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Alfieri Maserati e un grande marchio italiano

INVENTORI E GRANDI IMPRENDITORI

In questa corposa sottosezione illustro la vita di quei capitani d'industria e/o inventori che hanno sostanzialmente contribuito al progresso industriale del mondo occidentale con particolare riguardo dell'Italia.

Biografie precedenti

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R - Louis Renault - John Davison Rochefeller - Nicola Romeo
S - Isaac Merrit Singer - Alfred Sloan - Luisa Spagnoli - Otto Sundbäck
T - Franco Tosi
V - Vittorio Valletta - Giuseppe Volpi
Z - Lino Zanussi

maserati 1

Alfieri Maserati

Voghera, 23 settembre 1887 - Bologna, 3 marzo 1932
Il padre Rodolfo era macchinista delle ferrovie prima a Piacenza, poi a Voghera. Il primogenito Carlo entra presto nel settore automobilistico, come meccanico e pilota, e verrà presto seguito dai fratelli Bindo, Alfieri ed Ettore, con i quali condivide la passione per la meccanica e le automobili. Il giovane Alfieri inizia a lavorare a dodici anni in una fabbrica di biciclette; nel 1903, il fratello maggiore è assunto alla Isotta Fraschini di Milano quale tecnico collaudatore e facilita l'inserimento nella stessa impresa dei fratelli più piccoli.
All'Isotta Fraschini il sedicenne Alfieri inizia la sua formazione come meccanico e in poco tempo viene destinato al Reparto Corse: nel 1908 è impegnato nel circuito delle competizioni al seguito della Targa Florio. Nel 1911 assume l'incarico di delegato tecnico e si trasferisce, assieme al giovanissimo fratello Ettore, prima in Argentina e poi in Inghilterra e in Francia, per effettuare dimostrazioni delle auto della casa. Nel 1912 i due fratelli tornano in Italia e l’Isotta Fraschini li invia a Bologna per organizzarvi la locale officina di assistenza.
A Bologna Maserati decide di avviare un'impresa in proprio e costituisce, nel dicembre del 1914, la Società Anonima Officine Alfieri Maserati, impegnata nell'assistenza e nell'elaborazione di autovetture di diverse case, fra cui la Isotta Fraschini. Nel piccolo impianto, con sede in via de' Pepoli, lavorano all'inizio cinque operai, oltre al titolare e al fratello Ettore. A un altro fratello, Mario, pittore, si deve l’ideazione del marchio di fabbrica della Maserati, che rappresenta il tridente della statua del Nettuno del Giambologna, nella nota fontana vicino a Piazza Maggiore a Bologna.
Allo scoppio della guerra Alfieri e il fratello Ettore sono richiamati alle armi, e resta in città ad occuparsi dell'officina il giovanissimo fratello Ernesto. Prima della fine del conflitto i due vengono congedati, e inviati a lavorare in due fabbriche milanesi impegnate nel montaggio dei motori per aeroplani: il primo nelle officine Nagliati, dove si svolge il montaggio dei motori Hispano Suiza a 8 cilindri, e il secondo alla Franco Tosi, che realizza i motori Isotta Fraschini a 12 cilindri. In questo periodo Alfieri brevetta una candela d’accensione isolata alla mica, molto più resistente ed efficiente di quelle fino ad allora in uso. Si tratta di una innovazione importante per il mondo dei motori, perché consente di ovviare a molti problemi legati al malfunzionamento degli impianti elettrici e dei propulsori nelle automobili del periodo; l'imprenditore ne avvia la produzione a Milano, costituendo la Fabbrica Candele Maserati.
