetto al mercato, in caso di ribasso generalizzato delle quotazioni ha una forza relativa superiore rispetto ad altri titoli che invece calano di prezzo in misura maggiore.
FRA (Forward rate Agreement). Contratto di deposito attraverso il quale due controparti fissano un tasso d'interesse su un deposito in una determinata valuta e per un determinato arco temporale, con l'impegno di liquidare alla data convenuta la differenza fra il tasso concordato e il tasso corrente di riferimento. Ha lo scopo di fornire una copertura contro il rischio di oscillazioni dei tassi di interesse.
Franco a bordo (Free on board - FOB). Clausola di consegna della merce in base alla quale il venditore provvede a proprie spese e a proprio rischio al trasporto della merce fino al suo caricamento a bordo.
Franco di pagamento (Free of payment). La consegna di titoli o documenti senza che venga richiesto il pagamento contestuale.
Frazionamento azionario. Ampliamento del numero dei titoli azionari di una società che lascia però invariato il valore della stessa.
Frazioni di azioni ordinarie. È la percentuale rappresentata dalle azioni ordinarie del capitale di una società per azioni.
Frequenza cedole. Indica il numero di cedole pagate dall'emittente del titolo durante l'anno. Per esempio 1 prevede un pagamento annuale, 2 un pagamento semestrale, 3 un pagamento quadrimestrale e così via.
Friedman, Milton. Economista statunitense (Brooklyn, New York, 1912-San Francisco 2006). È il più noto economista di questo secolo della Scuola di Chicago. Nato in una famiglia povera di immigrati, studiò a Chicago e alla Columbia University di New York. Nei primi anni della sua carriera accademica si interessò prevalentemente alle applicazioni statistiche nell'economia, particolarmente in materia di reddito e spesa per consumi delle famiglie. Nel dopoguerra Friedman mise a punto il suo metodo di lavoro in cui un ruolo cruciale viene attribuito al momento della verifica empirica della teoria. In linea con una metodologia di tipo positivista, il compito centrale dello studioso risulta quello di accertare la corrispondenza tra le ipotesi iniziali che conducono a un certo risultato teorico e i fatti empiricamente rilevati. Secondo questo programma di lavoro, elaborrò, in collaborazione con Anna J. Schwartz, i suoi noti studi applicati in tema di moneta, prendendo spunto dalla realtà degli USA e del Regno Unito: A Monetary History of the United States, 1867-1960 (1963) e Monetary Trends in the United States and the United Kingdom (1982). I suoi studi iniziali sul consumo, trovarono successivo ampliamento nella ben nota teoria del reddito permanente, che risulta tra le principali alternative alla funzione keynesiana del consumo. Invece che basarsi sul reddito corrente come supponeva Keynes, Friedman sostenne che le famiglie considerano un orizzonte temporale più lungo nel determinare quanto spendere per i consumi, venendo a considerare sia i redditi percepiti nel passato che quelli attesi nel futuro. Nel 1977 gli venne assegnato il premio Nobel per l'economia.
Fringe benefits. Beni e servizi concessi a favore di determinati dipendenti, costituenti una forma di retribuzione aggiuntiva; in genere perseguono il fine di agevolare o incentivare i soggetti beneficiari nello svolgimanto delle proprie mansioni. Costituiscono fringe benefit, a esempio, la concessione dell'auto in uso promiscuo, la concessione di prestiti a condizioni particolarmente vantaggiose, la concessione di uso di abitazioni aziendali, ecc.
Frontiera dei portafogli. La frontiera dei portafogli è definita come il luogo dei portafogli aventi la minima varianza a parità di rendimento atteso; sulla base di tale definizione, agenti che preferiscono un rendimento atteso maggiore e una varianza minore (aventi, cioè preferenze di tipo media-varianza) sceglieranno portafogli appartenenti alla frontiera. È chiaro che, anche qualora le preferenze degli agenti economici non soddisfino tali proprietà, una frontiera media-varianza esiste sempre, e può essere utile a fini semplicemente descrittivi.
FTSE 100. Indice di Borsa inglese relativo ai 100 titoli più capitalizzati e scambiati nel listino.
FTSE MIB. Il FTSE MIB (pronunciato futsi mib) è attualmente il più significativo indice azionario della Borsa italiana. È il paniere che racchiude le azioni delle 40 maggiori società italiane ed estere quotate sui mercati gestiti da Borsa Italiana. L'indice è nato in seguito alla fusione tra Borsa Italiana (S and P Mib) e il London Stock Exchange. È operativo a partire da 1º giugno 2009 e rappresenta all'incirca l'80% della capitalizzazione del mercato azionario italiano.
FTSE Italia All-Share. L’indice denominato FTSE Italia All-Share comprende i titoli di tutte le aziende precedentemente incluse negli indici di settore FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap, FTSE Italia Small Cap e FTSE Italia All-Share (circa il 95% del mercato azionario italiano). Questo indice fornisce agli investitori un set di indici molto completo ed esaustivo con il quale è possibile misurare l’andamento dei maggiori settori dell’industria e del mercato di capitali italiani. L’FTSE Italia All-Share è stato configurato utilizzando le procedure di composizione più stringenti per attirare tutti quegli investitori ed intermediari interessati a sviluppare prodotti d’investimento. Pertanto, questo indice rappresenta uno standard di base e trasparente tramite il quale gli investitori potranno valutare, misurare ed accedere al mercato azionario italiano.
Fuori borsa. È un'operazione in titoli eseguita fuori dal mercato oganizzato, ma direttamente tra le due contropartite, come un'operazione over the counter o una transazione fuori Borsa di titoli quotati.
Fuori mercato. Viene definito in questo modo un ordine caratterizzato da una indicazione di prezzo per un titolo che travalica i limiti dei prezzi bid ed offer presenti sul mercato. Un prezzo di acquisto richiesto inferiore a quello di mercato, o un prezzo di vendita richiesto superiore a quello esistente fanno sì che l'ordine "fuori mercato" venga mantenuto per poter essere eseguito.
Fusione controllata. Avviene quando un’istituzione finanziaria acquisisce un’altro ente creditizio con cattive condizioni gestionali, intervenendo nella gestione delle attività meno solide della società acquisita.
Fusione d'azienda (Merger). E' un'operazione (disciplinata dagli articoli 2501 e seguenti del codice civile), mediante la quale imprese distinte vengono unite in un unico ente sociale, preesistente alla fusione o creato ex novo. Scopo della fusione è di migliorare competitività sul mercato delle imprese coinvolte, grazie alle maggiori dimensioni raggiunte. Non mancano, d'altronde, casi in cui una fusione viene attuata per altri motivi (a esempio, aumentare il capitale sociale per meglio difendersi da una scalata ostile). L'ordinamento stesso consente di partecipare a una fusione alle imprese in liquidazione che non abbiano iniziato la distribuzione dell'attivo (art. 2501 c.c., secondo comma) e ciò anche al solo scopo di ottimizzare i risultati della liquidazione stessa. L'articolo 2501 c.c. prevede due diverse modalità operative:

  • Fusione mediante costituzione di un'impresa nuova, in cui due o più imprese distinte si estinguono per far luogo ad una nuova impresa (cd. fusione in senso stretto);
  • Fusione mediante incorporazione, in cui un'impresa (incorporante) rimane in vita e assorbe le altre (incorporate), che si estinguono (cd. fusione per incorporazione).

Future. Sono contratti a termine standardizzati per poter essere negoziati facilmente in Borsa. Il contratto future è un contratto uniforme a termine su strumenti finanziari con il quale le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di determinate attività finanziarie a un prezzo stabilito; ovvero, nel caso di future su indici, a liquidarsi una somma di danaro pari alla differenza fra il valore dell'indice di riferimento alla stipula del contatto ed il valore dello stesso indice nel giorno di scadenza. La Borsa dovrà specificare:1. le caratteristiche dell'attività sottostante 2. l'ammontare che il venditore dovrà consegnare per ogni contratto stipulato 3. il luogo di consegna 4. il periodo preciso del mese in cui si può effettuare la consegna 5. il metodo di quotazione dei prezzi 6. gli eventuali limiti alle oscillazioni giornaliere dei prezzi e alle posizioni degli operatori. Il future finanziario è un contratto future che ha come strumento sottostante una grandezza finanziara, come i tassi d'interesse, i titoli di Stato, gli indici di Borsa e i rapporti di cambio.
Future finanziario. Contratto a termine di acquisto/vendita con data di scadenza di attività finanziarie standardizzate. In particolare esistono future sui tassi di interesse, sugli indici e su valuta.
Future sul tasso di interesse. Contratto future avente come oggetto importi fissi di determinati strumenti finanziari, regolati per lo più in via differenziale sulla base della variazione del tasso del corrispondente tasso di interesse. Sono usati principalmente per mettersi a riparo dalle oscillazioni dei tassi.

G

Gap. Spazio esistente tra due barre successive di un grafico; si produce quando il minimo é superiore al massimo del periodo precedente o il massimo é inferiore al minimo del periodo precedente.
Gap azzerato. Avviene quando le attività finanziarie con una data scadenza vengono perfettamente bilanciate da altrettante passività finanziarie. Per esempio una banca che a fronte di finanziamenti a breve termine si finanzia con l'emissone di certificati di depositi aventi le stesse scadenze.
Gap dinamico. Nella gestione di un portafoglio, metodo che fa riferimento all'influenza dell'andamento futuro dei tassi di interesse.
Gapping. Il non conferire alle attività e alle passività, il cui valore è sensibile ai tassi d'interesse, la stessa scadenza (o duration). La conseguenza istantanea è che ogni movimento dei rendimenti di mercato provoca una variazione nella valutazione complessiva del totale delle attività e delle passività. In questo modo si cerca di ottimizzare la gestione delle stesse sulla base del comportamento dei tassi d'interesse.
Gap positivo. È la situazione in cui un portafoglio di attività e passività sensibili ai tassi d’interesse, è strutturato in maniera tale da avere un più alto numero di attività che scadono in un determinato periodo rispetto alle passività passività.
Gara. Procedura che la pubblica amministrazione può usare per scegliere l'impresa o la persona più adatta a realizzare un'opera o svolgere un servizio. L'Amministrazione invita le ditte interessate a partecipare a una gara per l'assegnazione di un appalto attraverso un bando che contiene l'oggetto, le condizioni e l'indicazione delle modalità di partecipazione alla gara stessa. Spesso è accompagnato dal capitolato.
Garante. Autorità istituita per la protezione dei dati personali.
Garante di obbligazioni. Soggetto incaricato di controllare il corretto svolgimento delle operazioni relative a un'emissione di titoli, per esempio il pagamento delle cedole.
Garanzia (Collateral). Diritto di un creditore di rivalersi su un determinato bene a garanzia dell'adempimento dell'obbligazione da parte del debitore.
Garanzia di buona esecuzione (Performance bond). Fideiussione rilasciata a un'impresa aggiudicataria di una gara d'appalto, con la quale viene garantito l'assolvimento degli impegni assunti con la firma del contratto.
Garanzia immediata. Tipo di garanzia in cui un soggetto si impegna immediatamente a rispondere di un titolo di credito senza dover agire per vie legali. Per esempio la girata di un assegno effettuata da una banca, la quale, in caso di inadempienza da parte di chi aveva emesso l’assegno, disporrà immediatamente il pagamento.
Garanzia in oro (Gold backing). Garanzia aurea, costituita di norma sotto forma di pegno, tipicamente a fronte di un prestito internazionale.
Garanzia perfezionata. È la registrazione definitiva ed efficace del nome del soggetto che ha il diritto di prelazione sul bene offerto. Nelle ipoteche, per esempio, deve passare un termine dopo l'iscrizione nei registri immobiliari, prima che la stessa sia pienamente efficace.
Garanzia primaria. Garanzia prestata in anticipo rispetto ad altre garanzie aventi per oggetto il medesimo bene, il cui diritto di credito avrà la precedenza su quelli successivi in caso di liquidazione del patrimonio del soggetto debitore insolvente.
Garanzia sottostante. Il privilegio di pagamento vantato dal creditore per un determinato diritto. Per esempio i titoli azionari privilegiati sono "privilegiati" rispetto ai titoli azionari ordinari nel rimborso del capitale.
Garanzie. Quando la banca ci concede un mutuo, soprattutto se non ci conosce, vuole essere sicura che siamo in grado di restituirle i soldi, e pretende determinate garanzie. Le principali riguardano il nostro stipendio e la certezza che non abbiamo avuto tracolli finanziari in passato. Oltre a ciò, la banca si cautela con un'ipoteca e , in certi casi, con una fidejussione. Meccanismi simili regolano anche la concessione dei prestiti.
Garanzie finanziarie (Financial guarantees). Titoli obbligazionari che sono emessi a garanzia dei pagamenti cedolari e di capitale provenienti da un titolo esistente. Nell'eventualità di insolvenza dell'emittente del titolo primitivo, il possessore risulterà beneficiario dei pagamenti del titolo di indennizzo.
GATT. Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio. Nell'immediato dopoguerra, fallita l'ipotesi di realizzare una "Organizzazione Internazionale per il commercio" con l'intento di salvaguardare lo sviluppo e il carattere multilaterale degli scambi, divenne operante, a partire dal 1947 il Gatt. Obiettivi fondamentali dell'attività di tale organismo furono la progressiva eliminazione degli ostacoli agli scambi, di natura tariffaria o non tariffaria, la negoziazione accentrata delle riduzioni tariffarie, garantire l'apertura degli scambi internazionali ad ogni paese o comunità di stati, senza vincoli o discriminazioni di varia natura.
Geenmail. Pacchetto significativo di azioni rivendute all'emittente con un forte premio per permettergli di evitare unacquisizione. L'acquirente delle azioni obbliga di fatto l'impresa bersaglio a riacquistarle minacciando una potenziale acqisizione ostile.
General arrangement to borrow (Gab). Accordi istituiti nel 1962 ed emendati nel 1983, che prevedono, in particolari condizioni di crisi del sistema monetario internazionale, la messa a disposizione dell’FMI di crediti da parte dei paesi del G10 e dell’Arabia Saudita per un totale di 18,5 miliardi di DSP. La partecipazione dell’Italia è di 1.105 milioni di DSP. A supplemento delle risorse dei GAB, nel 1996 sono stati concordati i New Arrangements to Borrow (vedi), entrati in vigore nel novembre 1998.
General collateral. Vedi: Mercato regolamentato dei pronti contro termine.
Gestione convenzionata. E' la gestione di un servizio attraverso un accordo o contratto tra la pubblica amministrazione e un privato, o tra più amministrazioni pubbliche.
Gestione dei fondi. Sono tutte quelle operazioni compiute usando fondi disponibili per l'investimento. A livello di gestione bancaria, indica le operazioni che hanno l'obiettivo di mediare, nel miglior modo possibile, necessità di rimborso dei depositi contratti e scadenze dei prestiti che gli stessi depositi hanno finanziato.
Gestione del gap. Per ciò che riguarda la gestione delle istituzioni finanziarie, quelle operazioni che portano a scegliere e a modificare il gap esistente tra attività e passività sensibili ai tassi d'interesse. Secondo le condizioni di mercato e le previsioni effettuate vi è una politica di asset lialbility management, con lo scopo di massimizzare i risultati gestionali del periodo.
Gestione delle attività-passività. Sistema gestionale attuato da istituzioni finanziare con l'obiettivo di individuare le durate finanziarie per classi di attività e passività, gestendone la lunghezza relativa, secondo le condizioni del mercato dei capitali. Così facendo è possibile essere influenzati in misura determinabile a priori dall'evoluzione delle grandezze finanziarie di mercato e proprie dell'impresa.
Gestione delle passività (Liability management). È la gestione dei finanziamenti di un'impresa, specificatamente la gestione dei depositi in enti creditizi, il cui obiettivo principale è quello di finanziare gli impieghi ed evitare che la banca si trovi in una condizione di carenza di liquidità.
Gestione del rischio. Individuazione delle componenti di rischiosità in un investimento al fine di ridurle o annullarle.
Gestione di cassa. Parte della gestione finanziaria che ha l'obiettivo di ottimizzare le entrate e le uscite di un'impresa, effettuata al fine di non mantenere mai somme inutilizzate.
Gestione di tesoreria. Parte della gestione finanziaria che ha l'obiettivo di ottimizzare il flusso di disponibilità liquide di un'azienda. Ha lo scopo di non mantenere mai somme inutilizzate.
Gestione passiva. Fa riferimento a un tipo di gestione di un portafoglio di attività finanziarie impostata sul mantenimento del portafoglio stesso in vista di conseguire determinati obiettivi di remuneratività in un arco temporale di medio-lungo periodo.
Gestioni di patrimoni mobiliari. Servizi svolti dagli intermediari autorizzati ai sensi del Testo unico in materia d’intermediazione finanziaria (banche, SIM, SGR e altri soggetti abilitati), volti a gestire patrimoni mobiliari sia di singoli individui o istituzioni (gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi) sia di OICR (gestione collettiva del risparmio).
Gestioni individuali. È l’offerta di servizi bancari a soggetti particolarmente facoltosi, come la consulenza fiscale, la concessione di particolari finanziamenti, ecc.
Gestore di denaro. Soggetto che per proprio conto o per altri organizza la composizione di un portafoglio di attività, massimizzando il rapporto tra rischiosità e rendimento.
Gestore di portafoglio. È il soggetto che decide come allocare il capitale a disposizione tra i vari beni di investimento presenti sul mercato, allo scopo di soddisfare le esigenze di rischiosità e di rendimento del portafoglio.
Giacenza media. È utilizzata dagli operatori di Borsa per definire i parametri di copertura (Margin) dei singoli conti, e viene stabilita per mezzo del calcolo giornaliero della giacenza e della valutazione dei portafogli di titoli trattati dai clienti (Mark to Market).
Giardinetto. Insieme di titoli, opportunamente diversificati, posseduti dall'investitore.
Giorni di valuta. Quando depositiamo dei soldi sul nostro conto corrente, essi non cominciano subito a fruttare degli interessi (stesso discorso, a rovescio, quando li preleviamo). Perché ciò avvenga, deve passare un certo numero di giorni (i "giorni di valuta"), che dipende dagli accordi che abbiamo preso con la banca.
Giorno di liquidazione borsistica. Giorno in cui sono previsti consegna e pagamento di quanto è stato trattato in Borsa.
Giorno di rinnovo. È il giorno in cui vengono rivedute le condizioni di un finanziamento. Per esempio, per ciò che riguarda i prestiti a tasso variabile, il giorno in cui viene fissato il tasso d'interesse che sarà in vigore per il periodo di tempo seguente.
Girata. Assignment. asferimento, ad altro soggetto, del diritto di proprietà di titoli, diritti o interessi di vario genere.Viene definito Assignor colui che trasferisce il diritto, mentre viene definito Assignee chi riceve tale diritto. Per definizione, Assignment è sia il processo di trasferimento del diritto che la firma posta sul titolo in questione. Endorsement. Trasferimento del possesso di un titolo da un soggetto a un altro eseguito tramite l'apposizione di una firma sul retro del titolo medesimo.
Girata in bianco (Blank endorsement). E' il trasferimento di un titolo da un soggetto ad un altro non identificato, che si attua firmando il titolo senza indicare il nome del beneficiario.
Girata qualificata. Firma apposta sul retro di un assegno sufficiente a trasferire il diritto di credito a un altro soggetto.
Giroconto. Trasferimento di denaro tra conti di proprietà della stessa persona fisica o giuridica, tra una banca e un'altra (o nella stessa banca).
Girofondo. Operazione con la quale una banca (originante) trasferisce fondi a un’altra banca (destinataria). Il regolamento può aver luogo mediante scritturazione contabile delle posizioni di debito e creditosui conti accentrati presso la Banca d’Italia o sui conti correnti di corrispondenza (vedi: Conti accentrati di riserva e di anticipazione).
Giudice delegato. E' l'organo del fallimento tenuto alla direzione delle operazioni relative al fallimento anche con riferimento all'operato del curatore fallimentare.
Giudizio. È la decisione presa da un organismo giudiziario di comminare una pena monetaria a un soggetto, dovuta a infrazioni derivanti da attività economiche illecite, come speculazioni effettuate su informazioni riservate o insider trading.
Giusto rendimento. Ammontare del profitto che i piani tariffari governativi delle società che erogano servizi pubblici hanno la tendenza a far perseguire alle stesse società, considerando il loro carattere peculiare, le esigenze degli azionisti e i progetti riguardanti l'espansione degli impianti.
Global bond. Titolo obbligazionario emesso simultaneamente sull’euromercato e sul mercato interno del paese nella cui valuta il titolo è denominato.
Global coordinator. Intermediario finanziario che svolge il ruolo di coordinamento di tutte le istituzioni finanziarie che partecipano a un'offerta globale.
Globalizzazione. A livello generale, il fenomeno per cui una banca copre attraverso la propria attività e quella della rete di filiali tutti i mercati e tutte le esigenze della propria clientela. In senso stretto, riunione in una banca di tutte le attività di carattere creditizio e parabancario, che diventa in tal modo successivamente banca universale, banca supermarket, banca bazar.
Golden share. Con il termine golden share si indica l'istituto giuridico, di origine britannica, in forza del quale uno Stato, durante e a seguito di un processo di privatizzazione (o vendita di parte del capitale) di un'impresa pubblica, si riserva poteri speciali che possono essere esercitati dal governo durante il processo medesimo. Fra questi poteri si segnalano quello di riservare allo Stato stesso un certo quantitativo azionario, nonché quello di nominare un proprio membro nel consiglio di amministrazione della società oggetto di privatizzazione che, a differenza degli altri componenti dell'organo di governo dell'impresa, goda di poteri più ampi. Tale istituto mira a tutelare l'interesse della collettività in quelle società che si occupano di settori di rilevante importanza detti anche public utilities. È prevista negli ordinamenti giuridici di diversi Paesi europei, introdotta tipicamente negli anni '90 con l'avvio dei primi processi di privatizzazione delle aziende pubbliche. La Golden Share non prevede una percentuale minima del capitale sociale che lo Stato deve detenere in una società per poterla esercitare. La quota in mano pubblica può essere al limite ridotta ad una sola azione, simbolica, e conferisce allo Stato un potere sulle scelte strategiche anche quando la privatizzazione è completata. Non è viceversa applicabile alle controllate e collegate che l'impresa pubblica deteneva prima e dopo la privatizzazione. La posizione della Corte di Giustizia. La Corte di Giustizia delle Comunità europee ha affermato che l'utilizzo della golden share nelle legislazioni statali può in certe circostanze violare i precetti contenuti nel Trattato CE. In particolare, con la sentenza della prima sezione in data 6/12/2007, n. C-464/04, ha affermato che l’art. 56 CE dev’essere interpretato nel senso che esso osta ad una disposizione nazionale, quale l’art. 2449 del codice civile italiano, secondo cui lo statuto di una società per azioni può conferire allo Stato o ad un ente pubblico che hanno partecipazioni nel capitale di tale società la facoltà di nominare direttamente uno o più amministratori, la quale, di per sé o, come nelle cause principali, in combinato con una disposizione, quale l’art. 4 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, in seguito a modifiche, nella legge 30 luglio 1994, n. 474, come modificata dalla legge 24 dicembre 2003, n. 350, che conferisce allo Stato o all’ente pubblico in parola il diritto di partecipare all’elezione mediante voto di lista degli amministratori non direttamente nominati da esso stesso, è tale da consentire a detto Stato o a detto ente di godere di un potere di controllo sproporzionato rispetto alla sua partecipazione nel capitale di detta società. La golden share opererebbe in violazione dei principi di libera circolazione dei capitali, fondanti il trattato di Schengen (insieme a quelli di circolazione di merci, persone e idee). Un soggetto privato dovrebbe inoltre sostenere un onere finanziario molto più elevato per comprare le azioni e detenere diritti di voto analoghi in Consiglio di Amministrazione. Tale privilegio statale deriva però dal primato della pubblica utilità, dal quale sono esclusi i soggetti privati. Il quadro normativo in Italia. Per quel che riguarda l'ordinamento italiano si riporta di seguito l'art. 2 del d.l. n. 332/94, tuttora in vigore, in materia di poteri speciali. Si veda, anche, il D.P.C.M. 10 giugno 2004 con il quale sono stati definiti i criteri di esercizio dei poteri speciali di cui al citato articolo.


"2. Poteri speciali.

