Chefren, la piramide e la sfinge.


GRANDI PERSONAGGI STORICI - Ritengo che ripercorrere le vite dei maggiori personaggi della storia del pianeta, analizzando le loro virtù e i loro difetti, le loro vittorie e le loro sconfitte, i loro obiettivi, il rapporto con i più stretti collaboratori, la loro autorevolezza o empatia, possa essere un buon viatico per un imprenditore come per una qualsiasi persona. Gli imperatori romani figurano in un'altra sezione.

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I PIU' ANTICHI (oltre il 1000 aC)
Menes - ......./3125 aC
Cheope - ....../2566 aC
Chefren ....../2532
Gilgames - prime iscrizioni nel 2500 aC
Sargon - 2335/2279 aC
Shamshi Adad I - 1813/1781 aC
Hammurabi - 1792/1750 aC
Akhenaton - 1375/1333 aC
Tutanchamon - 1341/1323 aC
Ramsete II - 1303/1213 aC

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Statua di Chefren in trono, in diorite. La regalità del soggetto è amplificata dal falco del dio Horus, patrono della regalità, che avvolge con le ali il capo del faraone

Chefren

Chefren (dal greco antico: Chephrèn; originariamente Khafra e Hor Userib) (... – 2532 a.C.) è stato un faraone della IV dinastia egizia. È probabile che Chefren fosse figlio di Cheope e fratellastro quindi di Kheper. Una possibile ricostruzione dei fatti legati alla successione di Cheope è la seguente: essendo già morto Kuaf, primogenito e successore predestinato, secondo una versione dei fatti ucciso da Kheper, la lotta per la successione si svolse appunto tra Kheper e Chefren (un altro figlio di Medjedu, Hardedef, ricordato ancora nel Nuovo Regno come sapiente, non entrò in lizza). Kheper riuscì a salire al trono ma vi rimase per pochi anni, come dimostra l'incompletezza della sua piramide.
Alla morte di Kheper, Chefren, con l'appoggio degli altri fratelli e della madre, ricondusse allora il trono nella linea di discendenza principale escludendo da questa i figli del predecessore. Tra i figli di Chefren, oltre al futuro re Micerino annoveriamo anche Iunmin che ricoprì il ruolo di visir verso la fine della dinastia, forse durante il regno del fratello Micerino.
Per quanto riguarda la durata del regno di Chefren, oltre al riferimento di Manetone, di 66 anni, esiste un'incisione su un blocco di pietra che cita l'anno della 13ª ricorrenza (computo del bestiame) che potrebbe quindi corrispondere all'anno 26 di regno. Il monumento funebre di questo sovrano, eretto anch'esso a Giza, conosciuto come Piramide di Chefren, è secondo per grandezza solo alla piramide di Cheope. A Chefren è anche attribuita la costruzione della Sfinge di Giza, attualmente interpretata come una imponente raffigurazione del padre in forma di leone accovacciato con testa umana. Il monumento, che si trova a fianco del viale che conduce dal tempio a valle, venne probabilmente ricavato da un affioramento di roccia proprio nella zona delle cave delle pietre usate per la costruzione della piramide stessa.
Chefren nelle antiche testimonianze greche
Manetone
Manetone, storico ellenistico e sacerdote egizio d'epoca tolemaica, nei suoi Aegyptiakà, chiama Chefren col nome di Shuphis II, e gli attribuisce 66 anni di regno, senza aggiungere ulteriori informazioni su di lui.
Erodoto e Diodoro Siculo
Gli storici greci Erodoto e Diodoro Siculo lo dipinsero nelle loro opere come un tiranno eretico e crudele. Furono loro a coniare il nome Chefren (in greco antico: Chephrèn), grecizzando l'originale Khafra. Scrivono che successe direttamente al padre Cheope, descritto come un despota megalomane, regnando 56 anni e facendo patire al popolo le stesse, fantomatiche, sofferenze che avrebbe inflitto Cheope in precedenza. Siccome collegano Cheope a un regno di 50 anni, i due autori affermano che l'Egitto ebbe a patire, sotto i due faraoni, per un totale di 106 anni. In seguito, presentando il faraone Micerino, Erodoto e Diodoro Siculo dicono che si mostrò rattristato e indignato dal comportamento dei suoi due predecessori, riportando pace e tranquillità nel Paese.
L'affidabilità di Erodoto nelle pagine che riguardano l'Egitto è spesso criticata; l'egittologia tende a ritenerlo disinformato e fantasioso, giudizio peraltro avvalorato dalle evidenze archeologiche. Tombe gigantesche quali le tre piramidi di Giza stupirono sicuramente i greci, e probabilmente gli stessi sacerdoti del Nuovo Regno (memori, questi ultimi, dell'eresia di Akhenaton e di suoi progetti sproporzionati come la città di Akhetaton). Tale immagine finì così col riflettersi su Cheope e Chefren e sulle loro piramidi colossali; a ciò si aggiunse, forse, il divieto vigente sotto Chefren di esporre negli spazi aperti sculture diverse da quelle del sovrano, le quali erano sovente scolpite in materiali pregiati. Evidentemente, gli egizi del Nuovo Regno e i greci non seppero spiegarsi la mole e l'opulenza di tali progetti, se non pensando all'ipotetico carattere megalomane del loro regale committente. Da ciò derivò la pessima fama di Chefren e Cheope nel mondo antico. All'epoca di Erodoto, i greci si ritenevano il cuore culturale e scientifico del mediterraneo e l'idea che 2.000 anni prima gli egizi avesserro prodotto opere così imponenti doveva certamente infastidirli; io resto sempre più sbalordito e impressionato da quelle costruzioni che mostrano un livello di capacità scioentifiche e ingegneristiche, probabilmente, mai più raggiunti.

