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Re Davide, tra mito e realtà.


GRANDI PERSONAGGI STORICI - Ritengo che ripercorrere le vite dei maggiori personaggi della storia del pianeta, analizzando le loro virtù e i loro difetti, le loro vittorie e le loro sconfitte, i loro obiettivi, il rapporto con i più stretti collaboratori, la loro autorevolezza o empatia, possa essere un buon viatico per un imprenditore come per una qualsiasi persona. Gli imperatori romani figurano in un'altra sezione.

ARTICOLI PRECEDENTI. Sun Tzu - Alessandro Magno - Nabucodonosor - Elisabetta I - Carlo Magno - Hammurabi - Gilgames - Sargon - San Benedetto - Cesare - Saladino - Carlo V - Attila - Pietro il grande - Caterina di Russia - Gengis Khan - Napoleone Bonaparte - Akhenaton - Tutanchamon - Ramsete II - Ciro il Grande - Chandragupta Maurya - Qin Shi Huang - Federico I Barbarossa - Kanishka I - Costantino - Eraclio - Songtsen Gampo - Ottone I - Basilio II - Federico II di Svevia - Kubilay Khan - Tamerlano - Ivan IV di Russia - Francesco Giuseppe I - Shamshi Adad I - Assurbanipal - Menes - Cheope - Chefren - Pericle - Re egizi del periodo predinastico - Annibale - Davide -

I PIU' ANTICHI (oltre il 1000 aC)
Re egiziani del periodo predinastico - 3900/3060 aC
Menes - ......./3125 aC
Cheope - ....../2566 aC
Chefren ....../2532
Gilgames - prime iscrizioni nel 2500 aC
Sargon - 2335/2279 aC
Shamshi Adad I - 1813/1781 aC
Hammurabi - 1792/1750 aC
Akhenaton - 1375/1333 aC
Tutanchamon - 1341/1323 aC
Ramsete II - 1303/1213 aC
Davide- 1040/970aC

Davide

david bernini

David, scultura in marmo di Gian Lorenzo Bernini


Davide, o David (in ebraico David ben Yishay; Betlemme, 1040 a.C. ca – Gerusalemme, 970 a.C. ca), figlio di Iesse, è stato il secondo re d'Israele durante la prima metà del X secolo a.C. Le sue vicende risalenti all'epoca ebraica, sono raccontate nel Primo e nel Secondo libro di Samuele, nel Primo libro dei Re e nel Primo libro delle Cronache. Valoroso guerriero, musicista e poeta, accreditato dalla tradizione quale autore di molti salmi, Davide viene descritto nella Bibbia come un personaggio dal carattere complesso, capace al contempo di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori. La vita di Davide è di particolare importanza nelle tre religioni abramitiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Nell'ebraismo, Davide, della tribù di Giuda, è il re di Israele e da lui discenderà il Messia. Nel cristianesimo, da Davide discende Giuseppe, padre putativo di Gesù. Nell'islam, Davide è considerato un profeta. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Dio revocò la sua predilezione per Saul, re di Israele, a causa del suo rifiuto di sterminare gli Amaleciti e tutto ciò che apparteneva loro. Egli mandò quindi il profeta Samuele a Betlemme a cercare un nuovo re di Israele tra i figli di Iesse. Quest'ultimo fece passare sette dei suoi figli davanti a Samuele ma nessuno di loro era il prescelto. Allora Samuele gli chiese se ne avesse altri e Iesse rispose che il più giovane, Davide, fulvo di capelli e di bell'aspetto, era al pascolo con le pecore. Quando gli fu portato davanti, Dio disse a Samuele: «Alzati, ungilo, perché è lui».
Intanto, dopo essere stato ripudiato da Dio, uno spirito cattivo era entrato in Saul, tormentandolo. Uno dei suoi servi gli suggerì di far venire un citarista, Davide, che con il suono della sua cetra avrebbe lenito le sue sofferenze. Saul si affezionò a Davide, facendolo diventare suo scudiero. Ogni volta che lo spirito cattivo veniva da Saul, Davide suonava la cetra, lo calmava e lo spirito maligno si allontanava.
L'episodio biblico più famoso riguardante Davide, secondo quanto riportato nel Primo libro di Samuele, è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello. Gli ebrei, accampati nella valle del Terebinto e guidati dal loro re, Saul, erano in guerra con i filistei, i quali annoveravano tra le loro file uno spaventoso gigante (alto sei cubiti e un palmo) dal nome Golia, armato con una corazza dal peso di 5.000 sicli. Per quaranta giorni, Golia sfidò l'esercito di Israele, nell'attesa che quest'ultimo scegliesse chi tra loro doveva affrontarlo: il vincitore avrebbe permesso al suo popolo di sottomettere quello del perdente. A Davide fu chiesto dal padre di recarsi dai fratelli che si trovavano nell'accampamento, per portare del cibo e informarsi delle loro condizioni. Mentre si trovava nell'accampamento, Davide ascoltò l'ennesima sfida di Golia e si offrì, davanti a Saul, di affrontarlo, raccontando che era stato in grado di uccidere orsi e leoni per difendere il suo gregge. Saul lo vestì con la sua stessa armatura ma Davide, fatti pochi passi, se la tolse non riuscendo a muoversi, e si diresse verso il campo di battaglia con la sua frombola e con cinque pietre lisce che aveva raccolto da un torrente. Golia, vedendo che si trattava di un ragazzo, lo derise. Ma Davide, presa una delle pietre che aveva con sé, la scagliò con la frombola, colpendo il gigante in piena fronte e facendolo crollare a terra morto. Davide corse verso di lui e lo decapitò, utilizzando la spada dello stesso Golia. I filistei si diedero alla fuga ma vennero inseguiti e decimati dagli israeliti. La vittoria rese Davide famoso presso gli ebrei e gli valse l'amicizia di Gionata, figlio del re Saul. Successivamente Davide avrebbe sposato Mikal, la figlia del re.