1. Tra le società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato operanti nel settore della difesa, dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle fonti di energia, e degli altri pubblici servizi, sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta del Ministro dell'economia e finanze, di intesa con il Ministro delle attività produttive, nonché con i Ministri competenti per settore, previa comunicazione alle competenti Commissioni parlamentari, quelle nei cui statuti, prima di ogni atto che determini la perdita del controllo, deve essere introdotta con deliberazione dell'assemblea straordinaria una clausola che attribuisca al Ministro dell'economia e delle finanze la titolarità di uno o più dei seguenti poteri speciali da esercitare di intesa con il Ministro delle attività produttive:

a) opposizione all'assunzione, da parte dei soggetti nei confronti dei quali opera il limite al possesso azionario di cui all'articolo 3, di partecipazioni rilevanti, per tali intendendosi quelle che rappresentano almeno la ventesima parte del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto nelle assemblee ordinarie o la percentuale minore fissata dal Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto. L'opposizione deve essere espressa entro dieci giorni dalla data della comunicazione che deve essere effettuata dagli amministratori al momento della richiesta di iscrizione nel libro soci, qualora il Ministro ritenga che l'operazione rechi pregiudizio agli interessi vitali dello Stato. Nelle more di decorrenza del termine per l'esercizio del potere di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. In caso di esercizio del potere di opposizione, attraverso provvedimento debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato dall'operazione agli interessi vitali dello Stato, il cessionario non può esercitare i diritti di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante e dovrà cedere le stesse azioni entro un anno. In caso di mancata ottemperanza il tribunale, su richiesta del Ministro dell'economia e delle finanze, ordina la vendita delle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante secondo le procedure di cui all'articolo 2359-ter del codice civile. Il provvedimento di esercizio del potere di opposizione è impugnabile entro sessanta giorni dal cessionario innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio;


b) opposizione alla conclusione di patti o accordi di cui all'articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nel caso in cui vi sia rappresentata almeno la ventesima parte del capitale sociale costituito da azioni con diritto di voto nell'assemblea ordinaria o la percentuale minore fissata dal Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto. Ai fini dell'esercizio del potere di opposizione la CONSOB informa il Ministro dell'economia e delle finanze dei patti e degli accordi rilevanti ai sensi del presente articolo di cui abbia avuto comunicazione in base al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998. Il potere di opposizione deve essere esercitato entro dieci giorni dalla data della comunicazione effettuata dalla CONSOB. Nelle more di decorrenza del termine per l'esercizio del potere di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale dei soci aderenti al patto sono sospesi. In caso di emanazione del provvedimento di opposizione, debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato dai suddetti accordi o patti agli interessi vitali dello Stato, gli accordi sono inefficaci. Qualora dal comportamento in assemblea dei soci sindacali si desuma il mantenimento degli impegni assunti con l'adesione ai patti di cui al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, le delibere assunte con il voto determinante dei soci stessi sono impugnabili. Il provvedimento di esercizio del potere di opposizione è impugnabile entro sessanta giorni dai soci aderenti ai patti o agli accordi innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio;


c) veto, debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato agli interessi vitali dello Stato, all'adozione delle delibere di scioglimento della società, di trasferimento dell'azienda, di fusione, di scissione, di trasferimento della sede sociale all'estero, di cambiamento dell'oggetto sociale, di modifica dello statuto che sopprimono o modificano i poteri di cui al presente articolo. Il provvedimento di esercizio del potere di veto è impugnabile entro sessanta giorni dai soci dissenzienti innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio;


d) nomina di un amministratore senza diritto di voto.

1-bis. Il contenuto della clausola che attribuisce i poteri speciali è individuato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri del bilancio e della programmazione economica, e dell'industria, del commercio e dell'artigianato.

2. Ai soci dissenzienti dalle deliberazioni che introducono i poteri speciali di cui al comma 1, lettera c), spetta il diritto di recesso ai sensi dell'articolo 2437 del codice civile.

3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle società controllate, direttamente o indirettamente da enti pubblici, anche territoriali ed economici, operanti nel settore dei trasporti e degli altri servizi pubblici e individuate con provvedimento dell'ente pubblico partecipante, al quale verranno riservati altresì i poteri previsti al comma 1".
Gold standard. Nel sistema aureo puro (gold standard) non esistono limiti all'importazione e all'esportazione dell'oro, la sua coniazione è libera e può essere effettuata anche su richiesta di privati. I cambi sono stabili e le oscillazioni intorno alla parità monetaria possono raggiungere come massimo il valore delle spese di spedizione dell'oro (punti dell'oro). Le principali modificazioni del sistema aureo puro sono il sistema a cambio in verghe auree e il sistema a cambio aureo. Nel primo, detto anche gold bullion standard, l'oro non è più utilizzato per la circolazione interna: la moneta è convertibile in verghe auree solo per i pagamenti internazionali (le transazioni tra banche centrali avvengono con oro in verghe o divise estere pagabili in oro). Nel sistema a cambio aureo (gold exchange standard) la moneta nazionale anziché in oro è convertibile solo in divise estere a loro volta convertibili in oro (la convertibilità è limitata ai pagamenti internazionali e garantita a un cambio fisso).
Government national mortage association. Ente pubblico statunitense che si interessa della gestione dei titoli con alla base gruppi di mutui ipotecari. I titoli, chiamati Ginnie mae, vengono garantiti dalla società che effettua i pagamenti anche nell’eventualità di inadempimento da parte dei debitori.
Graveyard market (Mercato da cimitero). Condizione che si determina nel mercato dei titoli quando i prezzi scendono precipitosamente, provocando gravi perdite ai venditori e allontanando i potenziali investitori.
Greche. Le greche rappresentano numericamente, in forma sintetica e semplice, le diverse dimensioni del rischio connesso al possesso di opzioni. In base al diverso fattore di rischio analizzato, si hanno greche diverse.

  • Prezzo del sottostante: Delta e Gamma
  • Volatilità implicita: Vega
  • Tempo: Theta
  • Tasso Risk Free: Rho

Le greche possono essere espresse in:

  • numero di contratti: in questo caso, la greca indica il numero di contratti da comprare (greca con segno negativo) o da vendere (greca con segno positivo), per coprirsi dai rischi connessi al movimento di un fattore di rischio. Le greche sono quindi fondamentali per l'hedging delle posizioni opzionali
  • unità monetarie: in questo caso, la greca indica quanto si guadagnerebbe o perderebbe se il fattore di rischio considerato subisse un piccolo movimento.

È sempre possibile passare da una greca espressa in numero di contratti ad una espressa in unità monetarie, conoscendo il prezzo del sottostante e la lot size del contratto.
Green shoe. Nell’ambito del collocamento di azioni, è l’opzione che l’emittente offre ai consorzi di garanzia e di collocamento di acquistare al prezzo di offerta, entro un breve periodo dopo la data del collocamento, un ulteriore ammontare di azioni da classare presso gli investitori. Il termine deriva dal primo caso di impiego di questo strumento, sperimentato dalla Greco Shoe Manufacturing Company.
Grida. Nelle Borse tradizionali era il recinto dove lavoravano esclusivamente gli intermediari, che gridavano le obbligazionari, nonché i relativi prezzi. All’interno del recinto vi erano le corbeille, dove venivano quotati titoli dello stesso settore merceologico.
Grossista. Soggetto economico che si interpone tra il produttore e il dettagliante. Nelle operazioni in titoli vengono indicate in questo modo sia le banche di investimento che sottoscrivono nuove emissioni di titoli, sia gli operatori che effettuano compravendite di titoli prevalentemente con altri intermediari.
Growth Stock. Azioni di imprese che hanno la possibilità di investire in progetti che guadagnano più del costo opportunità del capitale.
Gruppi d'acquisto solidali (GAS). Sono gruppi di persone che decidono di acquistare prodotti (alimentari ma non solo), direttamente dai chi li produce. Questo permette un risparmio sia per le imprese (che normalmente riescono ad ottenere guadagni maggiori), che per i consumatori. I prezzi sono più convenienti perché i prodotti sono acquistati all'ingrosso, da imprese locali (e quindi con minori costi di trasporto) e perché senza alcun'intermediazione. I GAS sono una forma di "filiera corta" (in cui i passaggi dal campo alla tavola sono ridotti al minimo). Ciò che rende solidale un gruppo d'acquisto è la finalità di solidarietà sociale che gli aderenti pongono alla base del loro accordo. Criteri guida che possono variare dal rispetto dell'ambiente, all'aiuto rivolto ai popoli del sud del mondo, a qualsiasi altra finalità meritoria dal punto di vista sociale. Molti GAS si formano per acquistare prodotti di agricoltura biologica. Oltre ai gruppi d'acquisto solidale esistono altre forme di gruppi d'acquisto che hanno come unico scopo quello di ottenere prezzi migliori. Per fare acquistare grossi quantitativi di merce, i GAS si mettono insieme «facendo rete». Il coordinamento nazionale dei GAS avviene grazie al sito della rete nazionale (retegas.org). È uno strumento che consente una collaborazione reciproca tra i vari gruppi e che costituisce anche un mezzo per una maggiore e più rapida diffusione di questa esperienza attraverso lo scambio di informazioni. In Italia sono attualmente censiti 518 Gruppi d'acquisto solidale.
Gruppo (pool). È un gruppo omogeneo di titoli di credito che offerto in garanzia può essere usato per ottenere finanziamenti. Pool indica pure il complesso delle fonti di fondi che possono essere impiegate per finanziare un investimento aziendale, come emissione di azioni privilegiate e al tempo stesso di obbligazioni.
Gruppo degli otto. G8. Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti.
Gruppo dei dieci. G10. Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia,
Svizzera.
Gruppo dei sette. G7. Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti.
Gruppo dei venti. G20. Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania,
Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia.
Gruppo di direzione. È il gruppo che comprende solitamente i lead managers, nel caso di un consorzio per il collocamento di un prestito.
Gruppo di mutui ipotecari. È un complesso di mutui ipotecari omogenei tra loro, con caratteristiche simili per qualità dei beni in garanzia, durata del prestito, tasso d'interesse offerto. Su ogni gruppo viene realizzato un titolo successivamente collocato presso investitori con preferenze similari per rendimento e scadenza.
Gruppo di sottoscrizione. Il gruppo di banche di investimento e società finanziarie che partecipano alla sottoscrizione e al collocamento dei titoli di nuova emissione. Generalmente il gruppo viene rappresentato da una delle banche di investimento coinvolte, chiamata managing underwriter.
Gruppo di sottoscrizione a fermo. Il gruppo di banche di investimento e società finanziarie che partecipano alla sottoscrizione e al collocamento dei titoli di nuova emissione, che assume l'impegno di sottoscrivere a fermo la totalità dei titoli emessi o la parte non collocata preso investitori terzi entro un certo termine.
Gruppo di venditori. Collaborano con il "lead manager" nel collocamento di un prestito ma non fanno parte del sindacato di emissione, non hanno obblighi nei confronti del debitore, si limitano a percepire una commissione di intermediazione sulla quota collocata sul mercato.
Guadagno in conto capitale. Guadagno proveniente dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di un determinato bene o investimento.

H

Hang Seng. Indice della borsa di HONG KONG.
Hedge funds. Alla lettera "fondi di copertura". Il nome però non deve trarre in inganno: gli hedge fund sono i fondi comuni più rischiosi. Essi non si limitano come i normali fondi comuni a investire il denaro dei risparmiatori su azioni, obbligazioni e liquidità, ma investono a tutto campo, sfruttando qualunque strumento per massimizzare il guadagno (e quindi anche l'eventuale perdita).Poiché l'alto livello di speculazione degli hedge fund li rende così rischiosi, la legge italiana ha permesso il loro ingresso sul mercato italiano solo recentemente, e ha fissato in 2 miliardi di lire la quota d'ingresso per proteggere i piccoli risparmiatori.
Hedging. Attività volta a mettere il patrimonio dell'investitore al riparo dal rischio di fluttuazione dei prezzi. Si fa opera di hedging quando si compera una casa per coprirsi dal rischio di inflazione.
High tech. Sono i titoli relativi a società ad alta tecnologia (la cosiddetta new economy) che arricchiscono i listini delle nuove Borse telematiche, come il NASDAQ di New York e il Nuovo Mercato Italiano.
High yield. E’ l’alto rendimento dei titoli corporate con rating non elevato e quindi con un certo rischio-emittente, che viene assicurato da nuove società operanti in settori merceologici d’avanguardia e con elevato fabbisogno finanziario.
HKIBOR. Hong Kong Interbank Offered Rate. Tasso di riferimento per le operazioni di prestito internazionali.
Hold. Mantenere; lo si dice normalmente con riferimento a una posizione assunta in precedenza.
Holding. Una holding, o holding company, è una società privata che detiene partecipazioni in altre società. Il termine "holding" deriva dall'inglese e letteralmente significa "podere", "proprietà". La società di Berkshire Hathaway (Omaha, Nebrasca) è una delle più grandi holding al mondo con partecipazioni in The Coca-Cola Company (8.3%), Moody’s Corporation (17.2%), American Express (12.1%), Burlington Northern Santa Fe Corporation (17.2%) e The Washington Post Company (18.1%), tra le altre. Una holding che detenga una quantità di azioni o quote societarie di una società tali da controllarne l'amministrazione è detta capogruppo (Parent Company in inglese). Esistono diverse classificazioni di holding individuate da vari autori, le tipologie di holding più ricorrenti sono: - holding finanziaria o pura, quando detiene partecipazioni in società che hanno autorità strategica, autonomia giuridica e appartengono a settori diversi. es. IFI e IFIL, le due holding della famiglia Agnelli che controllano la Fiat - holding gestoria: quando gestisce società che hanno business con interdipendenze strategiche, quindi si tende sempre a ricercare sinergie tra i business. es. Fiat Spa controlla il 100% di società del settore automotive quali Fiat Group Automobiles, Maserati, Iveco, New Holland. - holding mista o operativa: quando oltre a controllare l'amministrazione delle società controllate si dedica direttamente alla produzione. es. Mediobanca oltre a erogare servizi finanziari alle imprese, possiede quote di Assicurazioni Generali (14.09%) e RCS (13.94%).
Holding bancaria. Una società che detenendo partecipazioni di controllo (o comunque rilevanti) in una pluralità di istituzioni creditizie, si trova al vertice di un gruppo bancario.
Home banking. Con la locuzione inglese home banking o online banking (traducibile come banca da casa), anche detto banca online o banca via internet vengono indicate le operazioni bancarie effettuate dai clienti degli istituti di credito tramite una connessione remota con la propria banca, funzionalità resasi possibile con la nascita e lo sviluppo di Internet e delle reti di telefonia cellulare. Sotto il generico titolo di home banking sono infatti ricompresi sia servizi bancari di internet banking - che implicano una connessione con l'istituto bancario per mezzo di una rete informatica e tramite appositi portali web - che quelli di mobile banking - per i quali l'accesso avviene tramite reti GSM, GPRS e UMTS - come anche il phone banking che permette l'accesso ai servizi bancari per mezzo della rete di telefonia fissa e, solitamente, tramite l'utilizzo di sistemi di Interactive Voice Response o di operatori di call center. L'home banking ha avuto una grandissima diffusione negli ultimi anni anche in Italia. L'introduzione di questo sistema, oltre ad interessare le banche già esistenti, ha recentemente permesso la nascita di banche totalmente on-line (conti on-line "puri") per le quali le operazioni bancarie possono essere effettuate esclusivamente on-line (tali istituti di credito non possiedono, cioè, sportelli aperti al pubblico): queste ultime praticano condizioni d'interesse spesso migliori rispetto a quelle praticate sui conti correnti delle banche "tradizionali" e con costi di tenuta conto pari, o prossimi, allo zero. Ciò è reso possibile dall'abbattimento dei costi lavorativi e delle infrastrutture necessarie all'attività bancaria. Alcuni dei servizi di home banking attualmente più diffusi sono: Visione dell'estratto conto Bonifici bancari on-line Operazioni di ricarica del cellulare Pagamenti on-line L'adozione di sistemi di home banking ha portato vantaggi sia alle banche che ai clienti degli istituti di credito: per la banca l'adozione di tali servizi comporta l'allargamento del target di clientela, potendo estendere i propri servizi anche all'estero, nonché una riduzione dei costi lavorativi; i clienti beneficiano invece della maggior comodità (accesso non geograficamente né temporalmente limitato) dei servizi di home banking e del loro minor costo rispetto ai servizi off-line.
Horizontal spread. Strategia speculativa del mercato dei contratti a premio. Consiste nell'assunzione di due posizioni contrapposte con scadenze diverse.
Host bond. È un'eurobbligazione a cui è unito un warrant.



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I - J - K


IBAN. International bank account number. Codice utilizzato per identificare in maniera univoca, a livello nazionale e internazionale, il conto di un cliente presso un’istituzione finanziaria. Esso rappresenta un’estensione del Basic bank account number (BBAN) utilizzato solo a livello nazionale al quale è aggiunto un prefisso nazionale e un codice di controllo (vedi anche: Bank identifier code).
IBF's. Sigla di International Banking Facilities
ICB. Sigla di International Competitive Bidding, rappresenta una gara di appalto aperta ai fornitori dei Paesi membri della Banca Mondiale, di Svizzera e Taiwan.
ICON. Sigla di Indexed Currency Option Note, è un titolo di credito con opzione di valuta.
IDA. Vedi International Development Association.
IDEM. Mercato italiano dei prodotti derivati su titoli azionari e indici di borsa, istituito dalla Consob con delibera del 2.11.1994, n. 8625. Vi vengono scambiati contratti futures e opzioni sull’indice di borsa S&P/Mib e opzioni e futures su singoli titoli azionari.
IET. Sigla di Interest Equalized Tax.
IGNC. E' un indicatore di bilancio e rappresenta l’incidenza della gestione non caratteristica: cioè quanto pesano i costi non tipici della gestione (interessi, operazioni straordinarie ed imposte) sul reddito operativo. Maggiore è il peso degli oneri non legati alla produzione, minore sarà il reddito netto.
Immissione in libera pratica. E' il regime doganale che comporta il pagamento dei dazi doganali e l'assolvimento delle misure di politica commerciale e di fiscalità locale, e determina la libera circolazione della merce estera nel territorio comunitario, sottoposta ai soli vincoli fiscali.
Immobilizzazioni (Capital asset). Macroclasse B dell'attivo dello stato patrimoniale, che accoglie gli elementi destinati a perdurare nel tempo. Sono suddivise nelle seguenti tre categorie principali: I - Immobilizzazioni immateriali (Intangible assets) , II - Immobilizzazioni materiali (Tangible fixed assets) , III - Immobilizzazioni finanziarie (Financial assets). Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Immobilizzazioni finanziarie. Rappresentano gli investimenti che l'azienda effettua acquistando titoli o altri diritti di credito destinati a permanere durevolmente nel patrimonio della società; qualora non sussiste tale requisito titoli e crediti vanno inseriti nella sezione relativa all'attivo circolante. 1) Partecipazioni. Rappresentano quote di capitale di società che l'impresa controlla (controllate) o influenza (collegate) o quote di capitale della società o delle società da cui l'impresa è controllata (controllanti) o quote di capitale di società che l'impresa ritiene di tenere in portafoglio per ragioni strategiche. 2) Crediti. Crediti a scadenza medio-lunga spesso legati ad un rapporto privilegiato con il debitore (società controllate o collegate, a esempio). 3) Altri titoli. Titoli diversi dalle azioni ma con le caratteristiche di un investimento durevole. 4) Azioni proprie. Acquisizione di azioni della stessa azienda con la finalità, a esempio, di ridurre il capitale sociale attraverso il loro annullamento
Immobilizzazioni immateriali. Si tratta di beni di proprietà dell'impresa o di diritti d'uso privi di consistenza fisica.

  1. Costi di impianto e di ampliamento. Si tratta, sia dei costi sostenuti in occasione della costituzione dell'azienda (studi di fattibilità, ricerche di mercato precedenti la costituzione, spese di costituzione, costi dello start-up, ecc), sia dei costi sostenuti dall'azienda per avviare nuovi impianti, macchinari, linee di produzione che richiedono tempo e risorse prima di poter diventare produttivi.
  2. Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità. Vanno inseriti queste immobilizzazioni quando hanno un'utilità economica che si prolunga oltre l'esercizio nel quale sono stati sostenuti i relativi costi.
  3. Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno. Sono gli investimenti, aventi utilità pluriennale, effettuati per acquistare, da terzi, brevetti in campo industriale, know-how, formule, opere dell'ingegno, programmi applicativi per calcolatori. .
  4. Concessioni, licenze, marchi e diritti simili. Le concessioni sono, normalmente, provvedimenti della pubblica amministrazione che consentono, attraverso un esborso da parte dell'impresa, lo sfruttamento in esclusiva di un determinato bene.  Le licenze consistono nella facoltà, ottenuta attraverso un esborso, di utilizzare processi che sono di proprietà della società licenziataria.  I marchi sono elementi identificativi atti a distinguere i prodotti di un'azienda in modo esclusivo e legalmente protetto. Vanno riportati quei costi che consentono di utilizzare, in via esclusiva, concessioni, licenze d'uso, marchi di fabbrica e di commercio.
  5. Avviamento. Si riferisce alla differenza tra il prezzo di acquisto di un complesso di attività (un'impresa o una parte di essa) e il suo valore netto contabile.
  6. Immobilizzazioni in corso e acconti. Nel primo caso si tratta di beni immateriali che alla data di chiusura dell'esercizio sono ancora in fase di realizzazione. La seconda voce riguarda anticipi ai fornitori per la realizzazione di beni immateriali.
  7. Altre. Essa comprende tutte le altre ipotesi di immobilizzazioni immateriali e di costi pluriennali non rientranti nei precedenti casi. Ad esempio: indennità per la perdita di avviamento commerciale, ristrutturazioni di locali di terzi, spese su beni in leasing finanziario.