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Scultura di Chefren in alabastro Museo egizio del Cairo

La piramide di Chefren

La Piramide di Chefren era il cenotafio eretto dal sovrano stesso sulla piana di Giza durante l'Antico Regno e denominato "Wr Kafre" ossia "Grande è Kafre". <br />

Dati principali dell'opera:
Altezza totale iniziale 143,6 metri.
Altezza odierna 136,4 metri
Base quadrata con lato 215,25 metri
Angolo basale 53°10'
Volume (arr.) 2.230.000 m³
Caratteristiche esterne
La piramide di Chefren è la seconda come grandezza dopo la piramide del padre Cheope. Nella metà inferiore presenta grandi blocchi grezzi ed irregolari disposti con scarsa precisione, mentre verso la sommità questi appaiono disposti in maniera più uniforme. Nel corso dei millenni vari movimenti sismici hanno provocato degli spostamenti di alcuni millimetri delle pietre. La piramide appare la più alta di quella di Cheope perché venne costruita su uno zoccolo di roccia alto circa 10 metri. La sua altezza apparirebbe ancora maggiore se non fosse priva di parte della cima e del pyramidion. Ha la particolarità di essere l'unica piramide che conserva sulla sommità una parte della copertura in calcare bianco di Tura che originariamente ricopriva l'intera struttura. La base è rivestita di "pietra etiopica variegata" (così come la definisce Erodoto) ovvero granito rosso e grigio di Assuan. Presenta due ingressi dovuti ad un cambiamento del progetto iniziale: uno a circa 11,54 metri di altezza, l'altro a livello del suolo, che è quello attualmente usato per le visite.
Caratteristiche interne
Varcata la soglia si presenta una discenderia lunga circa 32 metri che conduce a un corridoio orizzontale terminante nella camera funeraria rimasta incompiuta. Questa misura 14,15 metri per cinque, è unica, scavata nella pietra, con il soffitto a due spioventi formato da 17 coppie di travi in pietra calcarea e situata sotto il livello del cortile. L'unico arredo funerario ritrovato è il sarcofago di granito rosso seppellito "a fior di terra", completamente privo di iscrizioni e spezzato. Vicino vi erano delle ossa di bovino. Dalla camera, una galleria in salita porta a due appartamenti con un corridoio orizzontale collegato al primo e dovuto sicuramente ad un cambiamento di progetto in corso d'opera. Vi è inoltre una grande camera forse destinata a magazzino o alla raccolta di offerte funebri oppure come serdab.
Tempio funerario
Il tempio funerario di Chefren era l'edificio del complesso funerario adibito al culto del sovrano e situato sull'altopiano di Giza a oriente della propria piramide ma senza esservi collegato. Tutto il complesso funerario del sovrano fu riportato alla luce dal 1909 con l'architetto Uvo Holscher della spedizione tedesca di Ernst Von Sieglin al 1932 con Selim Hassan del Servizio Antichità Egizie anche se in realtà Auguste Mariette aveva già individuato il tempio a valle attribuendolo erroneamente al complesso della Sfinge. Del tempio funerario non restano che imponenti rovine tra le quali, a conferma, spicca un concio di oltre 400 tonnellate. Ma le sue dimensioni erano maggiori di quelle del vicino tempio funerario di Cheope e si presentava in origine con un corpo unico, massiccio, dalla facciata lunga più di 100 metri, un vestibolo con 14 colonne, varie sale ad uso rituale con piedritti, magazzini, due atri ortogonali, corridoi e cortile rettangolare con porticato. Il tempio presenta, dopo la seconda sala ipostila, la "sala delle nicchie" che accoglieva le cinque statue del sovrano e dedicate al culto terreno della titolatura reale completa. Le pareti delle sale erano rivestite di calcare e granito rosa di Assuan mentre il pavimento era in alabastro. L'edificio era collegato tramite una rampa processionale discendente lunga quasi 500 metri, coperta e decorata a colori, al tempio a valle del sovrano e alla Sfinge mentre all'esterno, a nord ed a sud, vi erano le fosse per accogliere le barche solari.
Tempio a valle