Terminata la guerra, torna a Bologna. Le prospettive di diffusione dell’automobilismo in Italia lo inducono allora a trasferire l’azienda in locali più ampi, alla periferia est di Bologna, in una località nota come Ponte Vecchio, dove una ex fabbrica di damigiane viene ristrutturata e adibita a officina, magazzino, abitazione e uffici; nello stesso edificio è trasferita anche la produzione delle candele d'accensione alla mica. Nella nuova sede l’attività principale è l’elaborazione di auto di serie (sempre Isotta Fraschini e altre case) da destinare alle competizioni: è lo stesso Maserati che si cimenta in pista a partire dal 1920, con risultati alterni. Nel 1921 riesce a gareggiare con una vettura interamente assemblata da lui con un telaio Diatto e un motore aeronautico Isotta Fraschini a 8 cilindri ridotto a 4, di oltre 6300 cc, con cui raccoglie importanti vittorie nell'anno seguente.
La Automobili Diatto, un'impresa fondata a Torino nel 1905, nel dopoguerra comincia a guardare con interesse anche alle competizioni e attribuisce quindi a Maserati, nei primi anni Venti, il ruolo di pilota e consulente per la modifica di un proprio modello di serie in una vettura da corsa. Gli scarsi successi della collaborazione e la crisi della casa automobilistica portano alla risoluzione del contratto, e Maserati decide di realizzare autonomamente le proprie auto da competizione.
Nell’aprile del 1926 è pronta la nuova vettura, il Tipo 26, dotata di un nuovo motore a 8 cilindri di 1500 cc: la macchina, nata come auto da competizione, si rivela un discreto successo commerciale, (11 esemplari venduti fra il 1926 e il 1932), e debutta nell'aprile 1926 alla Targa Florio, con al volante lo stesso costruttore, ottenendo un buon risultato (il 9° posto assoluto e prima della categoria 1500 cc). Le gare successive, però, evidenziarono seri problemi di tenuta del motore. Nel 1927 è Maserati che, al volante della nuova vettura 26 B (6 esemplari saranno venduti fra il 1927 e il 1930), durante la Coppa Messina rimane vittima di un gravissimo incidente, riportando varie fratture, lesioni interne e la perdita di un rene. Nonostante i problemi conseguenti alla sua assenza, sia le 26 sia le 26B dei vari piloti-clienti riportano risultati onorevoli nelle competizioni; la commercializzazione delle vetture resta però troppo limitata e l'imprenditore fatica a coprire gli altissimi costi di produzione e gestione, anche a causa della necessità di perfezionare continuamente le varie auto per adeguarle agli standard delle gare. L'imprenditore deve affrontare anche difficoltà sul versante dei fornitori, mentre eccellente è il livello delle maestranze assunte alla Maserati, in gran parte formate nell’Istituto Aldini-Valeriani per Arti e mestieri di Bologna, che vanta ormai una antica tradizione nel settore meccanico.
Dal punto di vista sportivo, il biennio 1928-1929 si chiude senza grandi risultati, almeno nelle gare più importanti. A livello tecnico-industriale, invece, nel 1929 escono dalle officine Maserati due nuovi modelli, il 26C di 1100 cc e il V4 di 4000 cc. In particolare, il secondo modello è la più grande auto da corsa costruita in quegli anni, prodotta in soli 2 esemplari fra il 1929 e il 1931, e progettata totalmente da Maserati: con un motore a V di 16 cilindri, si presenta come il modello di punta della casa e la novità dell’anno, stabilendo il nuovo record mondiale di categoria nella prova di velocità sui 10 km, in 2’26”3/10 (pari a oltre 246 km/h).