Per quanto riguarda la determinazione del valore di ammortamento, valgono, in linea di massima, le considerazioni che faremo sulle immobilizzazioni materiali (che sono, normalmente, più rilevanti).. Il criterio da utilizzare è quello del costo storico, con adattamenti per le autoproduzioni delle immobilizzazioni immateriali, nel qual caso si procede alla determinazione del costo di produzione, come avviene per le costruzioni in economia. La rappresentazione nel conto economico non si discosta dal caso delle immobilizzazioni materiali; il costo viene riportato alla voce B 10 a). La determinazione delle quote di ammortamento sono regolate dall'articolo 2426 del codice civile e dal decreto legislativo 6/2003. La normativa fiscale è contenuta negli articoli 103 e 108 del D.P.R 917/1986
Immobilizzazioni materiali. Le immobilizzazioni materiali, dal punto di vista funzionale, si suddividono in: - Tecniche, se vengono impiegate nella normale attività di impresa. Le immobilizzazioni tecniche trovano evidenza in bilancio nello stato patrimoniale, per la quota ancora in essere al termine del periodo amministrativo, nei costi del conto economico per la parte consumata nel corso dell'esercizio, nella nota integrativa per l'illustrazione dei criteri di valutazione del bene e dei criteri di ammortamento. - Non tecniche, se si tratta di investimenti patrimoniali destinati a produrre redditi autonomi (terreni e fabbricati a esempio). 1) Terreni e fabbricati. Terreni tenuti a disposizione, fabbricati adibiti all'attività dell'impresa, fabbricati civili e industriali destinati all'affitto, fabbricati costruiti su terreno altrui, costruzioni leggere, infrastrutture. Tutto deve essere di proprietà dell'azienda. 2) Impianti e macchinario. Impianti e macchinario impiegati nella produzione industriale di proprietà dell'impresa; impianti tecnici specifici, impianti tecnici di carattere generale (ad esclusione di quelli stabilmente incorporati nei fabbricati), macchinari operativi. 3) Attrezzature industriali e commerciali. Attrezzature utilizzate in azienda che hanno una vita superiore all'anno (mobili, automezzi, arredi d'ufficio, stampi, piccole apparecchiature da laboratorio, banchi da laboratorio e da officina). 4) Altri beni. Quanto non previsto nelle altre voci, ad esempio mezzi di trasporto interno, macchine d'ufficio elettriche ed elettroniche, imballaggi recuperabili. Sui cespiti da collocare sotto questa voce non c'è accordo tra i vari specialisti. 5) Immobilizzazioni in corso e acconti. Nel primo caso si tratta di beni materiali che non sono ancora in esercizio. La seconda voce riguarda anticipi ai fornitori per la realizzazione di beni materiali.
Immobilizzazioni produttive (Earning assets). Ogni investimento aziendale che produce un flusso di reddito, di interessi o di commissioni.
Impegno collaterale, di secondo grado. Garanzia fornita da un soggetto sul titolo di credito di un altro soggetto che è l'obbligato principale e che avrà effetto unicamente in caso di inadempienza da parte di quest'ultimo. È anche l'obbligo che una banca si assume di effettuare una determinata operazione finanziaria, per esempio un finanziamento, nel caso si realizzi la condizione prevista dall'accordo.
Impegno di debito. Ammontare di capitale e interesse che viene pagato, solitamente su base annuale, in cambio di un finanziamento, sia che sia un mutuo ipotecario che un titolo obbligazionario.
Impegno di sottoscrizione a fermo. Impegno assunto da un'istituzione o da un consorzio di sottoscrivere la totalità di una nuova emissione obbligazionaria, ovvero la parte di essa che non trova collocamento sul mercato a conclusione dell'operazione di lancio.
Impegno fermo. Nel campo delle emissioni di titoli, l'impegno delle banche d'investimento a sottoscrivere e ad acquistare tutti i titoli di nuova emissione per collocarli successivamente sul mercato. Nel settore dei finanziamenti, l'impegno assunto da un ente creditizio, per un certo periodo di tempo, di erogare un prestito a condizioni prefissate. Questo periodo di tempo viene definito "lock-in period".
Impianto (Costi di). Fanno parte della categoria dei costi pluriennali e sono di solito costituiti dai costi sostenuti nella fase di costituzione di una società, quali, a esempio, le parcelle dei professionisti (notaio e commercialista), quelle sostenute per la ricerca del personale o per la creazione della rete commerciale, ecc.
Impieghi (stato patrimoniale). Nello stato patrimoniale il passivo (vedi voce) indica le fonti (dove ho preso i soldi necessari all'impresa per svolgere la propria attività), mentre l'attivo indica gli impieghi (dove ho messo i soldi); si genera, appunto, un circolo virtuoso finanziamenti, investimenti o fonti - impieghi che alimenta il motore della gestione operativa. Questa chiave di lettura dello stato patrimoniale semplifica la spiegazione della relazione Attività = Passività + Patrimonio netto infatti Risorse impegnate = Risorse disponibili. Ciò che determina l'uguaglianza tra attivo e passivo è rappresentato dal risultato dell'esercizio che accresce (se ci sono utili) o diminuisce (se ci sono perdite) il patrimonio netto e quindi i diritti che i soci hanno sulla società. Per approfondimenti si rimanda al seguente testo.
Impieghi delle banche. Includono i finanziamenti a clientela ordinaria nelle seguenti forme tecniche: sconto di portafoglio, scoperti di conto corrente, operazioni autoliquidanti (finanziamenti per anticipi su ffetti, altri titoli di credito e documenti accreditati salvo buon fine), finanziamenti per anticipi su operazioni di import-export, mutui, anticipazioni attive non regolate in conto corrente, riporti attivi, sovvenzioni diverse non in conto corrente, prestiti su pegno, prestiti contro cessione di stipendio, cessioni di credito, crediti impliciti nei contratti di leasing finanziario, impieghi con fondi di terzi in amministrazione, «altri investimenti finanziari» (ad es. negoziazioni di accettazioni bancarie). Gli impieghi a breve termine hanno una scadenza fino a 18 mesi, quelli a medio e a lungo termine oltre i 18 mesi.
Imposizione posticipata. Investimento in cui l'aumento di valore e i proventi generati dallo stesso saranno sottoposti a tassazione solamente nell'attimo in cui verranno effettivamente ottenuti.
Import factoring. Si tratta di factoring concernente crediti di cedenti non residenti nei confronti di debitori ceduti residenti.
Imposizione progressiva. È un sistema fiscale, secondo il quale ai soggetti con redditi più elevati vengono imposte aliquote fiscali proporzionalmente più elevate.
Impossibilitato a consegnare. Viene così definito un intermediario in titoli che non riesce a consegnare i titoli che ha venduto a un altro intermediario, e che pertanto si trova nella condizione di non poter pretendere il pagamento degli stessi.
Impossibilitato a ricevere. Viene così definito un intermediario in titoli che non ha ricevuto i titoli da parte del venditore, e che pertanto si trova nella condizione di poter rifiutare il pagamento degli stessi fino al momento dell'esecuzione.
Imposta catastale. Imposta dovuta per le volture catastali. In genere è determinata nella misura del 10 per mille (1%), del valore dei beni oggetto di voltura. In alcuni casi (a esempio, per gli atti soggetti ad IVA o per gli atti a seguito di fusione o di conferimento d'azienda, ecc.) è dovuta nella misura fissa di euro 129,11.
Imposta di registro. Imposta a cui sono soggetti determinati atti al momento della loro registrazione; può essere applicata sia in misura fissa (a esempio euro 129,11) che in misura proporzionale mediante applicazione di una determinata aliquota (a esempio, 3% o 7%). Mentre per alcuni atti vige l'obbligo di registrazione e di pagamento dell'imposta di registro (a esempio, cessione di beni immobli, gli atti delle società, ecc.), per altri la registrazione non è obbligatoria, e il pagamento dell'imposta avviene solo se tali atti vengono volontariamente registrati.
Imposta in conto capitale. Prelievo tributario percepito dalle amministrazioni pubbliche in maniera non periodica.
Imposta ipotecaria. Imposta a cui sono soggette le formalità di trascrizione, iscrizione, rinnovazione e di annotazione eseguite nei pubblici registri immobiliari. Può essere dovuta sia in misura fissa (a esempio euro 129,11) od in misura proporzionale (a esempio, 2%).
Imposta progressiva. Sistema fiscale in base al quale l'imposta è applicata con aliquote crescenti al crescere della base imponibile.
Imposta sostitutiva. In genere, imposta di minore entità, la cui applicazione sostituisce l'applicazione dell'imposta normalmente applicabile alla medesima fattispecie. Sono tali, ad esempio, le imposte sostitutive dell'IRPEF da applicare, a seconda dei casi, nella misura del 12,5% (per le partecipazioni non qualificate) o del 27% (per le partecipazioni qualificate), alle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni (vedi capital gain).
Imposta su beni voluttuari. Tassa applicata su quei beni che hanno caratteristiche di beni voluttuari, per esempio tabacco, alcool o gioielli.
Imposta sulla pubblicità. Imposta dovuta dai soggetti che effettuano la diffusione di messaggi pubblicitari mediante forme di comunicazione visive o acustiche, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o percepibile da tali luoghi. L'imposta è dovuta da colui che dispone a qualsiasi titolo del mezzo attraverso il quale il messaggio pubblicitario viene diffuso (in genere l'agenzia pubblicitaria); il soggetto che produce o vende la merce o fornisce i servizi oggetto della pubblicità è solidalmente obbligato al pagamento dell'imposta.
Imposta sul monte salari. Prelievo fiscale commisurato alla somma dei salari e stipendi, equivale alla somma versata dal datore di lavoro a titolo di contributi sociali.
Imposta su titoli esteri. Imposta statunitense applicata agli interessi provenienti da investimenti americani all’estero in titoli azionari e obbligazioni.
Imposte in conto capitale. Imposte prelevate a intervalli irregolari e poco frequenti sul valore delle attività o del patrimonio netto. Esse includono le imposte di successione e quelle sui trasferimenti inter vivos. La loro registrazione avviene al momento in cui sorge la passività.
Imposte ipotecaria e catastale. Imposte a carico dell'acquirente. Si pagano al momento della compravendita sulla base del valore catastale dell'immobile. Se il venditore è un privato o un'impresa l'imposta ipotecaria è del 2 per cento e quella catastale dell'1 per cento del valore catastale dell'immobile. Se invece è un'impresa di costruzioni o di compravendita immobiliare entrambe le imposte sono di euro 129,11 ciascuna.
Impresa a capitale pubblico. Impresa di cui lo Stato ha il controllo diretto o indiretto in virtù della detenzione di una quota maggioritaria di capitale.
Impresa di pubblica utilità (Public utility) . Impresa che produce in regime di monopolio beni e servizi essenziali per la collettività.
Impresa sottocapitalizzata. Impresa che rispetto ai parametri normali per il proprio settore di attività dispone di una scarsa base di capitale, con corrispondente eccessivo ricorso a capitale di terzi.
Impugnazione delibere. Facoltà di impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea di una società che non sono prese conformemente alla legge o all' atto costitutivo E' concessa agli amministratori, ai sindaci e ai soci assenti o dissenzienti, e - per quelle dell' assemblea ordinaria - anche ai soci con diritto di voto limitato. L'impugnazione deve essere effettuata entro tre mesi e l'eventuale annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci.
IMR. Indice del Mercato Ristretto; viene calcolato quotidianamente.
Inadempienza contrattuale. Impossibilità da parte di una delle due parti che hanno stipulato un contratto di portare a termine il contratto stesso. Il responsabile dell'inadempienza può essere sia il venditore (mancata consegna della merce) che il compratore (mancato pagamento della merce).
In apertura. Espressione usata per indicare l'ordine dato all'intermediario di effettuare un acquisto o una vendita di titoli durante i primi secondi di contrattazione degli stessi. Si tratta di un ordine che se non viene eseguito istantaneamente viene automaticamente cancellato.
Incapienza (Nei sistemi di pagamento). Carenza di disponibilità liquide sui conti degli intermediari presso la Banca d’Italia, necessarie per il regolamento in BI-Rel ovvero in TARGET2 (vedi) dei saldi rivenienti dal sistema di compensazione BI-Comp (vedi). Alle incapienze è associata una tariffa penalizzante diretta a ridurre i tempi di ripianamento.
Incassare il premio. Nel mercato dei cambi, la circostanza in cui il cambio a termine di una divisa è inferiore al cambio a pronti, in questo caso l'operatore che vende spot e riacquista forward (a termine) incassa i punti di differenza tra i due cambi.
Incasso. Atto con cui viene presentato un titolo di credito al debitore per l'esecuzione del pagamento.
In chiusura. Espressione usata nel linguaggio borsistico per indicare l'ordine dato all'intermediario di eseguire un acquisto o una vendita di titoli durante gli ultimi trenta secondi di contrattazione. Si tratta di un ordine, date le sue peculiarità, per il quale l'intermediario non può garantire l'esecuzione.
Incoerenza delle politiche. Situazione di discordanza fra gli orientamenti della politica monetaria e della politica fiscale all'interno di un singolo paese.
Income bonds. Sono dei titoli obbligazionari non garantiti sui quali, cioè, l'interesse viene pagato dall'emittente solo se gli utili lo permettono. Inoltre, essi non obbligano l'impresa a pagare gli interessi eventualmente arretrati.
Income stock. Azioni che offrono un alto tasso di dividendo.
Incremento di prezzo per passaggio del tempo. Incremento di prezzo di un titolo a reddito fisso, che quota a Discount, dovuto all’approssimarsi della data di scadenza e non alle variazioni dei rendimenti di mercato.
Indagine multiscopo sulle famiglie. L’Indagine fa parte di un sistema integrato di indagini sociali (Indagini multiscopo sulle famiglie) condotte dall’Istat per approfondire lo studio delle condizioni e della qualità della vita quotidiana delle famiglie italiane. L’indagine sull’uso del tempo si è svolta nell’arco di un anno solare, dal 1° aprile 2002 al 31 marzo 2003 e ha coinvolto un campione di circa 21 mila famiglie distribuite in 520 Comuni italiani di diversa ampiezza demografica. L’indagine fornisce un quadro informativo su come ciascun rispondente ripartisce le 24 ore tra le varie attività giornaliere, gli spostamenti, i luoghi frequentati e sulle persone con cui ha trascorso tali momenti.
Indagine PISA. L’indagine PISA (Program for International Student Assessment - Programma per la valutazione internazionale degli studenti), viene svolta con cadenza triennale ed è condotta dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per accertare le conoscenze matematiche e scientifiche e le capacità di lettura e comprensione di testi non specialistici dei quindicenni che partecipano al sistema scolastico nei paesi coinvolti dalla rilevazione. Il sistema di valutazione adottato consente di confrontare i risultati ottenuti da soggetti istruiti in sistemi educativi diversi e provenienti da differenti culture.
Indagine su occupazione, retribuzioni e oneri sociali (OROS). La rilevazione OROS è condotta dall’Istat con cadenza trimestrale e ha per oggetto l’andamento delle retribuzioni, degli oneri sociali e dell’occupazione dipendente nelle imprese del settore privato non agricolo. Gli indicatori OROS si basano sulle dichiarazioni rese all’INPS in adempimento degli obblighi contributivi in materia previdenziale e coprono l’universo dei lavoratori dipendenti occupati nell’industria e nei servizi orientati al mercato (sezioni di attività economica da C a K della classificazione Ateco 2002) a prescindere dal tipo di contratto (tempo indeterminato, tempo determinato, stagionale, ecc.) e dal tipo di prestazione lavorativa (tempo pieno o parziale). Sono esclusi dalla rilevazione i dirigenti.
Indagine sui bilanci delle famiglie italiane. Dal 1962 la Banca d’Italia svolge un’indagine tra le famiglie italiane allo scopo di acquisire una più approfondita conoscenza dei loro comportamenti economici. La disponibilità di informazioni dettagliate consente di svolgere studi su particolari aspetti inerenti al comportamento economico delle famiglie e di effettuare simulazioni per verificare gli ffetti di eventuali manovre di politica economica. I principali risultati e dettagli sulla metodologia impiegata sono pubblicati nei Supplementi al Bollettino statistico, Indagini campionarie. I microdati e la documentazione necessaria per il loro sfruttamento sono disponibili sul sito internet della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait).
Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita. Dal 1999 la Banca d’Italia conduce – in collaborazione con il quotidiano Il Sole 24 Ore – un’indagine trimestrale sulle aspettative di inflazione. Scopo dell’indagine è acquisire informazioni sulle aspettative
degli operatori economici circa l’andamento del livello dei prezzi in Italia e nei paesi aderenti all’Unione economica e monetaria. Sono inoltre rilevate le attese sull’andamento del fatturato e dei prezzi praticati dalle imprese intervistate nonché le aspettative sulla congiuntura economica. Per consentire agli intervistati di formulare previsioni ancorate a dati reali, nel questionario sono segnalati esplicitamente i dati ufficiali sull’inflazione più aggiornati al momento dell’intervista. La documentazione dettagliata su risultati e metodi utilizzati nell’indagine è resa disponibile nei Supplementi al Bollettino statistico, Indagini campionarie (www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/indaspe).
Indagine sulle costruzioni e le opere pubbliche. Dal 2007, due volte l’anno, nel periodo febbraio-marzo e nel mese di settembre, la Banca d’Italia conduce un’indagine sulle imprese del settore delle costruzioni. Essa consente di seguire l’andamento della produzione in tale settore, anche in relazione alla realizzazione di opere pubbliche. Le interviste sono effettuate dalle Filiali della Banca d’Italia. Per assicurare una buona significatività dei risultati anche per i principali sottoaggregati dimensionali, si è avuto cura di effettuare un sovracampionamento degli strati a più elevata varianza formati dalle imprese di maggiori dimensioni. Il riporto all’universo dei dati campionari è ottenuto attribuendo a ciascuna impresa un coefficiente di ponderazione che tiene conto del rapporto tra numero di unità rilevate e numero di unità presenti nell’universo di riferimento a livello di classe dimensionale e di area geografica. Nella presentazione dei dati per area geografica, le imprese sono classificate in base alla sede amministrativa. I risultati delle due edizioni sono commentati nei Supplementi al Bollettino statistico, Indagini campionarie, dedicati rispettivamente alle indagini sulle imprese industriali e dei servizi, per l’edizione primaverile, e al Sondaggio congiunturale per l’edizione di settembre.
Indagine sulle imprese dei servizi. Dal 2003 (rilevazione sul 2002) la Banca d’Italia ha avviato un’indagine annuale sulle imprese dei servizi con 20 addetti e oltre. Sono escluse le imprese del settore del credito e assicurazioni per le quali sono disponibili informazioni dettagliate da altre fonti, nonché i servizi pubblici e gli altri servizi sociali e personali. L’indagine consente di acquisire informazioni sulle variabili di base del comportamento economico delle imprese (investimenti, fatturato, occupazione, orari e retribuzioni, indebitamento) e – mediante sezioni monografiche del questionario – su comportamenti specifici delle imprese dei servizi. L’indagine è modellata secondo le modalità metodologiche e organizzative di quella sulle imprese industriali (cfr. la sezione: Note metodologiche). I principali risultati vengono pubblicati nella Relazione annuale. La documentazione dettagliata su risultati e metodi utilizzati nell’indagine è resa disponibile nei Supplementi al Bollettino statistico, Indagini campionarie (www.bancaditalia.it).
Indagine sulle imprese industriali. Dal 1972 la Banca d’Italia conduce annualmente un’indagine sulle imprese industriali, con lo
scopo di disporre tempestivamente delle informazioni relative all’andamento dell’economia e di effettuare analisi econometriche sul comportamento delle imprese. La rilevazione consente di acquisire informazioni sulle decisioni di investimento, sulla struttura dell’occupazione, sugli orari di lavoro e sulle retribuzioni, sulle esportazioni, sull’indebitamento. Altri specifici comportamenti delle imprese vengono studiati attraverso la proposizione di sezioni monografiche del questionario che possono cambiare di anno in anno. I principali risultati vengono pubblicati nella Relazione annuale. La documentazione dettagliata su risultati e metodi utilizzati nell’indagine è resa disponibile nei Supplementi al Bollettino statistico, Indagini campionarie (www.bancaditalia.it).
Indagine trimestrale sul credito bancario. L’indagine, che ha preso il via nel gennaio del 2003, è condotta dalle banche centrali nazionali dei paesi che hanno adottato la moneta unica in collaborazione con la Banca centrale europea ed è rivolta alle principali banche dell’area (oltre 110). Per l’Italia partecipano le capogruppo di nove gruppi creditizi. L’indagine consente di evidenziare in maniera distinta per le famiglie e le imprese i fattori che influenzano sia l’offerta sia la domanda di credito. Gli intermediari partecipanti sono chiamati a esprimere valutazioni sugli andamenti del trimestre trascorso e sulle prospettive per quello successivo.
Indebitamento a lungo termine. Sono finanziamenti ottenuti da un'impresa che, come durata, possono oltrepassare i cinque anni, ma i cui pagamenti per interessi avvengono normalmente in modo periodico, lungo tutta la durata del prestito.
Indebitamento limite (Debt limit). Il massimo ammontare di indebitamento contraibile da un governo, fissato da specifiche leggi di spesa
Indebitamento netto (Net borrowed). Saldo dei conti economici relativi al settore delle Amministrazioni pubbliche (sono cioè escluse le operazioni finanziarie), calcolato con il criterio della competenza.
Indennità di disoccupazione (Unemployment benefits). Trasferimenti correnti a favore di disoccupati erogati dallo Stato o da enti di previdenza sociale.
Indexed currency option note. Vedi ICON
Indicatori di Borsa. Sono strumenti di lavoro per gli operatori di Borsa, frutto di studi di analisi finanziaria e aggiornati al fine di calcoli previsionali. Si distinguono in indicatori tecnici (analisi dei mercati) e fondamentali (analisi dei bilanci societari).
Indicatore anticipativo o anticipatore(Leading indicator). È l'indice statistico di un fenomeno economico che mostra un andamento che anticipa quello dell'attività economica aggregata. Per esempio il livello dei prezzi del mercato azionario, il quale grazie alle aspettative degli investitori ha la tendenza a crescere prima del Prodotto nazionale lordo. Il Commerce Department degli Stati Uniti fornisce mensilmente l'Index of leading indicators, un indice che riassume il livello di dodici grandezze economiche.
Indice. Per numero indice s’intende uno strumento statistico idoneo a studiare nel tempo l’andamento di un’entità variabile, come, per esempio, il prezzo di Borsa. L’indice può riferirsi a un solo titolo o a un paniere di titoli, dove essi sono rappresentati da una media ponderata in funzione della loro importanza. Gli indici iniziano la loro serie storica con un dato di base fatto uguale a 100, 1000 o 10000 e i dati successivi sono ricalcolati in modo proporzionale per indicarne le variazioni rispetto al dato di partenza.
Indice armonizzato dei prezzi al consumo. Indici dei prezzi al dettaglio calcolati per ciascun paese dell'area dell'euro dagli Istituti nazionali di statistica sulla base delle metodologie comuni indicate dall'Eurostat. I dati sono pubblicati per 63 classi di prodotto, 29 categorie e 12 capitoli di spesa.
Indice azionario. Rappresentazione numerica dei cambiamenti di valore di un predefinito portafoglio di titoli azionari. Per esempio, gli indici azionari delineano il comportamento dei titoli quotati in una determinata Borsa (per esempio il Mib per la Borsa italiana), oppure di titoli appartenenti a una definita categoria (per esempio l'indice Dow Jones imposto dai 30 maggiori titoli industriali quotati alla Borsa di New York). Gli indici possono anche essere realizzati considerando le diverse dimensioni delle società: in questo caso vengono definiti weighted, ponderati.
Indice benchmark. E' un indice che, per le sue caratteristiche di rappresentatività, viene considerato dagli intermediari come riferimento per capire se un titolo dalle caratteristiche analoghe ha registrato, in un dato periodo, migliori o peggiori performance rispetto al benchmark stesso (e quindi rispetto al mercato di riferimento).
Indice bond buyer. Indice, pubblicato regolarmente negli Stati Uniti, dei rendimenti offerti dai titoli emessi dalle autorità municipali, comprensivo di emissioni con differenti caratteristiche di valutazione (Rating).
Indice Dax 30. L'indice DAX30 è composto da 30 blue chip tedesche quotate alla Borsa di Francoforte, appartenenti al segmento Prime Standard, selezionate secondo criteri di liquidità e di capitalizzazione di mercato. L'indice si basa sui prezzi generati sul sistema elettronico di trading della Borsa di Francoforte XETRA e viene calcolato dalle 9.00 alle 17.30. L'indice DAX30 è un marchio registrato della Deutsche Börse.
Indice dei prezzi al consumo. In economia, l'indice dei prezzi al consumo (talvolta indicato anche come indice dei prezzi al dettaglio o CPI - Consumer Price Index) è, come tutti gli indici dei prezzi, una misura statistica formata dalla media dei prezzi ponderati per mezzo di uno specifico paniere di beni e servizi. Tale paniere ha come riferimento le abitudini di acquisto di un consumatore medio. L'indice dei prezzi al consumo maggiormente utilizzato è il numero indice che misura la variazione temporale della media ponderata dei prezzi che si formano nelle transazioni relative a beni e servizi di consumo scambiati tra gli operatori economici e i consumatori privati finali (sono dunque da escludere nella formazione dell'indice le transazioni a titolo gratuito, quelle intermedie e quelle che coinvolgono enti pubblici); tale tipo di indice misura, dunque, l'aumento del livello generale dei prezzi, cioè l'inflazione al consumo per il periodo considerato (la misura del costo della vita dello specifico periodo).
Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell'Unione Europea (IPCA). Questo indice è stato sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione che fosse comparabile a livello europeo; l'indice, riferito alla stessa popolazione e allo stesso territorio dell'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività, è però calcolato in relazione a un paniere di beni e servizi costruito tenendo conto sia delle particolarità di ogni paese sia di regole comuni per la ponderazione dei beni che compongono tale paniere (a esempio il paniere considerato esclude, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita); l'IPCA è stato assunto come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri dell'UE al fine dell'accesso all'Unione monetaria e della permanenza nella stessa dei paesi aderenti . Un'importante differenza fra NIC, FOI e IPCA riguarda il tipo prezzo considerato nell'effettuazione del calcolo dell'indice: mentre gli indici nazionali (NIC e FOI) considerano sempre il prezzo pieno di vendita, l'indice europeo (IPCA) fa invece riferimento al prezzo effettivamente pagato dal consumatore; così nel caso, a esempio, dei medicinali i primi considereranno il prezzo pieno delle confezioni mentre quest'ultimo utilizzerà, nel calcolo, la quota effettivamente a carico del consumatore (il ticket) così come, per gli altri beni e servizi, terrà conto di saldi e promozioni.
Indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI). E' un indice dei prezzi al consumo, calcolato dall'Istat a partire dal 1961, basato su un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi di una famiglia la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente (ad esclusione di quelli facenti parte del settore agricolo). È quindi più specifico dell'Indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), il cui paniere rappresenta i consumi di una famiglia italiana media (comprendendo, quindi, anche quelle la cui persona di riferimento sia ad esempio un libero professionista od un pensionato). È l'indice che viene utilizzato come base per l'adeguamento degli affitti o degli assegni di mantenimento (dovuti al coniuge separato).
Indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC). E' un indice dei prezzi al consumo, calcolato dall'Istat basandosi su un paniere di beni e servizi, che misura l'inflazione dell'intero sistema economico. Considera l'Italia come un'unica famiglia di consumatori con abitudini di spesa molto differenziate. Si differenzia dall'Indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati che invece si basa su un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi di una famiglia la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente. E' l'indice di riferimento utilizzato dagli organi di governo per la realizzazione delle politiche economiche.
Indice dei prezzi all'ingrosso (Wholesale price index). Indice statistico che rileva l'andamento dei prezzi all'ingrosso di un determinato paniere di beni.
Indice dei prezzi alla produzione. Detto anche wholesale price index, è l'indice dei prezzi all'ingrosso, in grado di misurare le variazioni di prezzo nel corso del tempo, in un paniere di beni che vengono utilizzati solitamente nei processi produttivi.
Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali. Indice dei prezzi, rilevati dall.Istat, che si formano nelle transazioni relative a merci vendute dai produttori industriali sul mercato interno. I dati sono pubblicati per 159 gruppi, 28 divisioni e 16 settori. I prodotti sono classificati anche in relazione alla destinazione finale, per la quale i dati pubblicati si distinguono tra beni di consumo, beni di investimento e intermedi.
Indice dei prezzi di Paasche. Numero indice utilizzato per misurare la variazione media dei prezzi di un paniere di beni in un determinato arco di tempo.
Indice di liquidità (Liquidity ratio). Rapporto fra attività disponibili e passività a breve. Esprime la capacità di un'azienda a far fronte tempestivamente ed economicamente ai propri impegni monetari.
Indice di mercato. Indice statistico in grado di rappresentare l'andamento di un mercato rispetto a un periodo scelto come riferimento. tra i più utilizzati nel mercato borsistico americano: il Dow Jones e lo Standard and Poor's100 o 500.
Indice di mercato a capitalizzazione. Indice statistico rappresentativo dell'andamento di un mercato azionario, dove le varazioni di prezzo di ogni titolo concorrono alla definizione e al calcolo dell'indice finale, proporzionalmente alla capitalizzazione di mercato del titolo in oggetto. È evidente che i titoli delle imprese dimensionalmente più importanti, influiscono in misura maggiore sull'andamento dell'indice.
Indice di remunerazione dei depositi bancari. Tasso d'interesse medio che un gruppo sufficientemente esteso di istituti di credito applica nei confronti dei depositi dei propri clienti. Il Bank Rate Monitor Index viene periodicamente pubblicato sui maggiori quotidiani finanziari americani.
Indice di Sharpe. Misura l'affidabilità di un investimento finanziario in termini del maggiore rendimento coniugato con il minore rischio. Il metodo confronta l'investimento analizzato con quello tradizionale a rischio minimo (Bot). Più l'indice di Sharpe è elevato, maggiore è il "valore aggiunto" del gestore finanziario.
Indice di solidità di una banca. Dalla lettura dei bilanci in primo luogo va monitorato il rapporto Mezzi propri/ Totale attivo, rapporto che misura il livello di copertura (determinato dai mezzi propri) del proprio attivo patrimoniale che comprende gli impieghi alla clientela e le altre attività finanziarie e quelle immobilizzate.
Indice di Sortino. Indice che misura il rapporto esistente tra il rendimento ottenuto in eccesso a quello atteso rispetto alla probabilità statistica di perdita.
Indice Down Jones. È il più noto indice di Borsa, relativo al New York stock exchange, ed è costituito dai titoli delle 30 maggiori società industriali quotate a Wall Street.
Indice EUROSTOXX 50. E' un indice azionario costituito da 50 blue chip dei Paesi dell'area Euro, ponderate per la capitalizzazione di mercato delle società ed è considerato rappresentativo del mercato azionario dell'area Euro nel suo complesso. Nell'indice entrano le società a più larga capitalizzazione di ognuno dei 18 settori STOXX. La composizione dell'indice è rivista annualmente ed i pesi delle singole azioni trimestralmente, ma possono essere rettificati anche in occasione di operazioni straordinarie sul capitale o altri eventi eccezionali che coinvolgono le società emittenti. L'indice EUROSTOXX50 è un marchio registrato di Stoxx Ltd.
Indice Nasdaq 100. E' composto dalle 100 maggiori società americane e internazionali non-financial quotate sul Nasdaq Stock Market (l'indice quindi esclude le azioni del settore finanziario). Le azioni del NASDAQ100 devono avere una capitalizzazione di mercato minima di USD 500 milioni e un volume di scambio medio giornaliero di almeno 100.000 azioni. L'indice riflette l'andamento delle maggiori società del Nasdaq dei principali settori produttivi, inclusi computer hardware e software, telecommunications, biotechnology. NASDAQ-100 Index® è un marchio registrato The Nasdaq Stock Market, Inc.
Indice Nikkei. È l'indice statistico dei 225 titoli più importanti quotati alla Borsa di Tokyo e descrive l'andamento della Borsa nipponica.
Indice ponderato. È un indice statistico utilizzato generalmente per descrivere gli andamenti dei mercati azionari, dove i titoli che rientrano nella composizione dell'indice danno origine a variazioni nello stesso in proporzione al loro prezzo. In questo caso i titoli con i prezzi più alti saranno proporzionalmente più influenti nella determinazione dei movimenti dell'indice.
Indice SandP. Indice statistico che delinea l'andamento di un paniere di titoli quotati presso le Borse degli Stati Uniti. Tra i più conosciuti ci sono lo S and P 100, lo S and P 500 e lo S and P mid-cap che è composto dai titoli delle imprese di media capitalizzazione.
Indice SandP / Mib. E' l'indice azionario rappresentativo del mercato italiano. La composizione dell'indice è determinata sulla base di tre criteri: flottante, liquidità e rappresentazione dei principali settori del mercato, secondo la classificazione GICS (Global Industry Classification Standard). SandP/MIB copre l'80% dell'universo azionario del mercato italiano e non ha un numero fisso di componenti. I singoli titoli possono essere rimossi dall'indice in seguito a revoca, fusione, acquisizione o ristrutturazione della società emittente, oppure quando non sono rispettati i criteri di inclusione nell'indice. L'indice SandP/MIB è sviluppato, calcolato, gestito e distribuito da Standard and Poor's Inc., New York, USA.
Indice sottostante. Indice utilizzato in qualità di strumento sottostante per un contratto derivato, per esempio un indice di mercato azionario sottostante a contratti future e option. Si assegna un valore convenzionale per ogni unità di indice in base al quale viene calcolato il pagamento finale poichè non è possibile consegnare materialmente i titoli.
Indice total return. Indice di Borsa specializzato; oltre al prezzo dei titoli azionari tiene conto anche dei dividendi pagati.
Indici armonizzati dei prezzi al consumo. Indici dei prezzi al dettaglio calcolati per ciascun paese dell’area dell’euro dagli Istituti nazionali di statistica sulla base delle metodologie comuni indicate dall’Eurostat. I dati sono pubblicati per 63 classi di prodotto, 29 categorie e 12 capitoli di spesa.
Indici della redditività operativa e netta. Gli indici della redditività aziendale sono quelli più usati per valutare la capacità dell'impresa a remunerare in modo soddisfacente il capitale investito. Il totale delle attività impiegate in un'impresa crea la necessità di raccogliere sul mercato finanziario un'equivalente quantità di fondi, pagati ad un costo pari al tasso di interesse di mercato. Il pagamento può essere effettuato solo con il surplus derivante dall'efficiente utilizzo delle attività stesse. È proprio rapportando questo surplus al valore delle attività che si ottiene la misura della redditività degli investimenti. Se la redditività degli investimenti è maggiore o uguale al costo dei fondi, l'impresa è vitale, viceversa non è destinata a sopravvivere. Non sembra ovvio osservare che la redditività può essere vista dai punti di vista della remunerazione del patrimonio netto o di quella del patrimonio netto più i debiti a titolo oneroso. Per i soci investitori l'indice della redditività del capitale investito è rappresentato dal Roe (Return on equity), espresso dalla formula