Il Tempio a valle di Chefren era l'edificio del complesso funerario piramidale adibito al culto del sovrano relativamente all'imbalsamazione, alla cerimonia di apertura della bocca ed era situato nella valle del Nilo. Scoperto da Auguste Mariette nel 1852, che erroneamente lo attribuì alla Sfinge, si collegava al tempio funerario di Chefren tramite una rampa processionale ascensionale lunga 494 metri ed è l'unico tempio a valle che si sia conservato e che ci è pervenuto in buono stato di conservazione. Costruito a destra della Sfinge, doveva avere in origine l'aspetto di una mastaba in pianta quadrata di 45 metri di lato con 13 metri d'altezza, presenta mura in blocchi di granito rosso di Assuan, collocati in maniera perfetta e precisa che lo rendono impressionante per il severo aspetto in quanto privi di decorazioni a eccezione di alcune iscrizioni in caratteri geroglifici incise intorno ai varchi di accesso. I conci delle poderose mura sono in calcare di Tura di enormi dimensioni ed il loro volume è di circa 55 metri cubi che sviluppano un peso di quasi 150 tonnellate mentre un blocco di granito pesa sulle 45 tonnellate. Nella grande sala a T rovesciata, i 16 pilastri monoliti in granito rosso alti circa 4 metri che sorreggono le imponenti architravi, dovevano creare uno spettacolare contrasto cromatico con le pareti in calcare rivestite con lastre di granito nero, oggi parzialmente scomparse, e con la pavimentazione in alabastro. Nella sala, si trovavano in origine 23 statue del sovrano assiso, tutte in diorite verde del deserto nubiano, alabastro e grovacca. Nel 1859 Mariette scoprì nella prima anticamera un pozzo ove erano state gettate le statue regali per preservarle dalle profanazioni e dai ladri. Purtroppo solo una era intatta ed è conservata oggi al museo de Il Cairo. Dalla parte centrale del tempio, dove avvenivano i rituali funebri, si accedeva a varie camere, corridoi, vestiboli, atri ed ambienti per contenere le barche solari. Ha due entrate sul lato nord ove si trovano ancora ruderi di quattro sfingi ed in questo tempio compare per la prima volta l'elemento architettonico della modanatura a gola egizia.
Storiografia
Come tutte le piramidi, anche quella di Chefren era stata violata fin dall'antichità e alcuni blocchi furono asportati e usati nella costruzione del tempio di Eliopoli così come testimonia la firma di May, figlio di Bakenamon vissuto al tempo di Ramses II e del quale era capomastro. Trattasi di due iscrizioni esterne relative a una ispezione effettuata insieme allo stesso sovrano relativamente all'asporto delle pietre o forse anche per un eventuale restauro. Venne aperta e chiusa numerose volte, ma già dall'Era cristiana la piramide di Chefren fu poco considerata e quasi mai nominata persino dagli storici a vantaggio della vicina "sorella maggiore". All'interno si trova una scritta in arabo che nomina un certo Muhammad Ahmed cavatore e Osmann muratore in un tempo non definito. Nel 1372 d.C. vi sono testimonianze scritte che la piramide era ancora aperta, ma venne chiusa successivamente perdendo la memoria dell'ingresso. Nel 1548 Jean Chesneau scriveva che la piramide aveva ancora gran parte del pregiato rivestimento esterno, di cui oggi ne rimangono solo circa 45 metri a partire dalla cima, e che la piramide risultava impenetrabile. Nacque così la convinzione che la piramide fosse una struttura piena cioè senza camera funebre, convinzione confermata anche dall'infruttuosa ricerca di un'entrata da parte del navigatore ed esploratore genovese Caviglia nel 1817. Un anno dopo, l'esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni notava il grande ammasso di pietre che ricopriva quasi tutta la facciata nord e, dopo averle rimosse, trovò prima un cunicolo impraticabile scavato dai ladri e dopo i tre grandi blocchi che costituivano l'ingresso principale della piramide. All'interno e a futura memoria, Belzoni lasciò scritto con il nerofumo a caratteri cubitali e per quasi tutta la lunghezza della parete: "Scoperta da G. Belzoni. 2 marzo 1818". La piramide fu definitivamente esplorata da John Shea Perring nel 1837.