Il 1929 segna anche, nel campo industriale, l’inizio della collaborazione di Maserati con Edoardo Weber, la cui fabbrica di carburatori rappresenta già in questi anni una delle aziende di punta del tessuto industriale bolognese e che collabora attivamente alla messa a punto della V4 e di altri modelli successivi: dal 1929 le Maserati avrebbero sempre montato i carburatori Weber. Sempre in quell’anno, infine, si registra un mutamento negli assetti societari. Il 19 luglio 1929 viene costituita la Officine Alfieri Maserati spa, con sede a Bologna e un capitale di lire 50.000. L'imprenditore è presidente del consiglio d’amministrazione, e i fratelli Ernesto ed Ettore sono designati consiglieri. Già nel novembre dello stesso anno di fondazione viene realizzato un aumento del capitale a un milione di lire. Nel 1931 e nel 1932 l’azienda chiude in perdita, ma dal 1933 al 1936 comincerà a produrre utili, anche se modesti.
L’apporto di nuovi finanziamenti e la stabilità economica contribuiscono ad attutire gli effetti della crisi economica mondiale successiva al crollo di Wall Street; la dimensione semi-artigianale dell'impresa le consente inoltre di non risentire degli andamenti negativi dei mercati, in quanto la sua produzione specializzata resta destinata a una clientela molto ristretta e facoltosa: in questo periodo Maserati produce 3 vetture nel 1926, 5 nel 1927, 8 nel 1928, 9 nel 1929 e nel 1930, 12 nel 1931 e nel 1932.
Il biennio 1930-1931 segna anche, definitivamente, l’ingresso della Maserati fra le grandi case costruttrici di auto da corsa: l'imprenditore coltiva la sua passione sostenendo la partecipazione a competizioni del circuito nazionale e internazionale (dai Gran Premi di Monza, Roma, Londra e Parigi alla 500 miglia di Indianapolis) raccogliendo insuccessi, piazzamenti e vittorie, affrontando notevoli difficoltà tecniche e progettando nuovi modelli.
Il 1930 è un anno particolarmente ricco di vittorie (fra cui i Gran Premi di Roma e di Monza) e, a coronamento di una stagione eccellente, Maserati viene ufficialmente ricevuto dal duce, che lo nomina Cavaliere del lavoro.
Nello stesso anno il suo interesse si rivolge anche alla produzione di auto di piccola cilindrata, che cominciano a incontrare il favore della clientela e rappresentano un settore estremamente interessante da un punto di vista commerciale, sia nella versione da corsa che in quella sport da strada. Maserati si impegna nel progetto di una nuova vettura 1100 destinata a rispondere a queste esigenze e realizza la 4CTR, che monta un nuovo motore a 4 cilindri, e debutta in pista a Monza nel settembre del 1931. Da questo prototipo deriveranno poi nel 1932 la monoposto 4CM (prodotta in 9 esemplari fra il 1931 e il 1937) e la due posti sport 4CS (prodotta in 6 esemplari fra il 1931 e il 1936). Infine, per il segmento delle vetture di grande cilindrata, non essendo ulteriormente perfezionabile il tipo V4, Maserati avvia la progettazione di una nuova auto con motore a 16 cilindri di quasi 5000 cc, il Tipo V5, che esordirà in pista nel 1932.
Sempre più provato nel fisico a causa delle conseguenze dell'incidente del 1927, l'imprenditore lavora ancora durante la stagione internazionale di corse del 1931. Muore a Bologna all'inizio del 1932.