Roe % =        Utile netto
                  Patrimonio netto medio

ove il patrimonio netto  è calcolato come media dei valori di inizio e di fine esercizio. Peraltro, al fine di individuare, sia le cause che hanno determinato il risultato dell'esercizio, che le eventuali politiche di gestione che potrebbero migliorare la redditività, si deve fare riferimento alla redditività complessiva del patrimonio netto e del capitale di terzi (debiti a titolo oneroso), al fine di valutare la capacità dell'impresa di remunerare in modo soddisfacente tutto il capitale investito. Questa informazione è ottenuta grazie al Roi (Return on investment), espresso dalla formula

Roi %  =      Reddito operativo
             Capitale investito netto medio

Il reddito operativo o utile operativo o margine operativo netto o EBIT (Earnings before interests and taxes), come risulta dal conto economico riclassificato a "ricavi e costi del venduto" (vedi) rappresenta il risultato della gestione operativa ottenuto attraverso l'impiego delle risorse aziendali. Il denominatore è rappresentato dalla media del capitale investito netto (Cin) tra inizio e fine esercizio, come risulta dallo stato patrimoniale riclassificato a "capitale investito netto" . Al fine di ricavare un indice che esprima la redditività netta del capitale investito, è necessario che il numeratore rappresenti il reddito operativo al netto dell'imposizione fiscale. Per un approfondimento dell'analisi del Roi è possibile riformulare l'indice con la seguente formula

Roi %  =             Mol - Quota ammortamento
              Capitale investito medio lordo - Fondi ammortamenti

in tal caso il Roi dipende dalla dinamica del margine operativo lordo, dalle politiche di investimento e dalle correlate politiche di ammortamento. Si può notare, a esempio, che un ristagno degli investimenti può determinare valori del Roi artificiosamente elevati, a maggior ragione se abbinati ad una politica di ammortamenti accelerati. Se le immobilizzazioni sono contabilizzate a costi storici e non si tiene conto dell'inflazione il reddito operativo viene sovrastimato e il valore del capitale investito sottostimato con duplice effetto di gonfiamento del Roi. Il Roi va, pertanto, valutato con cautela nei periodi di inflazione e di scarsi investimenti. Le distorsioni si assottigliano se il capitale investito è costituito prevalentemente da attività correnti che seguono la dinamica dell'inflazione o se l'impresa fa ricorso ad adeguate rivalutazioni delle immobilizzazioni. Dopo queste necessarie osservazioni si può pervenire ad un indicatore più significativo

       Roi %  =         Margine operativo lordo                   
                          Capitale investito medio lordo

tale rapporto non risente della politica degli ammortamenti e offre valori stabili in presenza di tassi elevati di sviluppo degli investimenti. Il Roi può essere anche espresso mediante la formula di Du Pont, come prodotto tra l'indice di redditività delle vendite e l'indice di rotazione del capitale investito

Roi = RO  x  F    RO
           F        Cin     Cin

RO = Reddito operativo
F = Fatturato
Cin = Capitale investito netto medio.

Un altro indice della redditività è il valore del costo medio del denaro a prestito o ROD (Return on debts), espresso dal rapporto:

Oneri finanziari
Passività correnti medie + Passività fisse medie

Il margine operativo lordo, cioè il valore che si ottiene sottraendo dal fatturato i costi operativi (esclusi ammortamenti e accantonamenti), consente di collegare l'aspetto economico con quello finanziario della gestione. Di norma il MOL è rapportato alle vendite e si ottiene il margine operativo sulle vendite, che consente confronti con aziende omogenee.

MOL
Vendite

Un altro indice di redditività delle vendite è il ROS (Return on sales), espresso da:

Reddito operativo
Vendite

Un altro indice di redditività molto importante è l'incidenza degli oneri finanziari sul fatturato:

Oneri finanziari
Fatturato

la sua importanza deriva dal consentire di evidenziare quanta parte dei ricavi delle vendite è assorbita dagli oneri finanziari; si ritiene che non debbano essere superati valori tra il 6% e l'8%.

Indici della solidità patrimoniale finanziaria. Questi indici forniscono informazioni sull'equilibrio della struttura patrimoniale e finanziaria dell'impresa. Una condizione necessaria perché si realizzi questo equilibrio è quella secondo la quale le immobilizzazioni siano uguali o minori del capitale permanente; il capitale permanente è desumibile dallo stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio della liquidità - esigibilità (vedi) e rappresenta la somma del patrimonio netto e delle passività di medio - lungo termine (passività consolidate). Il rapporto di copertura delle immobilizzazioni è dato quindi dalla seguente formula

Immobilizzazioni
Patrimonio netto + Passività fisse

La dottrina stabilisce che la struttura patrimoniale finanziaria dell'impresa è soddisfatta quando il rapporto di copertura è uguale a 1. Questa condizione impone che le risorse finanziarie portate dagli azionisti e dai debiti di medio - lungo periodo finanzino esattamente tutte le immobilizzazioni. La condizione ottimale sarebbe, peraltro, assicurata da un rapporto inferiore a 1; in tal caso, infatti, una parte del capitale circolante, a esempio una quota di magazzino, costituito da scorte che assicurano la continuità operativa, troverebbe la copertura finanziaria attraverso parte delle fonti consolidate. Soddisfatto questo requisito si otterrebbe la condizione ottimale secondo la quale le passività a breve finanziano esclusivamente la parte del capitale circolante con effettiva liquidità. Il rapporto di copertura delle immobilizzazioni va quindi analizzato con estrema cautela tenendo conto, in particolare, di quelle voci del capitale circolante che non hanno concluso il ciclo economico (materie prime, semilavorati, prodotti non ancora venduti). È anche interessante valutare il grado di copertura delle immobilizzazioni con capitale proprio, espresso dal rapporto

Immobilizzazioni
Capitale proprio

Un altro importante indice della solidità patrimoniale finanziaria è il rapporto di indebitamento (gearing), che mette in evidenza la proporzione tra mezzi propri e capitale di terzi a titolo oneroso e, quindi, il grado di indipendenza da terzi; l'indice è espresso dalla formula

Passività correnti + Passività fisse
Patrimonio netto

Il numeratore è dato dai debiti a titolo oneroso di breve, medio e lungo periodo ed è calcolato come sommatoria media dei valori di inizio e di fine esercizio. Il denominatore è dato dalla media dei valori di inizio e di fine esercizio del patrimonio netto.
Il rapporto di indebitamento esprime la capacità dell'impresa ad operare in condizioni di indipendenza finanziaria; quanto più basso è questo indice tanto maggiore è la libertà dell'impresa nelle proprie scelte rispetto ai vincoli che deriverebbero da un forte utilizzo di mezzi finanziari conferiti a credito e altrettanto maggiore è la capacità di remunerare il capitale investito. Ulteriori informazioni sulla struttura finanziaria dell'impresa possono essere fornite dal grado di rigidità dei finanziamenti di terzi e cioè dal seguente rapporto

Debiti a breve
Debiti a medio lungo

Quest'indice va letto in stretta relazione con la composizione dell'attivo patrimoniale al fine di individuare eventuali squilibri finanziari e apportare azioni di ristrutturazione del debito che consentano di ridurre gli oneri finanziari. Per valutare, infine, i rischi legati alle passività finanziarie un ulteriore approfondimento può essere condotto dall'analisi del rapporto di copertura finanziaria, calcolato tramite la seguente formula

Margine operativo lordo
Oneri finanziari + Rate dei debiti in scadenza

che esprime la capacità dell'impresa a remunerare il capitale di terzi nel medio periodo sotto forma di oneri finanziari e rate di ebiti in scadenza.
Indici di bilancio. Gli indici di bilancio o ratios, che si ricavano dal rapporto tra poste dello stato patrimoniale e/o del conto economico, sono indicatori che consentono di ricavare alcune informazioni specifiche e il loro utilizzo può avere finalità diverse.
• Un'analisi della situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell'impresa.
• Un controllo dettagliato tra previsioni di bilancio e consuntivi e individuazione delle cause degli scarti.
• Una verifica sintetica del bilancio da parte di osservatori esterni all'impresa.
• L'opportunità per l'imprenditore di poter osservare l'andamento della propria impresa al di là dei semplici valori contabili.
La media e grande impresa monitora con frequenza almeno semestrale l'andamento di alcuni indici finanziari per un early warning di potenziali situazioni di crisi. La piccola impresa dovrebbe analizzare, alla chiusura di ciascun bilancio, i propri ratios al fine di ricavare informazioni utili su come e cosa migliorare della propria gestione. Gli indici più comuni sono: Di liquidità. Di durata. Della solidità patrimoniale finanziaria. Della redditività operativa netta. Di rinnovamento. Di efficienza.
Indici di durata. Questi indici forniscono indicazioni sul grado di liquidità - esigibilità delle attività e delle passività correnti più significative, e, quindi, sulla gestione dei flussi di capitale circolante netto. Opportunamente integrati con gli indici di liquidità consentono di approfondire la valutazione sulla liquidità dell'impresa. Si distinguono in:

Giorni creditori o turnover dei crediti, sono il numero di giorni medio necessario per incassare i crediti commerciali. L'indice si può ricavare dal rapporto tra la semisomma dei crediti commerciali di inizio e fine esercizio, al netto dell'Iva, e il fatturato giornaliero.

Giorni creditori  = Media dei crediti commerciali : 1,2
                          Fatturato annuo : 365

Giorni debitori o turnover dei debiti, sono il numero di giorni medio del credito ottenuto dai fornitori. L'indice si può ricavare dal rapporto tra la semisomma dei debiti nei riguardi dei fornitori di inizio e fine esercizio, al netto dell'Iva, e il valore giornaliero degli acquisti.

Giorni debitori =    Media dei debiti verso fornitori : 1,2
                         Acquisti : 365

Giova segnalare che dal punto di vista teorico l'impresa dovrebbe operare per minimizzare la durata media dei crediti commerciali ed allungare la durata media dei debiti commerciali; questa politica non deve però cozzare contro una corretta gestione dell'impresa che deve tenere conto della soddisfazione dei clienti e della tendenza a fare del fornitore un partner nell'ambito del sistema degli stakeholder.

Giorni magazzino o turnover del magazzino esprime la giacenza media delle scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti. L'indice si può ricavare dal rapporto tra la semisomma delle rimanenze di magazzino di inizio e fine esercizio e il costo giornaliero dei prodotti venduti nell'esercizio.

Valore medio del magazzino tra inizio e fine esercizio
Costo industriale del venduto : 365

Il costo industriale del venduto è desumibile dal conto economico riclassificato a "ricavi netti e costo del venduto". Come è già stato detto,  un'adeguata gestione del magazzino ha come obiettivo quello di mantenere le scorte ad un livello minimo ottimale in modo da garantire la continuità operativa e, contestualmente, da minimizzare i costi finanziari.

I quozienti di durata trovano una perfetta sintesi nella durata media del ciclo di capitale circolante netto o giorni di capitale circolante nettocalcolati nel seguente modo:


Giorni di capitale circolante netto = Giorni creditori + Giorni magazzino - Giorni debitori

A parità di condizioni, più breve è la durata media del ciclo di capitale circolante netto,migliore risulta la liquidità dell'impresa, o meglio, a parità di fatturato, più breve è la durata media del ciclo di capitale circolante netto,minore risulta l'immobilizzo finanziario.

Alcuni analisti prendono in considerazione anche il turnover del capitale circolante lordo, espresso dal rapporto:

Vendite
Capitale circolante lordo medio

e i giorni attività totali o turnover delle attività totali, espresso dal rapporto:

Vendite
Totale attività medie

Indice di copertura degli interessi. E' il solo indice di liquidità che utilizza valori prelevati esclusivamente dal conto economico. L'ammontare degli interessi passivi, diviso per il reddito operativo o EBIT fornisce la misura della copertura espressa in numero di volte.

Copertura interessi  = Ammontare degli interessi passivi
                                Reddito operativo

È interessante considerare la differenza tra questo indice e i precedenti: Gli interessi passivi, nel conto economico, sono dovuti a:

  1. totale dei debiti,
  2. tasso di intesse reale.

 Mentre gli indici derivanti dallo stato patrimoniale considerano solo l'indebitamento totale, questo ratio tiene conto di due fattori che gli altri non prendono in esame:

  1. la capacità di produrre reddito dell'azienda,
  2. il tasso medio di interesse.

Un'impresa ad alta redditività può avere una capacità di copertura degli interessi molto adeguata, anche se lo stato patrimoniale mostra un elevato grado di indebitamento. È ovvio che variazioni dei tassi di interesse hanno un forte impatto su questo indice.
Anche per esso vale la considerazione della variabilità dei valori ottimali tra azienda e azienda; gli analisti considerano 6 un valor medio prudenziale di copertura degli oneri finanziari con il reddito operativo.
Indici di efficienza (bilancio). L'efficienza consiste nell'impiego razionale delle risorse; normalmente gli indici di efficienza sono rappresentati dal rapporto tra un output e un input. Essi sono, ad esempio:

Il fatturato pro capite

Vendite
Numero medio di dipendenti

Il rendimento dei dipendenti

Vendite
Costo del personale

Il rendimento delle materie

Vendite
Costo delle materie


Indici di liquidità (bilancio). Gli indici della liquidità esprimono la maggiore o minore attitudine dell'impresa a operare in condizioni di adeguata capacità nel far fronte alle passività correnti attraverso i mezzi liquidi provenienti dal realizzo di attività correnti. Infatti, come primo approccio all'analisi della liquidità di un'impresa, ci si deve concentrare sul breve termine. Si dovrà "misurare", pertanto, la capacità dell'impresa di procurarsi il denaro necessario per fronteggiare le passività a breve termine, secondo la loro scadenza. Le passività a breve termine costituiscono una parte importante dei debiti complessivi dell'impresa, esse, infatti, devono essere pagate entro un periodo di tempo relativamente breve e, generalmente, sono superiori alla liquidità immediata dell'impresa: la domanda é «Dove si trova il denaro per pagarle?». Il denaro è in continuo movimento all'interno dell'azienda; esso affluisce prevalentemente dai crediti verso i clienti, crediti che, a loro volta, provengono dalle scorte di prodotti finiti, che sono stati venduti. Questi derivano dai prodotti in corso di lavorazione e così via. Queste operazioni generano le attività correnti. Allo stesso tempo, le merci sono state acquistate a credito e sono stati contratti debiti a breve termine. Le passività e le attività a breve termine sono in costante evoluzione e i principali indicatori della liquidità a breve termine si concentrano proprio sulle relazioni tra i valori delle attività e delle passività correnti; tali indicatori possono essere considerati il lubrificante che mantiene in perfetta efficienza il motore dell'impresa. Gli indicatori più significativi sono:

  1. il current ratio,
  2. il quick ratio,
  3. il rapporto tra capitale circolante e vendite,
  4. l'indice di copertura degli interessi

Indici di rinnovamwento. Il rinnovamento è inteso come la capacità dell'impresa di produrre mezzi finanziari con la gestione per poter sviluppare gli investimenti senza dover dipendere da fonti esterne. Il rinnovamento corrisponde quindi alla capacità di autofinanziamento dell'impresa. Per descrivere questa attitudine dell'impresa possono essere analizzati diversi indici.
Il rapporto fra ammortamento e la media delle attività fisse

Ammortamento
Media delle attività fisse

segnala la velocità di trasformazione indiretta degli investimenti in denaro.

Il tasso di rinnovamento espresso dal rapporto

Nuove immobilizzazioni
Media delle attività fisse

indica la velocità con la quale l'impresa procede al rinnovamento delle immobilizzazioni tecniche.

L'autofinanziamento non è un rapporto ma un valore numerico rappresentato da: utile + ammortamenti.