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La Sfinge di Giza; alle sue spalle la Piramide di Chefren

La sfinge di Giza

La Grande Sfinge di Giza è una scultura di pietra calcarea situata nella Necropoli di Giza, raffigurante una sfinge sdraiata, ovvero una figura mitologica con la testa di un uomo e il corpo di un leone. Da un punto di vista geografico, il monumento si colloca all'interno dell'altopiano di Giza (comprensiva dell'omonima Necropoli), sulla riva occidentale del fiume Nilo, che separa Giza dalla capitale d'Egitto, Il Cairo. Ottenuta da un substrato roccioso, è la più grande statua monolitica tra le sfingi egizie: è lunga 73 metri (dalla coda alle zampe anteriori), alta 20 metri (dalla base alla punta della testa) e larga 19 metri; la sola testa ha un'altezza di 4 metri.
Nome
Nella sua lunghissima storia, la Sfinge è stata chiamata in diversi modi: per gli Arabi musulmani e per i Copti è ancor oggi "padre del terrore". Il nome Sfinge che le attribuiamo deriva dal greco Sphínx, derivante a sua volta dall'egizio traslitterato hespankh che significa "statua vivente" ed era il nome attribuito alle statue di leoni con testa di uomo. La Stele del Sogno la identifica con un altro nome, quello con cui era conosciuta nell'antichità: Horu em akhet, reso Armachis in greco.
Origini
Il monumento probabilmente fu ricavato da un affioramento di roccia durante la costruzione delle Piramidi di Giza. Stranamente la Grande Sfinge è un monumento isolato, mentre le Sfingi successive erano poste in coppia per proteggere l'ingresso di un edificio. In teoria poteva essere scolpita un'altra grande Sfinge; infatti, poco distante a sud, sull'altopiano si erge un'altra collinetta di roccia. In pratica però non è stato così, forse a causa della troppa distanza. La Grande Sfinge è stata realizzata attorno al 2500 a.C., al tempo del faraone Chefren Si pensa che rappresenti il faraone Chefren (o suo padre Cheope) e che sia posta davanti alla sua piramide (la seconda del complesso di El-Giza per dimensioni dopo quella di Cheope) per proteggerla. La Grande Sfinge fu realizzata scolpendo la pietra viva, mentre alcune parti sono state costruite o riparate con l'aggiunta di blocchi di roccia tagliati. Tuttavia lo strato roccioso varia all'interno del monumento. La struttura geologica fu analizzata a metà degli anni ottanta del ventesimo secolo, durante i lavori di Lehner e Hawass, dal geologo K. Lal Gauri[4] dell'Università di Louisville, Kentucky. Il risultato fu che il monumento è composto da tre diversi strati rocciosi:
- lo strato inferiore del corpo è di pietra calcarea dura ma fragile, di origine più antica;
- lo strato mediano, che comprende il nucleo della Sfinge, migliora salendo verso l'alto, ma è in media di pessima qualità; per questo sono presenti numerose crepe;
- lo strato superiore, che comprende la testa della Sfinge e il collo, è formato da pietra calcarea dura, che diventa sempre più pura nella testa, permettendo una migliore conservazione nel tempo.
La testa della Sfinge