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Davide con la testa di Golia di Caravaggio (1610)

"""Davide e Golia nella visione di tre sommi artisti L'episodio di Davide e Golia è stato raffigurato da innumerevoli pittori e scultori, affascinati soprattutto dalla figura dell'audace fanciullo che armato di sola fionda affronta il temibile gigante. "Giovane, biondo e di bell'aspetto", ce lo descrive la Bibbia. E come uno spavaldo adolescente di straordinaria grazia e avvenenza lo raffigura lo scultore fiorentino Donatello in una celeberrima statua in bronzo. Realizzata intorno al 1430, la statua fece scalpore in quanto per la prima volta dopo l'età greco-romana veniva presentata una figura umana completamente nuda. Anche in quella che è forse la più famosa statua della storia dell'arte, il monumentale Davide scolpito da Michelangelo all'inizio del Cinquecento, la figura del fanciullo diventa una esaltazione della bellezza e della forza. Davide è ritratto qui nel momento di vibrante attesa che precede lo scontro. Caravaggio invece, in una delle sue ultime, sconvolgenti interpretazioni dell'episodio biblico dipinta nel 1606, pone in primo piano la testa mozzata e il viso stravolto dal dolore di Golia, al quale il pittore presta le sue fattezze (è infatti quasi certo che si tratta di un autoritratto). La sofferenza dello sconfitto si riverbera anche sul volto tormentato di Davide, ben diverso in questa raffigurazione dall'adolescente spavaldo e trionfante immortalato da Donatello e da Michelangelo."""