Si ha quindi l'indice del concorso dell'autofinanziamento ai nuovi investimenti

Autofinanziamento
Nuove immobilizzazioni

Maggiore è il concorso dell'autofinanziamento ai nuovi investimenti, minori sono i problemi finanziari dell'impresa; infatti, un'impresa che è in grado di procurarsi al proprio interno le risorse finanziarie per i nuovi investimenti non avrà problemi di liquidità.
Indici Fideuram. Gli Indici Fideuram dei Fondi Comuni sono stati istituiti nel dicembre 1983 in concomitanza con l'esordio sul mercato finanziario italiano dei fondi comuni di investimento mobiliare. Il calcolo viene effettuato giornalmente prendendo a riferimento il sistema di classificazione dei fondi adottato dall'Associazione di categoria Assogestioni (le categorie dei fondi sono pubblicate su .Il Sole 24 Ore.). Esistono infatti indici Fideuram per ciascuna delle categorie di fondi riconosciute, a cui si aggiunge l'indice generale che comprende tutte le categorie dei fondi di diritto italiano. Il calcolo degli Indici Banca Fideuram dei Fondi Comuni di Investimento comprende tutti i fondi italiani in attività alla fine di ogni trimestre solare (31 marzo, 30 giugno ecc.). Gli indici sono calcolati come media ponderata delle quotazioni giornaliere dei fondi rientranti in una data categoria o sottocategoria rapportate alla quotazione base. La ponderazione resta quindi invariata per un trimestre, prendendo a riferimento i patrimoni dei fondi valorizzati alla fine del trimestre solare precedente. I fondi di nuova emissione entrano a far parte del calcolo dal trimestre solare successivo a quello della data di emissione sul mercato. Indice Generale Banca Fideuram Viene calcolato come media ponderata degli indici di categoria (azionario, bilanciato, obbligazionario, flessibile, liquidità).
Indici finanziari (Financial ratios). Rapporti aritmetici fra varie pote o aggregati di bilancio, con lo scopo di porre in evidenza le relazioni esistenti tra le stesse.
Indicizzato. Strumento finanziario il cui tasso d'interesse è direttamente legato a un altro parametro, come per esempio i titoli di Stato a breve termine, e che risulta evidentemente più apprezzabile nei periodi di rialzo dei rendimenti di mercato. In Italia l'esempio più classico è costituito dai Cct, indicizzati ai Bot.
Indicizzazione del salario. Metodo di calcolo della retribuzione in relazione all'andamento di un parametro di riferimento. In Italia è la "scala mobile", e indicizza i salari al fenomeno dell'inflazione.
Industria 4.0. Vedi articolo.
Inelegibilità degli amministratori. Limitazione imposta dalla legge nella scelta dell'organo amministrativo. Non possono infatti essere nominati amministratori di società, e qualora nominati decadono dal loro ufficio, i seguenti soggetti: l'interdetto, l'inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato a una pena che importa l'interdizione, anche se temporanea, dai pubblici uffici, o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi.
In essere (outstanding). Riferendosi al bilancio di un'impresa, l'outstanding è il capitale azionario diviso in titoli, o l'ammontare dei crediti residui che vanno ancora incassati, o i debiti che devono essere ancora rimborsati.
Inerenza (Principio di). In genere, principio che subordina la dedubilità dei costi e delle spese al fatto che gli stessi siano riferiti ad attività o beni da cui derivano ricavi o proventi imponibili. In tal modo la normativa fiscale evita la possibilità di dedurre costi estranei all'esercizio dell'attività.
Inflazione. Il termine inflazione, dal latino inflatio-onis, gonfiore, indica una crescita nell'utilizzo di un determinato oggetto o comportamento, precedentemente di uso sporadico. L'uso più comune è quello utilizzato in economia, dove indica un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi nel tempo.Vi sono diverse possibili cause dell'inflazione. L'aumento dell'offerta di moneta superiore alla domanda, stimolando la domanda di beni e servizi e gli investimenti, è unanimemente considerata dagli economisti una causa dell'aumento dei prezzi nel lungo periodo. Altre cause sono l'aumento dei prezzi dei beni importati, l'aumento del costo dei fattori produttivi e dei beni intermedi, in seguito all'aumento della domanda o per altre ragioni. Nell'ambito dell'aumento del costo dei fattori produttivi, è significativo il ruolo svolto dall'aumento del costo del lavoro. Il costo del lavoro aumenta sotto la spinta della domanda, ma anche in seguito alle rivendicazioni salariali, a meccanismi automatici o semiautomatici di adeguamento di salari e stipendi a precedenti aumenti dei prezzi e al rinnovo dei contratti di lavoro. L'aumento del livello generale dei prezzi determina una perdita di potere d'acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si può cioè acquistare una minore quantità di beni e servizi. A titolo esemplificativo, 1 Lira italiana del 1861 (la lira coniata al momento della proclamazione del Regno d'Italia) equivale ad oltre 6.000 lire del 1999 e ad oltre 3 euro del 2006. Tuttavia bisogna riconoscere che il fenomeno dell'inflazione permette al sistema di raggiungere alcuni obiettivi importanti ai fini dell'equilibrio economico.
Generalmente infatti, questo processo risulta vantaggioso per i soggetti in posizione debitoria, ed in particolare per le imprese (che frequentemente attingono capitali per finanziamenti) e anche per lo Stato, che trae beneficio poiché lo stesso denaro avuto in prestito in precedenza, al momento di effettuare la restituzione ha un valore reale minore. Indicando con p(t) il livello generale dei prezzi, l'inflazione è la sua derivata prima rispetto al tempo, ovvero la velocità con cui il livello medio dei prezzi cresce:

\ \pi = \frac{d \ p(t)}{d \ t}

La derivata può essere positiva, negativa, raramente nulla. L'opposto dell'inflazione, cioè la diminuzione continuativa del livello generale dei prezzi, prende il nome di deflazione. L'incremento del livello generale dei prezzi espresso in termini percentuali è il tasso d'inflazione.
Inflazione core. Inflazione al netto dei cambiamenti nei prezzi di cibo ed energia; in Europa l'inflazione core esclude anche i movimenti delle bevande alcoliche e del tabacco. La Federal Reserve Statunitense (FED) ritiene l'inflazione core utile nel determinare le politiche da seguire poiché elimina i movimenti spesso violenti di breve termine nell'indice dei prezzi al consumo rendendo più semplice individuare i trend di più lungo periodo. Al contrario, la Banca Centrale Europea (BCE) preferisce l'inflazione complessiva principalmente poiché gli agenti dell’economia creano aspettative inflazionistiche basate su cosa succede nei prezzi nel loro complesso e non ad alcuni settori definiti arbitrariamente.
Influenza rilevante. Influenza esercitata da un'impresa che possiede il 20% delle azioni di un'altra.
Information ratio. L´information ratio consente di valutare la capacità del gestore di sovraperformare il benchmark, in relazione al rischio assunto. E´ calcolato rapportando il differenziale di rendimento tra fondo e indice di riferimento, alla Tracking Error Volatility, che indica la volatilità dei rendimenti differenziali di un fondo rispetto ad un indice di riferimento.
Infrastrutture Spa. Istituita con DL 15.4.2002, n. 63, convertito nella L. 15.6.2002, n. 112, mira ad accrescere il coinvolgimento dei privati nella realizzazione delle opere pubbliche. La società raccoglie sul mercato i fondi necessari: per tali finanziamenti può essere disposta, con decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze, la garanzia dello Stato. Il 1° gennaio 2006 è stata incorporata nella Cassa depositi e prestiti spa.
Insider. Colui che grazie al proprio ruolo professionale o in qualità di azionista ottiene importanti informazioni relative a un titolo obbligazionario o azionario e le sfrutta per il proprio tornaconto (vedi insider trading).
Insider trading. Definisce una legge del 1991 che punisce coloro che, lavorando all’interno delle società quotate, utilizzano in Borsa per il proprio personale profitto informazioni riservate che riguardano operazioni finanziarie o di politica societaria.
Insinuazione al passivo. Nel fallimento, la domanda presentata dai creditori del fallito al fine di essere ammessi al passivo; in tal modo infatti avviene il riconoscimento del loro credito. In tale domanda, che va presentata sotto forma di ricorso, occorre indicare il nome ed il cognome del creditore, l'ammontare delle somme da ricevere e le eventuali garanzie; alla domanda stessa occorre altresì allegare i documenti giustificativi del credito (a esempio, fatture, scritture contabili, ecc.).
Insolvenza. Nel fallimento, lo stato d'insolvenza si manifesta quando, a seguito di inadempimenti o altri fatti esteriori (a esempio, chiusura dei locali, o fuga dell'impreditore), si dimostra che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Integrazione. Situazione in cui si accentra in alcune delle più importanti piazze finanziarie la maggior parte del lavoro internazionale fino a far coincidere il mercato internazionale con l'attività di quelle piazze, creando un unico mercato internazionale.
Integrazione verticale. Concentrazione, all'interno di un'impresa o di un gruppo societario, di una pluralità di fasi di lavorazione dello stesso prodotto, volta a realizzare una più razionale e conveniente organizzazione del ciclo produttivo.
Intelligent investor. The Intelligent Investor ("l'investitore intelligente") è un saggio di tecnica degli investimenti finanziari di Benjamin Graham. Nell'ambito delle teorie sull'investimento azionario e obbligazionario, uno dei libri classici della scuola di pensiero conosciuta come Value Investing, scuola nata agli inizi degli anni '30 attorno alla figura di Benjamin Graham, professore di finanza alla Columbia University di New York. Dello stesso autore il testo altrettanto famoso Security Analysis pubblicato nel 1934. Tra le idee centrali del libro, c'è la metafora di "Mr. Market" per spiegare l'atteggiamento dell'Investitore Value rispetto alle oscillazioni dei mercati. Metafora che era già stata anticipata da John Pierpont Morgan, il banchiere angloamericano che tra fine Ottocento e primi del Novecento giunse a controllare un terzo del sistema ferroviario americano: “I mercati finanziari oscillano, è nella loro natura. Apprendere il giusto atteggiamento verso le oscillazioni dei mercati è un passaggio fondamentale nella formazione di qualunque investitore di successo, professionale o meno che sia” Questo atteggiamento è ben descritto dal padre della security analysis, Benjamin Graham, nella sua metafora di Mr. Market (The Intelligent Investor, 1949). Immaginate, dice Graham, di possedere una piccola quota di 10 mila dollari in una qualsiasi impresa di vostra conoscenza. Uno degli altri soci della società, che chiameremo Mr. Market, è una persona veramente molto, molto gentile. Ogni giorno alle cinque vi telefona per dirvi quanto pensa che valga la vostra quota e chiude la telefonata offrendosi di rilevarla o di vendervi delle altre quote sulla base del valore che vi ha indicato. Talvolta la sua idea del valore della vostra quota vi sembra plausibile e giustificata dall'andamento dell'attività della società e dalle sue prospettive future. Altre volte invece Mr. Market si lascia prendere dal proprio entusiasmo, o dal proprio pessimismo, e il prezzo che vi propone vi sembra insensato. Da prudenti investitori e sensibili uomini d'affari che siete, lascereste che la telefonata quotidiana di Mr. Market influenzi l'idea che avete sul valore della vostra quota della società? Probabilmente solo nel caso in cui vi trovaste d'accordo con la sua valutazione, o in quello in cui foste intenzionati a incrementare o liquidare la vostra quota. Sareste felici di vendere qualora vi proponesse un prezzo ridicolmente alto, e ugualmente felici di acquistare da lui quando vi proponesse un prezzo consistentemente basso. Per il resto del tempo sareste così saggi da formarvi da voi la vostra idea del valore della vostra quota sulla base dell'andamento della società e della sua posizione finanziaria. Il vero investitore si trova nella stessa posizione quando possiede i titoli di una società quotata. Può trarre vantaggio dalla quotazione del giorno del suo titolo o non prestarci affatto attenzione in base a quanto gli suggerisce il suo giudizio e i suoi obiettivi. Non ha molto senso che egli consideri l'eventuale discesa del prezzo del suo titolo come segnale per venderne le azioni, quanto piuttosto come un'opportunità per comprare ancora o vendere nel caso il prezzo invece salga spropositatamente. L'investitore intelligente, piuttosto che prestare attenzione all'umore del mercato, si concentra sul raggiungere una propria valutazione del valore della società di cui possiede i titoli e, pro quota, del valore di una singola azione. Solo a quel punto, presta attenzione alla telefonata di Mr. Market ed è capace di decidere se il prezzo che gli viene proposto è un affare o una assurdità. Invece di interrogarsi sulla direzione che prenderanno i mercati nei prossimi mesi, se sia da aspettarsi un rally toro o uno scivolone orso, l'investitore impegnato a conoscere il valore intrinseco di tutto quello che compera si chiederà se ci siano veri affari in questo momento e se ci siano occasioni per sfruttare l'instabilità emotiva di Mr. Market e la sua sovente frettolosità di giudizio. E, nei momenti in cui grossi affari non sembrano essercene, si concentrerà su quei pochi che ci sono senza preoccuparsi di tenere anche una parte consistente del suo patrimonio in liquidità. Con la consapevolezza che anche dalla miglior impresa del mondo è impossibile trarre un profitto se la si acquista a un prezzo troppo alto. L'approccio di Graham, assolutamente razionale e logico, sicuramente, risulta estraneo rispetto all’approccio della maggioranza degli investitori, però le performance registrate dalla sua gestione (e soprattutto da quella del suo discepolo Buffett) sono state straordinariamente superiori a quelle dell’indice Standard & Poor 500, non solo nell’entità, ma anche per la costanza nel tempo. Nel libro “The Intelligent Investor”, Graham enuncia le 7 regole base dalle quali non discostarsi mai nella scelta dei titoli azionari.

1. Adeguata dimensione dell’azienda

Fatturato non inferiore ai 100 milioni di dollari per le aziende industriali e non meno di 50 milioni per le utility (il contesto è la borsa Americana dei primi anni ’70). L’idea di base è quella di escludere le piccole aziende, perché potrebbero essere soggette a vicissitudini in maniera superiore alla media. Per cui non c’è motivo di inserire nel portafoglio dell’investitore difensivo tale tipologia di aziende.

2. Situazione finanziaria sufficientemente solida.

Il totale degli assets deve essere almeno il doppio dell’indebitamento (rapporto debiti/mezzi propri inferiore a 0,5).

3. Stabilità dei guadagni.

Almeno “qualche guadagno” mostrato dall’azienda con continuità negli ultimi 10 anni.

4. Dividendi.

Pagamenti ininterrotti per almeno gli ultimi 20 anni.

5. Crescita degli utili.

Un aumento minimo di un terzo degli utili per azione negli ultimi 10 anni, usando medie a tre anni.

6. Moderato rapporto prezzo/utili

Il prezzo corrente non deve essere superiore a 15 volte gli utili, considerando gli ultimi tre anni. Il consiglio di base per l’intero portafoglio è di avere un rapporto complessivo di utili/prezzo, l’inverso del p/e, migliore del tasso corrente dei bond a lungo periodo ad alto rating (Graham include l’esempio p/e 13,3 = bond al 7,5%).

7. Moderato rapporto del prezzo sugli assets

Il prezzo corrente non deve essere superiore a 1,5 volte il valore di libro (rapporto prezzo/mezzi propri). Un rapporto prezzo/utili superiore a 15 può essere giustificato da un rapporto prezzo/mezzi propri inferiore al massimo consigliato. La regola consiste nel non superamento del valore di 22,5 come risultato della moltiplicazione del p/e con il p/mp. Il valore 22,5 è appunto dato da 15 (p/e) moltiplicato per 1,5 (p/mp). Quindi risulta ammesso, ad esempio, un p/mp di 2,5 con un rapporto p/e di 9.