Nel 1937 l'azienda viene ceduta all'allora famoso industriale modenese Adolfo Orsi, e la Maserati viene trasferita da Bologna a Modena in viale Ciro Menotti. I fratelli del fondatore accettano come clausola di vendita, di rimanere nell'azienda in qualità di consulenti, usciranno nel 1947 per fondare a Bologna una loro società, la OSCA. Nel secondo dopoguerra l'attività automobilistica riprende poiché durante la seconda guerra mondiale la produzione si era concentrata sulle candele di accensione e sulle batterie. La Maserati riavvia la produzione di automobili con la presentazione di una nuova vettura Gran Turismo, la A6 1500 che, nella versione da corsa guidata da Alberto Ascari vince all'esordio al circuito di casa a Modena. Nel 1957 Juan Manuel Fangio ritorna alla Maserati e si laurea per la quinta volta campione del mondo alla guida di una Maserati 250F. Nello stesso anno una serie di difficoltà finanziarie costringono la casa al ritiro ufficiale dalle competizioni dove ritornerà soltanto nel 2004 grazie alla MC12, protagonista nel campionato FIA-GT. Nonostante l'abbandono delle corse, nasce da un progetto dell'ingegnere Giulio Alfieri, la mitica Tipo 60, nota con il soprannome di Birdcage (gabbia d'uccello). Non partecipa ufficialmente alle gare, ma viene utilizzata dalle scuderie più prestigiose riportando importanti vittorie. La Maserati fornirà inoltre per qualche anno i suoi motori V12 3000 cm³ alle vetture della Cooper, per la precisione nelle stagioni di Formula 1 dal 1966 al 1969 ottenendo con questa squadra un paio di vittorie. La produzione cresce notevolmente e la Maserati si trasforma in breve tempo in uno dei più prestigiosi costruttori di auto del mondo. Nell'ambito dell'accordo FIAT-Michelin, che assegnò provvisoriamente alla FIAT la gestione tecnica della Citroën, nel 1968 la Maserati passò sotto il controllo della casa francese, nell'ottica della futura costituzione di un grande gruppo Italo-Francese. La neonata joint venture, destinata ben presto a dissolversi, consentì però alla Citroën di disporre dei motori costruiti dalla Maserati per equipaggiare il nuovo modello sportivo "SM". Sotto la direzione dell'ingegnere Giulio Alfieri, nascono tre nuovi, sofisticati e costosi modelli Maserati, la Maserati Bora (V8), la Maserati Merak (V6) e la Maserati Khamsin (V8). Tuttavia la crisi petrolifera del 1973 incide pesantemente sull'azienda. La situazione precipita il 23 maggio 1975 quando la Citroën annuncia che l'industria è posta in liquidazione ma, grazie alle pressioni delle associazioni industriali, la Maserati evita la chiusura. L'8 agosto 1975 l'imprenditore italo-argentino Alejandro de Tomaso acquisisce buona parte delle azioni della Maserati e De Tomaso, proprietario anche dell'omonima casa automobilistica modenese, ne diviene amministratore; grazie a questa operazione la Maserati riesce lentamente a riprendersi dalla crisi. Il modello di maggior successo in questo periodo è la Biturbo (Motore V6 in base a Merak), fabbricata in versione sia coupé che spyder, auto di buone prestazioni e di costi non eccessivi. Grandi novità per la Maserati arrivano soltanto nel 1993, quando De Tomaso cede le azioni al Gruppo Fiat che a sua volta le cederà nel 1997 alla Ferrari, per ritornare nuovamente a Fiat Group nel 2005. Nel 2000 iniziano i lavori per l'espansione del centro direzionale di Viale Ciro Menotti e la costruzione di una nuova rete commerciale. Nel 2005 viene anche assunto come amministratore delegato Karl-Heinz Kalbfell al quale viene anche affidato lo sviluppo strategico del polo sportivo Alfa Romeo-Maserati. Nel settembre del 2006 a Kalbfell subentra Roberto Ronchi. Il lancio di nuovi modelli apre nuovi mercati per l'azienda. L'11 settembre 2001 al Salone dell'automobile di Francoforte la Maserati lancia la nuova Spyder e si appresta a tornare nel mercato statunitense. La prima Maserati che sbarca sulle coste nord americane è una Spider color blue Mediterraneo, battuta ad un'asta a scopo benefico la sera del 12 novembre 2001 a New York. Il successivo gennaio, un nuovo modello, la Coupé, debutta in anteprima mondiale al Salone dell'automobile di Detroit, segno tangibile che quello USA è il mercato su cui la casa di Modena intende basare il proprio futuro. Il successo è immediato e gli Stati Uniti diventano già dal primo anno di