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Il Davide di Michelangelo


Il Secondo libro di Samuele, seguendo una diversa tradizione, "situa a Gob (Guibbetôn) la vittoria riportata su Golia, non da Davide, ma da un suo soldato, chiamato Elcanan" e, gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, ritengono quindi "che si sia voluto identificare con Golia di Gat, vittima di Elcanan, un filisteo anonimo abbattuto da Davide in un combattimento singolo. Oppure si è attribuito a Davide, amplificandola, la prodezza compiuta da Elcanan".
Saul, irritato per la crescente fama di Davide, decise di dargli in sposa la figlia Mikal a patto che uccidesse cento filistei: così facendo pensava che egli sarebbe andato incontro a morte sicura. Ma Davide superò la prova e prese in sposa Mikal. Dopo un'altra grande vittoria di Davide contro i filistei, Saul decise di ucciderlo: Mikal lo aiutò a fuggire, facendolo calare da una finestra e mettendo un idolo nel letto per fare finta che egli, malato, stesse riposando. Mentre Davide era in fuga, Saul diede Mikal in sposa a Pati, figlio di Lais. Nel frattempo Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Achinoam. Successivamente, mentre a sud Davide regnava sulla Giudea e a nord Is-Bàal, fratello di Mikal e figlio di Saul, regnava sulle tribù di Israele, Davide chiese che Mikal tornasse da lui, in segno di alleanza tra i due regni: Is-Bàal acconsentì. Qualche tempo dopo che era tornata, Mikal lo criticò perché lui aveva ballato parzialmente nudo durante una processione religiosa, mentre portava l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme appena conquistata. Mikal morì senza aver avuto figli con Davide.
La crescente fama di Davide irritò ulteriormente Saul tanto che Davide fu costretto a fuggire. Davide andò da Samuele a Rama, gli raccontò di come Saul aveva cercato di farlo morire. Saul cercò più volte di riportare indietro Davide ma senza successo. Quest'ultimo strinse un patto di amicizia con Gionata, il quale si dimostrò incredulo nel sapere che suo padre Saul volesse uccidere Davide ma dovette ricredersi; secondo un'altra versione, invece, fu lo stesso Gionata ad avvisare Davide del pericolo. Infatti, il primo giorno di Luna nuova, Davide avrebbe dovuto sedere a tavola con Saul, ma non si presentò. Saul si adirò e questo fu il segno che convinse Gionata circa i timori che gli aveva manifestato Davide. Quest'ultimo andò quindi a Nob e si fece dare del pane consacrato dal sommo sacerdote Achimelech e la spada che era stata di Golia. Achimelech pagò con la vita questo gesto, e come sommo sacerdote gli successe il figlio Abiatar. Mentre Davide si trovava a Mizpa in compagnia della sua famiglia, Saul venne a sapere che egli era stato a Nob. Successivamente, Davide liberò Keila, sconfiggendo i filistei e insediandosi nella città. Venuto a sapere che Saul lo cercava, si rifugiò nel deserto di Maon. Anche qui Saul gli diede la caccia ma, quando stava per accerchiarlo, dovette rinunciarvi, perché i filistei avevano invaso il paese.
Davide si nascondeva su una collina e Saul vi si recò con tremila uomini per dargli la caccia. Mentre erano accampati e dormivano, Davide, di soppiatto, prese la lancia che era conficcata nel terreno e la brocca, entrambe vicino al capo di Saul, e si allontanò. Da lontano Davide gridò verso Saul, dicendo che non gli voleva alcun male visto che gli era andato vicino, mentre dormiva, portando via la lancia e la brocca. Per non essere più perseguitato da Saul, Davide si stabilì presso i filistei; il re di Gath gli diede la città di Ziklag, dove si insediò insieme alle sue due mogli Achinoam e Abigail. Qualche tempo dopo, Davide e i suoi uomini si aggiunsero ad Achis e ai filistei che avanzavano per affrontare gli israeliti, ma gli altri principi lo rimandarono indietro, perché non lo consideravano uno di loro. Tornato a Ziklag, la trovò devastata dagli Amaleciti, che avevano razziato tutto e portato via donne e bambini, tra cui anche le due mogli di Davide. Prese con sé i suoi 600 uomini e recuperò il bottino riportando indietro donne e bambini. Intanto la fine di Saul era vicina, durante la battaglia di Ghilboa, gli israeliti furono decimati: e morirono anche i figli di Saul. Quest'ultimo, secondo il Primo libro di Samuele, piuttosto che perdere la vita per mano dei filistei, preferì morire gettandosi sulla sua stessa spada e rimanendone trafitto; secondo un'altra tradizione fu invece ucciso da un Amalecita.

Quando Davide lo venne a sapere diventò molto triste e intonò questo canto per re Saul e per l’amico Gionata.
CANTO (Salmo 130)
Dal profondo a te grido Signore,
dammi ascolto mio Dio
porgi attenti gli orecchi
al mio supplice grido
O Signore

davide 2

Il Davide di Donatello.