Queste regole sono naturalmente dettate per il temperamento dell’investitore difensivo, o “value investor”, e sicuramente eliminano dal range della possibile scelta la grande maggioranza delle azioni quotate (specialmente per la regola dei dividendi). Da un lato escludono quelle aziende che sono (1) troppo piccole (2) in relativamente debole situazione finanziaria (3) con qualche deficit negli ultimi 10 anni di attività e (4) senza una lunga storia di pagamento di dividendi. Gli ultimi due criteri richiedono invece più guadagni e più assets per ogni dollaro pagato rispetto alla media. Tutte queste regole servono per creare un buon “fattore di sicurezza”, concetto introdotto da Graham che serve ad escludere gli acquisti quando una troppo grande porzione del prezzo pagato dipende dagli utili previsti sempre crescenti in futuro, fattore che aumenta di molto i rischi dell’investimento. Graham afferma che l'investitore dovrà decidere su questa importante questione da solo, dopo aver pesato attentamente gli argomenti a favore dell’investimento sui fondamentali o della speculazione. Il consiglio finale di Graham per l’investitore difensivo è di acquistare un portafoglio molto diversificato composto dai migliori titoli azionari e da bond con un alto livello di rating. Consigli preziosi e senza tempo, ma forse preziosi come non mai per chi li avesse seguiti alla lettera qualche anno fa. Avrebbe evitato acquisti di titoli tecnologici o in qualunque modo sopravvalutati, e di bond di scarso livello come ad esempio Cirio o i bond Argentini.
Intensità del fattore lavoro. Processo produttivo nel quale la maggior parte dei fattori della produzione è costituita da manodopera.
Interconnected. Interconnessa (con il sistema finanziario). Termine usato dalla FED per la banca d'affari Usa Bear Stearns, parafrasando il detto too big to fail con too interconnected to fail.
Interesse (Tasso di). Vedi Tasso di ... (Varie forme di interesse)
Interesse balloon. Tasso d'interesse di cedole obbligazionarie a lunga scadenza emesse in serie con altre a scadenza più breve. Il tasso della cedola prende questo nome causa la consistenza solitamente maggiore rispetto a quella dei titoli a breve scadenza.
Interesse base New York. Modalità (detta "di Boston") secondo la quale l’interesse è determinato considerando tutti i mesi composti da 30 giorni.
Interesse di controllo. Il possedere almeno il 50% più uno dei diritti di voto di un'impresa, tale da permettere di esercitare il controllo sull'attività della società in questione. Identico nome viene dato a una minoranza di controllo che, nonostante possegga una percentuale di azioni inferiore al 50%, mantiene ugualmente il controllo sulle attività dell'impresa grazie alla frammentazione dell'azionariato.
Interesse di mora (Default interest). Interessi dovuti dal debitore inadempiente dal momento della scadenza dell'obbligazione.
Interesse esatto. È l'interesse calcolato da una banca sulla base di un anno composto da 365 giorni, a differenza della pratica comune del mercato monetario che considera l'anno di 360 giorni.
Interesse legale. È il più alto tasso d'interesse permesso dalle leggi nazionali. Estensivamente, il tasso applicato in contratti dove non c'è stata una pattuizione differente.
Interesse ordinario. È l'interesse calcolato sulla base di un anno di 360 giorni, a differenza del metodo esatto che considera l'anno composto da 365 giorni.
Interesse semestrale. L’interesse che può essere pagato in due momenti nel corso dell’anno. Per esempio la cedola di numerosi titoli obbligazionari esteri e anche italiani, viene pagata in due rate semestrali di importo equivalente alla metà del tasso d’interesse facciale del titolo.
Interesse semplice. Sistema di calcolo dell'interesse di un titolo in cui non viene tenuta in considerazione la composizione degli interessi, ovvero si presume che gli interessi corrisposti periodicamente non vengano reinvestiti nel titolo.
Interesse usurario. Tasso di interesse per il prestito di denaro troppo elevato rispetto a quanto pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale per il settore di riferimento.
Interessi attivi. Gli interessi attivi rappresentano un aggregato di bilancio dato dalla somma degli interessi su titoli a reddito fisso, degli interessi su crediti verso enti creditizi, degli interessi su crediti verso clientela e altri interessi attivi.
Interessi di minoranza. In un'impresa, sono gli interessi patrimoniali appartenenti alla parte di azionisti che detiene una frazione di capitale inferiore al 50% del capitale. Nel bilancio consolidato di una società controllante sono rappresentati da un conto che incrementa le passività, mentre nel conto economico il profitto finale è decrementato della parte competente agli azionisti di minoranza della società controllata.
Interessi differiti. Titolo obbligazionario che non prevede pagamenti cedolari intermedi prima della scadenza. Il pagamento degli interessi, quindi, avviene interamente alla scadenza del titolo. A livello bancario, questo termine indica l'intervallo di tempo che passa tra il momento nel quale vengono versati dei fondi in un conto e quello in cui questi fondi diventano fruttiferi di interesse.
Interessi netti. Rappresenta il saldo della gestione finanziaria che scaturisce dalla contrapposizione tra i proventi rivenienti dagli investimenti finanziari e gli oneri corrisposti a fronte dei prestiti ricevuti.
Interessi passivi. Gli interessi passivi rappresentano un aggregato di bilancio dato dalla somma di interessi su debito verso enti creditizi e altri interessi passivi.
Interest rate guarantee. Vedi Interest Rate Cap.
Interest rate swap. Contratto mediante il quale due parti si impegnano a corrispondersi reciprocamente le differenze fra due tassi di interesse (generalmente fra un tasso fisso e uno variabile) calcolati su un determinato ammontare.
Interinale (Floor ticket). Documento compilato immediatamente allo scopo di registrare gli estremi di un'operazione in titoli, e che verrà completato in seguito tenendo conto di tutte le caratteristiche dell'operazione.
Interlinking. Insieme di infrastrutture e procedure operative che, nell’ambito del sistema TARGET (vedi), ha consentito il collegamento dei sistemi di regolamento lordo nazionali per il trattamento dei pagamenti in moneta unica tra i paesi della UE. Il sistema è stato dismesso con la fine della migrazione a TARGET2 il 19 maggio 2008.
Intermediario (Broker). Il broker è abilitato ad eseguire ordini di acquisto o vendita di titoli esclusivamente per conto terzi.
Intermediario alle grida (Floor broker). Intermediario in titoli, fisicamente presente alle grida nel corso delle contrattazioni, e che esegue gli ordini che gli arrivano dalla sala operativa della società da cui dipende.
Intermediario full service. È un intermediario in titoli capace di offrire alla propria clientela l’intera gamma di servizi che solitamente si richiedono a un broker, dalla effettuazione delle operazioni alla custodia dei titoli, dalla gestione degli investimenti allo studio delle singole società.
Intermediazione finanziaria. Per intermediazione finanziaria si intende l'intermediazione tra domanda e offerta di moneta e di strumenti finanziari. Le banche si occupano principalmente della raccolta del risparmio e della concessione di prestiti. Le SIM, le SGR, le SICAV, le imprese di investimento comunitarie con succursale in Italia, le imprese di investimento extracomunitarie, le società di gestione armonizzate, nonché gli intermediari finanziari iscritti in un apposito elenco previsto dall'articolo 107 del Testo unico bancario offrono prodotti finanziari, ovvero strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria.La materia è disciplinata dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria.
International competitive bidding. Vedi ICB.
International Development Association (IDA). Istituzione del gruppo Banca Mondiale che concede prestiti a fondo perduto e a tasso agevolato ai paesi più poveri del mondo, non in grado di accedere ai mercati internazionali dei capitali. L’operatività è finanziata dai paesi donatori attraverso cicli periodici di ricapitalizzazione.
International Monetary and Financial Committee (IMFC). Importante organo dell’FMI composto da ministri finanziari, ovvero altri rappresentanti di analogo rango, in rappresentanza dei paesi, o gruppi di paesi, che nominano i direttori esecutivi (attualmente 24), ha il compito di fornire pareri al Consiglio dei governatori in materia di problemi del sistema finanziario internazionale e di modifiche statutarie; si riunisce due volte all’anno in occasione delle assemblee dell’FMI e della Banca Mondiale.
Interposizione pubblica (in senso stretto) (I1). Peso di tutte le entrate e le uscite della PA (eccetto i redditi da capitale) rispetto al prodotto del settore market. Misura il grado di interferenza della PA nell'economia al netto delle operazioni sul mercato dei capitali.
Interposizione pubblica allargata (I2). Peso di tutte le entrate e le uscite della PA rispetto al prodotto del settore market. Misura il grado di interferenza della PA nell'economia.
Interruttori di circuito. Adottati in seguito al crollo del 1987, sono depositi elettronici utilizzati nelle principali Borse valori con la funzione di arrestare le contrattazioni di titoli e strumenti derivati nel caso in cui il mercato si muova con velocità eccessiva.
Intersezione di due medie mobili. Un media mobile rappresenta il prezzo medio di un titolo ad una certa data. Tale media, che può essere semplice od esponenziale, è definita mobile perché al trascorrere del tempo si elimina l'ultimo valore della serie per inserire il nuovo dato, mentre il numero di dati elaborati rimane costante. L'intersezione di più medie mobili con diversi periodi di media può essere in grado di individuare alcuni segnali operativi. In pratica si sovrappongono i grafici di una media mobile di breve e di lungo periodo ricercando le intersezioni fra le curve come segnali operativi. Quando la corta taglia la lunga dal basso verso l'altro si genera un segnale di buy, simbolo che il titolo si è portato in una fase di forza rispetto al passato. Considerazioni rovesciate nel caso di taglio dall'alto verso il basso.
Intervallo (Range). Intervallo di variazione del prezzo di un certo periodo di tempo.
Intervallo di contrattazione. Intervallo di prezzo esistente tra il valore massimo e quello minimo di un titolo in un certo periodo. Negli strumenti derivati è la massima oscillazione di prezzo permessa a un contratto future durante una giornata di contrattazione, oltre il quale interviene l'autorità di Borsa per la sospensione delle contrattazioni.
Intervallo di esecuzione. In Borsa l'intervallo di prezzo entroil quale può essere effettuata una contrattazione, nel corso di una giornata di quotazione.
Intervallo di prezzo. E' la differenza tra prezzo massimo e minimo di un titolo in un certo periodo di tempo.
Intervenire prima. Nelle operazioni in titoli, si dice che un operatore si viene a trovare in front running nel momento in cui, conoscendo che in futuro avverrà una compravendita di notevoli dimensioni, agisce prima della stessa eseguendo un'operazione per conto proprio, così da beneficiare dell'oscillazione di prezzo dovuta al volume della contrattazione che si verificherà in un secondo momento.
Intervento a compimento. Piano d'intervento industriale che prende avvio, in un'impresa di estrazione petrolifera o di gas naturale, nel momento in cui viene accertata una consistenza del giacimento tale da assicurare il suo sfruttamento commerciale.
In the money. Locuzione inglese che si riferisce ai contratti di opzione. Specifica, con una semplice preposizione quando è conveniente per il possessore esercitare il diritto connesso. "In" ha un significato positivo: vuol dire che l'investitore è "in attivo" e quindi ha convenienza a esercitare il suo diritto.
Intrastat. Sistema statistico con il quale dal 1º gennaio 1993, con il completamento del mercato unico europeo e la conseguente soppressione delle dogane e delle frontiere interne, sono rilevati gli scambi di merci fra i paesi della UE. Il sistema si basa su dichiarazioni fornite direttamente dalle imprese, a fini sia statistici sia fiscali. Dal 1° gennaio 2007 sono state modificate le soglie di fatturato che determinano la periodicità della dichiarazione Intrastat. Le imprese italiane che hanno effettuato nell’anno precedente, o prevedono di effettuare in quello in corso, acquisti per un valore di oltre 180.000 euro o cessioni per oltre 250.000 euro hanno l’obbligo di segnalazione mensile; le dichiarazioni trimestrali interessano le imprese con cessioni per un importo annuo compreso
tra 40.000 e 250.000 euro; le dichiarazioni annuali riguardano le imprese con acquisti inferiori a 180.000 euro o cessioni inferiori a 40.000 euro. A partire dal gennaio 2005, i dati mensili incorporano una stima del valore dei flussi rilevati a livello trimestrale e annuale. La tradizionale documentazione doganale continua invece a essere utilizzata per la rilevazione degli scambi con i paesi extracomunitari.
In uguali proporzioni. È una clausola tramite la quale il debitore attesta che le obbligazioni contratte verso il mutuante, in rapporto al rimborso del prestito e alle garanzie concesse, pongono quest’ultimo in una posizione di parità nei confronti degli altri creditori dello stesso borrower.
Inversione. Si definisce reversal, in analisi tecnica, l'inversione di tendenza del prezzo di un titolo. Per esempio, quando a un periodo di prezzi discendenti segue un periodo di rialzo delle quotazioni.
Investable Weight Factor (IWF) L'Investable Weight Factor (IWF) è una variabile utilizzata per la definizione dell.indice SandP/Mib ed esprime la capitalizzazione di borsa di un titolo pesata in base al criterio del flottante. IWF è pari a 100 meno la somma delle partecipazioni percentuali detenute dagli azionisti di una società che detengono almeno il 5% delle azioni in circolazione, ad eccezione degli OICR. Per una maggiore precisione i valori dell'IWF vengono arrotondati a quattro cifre decimali. L'IWF è rivisto quattro volte l'anno, a marzo, giugno, settembre e dicembre, ed i cambiamenti sono effettuati nel giorno successivo alla scadenza dei contratti derivati (primo lunedì dopo il terzo venerdì di marzo, giugno, settembre e dicembre). A seguito di operazioni sul capitale (fusioni, incremento del capitale) che comportino un cambiamento del numero di azioni superiore al 10% delle azioni già emesse, il nuovo numero di azioni sarà rettificato nell'indice alla conclusione del periodo dell'operazione sul capitale. Nel caso in cui il cambio del numero di azioni sia il risultato di un evento di mercato come un collocamento istituzionale o un buyback azionario attraverso bookbuilding, SandP potrebbe decidere di introdurre ugualmente le modifiche del numero di azioni che superino il 5%, anche se non raggiungessero la soglia del 10%. I cambiamenti all'IWF saranno aggiornati solo se maggiori del 10%. Nei casi in cui la modifica del flottante sia il risultato di un evento di mercato come un collocamento istituzionale o vendita attraverso bookbuilding o un'OPA parziale, SandP potrebbe decidere di implementare ugualmente le modifiche del flottante che superino il 5%, anche se non raggiungessero la soglia del 10%. Gli annunci infratrimestrali riguardanti il numero di azioni o gli IWF saranno sempre fatti alla chiusura del mercato di Borsa del martedì, ed effettivi dopo la chiusura delle contrattazioni del venerdì o all'apertura delle contrattazioni del lunedì.
Investimenti a beneficio assicurati. Investimenti a beneficio assicurati dei rami vita i quali ne sopportano il rischio e derivanti dalla gestione dei fondi pensione.
Investimenti diretti. La V edizione del Manuale di bilancia dei pagamenti dell’FMI definisce «diretto» l’investimento fatto per acquisire un «interesse durevole» in un’impresa (direct investment enterprise) che opera in un paese diverso da quello in cui risiede l’investitore. Gli investimenti diretti assumono tre forme principali: a) acquisizione di partecipazioni azionarie o di altro tipo al capitale sociale dell’impresa estera (equity); b) reinvestimento degli utili non distribuiti da parte dell’impresa estera; c) conferimento di altri capitali non-equity (prestiti intersocietari, ecc.). L’FMI include nel novero delle direct investment enterprises solo quelle società nelle quali l’investitore acquisisce almeno il 10 per cento delle azioni ordinarie o del potere di voto, ammettendo però la possibilità di utilizzare criteri complementari atti a individuare la presenza o meno di un interesse durevole tra l’investitore e la controparte estera. Le direct investment enterprises sono ulteriormente suddivise in associates (società consociate, di cui l’investitore possiede fino al 49 per cento), subsidiaries (società controllate, 50 per cento o più), e branches (filiali, 100 per cento).
Investimenti facilmente liquidabili. Beni di semplice conversione in contante, come assegni, titoli di Stato, depositi bancari, ecc.
Investimenti materiali per azione. È un indice di valutazione riferito al contenuto patrimoniale di un titolo azionario, ricavato dividendo il totale delle attività (al netto di quelle immateriali delle passività e dell'ammontare dei titoli privilegiati) per il numero dei titoli azionari esistenti.
Investimento. È l'utilizzo di capitale per ottenere un beneficio monetario. Questo termine è frequentemente usato in contrapposizione a "speculatione", che indica l'impiego di fondi di solito a più breve termine per ottenere guadagni immediati su operazioni aventi rischiosità più elevata.
Investimento a capitale costante. Metodologia d'investimento in titoli, dilazionata nel tempo, secondo la quale si investe una somma fissa di denaro in un titolo, acquistandone in quantità maggiore quando il prezzo è basso e, viceversa, acquistandone in quantità minore quando il prezzo è alto.
Investimento a reddito fisso. Titolo in grado di offrire un interesse fisso lungo tutta la durata dell'investimento. Sono considerati investimenti a reddito fisso anche le obbligazioni a cedola variabile, anche se in questi casi non è possibile predeterminare in anticipo i flussi di pagamento. Le azioni non sono da considerare un investimento a reddito fisso, poiché l'ammontare dei dividendi è dipendente dall'andamento della gestione perciò non è prevedibile con precisione.
Investimento di capitale. Investimento a lungo termine attuato da un'impresa che ha intenzione di usufruirne durante più processi produttivi, con l'obiettivo di diminuire i costi o aumentare i ricavi.
Investimento indicizzato all'oro. Titolo o fondo comune d'investimento, il cui rendimento è legato al prezzo dell'oro.
Investimento in sofferenza. Sono investimenti, solitamente dei prestiti, che a causa delle difficoltà del debitore non producono gli interessi che sono stati pattuiti in sede di emissione del finanziamento.
Investimento straniero diretto. Imprese fondate con la collaborazione di capitale di rischio giunto da nazioni differenti, dette joint ventures. Lo stesso termine definisce pure gli investimenti fatti da stranieri in imprese che operano nel territorio nazionale.
Investitore individuale. Colui che effettua operazioni di investimento finanziario per conto proprio.
Investitore istituzionale. Comprendono: le compagnie di assicurazione, i Fondi pensione (vedi), gli OICVM (vedi) e le Gestioni di patrimoni mobiliari (vedi).
Investitore per copertura. Imprese che operano sul mercato degli strumenti derivati su materie prime non a fini speculativi, ma per cautelarsi dalle oscillazioni di prezzo che potrebbero danneggiare il risultato reddituale.
Investment bank. Banca specializzata nel collocamento di titoli emessi dalla propria clientela. Al contrario della merchant bank, non svolge un ruolo di supporto coinvolgendo le proprie risorse nell'impresa del cliente.
Investment grade. Sono le obbligazioni che vengono giudicate idonee a preservare il capitale investito, cioè poco rischiose. Di solito, corrispondono a quelle che Standard and Poor's valuta con un Rating pari o superiore a BBB. Si tratta dunque di titoli molto affidabili e con un profilo rischio/rendimento contenuto.
Ipercomprato. In analisi tecnica indica una situazione in cui la crescita nel prezzo di un bene di investimento è stata eccezionalmente rapida, e quindi ci si può attendere delle prese di beneficio con una conseguente riduzione nel livello del prezzo del bene in oggetto.
Iperinflazione. Con il termine iperinflazione si intende una situazione di inflazione particolarmente elevata. L'iperinflazione è un fenomeno monetario, per il quale l'inflazione di un paese eccede significativamente i livelli medi mondiali. Generalmente si parla di iperinflazione quando l'inflazione mensile eccede il 50%, ossia più dell'1% al giorno. Il termine viene abusato dai giornalisti per indicare situazioni di inflazione elevata. Nella foto una signora alimenta una stufa con pacchi di banconote durante l'iperinflazione tedesca degli anni '20
Ipervenduto. In analisi tecnica un titolo è considerato ipervenduto nel momento in cui la discesa dei prezzi risulta particolarmente rapida, e quindi è possibile attendersi un movimento correttivo di direzione inversa rispetto a quello precedentemente avvenuto.
Ipo (Initial public offering). Un’Offerta Pubblica Iniziale (Initial Public Offering - IPO) è un'offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato. Le offerte pubbliche iniziali sono promosse generalmente da un’impresa il cui capitale è posseduto da uno o più imprenditori, o da un ristretto gruppo di azionisti (a esempio investitori istituzionali o venture capitalists), che decide di aprirsi a un pubblico di investitori più diffuso contestualmente alla quotazione in Borsa. L’impresa che promuove un’IPO offre sul mercato una quota del proprio capitale azionario, o attraverso l’alienazione di azioni possedute dagli attuali azionisti (OPV, Offerta Pubblica di Vendita), o dando la possibilità agli investitori di sottoscrivere azioni di nuova emissione (OPS, Offerta Pubblica di Sottoscrizione), o sfruttando congiuntamente le due modalità (OPVS, Offerta Pubblica di Vendita e di Sottoscrizione). Va messo in evidenza che attraverso un’OPS vengono collocate sul mercato azioni di nuova emissione: in questo caso, pertanto, l’offerta comporta un aumento di capitale e una raccolta di capitale positiva per l’impresa. Per contro, nell’OPV gli azionisti controllanti dell’impresa e/o gli investitori istituzionali presenti nel capitale cedono in parte o integralmente i loro titoli: in questo caso non vi è raccolta di capitale per l’impresa, ma vi è una raccolta di liquidità da parte degli offerenti.
Ipoteca. Contratto che consente a un creditore di espropriare un bene di proprietà del debitore. Per la costituzione dell'ipoteca è richiesta l'iscrizione nei pubblici registri.
Ipoteca a tasso variabile. Tipo di contratto ipotecario, stipulato tra istituto finanziario e acquirente di proprietà immobiliare, che prevede una revisione periodica (in genere semestrale) e predeterminata del tasso di interesse, il quale viene solitamente legato a indici economici come il rendimento dei titoli di Stato o quello medio dei titoli ipotecari. Allo scopo di ridurne la rischiosità nei confronti dell'acquirente, all'incremento del tasso d'interesse viene normalmente fissato un tetto massimo.
Ipoteca di prima iscrizione. È la prima ipoteca iscritta su un determinato bene immobile, che ovviamente offre una garanzia superiore a quelle iscritte in seguito.
Ipoteca per l'acquisto. Prassi di acquisto di un bene immobile, solitamente terreni da ristrutturare, dove l'acquirente non effettua pagamenti in contante ma iscrive un'ipoteca sul bene per il valore totale, a favore del venditore.
Ipoteca trasferibile. Definizione data a un mutuo ipotecario nel caso in cui il contratto contempli la possibilità per il beneficiario del mutuo di trasferire all'acquirente dell'immobile oggetto del diritto reale il contenuto residuo della prestazione. Per esempio, se il mutuo è stato rimborsato per il 50% del valore, il nuovo acquirente subentrerà nel pagamento della quota restante senza che il venditore incorra in sanzioni.
Ipotesi del ciclo vitale. L'ipotesi del ciclo vitale o Life-cycle hypothesis elaborata da Franco Modigliani afferma che l'individuo nel corso della sua vita punta a massimizzare la somma delle utilità del consumo sotto il vincolo delle risorse di cui il consumatore dispone durante la sua vita. (Un esempio: un consumatore tenderà a risparmiare da giovane per poter poi aumentare i propri consumi da vecchio) Si ipotizza inoltre che il consumatore cercherà di consumare le proprie sostanze a un tasso stabile nel tempo, con la conseguenza che la dimensione del risparmio in un anno dipenderà dalla variazione del reddito di quell'anno intorno al valore medio delle risorse disponibili. La novità di questa ipotesi è che il consumo e il risparmio di un periodo non dipendono dal reddito di quel periodo, ma dal reddito vitale, vale a dire dall'insieme del reddito disponibile nel corso della vita.
IRAP. Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Istituita a decorrere dal 1 gennaio 1998 a seguito dell'abolizione delle seguenti principali imposte: ILOR, CSSN, imposta sul patrimonio netto delle imprese, ICIAP, tassa concessione governativa per l'attribuzione della P.IVA. E' dovuta dai contribuenti esercenti attività produttive di beni e servizi (imprese e professionisti) e per la gran parte dei soggetti l'aliquota da applicare è pari al 4,25%. La base imponibile è costituita dal valore della produzione netta, dato dalla seguente differenza: totale ricavi e proventi - costi della produzione (ossia, materie prime e merci e variazione rimanenze, servizi, ammortamenti e svaluzioni, oneri diversi, ad esclusione dei costi per i personale e delle perdite su crediti).
IRES. L'IRES, acronimo di Imposta sul reddito delle società è una imposta proporzionale e personale con aliquota del 27,50%. Ai sensi dell'articolo 73 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi sono soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società:
Società di capitali, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato che hanno, come oggetto esclusivo o principale, l'esercizio di attività commerciale;
enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato che non hanno come oggetto l'esercizio di attività commerciale;
società ed enti di qualsiasi tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato.
L'IRES, istituita col decreto legislativo n. 344/2003, ha sostituito l'IRPEG ed è entrata effettivamente in vigore il primo gennaio 2004. Il legislatore ha voluto modernizzare il regime fiscale dei capitali e delle imprese facendo riferimento al modello prevalente nei Paesi dell'Unione Europea.
IRPEF. Imposta sui redditi delle persone fisiche. Colpisce tutti i redditi prodotti dalle persone fisiche con l'esclusione dei redditi esenti e di quelli con ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. Questa imposta è progressiva, prevede cioè aliquote crescenti per scaglioni di reddito.
IRPEG. Imposta sui redditi delle persone giuridiche. L'aliquota normale è il 36% e si calcola sugli utili lordi di una società, qualunque sia la base imponibile. Non sono soggetti a questa imposta gli organi e le amministrazioni dello Stato, né le regioni, le province e i comuni. Dal 1 gennaio 2004 l'IRPEG è stata sostituita dall'IRES, al fine di disciplinare il regime fiscale dei capitali e delle imprese seguendo il modello prevalente nei Paesi membri dell'Unione Europea.
Irs. Vedi Interest rate swap.
ISAE. Istituto di studi e analisi economica, istituito il 4 gennaio 1999 in seguito alla fusione di Isco e Ispe; effettua le indagini congiunturali precedentemente eseguite dall’Isco, utilizzando la stessa metodologia.
Iscrizione a ruolo. Iscrizione negli elenchi dei debitori, a titolo definitivo (a esempio le imposte dovute in base alle dichiarazioni, o liquidate in base ad accertamenti definitivi) o provvisorio (a esempio, imposte risultanti da accertamenti non definitivi per i quali è stato presentato ricorso), delle somme dovute dai contribuenti ai fini della riscossione delle stesse mediante concessionario della riscossione.
Isin. International Securities Identification Numbering System. Si tratta di un codice che viene attribuito unicamente ai titoli, come definiti dalle norme ISO 6166. Tale codice consente di identificare in modo univoco presso tutti i paesi membri dell'International Organizational for Standardization (ISO) i titoli in circolazione alla data di partenza del progetto e quelli emessi successivamente. Il codice ISIN è un codice alfanumerico di 12 elementi, di cui i primi due identificano il paese di riferimento e i seguenti costituiscono il codice locale attribuito al titolo. La gestione dei codici ISIN è responsabilità delle NNAs (National Numbers Authorities). La funzione di codificazione per l'Italia è svolta dall'UIC (Ufficio Italiano Cambi).
ISO (Individual Stock Option). Contratto di opzione su singoli titoli azionari quotati nella borsa italiana.
Isoalfa. Opzioni su titoli negoziate al mercato italiano.
Isola. Raggruppamento di barre, al culmine di una tendenza, isolato dal resto del grafico per la presenza di gap.
Ispezione. Facoltà rientrante nei poteri degli uffici finanziari consistente nell'effettuazione di verifiche e ricerche e ogni altra rilevazione, direttamente nei locali destinati all'esercizio dell'attività del contribuente, avente il fine di reprimere l' evasione fiscale e le altre violazioni. L' ispezione documentale si estende a tutti i libri, registri, documenti e scritture che si trovano nei locali, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie.
Istituti di moneta elettronica (Imel). Imprese, diverse dalle banche, che svolgono in via esclusiva l’attività di emissione di Moneta elettronica (vedi). Possono anche svolgere attività connesse e strumentali a quella esercitata in esclusiva e offrire servizi di pagamento. È preclusa loro l’attività di concessione di crediti in qualunque forma.
Istituto di credito ipotecario. Istituzione creditizia specializzata nell'erogazione di mutui a lungo termine, raccogliendo fondi attraverso il collocamento di titoli a lungo termine sul mercato finanziario.
Istituto monetario europeo (IME) È stato costituito il l° gennaio 1994, con l’avvio della seconda delle tre fasi della UEM, ed è stato posto in liquidazione il 1° giugno 1998 secondo quanto previsto dal Trattato di Maastricht. I compiti principali dell’istituto erano: la predisposizione del quadro regolamentare, organizzativo e logistico necessario per l’attuazione della fase finale, caratterizzata da una moneta e una politica monetaria uniche; la promozione del coordinamento delle politiche monetarie degli Stati membri; il controllo del funzionamento dello SME. Nel giugno 1998 è stata istituita la Banca centrale europea, che è subentrata all’IME.
Istituzione finanziaria. Soggetto che raccoglie fondi per investirli successivamente, dove le fonti di tale raccolta possono essere i mezzi propri, i depositi della clientela o i fondi provenienti dall'emissione di prestiti obbligazionari. Le finalità degli impieghi possono essere finanziamenti alla clientela, investimenti in titoli, investimenti in altri beni, ecc.
Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Organismi senza scopo di lucro, dotati di personalità giuridica, che sono produttori privati di beni e servizi, non destinabili alla vendita, ma in favore delle famiglie.
IUC. La nuova imposta introdotta nella Legge di Stabilità 2014 ingloba tasse e tributi dovuti in relazione alla casa (IMU) e alla produzione di rifiuti (ex Tia e Tarsu e TARES): in primis battezzata TRISE, nel maxi-emendamento del Governo approvato in Senato ha assunto la denominazione definitiva di IUC (Imposta Unica Comunale). L'imposta è composta da più parti: l'imposta IMU sul possesso di immobili (escluse le prime abitazioni), la tariffa TARI sulla produzione di rifiuti e quella TASI, che copre i servizi comunali indivisibili (illuminazione..) con una quota anche a carico dei locatari. La IUC è dunque una Service Tax composita, che si paga sia rispetto al possesso di un immobile sia alla sua locazione, applicabile tanto ai proprietari quanto agli inquilini.
IVA. Si applica con aliquote differenziate su merci e servizi e consente al produttore di detrarre l'imposta pagata per l'acquisto dei mezzi di produzione. Grava sul consumatore finale.

J

Joint venture. E' un accordo di collaborazione con cui due o più imprese che pur mantenendo la propria indipendenza giuridica necessitano di collaborare per la realizzazione di un progetto di natura industriale o commerciale e che vede l'utilizzo sinergico delle risorse portate dalle singole imprese partecipanti.
Junk Bond. Titolo spazzatura o junk bond, in inglese, è un titolo obbligazionario dal redimento elevato, ma caratterizzato da un alto rischio per l'investitore. Tale tipologia di titoli, assai diffusa nei primi anni Ottanta negli USA, viene emessa da società disposte, pur di ottenere denaro, a pagare tassi di interesse elevati. L'elevato indebitamento della società emittente comporta una elevata probabilità di fallimento della stessa. Il risparmiatore rischia quindi di perdere, in tutto o in parte, il capitale versato. I titoli spazzatura, cosiddetti "junk bonds", sono normalmente obbligazioni emesse da società che possiedono rating di livello speculativo, ossia inferiore alla tripla B.