Nonostante il tipo di pietra utilizzato per la testa della Sfinge sia di qualità migliore rispetto a quello usato per il corpo, il volto è la parte più danneggiata del monumento. La causa, tuttavia, non è solamente da attribuire al deterioramento naturale, ma anche all'azione dell'uomo. Infatti il naso è stato completamente rimosso, mentre la bocca e gli occhi sono stati gravemente danneggiati. Contrariamente a quanto alcuni pensano, il naso della Sfinge non fu distrutto in epoca napoleonica, ma nel 1378, ovvero in epoca mamelucca, per opera dello Shaykh sufi Mu?ammad ?a?im al-Dahr, appartenente alla khanqa di Sa?id al-Su?ada?, irritato per i doni che i contadini del posto offrivano alla Sfinge, anziché alla sua confraternita, come scrisse lo storico arabo al-Maqrizi. Per quanto riguarda la datazione, la testa della Sfinge è sicuramente stata realizzata durante la IV dinastia dell'Antico Regno (2620 a.C.-2500 a.C.). Appartengono a quell'epoca lo stile del copricapo, la presenza del cobra reale sulla fronte e la fisionomia del volto, caratteristiche che si ritrovano nelle sculture dei re Chefren e Micerino, della stessa dinastia. Inoltre, un elemento in comune con le statue dell'epoca è la barba cerimoniale, i frammenti della quale sono stati ritrovati ai piedi della sfinge e che sono ora conservati al British Museum di Londra e al Museo di antichità egiziane del Cairo.
L'identificazione del volto raffigurato, invece, desta molti dubbi. Inizialmente era stato attribuito a Chefren; Mark Lehner ha mostrato con modelli al computer, che sovrapponendo il volto della Sfinge alla statua del faraone Chefren la somiglianza fosse evidente. Tuttavia il risultato di Lehner è stato confutato dalla ricostruzione facciale eseguita dal detective Frank Domingo della polizia di New York. Secondo recenti studi la statua rappresenterebbe, invece, Cheope, e la sua costruzione sarebbe da attribuire al figlio Kheper, a lui succeduto prima di Chefren dal 2570 a.C. al 2560 a.C. In conclusione, dopo numerose ricerche non c'è ancora un risultato inconfutabile, anche se l'archeologia ufficiale continua ad attribuire il volto della Sfinge a Chefren.
Passaggi nascosti
Uno dei misteri della Sfinge, alimentato dalle leggende popolari, è certamente la presenza di passaggi nascosti al suo interno. Attualmente è nota l'origine di uno di essi soltanto: un breve varco senza uscita dietro la testa, lungo approssimativamente 5 metri, scavato nel 1837 da John Shae Perring e Howard Vyse durante la ricerca di una camera segreta all'interno del corpo. L'ipotesi che all'interno del monumento ci siano camere nascoste non ha riscontri scientifici, anche se gli ultimi scavi hanno rilevato la presenza di altri tre cunicoli nel corpo della statua:
- il primo cunicolo si trova anteriormente, dietro la stele fatta porre dal faraone Tuthmosis IV tra le zampe della Sfinge;
- il secondo cunicolo si trova sul lato nord (a destra per chi guarda il volto della statua): la sua esistenza era stata da tempo ipotizzata osservando le foto ingiallite di Émile Baraize, pioniere dell'egittologia, che mostrano operai nell'atto di rimuovere sabbia da un tunnel;
- il terzo cunicolo è di recente individuazione (l'archeologo ed egittologo egiziano Hawass vi è entrato per la prima volta durante i restauri della struttura, terminati da poco); è sita presso la coda e avrebbe una profondità di ben 15 metri.
Non si esclude che tali cunicoli debbano essere fatti risalire a tentativi più o meno antichi di penetrare in una presunta camera segreta situata nel corpo della Sfinge o al di sotto di essa.

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La Sfinge di Giza, sullo sfondo la Piramide di Cheope.


Eugenio Caruso - 18-01-2022

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