Davide, re d'Israele
Saul e Gionata rimasero uccisi durante la battaglia di Ghilboa contro i filistei e Davide ne fu molto addolorato. Salì quindi a Ebron dove fu unto re di Giudea; intanto, a nord, il figlio di Saul, Is-Bàal, era diventato re delle tribù d'Israele. Ne conseguì una guerra civile tra Is-Baal e Davide, conclusasi con l'uccisione di Is-Baal per mano di due disertori, Baanah e Rekab, capitani del suo stesso esercito, i quali, sperando in un premio, portarono la sua testa a Davide: ma quest'ultimo, addolorato da tale visione, li fece giustiziare. Con la fine della dinastia di Saul, tutti gli anziani di Israele si recarono a Ebron e Davide fu unto re d'Israele e di Giudea. Aveva trent'anni quando cominciò il suo quarantennale regno: dapprima a Ebron regnò sulla Giudea per sette anni e sei mesi, in seguito a Gerusalemme regnò su tutta Israele e la Giudea per trentatré anni.
Sconfisse i Gebusei, che abitavano Gerusalemme, e la nominò capitale del suo regno, mentre Hiram, re di Tiro, vi spedì messaggeri, alberi di cedro, falegnami e muratori per costruire la casa di Davide. Davide portò l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme con l'intento di costruire un tempio. Ma Dio, per bocca del profeta Natan, gli proibì di farlo, dicendo che il tempio sarebbe stato costruito da generazioni future. Fece però un patto con Davide, promettendogli che egli avrebbe stabilito la casa di Davide in eterno: "... e il tuo trono sarà reso stabile per sempre." Per tutto il suo regno, l'Arca rimase nella tenda innalzata da Davide: da lì sarebbe stata spostata solo dopo la costruzione del Tempio di Salomone.

L'arca dell'Alleanza, secondo la Bibbia, era una cassa di legno d'acacia con un coperchio d'oro, utilizzata per custodire le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Essa costituiva il segno visibile della presenza divina in mezzo al popolo di Israele.

Una sera, mentre passeggiava sulla terrazza regia, Davide vide una donna bellissima che faceva il bagno: si trattava di Betsabea, figlia di Eliam e moglie del suo ufficiale Uria l'Ittita. La fece portare nel suo palazzo e la mise incinta. Intanto l'esercito di Davide, guidato da Joab e tra le cui file figurava anche Uria l'Ittita, era impegnato nell'assedio della città ammonita di Rabbah. Davide richiamò Uria l'Ittita a Gerusalemme, chiedendogli informazioni sull'andamento della guerra e poi gli ordinò di andare a casa: anche se non esplicitamente dichiarato nei testi biblici, l'intento era quello di far sì che Uria trascorresse la notte con la moglie così da poter mascherare la paternità del bambino che sarebbe nato. Ma Uria disubbidì e dormì fuori dalla porta del re perché non riteneva giusto godere degli agi di casa mentre gli altri soldati erano impegnati in guerra. Davide allora lo fece mangiare e ubriacare, sempre con la stessa speranza: ma neanche la notte successiva Uria andò a casa sua. L'indomani, Davide scrisse una lettera nella quale chiedeva a Joab che Uria venisse messo in prima linea e lasciato da solo perché andasse incontro a morte sicura: diede quindi la lettera allo stesso Uria perché la recapitasse a Joab.
Uria cadde sotto i colpi degli ammoniti e Betsabea divenne moglie di Davide. Il profeta Natan lo rimproverò, dicendogli che Dio l'avrebbe punito con la sua stessa colpa, prendendogli tutte le mogli per darle ad altri. Davide si pentì e allora Natan gli disse che questo non sarebbe più successo ma che il bambino che era stato concepito sarebbe morto. Il bambino nacque ma si ammalò subito. Per sette giorni Davide digiunò, sperando, invano, nella sua salvezza: il settimo giorno il bambino morì. Allora Davide si unse, si cambiò e mangiò: a chi gli chiedeva come mai lo faceva proprio ora che il bambino era morto egli disse che non aveva più senso digiunare tanto il piccolo non sarebbe più ritornato. Davide e Betsabea ebbero un secondo figlio, Salomone, futuro re d'Israele. Il pentimento di Davide per la morte di Uria, dopo che il profeta Natan gli ebbe rimproverato la sua colpa, sarebbe all'origine del Miserere, uno dei più famosi Salmi.

"""MISERERE MEI DEUS (Salmo 50)
Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà
cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

Le mie colpe io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di Te, contro Te solo ho mancato,
quello che è male ai Tuoi occhi ho l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nei Tuoi giudizi.

Ecco, io sono generato nella colpa,
concepito dagli ardori di mia madre.
Ma Tu vuoi la sincerità del cuore,
e nella mia notte, mi fai conoscere la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò bianco ancor più della neve.

Fammi sentire letizia e gioia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato,
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me un cuore puro, o Dio,
rinnova in me uno spirito saldo.

Non respingermi dalla Tua presenza
e non privarmi del Tuo santo Spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
e lo spirito generoso mi sostenga.