K

Keynes, John Maynard. Economista inglese (Cambridge 1883-Firle Beacon, Sussex, 1946). Studiò a Eton e a Cambridge eccellendo prima negli studi matematici e in seguito in quelli economici. Dopo aver lavorato due anni all'India Office, accettò un incarico per insegnare Economia a Cambridge, nel 1908. Tre anni più tardi fu nominato direttore della Royal Economic Society e dell'Economic Journal. Continuò nel frattempo a interessarsi ai problemi economici dell'India, tanto da essere nominato segretario e poi membro (1913) della Royal Commission on Indian Currency and Finance, mentre veniva data alle stampe la sua prima opera di rilievo: Indian Currency and Finance in cui difendeva il gold-exchange standard contro l'allora imperante gold standard. Nel 1915 entrò al Tesoro come esperto di finanza estera e in particolare di quella interalleata e la sua abilità lo fece nominare rappresentante finanziario del Tesoro alla conferenza di Versailles. Abbandonata la conferenza per sostanziali divergenze sulle clausole del trattato, scrisse sull'argomento il polemico The Economic Consequences of the Peace (1919). Nel 1922 riprese la questione della ricostruzione postbellica e in particolare delle riparazioni. Nel 1923 pubblicò il volume Tract on Monetary Reform, ancora di critica al gold standard, in cui proponeva di difendere la stabilità dei prezzi interni controllando il prezzo dell'oro e i cambi esteri. Sferrò un nuovo attacco al ritorno all'oro nel profetico opuscolo The Economic Consequences of Mr. Churchill (1925), in cui pose in luce come la politica governativa avrebbe causato una serie di scioperi catastrofici per l'economia inglese, come poi in effetti avvenne. Nello stesso 1925 Keynes sposò Lydia Lopokova, che gli fu sempre accanto con dedizione e intelligenza. In quegli anni attese alla stesura di A Treatise on Money (1930) dove per la prima volta si trova analizzata la relazione fra risparmio e investimento. Nel 1936 usciva la sua opera principale, The General Theory of Employment, Interest and Money, dove l'aggettivo “generale” indica come egli intendesse estendere la validità dell'analisi oltre gli schemi classici della piena occupazione con riguardo quindi anche alle condizioni di disoccupazione e di sottoccupazione. L'opera vuole esaminare i fattori che determinano il volume della disoccupazione, dimostrando errata la teoria fino ad allora dominante secondo cui se esiste disoccupazione essa è dovuta al rifiuto dei lavoratori di accettare salari più bassi. Per Keynes, viceversa, il fenomeno è dovuto a una carenza di domanda effettiva, ossia a un consumo o a un investimento insufficiente. Il meccanismo è schematicamente il seguente: a ogni livello di occupazione corrisponde un certo livello di reddito e a ogni livello di reddito corrisponde una certa spesa in beni di consumo. Data quindi una certa propensione al consumo (che Keynes suppone costante nel breve periodo), il livello dell'occupazione dipende dall'ammontare d'investimenti effettuati, i quali a loro volta dipendono dalla relazione tra efficienza marginale del capitale e tasso di interesse. L'esistenza della disoccupazione è pertanto dovuta a una prevista insufficiente redditività degli investimenti o a un eccessivo tasso d'interesse. Le implicazioni di politica economica che Keynes trae da questa analisi sono di tre ordini: controllo sui tassi d'interesse bancari, controllo sugli investimenti privati e attuazione d'investimenti pubblici, forte tassazione progressiva al fine di raggiungere una più uniforme distribuzione dei redditi e quindi aumentare la propensione al consumo della collettività. Il pensiero keynesiano ha avuto una tale influenza, sia sull'evoluzione della teoria economica, sia sui concreti indirizzi di politica economica governativa da far parlare di “rivoluzione keynesiana”. I suoi contributi principali sono: dimostrazione della possibilità di un equilibrio di sottoccupazione; delineazione di una teoria macroeconomica; impulso sostanziale alle statistiche della contabilità nazionale; rilievo dato all'intervento pubblico nell'attività economica soprattutto ai fini di attenuare una depressione o frenare una fase di espansione. Nominato consigliere del cancelliere dello Scacchiere e membro del consiglio della Banca d'Inghilterra (1940) nel 1942 ebbe il titolo di lord. Frattanto elaborava un piano di ricostruzione economica e finanziaria e, in particolare, un piano monetario internazionale che prevedeva l'instaurazione di una International Clearing Union, una specie di banca centrale internazionale autorizzata a emettere una speciale moneta (Bancor). Il piano fu presentato e discusso nei negoziati che si conclusero con gli Accordi di Bretton Woods, ma gli fu preferito quello dell'americano White. Come teorico Keynes ebbe modo di esporre le sue idee nell'insegnamento a Cambridge, ma non disgiunse mai la teoria dalla pratica e, oltre alla notevole attività pubblica, in privato fu uomo d'affari, speculatore sui cambi, presidente di un'importante compagnia di assicurazioni. Altre opere: A Treatise on Probability (1921), The End of Laissez-Faire (1926), Essays in Biography (1933), The Means to Prosperity (1933), How to Pay for the War (1940).
Kick-off-meeting. Riunione che avviene durante le prime fasi dell'iter di quotazione, in cui viene presentato il progetto e vengono definite le responsabilità dei singoli soggetti coinvolti nel processo di quotazione. La ''preliminary timetable'' definisce i tempi e le scadenze previste per ciascuna fase del processo. Più genericamente è un qualunque incontro preliminare grazie al quale si dà il "calcio d'avvio" a un progetto.
Know-how. Letteralmente significa ''sapere come '' e viene tradotto in Italiano con ''conoscenza, capacità ed abilità'' accumulate da una persona , da un'impresa, da un Paese. In campo economico cedere know-how significa ''vendere'' conoscenze, competenze tecnico - scientifiche nonché esperienza, in modo tale da far funzionare al meglio un nuovo impianto o un processo produttivo o un'impresa. L'addestramento e l'aggiornamento del personale comprende il trasferimento di know how per migliorare le performance dell'impresai. Sono know-how quindi i pareri e le consulenze tecniche e/o scientifiche fornite da liberi professionisti. Nelle imprese, tra le attività di bilancio, può figurare la voce know-how dove si identifica quella parte di capitale investito in attività di ricerca e sviluppo (a valore stimato se tale attività è svolta all'interno dell'azienda con proprio personale e propri mezzi), oppure costo per l'acquisizione di conoscenze esterne (misurato dalla somma spesa per ottenerle).



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L - M - N


Laissez faire. espressione francese (propr. lasciate fare, lasciate passare), che divenne il motto del liberismo dopo che i fisiocratici la adottarono; fu coniata da J. C. M. de Gournay per invocare il non intervento dello Stato nella sfera dell'attività economica.
Lampo. Nel caso le contrattazioni in Borsa vengano effettuate a una velocità elevata, e l'indice continuo dei prezzi rimanga ritardato oltre cinque minuti rispetto al momento della conclusione delle operazioni, le quotazioni di titoli aventi volumi eccezionalmente alti sono rese note con precedenza rispetto alle altre tramite un lampo sul diffusore luminoso dei prezzi.
Lancio di un prestito (Floatation). Insieme delle operazioni connesse all'emissione e al collocamento di un prestito obbligazionario.
Largo flottante. È una società il cui azionariato è così frazionato da non permettere a nessun soggetto di avere un controllo dominante sulla gestione della società.
Lavoratori dipendenti (Wage and salary earners). Lavoratori che prestano la loro opera alle dipendenze di un datore di lavoro privato o pubblico, ricevendo una retribuzione sotto forma di salario, stipendio, provvigione, cottimo o pagamento in natura.
Lavoro autonomo. In ambito fiscale, categoria di reddito prevista dal TUI. In genere sono considerati redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall' esercizio, abituale e non esclusivo, di arti e professioni (sono quindi escluse tutte le attività solte sottoforma d'impresa).
Lay off. Prassi che può essere seguita dalle banche di investimento che assistono un'emissione di titoli azionari per aumento di capitale per circoscriverne la rischiosità, le quali si offrono di acquistare i titoli che gli azionisti non sottoscriveranno, allo scopo di rivenderli in un secondo istante agli investitori eventualmente interessati.
LBO (Leverage Buy Out). E' l'acquisizione di un'impresa finanziata in gran parte tramite ricorso al debito e quindi alla cosiddetta leva finanziaria. Il debito contratto viene generalmente poi ripagato con i flussi di cassa generati dall'impresa acquisita.
Lead bank. Banca con funzioni di coordinamento di un gruppo di istituzioni finanziarie, dove quest.ultime partecipano a un prestito sindacato o a un consorzio di collocamento di un.emissione di titoli.
Leading indicator. È l'indice statistico di un fenomeno economico che mostra un andamento che anticipa quello dell'attività economica aggregata. Il Commerce Department degli Stati Uniti fornisce mensilmente l'Index of leading indicator, un indice che riassume il livello di dodici grandezze economiche.
Lead manager. È la banca capofila del sindacato di emissione di un prestito, e si occupa di trattare con il debitore, di scegliere i co-lead-manager e gli ulteriori membri del sindacato di garanzia in accordo con il borrower. Deve inoltre formare il gruppo di vendita e definire le modalità dell’operazione gestendone l’esecuzione, frequentemente anche impegnandosi a collocare sul mercato la quota più rilevante; tiene inoltre la contabilità. Per queste sue funzioni, oltre al rimborso delle spese e le normali commissioni, percepisce una commissione particolare.
Lead manager book-runner. È la banca incaricata di guidare i sindacati di collocamento per le emissioni sull’euromercato. I criteri applicati per il riconoscimento e il mantenimento della qualifica di lead manager book-runner sul mercato dell’eurolira sono contenuti nel Codice di autoregolamentazione per l'ammissione e il mantenimento della qualifica di lead manager book-runner per emissioni obbligazionarie in eurolire diffuso nel novembre 1995 dal gruppo delle banche lead manager sul mercato dell’eurolira.
Lease back. E'una formula attraverso la quale una azienda si finanzia vendendo alla società di leasing una serie di beni (generalmente strumentali) e li riottiene in locazione.
Leasing. Con il contratto di leasing un soggetto (locatore o concedente) concede ad un altro (utilizzatore) il diritto di utilizzare un determinato bene a fronte del pagamento di un canone periodico. Alla scadenza del contratto è prevista per l'utilizzatore la facoltà di acquistare il bene stesso, previo l'esercizio dell'opzione di acquisto (comunemente chiamato riscatto: termine proprio di altra forma contrattuale tipica) con il pagamento di un prezzo (nel linguaggio comune prezzo di riscatto). Il primo canone corrisposto dall'utilizzatore è sempre più frequentemente di entità maggiore rispetto ai successivi e per questo viene chiamato maxicanone iniziale. Il suo scopo è quello di ridurre i rischi di perdita del concedente in caso di insolvenza dell'utilizzatore: infatti, nel caso in cui in un determinato momento l'utilizzatore dovesse smettere di pagare i canoni, il locatore si riapproprierebbe del bene il cui valore di mercato sommato al maxicanone e ai canoni già corrisposti si presume superiore ai costi sostenuti dal locatore. Per l'utilizzatore il contratto di leasing rientra nell'amministrazione straordinaria ed è una forma di locazione che può manifestarsi in tre modalità: leasing finanziario, leasing operativo e lease-back (Vedi voci). Per il locatore è della massima importanza valutare il rischio bene dell'operazione, considerando la congruità di prezzo del bene, le sue caratteristiche di utilizzo e di profitto produttivo, la sua recuperabilità, la sua ricollocabilità sul mercato, il suo valore in caso di rientro anticipato dovuto ad insolvenza dell'utilizzatore e la sua rispondenza alle normative antinfortunistiche. La valutazione del rischio bene è un'operazione complessa e specializzata, in quanto si articola sulla base di moltissimi parametri, che fornisce indicazioni indispensabili per una valutazione realistica del rischio complessivo dell'operazione, anche a tutela dello stesso utilizzatore. La valutazione di un'impresa nella scelta del leasing deve tenere conto di due ulteriori aspetti: 1 - il costo del bene è soggetto ad Iva (anche nel caso di immobili) 2 - il bene rimane di proprietà della società di leasing fino al riscatto quindi non compare in bilancio tra le immobilizzazioni con eccezione delle società che compilano il bilancio IAS secondo i cui criteri il bene va inserito fra le immobilizzazioni e il debito residuo nel passivo.
Leasing finanziario.Il leasing finanziario, più frequente, è contraddistinto dall’esistenza di un rapporto trilaterale in quanto vi intervengono tre soggetti: il locatore, che svolge l’attività di intermediario finanziario; l'utilizzatore o locatario (volgarmente definito conduttore: termine proprio di altra forma contrattuale tipica), che utilizza il bene; il fornitore, cioè colui che fornisce al locatore il bene strumentale (o l'immobile) che sarà utilizzato dall'utilizzatore. Il bene è scelto direttamente dall'utilizzatore presso il fornitore, con il quale determina le modalità della vendita al locatore; al termine del contratto, l'utilizzatore potrà acquisire la piena proprietà del bene esercitando l'opzione d'acquisto. L'utilizzatore assume tutti i rischi e le responsabilità per l’uso del bene (ma ci sono delle limitazioni, specie in campo antinfortunistico in applicazione dell'articolo 6.2 del D.Lgs. 626/94 come modificato dal D.Lgs. 242/96. I principali elementi base per calcolo del leasing sono: il costo del bene, la durata, il tasso di interesse (fisso o variabile), l'anticipo (maxicanone) ed infine il riscatto. Altri aspetti che bisogna considerare ai fini del costo del leasing sono i costi accessori come: assicurazione, assistenza, manutenzione, consulenza e spese di istruttoria.La deducibilità fiscale dei canoni di leasing finanziario è disciplinata dall'art. 102 co. 7 DPR 917/1986 (Testo Unico Imposte Dirette), introdotto con lo scopo di fissare un periodo minimo di durata del contratto. I periodi minimi fissati variano in relazione alla natura del bene, e in particolare vale la distinzione tra beni mobili (soprattutto gli automezzi a deducibilità limitata) e immobili. - Trattamento fiscale fino al 31/12/2007 La durata minima dei contratti di leasing finanziario era così distinta per i beni aventi la seguente natura: Automezzi - La durata del contratto deve corrispondere almeno a quella prevista per l'ammortamento dell'automezzo. Beni mobili (esclusi gli automezzi) - La durata deve corrispondere almeno al 50% di quella prevista per l'ammortamento del bene. Beni immobili - La durata deve corrispondere almeno al 50% del periodo di ammortamento previsto per il bene, con un minimo di 8 anni e un massimo di 15 anni. - Trattamento fiscale dal 01/01/2008 La durata minima di questo tipo di contratti è così distinta per i beni aventi la seguente natura: Automezzi non strumentali - La durata del contratto deve corrispondere almeno a quella prevista per l'ammortamento dell'automezzo (non sono state previste modifiche rispetto alla normativa previgente). Beni mobili (esclusi gli automezzi non strumentali) - La durata deve corrispondere ad almeno i 2/3 di quella prevista per l'ammortamento del bene. Beni immobili - La durata minima varia in relazione al coefficiente di ammortamento previsto per il bene immobile, con le seguenti regole: Se il coefficiente di ammortamento del bene immobile è minore del 3,7%, la durata minima è fissata a 18 anni. Se il coefficiente di ammortamento del bene immobile è compreso tra il 3,7% e il 6%, la durata minima è fissata ai 2/3 del periodo di ammortamento. Se il coefficiente di ammortamento del bene immobile è maggiore del 6%, la durata minima è fissata a 11 anni.
Leasing immobiliare.E' un contratto di leasing che ha per oggetto un immobile che deve essere costruito o comunque occupato dall'impresa. Al locatario spettano tutte le spese di manutenzione, ordinaria e straordinaria, e delle imposte.
Leasing industriale. E' un leasing che riguarda non un singolo strumento ma un intero complesso di beni, per esempio un intero stabilimento.
Leasing operativo. Nel leasing operativo un'impresa - generalmente un produttore di beni industriali - concede in uso dei beni a un terzo per un periodo prefissato in cambio di un canone.
Leasing locazione finanziaria. Si tratta di un contratto di finanziamento che, a fronte del pagamento di un canone periodico, consente di avere la disponibilità di un bene strumentale all'esercizio della propia professione o attività imprenditoriale e di esercitare, al termine del contratto, l'opzione di acquisto del bene stesso.
Leasing senza riscatto. Genere di locazione finanziaria in cui, alla fine dei periodici pagamenti dei canoni, non è contemplata l'eventualità di riscatto del diritto di proprietà del bene da parte del beneficiario.
Legge di Okun. E' una legge empirica che associa ad ogni punto aggiuntivo di disoccupazione ciclica (differenza tra tasso di disoccupazione naturale e disoccupazione totale), 2 punti percentuali di gap di produzione.

Y=π * N/FL * FL/P * P

dove P=popolazione, FL=forze lavoro, N occupati, π=produttività marginale del lavoro, il rapporto N/FL è il tasso di occupazione, e il rapporto FL/P=tasso di attività. Se teniamo costanti il tasso di attività e il reddito, e sapendo che la popolazione e il tasso di unità di prodotto per occupato (rispettivamente P e π) crescono nel tempo, ne scaturisce che il tasso di disuccupazione aumenti. Quindi le autorità di politica economica dovrebbero far aumentare il reddito e il tasso di attività nella stessa misura della popolazione e del prodotto unitario per occupato, favorendo così una diminuzione della disoccupazione nel lungo periodo.
Legge di Say. La legge di Say, detta anche legge degli sbocchi riguarda il fenomeno delle crisi economiche. Tale legge sostiene che in regime di libero scambio non sono possibili le crisi prolungate, poiché i prodotti si pagano con i prodotti e non con il denaro, che è solamente merce rappresentativa. L'offerta è sempre in grado di creare la propria domanda: ogni venditore è anche compratore. Il rimedio delle crisi non doveva perciò, secondo Say, ricercarsi tanto in misure restrittive dell'importazione, quanto nell'incremento di quelle produzioni che servissero all'esportazione. In ogni caso, poi, il libero scambio fungerebbe di per sé da rimedio, portando di necessità alla formazione di un nuovo equilibrio economico. Questa legge è detta pure legge degli sbocchi, poiché ogni produzione troverebbe sempre un naturale sbocco sul mercato. Say quindi era convinto che il mercato lasciato a se stesso tende a raggiungere l'equilibrio di piena occupazione. Ci sono due corollari della legge:

  • ogni produzione genera un reddito di importo equivalente
  • tutto il reddito viene sempre interamente speso (direttamente o indirettamente).

Leptocurtosi. Proprietà di una distribuzione di avere un numero di osservazioni che si posizionano lontano dalla media in quantità superiore a quello predetto dalla distribuzione normale standardizzata.
Lettera. Il miglior prezzo di vendita di un titolo, ovvero il prezzo al quale si è disposti a vendere una determinata attività finanziaria o una commodity. Di regola la lettera è più alta del denaro.
Lettera di credito. La lettera di credito è un documento, emesso da un istituto di credito, che funge da garanzia affinché un soggetto possa ottenere un finanziamento da parte di altri soggetti, che possono essere a loro volta delle banche oppure dei fornitori. Viene usata spesso nelle operazioni di esportazione e importazione (credito documentario) quando l'acquirente mette a disposizione del venditore una determinata somma per la fornitura di beni e servizi; somma che il venditore riceverà solo a determinate condizioni pattuite in partenza e che la banca si fa garante di controllare. Per la regolamentazione di queste operazioni si fa riferimento alle Norme ed Usi Uniformi. Tra questi documenti sono usualmente richieste le fatture commerciali, un documento di trasporto (lettera di vettura terrestre, lettera di vettura aerea, lettera di vettura ferroviaria, polizza navale ecc.) normalmente fornito dallo spedizioniere incaricato del trasporto, un certificato di assicurazione, un certificato di origine, un certificato di qualità, un elenco delle merci spedite ecc.ecc. La banca ha l'impegno di controllare la correttezza della documentazione fornita e, in caso positivo, di accreditare l'importo della lettera di credito al beneficiario. La validità della lettera di credito è anch'essa concordata in partenza, sia nelle tempistiche di consegna dei materiali che nella durata della sua validità. La lettera di credito può essere.

  1. Revocabile oppure irrevocabile. Con revocabilità si intende la possibilità data all’ordinante oppure alla banca di quest’ultimo, di annullare o modificare la L/C, quindi di ritirare o variare l’impegno senza l’autorizzazione del beneficiario.Una L/C revocabile, perde la sua funzione di garanzia nei pagamenti. Non a caso non è quasi mai utilizzata. Ogni credito deve indicare in modo esplicito se è revocabile oppure irrevocabile. In caso di mancata indicazione esso è considerato irrevocabile.
  2. Confermata oppure non confermata. La conferma indica un impegno solidale assunto dalla banca intermediaria (del venditore) nel pagamento. In questo caso la banca intermediaria non svolge solamente il ruolo della banca avvisante, ma è un soggetto attivo nell’operazione; si parlerà quindi di banca confermante. Il ricorso a una lettera di credito confermata viene in genere fatto da quei soggetti che operano con paesi a rischio politico, temendo il mancato pagamento da parte della banca emittente. Naturalmente, nel momento in cui si chiede l’apertura di una L/C confermata, si dubita della banca emittente, nonché del paese dell’acquirente; quindi alcune nazioni tra cui, in primis, la Cina e l’Iran, hanno vietato la possibilità di aperture di L/C confermate, in quanto ritenute offensive.
  3. Domiciliata presso le casse della banca emittente oppure della banca intermediaria. Con la domiciliazione si fa riferimento alla piazza. Quest’ultima è il luogo dove il beneficiario deve presentare la documentazione richiesta per ottenere il pagamento. Quindi se la piazza è quella dell’Acquirente, i documenti viaggiano a rischio del venditore.
  4. Trasferibile oppure non trasferibile. Trattandosi di un credito, la L/C può essere ceduta, quindi trasferita totalmente o parzialmente a terzi beneficiari (es. fornitori del venditore) . Affinché ciò possa accadere, essa deve contenere la clausola della trasferibilità. Il credito può essere trasferito una sola volta.
  5. Pagamento a vista (at sight) oppure differito. Con il pagamento a vista, il beneficiario riceve la prestazione al momento della consegna dei documenti. Con quello differito, il pagamento avviene in un tempo successivo al momento della presentazione dei documenti e ben determinato (es. 90 gg. – 120 gg)
  6. Per un’unica operazione oppure per una pluralità di operazioni.  In caso che la L/C sia stata aperta per una pluralità di operazioni, si fa riferimento al credito “revolving”, dove viene indicato l’importo massimo utilizzabile e il numero dei ripristini possibili.  

Lettera di credito aperta. Atto emesso da una banca per offrire una garanzia di secondo grado per le obbligazioni finanziarie che sono contratte dal beneficiario della lettera di credito, quando non viene rimborsato il prestito.
Lettera di investimento. Accordo attraverso il quale l'acquirente in titoli di nuova emissione si impegna a detenerli in portafoglio senza collocarli sul mercato, come garanzia del proprio impegno all'investimento nella società a medio lungo termine.
Lettera sul mercato. Pubblicazione solitamente riservata, o disponibile su abbonamento, che riporta previsioni e valutazioni analitiche sulle tendenze attuali, in uno o più mercati. Questo genere di pubblicazione è spesso distribuita dalle case di brokeraggio, che riportano una serie di titoli dei quali consigliano l'acquisto.
Leva finanziaria (o leverage). La scelta che un'impresa fa di indebitarsi e di quanto indebitarsi va presa sulla base di un'attenta analisi della struttura patrimoniale e dell'effetto che esso ha sulla remunerazione del patrimonio netto. In particolari circostanze e a parità di Reddito operativo, il ricorso all'indebitamento produce un effetto di moltiplicatore finanziario sul Roe. Ciò fa sì che le valutazioni sull'indebitamento devono prendere in considerazione l'effetto che esso ha sul reddito. Il rendimento del patrimonio netto al lordo delle imposte è espresso dalla seguente formula 1):

                               Re =    (RO - i D)                                         1)
                                               E
Re = Rendimento del patrimonio netto al lordo delle imposte
RO = Reddito operativo
D = Totale dei debiti a titolo oneroso
i = costo medio dei debiti
E = Patrimonio netto (equity).

La redditività del capitale complessivamente investito, al lordo delle imposte, è espressa dalla formula 2):

                                  Rci =   RO                                         2)
                                            (E + D)
Rci = Redditività del capitale complessivamente investito.

Inserendo il valore di RO ricavato dalla formula 1) nella formula 2) si ottiene la 3):

                              Rci (E + D) -iD = Re * E                              3)
e quindi:
                              Re = Rci + D * (Rci -i)                                  4)
                                                E
da cui
                Re (1 - Af) = Rci (1 - Af) + D * (Rci -i) (1 - Af)        5)
                                                          E
Af = Aliquota fiscale.