commercializzazione, il 2002, il maggiore mercato al mondo per Maserati. Successo che si completa con il successivo arrivo della Quattroporte (2003), della Quattroporte Automatica (2007) e della GranTurismo (2007). Dal 2013 l'ex stabilimento Bertone di Grugliasco, alle porte della città di Torino, ribattezzato Officine Maserati Grugliasco e intitolato all'Avvocato Gianni Agnelli è destinato alla produzione di vetture Maserati, tra cui la nuova Quattroporte e la Ghibli. La prima delle due berline, la Quattroporte, viene presentata all'inizio del 2013 e ha dimensioni maggiori rispetto alla versione precedente, presentandosi ora come una grande ammiraglia sportiva che non tralascia il comfort di marcia e la cura degli interni, curati nei minimi dettagli, uniti a prestazioni di primo piano, garantite dai nuovi motori V6 e V8 sviluppati assieme a Ferrari. La Ghibli, invece, è una berlina di dimensioni inferiori rispetto alla Quattroporte, ed è uno dei modelli su cui il marchio italiano punta molto per raggiungere la quota di 50.000 unità l'anno, prevista per il 2015. Dotata anch'essa dei motori V6 e V8 della Quattroporte, si distingue, oltre che per le dimensioni, per una linea più sportiva. Entrambi i modelli sono disponibili con la trazione integrale e un motore diesel V6 sviluppato con VM Motori. Nel gennaio 2013 la Maserati ha annunciato l'arrivo, per il 2014, di un suv sportivo di grandi dimensioni, derivato dal prototipo Kubang. Dal 1º novembre 2013 le Officine Maserati Grugliasco sono confluite in Mirafiori Plant, dando così il via alla nascita del polo del lusso e dell'eccellenza di Torino. La strategia di espansione della gamma dà i suoi primi frutti già nel 2013, segnando un grande aumento di vendite della Casa italiana in tutto il mondo e permettendole di espandersi e affermarsi maggiormente su molti mercati, come gli Usa, la Cina e il Giappone. Nel 2014 la casa del Tridente ha festeggiato i suoi primi cento anni di storia: la data ufficiale più significativa è stata quella del 1º dicembre a 100 anni esatti dalla fondazione. L'intero 2014 è stato segnato da numerose iniziative, festeggiamenti ed eventi, sia organizzati dalla stessa Maserati (promotrice), sia da altri enti legati all'automobile (invitata), sia da altre case automobilistiche. Oltre ai vari raduni e tour ufficiali, agli eventi annuali come SpaItalia o Goodwood Festival of Speed, Concorso d'eleganza Villa d'Este e Pebble Beach, e ai vari spettacoli organizzati in diversi circuiti internazionali, primo fra tutti l'Autodromo di Monza, alla Maserati è stata dedicata una vera e propria mostra retrospettiva con esposizione anche dei modelli più recenti e concept significativi. Tale mostra è stata dedicata alla Maserati da parte di un'altra storica (anche se molto più giovane) azienda italiana: la Ferrari, che ha organizzato presso il proprio Museo casa Enzo Ferrari la mostra: «Maserati 100 - A Century of Pure Italian Luxury Sports Cars», inaugurata nella prima metà del 2014 e durata quasi un anno, è stata la più importante e completa rassegna di vetture del Tridente mai organizzata al mondo. Per i 100 anni è stato anche creato uno spazio web dedicato. Sempre nel 2014 la Maserati presenta al Salone di Ginevra un concept coupé in configurazione 2+2 denominato Alfieri. Questo prototipo, basato sulla meccanica della MC Stradale ma con una lunghezza ridotta, è stato realizzato per celebrare i 100 anni dalla fondazione dell'impresa e prefigura il design dei futuri modelli. Nata inizialmente come prototipo da salone, la Maserati Alfieri ha ottenuto un largo consenso da parte dal pubblico, tanto da spingere i vertici della Casa a una produzione in serie.

FONTI
A. Micheletti, Maserati, Alfieri, in DBI, vol. 71 (2008); L. Orsini - F. Zagari, Maserati: una storia nella storia, vol. I. Dalle origini al 1945, Milano 1980; S. Boschi, Il tridente: storia della Maserati, Bologna 1970; R. Ferretti, Reti di imprese e sistema economico locale. Industria meccanica e comparto motoristico a Bologna (1919-1971), in Comunità di imprese: sistemi locali in Italia tra Ottocento e Novecento, a cura di F. Amatori - A. Colli, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 471-523.

imprese.san.beni culturali.it - 17 maggio 2017

Tratto da

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www.impresaoggi.com