Insegnerò le Tue vie agli erranti,
i peccatori a Te torneranno.
Liberami dal sangue, Dio,
Dio mia salvezza,
e la mia lingua esalterà la Tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra,
e la mia bocca proclami la Tua lode;

poiché il sacrificio Tu non gradisci,
e, se io offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato,
tu, o Dio, non disprezzerai.

Nel Tuo amore fa grazia a Sion,
le mura rialza di Gerusalemme.
I sacrifici prescritti allora gradirai,
l'olocausto e l'intera oblazione:
allora immoleranno vittime sul Tuo altare
. """


Davide e Assalonne
Assalonne era il terzo figlio di Davide, nato a Ebron da Maaca, figlia di Talmai, re di Ghesur. Il primogenito di Davide, Amnon, nato da Achinoam, aveva usato violenza a Tamar, sorella di Assalonne: quest'ultimo, dopo due anni passati a covare vendetta, fece uccidere Amnon dai servi durante un banchetto. Fuggì quindi dal nonno materno, Talmai, a Ghesur, dove rimase tre anni, prima di riconciliarsi con Davide e tornare a Gerusalemme. Quattro anni dopo, Assalonne chiese al padre il permesso di andare a Ebron, ma una volta arrivato lì organizzò un esercito e si proclamò re. Davide allora decise di fuggire da Gerusalemme con il suo popolo, con i Cretei, con i Peletei e con Ittài, che aveva seicento uomini al suo seguito venuti da Gat, rifugiandosi oltre il fiume Giordano. Assalonne entrò in Gerusalemme con al suo fianco Achitofel, che prima era stato consigliere di Davide. Achitofel consigliò Assalonne di dare subito la caccia a Davide, approfittando del fatto che era ancora allo sbando. Ma Cusài l'Archita, spedito da Davide a Gerusalemme perché si infiltrasse nella corte di Assalonne, riuscì a sovvertire il consiglio di Achitofel, convincendo Assalonne che era meglio organizzare un grande esercito che Assalonne stesso avrebbe guidato per affrontare Davide. Grazie a Cusài, Davide ebbe il tempo di riorganizzarsi: sconsigliato di prendere parte direttamente alla battaglia, raccomandò di trattare con riguardo Assalonne.
Nella foresta di Efraim si scatenò una feroce battaglia nella quale l'esercito di Assalonne venne sconfitto. Quest'ultimo, cavalcando un mulo, rimase sospeso in aria, con la testa impigliata tra i rami di un terebinto: Joab, uno dei tre capi nominati da Davide per la battaglia, conficcò tre lance nel cuore di Assalonne, che venne poi finito da dieci scudieri. Quando Davide venne a sapere della morte di Assalonne provò grande dolore e pronunciò queste parole:
«Figlio mio!
Assalonne figlio mio,
figlio mio Assalonne!
Fossi morto io invece tua,
Assalonne, figlio mio, figlio mio
!».
Davide venne riconfermato re e tornò a Gerusalemme.
Gli ultimi giorni
È dell'ultimo periodo della vita di Davide l'episodio del censimento degli Israeliti da lui disposto; tale censimento gli fu ordinato da Dio, o secondo un'altra tradizione fu indotto da Satana, e provocherà poi la collera del Signore, il quale proporrà a Davide di scegliere una punizione tra sette anni di carestia, tre mesi di fuga davanti al nemico oppure tre giorni di peste; quest'ultima sarà la scelta di Davide e per essa moriranno settantamila persone. Conseguenza di tale censimento sarà l'acquisto da parte di Davide, come richiesta di perdono al Signore, dell'area su cui suo figlio Salomone costruirà il Tempio di Gerusalemme. Quando Davide divenne vecchio, suo figlio, Adonia, si proclamò re. Betsabea e il profeta Natan, temendo per la loro vita e per quella di Salomone, andarono da Davide e ottennero da lui che Salomone, figlio di Betsabea, sedesse sul trono d'Israele. Fu così che i piani di Adonia fallirono e Salomone divenne re. È a Salomone che Davide parlò poco prima di morire: gli promise che la loro stirpe avrebbe ereditato per sempre il trono di Israele; gli chiese di uccidere i suoi vecchi nemici, Joab, capo del suo stesso esercito, reo di aver ucciso Abner e Amasà, e Simèi, che lo maledisse ma a cui aveva fatto la promessa di non ucciderlo, personalmente, con la propria spada; gli raccomandò di essere buono con i figli di Barzillai il Galaadita, che lo avevano aiutato mentre fuggiva davanti ad Assalonne. Davide morì e fu sepolto nella città di Davide, dopo aver regnato per quarant'anni su Israele, succeduto da Salomone. La sua tomba si troverebbe tuttora subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa.