Esprimendo, pertanto,  tutto al netto dell'imposizione fiscale si ottiene la formula che lega il Roe al Roi:

                                    Roe = Roi + D (Roi -i')                           6)
                                                        E
i' = i (1 - Af)

In assenza di debiti, D = 0,  e a parità di reddito operativo la redditività del patrimonio netto coincide con quella del capitale complessivamente investito netto, Roe = Roi. Lo stesso vale se il Roi è pari all'onerosità dell'indebitamento. Fin tanto Roi › i', l'impresa ha convenienza ad indebitarsi perché il Roe tende a crescere; di converso, se l'onerosità dell'indebitamento assorbe la redditività operativa i' › Roi, allora è necessario ridurre l'indebitamento per evitare un effetto leva negativo sulla redditività del patrimonio netto. L'effetto di leva finanziaria (leverage), cioè l'effetto generato sulla redditività del patrimonio netto dall'andamento del Roi e dall'onerosità dell'indebitamento, andrebbe approfondito, e, comunque, trattato con estrema cautela.
Leva operativa. La leva operativa (o Operating leverage) è un indicatore di struttura della gestione operativa di un'impresa, dato dal rapporto fra il reddito e il valore della produzione, con riferimento a uno specifico investimento o a un insieme di attività. In particolare il grado di leva operativa indica la sensibiltà del reddito alla variazione dei ricavi

Leva Operativa={Fatturato - Costi Variabili \over Reddito Operativo}\cdot

che si può esprimere anche come il rapporto tra il margine di contribuzione ed il reddito

Leva Operativa={Mdc\over Reddito Operativo}\cdot


Leva speculativa. Termine finanziario che indica il moltiplicatore di un'opzione o di un warrant. Un caso eclatante di sfruttamento della leva speculativa è dato dagli hedge fund. Questi soggetti economici spesso utilizzano valori della leva assai elevati, anche superiori a mille; ossia, l'indebitamento finanziario netto di un hedge fund è spesso mille volte superiore al suo patrimonio netto.
Leverage buyout (LBO). Acquisto di un'azienda finanziato in gran parte ricorrendo all'indebitamento. Il debito viene solitamente rimborsato con i futuri utili e/o con la vendita di parte dell'attivo patrimoniale.
Liberalizzazione. E' un processo legislativo che consiste, generalmente, nella riduzione di restrizioni precedentemente esistenti. Tipicamente, ci si riferisce alla liberalizzazione economica, specialmente alla liberalizzazione del commercio e del mercato del capitale. Sebbene la liberalizzazione economica sia spesso associatata con la privatizzazione, i due fenomeni possono restare quantomai distinti. A esempio l'Unione Europea ha liberalizzato i mercati del gas naturale e dell'energia elettrica, istituendo un sistema di concorrenza. Nonostante questo alcune delle principali compagnie elettriche europee, come la EDF o la Vattenfall, sono rimaste parzialmente o totalmente di proprietà dei governi. I servizi pubblici liberalizzati e privatizzati possono essere dominati da poche grandi compagnie, particolarmente in settori che richiedono grossi investimenti e grossi costi irrecuperabili, come a esempio nel settore del gas, dell'elettricità e della distribuzione dell'acqua (i cosiddetti monopoli naturali). In alcuni casi questi possono rimanere.
Liberati. Vengono così definiti i sottoscrittori di titoli di nuova emissione non più legati da norme contrattuali a rispettare il prezzo di contrattazione stabilito nell'accordo di sottoscrizione, e che perciò possono effettuare compravendite dei titoli stessi ai prezzi correnti di mercato.
Liberismo. E' una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero commercio (abolizione dei dazi) mentre l'intervento dello Stato nell'economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che possano favorire il commercio. Il liberismo è considerato da molti come l'applicazione in ambito economico delle idee liberali, sulla base del concetto "democrazia vuol dire libertà economica" coniato da Friedrich von Hayek. Liberismo e liberalismo. Sebbene per entrambi si usi spesso l'aggettivo liberale, c'è differenza tra liberismo e liberalismo: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale). Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism. Alcuni dànno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire (lasciar fare). Storicamente una prima forma limitata di liberismo e capitalismo si verificarono negli antichi Stati italiani e nei liberi comuni con l'organizzazione delle prime importanti banche quindi l'avvento dei primi banchieri o capitalisti nel XIV secolo tra i quali noti furono alcuni membri delle famiglie Frescobaldi, Bardi e Peruzzi; nel secolo successivo noti furono Datini, Pazzi e Medici che con i loro notevoli prestiti finanziari a sovrani francesi e inglesi diedero impulso agli scambi commerciali europei. Facoltosi mercanti italiani contribuirono molto allo sviluppo del commercio nordeuropeo: difatti, nel 1487 Anversa si dotò di un edificio costruito per stabilirvi la prima borsa valori del mondo frequentata prevalentemente da operatori italiani. Poi il liberismo non ebbe modo di svilupparsi ulteriormente in Italia ed Europa a causa delle numerose guerre e politiche economiche protezionistiche adottate dalle più ricche nazioni europee comunque nel XVIII secolo economisti e filosofi di vario tipo pubblicarono libri che teorizzavano sistemi liberisti, non usando il termine liberismo ma l'espressione liberi scambi commerciali internazionali, che poi furono approvati dall'economista Vilfredo Pareto, il quale però successivamente analizzò i punti deboli del libero scambio e quelli dell'economia pianificata di tipo socialista elaborando una sua originale teoria.
Libero scambio. Condizione in cui il commercio tra due o più nazioni avviene senza restrizioni di qualsiasi tipo.
LIBID (London Interbank Bid Rate). E' il tasso di interesse al quale le banche inglesi assumono depositi in divisa sul mercato interbancario internazionale. Sigla di London Interbank Bid Rate.
LIBOR. È il tasso d'interesse (lettera) sui depositi di una determinata divisa, generalmente eurodollari, che viene applicato dalle principali cinque banche internazionali per i reciproci finanziamenti. È un tasso variabile, utilizzato spesso come tasso di riferimento per la concessione di finanziamenti alla clientela. Si tratta di uno dei "key rates", e viene rilevato ogni mattina alle ore 11 di Londra.
Libri contabili. L'insieme dei libri e registri richiesti dalla normativa fiscale per la rilevazione dei fatti aziendali e delle componenti reddituali. A seconda del volume dei ricavi (maggiori o minori di euro 309.874,1) esiste l'obbligo o la facoltà di tenere determinati libri o registri. Infatti, nel regime semplificato, adottabile dai soggetti con ricavi inferiori a euro 309.874,1) è possile utilizzare esclusivamente i registri IVA, e il registro beni ammortizzabili; per i soggetti con ricavi superiori al predetto limite, è altresì obbligatoria la tenuta del libro giornale, del libro invetari, delle scritture ausiliarie ed in alcuni casi le scritture ausiliarie di magazzino.
Libri sociali. Sono i libri prescritti dal codice civile per la registrazione dei fatti relativi alla vita dell'impresa e dei relativi organi. I principali sono i seguenti: libro soci, libro assemblee dei soci, libro consiglio d'amministrazione (qualora esista), libro comitato esecutivo (qualora esista), libro collegio sindacale (qualora esista).
Libro. Nel campo degli investimenti, il totale degli acquisti e delle vendite di uno o più beni, gestito solitamente in modo unitario. In contabilità, i libri di un'impresa ovvero l'insieme dei documenti in cui vengono registrate tutte le operazioni gestionali.
Libro corto. Portafoglio di investimenti e passività sensibili ai tassi d'interesse in cui vi è un'esposizione al rischio di rialzo dei rendimenti. Se ciò accadesse si avrebbe una perdita nel risultato reddituale complessivo. In questo tipo di portafoglio, la duration media delle attività e superiore alla duration media delle passività.
Libro del termine. Insieme dei contratti a termine sul mercato dei cambi di un'istituzione finanziaria.
Libro dello specialista. Il documento dello Specialist sul quale vengono registrati i titoli posseduti, gli ordini ricevuti, quelli eseguiti e quelli ancora in essere.
Libro non coperto. Insieme di strumenti finanziari attivi e passivi, in una o più valute, tra i quali non esiste una perfetta compensazione nei confronti dell'influenza da parte di variabili che ne condizionano il valore.
Licenza. Autorizzazione pubblica che permette l'esercizio di una specifica attività economica, come le autorizzazioni di esercizio dell'attività bancaria concesse a una casa madre o alle relative agenzie.
Liffe (London International Financial Futures Exchange). Uno dei principali mercati mondiali di derivati. Ha sede a Londra; vi si trattano futures e opzioni su strumenti finanziari, materie prime e tassi di interesse.
L.I.F.O (Last in, first out). Si tratta di un criterio di movimentazione del magazzino in base al quale ai beni in rimanenza si attribuiscono i prezzi degli acquisti più lontani nel tempo. Il metodo consente di comprimere il valore del magazzino e, in parte, risultato economico e imposte; il Lifo non è consentito alle imprese che applicano gli IAS/IFRS.
LIMEAN (London Interbank Median Average Rate). Tasso d'interesse su eurodivise ottenuto dalla media aritmetica tra il LIBOR e il LIBID.
Limite. Qualsiasi livello grandezza aziendale o finanziaria in genere, che non può essere oltrepassato per disposizioni di carattere legale o statutario, come per esempio i limiti di oscillazione giornaliera dei prezzi di un titolo, fissati dalle autorità di Borsa, o limiti legati alle concessioni di fido a un unico soggetto da parte delle banche.
Limite di contrattazione. Il numero massimo di contratti che possono essere negoziati durante una sessione presso quelle Borse valori che sono specializzate in strumenti derivati. Con questo termine si indica anche la massima oscillazione di prezzo che un contratto future può avere durante la stessa giornata di quotazione, oltre il quale interviene l'autorità di Borsa che ordina la sospensione delle contrattazioni.
Linite di esercizio. Il massimo numero possibile di opzioni facenti parte di una determinata classe, che può essere esercitato entro 5 giorni lavorativi.
Linite di fido. È un finanziamento massimo che può essere ottenuto da un unico soggetto, definito da norme legali o presenti nello statuto.
Limite di oscillazione. Oscillazione massima del valore della quotazione di un titolo nel corso di una giornata di contrattazione stabilita dalle autorità di Borsa.
Limite di posizione. Per quanto riguarda il campo degli investimenti in strumenti derivati, il position limit è il numero massimo di contratti di una stessa categoria, option o future su un determinato bene sottostante, che possono essere in possesso di un unico soggetto. Il limite può variare da Borsa a Borsa e da prodotto a prodotto.
Limite legale di fido. È il limite che per legge non può essere oltrepassato nella concessione di credito a un solo soggetto, che viene solitamente espresso come una percentuale sul totale degli impieghi.
Limite superiore/inferiore. I due prezzi raffiguranti la massima oscillazione che un titolo, o un contratto future, può avere lungo un'intera giornata di contrattazione. Nel caso di notizie estremamente negative, un certo titolo può quotare limit down anche per diversi giorni consecutivi.
Limited company. Società a Responsabilità Limitata (UK), società nella quale i soci sono responsabili delle obbligazioni sociali solo nei limiti della quota versata.
Linea di credito. Accordo formale o informale che consente al correntista (anche impresa) di mantenere sul conto saldi passivi fino a un certo ammontare.
Linea di tendenza. La linea che identifica in un grafico la tendenza del prezzo di un titolo. Questa linea può essere ascendente o discendente a seconda dell'andamento del titolo.
Links. Collegamenti tra depositari centralizzati nazionali, basati su rapporti contrattuali e operativi, per consentire il trasferimento transfrontaliero dei titoli da un sistema all’altro. Effettuato il trasferimento, i titoli possono essere utilizzati secondo le procedure locali allo stesso modo di qualunque altra garanzia. I collegamenti sono considerati idonei per le operazioni di credito dell’Eurosistema (cosidetti eligible links) se soddisfano gli standard definiti dall’Eurosistema stesso, che sottopone a valutazione i nuovi collegamenti e gli aggiornamenti dei collegamenti ritenuti già idonei.
Liquidabilità. Velocità a cui un titolo può essere venduto sul mercato. è quindi una valutazione della capacità del mercato di assorbire ordini di compravendita sul titolo.
Liquidatore. E' il soggetto da cui vengono effettuate le operazioni di liquidazione di un'impresa. In genere, se non indicati nell'atto costitutivo, vengono nominati dall'assemblea straordinaria. Devono compiere tutti gli atti necessari per la realizzazione dell'attivo, ma hanno il divieto di intraprendere nuove operazioni.
Liquidazione (Unwinding). Riferito a una posizione, estinzione mediante un'operazione di segno contrario.
Liquidazione coatta amministrativa. La liquidazione coatta amministrativa è un provvedimento preso nei confronti di imprese il cui fallimento viene giudicato troppo gravoso per l'impresa o per lo Stato. In questi casi si tende a trovare soluzioni indirizzate appunto verso la liquidazione.
Liquidazione di un'impresa. E' la procedura, obbligatoria per le società di capitali, che consegue allo scioglimento di un'impresa. Secondo il codice civile, lo scioglimento di un'impresa avviene nei seguenti casi: 1) per il decorso del termine; 2) per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta iimpossibilità di conseguirlo; 3) per l'impossibiità di funzionamento o per la continuata inattività dell'assemblea; 4) per la riduzione del capitale al di sotto del minimo legale; 5) per deliberazione dell'assemblea; 6) per le altre cause previste dal codice civile.
Liquidazione IVA. Determinazione dell'IVA dovuta per il periodo di riferimento (mese o trimestre) mediante l'effettuazione della seguente differenza: IVA sulle vendite imponibili - IVA sugli acquisti per i quali è ammessa la detrazione. Se dal calcolo risulta una differenza a favore del contribuente, il relativo importo è computato in detrazione nel periodo successivo.
Liquidità (liquidity). È il grado di facilità con il quale un'attività può essere convertita in denaro liquido. Riferito all'impresa, la liquidità indica la capacità di fornire denaro contante per affrontare il fabbisogno finanziario giornaliero connesso alla gestione. Può essere accertata mediante:

  1. l'analisi per margini, impiegando il capitale circolante netto e il margine di tesoreria,
  2. l'analisi per indici,
  3. il rendiconto finanziario di cassa.

LD. Liquidità differita.
LI. Liquidità immediata.
Liquidity pooling. Servizio opzionale offerto dalla piattaforma unica condivisa di TARGET2 che consente ai partecipanti al sistema appartenenti a gruppi bancari di gestire in modo accentrato la liquidità disponibile nel corso della giornata operativa.
Lira. La lira origina da un peso, che i romani chiamavano libbra e che equivaleva circa a 325 grammi. Ma non era una moneta vera e propria. La trasformazione della libbra in unità del sistema monetario risale alle riforme di Carlo Magno, tra il 781 e il 794. Venne stabilito il monometallismo argenteo e istituito il denaro d’argento, come unica moneta legale. In teoria la libbra manteneva il carattere di peso, in pratica la gente, non avendo a disposizione un multiplo effettivo del denaro, trovò comodo usare la libbra come multiplo ideale di conto. In pratica, siccome da una libbra d'argento si ottenevano 240 denari, anziché dire 240 denari si cominciò a dire: una lira (proprio da libbra). Così cominciò la storia monetaria della lira, inesistente come unità materiale ma che rappresentò l'unità di misura riconosciuta da quasi tutto l'Occidente cristiano del tempo. Le conquiste territoriali dei Carolingi fecero dell'Occidente cristiano un'unica area monetaria, distinta da quella bizantina e musulmana. I confini dell'area della lira non abbracciarono però mai tutta l'Italia: il Meridione rimase sottoposto all'influenza monetaria bizantina o araba.
Il Duecento A metà del Duecento, nel Centro-Nord, erano sei le monete fondamentali a Nord di Roma: quelle di Venezia, di Milano, di Asti, della Savoia, di Genova e di Firenze. Alla fine del Quattrocento la lira di maggior valore era quella genovese che aveva una parità argentea di poco meno di 13 grammi di fino; la lira imperiale valeva 8,6 grammi, quella veneziana 6,2, quella fiorentina 5,7.
Il Settecento Il Settecento fu tempo di riforme e riorganizzazione, anche in campo monetario. In quel periodo esisteva una grande varietà di monete: in ogni stato si trovavano pezzi coniati in epoche diverse, di disparati valori intrinseci e a questi si aggiungevano le monete straniere.
Nello Stato di Milano, all'epoca del Beccaria, sembra che circolassero 22 monete d'oro e 29 d'argento. Si trattava, ovunque, di stabilizzare la parità metallica della moneta. Nel pieno dell'ondata rivoluzionaria francese, il 7 aprile 1795, una legge stabilì che l'unità monetaria avrebbe preso il nome di franco al posto di quello di lira usato fino ad allora. La nuova Francia aveva dunque un nuovo sistema monetario.
La lira napoleonica Il predominio economico e culturale francese in Italia durante il periodo napoleonico ebbe ricadute anche in campo monetario. Napoleone ordinò il 21 marzo 1806 che la moneta del regno d'Italia, pur conservando il nome di lira, fosse la replica del franco: una moneta che sul diritto recava l'anno di emissione e la legenda "Napoleone imperatore e re” e sul rovescio lo stemma del regno e l'indicazione del valore nominale. Questa fu la prima moneta coniata che portò l'indicazione di lira italiana. Le prime emissioni dalle zecche di Milano, Bologna e Venezia si ebbero nel 1807, con monete da 40, 5 e 2 lire; l'anno successivo vennero coniate anche monete da 20 lire e da 1 lira, caratterizzata da un peso di 5 g ed un titolo d'argento di 900/1000. Dopo la fine del Regno d'Italia nel 1814, la lira riappare nel 1815 nel Ducato di Parma e Piacenza con l'introduzione della monetazione decimale da parte della duchessa Maria Luigia di Asburgo. Il taglio delle monete era da 1, 2, 5, 20 e 40 lire.
La lira italiana Nel 1861, con la riunificazione dell'Italia sotto i Savoia, la lira torna ad essere la valuta italiana ed il 24 agosto 1862 ebbe corso legale e sostituì tutte le altre monete circolanti nei vari stati pre-unitari: 1 lira da 5 g di argento al titolo 835/1000 corrispondeva a 0,29 g d'oro fino oppure a 4,495 g d'argento fino. A causa della crescita del debito pubblico susseguente all'unificazione, nel 1866 per la lira viene stabilito il corso forzoso (vedi voce), con una limitata convertibilità ristabilita nel 1892. Nel 1893 viene messa in liquidazione la Banca Romana e creata la Banca d'Italia, con una copertura aurea di almeno il 40% delle lire in circolazione. L'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, con la conseguente penuria di metallo, fece ripristinare il corso forzoso, abolito nel 1909 e che durò fino al 1927, quando 1 lira corrispondeva a 0,07919 g di oro fino. L'obbligo della copertura in oro venne abolito nel 1935 e nel 1936 la valutazione venne portata a 0,04677 g. La convertibilità venne ripristinata nel 1960 grazie all'ammissione al Fondo Monetario Internazionale, con una lira corrispondente a 0,00142 grammi d'oro o a 625 lire per dollaro. Il 1º gennaio 1999 entrò in vigore l'Euro, il cui tasso di cambio irrevocabile con la lira era stato fissato il giorno precedente. Da quel momento la lira rimase in vigore solo come espressione non decimale dell'euro, anche se monete e banconote continuavano ad essere denominate in lire. Per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.), invece, da quella data si adottò solo l'euro. Il 1º gennaio 2002, con l'entrata in circolazione delle monete e banconote in euro, si aprì una fase di doppia circolazione: le monete e banconote in lire vennero ritirate definitivamente dalla mezzanotte del 28 febbraio 2002, anche se quelle con corso legale fino a quella data, possono essere ancora scambiate presso le filiali della Banca d'Italia fino al 29 febbraio 2012. Quindi il 2002, fu l'ultimo anno nel quale vennero emesse le serie divisionali in lire di monete proof e fior di conio. Inoltre vennero emesse altre serie speciali per ricordare gli anni d'oro della valuta appena abbandonata. Il tasso di conversione irrevocabile è di 1.936,27 lire italiane per 1 euro.
Lista dei prezzi. Sistema elettronico che permette di rilevare e divulgare le oscillazioni di prezzo fatte registrare dai titoli presso le Borse valori degli Stati Uniti. Il termine definisce anche la sigla attribuita a un titolo per renderlo riconoscibile.
Liste di attesa. Meccanismo attraverso il quale gli ordini di trasferimento di fondi sono tenuti in sospeso finché sul conto di regolamento dell’ordinante non sia disponibile una copertura sufficiente. Possono essere di tipo accentrato, se gestite a livello di sistema dalla procedura che riceve l’ordine, e di tipo decentrato, se gestite dai singoli operatori prima di inviare l’ordine di pagamento. Le liste di attesa hanno fatto parte della procedura di regolamento lordo BI-Rel e, dal 16 giugno 2003, della nuova versione del sistema. Dal 19 maggio 2008 il servizio è disponibile nel sistema TARGET2.
Lista di controllo (Watch list). Elenco di banche, società finanziarie o titoli sotto osservazione. Possono essere titoli che un operatore consiglia di acquistare o vendere, oppure di organismi finanziari che le autorità stanno esaminando per controllare che l’attività risponda alle norme di legge.
Listino di borsa. Pubblicazione giornaliera sulla quale sono riportate le quotazioni di tutti i titoli di Borsa e le relative quantità trattate.
Listino ufficiale. Documento in cui sono riportate le quotazioni dei valori mobiliari trattati nel mercato ufficiale.
Livello (borsa) In gergo borsistico indica una buona quotazione non strettamente operativa, che prima di essere conclusa richiede un'ulteriore conferma. Viene utilizzato dall'intermediario per trovare una serie di prezzi al fine di soddisfare un ordine della clientela in più operazioni concluse separatamente.
Livello medio dei prezzi (L). E' la media tra cinque indicatoridel livello dei prezzi elaborati dalla Banca d'Italia.
LMBO (Leveraged Management Buy-Out). Meccanismo con cui i dirigenti di un'impresa acquistano la stessa basandosi sulle proprie risorse personali, ma soprattutto su finanziamenti ottenuti grazie al valore dell'impresa da acquisire.
Locazione (lease). Tipo di contratto attraverso il quale il proprietario di un bene lo concede in utilizzo a un altro soggetto dietro il pagamento di un canone. Si indica anche il collocamento sul mercato primario, e la vendita ai sottoscrittori.
Locazione a leva. E' un tipo di locazione finanziaria in cui interviene, oltre al locatore e al conduttore, anche un terzo soggetto, una banca o un'istituzione finanziaria, che fornisce al locatore una percentuale significativa, di solito la metà del totale, del capitale utile all'acquisto del bene offerto in locazione. Il locatore, potrà rimborsare il prestito e ottenere il margine di profitto attraverso i canoni che riceve dal conduttore.
Locazione aperta. Si intende quella locazione finanziaria, in cui le rate periodiche sono inferiori a quelle solite, ma devono venire compensate da un pagamento di dimensioni maggiori alla fine del contratto.
Locazione di capitale. Locazione di beni d'investimento a lungo termine, ottenuta attraverso una società finanziaria che inizialmente acquista il bene diventandone proprietaria e che lo cede successivamente in locazione all'impresa, dietro pagamento di quote periodiche.
Locazione finanziaria (leasing). Contratto tramite il quale il proprietario di un determinato bene lo concede in utilizzo a un altro soggetto dietro il pagamento di un canone, con la possibilità di acquistarne la proprietà al termine del periodo contrattuale dietro pagamento di un prezzo prestabilito.
Locazione finanziaria (financial lease). Tipo di leasing, o locazione finanziaria, dove la società finanziaria si impegna solamente a fornire la costruzione finanziaria dell'operazione, mentre rimangono a carico del cliente gli oneri assicurativi, i cosi di manutenzione e di gestione del bene in oggetto.
Locked in (Bloccato). Nel caso di investimenti in titoli, ci si riferisce a quegli investitori che non hanno intenzione di vendere i titoli in possesso perché non ancora scaduti i termini di legge minimi che permettono un trattamento fiscale più favorevole dei capital gain. Questo termine viene riferito anche al rendimento di un titolo (per esempio un certificato di deposito o un buono del Tesoro), che grazie alla sua struttura permette un risultato in termini d’interesse che non è influenzato dalla dinamica dei rendimenti di mercato.
Lock up. Accordo tramite il quale colui che offre parte della propria partecipazione al pubblico, si impegna nei confronti dei coordinatori dell'offerta a non effettuare operazioni di vendita per un determinato periodo di tempo, senza il preventivo consenso dei coordinatori.
Lodo atbitrale. Nell'arbitrato, la decisione emessa dagli arbitri riguardo alla controversia per la quale sono stati chiamati a pronunciarsi.
Londra-Milano. Il 23 giugno 2007 è stato siglato l'accordo di fusione tra la Borsa italiana e il listino inglese del London Stock Exchange (LSE). Lo hanno annunciato