Davide prima di morire chiamò suo figlio Salomone, il nuovo re, lo guardò dritto negli occhi e gli disse:
«Mi raccomando, obbedisci sempre al Signore. Restagli fedele sempre. Ricordati che è Lui la nostra sola forza».
Infine, benedisse ancora per un’ultima volta il Signore con un canto di lode e poi morì.
Il canto citava:
"Mia forza e mio canto è il Signore
d'Israele in eterno è il Salvatore
Voglio cantare in onore del Signore
perché è lui il mio Salvatore.
È il mio Dio lo voglio lodare
è il Dio di mio padre lo voglio esaltare.
Mia forza e mio canto è il Signore
d'Israele in eterno è il Salvatore"


Mogli e figli
Secondo l'Antico Testamento, Davide, dopo il suo arrivo da Ebron, si prese ancora delle concubine e delle mogli di Gerusalemme, e gli nacquero altri figli e altre figlie:
- il primogenito Amnon, nato da Achinoam di Izreel, il quale morì ucciso dal fratellastro Assalonne;
- il secondo Kileab, da Abigail già moglie di Nabal da Carmel;
- il terzo Assalonne, nato da Maaca, figlia di Talmai re di Ghesur;
- il quarto Adonia, figlio di Agghit
- il quinto Sefatia, nato da Abital;
- il sesto Itram, figlio di Egla.
A Gerusalemme nacquero:
- Simea, Sobab, Natan e Salomone, nati da Betsabea, figlia di Ammiel;
- Ibar, Elisama, Elifelet, Noga, Nefeg, Iafia, Elisama, Eliada ed Elifelet
- altri figli da diverse concubine.
Tra i figli di Davide va anche ricordata Tamar, sorella di Assalonne, la quale fu l'origine della vendetta di quest'ultimo verso Amnon, reo di averle usato violenza.
Nel Nuovo Testamento, san Pietro disse: «Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi.» (Atti 2:29)
smentendo in Atti 2:34 che egli sia mai salito al cielo, segno di un dubbio o di una credenza circa la sorte ultraterrena di Davide che esisteva fin dalle prime comunità ebraiche.
Davide è l'unico santo dell'Antico Testamento del quale nel Nuovo è esplicitamente detto che non salì al cielo. Con tali parole, Atti 2:32-36, san Pietro chiarisce che il Signore del quale si parla in Salmi 110:1 non è Davide, il vittorioso salmista e re del popolo di Israele. È anche l'unico santo del quale viene detto esplicitamente che non fu abbandonato negli Inferi, né la sua carne vide corruzione, ma che nemmeno fu resuscitato dai morti come Gesù Cristo. La condizione ultraterrena di Davide anticipa la diffusa credenza cristiana secondo la quale le spoglie mortali dei santi non sono soggette a decomposizione, mentre l'anima subisce immediatamente il giudizio particolare di Dio. Il Signore del quale si parla in Salmi 110:1, invece, è quel Gesù "che Dio ha costituito Signore e Cristo", l'interlocutore diretto e personale di Davide ("Disse il Signore al mio Signore"), il suo discendente profetizzato (v. 30) che, secondo la duplice promessa di Dio, si sarebbe seduto sul trono di Davide (v. 30) e nello stesso tempo si sarebbe assiso anche alla destra del trono del Signore Dio Padre (v. 34). I fratelli nel Signore Gesù del patriarca d'Israele sono anche i testimoni della sua Resurrezione dai morti. La loro comunità è contrapposta alla casa di Israele che Lo crocifisse. Nel Libro degli Atti, l'espressione "casa d'Israele" compare solamente una seconda volta, in riferimento a quanti disobbedivano alla legge mosaica, rifiutandosi di onorare il Padre con i sacrifici animali prescritti e preferendo adorare come dei i demoni Moloch e Revan (Atti 7:43).
Tradizione rabbinica e cabalistica
Secondo i commenti dei Rabbini alcune delle figure femminili da cui Re Davide discende sono Tamar, la sorella di Mosè Miriam (Talmud, Sotah) e, come il Messia (del suo ramo dinastico), Rut. Re Davide discende anche da Sem. Anche Re Davide ricevette la Ruach haQodesh e fu Profeta Tzaddiq. Re Davide fu re perfetto ed ancora oggi viene ricordato così dal popolo ebraico, fu infatti chiamato Mashiach (Messia) nell'epoca in cui visse: esiste una discussione che argomenta dicendo che tutto il Mondo fu creato per Mosè, per re Davide o per Mashiach nell'era messianica. Davide, venne ammonito da Dio in merito alle acque che avrebbero invaso il Mondo: questo riguarda [probabilmente] il luogo del Tempio di Gerusalemme, come insegnato nella Torah orale (cfr Haftarah della Parashah Haazinu, Tanakh). Re Davide pregò molto per divenire bianco di pelle perché lui e parte della sua discendenza dopo di lui sarebbero stati destinati a questo, e Dio lo esaudì anche in questo: non era "nero di colore" né "Egizio" o "Arabo", né degli Ismailiti, Midianita e di altri discendenti di Qeturah (ultima moglie di Avraham) o tra la più parte dei Persiani, probabilmente perché discendente di Rut. Notare che tra i suoi vi furono anche discendenti con sposa egizia e con sposa "nera di colore", come la regina di Saba (con Re Salomone che aveva amato anche donne moabite, ammonite, idumee, "ittite", ecc. 11, 1 senza commettere idolatria). Quando re Davide, senza vesti, temette di essere senza Mizvot si rincuorò per avere il Brit milah. Adamo morì a 930 anni e non a 1000, come precedentemente deciso, per aver offerto dei suoi 70 anni a Re Davide (Midrash Bemidbar Rabbah 14, 24): la madre di re Davide era infatti precedentemente destinata ad abortire (invero re Davide era destinato a nascere, vivere per tre ore e poi morire). Secondo la tradizione orale ebraica esistono due individui diversi dal nome Saul: uno fu il primo re d'Israele, discendente della tribù di Beniamino; l'altro, in quel caso nemico, fu edomita.
Nel cristianesimo
Per la Chiesa cattolica la memoria liturgica ricorre il 29 dicembre. Così recita il Martirologio Romano (libro liturgico in cui sono elencati tutti i martiri e i santi che la chiesa celebra giorno per giorno) in corrispondenza di tale giorno per San Davide Re: «Commemorazione di san Davide, re e profeta, che, figlio di Iesse il Betlemita, trovò grazia presso Dio e fu unto con olio santo dal profeta Samuele, perché regnasse sul popolo d'Israele; trasportò nella città di Gerusalemme l'Arca dell'Alleanza del Signore e il Signore stesso gli giurò che la sua discendenza sarebbe rimasta in eterno, perché da essa sarebbe nato Gesù Cristo secondo la carne

La “casa di Davide”: Mito o realtà?
Rispetto ai faraoni, che vissero migliaia anni prima, e che hanno lasciato inconfutabili prove della loro esistenza, le testimonianze su Davide sono molto scarse. Davide è menzionato 1.138 volte, nella Bibbia; l’espressione “casa di Davide” — che spesso si riferisce alla dinastia davidica — ricorre 25 volte. Il re Davide e la sua dinastia sono solo un mito? Cosa rivela l’archeologia? Di recente a Tel Dan, nel Nord della Galilea, è stata fatta una scoperta archeologica che sosterrebbe la storicità di Davide e della sua dinastia.
Nell’estate del 1993 una squadra di archeologi, diretti dal prof. Avraham Biran, ha liberato dai detriti un’area fuori della porta cittadina dell’antica Dan. Hanno scoperto un piazzale lastricato e hanno estratto una pietra di basalto nero. Quando la pietra è stata rigirata, sono apparse chiaramente delle lettere incise. Biran e il suo collega, il prof. Joseph Naveh, dell’Università ebraica di Gerusalemme, hanno redatto una relazione scientifica sull’iscrizione. A proposito di questa relazione, un articolo pubblicato nel numero di marzo/aprile 1994 della rivista Biblical Archaeology Review dice: “Non capita spesso che una scoperta archeologica finisca in prima pagina sul New York Times (per non parlare della rivista Time)". Ma è proprio ciò che è avvenuto la scorsa estate per la scoperta fatta a Tel Dan, un tell nel Nord della Galilea, ai piedi del monte Ermon, vicino a una delle sorgenti del Giordano. Lì Avraham Biran e la sua équipe di archeologi hanno rinvenuto una iscrizione risalente al IX secolo a.E.V. che menziona sia la ‘casa di Davide’ che il ‘re d’Israele’. È la prima volta che il nome Davide viene rinvenuto in un’antica iscrizione extrabiblica. Che non si riferisca a un ‘Davide’ qualsiasi, ma alla casa di Davide, la dinastia del grande re israelita.
L’espressione ‘re d’Israele’ ricorre spesso nella Bibbia, specialmente nel Libro dei Re. Questo, comunque, potrebbe essere il più antico riferimento extrabiblico a Israele scritto in caratteri semitici. Soprattutto l’iscrizione dimostra che, contrariamente a quanto affermano alcuni studiosi che tendono a sminuire l’attendibilità della Bibbia, all’epoca sia Israele che Giuda erano regni importanti”. La datazione si basa sulla forma dei caratteri, sull’esame delle ceramiche ritrovate vicino al frammento della stele e sul contenuto dell’iscrizione. Tutti e tre i metodi additano il medesimo periodo, il IX secolo a.E.V., poco più di cent’anni dopo l’epoca di Davide. Gli studiosi ritengono che l’iscrizione appartenesse a un monumento celebrativo di una vittoria eretto a Dan da un arameo avversario sia del “re d’Israele” che del “[re della] casa di Davide”. Gli aramei, che adoravano Adad (o Hadad), popolare dio delle tempeste, vivevano a est di Israele. Nell’estate del 1994 sono stati trovati altri due frammenti della stessa stele. Il professor Biran spiega: “In questi due frammenti c’è il nome del dio arameo Hadad e si accenna a una battaglia fra israeliti e aramei”. Il frammento principale rinvenuto nel 1993 conteneva 13 righe, parzialmente leggibili, scritte in caratteri paleoebraici. A quel tempo invece dello spazio fra le parole si usavano dei puntini. L’espressione “casa di Davide” è scritta però come un’unica parola, “bytdwd” (traslitterando le lettere in caratteri latini), anziché “byt” (casa), puntino, e poi “dwd” (Davide). Naturalmente questo ha fatto sorgere delle perplessità sull’interpretazione di “bytdwd”. Un esperto linguista, il prof. Anson Rainey, dice: “Joseph Naveh e Avraham Biran non hanno spiegato l’iscrizione nei particolari, forse perché hanno dato per scontato che i lettori sapessero che in una costruzione di questo tipo spesso il segno di divisione fra le parole manca, specialmente se le parole formano un nome molto conosciuto. Verso la metà del IX secolo a.E.V. ‘la casa di Davide’ era sicuramente un nome politico e geografico molto noto”.
Dopo quella scoperta uno studioso della Stele di Mesa (detta anche Stele moabita), il prof. André Lemaire, ha detto che anch’essa menziona la “casa di Davide”. La Stele di Mesa, scoperta nel 1868, ha molto in comune con la stele di Tel Dan. Entrambe risalgono al IX secolo a.E.V., sono fatte dello stesso materiale, hanno dimensioni simili e sono scritte con caratteri semitici quasi uguali. In merito a una nuova ricostruzione di una riga mutila della Stele di Mesa, il professor Lemaire scrive: “Quasi due anni prima della scoperta del frammento di Tel Dan, giunsi alla conclusione che la Stele di Mesa contenesse un riferimento alla ‘casa di Davide’. . . . Il motivo per cui questo riferimento alla ‘casa di Davide’ non è mai stato notato prima può ben essere dovuto al fatto che non è mai esistita una vera e propria editio princeps della Stele di Mesa. È ciò che ora sto preparando, 125 anni dopo la scoperta della Stele”. A quanto pare l’archeologia avvalora il fatto che Davide e la sua dinastia, la “casa di Davide”, non erano un mito, ma una realtà.

davide c6

Nel 1993 l’archeologo Avraham Biran e il suo team scoprirono a Tel Dan, nel nord d’Israele, un frammento in pietra che riporta un’iscrizione in cui è menzionata la “casa di Davide”. L’iscrizione, in antichi caratteri semitici, risale al IX secolo a.E.V. (avanti l'era volgare). Evidentemente il frammento era parte di una stele eretta dagli aramei per esaltare le loro vittorie sugli israeliti.


Eugenio Caruso - 03-03-2022

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